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Le Vittime che commemoriamo, mese: MARZO PDF Stampa E-mail

 

 

1 Marzo 1996 Vinosa (TA). Muore Annamaria Torno, 18 anni, vittima del capolarato.
Annamaria Torno, 18 anni,  muore in un incidente stradale il1 marzo del 1996 mentre la "trasportavano" a lavorare in una azienda agricola, di Vinosa (TA), dove avrebbe dovuto raccogliere ortaggi.  Era su un pulmino, un Ford Transit, da 9 persone mentre le lavoratrici erano 14, guidato da un caporale, che si è scontrato con un altro automezzo di un'altro caporale.

 

 

2 Marzo 1948 Petralia Soprana (PA). Ucciso Epifanio Li Puma, socialista, dirigente del movimento contadino per l'occupazione delle terre incolte.
Epifanio Leonardo Li Puma (Petralia Soprana, 6 gennaio 1893 – Petralia Soprana, 2 marzo 1948) è stato un politico e sindacalista italiano, ucciso dalla mafia.La sua vita s'è svolta essenzialmente nella sua Raffo, anche se la sua azione toccò l'intero comprensorio delle Madonie. Mezzadro di idee antifasciste alla fine della seconda guerra mondiale è stato promotore del movimento dei contadini per la riforma agraria come organizzatore sindacale (della Cgil), politico (era un esponente del Partito Socialista Italiano) e di cooperative. Di orientamento nettamente riformista era contrario ad ogni estremismo ed alle teorie rivoluzionarie.
Nel secondo dopoguerra, sindacalista e capolega dei mezzadri e braccianti senza terra, fu determinato e irriducibile nella promozione dei diritti dei lavoratori contro gli agrari eversori della legalità.
Uomo simbolo della giustizia sociale, eroe delle Alte Madonie, in Sicilia, non volle piegarsi alla prepotenza e alle minacce di un potere e di un sistema malsano.
È stato barbaramente assassinato dalla mafia agraria, al soldo dei baroni, nei terreni di Alburchìa tra Petralia Soprana e Gangi. Nonostante ai suoi funerali, a Petralia Soprana, fossero stati apertamente denunciati i mandanti del suo omicidio, nessuno pagò per la sua morte. (Wikipedia)

 

2 Marzo 1988 Palermo. Ucciso Donato Boscia, 31 anni, direttore del cantiere dell'impresa romana Ferrocementi.
Aveva 31 anni. Aveva una carriera lunghissima davanti a sé. Era un ingegnere con un cuore grande così e con un' onestà limpida. Si chiamava Donato Maria Boscia e la sera del 2 marzo 1988 fu freddato a Palermo da cinque colpi di pistola. Fu la mafia a decretare il brutale assassinio. Il maxiprocesso, celebrato e conclusosi a Palermo nel 1997 con 22 condanne di cui 14 all' ergastolo, dimostrò che era coinvolto nell' omicidio del giovane ingegnere di Gioia del Colle anche Salvatore Riina. Che Balduccio Di Maggio era implicato nei fatti. Che Donato Maria Boscia morì perché stava costruendo una sezione dell' acquedotto siciliano sul quale la mafia non era riuscita a mettere le mani. (La Repubblica del 1/06/2001)

 

2 Marzo 1994 Adelaide (Australia) Una bomba al fosforo rosso uccide il sergente Geoffrey Bowen
Un pacco bomba con materiale plastico potentissimo inviato al quartier generale dell'ente anticrimine australiano NCA supera i controlli degli scanner e uccide Geoffrey Bowen, un detective di trentasei anni impegnato in indagini sulla 'ndrangheta, dal traffico di droga agli omicidi, alle estorsioni e al riciclaggio di denaro. E' il 2 marzo. La mattina del 3 il detective deve testimoniare al processo contro Domenic Perre, un uomo delle cosche italo-australiane. Il gruppo di Bowen è impegnato nell'operazione Cerberus avviata nel '92 sulla presenza della mafia in Australia e, dopo l'arresto di otto persone per droga, ha subìto minacce.  [...]  Il caso è ancora aperto.  (Da Dimenticati di D. Chirico e A. Magro)

