VittimeMafia.it

VittimeMafia.it PDF Stampa E-mail

Foto di Rino Porrovecchio

Abbiamo scelto questa foto come simbolo del gruppo  e del blog. Rappresenta un po' sia il passato, le terribili stragi, tutti quei morti, che il futuro di riscatto, con la rivolta popolare che ha mosso i suoi primi passi forse proprio con quella scritta su quel muro.

Chi siamo

Una casa della memoria per le vittime della mafia.(Gruppo Facebook))

Casamemoria Vittimemafia (Pagina Facebook)

Casamemoria Vittimemafia (Profilo Facebook)

 

"Questo Blog è stato creato dagli amministratori di Una casa della memoria per le vittime della mafia,

gruppo nato su Facebook nel Settembre 2009.

La decisione di aprire un Blog è nata dalla necessità di archiviare in un unico luogo tutti i dati raccolti:

Ci siamo accorti, col passar del tempo, che le informazioni che andavamo cercando, e sembrava non

ci fossero, le trovavamo ma erano nascoste in mezzo a tantissime altre e riuscivamo a scovarle solo

se in possesso di chiavi di ricerca ben precise. Inoltre molti link trovati ora non sono più disponibili e

pertanto il contenuto, non archiviato, è andato perduto per sempre.

Tutto quello abbiamo fatto, e faremo,  é animato dalla necessità di "sapere"; non abbiamo altri fini

se non quello della "conoscenza e del ricordo".

 

Per visualizzare la lista completa delle schede raccolte cliccare su VITTIME (qui o sulla banda superiore)

Leggi tutto...
 
Le Vittime che commemoriamo, mese: AGOSTO PDF Stampa E-mail

 

 

1 Agosto 2007 Reggio Calabria. Resta ucciso Luigi Rende, guardia giurata, nel tentativo di sventare una rapina al furgone portavalori.
Luigi Rende ha 31 anni, è sposato con Angela ed ha una bambina di due anni, Sharon. Come lavoro fa la guardia giurata a Reggio Calabria.
L'1 agosto del 2007, primo giorno di lavoro dal rientro dalle ferie, è di scorta al portavalori della Sicurtrasport che trasporta il suo carico all'ufficio postale di Via Ecce Homo, quando in sei tentano di rapinarlo. Sono solo in due a difendere il portavalori ma, nonostante la disparità, riescono a ferire tre dei banditi e metterli in fuga. Purtroppo nel conflitto a fuoco, uno dei banditi, riesce a colpire a morte Luigi Rende.
Gli assalitori sono stati tutti arrestati e, a giugno 2014, condannati definitivamente all'ergastolo.


3 Agosto 1863 Palermo. Ucciso Giovanni Corrao, generale garibaldino: un delitto politico-mafioso.
Giovanni Corrao (Palermo, 17 novembre 1822 – Palermo, 3 agosto 1863) è stato un operaio, militare e patriota italiano.
Di umili origini (era calafato, un operaio specializzato al porto di Palermo), fu sempre avverso ai Borboni, contro i quali organizzò diversi tentativi di cospirazione.
Dopo essere stato in prigione ed in esilio, nel 1858 strinse un forte rapporto di corrispondenza con Rosolino Pilo, assieme al quale organizzò una spedizione in Sicilia. Il 12 aprile del 1860 i due sbarcarono a Messina a bordo della tartana viareggina Madonna del Soccorso, e successivamente si recarono a Palermo, attendendo l'arrivo di Giuseppe Garibaldi organizzando gruppi di volontari.
Dopo lo sbarco dei Mille, combatté per l'intera durata della campagna. Fu nominato generale dallo stesso Garibaldi, con il quale combatté anche in Aspromonte.
Dopo l'Unità d'Italia assunse il grado di colonnello dell'esercito, dal quale si dimise poco tempo dopo in coerenza con la sua avversione verso la politica del governo in Sicilia.
Tornato successivamente a Palermo, venne assassinato dalla mafia il 3 agosto 1863. Il delitto è rimasto sempre impunito, ma negli atti di indagine venne usato per la prima volta nella storia del Regno d'Italia il termine mafia. (culturatrapani.altervista.org)


3 Agosto 1981 Godrano (PA). Ucciso in un agguato mafioso Giuseppe Cuttitta. Vittima del racket.
Cuttitta Giuseppe è nato a Godrano il 22 luglio 1943. E' morto in seguito ad un agguato mafioso il 3 agosto 1981 a Godrano (PA). Giuseppe Cuttitta era socio amministratore della cooperativa San Leone, l'omicidio è avvenuto a causa del mancato pagamento di somme di denaro indebitamente richieste.
E' stato riconosciuto vittima innocente della mafia con decreto n.1326 del 09/11/1998. (familiarivittimedimafia.com )

4 Agosto 2009 Napoli. Ucciso Gaetano Montanino, guardia giurata, in una agguato per rubargli la pistola d'ordinanza.
Il 04/08/2009 Gaetano Montanino, 45 anni, guardia giurata, è stato ucciso durante una sparatoria avvenuta in piazza Mercato, a Napoli.Montanino e un collega , Fabio De Rosa ,25 anni, sono nella macchina di servizio dell'istituto per cui lavorano, "la Vigilante", per il loro giro abituale di controllo delle attività commerciali. Tutto sembra in ordine, la zona è pressocché deserta.Le due guardie vengono improvvisamente avvicinate da due delinquenti che intimano la consegna delle armi. Gaetano e Fabio resistono. Scoppia il conflitto a fuoco.Gaetano viene colpito da 8 colpi di pistola, il compagno è più fortunato,i sei proiettili che lo colpiscono non ledono parti vitali.Gaetano Montanino lascia la moglie e una giovane figlia.
La sera stessa dell'omicidio viene fermato uno dei due delinquenti, Davide Cella, rimasto ferito durante la sparatoria. La testimonianza del vigilante De Rosa permette ai poliziotti della Squadra Mobile di ricostruire la dinamica dei fatti.
Successivamente le serrate indagini e la confessione del pentito De Feo, portano al fermo degli altri responsabili, Salvatore Panepinto ed un ragazzo minorenne.
Nell'aprile del 2012 la sentenza di secondo grado condanna i responsabili dell'omicidio di Montanino a 20 anni di reclusione. (Fondazione Pol.i.s.)

 

5 Agosto 1989 Palermo. Uccisi Antonino (Nino) Agostino, agente di polizia, e sua moglie Ida Castelluccio che aspettava un bambino.
Il 5 agosto 1989 Antonino Agostino, agente di Polizia alla questura di Palermo, era a Villagrazia di Carini con la moglie Ida Castelluccio, sposata appena un mese prima. La sua consorte era incinta di cinque mesi di quello che sarebbe stato il loro primo figlio. Mentre entravano nella villa di famiglia per festeggiare il compleanno della sorella di lui, un gruppo di sicari in motocicletta arrivarono all'improvviso e cominciarono a sparare sui due. Agostino venne colpito da vari proiettili, mentre la Castelluccio venne raggiunta da un solo colpo e cominciò a strisciare per terra per avvicinarsi al marito morente. I genitori di Agostino, uditi gli spari, andarono a soccorrere il figlio e la nuora ma non c'era più niente da fare: erano entrambi già morti. Quel giorno, Agostino non portava armi addosso. La squadra mobile di Palermo seguì inutilmente per mesi un'improbabile "pista passionale".
La notte della morte di Antonino Agostino e della moglie, alcuni ignoti "uomini dello Stato" riuscirono ad entrare nell'abitazione dei coniugi defunti e fecero sparire degli appunti che riguardavano delle importanti indagini che stava conducendo Agostino. Ai funerali di Antonino Agostino e Ida Castelluccio, tenutisi il 10 agosto 1989, erano presenti i giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Lo stesso Falcone disse ad un amico commissario, pure presente al funerale:
«Io a quel ragazzo gli devo la vita».
Antonino Agostino stava indagando sul fallito attentato dell'Addaura: il 21 giugno 1989 alcuni agenti di scorta trovarono su una spiaggia dell'Addaura un borsone contenente cinquantotto candelotti di tritolo. In quella stessa spiaggia si trovava la villa di Giovanni Falcone, obiettivo del fallito attentato. Sicuramente Agostino aveva scoperto qualcosa di importante su quel borsone-bomba dell'Addaura e per questo è stato eliminato. Attualmente i mandanti e gli esecutori dell'omicidio di Agostino e Ida Castelluccio sono ignoti. Vincenzo Agostino, il padre di Antonino, ha giurato di non tagliarsi più la barba finché non verrà scoperta la verità sulla morte del figlio e della nuora.
Il 5 agosto 2011 una lapide commemorativa è stata installata sul lungomare Cristoforo Colombo di Villagrazia di Carini (Palermo), per ricordare l'omicidio dell'agente Nino Agostino e della moglie Ida Castelluccio. (Wikipedia)

