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Foto di Rino Porrovecchio

Abbiamo scelto questa foto come simbolo del gruppo  e del blog. Rappresenta un po' sia il passato, le terribili stragi, tutti quei morti, che il futuro di riscatto, con la rivolta popolare che ha mosso i suoi primi passi forse proprio con quella scritta su quel muro.

Chi siamo

Una casa della memoria per le vittime della mafia.(Gruppo Facebook))

Casamemoria Vittimemafia (Pagina Facebook)

Casamemoria Vittimemafia (Profilo Facebook)

 

"Questo Blog è stato creato dagli amministratori di Una casa della memoria per le vittime della mafia,

gruppo nato su Facebook nel Settembre 2009.

La decisione di aprire un Blog è nata dalla necessità di archiviare in un unico luogo tutti i dati raccolti:

Ci siamo accorti, col passar del tempo, che le informazioni che andavamo cercando, e sembrava non

ci fossero, le trovavamo ma erano nascoste in mezzo a tantissime altre e riuscivamo a scovarle solo

se in possesso di chiavi di ricerca ben precise. Inoltre molti link trovati ora non sono più disponibili e

pertanto il contenuto, non archiviato, è andato perduto per sempre.

Tutto quello abbiamo fatto, e faremo,  é animato dalla necessità di "sapere"; non abbiamo altri fini

se non quello della "conoscenza e del ricordo".

 

Per visualizzare la lista completa delle schede raccolte cliccare su VITTIME (qui o sulla banda superiore)

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Le Vittime che commemoriamo, mese: PDF Stampa E-mail

GIUGNO  2013

 

1 Giugno 1982 Lucito (CB). Colpito a morte Giovanni Pepe, appuntato dei Carabinieri di 40 anni.

1 Giugno 1989 San Luca D'Aspromonte (RC). Ucciso Don Giuseppe Giovinazzo, parroco di Moschetta di Locri. Forse si era prestato come mediatore del rapimento di Carlo Celadon.

 

4 Giugno 1976 Melicuccà (RC). Muoiono L'avvocato e possidente Alberto Capua (ex sindaco) e il suo autista Vincenzo Ranieri, in un tentativo di sequestro

4 Giugno 1979 Montevago (AG). Ucciso da dei rapinatori il Brigadiere Baldassare Nastasi.

 

5 Giugno 1997 Ribera (AG). Sonia Nakladolova, 20 anni, assassinata per errore con due colpi di lupara.

 

6 Giugno 1982 Palermo Ucciso Antonino Peri, perché scambiato per un poliziotto.

6 Giugno 2005 Casapesenna (CE). Ferito a morte Nicola Sammarco, guardia giurata di 62 anni.

6 Giugno 2008 Pagani (SA). Ucciso Marco Pittoni, sottotenente dei Carabinieri, in uno scontro con dei rapinatori in un Ufficio Postale.

 

7 Giugno 1945 Trabia (PA) ucciso il sindacalista Nunzio Passafiume.

7 Giugno 2000 Bari. Uccisa da un proiettile vagante Maria Colangiuli, casalinga.

 

9 Giugno 1989 Vittoria (RG). Ucciso Salvatore Incardona, dirigente della cooperativa Agriduemila, perché si era rifiutato di pagare il pizzo.

9 giugno 2000 Napoli (Rione Don Guanella). Muore, dopo diversi giorni di agonia, Maurizio Cernacchiaro, vittima innocente di una sanguinosissima guerra di camorra.

 

10 Giugno 1922 Erice (TP). Ucciso Sebastiano Bonfiglio Sindaco di Monte San Giuliano

10 Giugno 1984 Marano (NA) Salvatore Squillace, imbianchino di 28 anni, viene colpito da un proiettile alla testa, mentre era con amici davanti ad un bar, durante una sparatoria tra clan rivali.

10 Giugno 1997 Taranto. Raffaella Lupoli, 11 anni, resta uccisa al posto del padre.

10 Giugno 2000 Acerra (NA). Ucciso Hamdi Lala per un posto di lavoro precario da tre connazionali albanesi.

 

11 Giugno 1948 Partinico (PA) Marcantonio Giacalone ed il figlio Antonio, uccisi dai banditi della Banda Giuliano

11 Giugno 1980 Rosarno (RC). Assassinato Giuseppe Valarioti, dirigente del PCI, il "più importante martire dell`antimafia calabrese, ben più che un politico onesto".