 

2 Marzo 2000 Isola Capo Rizzuto (Crotone). Francesco Scerbo, 29 anni, vittima innocente.
Francesco Scerbo, 29 anni,  era in una pizzeria di Isola Capo Rizzuto (Crotone) con degli amici quando quattro killer entrarono nel locale e spararono all'impazzata sui presenti. Oltre alla vittima designata, cadde sotto i colpi anche Francesco, un bravo ragazzo, impegnato anche nel volontariato, che lasciò la moglie, incinta, ed una bambina di cinque anni.

 

2 Marzo 2002 Maida (Catanzaro). Ucciso l'avvocato Torquato Ciriaco, consulente di un'impresa edile di Lamezia Terme e titolare di alcuni appalti affidati dall'Anas.
Il 2 Marzo 2002 a Maida (Catanzaro) ucciso Torquato Ciriaco, 55 anni, avvocato. Ciriaco è stato ucciso mentre, alla guida del suo fuoristrada, stava rientrando a Cortale, dove risiedeva, da Lamezia Terme, città nella quale era titolare di uno studio legale molto avviato. Ciriaco si occupava quasi esclusivamente di questioni amministrative e civili ed era uno degli avvocati più conosciuti non soltanto di Lamezia Terme . Vasti, comunque, i suoi interessi e molteplici le sue attività in vari settori economici ed imprenditoriali.
Solo di recente, grazie alle rivelazioni di un pentito, incaricato a suo tempo di seguire le abitudini dell'avvocato, si sono concluse le indagini.  L'accusa sostiene che Ciriaco fu ucciso perché voleva acquistare una azienda edile che la cosca Anello voleva finisse ad un imprenditore già sottoposto ad estorsione.

 

3 Marzo 1861 Santa Margherita Belice (AG). Ucciso il medico Giuseppe Montalbano. Rivendicò alla guida dei contadini tre feudi spettanti al comune ma usurpati dalla principessa Giovanna Filangieri con la complicità del ceto agrario e baronale.
La sera del 3 marzo 1861, a S. Margherita Belice, tre fucilate uccidono a pochi passi da casa Giuseppe Montalbano, 42 anni, fervente mazziniano e protagonista della rivoluzione palermitana del 1848. Montalbano, che partecipò all'impresa dei mille combattendo nelle campagne di Salemi, dopo il decreto garibaldino del 2 giugno 1860 — relativo alla ripartizione delle terre demaniali ai contadini — rivendicò alla guida dei contadini margheritesi tre feudi spettanti al comune ma usurpati dalla principessa Giovanna Filangieri con la complicità del ceto agrario e baronale gia legato al governo borbonico. IL DELITTO fu preceduto da una serie di minacce ed "avvertimenti" a Montalbano ed alla sua famiglia. Ad esso seguì una sommossa popolare di due giorni culminata nell'assalto al municipio di S. Margherita dove si erano rifugiati alcuni tra coloro che erano stati indicati da vari testimoni quali esecutori del criminale agguato. (Il siculo.it)

 

4 Marzo 1976 Mezzojuso (PA). Ucciso Giuseppe Muscarella, dirigente dell'Alleanza coltivatori.
Giuseppe Muscarella, 50 anni, sindacalista, contadino, sposato e padre di quattro bambini, è stato ucciso a Mezzojuso (PA), con due fucilate alle spalle, il 4 marzo del 1976. Gli assassini, dopo averlo freddato, gli hanno impiccato la cavalla sulla quale stava rientrando a casa.Due anni prima aveva rotto con la Coldiretti e con una ottantina di contadini poveri e piccoli allevatori aveva fondato l'Alleanza coltivatori e, con 26 di loro, fondato una cooperativa. Aveva promosso una campagna per l'acquisto collettivo di fertilizzanti rompendo il monopolio delle cosche, fertilizzanti acquistati direttamente al prezzo di 10.800 lire al quintale contro le 18 mila lire imposto con le "intermediazioni parassitarie".
Per i mafiosi dell'agraria il suo era stato un tradimento; lui un contadino non povero, aveva in affitto un bel pezzo di terra ed allevava pollame e maiali, la moglie gestiva un piccolo negozio di alimentari, si era messo alla testa della rivolta contadina, fondando addirittura una cooperativa. Prima del delitto c'erano stati atti intimidatori sia contro di lui che contro numerosi contadini della zona.