6 Agosto 1944 Casteldaccia (PA). Ucciso Andrea Raja, sindacalista. "Si oppose alla mafia in nome dei diritti dei contadini".
Il 6 agosto 1944, a Casteldaccia, in provincia di Palermo, viene assassinato Andrea Raia, 28 anni, sindacalista definito dalla Voce Comunista «un organizzatore comunista» e un «membro attivo e intelligente del comitato di controllo ai granai del popolo».I mandanti, secondo lo stesso giornale, erano «da ricercare nei grossi proprietari fascisti e separatisti di Casteldaccia», mentre gli esecutori materiali «tra i maffiosi locali». Raja si oppose alla mafia in nome dei diritti dei contadini.
Il coraggio dei tanti sindacalisti ammazzati durante quegli anni risalta immensamente se si considera quanto allora la mafia tenesse fermamente nelle sue mani le redini del potere e della ricchezza siciliani. (informarexresistere.fr)

 

6 Agosto 1980 Palermo. Assassinato Gaetano Costa, magistrato Procuratore capo di Palermo
Gaetano Costa, Procuratore Capo di Palermo all'inizio degli anni ottanta, fu assassinato dalla mafia il 6 agosto 1980, mentre sfogliava dei libri su una bancarella, sita in un marciapiede di via Cavour a Palermo, a due passi da casa sua, freddato da tre colpi di pistola sparatigli alle spalle da due killer in moto. Causa di quella spietata esecuzione, il fatto che egli avesse firmato personalmente dei mandati di cattura nei confronti del boss Rosario Spatola ed alcuni dei suoi uomini che altri suoi colleghi si erano rifiutato di firmare. Di lui scrisse un suo sostituto che era un uomo “di cui si poteva comperare solo la morte”. Al funerale parteciparono poche persone soprattutto pochi magistrati. Non va dimenticato che, pur essendo l'unico magistrato a Palermo al quale, in quel momento, erano state assegnate un’auto blindata ed una scorta, non ne usufruiva ritenendo che la sua protezione avrebbe messo in pericolo altri e che lui era uno di quelli che “aveva il dovere di avere coraggio”.
Nessuno è stato condannato per la sua morte ancorché la Corte di assise di Catania ne abbia accertato il contesto individuandolo nella zona grigia tra affari, politica e crimine organizzato. Da molti settori, compresa la Magistratura, si è cercato di farlo dimenticare anche, forse, per nascondere le colpe di coloro che lo lasciarono solo e, come disse Sciascia, lo additarono alla vendetta mafiosa. Il suo impegno fu continuato da Rocco Chinnici, allora tra i pochi che lo capirono e ne condivisero gli intenti e l’azione. E a cui, per questo, toccò la stessa la sorte. (Wikipedia)

 

6 Agosto 1985 Palermo. Uccisi Antonino (Ninni) Cassarà e Roberto Antiochia, Agente P.S. . Ninni Cassarà era il Vicequestore della Polizia di Stato.
Ninni Cassarà fu ucciso insieme al collega Roberto Antiochia il 6 Agosto 1985 in un agguato mafioso in viale Croce Rossa a Palermo. Ninni Cassarà era il vicedirigente della Squadra mobile di Palermo ed era riconosciuto come uno dei migliori investigatori della Polizia del capoluogo siciliano . Aveva guidato insieme ai colleghi americani l’operazione denominata “Pizza Connection” che aveva portato all’arresto di decine di mafiosi  tra Italia e Stati Uniti e guidato molte operazioni contro la mafia, insieme al suo amico e stretto collaboratore Beppe Montana ( assassinato dalla mafia il 28 Luglio ), sotto il coordinamento del pool antimafia della procura di Palermo.
Intorno alle 14,30 del 6 Agosto il vicequestore Cassarà stava facendo rientro a casa, in Viale Croce  Rossa a Palermo, insieme a tre collaboratori della propria sezione,  uno dei quali era l’agente Roberto Antiochia, il quale, pur prossimo al  trasferimento per Roma, dopo l’omicidio del commissario Montana aveva deciso di rimanere accanto al proprio dirigente. Quando l’Alfetta blindata con i quattro poliziotti entrò nel cortile del palazzo dove abitava il vicequestore Cassarà, dall’ammezzato di un edificio vicino, le cui finestre  davano sul cortile interno una decina di mafiosi armati di Kalashnikov fecero fuoco. Il vicequestore Cassarà e l’agente Antiochia morirono sul colpo, falciati da decine di proiettili. Un terzo agente venne gravemente ferito. Il quarto agente, l’assistente Natale Mondo, si salvò per miracolo riparandosi sotto alla vettura.
Almeno tre degli assassini vennero eliminati dalla mafia negli anni successivi, altri vennero arrestati e condannati all’ergastolo per l’assassinio di Ninni Cassarà e Roberto Antiochia.I mandanti del delitto vennero arrestati negli anni successivi ed attualmente stanno scontando l’ergastolo. L’Assistente Natale Mondo, sfuggito alla morte insieme a Cassarà e Antiochia venne assassinato dalla mafia il 14 Gennaio 1988. Il vicequestore Ninni Cassarà era sposato e padre di due figli. L’agente Roberto Antiochia avrebbe dovuto sposarsi pochi mesi dopo. Per onorarne la memoria la Scuola POL.G.A.I di Pescara è stata intitolata al suo nome. (“Da cosa nasce cosa” di Alfio Caruso, ed. Longanesi &c)

 

6 Agosto 1990 Ercolano (NA). Ucciso Francesco Oliviero "mentre faceva due passi sotto casa" da un proiettile esploso nel corso di una sparatoria tra due clan avversi.
Il 6 agosto 1990 è stato ucciso per errore Francesco Oliviero, raggiunto alla nuca mentre faceva due passi sotto casa da un proiettile esploso nel corso di una sparatoria tra due clan avversi di Ercolano.
Oliviero, un manovale senza precedenti penali, invalido civile, è stato spettatore di uno scontro tra il pregiudicato Michele Beato, che era a bordo di una moto, ed alcuni sconosciuti che si trovavano su un' auto. Oliviero e' stato ucciso da un proiettile calibro 7.65. (Fond. Pol.i.s.)



6 Agosto 1992 Villa Literno (CE) Ucciso Antonio Di Bona, agricoltore di 56 anni, vittima innocente, ucciso dalla camorra presso un’officina meccanica dove attendeva la riparazione del proprio trattore.
Il giorno 6 agosto 1992  quattro sicari con il volto coperto da passamontagna hanno ucciso a Villa Literno Antonio Diana, titolare di un' officina, Nicola Palumbo, anch'egli meccanico, e Antonio Di Bona, un contadino che al momento dell'agguato si trovava nel locale.
All'origine del triplice omicidio vi sarebbe una "vendetta" nell'ambito dello scontro in atto tra due clan camorristici rivali, quello capeggiato dal "boss" Francesco Schiavone, soprannominato "Sandokan", e quello che fa capo alla famiglia Venosa. La polizia ritiene che il principale obiettivo dei sicari fosse il titolare dell'officina, Antonio Diana, imparentato con il "boss" Raffaele Diana, a sua volta affiliato al clan Schiavone. Sia il cliente che il dipendente del meccanico, sarebbero stati eliminati dal "commando" perché ritenuti dai killer scomodi testimoni. Gli inquirenti ritengono che l'episodio si inquadri nella lotta tra le due bande, di cui Raffaele Venosa e' rimasto indirettamente vittima poche settimane fa: un "gruppo di fuoco" uccise la sua convivente, Carolina Maresca, mentre la donna stava facendo la spesa in un supermercato sulla statale domiziana. (Fond. Pol.i.s.)