11 Giugno 1990 Grotteria (RC). Ammazzati in un agguato gli imprenditori edili Nicodemo Panetta, di 37 anni, e Nicodemo Raschellà, di 41 anni.

11 Giugno 1997 Napoli. Silvia Ruotolo, 39 anni, viene colpita alla tempia da un proiettile destinato ad un camorrista, mentre rientrava nella propria abitazione

11 Giugno 2004 San Paolo Belsito (NA). Ucciso Francesco Graziano, 32 anni, insieme allo Zio Antonio, per vendetta nei confronti di parenti coinvolti in una faida. Uccisi per il loro cognome.

11 Giugno 2006 Briatico (VV). Fedele Scarcella, imprenditore agricolo, ucciso ed il corpo dato alle fiamme. Aveva denunciato i suoi estortori.

 

13 Giugno 1983 Palermo. Uccisi il capitano Mario D'aleo e i carabinieri Giuseppe Bommarito e Pietro Morici.

13 Giugno 1991 Catania. Uccisione di Vincenzo Leonardi, rappresentante sindacale del consorzio agro - alimentare.

 

14 Giugno 1985 Ucciso l'imprenditore Giuseppe Spada

 

15 Giugno 1876 Bagheria (PA). Ucciso Giuseppe Aguglia, caporale guardie campestri, che si opponeva apertamente alla mafia della zona.

15 Giugno 1987 Vibo Valentia. Antonio Civinini, carabiniere di 28 anni, viene ucciso nella piazza principale della città.

 

16 Giugno 1982 Palermo. "Strage della Circonvallazione" in cui perirono i carabinieri Salvatore Raiti, Silvano Franzolin e Luigi Di Barca, e Giuseppe di Lavore, autista del furgone.

 

17 Giugno 1983 Roma. Viene arrestato Enzo Tortora con l'accusa di traffico di stupefacenti e associazione di stampo camorristico. Accuse che si basavano su rivelazioni di un pentito. Enzo Tortora morirà di cancro il 18 maggio 1988.

 

18 Giugno 1975 Roccamena (PA). Ucciso Calogero Morreale, 35 anni, sindacalista ed attivista socialista.

Niscemi (CL). 18 Giugno 1983 - scompare Patrizia Scifo, 19 anni. 18 Luglio 1983 viene assassinato Vittorio, padre di Patrizia, che stava cercando la figlia.

 

19 Giugno 1991 Capaci (PA). I fratelli Giuseppe e Salvatore Sceusa, piccoli impreditori Edili, uccisi e sciolti nell'acido

19 Giugno 1997 Palermo. Ucciso il costruttore Angelo Bruno.

 

20 Giugno 1945 San Cipirello (PA). Ucciso Filippo Scimone, maresciallo dei carabinieri.

 

21 Giugno 1980 Cetraro (CS). Ucciso Giovanni (Giannino) Losardo, Ex Sindaco di Cetraro- Militante comunista- Segr. Capo Procura Rep. Tribunale di Paola.

 

22 Giugno 1947 Partinico (PA). Restano colpiti a morte Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Jacono, durante un attacco alla locale sezione del Partito Comunista

 

23 Giugno 1967 Strage al mercato di Locri (RC). Carmelo Siciliano resta ucciso in una sparatoria tra clan rivali.

 

25 Giugno 1990 Siculiana (AG). Restano uccisi Giuseppe Bunone e Marco Bonsignore, due ragazzi seduti a mangiare una pizza, in una incursione contro uno stiddaro, scampato all'agguato.

25 Giugno 1994 Licata (AG). Ucciso Salvatore Bennici, imprenditore edile vittima del racket.

25 Giugno 1995 Reggio Calabria. Ucciso Peter Iwule Onyedeke, nigeriano di 33 anni, studente di architettura

 

26 Giugno 1959 Palermo. Uccisa Anna Prestigiacomo, 15 anni, forse per vendetta nei confronti del padre ritenuto confidente dei carabinieri.

26 Giugno 1983 Torino. Ucciso il Magistrato Bruno Caccia

26 Giugno 1985 Casapesenna (CE). Ucciso dalla camorra Mario Diana, imprenditore di 49 anni. Volevano impadronirsi della sua azienda.