 

4 Marzo 1987 Polistena (RC). Giuseppe Rechichi, vicepreside dell'istituto magistrale di Polistena, ammazzato "per errore"

Giuseppe Rechichi, 48 anni,  vicepreside dell’istituto magistrale di Polistena, è stato ucciso per errore, colpito da una pallottola vagante, il 4 marzo del 1987. Il vero bersaglio dell’agguato era Vincenzo Luddeni, direttore della Banca popolare di Polistena, rimasto illeso, che aveva già  subito diversi attentati negli ultimi 4 anni.

 

5 Marzo 1983 Santa Maria Capua Vetere (CE) Ucciso Pasquale Mandato, maresciallo degli agenti di custodia presso il carcere locale.
Pasquale Mandato, 53 anni, maresciallo del Corpo degli Agenti di Custodia, fu ucciso il 5 marzo 1983 mentre si recava in servizio presso il carcere di Santa Maria Capua Venere (CE), con numerosi colpi d'arma da fuoco da parte di sette, otto aggressori.
Ad ucciderlo Michelangelo D'Agostino, ex-camorrista, poi catturato dai carabinieri. È l'ennesima vittima che il corpo degli agenti di custodia paga come tributo all'intransigenza dimostrata nei confronti della criminalità organizzata. (Fondazione Pol.i.s.)

 

5 Marzo 2000 Giugliano (NA). Ucciso Ferdinando Liguori, 22 anni, all'uscita di una discoteca.
Ferdinando Liguori , 22 anni, operaio, viene ucciso dopo una serata alla discoteca "My Toy" di Giugliano. Il ragazzo aveva avuto una discussione poco prima della chiusura del locale: qualcuno aveva alzato la voce, era volato qualche pugno. Ma tutto sembrava finito così. Invece Ferdinando Liguori, di Casavatore (Napoli), è stato ucciso poco prima dell'alba, da uno dei due uomini con i quali aveva avuto il diverbio.
C'è stato un inseguimento di macchine quando ormai erano le cinque di mattina: la Fiat Punto dove viaggiava la vittima insieme ai tre amici non è stata persa d'occhio dalla Smart degli aggressori. A qualche chilometro dal locale, sulla circonvallazione esterna di Napoli, la Smart ha affiancato la Punto e sono partiti più colpi di pistola. I proiettili hanno colpito solo Liguori. Subito, l'auto degli aggressori si è allontanata. (Fondazione Pol.i.s.)

 

6 Marzo 1995 Palermo. Ucciso Domenico Buscetta, nipote di Tommaso. Vittima innocente di una vendetta trasversale
Domenico Buscetta, gioielliere di 45 anni è stato assassinato in un agguato, a Palermo,  il 6 marzo 1995. Due killer gli spararono con una calibro 38 alla testa. Vittima di una vendetta trasversale.
Domenico era figlio di Vincenzo Buscetta, fratello di Tommaso, ucciso con il figlio Benedetto all'interno della sua fabbrica di specchi in viale Delle Alpi, a Palermo, il 29 dicembre dell'82, quindi prima dell'inizio della sua collaborazione, iniziata dopo il 1984 con il giudice Giovanni Falcone. Tommaso Buscetta fu il primo riconosciuto collaboratore di giustizia, principale testimone nel maxi processo di Palermo.