7 Agosto 1952 Caccamo (PA). Ucciso a colpi d'accetta il contadino Filippo Intili. Voleva dividere il prodotto dei campi, che aveva a mezzadria, secondo il decreto del ministro Gullo del 1944.
Filippo Intili è nato a Montemaggiore di Belsito (PA) il 10 febbraio del 1901. Lavorava a Caccamo ed era un contadino che militava nel partito comunista. Intile, quando fu ucciso, il 7 agosto del 1952, aveva 51 anni.
Moglie e tre figli alla sua morte vendettero la terra e gli animali, la moglie morì e i figli si trasferirono a Pisa. Per l’omicidio vennero arrestati due uomini che al processo vennero assolti. I familiari hanno chiesto il risarcimento come vittime della mafia, ma non è stato concesso. Intili coltivava la terra. Oltre a svolgere il suo lavoro nei campi prendeva parte alle proteste dei contadini che rivendicavano l’applicazione della riforma agraria. Lo ricordiamo perché ha avuto il coraggio di battersi contro le ingiustizie e la prepotenza della mafia che non permetteva l’applicazione della riforma agraria. Anche a Caccamo si usava dare la terra a mezzadria condizioni di gran lunga più sfavorevole di quelle previste dalla legge regionale siciliana. Intili cercò di cambiare le cose e per questo si dice fu ucciso per mano della mafia. i lavoratori non devono essere sfruttati e devono poter protestare per il rispetto dei propri diritti senza subire ritorsioni. (liberanet.org)

9 Agosto 1991 Campo Calabro (RC). Assassinato il magistrato Antonino Scopelliti.
Antonino Scopelliti, Magistrato di Cassazione, stava lavorando al maxiprocesso a Cosa nostra.
Lo hanno finito con una P38, il colpo di grazia sparato a bruciapelo, sulla provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro (RC), il 9 agosto del 1991. Un omicidio eccellente, che pose fine alla seconda guerra di 'ndrangheta.
Scopelliti era al lavoro sui faldoni del maxiprocesso a Cosa nostra, istruito negli anni '80 da Giovanni Falcone. È sulla pista siciliana che si sono sempre indirizzate le indagini: un accordo tra mafia e 'ndrine, uno scambio di favori che portò alla pax tra le cosche reggine in guerra. Scopelliti ricevette pressioni per "ammorbidire" le sentenze di condanna ai boss siciliani, ma rifiutò con fermezza ogni ingerenza.
Come mandante fu condannato in primo grado Pietro Aglieri, assolto nel 1999 dalla Cassazione. Ad oggi il delitto Scopelliti è senza colpevoli.
Alla memoria del giudice è dedicata la Fondazione Scopelliti, animata dalla figlia Rosanna.

 

10 Agosto 1976 Siculiana (AG). Muoiono Annalisa Angotti, 4 anni, e la mamma Carmela Milazzo, 36 anni, nell'incendio provocato dall'esplosione di un'auto bomba. Vittime innocenti di una vendetta contro un'altra persona.
Annalisa Angotti, 4 anni, e la mamma Carmela Milazzo, 36 anni, stavano dormendo, nella casa presa in affitto per le vacanze, presso Siculiana (AG), insieme al papà ed ai tre fratellini. Erano circa le due di notte del 10 agosto del 1976 quando una ford 2000 con targa tedesca, parcheggiata davanti all'abitazione, di proprietà di un emigrato appena rientrato dalla Germania, fu fatta saltare in aria. Si dice per vendetta.
La deflagrazione sfondò la porta d'ingresso portandosi dietro pezzi di automobile e anche le fiamme che in un baleno trasformarono quell'abitazione in un inferno. I due genitori, svegliati di soprassalto, ebbero appena il tempo di intuire il pericolo, prendere i figli per mano e cercare di conquistare disperatamente l'uscita. Ci riuscì con difficoltà l'uomo che portò in salvo tre dei quattro figli. Ma Carmela e la piccola Annalisa ebbero meno fortuna. La piccola morì dopo una straziante agonia, per le tremende ustioni in tutto il corpo, la mattina dopo; la mamma ha lottato per altri sei giorni ma non ce l'ha fatta.

 

10 Agosto 2000 Pianura (NA). Uccisi Paolo Castaldi e Luigi Sequino, mentre erano in macchina a programmare le vacanze. Si erano fermati sotto il portone sbagliato.
Gigi Sequino e Paolo Castaldi, poco più che ventenni, amici da sempre, sono due vittime innocenti della camorra, ammazzati il 10 agosto del 2000 a Pianura (NA).
L’omicidio di Paolo e Luigi fu causato, secondo gli investigatori, da uno scambio di persona. I due si trovavano in auto per caso, mentre discutevano di vacanze e del loro futuro. Due ragazzi come tanti, con sogni, speranze e voglia di riscatto. Furono scambiati per i guardaspalle di un capo camorra della zona, Rosario Marra.
"Dopo cinque anni condanne per il mandante e gli esecutori. Intanto l'associazione "Le voci di Gigi e Paolo", presidente Vincenzo Sequino, è attivissima. Un concorso annuale intitolato ai due ragazzi è bandito annualmente dalla regione Campania e dalla Confesercenti. Una scuola ed un parco di Pianura sono stati intitolati a loro." (Fondazione Pol.i.s.)

 




11 Agosto 1982 Palermo. Assassinato il Prof. Paolo Giaccone, esperto in medicina legale e consigliere nel palazzo di giustizia.

L'11 agosto del 1982 a Palermo venne assassinato Paolo Giaccone, uno dei più grandi esperti di medicina legale. Divideva il suo impegno tra l'istituto di medicina legale che dirigeva e le consulenze per il palazzo di giustizia.
Aveva ricevuto l'incarico di esaminare un'impronta digitale lasciata dai killer che nel dicembre 1981 avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria con quattro morti come risultato. L'impronta era di un killer della cosca di Corso dei Mille ed era l'unica prova che poteva incastrare gli assassini. Il medico ricevette delle pressioni perché aggiustasse le conclusioni della perizia dattiloscopica. Giaccone rifiutò ad ogni invito e ogni minaccia e il killer fu condannato all'ergastolo.
In seguito il pentito Vincenzo Sinagra rivelò i dettagli del delitto incolpando Salvatore Rotolo che venne condannato all'ergastolo al primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Per le minacce a Paolo Giaccone fu arrestato un avvocato che al telefono lo avrebbe invitato a cambiare i risultati della perizia dattiloscopica. (Wikipedia)

 

 

13 Agosto 1955 Cattolica Eraclea (AG). Assassinato Giuseppe Spagnolo, contadino, presidente della cooperativa La Proletaria e segretario della Camera del lavoro.
Giuseppe Spagnolo, dirigente politico e primo sindaco di Cattolica Eraclea dalla fondazione della Repubblica, fu ucciso con sette colpi di lupara sparati da distanza ravvicinata da tre o quattro sicari della mafia locale, in contrada Bissana, tra Cattolica Eraclea e Cianciana, la notte tra il 13 e 14 agosto 1955.
Nel 1945, insieme all’allora studente universitario Francesco Renda, fondò la cooperativa La Proletaria con la quale gestivano le terre incolte dei nobili latifondisti dopo averle conquistate con le occupazione delle terre e aspri scontri con i gabelloti e i campieri della mafia al servizio dei padroni. Spagnolo fu attivista e segretario del Partito comunista locale e della Camera del Lavoro e stimato leader del movimento contadino.

13 Agosto 1980 Castelvetrano (TP). Ucciso Vito Lipari. Sindaco DC.
Vito Lipari era il sindaco di Castelvetrano, città in provincia di Trapani. È stato ucciso il 13 agosto 1980 dai mafiosi Mariano Agate, Francesco Mangione, Rosario Romeo e Nitto Santapaola, su ordine di Nitto Santapaola. Si sarebbe scoperto, poi, che Lipari era stato ucciso perché aveva cercato di smascherare gli imbrogli che avvolgevano la ricostruzione della valle del Belice, dopo il terremoto del 1968.

