VittimeMafia.it

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Foto di Rino Porrovecchio

Abbiamo scelto questa foto come simbolo del gruppo  e del blog. Rappresenta un po' sia il passato, le terribili stragi, tutti quei morti, che il futuro di riscatto, con la rivolta popolare che ha mosso i suoi primi passi forse proprio con quella scritta su quel muro.

Chi siamo

Una casa della memoria per le vittime della mafia.(Gruppo Facebook))

Casamemoria Vittimemafia (Pagina Facebook)

Casamemoria Vittimemafia (Profilo Facebook)

 

"Questo Blog è stato creato dagli amministratori di Una casa della memoria per le vittime della mafia,

gruppo nato su Facebook nel Settembre 2009.

La decisione di aprire un Blog è nata dalla necessità di archiviare in un unico luogo tutti i dati raccolti:

Ci siamo accorti, col passar del tempo, che le informazioni che andavamo cercando, e sembrava non

ci fossero, le trovavamo ma erano nascoste in mezzo a tantissime altre e riuscivamo a scovarle solo

se in possesso di chiavi di ricerca ben precise. Inoltre molti link trovati ora non sono più disponibili e

pertanto il contenuto, non archiviato, è andato perduto per sempre.

Tutto quello abbiamo fatto, e faremo,  é animato dalla necessità di "sapere"; non abbiamo altri fini

se non quello della "conoscenza e del ricordo".

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Le Vittime che oggi commemoriamo: PDF Stampa E-mail

13 - 21 Maggio 2012

 

13 Maggio 1986 Palermo.

Uccisione di Francesco Paolo Semilia, imprenditore edile

 

14 Maggio 1993 Vibo Valentia

Uccisione del commerciante Nicola Remondino

 

16 Maggio 1911 Santo Stefano Quisquina (AG).

Uccisione di Lorenzo Panepinto, dirigente del movimento contadino e del Partito socialista.

 

16 Maggio 1946 Favara (AG).

Uccisione del sindaco socialista Gaetano Guarino

 

16 Maggio 1955 a Sciara (PA)

Assassinio del sindacalista Salvatore Carnevale

 

16 Maggio 2008 Castelvolturo (CE).

Ucciso Domenico Noviello, titolare di un'autoscuola.

 

17 Maggio 1993 Napoli.

Maurizio Estate, 23 anni, ucciso per aver sventato uno scippo nell'autolavaggio dove lavorava.

 

17 Maggio 1995 Torre Annunziata (NA).

Il commerciante Andrea Marchese, 49 anni, resta ucciso durante una rapina.

 

18 Maggio 1990 Napoli.

Ucciso Nunzio Pandolfi, bambino di due anni, mentre era in braccio al padre vero obiettivo dell'agguato.

 

19 Maggio 1955 Cattolica Eraclea (Ag).

Ucciso Domenico Barranco, Carabiniere di 32 anni, mentre cercava di fermare degli estorsori.

 

20 Maggio 1914 A Piana dei Greci (PA)

vengono assassinati Mariano Barbato, dirigente socialista, ed il cognato Giorgio Pecoraro.

 

21 Maggio 1971 Delianuova (RC)

Ferito gravemente, durante un tentativo di rapimento l'imprenditore Domenico Ietto morirà in ospedale dopo 52 giorni.


 

 

e tutti gli altri di cui non conosciamo i nomi.

 

"Si usa portare un fiore sulla tomba dei propri defunti, ma a volte quella lastra ci fa sentire ancora più grande il dolore,
a volte non ci sono tombe su cui piangere, tante altre non ci sono più lacrime da versare.

Ricordiamo. Chi abbiamo amato non svanirà nel nulla, vivrà finché non svanirà l’ultimo pensiero dentro di noi."
Rosanna
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Caso Agostino: chiediamo che sia tolto il segreto di Stato PDF Stampa E-mail

Foto dalla Pagina Facebook

PETIZIONE

Dal Blog 19luglio1992.com

Caso Agostino: chiediamo che sia tolto il segreto di Stato

Statuto della petizione

La petizione si prefigge come obiettivo la rimozione dell'assurdo segreto di stato posto nel 2005 sul caso AGOSTINO. Antonio Agostino era un giovane poliziotto palermitano della squadra volanti, prestava servizio presso il commissariato San Lorenzo. La sera del 5 agosto 1989 Nino si stava recando insieme alla moglie Ida Castelluccio (che era incinta) a Villagrazia di Carini (PA) per festeggiare il compleanno della sorella. Nino era chiaramente fuori servizio e non aveva con sè la pistola d'ordinanza. I due ragazzi si stavano accingendo ad aprire il portone quando un commando di killer li uccise davanti gli occhi della famiglia. Sono passati 21 anni da quel 5 agosto 1989 e ancora le rispettive famiglie non hanno ottenuto verità e giustizia. Negli anni 90 Antonino Agostino e la moglie Ida sono stati riconosciuti vittime di Mafia, nel 2005 è stato apposto sul caso UN VERGOGNOSO SEGRETO DI STATO. LA FAMIGLIA, I PALERMITANI, GLI ITALIANI VOGLIONO CHE QUESTO SIGILLO DELLA VERGOGNA VENGA TOLTO!!!