 

7 Marzo 1946 Burgio (AG). Tommasa (Masina) Perricone in Spinelli, resta uccisa in un attentato contro il candidato sindaco di Burgio, Antonio Guarisco. Guarisco si salvò.
Tommasa (Masina) Perricone (in Spinelli) fu uccisa a Burgio (AG) il 7 marzo del 1946. Casalinga di  33 anni, appena sposata, stava rientrando a casa nello stesso istante in cui un commando stava cercando di eliminare il candidato sindaco di Burgio, Antonio Guarisco. I colpi sparati furono tanti. Uno colpì a morte Masina. Guarisco si salvò. Fu ferito solo ad un braccio.
Masina è vittima due volte. Uccisa dalla mafia e dimenticata dallo Stato per un incredibile errore. Nelle liste delle vittime della regione siciliana, probabilmente per un errore dattilografico, è indicata come MARINA SPINELLI, nome storpiato e il cognome del marito. Data per assassinata a Favara nell'attentato contro il sindaco Gaetano Guarino. "Con il risultato che pur essendo stata dichiarata vittima innocente della mafia i parenti non hanno potuto ottenere alcun aiuto e beneficio dall'amministrazione pubblica. Ed ancor oggi non sanno di aver avuto in casa una martire di Cosa nostra sancita dalla legge." (Senza Storia di Alfonso Bugea e Elio Di Bella).

 

8 Marzo 1990 Mesagne (BR). Scompare Marcella Di Levrano, 26 anni, mamma di una bimba. Uccisa perché aveva deciso di uscire dal mondo della droga in cui era caduta da adolescente e sospettata di collaborare con le forze dell'ordine
Il corpo martoriato di Marcella Di Levrano, 25 anni, scomparsa l'8 Marzo del 1990 da Mesagne (BR), fu ritrovato il 5 aprile del 1990 in un bosco fra Mesagne e Brindisi, con il volto sfigurato e reso del tutto irriconoscibile dai colpi infertile con un grosso masso trovato accanto. Marcella, madre di una bambina ancora in tenera età, dopo un trascorso di tossicodipendente, frequentazioni di ambienti malavitosi e con pregiudicati appartenenti alla criminalità organizzata brindisina e salentina, aveva deciso di abbandonare quel mondo, cercando di disintossicarsi e iniziando a portare la propria testimonianza alle forze dell'ordine su tutto ciò di cui era venuta a conoscenza nel corso degli anni, fatti minuziosamente raccontati in un diario. Non le fu dato il tempo di venirne fuori perché non appena si ebbe il semplice sospetto fu decisa la sua eliminazione, eseguita in modo spietato, uno degli atti più truci della storia della sacra corona unita.

 

 

9 Marzo 1979 Palermo. Viene assassinato Michele Reina, segretario provinciale democristiano. "Ucciso per proteggere gli interessi di Vito Ciancimino".
Michele Reina, segretario provincia della DC di Palermo, viene assassinato in una agguato mafioso il 9 marzo del 1979. Inizialmente l'omicidio fu rivendicato, con una telefonata al "Giornale di Sicilia" da presunti appartenenti ai terroristi di "Prima Linea". Un'altra telefonata minacciò altri attentati se non fosse stato scarcerato il capo delle Brigate Rosse, Renato Curcio.
La verità l'ha raccontata Tommaso Buscetta, durante la sua collaborazione, nel lungo racconto fatto al giudice Giovanni Falcone: "Anche l'onorevole Reina è stato ucciso su mandato di Salvatore Riina".
"Il 22 aprile del 1992, a Palermo si aprirà il processo per i cosiddetti "omicidi politici": tra questi, anche quello di Michele Reina. Nell'aprile del 1999, dopo i primi due gradi di giudizio, il processo è approdato in Cassazione, dove sono state confermate sia l'impianto accusatorio che le pene irrogate. Con Salvatore Riina, sono stati condannati al carcere a vita Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Michele Greco, Bernardo Brusca, Francesco Madonia e Antonino Geraci".