 

13 Agosto 1982 Capodichino (NA) Muore l'appuntato di PS Vincenzo Truocchio, 36 Anni, a seguito delle ferite riportate il 4, durante uno scontro a fuoco con dei rapinatori.
Il 4 agosto del 1982, in via Marco Aurelio a Capodichino, si compie una tragica rapina ai danni del titolare di un'agenzia di pratiche automobilistiche  che   riesce ad  attirare l'attenzione di una pattuglia della Questura di Napoli, salvandosi così la vita. A bordo della vettura l'appuntato Vincenzo Truocchio, di 36 anni, originario di Montefalcione, in provincia di Avellino, arrivato sette anni prima negli uffici di via Medina dopo dieci anni di servizio a Roma. .
Truocchio e i due colleghi, in macchina con lui, cercano di intervenire per bloccare i rapinatori, tre giovani. Da questo tentativo nasce un conflitto a fuoco nel quale rimane ferito proprio Truocchio. Trasportato all'ospedale Nuovi Pellegrini, Truocchio è operato d'urgenza all'addome e al torace, ma ciononostante le sue condizioni peggiorano e il 13 agosto muore. Alla famiglia è consegnata, dopo qualche tempo, la medaglia al valor civile.
A distanza di trent'anni è stato arrestato a Londra l'assassino di Truocchio. Si tratta di Gianfranco Techegné . L'uomo si trovava a Londra sotto falso nome, insospettabile marito di una donna boliviana.  Lo hanno trovato gli uomini della Squadra Mobile di Napoli che sono riusciti ad individuarlo con precisione grazie alla collaborazione dell'Interpol, della Seriuos Organized Crime Agency e di Scotland Yard. L'accelerazione finale è arrivata da un'indagine antimafia, coordinata dalla Dda napoletana e dal procuratore aggiunto Rosario Cantelmo. Di Gianfranco Techegné, cognato di Maria  Licciardi,  non esistevamo più foto recenti, e di conseguenza gli investigatori  non sapevano chi cercare perché il volto era ignoto. L'uomo è stato incastrato perché gli investigatori hanno seguito i movimenti della moglie. Techegnè era in possesso di documenti falsi, mille sterline e di due carte di credito e sicuramente a breve sarebbe partito per la Bolivia. (Fond. Pol.i.s.)

 

13 Agosto 2005 Sant'Ilario dello Ionio (RC). Scompare Renato Vettrice, operaio presso un'azienda vivaistica.
Renato Vettrice, di 40 anni, dipendente presso l’azienda florovivaistica di S.Ilario dello Jonio (RC), scomparve nel nulla il 13 agosto 2005; intorno a mezzogiorno telefonò alla moglie Antonella per avvisarla che da lì a poco avrebbe fatto rientro a casa per il pranzo ma di lui sono rimaste solo alcune gocce di sangue rinvenute nel suo ufficio, all’interno dell’azienda, e sulla sua macchina, ritrovata il giorno seguente alla scomparsa nei pressi della stazione di Locri.
Antonella, la moglie, e i suoi tre figli, Giovanni, Gabriele ed Emanuele, nato dopo la sua scomparsa, stanno ancora aspettando, nel dolore, di conoscere la verità sulla sua scomparsa.


13 Agosto 2008 Marano (NA). Muore, dopo due mesi di agonia, Gennaro Cotumaccio, 41 anni, guardia giurata ferita in un assalto a un portavalori avvenuto il 16 giugno.
Gennaro COTUMACCIO dI 41 anni, guardia giurata della Europol, originario di Portici, il 16 Giugno insieme ad un collega stava prelevando con l’auto di servizio I soldi da alcuni supermercati. In località Marano l’auto della vigilanza fu assaltata da dei rapinatori che spararono nel tentativo di impossessarsi degli incassi prelevati, circa 60 mila euro. Le guardie giurate reagirono ed anche un ispettore della Polizia che vide la scena non esitò a qualificarsi e ad aprire il fuoco. Caddero a terra Gennaro COTUMACCIO gravemente ferito ed un rapinatore che morì sul colpo. Cotumaccio morì il 13 Agosto 2008 dopo due mesi dalla sparatoria all’ospedale Cardarelli di Napoli. (inricordo.eu)


14 Agosto 1992 Casalabate (LE). Mauro Maniglio, studente liceale di 18 anni, vittima innocente della guerra tra cosche mafiose.
Mauro Maniglio, diciottenne brindisino, morì prima di cominciare il quinto ed ultimo anno al Liceo scientifico Monticelli, ucciso da una pallottola che gli tranciò l'aorta poco dopo la mezzanotte tra il 13 ed il 14 agosto 1992.
Mauro era assieme al cugino a bordo di una Honda 1000 che percorreva a bassa velocità il lungomare di Casalabate, per divertirsi e incontrare amici e ragazze. Quattro ore prima circa, in un'altra località del Salento, Leverano, un commando armato di fucili d'assalto aveva ammazzato un 19enne appartenente ad un altro clan, e aveva ferito gravemente il ragazzo che era con lui. I killer poi si erano dispersi. Uno di loro si era spostato con la sua auto a Casalabate. E stava percorrendo il lungomare quando si accorse che dietro aveva una moto con due giovani a bordo che seguiva esattamente il suo percorso.
Dopo alcuni minuti, il killer si era convinto che si trattava di due sicari come lui, che lo avevano cercato e raggiunto per vendicare l'agguato di Leverano, e decise di agire per primo: fermò l'auto, scese velocemente e fece fuoco due volte contro i due sulla moto. Mauro Maniglio fu colpito alla gola e giunse cadavere in ospedale. Grazie anche alle rivelazioni di un pentito, meno di un anno dopo l'assassino fu incriminato, e poi a cinque anni dall'omicidio di Mauro Maniglio, condannato all'ergastolo in primo grado. (Fonte:  brindisireport.it)


18 Agosto 1945 Palermo. Ucciso Calcedonio Catalano, 13 anni, Viene ucciso durante un conflitto a fuoco tra carabinieri e banditi .
Calcedonio Catalano restò ucciso il 18 agosto del 1945 in contrada San Filippo di Roccapalumba (Palermo), in uno scontro tra carabinieri e banditi. I banditi lo credevano una spia.

 

18 Agosto 1991 Castellammare del Golfo (TP). Ucciso Felice Dara, 20 anni, perché sospettato di essere in rapporti con Filippo Massimiliano Pirrone, quest’ultimo appartenente al gruppo degli stiddari.
Felice Dara, 20 anni, venne ucciso il 18 agosto 1991, a Castellammare del Golfo, perché sospettato di essere in rapporti con Filippo Massimiliano Pirrone, quest’ultimo appartenente al gruppo degli stiddari.

 

18 Agosto 2004 Bacoli (NA). Ucciso Fabio Nunneri, 20 anni, per aver cercato di fare da paciere in una lite per futili motivi.
Fabio Nunneri, giovane di 20 anni, è stato ucciso a Bacoli (NA), il 18 agosto del 2004, con una coltellata al petto, per aver tentato di dirimere una rissa scoppiata per motivi di viabilità. L'omicida, identificato subito dai carabinieri, si è presentato negli uffici della questura di Napoli, accompagnato dal padre e dal suo legale, e si è costituito. Ai funzionari della polizia, il ragazzo ha fornito ulteriori dettagli sulla dinamica del litigio, scattato per motivi di viabilità e conclusosi con la morte di Fabio Nunneri.
Durante i funerali, che si sono svolti nella chiesa di Santa Marla degll Angeli a Napoli, il sacerdote ha lanciato un appello ai giovani: "Non andate via da Napoli: nessuno uccida i vostri sogni".
Fabio e' stato definito "guaglione napoletano, scugnizzo della bontà".
Gli alunni della scuola media "Salvatore Di Giacomo" hanno dedicato un libro a Fabio, "Morire a vent'anni". Il libro contiene i racconti e le riflessioni degli alunni sull'episodio, sul valore della vita e sull'atrocità dell'assassinio che ha rubato i sogni del giovane Fabio. (Fond. Pol.i.s.)