26 Giugno 2005 Bovalino (RC). Ucciso Pepe Laykovac Tunevic, 36 anni, slavo, in mezzo a innumerevoli persone in un mercato. Nessuno ha visto e sentito.

26 Giugno 2012 Casoria (NA). Ucciso Andrea Nollino, colpito da un proiettile vagante mentre stava spazzando davanti al bar di cui è uno dei titolari. I killer, a bordo di uno scooter, stavano inseguendo un'auto.

 

27 Giugno 1991 Agrigento. Ucciso Vincenzo Salvatori, metronotte, durante un tentativo di rapina al furgone portavalori di cui era alla guida.

 

28 Giugno 1946 Riesi (CL). Ucciso Pino Camilleri, sindaco socialista di Naro (AG)

 

29 Giugno 1982 Termini Imerese (PA). Ucciso Antonio Burrafato, Brigadiere Polizia Penitenziaria

 

30 Giugno 1963 Palermo. Strage di Ciaculli. Restarono dilaniati da un'auto bomba Mario Malausa, Silvio Corrao, Calogero Vaccaro, Eugenio Altomare, Marino Fardelli, Pasquale Nuccio e Giorgio Ciacci.

30 Giugno 1963 Villabate (PA). Il panettiere Giuseppe Tesauro e Pietro Cannizzaro, custode di un garage, restano uccisi nell'esplosione di un'auto bomba.

30 Giugno 1983 Figline Vegliaturo (CS). Ucciso il ristoratore Attilio Aceti. Non aveva sottostato a ricatti e aveva fatto arrestare gli estorsori

 

 

 

 

 

 

e tutti gli altri di cui non conosciamo i nomi.

 

"Si usa portare un fiore sulla tomba dei propri defunti, ma a volte quella lastra ci fa sentire ancora più grande il dolore,
a volte non ci sono tombe su cui piangere, tante altre non ci sono più lacrime da versare.

Ricordiamo. Chi abbiamo amato non svanirà nel nulla, vivrà finché non svanirà l’ultimo pensiero dentro di noi."
Rosanna

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"C'erano tutti, altrimenti sapremmo la verità" di Francesco "baro" Barilli PDF Stampa E-mail

Foto da Internet

Articolo del 12 Aprile 2007 da reti-invisibili.net

Intervista con Giovanna Maggiani Chelli (Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili)

La cronaca dell'Italia repubblicana è disseminata di stragi. Ognuna ha le proprie peculiarità e la propria identità, ma chiunque voglia avvicinarsi ad esse con finalità storiche ha il dovere di cercare di iscriverle in "macrocontesti" che ne spieghino il disegno generale, per poi passare ad esplorazioni più dettagliate caso per caso. Così, ad esempio, è corretto parlare di strategia della tensione per le stragi che si sono succedute da Piazza Fontana (1969) al Rapido 904 (1984), anche se personalmente ho sempre ritenuto che i prodromi di quella strategia fossero visibili fin dal primo maggio 1947 (strage di Portella della Ginestra).
Come inserire in questo ambito la strage di Via dei Georgofili, avvenuta a Firenze nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993? Ritengo lo si possa fare parlando di una "seconda" strategia della tensione. Più breve, meno sanguinaria (quantitativamente parlando), ma non per questo meno grave o meno inquietante.

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"9, 10 e 11 maggio 2013: cronaca di tre giornate dimenticate dalla stampa" di Salvo Vitale PDF Stampa E-mail