 

10 Marzo 1948 Corleone (PA). Giuseppe Letizia, 13 anni, fu testimone dell'omicidio di Placido Rizzotto, morì tre giorni dopo il ricovero nell'ospedale diretto da Michele Navarra, mandante dell'omicidio di Rizzotto.
Giuseppe Letizia (Corleone, 1935 – Corleone, 11 marzo 1948) è stato un giovane pastore, vittima della mafia. All'età di 13 anni assistette all'omicidio del sindacalista Placido Rizzotto, ucciso il 10 marzo 1948 da Luciano Liggio, luogotenente di Michele Navarra, capomafia di Corleone. La notte in cui avvenne il delitto, Giuseppe Letizia era nelle campagne corleonesi ad accudire il proprio gregge. Il giorno seguente fu trovato delirante dal padre, che lo condusse all'ospedale Dei Bianchi diretto da Navarra. Lì, il ragazzo, in preda di una febbre alta, raccontò di un contadino che era stato assassinato nella notte. Curato con un'iniezione, morì ufficialmente per tossicosi, sebbene si ritenga che al ragazzo possa essere stato somministrato del veleno. Tesi che fu segnalata dai giornali dell'epoca: l'Unità, il 13 marzo 1948 pubblicò in prima pagina un articolo sulla vicenda: «C'è motivo di pensare, e molti in paese sono a pensarla così che il bambino sia stato involontariamente testimone dell'uccisione di Rizzotto e che le minacce e le intimidazioni lo abbiano talmente sconvolto da provocargli uno shock e come conseguenza di esso la morte» .  Seguita il 21 marzo 1948 da La Voce della Sicilia: «Un bimbo morente ha denunciato gli assassini che uccisero Placido Rizzotto nel feudo Malvello».
Il medico che aveva in cura il ragazzo presso l'ospedale, il dott. Ignazio Dell'Aria, qualche giorno dopo la morte del ragazzo chiuse il suo studio ed emigrò in Australia. (Wikipedia)


10 Marzo 1948 Corleone (PA). Scompare Placido Rizzotto, Partigiano, socialista, segretario della Camera del Lavoro e dirigente delle lotte contadine. Primo caso di "lupara bianca". I suoi resti recuperati dopo 64 anni nella foiba di Rocca Busambra.
Placido Rizzotto (Corleone, 2 gennaio 1914 -- Corleone, 10 marzo 1948) è stato un sindacalista italiano, rapito e ucciso dalla mafia.
Iniziò la sua attività politica e sindacale a Corleone al termine della guerra. Ricoprì l'incarico di Presidente dei reduci e combattenti dell'ANPI di Palermo e quello di segretario della Camera del lavoro di Corleone. Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano e della CGIL.
Venne rapito nella serata del 10 marzo 1948, mentre andava da alcuni compagni di partito, e ucciso dalla mafia per il suo impegno a favore del movimento contadino per l'occupazione delle terre. Le indagini sull'omicidio furono condotte dall'allora capitano dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa. Sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti, vennero arrestati Vincenzo Collura e Pasquale Criscione che ammisero di aver preso parte al rapimento di Rizzot o in concorso con Luciano Liggio. Grazie alla testimonianza di Collura fu possibile ritrovare alcune tracce del sindacalista ma non il corpo, che era stato gettato da Liggio nelle foibe di Rocca Busambra, nei pressi di Corleone. Criscione e Collura, insieme a Liggio che rimase latitante fino al 1964, furono assolti per insufficienza di prove, dopo aver ritrattato la loro confessione in sede processuale.

 

10 Marzo 2003 Lamezia Terme (CZ). Ucciso Antonio Perri, imprenditore che si rifiutava di pagare il pizzo.
Antonio Perri, di 71 anni, proprietario di diversi supermercati e due centri commerciali a Lamezia Terme (CZ) fu ucciso il 10 marzo del 2003 all’ingresso di un deposito del centro commerciale “Atlantico” di sua proprietà. Non si era piegato alle richieste del racket. Fu punito per dare un esempio.