 

19 Agosto 1949 Palermo. Strage di Passo di Rigano - Bellolampo. Restarono uccisi i Carabinieri: Giovan Battista Aloe, Armando Loddo, Sergio Mancini, Pasquale Antonio Marcone, Gabriele Palandrani, Carlo Antonio Pabusa e Ilario Russo.
19 Agosto 1949 Palermo. Strage di Passo di Rigano - Bellolampo.
In quella che allora era una piccola borgata alle porte di Palermo, posta sulla strada provinciale SP1 di accesso alla città provenendo da Partinico e Montelepre, di obbligato passaggio, il bandito Salvatore GIULIANO, detto "Turiddu", fece esplodere una potente mina anticarro, collocata subdolamente lungo la strada. La deflagrazione investi l'ultimo mezzo, con a bordo 18 Carabinieri, di una colonna composta da 5 autocarri pesanti e da due autoblindo che trasportavano complessivamente 60 unità del "XII Battaglione Mobile Carabinieri" di Palermo. L'esplosione dilaniò il mezzo e provocò la morte di sette giovani Carabinieri, di umili origini, provenienti da varie città italiane:
Giovan Battista ALOE classe 1926 da Cosenza (Lago),
Armando LODDO classe 1927 da Reggio Calabria,
Sergio MANCINI classe 1925 da Roma,
Pasquale Antonio MARCONE classe 1922 da Napoli,
Gabriele PALANDRANI classe 1926 da Ascoli Piceno,
Carlo Antonio PABUSA classe 1926 da Cagliari
Ilario RUSSO classe 1928 da Caserta.
Altri 10 carabinieri rimasero feriti, alcuni subendo gravi mutilazioni.
(Antimafiaduemila.com)

 

19 Agosto 2010 Casoria (NA). Ucciso Antonio Coppola, edicolante di 40 anni, probabilmente per una vendetta dopo un banale litigio.
Antonio Coppola, edicolante di 40 anni, viene ucciso il 19 agosto el 2010 a Casoria, popoloso comune dell'area nord di Napoli, raggiunto da tre proiettili calibro 9. Alle 6.30 del mattino, l'edicolante apre la saracinesca della sua rivendita in via Pietro Nenni e comincia a sistemare i giornali esposti all'esterno. La moglie è dentro l'edicola quando sente alcuni colpi di pistola. Subito dopo vede una persona che fugge a piedi con la pistola ancora in mano e, a terra, il marito riverso in una pozza di sangue. La vittima, padre di tre gemelli di 14 anni, è stata sorpresa alle spalle. Il primo proiettile lo ha centrato alla schiena, gli altri due al volto e alla nuca. L'omicidio potrebbe rintracciare un movente in una vendetta per un banale rimprovero. La sera prima del delitto, il giornalaio aveva sgridato aspramente un giovane che si era introdotto nella vigna di un conoscente, che si trova di fronte al suo chiosco, per rubare dei grappoli d'uva. Ne era scaturita una lite, terminata con la fuga del ladro. Alla riapertura dell'edicola, l'uomo potrebbe essere tornato con l'intento di vendicare l'affronto subito.
La signora Rita Scialò è stata costretta a vendere l'edicola. Queste le sue parole da un'intervista per "Il Mattino" nell'anniversario della morte di don Peppe Diana: "Non l'ho fatto perché in quel posto il mio Antonio ha vissuto i suoi ultimi istanti. Su quel marciapiede, c'è l'impronta dell'anima di mio marito, ma tanti sono i conti da pagare e molte le cure da dare ai tre gemelli. Non si può vivere, o anzi, sopravvivere solo con il cuore. La vita è dura e da quel 19 agosto, lo è ancora più». (Fond. Pol.i.s.)

 

20 Agosto 1977 Corleone (PA). Uccisi Giuseppe Russo, Tenente colonnello dei Carabinieri e Filippo Costa, insegnante, mentre passeggiavano nella frazione di Ficuzza.
La sera del 20 agosto 1977, il tenente colonnello dei Carabinieri, Giuseppe Russo, 47 anni stava passeggiando per Ficuzza, piccola frazione di Corleone, insieme all’insegnante e suo intimo amico Filippo Costa, che di anni ne aveva 57, quando da una Fiat 128 scesero tre o quattro uomini che, a viso scoperto, spararono ed uccisero i due amici.
Il tenente colonnello dei Carabinieri Giuseppe Russo, che al momento del fatto era in congedo da alcuni mesi, venne ucciso perché "scomodo", in quanto essendo stato comandante del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Palermo, conosceva approfonditamente la mafia ed i suoi capi e perché le sue inchieste avevano portato nella patrie galere molti boss e loro gregari.
Del duplice ed efferato omicidio, fino al 1994, furono incolpati tre poveri pastori siciliani, i quali sono rimasti in carcere, ingiustamente, per ben 16 anni.Successivamente, le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui e soprattutto quella di Gaspare Mutolo, svelarono la verità "vera". Il 29 ottobre 1997, cioè vent’anni dopo, la II sezione della Corte di Assise di Appello di Palermo ha condannato definitivamente all’ergastolo Leonluca Bagarella, Totò Riina e Bernardo Provenzano.


20 Agosto 1991 Soverato (CZ). Ucciso Renato Lio, appuntato dei Carabinieri, in un posto di blocco.
Il 20 Agosto 1991 a Soverato, località “Russomanno”, Renato Lio, appuntato dei Carabinieri, restava ucciso in un posto di blocco, durante un servizio di perlustrazione.
Intorno alle ore 2,30 la pattuglia del Nucleo Radiomobile del Comando Compagnia Carabinieri, composta dagli Appuntati Renato Lio e Francesco Baita, procedeva al controllo di un’autovettura con a bordo tre persone che era giunta a velocità elevata. Mentre l'Appuntato Baita controllava via radio i documenti dei tre, l’Appuntato Lio perquisiva l’autovettura ma, nell'atto di chinarsi, per controllare la parte sottostante del sedile anteriore destro, veniva spinto dal guidatore, Massimiliano Sestito, che si impossessava di una pistola occultata sotto il medesimo sedile  e a brucia pelo gli esplodeva contro tre colpi di pistola. Dopo aver sparato anche contro l'Appuntato Baita, che fortunatamente restava illeso, il Sestito risaliva in auto e fuggiva.
Gli altri due occupanti, i cugini Grattà, incensurati, si costituirono ai Carabinieri, dimostreranno l’estraneità per l’omicidio del militare, collaborando col magistrato inquirente.
Sestito restò latitante fino al 4 luglio del 1992, quando venne localizzato ed arrestato dai Carabinieri. Il processo di primo grado, celebrato in Corte d’Assise di Catanzaro, si concluse il 15 marzo del 1993 con la sentenza di condanna all’ergastolo che in appello, a dicembre, verrà ridotta a trent'anni.


20 Agosto 2011 Rosarno (RC). Muore, dopo aver ingerito acido muriatico, Maria Concetta Cacciola, 31 anni. Testimone di giustizia perché voleva "una vita migliore" per i suoi tre figli.

 

21 Agosto 1978 Platì (RC). Ucciso Fortunato Furore, commerciante. Vittima del racket.
Fortunato Furore, commerciante di Platì (RC) di sessantatre anni, fu ucciso il 21 agosto del 1978. Le indagini andarono subito verso la pista delle estorsioni: ucciso per non aver pagato la "mazzetta". Per questa ragione aveva già subito numerose intimidazioni.

 

22 Agosto 2006 Palermo. Ucciso Giuseppe D'Angelo, un pensionato di 63 anni, ex-titolare di un bar, perché scambiato per un capomafia.
Giuseppe D'Angelo, un pensionato di 63 anni, venne ucciso il 22 agosto del 2006, colpito da una pioggia di proiettili nella piazza della borgata di Tommaso Natale (PA), perché scambiato per il boss Lino Spatola.
A raccontare la verità sull'omicidio sono stati i collaboratori di giustizia Gaspare Pulizzi e Francesco Briguglio, che facevano parte del commando di killer, i quali hanno ricostruito movente e dinamica del delitto i cui mandanti erano Salvatore e Sandro Lo Piccolo, boss del mandamento locale.
Il killer, Gaspare Di Maggio, è stato condannato all'ergastolo. A dieci anni e 6 mesi di carcere, ciascuno, sono stati condannati, invece, i pentiti Pulizzi e Briguglio.