Sicuramente non è un caso illustre e celebre, come quello di Moro o Calabresi ma, l'omicidio dell'agente Agostino non è meno fitto di segreti di stato, loschi intrecci e collusioni oscure tra istituzioni, servizi segreti e mafia. Un altro delitto, avvolto nel mistero. Da allora la famiglia di Nino si e' battuta e lo sta ancora facendo, per cercare una verita' che lo stato non vuole dare. Il signor Vincenzo Agostino ha percorso ogni strada per far conoscere la storia del figlio, da quel tragico 5 agosto non si è più tagliato barba e capelli, e non lo farà fino a quando non arriverà la sacrosanta verità sulla morte del figlio della nuora e di quel bimbo mai nato. AIUTIAMOLI E FIRMIAMO TUTTI LA PETIZIONE !!!!!!!

Giovanni Perna

maggiori dettagli su: Verità e giustizia per Nino e Ida Agostino di Denise Fasanelli

 

La ns. Scheda:

5 Agosto 1989 Palermo.
Uccisi Antonino (Nino) Agostino e la moglie Ida Castelluccio che aspettava un bambino.

 

Petizione:

TOGLIETE IL SEGRETO DI STATO SUL CASO AGOSTINO

 

 

 

 

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IL LENTO PASSO DELLA LEGGE di Giovanni Falcone PDF Stampa E-mail

Articolo da LA STAMPA del 7 Gennaio 1992

Non sono ancora sbiadite le immagini dell'ennesimo funerale di Stato, toccato questa volta al sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e alla sua sventurata moglie, uccisi dalla mafia. Immagini, è doloroso doverlo ammettere, che ci hanno rimandato una chiara sensazione di «già visto». Come se fosse stato riproposto un copione scritto da tempo e «buono» per tutti gli omicidi eccellenti, abbiamo sentito autorevoli opinionisti sollevare pesanti interrogativi sull'efficacia con cui le istituzioni combattono, così si dice, la criminalità organizzata nel nostro Paese. Il Presidente della Repubblica, in particolare, interpretando lo sdegno dell'intera collettività, ha rimarcato la necessità di affrontare in modo serio il problema, prima di dover cedere alla tentazione di ricorrere a leggi eccezionali. Eventualità già «bocciata» da più di un esponente delle istituzioni e della cultura e definita rimedio peggiore del male. Nel bozzetto di prammatica non sono mancate le diatribe tra politici locali e la «ferma e incrollabile decisione» di perseguire esecutori e mandanti della efferata esecuzione mafiosa, rivendicata dalle autorità centrali. Tutto previsto, dunque. Anche il fatto che tra pochi giorni nessuno si ricorderà più del sovrintendente Salvatore Aversa, come è già stato rimosso dalla memoria collettiva il nome d Antonino Scopelliti o di Rosario Livatino, giudici assassinati soltanto qualche mese fa, e nomi di tutti gli altri magistrati e investigatori caduti, come si suole dire con pudica metafora, nell'adempimento del proprio dovere.

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LA LOTTA ALLA MAFIA - PERCHE' SI VINCE COI GIUDICI di Giovanni Falcone PDF Stampa E-mail

Articolo da LA STAMPA del  6 Novembre 1991

Dopo i primi sfoghi emotivi contro le recentissime scelte governative in tema di antimafia (Superprocura e Agenzia Investigativa), interventi più pacati - come quello di Ernesto Galli della Loggia, apparso ieri l'altro sulle colonne di questo giornale - incanalano finalmente il dibattito sui punti cruciali delle riforme in modo adeguato rispetto all'importanza del tema. Su di un punto mi sembra che non si possa non essere d'accordo con Galli: sul suo forte richiamo allo Stato di diritto ed al rispetto della legalità, proprio nel momento in cui l'accresciuta virulenza del crimine organizzato suscita suggestioni crescenti di interventi autoritari e di leggi eccezionali. Ma, detto questo, mi sembra veramente paradossale che si addebiti la causa principale del fallimento della lotta alla mafia proprio alla scelta della via giudiziaria, ritenuta da Galli la più comoda per la classe politica ma la meno idonea a fronteggiare fenomeni di tale complessità.
La repressione giudiziaria non è una scelta discrezionale ma un preciso dovere della magistratura; e ciò appunto con riferimento a quel principio di legalità giustamente richiamato come uno dei cardini dello Stato di diritto. Nessuno vorrà sostenere che quando i crimini raggiungono una certa quantità si trasformano in meri fatti sociali o politici!

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