Foto da Facebook

Nota di Salvo Vitale dell'11 Maggio 2013

Come al solito la stampa, sia locale che nazionale, di tutto si occupa, tranne che di quello che succede nel mondo dell’antimafia, e soprattutto, di quello che succede a Cinisi in questi giorni, in cui si sta ricordando la figura di Peppino Impastato attraverso le sue lotte, ma anche attraverso un’attenta riflessione su quanto succede, sia in Italia che in altre parti del pianeta, nel tempo della crisi. Per quel che riguarda le iniziative del 9 maggio, si è fatto un gran parlare della passerella dei sindaci, poco meno di una decina, ma non si è minimamente parlato della lapide lignea che i compagni di Peppino sono andati a piantare sul muro del casolare e del lavoro di pulizia dello stesso, che, quantomeno, ha reso visitabile il posto, ancora oggi affidato a un vaccaro che vi porta a pascolare i suoi animali. Doveva intervenire il Presidente della Regione Crocetta, il quale, ancora una volta ha dato forfait, dimostrando che, a parte le presenze del passato, Cinisi e Peppino Impastato, in questo momento cedono il passo a vicende, si presume, più gravi. Da Crocetta si sperava anche in un impegno per l’acquisizione del casolare e per l’apposizione di un vincolo quale bene culturale da valorizzare all’interno di un percorso di turismo civile che comprenda visite alla casa di Peppino, a quella che fu la casa di Don Tano Badalamenti e, per l’appunto, al casolare. In tal senso, per iniziativa di Radio Cento Passi, sono state raccolte online 30.000 firme che, al più presto, saranno inviate agli organi competenti.
Anche la casa di Badalamenti, attualmente suddivisa in tre parti, una del Comune di Cinisi, una dell’Associazione Impastato, una di Casamemoria, versa in uno stato di degrado e avrebbe bisogno di una ristrutturazione, ma al momento le richieste di finanziamento per il recupero del bene confiscato, sono tutte bloccate. E comunque, le varie realtà che compongono il Forum Sociale Antimafia, anche quest’anno ne hanno fatto il centro propulsore e organizzativo delle varie iniziative. Al piano superiore è stato installato un media-center, visitatissimo, che trasmette in diretta tutte le iniziative e vi associa commenti, interviste, testimonianze, musica.

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LAVORARE CON LA PISTOLA ALLA TEMPIA di Antonio Calabrò PDF Stampa E-mail

Articolo del 31 agosto 1991 da  ricerca.repubblica.it


PALERMO - "Città maledetta. E oramai quasi senza più speranza". Si stringe nelle spalle, come se un brivido lo scuotesse a dispetto del gran caldo d' estate. E gira intorno gli occhi inquieti, come a cercare una risposta che non c' è: che fare, adesso che un altro imprenditore palermitano è stato assassinato per aver osato ribellarsi alle famiglie mafiose? Poi sbotta, con rabbia: "La tentazione è mollare tutto e andare via. Chiudere la fabbrica, prendere moglie e bambini e ricominciare daccapo. Ma altrove. Lontani da questa città, dalla sua violenza, dal nostro stesso dolore". Poi si calma, accenna ad un sorriso: "E invece non posso proprio chiuderla, questa fabbrica. L' ha costruita mio padre. E ne dipendono i salari e la vita di più di cinquanta operai: alcuni, li conosco da quand' ero bambino. Così ancora una volta resteremo. Ma, lo confesso, la fatica è ogni volta più grande, più insopportabile". E' pomeriggio. Periferia di Palermo. Una strada dissestata e polverosa corre tra i capannoni, in un quartiere che solo per definizione burocratica si chiama "zona industriale". E qui, in un ufficio ingombro di carte e disegni, l' uomo confida tutta la sua angoscia d' imprenditore siciliano. Ha poco più di quarant' anni, una laurea in ingegneria e metà della vita spesa per far funzionare l' azienda, in quest' inferno meridionale in cui tenere in piedi un' impresa è un azzardo molto più rischioso che altrove.

Già, il rischio. Che l' impresa sia una combinazione di rischio e innovazione lo dicono tutti i manuali di economia. Ma nessuna regola imprenditoriale prescrive che si metta in gioco la propria incolumità, come è successo due giorni fa a Libero Grassi e prima di lui ad alcuni altri industriali, costruttori, commercianti. Eccola qui, dunque, la peculiarità tutta meridionale del rischio d' impresa: un gioco di vita e di morte, che accompagna e stravolge - a Palermo come a Catania, a Reggio Calabria come in Campania - tutti gli altri parametri del giudizio imprenditoriale: la qualità dei prodotti, il costo del denaro, l' innovazione dei processi produttivi, le quote di mercato. E, qui, la morte. "In queste condizioni - racconta il nostro industriale - come si fa a pensare seriamente allo sviluppo delle aziende, come si fa a lavorare bene e ad essere competitivi? A Parma, a Ravenna, ad Ancona o a Prato, non c' è nessuno che spari agli industriali, non c' è nessuno che li minacci di morte". Le voci della crisi Sono tante, in queste ore a Palermo, le voci della crisi. Impossibile raccogliere una testimonianza che possa essere accompagnata da un nome e un cognome. Paura, ma soprattutto un grande sconforto. Dietro la sicurezza dell' anonimato, si raccolgono comunque molti pareri. Che dicono tre cose.

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