 

23 Agosto 1998 Niscemi (CL). Ucciso Giuseppe Iacona, il suo corpo dato alle fiamme.
Ucciso e dato alle fiamme nelle campagne di Niscemi (Cl) il giovane Giuseppe Iacona, conosciuto dalla polizia come tossicodipendente. Il 6 settembre verrà arrestato il pregiudicato per traffico di droga Rocco Ferrera, con l'accusa di concorso in omicidio.

24 Agosto 1989 Agropoli (SA). Resta uccisa Carmela Pannone di 5 anni, in un raid contro lo zio.
Carmela Pannone è una bambina di 5 anni. E' in vacanza con gli zii ad Agropoli (SA) quando, il 25 agosto 1989, mentre si trova in auto con tre cuginetti e lo zio Giuseppe Pannone, 32enne pregiudicato di Afragola, centro della provincia di Napoli, tre malviventi a bordo di una Renault 19 si affiancano alla vettura e sparano con una calibro 9  incuranti della presenza dei bambini. Carmela muore sul colpo, insieme allo zio; un cuginetto di sei anni, colpito alla testa, rimane ferito in maniera molto grave.

 

25 Agosto 1949 Sancipirello (Palermo) la banda Giuliano uccide i carabinieri Giovanni Calabrese e Giuseppe Fiorenza.
Il 25 agosto del 1949, a Sancipirello (Palermo), la banda Giuliano uccide i carabinieri Giovanni Calabrese, 23 anni, e Giuseppe Fiorenza, 22 anni, sulla porta della caserma, mentre uscivano per la perlustrazione serale del paese.

 

25 Agosto 1989 Villa Literno (NA). Jerry Essan Masslo, ucciso tra i pomodori mentre cercava il riscatto dalla schiavitù.
Jerry Essan Masslo (Umtata, 1959 – Villa Literno, 25 agosto 1989) è stato un rifugiato sudafricano in Italia, assassinato da una banda di criminali, la cui vicenda personale emozionò profondamente l'opinione pubblica e portò ad una riforma della normativa per il riconoscimento dello status di rifugiato.
La morte di Jerry Essan Masslo rappresentò per l'Italia la presa d'atto della necessità di garantire adeguati diritti e doveri agli immigrati, che nel corso degli anni ottanta erano cresciuti considerevolmente di numero fino a seicentomila nel 1990. Poco dopo la sua tragica scomparsa ebbe luogo a Roma la prima manifestazione antirazzista mai organizzata in Italia sino ad allora, con la partecipazione di oltre 200.000 persone, italiani e stranieri.[1] La vicenda del mancato riconoscimento dello status di rifugiato a Jerry Masslo, in quanto non cittadino dell'Europa dell'est, portò il governo a varare, in tempi record, il Decreto legge 30 dicembre 1989 n. 416, recante norme urgenti sulla condizione dello straniero, convertito poi nella Legge 28 febbraio 1990 n. 39: la legge Martelli.
La legge Martelli, all'articolo 1, riconobbe agli stranieri extraeuropei sotto mandato dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, lo status di rifugiato, eliminando la "limitazione geografica" per i richiedenti asilo politico, stabilita in base alla Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951, ratificata in Italia con la legge 24 luglio 1954 n.722. Furono inoltre riconosciuti e garantiti i diritti dei lavoratori stranieri. La morte di Jerry Essan Masslo segnò l'inizio d'una nuova stagione della convivenza multietnica in Italia.(Wikipedia)

25 Agosto 1991 Condofuri (RC) Ucciso l'allevatore Domenico Mafrici
La 'ndrangheta si è accanita sulla famiglia Mafrici. L'angoscia di un sequestro, la gioia temporanea dopo la liberazione e dopo le nuove minacce, le richieste della mazzetta e il sangue a chiudere la partita.
Il commerciante di bestiame Bruno Mafrici viene rapito il 2 settembre 1986 a Condufori (RC), e rilasciato nel dicembre successivo, dopo il pagamento di un riscatto di 450 milioni. [...]
Le cosche tornano alla carica nell'88 incendiando a Condufori Marina un camion della ditta di Domenico Mafrici, fratello di Bruno. L'azienda di allevamento di bestiame è tra le principali della provincia. E' il segnale che le cosche vogliono imporre la legge del racket dopo aver imposto quella dell'Anonima.
L'epilogo arriva il 25 agosto del '91: Domenico Mafrici viene ucciso a fucilate vicino alle stalle del suo allevamento. (Tratto da Dimenticati - Vittime della 'ndrangheta di D. Chirico e A. Magro)

 

25 Agosto 1999 Candela (FG). Restano uccisi Ennio Petrosino e Rosa Zaza, giovane coppia, da un'auto di contrabbandieri che viaggiava contromano.
La sera del 25 agosto 1999, sull’autostrada Bari-Napoli (A16), nei pressi di Candela (FG), Ennio Petrosino, 33 anni, e Rosa Zaza, 31 anni, sposi da meno di un anno, di Pozzuoli (NA), mentre in moto rientravano dalle vacanze trascorse in Croazia, sono stati travolti ed uccisi da una macchina di contrabbandieri carica di sigarette che ha invertito il senso di marcia a fari spenti attraversando uno dei tanti varchi aperti.

 

25 Agosto 2000 Mesoraca (KR). Ucciso Giuseppe Manfreda mentre era in auto con la sua famiglia.
Nella tarda serata del 24 agosto 2000 un commando entra in azione in pieno centro di Mesoraca (KR), davanti a numerosi testimoni. Hanno un fucile da guerra e devono uccidere Armando Ferrazzo, un pregiudicato della zona. Lo trovano in piazza, proprio davanti al municipio. L'agguato non riesce, il giovane è solo ferito e se la caverà con poco. Durante la fuga, a qualche chilometro di distanza, un fuoristrada sbarra la strada all'Alfa 33 del commando. Il muratore Giuseppe Manfreda sta tornando a casa, a Petilia Policastro, è con la moglie e i due figli gemelli, di appena due mesi. Una raffica di kalashnikov lo falcia e l'auto finisce in una scarpata. solo per un caso la donna e i due neonati si salvano. ( Dimenticati - Vittime della 'ndrangheta di D. Chirico e A. Magro)

 

26 Agosto 1986 Palermo. Ucciso Salvatore Benigno, aveva visto due mafiosi dare alle fiamme un'auto.
Salvatore Benigno, cassiere presso un cinema di Palermo viene ucciso il 26 agosto del 1986. Mentre tornava a casa aveva visto due persone che stavano bruciando un’auto che era servita per andare a compiere un altro omicidio.

 

27 Agosto 1987 Niscemi (CL). Giuseppe Cutroneo e Rosario Montalto, bambini di 8 e 11 anni, restano uccisi, mentre giocano per strada, da una sventagliata di proiettili. Vittime di uno scontro a fuoco tra boss su due auto nel centro del paese.
Giuseppe Cutroneo, 8 anni, e Rosario Montalto, 11 anni, stavano giocando per strada, vicino le proprie abitazioni nel centro di Niscemi (CL). All'improvviso da un'auto che ne insegue un'altra parte una sventagliata di proiettili. Per i due bambini non c'è scampo. Giuseppe muore all'istante; Rosario, raggiunto a sua volta da quattro colpi, che gli hanno spappolato i polmoni, il fegato e il colon, muore dopo 56 ore di sofferenza.

 

27 Agosto 1996 Catania. Uccisa Santa Puglisi, 22 anni e il nipote Salvatore Botta, 14 anni, mentre erano in visita alla tomba del marito di lei.
Santa Puglisi veva ventidue anni ed era la figlia di Antonino Puglisi, capo della cosiddetta cosca “Da Savasta”. E’ stata uccisa il 27 agosto del 1996 davanti alla tomba del marito. Insieme a lei, al cimitero quella mattina, c’erano anche i suoi nipoti di 12 e 14 anni. Salvatore Botta, il più grande dei due, è stato colpito mentre cercava di scappare, forse perché aveva riconosciuto il killer e preso a calci prima del colpo decisivo. (liberanet.org)

 

28 Agosto 1977 Brancaleone (RC). Rapita Mariangela Passiatore, moglie di un industriale di Cinisello Balsamo, in vacanza nel paese.
Mariangela Passiatore, 44 anni, madre di due figlie, moglie di un imprenditore di Cinisello Balsamo, il 28 agosto del 1977 fu vittima di un rapimento mentre trascorreva le vacanze in Calabria, a Brancaleone (RC), con suo marito. Il suo corpo non fu mai trovato. A un anno dal rapimento, l'industriale, persa ogni speranza di rivedere viva la moglie, per poter fare un funerale come si deve, pubblicò un'inserzione su diversi quotidiani, offrendo 30 milioni in cambio di notizie. Ricevette solo le telefonate di sciacalli.

 

28 Agosto 1979 Palermo. Sparisce Calogero Di Bona, maresciallo presso la Casa Circondariale Ucciardone.
Calogero Di Bona, 35 anni, maresciallo presso la Casa Circondariale Ucciardone di Palermo, sparisce il 28 Agosto del 1979. Vittima di "lupara bianca".
"Dopo 33 anni la Dia di Palermo fa luce sull’omicidio del maresciallo Calogero di Bona, maresciallo delle guardie carcerarie nel carcere palermitano. Fu la cosca capeggiata dal capomafia Rosario Riccobono a volere quell’omicidio. Calogero Di Bona, fu sequestrato e strangolato il 28 agosto del 1979, al termine del suo turno di lavoro perché ritenuto responsabile di un ipotetico pestaggio subito in cella da un uomo d'onore, Michele Micalizzi, fidanzato con la figlia di Riccobono. Il maresciallo Di Bona era nato a Villarosa il 29 agosto del 1944. Il giorno dopo avrebbe compiuto trentacinque anni. Per molti anni su questo delitto è calato il silenzio come tanti delitti di mafia, ma le indagini condotte dalla Dia e coordinate dalla Procura di Palermo hanno permesso di fare luce sui molti lati oscuri dell’omicidio Di Bona. ..." (dallapartedellevittime.blogspot.it)

 

28 Agosto 1980 Punta Raisi (PA). Ucciso Carmelo Iannì, albergatore. Aveva collaborato con le forze dell'ordine all'arresto di mafiosi.
Carmelo Iannì, albergatore di Punta Raisi (PA) fu ucciso il 28 Agosto 1980. Aveva collaborato con le forze dell'ordine all'arresto di mafiosi.
Dal racconto della figlia: " ... Un giorno la polizia gli chiese aiuto. Erano sulle tracce per arrestare dei marsigliesi che vennero ad alloggiare in albergo ma non avevano ancora le prove. Nostro padre, idealista ed ottimista, disse di si. Ovviamente, a noi non disse nulla per non farci preoccupare. Così, camuffati da portiere d'albergo e camerieri, gli uomini della polizia si infiltrarono nel nostro albergo per intercettare telefonate e conversazioni importanti per le loro indagini. Dopo una ventina di giorni di soggiorno nel nostro albergo i volti dei tre clienti marsigliesi li abbiamo visti al telegiornale mentre li arrestavano: li hanno presi mentre stavano insegnando ai siciliani il metodo di raffinazione dell'eroina. Erano dei chimici professionisti francesi e stavano facendo formazione in Sicilia. I poliziotti che fecero irruzione nella villa, sede operativa della raffinazione, arrestarono i tre marsigliesi e, insieme a loro, un importante latitante Gerlando Alberti detto “ u paccarrè” . La polizia commise un grave errore: gli agenti che fecero gli arresti erano gli stessi che si infiltrarono in albergo camuffati da dipendenti. Quindi, non dovettero nemmeno perdere tempo ed energie per capire quanto papà avesse avuto un ruolo importante nell'indagine. ..." (familiarivittimedimafia.com)

 

29 Agosto 1991 Palermo. Assassinato Libero Grassi ''imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall'omerta' dell'associazione degli industriali, dall'indifferenza dei partiti e dall'assenza dello Stato''
Libero Grassi, imprenditore di Palermo, fu ucciso il 29 agosto 1991 da cosa nostra per aver intrapreso un'azione solitaria contro una richiesta di pizzo. Aveva avuto il coraggio di opporsi alle richieste del racket uscendo allo scoperto, denunciando gli estorsori.  
La sua condanna a morte arrivò con la pubblicazione sul Giornale di Sicilia di una lettera sul suo rifiuto a cedere ai ricatti e proseguì in televisione, intervistato da Michele Santoro a Samarcanda su Rai 3, e anche dalla giornalista tedesca Katharina Burgi della svizzera Neue Zürcher Zeitung (NZZ Folio) colpita dal suo comportamento positivo volto a denunciare i mafiosi. Libero Grassi fu lasciato solo nella sua lotta contro la mafia, senza alcun appoggio da parte dei suoi colleghi imprenditori.  Il 26 settembre successivo Michele Santoro e Maurizio Costanzo gli dedicarono una serata televisiva a reti unificate (Rai 3 e Canale 5).
Per il suo omicidio sono stati condannati nel 1997 Marco Favaloro, mentre nel 2004 vari boss, tra cui Totò Riina, Bernardo Provenzano e Pietro Aglieri. (Wikipedia)

 

30 Agosto 1951 Delianuova e Piani di Carmelia (RC). Uccisi Antonio Sanginiti, maresciallo dei carabinieri, e Francesco Papalia, un pastore, per vendetta.
All'alba del 3 Luglio 1951 in un conflitto a fuoco con i carabinieri vennero uccisi due giovani di Delianuova (RC), Gianni Macrì, latitante, e un suo amico, Leo Palumbo. Poco meno di due mesi dopo, il 30 Agosto, Angelo Macrì, un boscaiolo incensurato di 20 anni, fratello di una delle vittime, sfogava la sua vendetta contro il maresciallo Antonio Sanginiti, comandante della locale stazione. Poi andava ad ammazzare sui piani di Carmelia il pastore Francesco Papalia, l'uomo che avrebbe indicato ai carabinieri il nascondiglio del fratello. Angelo Macrì verrà arrestato il 9 febbraio 1956 a Buffalo, negli Stati Uniti, dove era emigrato illegalemnte e dove si faceva chiamare Domenico ferrara. (Fratelli di Sangue di N. Gratteri e A. Nicaso)

 

30 Agosto 1978 Pagani (SA) ucciso Antonio Esposito Ferraioli Sindacalista, 27 anni
Antonio Esposito Ferraioli lavorava come chef nelle cucine della FATME-ERICSSON, un grande stabilimento gestito dalla multinazionale a Pagani, nel cuore dell'Agro Nocerino Sarnese. La FATME-ERICSSON, fabbrica di componenti elettrici, era affidata in appalto esterno ad alcuni imprenditori locali legati alla DC.
Ferraioli era anche un sindacalista che denunciava la gestione di subforniture  (aveva scoperto un mercato parallelo di macellazione non regolare) e organizzava l'attività politica in fabbrica, lavorando sulle coscienze degli altri operai e spingendoli a far valere i loro diritti (aveva costretto i titolari dell'impresa a pagare la tredicesima a tutti i lavoratori della mensa, anche se era stato avvertito di non dare troppo fastidio).
Il 30 agosto 1978 ha pagato con la vita il suo essersi ribellato; è stato freddato a soli 27 anni da un commando dicamorristi mentre stava per raggiungere la sua auto, dopo aver lasciato la casa della  fidanzata.
L'omicidio di Antonio Esposito Ferraioli, secondo quanto stabilito nel dibattimento alla Camera il 14 luglio del 1980, è imputabile al pregiudicato Salvatore Serra e alla sua banda, noti per aver imposto con minacce e attentati dinamitardi il controllo sulle aziende della zona. Anni dopo la sua morte, il sostituto procuratore Nicola Giacumbi avviò un processo a carico di Giuseppe De Vivo e Aldo Mancino, che furono però prosciolti negli anni '90. Ad oggi sono ancora impuniti i mandanti e gli esecutori materiali dell'omicidio del Ferraioli. (Fond. Pol.i.s.)

30 Agosto 1982 Palermo. Ucciso il commerciante Vincenzo Spinelli, perché avevar riconosciuto e denunciato una persona che l'aveva rapinato.
A Palermo, il 30 agosto del 1982, veniva ucciso il giovane commerciante Vincenzo Spinelli. Secondo il collaboratore di giustizia Francesco Onorato, aveva fatto arrestare l'autore di una rapina avvenuta nel suo negozio, un giovane parente dei capimafia Giuseppe Savoca e Masino Spadaro. (centroimpastato.it)

 

30 Agosto 1990 Trentola Ducenta (CE) Ucciso Tobia Andreozzi, per il solo fatto di trovarsi in compagni del vero obiettivo dei sicari.
Tobia Andreozzi, un ragioniere incensurato, estraneo alla camorra, fu eliminato il 30 agosto 1990 per il solo fatto di trovarsi in compagnia del vero obiettivo dei sicari, Francesco Di Chiara, che fu ucciso con 15 colpi di pistola.

 

30 Agosto 1991 Lamezia Terme. Ucciso Antonio Costantino, 42 anni, insegnante di religione.

30 Agosto 1995 Nicolosi (CT). Ucciso Antonino Longo, commerciante di formaggi.

30 Agosto 1997 Soriano Calabro (VV). Ucciso Domenico Macrì, 20enne universitario, per aver osato chiedere la restituzione di un'auto rubata, ai presunti ladri.

30 Agosto 1997 Napoli. Assassinato Giovanni Arpa, era uno zio del pentito Rosario Privato

 

 

 

e tutti gli altri di cui non conosciamo i nomi.

 

"Si usa portare un fiore sulla tomba dei propri defunti, ma a volte quella lastra ci fa sentire ancora più grande il dolore,
a volte non ci sono tombe su cui piangere, tante altre non ci sono più lacrime da versare.

Ricordiamo. Chi abbiamo amato non svanirà nel nulla, vivrà finché non svanirà l’ultimo pensiero dentro di noi."
Rosanna
Share/Save/Bookmark
 
I Testimoni di Giustizia. Storia di chi ha testimoniato contro le mafie PDF Stampa E-mail

 

Foto dalla Petizione on-line del 2011

Questa scheda è stata creata prendendo spunto dal libro di Angelo Greco TRA L'INCUDINE E IL MARTELLO "la denuncia di chi ha denunciato", da cui sono tratti molti dei nomi e l'introduzione che segue:

 

Introduzione al libro TRA L'INCUDINE E IL MARTELLO "la denuncia di chi ha denunciato" di Angelo Greco

C'è una storia che comincia dove le altre spengono i riflettori; dove i giornali girano le spalle per qualcosa di nuovo da titolare; dove, in definitiva, la gente non sa più.
Questa storia inizia sulle ceneri di Troia, quando Ulisse prende la strada di casa. I vati narravano di allori e città spalancate ai guerrieri vittoriosi, servitori della Patria. Invece, per lui, sul sentiero del ritorno solo asperità e mostri.
Un'avventura che oggi drammaticamente si ripete: ma senza alcun Omero a narrarla. Al contrario, solo le spesse tende della vergogna e dell'ignoranza, di cui spesso si arreda il comune sentire.
Questo non è il tempo degli eroi. Gli immortali sono morti. Le leggende non si tramandano più. Al loro posto, nuovi vocaboli albergano nei miti del popolo. La democrazia, la giustizia. Quella stessa giustizia che, mantide pagana senza più religiosità, uccide proprio coloro che la sposano.
Chi chiede giustizia scopre che ormai esiste solo la legge.
Proprio da una legge inizia questo viaggio. La legge che doveva essere solida imbarcazione per il re di Itaca e che invece lo abbandona alla deriva, tra Scilla e Cariddi.
La normativa in questione ha visto l'alba il 13 febbraio 2001 ed è stata battezzata con un nome che è un numero, proprio come quello sui camici dei detenuti, dai quali invece voleva distinguersi. La numero 45.
E' la legge che istituisce lo stato di testimone di giustizia, lo dosciplina e lo distingue da quello già esistente del collaboratore o, spesso detto, 'pentito'.
Per quanto inverosimile possa apparire, prima di tale intervento con vi era alcuna differenza, sia sul piano terminologico che su quello della tutela, tra il passivo spettatore di un crimine e chi invece vi aveva partecipato. In buona sostanza, la legge accomunava in un'unica categoria i cittadini modello ai delinquenti. E per entrambi disponeva lo stesso trattamento.
Ma il diritto è un mondo virtuale, che difficilmente cambia la realtà senza l'ausilio e la ragionevolezza dei suoi interpreti. Cosicché, pur modificata la disciplina, i problemi sono rimasti gli stessi ...

Leggi tutto...
 
"Un cippo alla memoria di Filippo Intili" di Dino Peternostro PDF Stampa E-mail

Articolo del 30 Luglio 2014

Foto da facebook.com  


Fonte:  facebook.com

Lettera da Corleone a "Rassegna Sindacale"

di Dino Paternostro

Un cippo alla memoria di Filippo Intili
Così Caccamo, 62 anni dopo, sceglie di stare dalla parte della legalità.


Per 62 lunghi anni la sua figura era caduta nel dimenticatoio. Malgrado il nome di Filippo Intili fosse stato inserito nell'elenco delle vittime innocenti di mafia, redatto dall'associazione "Libera", nessuno aveva mai cercato di sapere di più di questo mezzadro comunista, dirigente della Camera del lavoro, assassinato il 7 agosto 1952 dalla potente mafia di Caccamo, suo paese natale.
Addirittura, la Regione siciliana, che pure lo aveva inserito nell'elenco ufficiale dei caduti del movimento contadino nella lotta contro la mafia, ne aveva sbagliato sia il nome che il cognome, chiamandolo Giuseppe Intile. Finalmente, il 7 agosto prossimo, sarà proprio la città di Caccamo, con in testa il sindaco Andrea Galbo, a fare giustizia di questo lungo silenzio, ricordando Filippo Intili con una manifestazione che si concluderà in contrada "Piani Margi", luogo del suo assassinio, dove sarà collocato un cippo commemorativo.

Leggi tutto...
 
"Giustizia per Cetta Cacciola: condannata la famiglia e un avvocato" di Claudio Cordova PDF Stampa E-mail

Articolo del 30 Luglio 2014 da ildispaccio.it



Per mesi, sulla stampa, il fango aveva provato a ricoprire la dignità di Maria Concetta Cacciola e dei pm della Dda di Reggio Calabria. Articoli di stampa, insinuazioni, chiacchiericcio con cui veniva paventato che nella morte della testimone di giustizia avrebbero potuto pesare le presunte pressioni effettuate dagli inquirenti. Ora arriva una prima verità processuale, con la condanna di tutti gli imputati nel procedimento "Onta". Il Gup di Reggio Calabria, infatti, ha accolto l'impostazione portata avanti dai pm Giovanni Musarò e Giulia Masci, che avevano chiesto la condanna per tutti gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato nel processo per far luce sulle dinamiche che porteranno alla morte la giovane testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola. Nel dettaglio, sono stati inflitti sei anni e sei mesi per Michele Cacciola, cinque anni e otto mesi per Giuseppe Cacciola, quattro anni e dieci mesi per Anna Rosalba Lazzaro e quattro anni e sei mesi per l'avvocato Vittorio Pisani. Secondo le indagini svolte dai pm Musarò e Masci (nell'inchiesta ha operato anche il pm Alessandra Cerreti), nella morte della testimone di giustizia Maria Concetta Cacciola, deceduta nell'agosto 2011 in seguito all'ingestione di acido muriatico, sarebbero coinvolti anche i due legali della famiglia, Vittorio Pisani, condannato in primo grado, e Gregorio Cacciola, unico tra gli imputati ad aver scelto il rito ordinario, che si celebrerà a Palmi. Riconosciuta la responsabilità penale anche per Anna Rosalba Lazzaro, Giuseppe e Michele Cacciola, mamma, fratello e padre di Maria Concetta Cacciola. La donna morirà dopo una vicenda molto complicata, che vedrà la giovane rendere dichiarazioni accusatorie contro la sua famiglia e poi ritrattare.

Ma dietro quelle ritrattazioni vi saranno violenze e angherie di ogni genere.

Leggi tutto...
 


Pagina 1 di 19

Menu

Sei  : Home