 

11 Marzo 1983 Palermo. Ucciso il costruttore edile Salvatore Pollara
Salvatore Pollara era un costruttore edile di Palermo. Aveva collaborato con la giustizia per fare processare i responsabili dell'omicidio del fratello Giovanni, scomparso nel 1979, e aveva denunciato i tentativi di richiesta del pizzo.
L'11 Marzo 1983 fu assassinato, in Via Montuoro, mentre rientrava a casa a bordo di una Renault guidata da un amico. La vettura fu bloccata da due killer che fecero fuoco ripetutamente. Salvatore Pollara morì sul colpo. Il conducente della vettura rimase ferito.



11 Marzo 1989 Scordia (CT). Ucciso Nicola D'Antrassi, 63 anni, grossista di agrumi. Aveva denunciato infiltrazioni malavitose nell'agrumicoltura.
Nicola D'Antrassi, nato a San Felice Circeo (LT) il 12 febbraio 1926, laureato in legge, commerciante di prodotti ortofrutticoli a Scordia (CT), viene assassinato a 63 anni l'11 Marzo del 1989.
L'azienda di D'Antrassi, al momento dell'assassinio, si chiamava ORFRUTTA Srl, aveva c.a duecento dipendenti ed era gestita con piglio manageriale d'avanguardia. D'Antrassi era ben voluto sia dai suoi dipendenti, a cui applicava con scrupolosità i contratti di categoria, che dai produttori con cui si comportava con rettitudine, mentre era malvisto da alcuni commercianti del paese, che tendevano a sfruttare i propri dipendenti e a frodare i produttori.
Nel corso della sua attività aveva ricevuto svariate minacce, atti intimidatori, come alcuni incendi, e richieste estorsive, ma nell'ultimo periodo era particolarmente preoccupato anche se non si era confidato neppure con isuoi famigliari. Il suo è un omicidio ancora senza verità e giustizia.

 

11 Marzo 2000 BARI. Giuseppe Grandolfo, ucciso per errore mentre era nei locali di un circolo
Giuseppe Grandolfo, 38 anni, era nel locale di un circolo ricreativo di Bari,  a bere una birra insieme ad un amico, quando due sicari hanno fatto irruzione sparando all'impazzata contro i presenti. Giuseppe, colpito alla testa , è morto sul colpo. Era sposato e aveva 2 Bambini, di 5 e 9 anni.

 

12 Marzo 1909 Palermo. Assassinato Giuseppe (Joe) Petrosino "il più famoso dei poliziotti italiani d'oltreoceano. E' ancora oggi ricordato negli USA come un martire nella lotta contro il crimine organizzato".
Giuseppe Petrosino, detto Joe (Padula, 30 agosto 1860 – Palermo, 12 marzo 1909), è stato un poliziotto italiano naturalizzato statunitense.
Alle 20.45 di venerdì, 12 marzo 1909, tre colpi di pistola in rapida successione, e un quarto sparato subito dopo, suscitano il panico nella piccola folla che attende il tram a capolinea di piazza Marina a Palermo. C'è un generale fuggi fuggi: solo il giovane marinaio anconetano Alberto Cardella (Regia Nave Calabria) si lancia coraggiosamente verso il giardino Garibaldi, nel centro della piazza, da dove sono giunti gli spari: in tempo per vedere un uomo cadere lentamente a terra, ed altri due fuggire scomparendo nell'ombra. Non c'è soccorso possibile, l'uomo è stato raggiunto da tre pallottole: una al volto, una alle spalle, e una terza mortale alla gola. Poco dopo si scopre che si tratta del detective Giuseppe Petrosino, il nemico irriducibile della malavita italiana trapiantata negli Stati Uniti, celebre in America come in Italia quale protagonista della lotta al racket. Il console americano a Palermo telegrafa al suo governo: Petrosino ucciso a revolverate nel centro della città questa sera. Gli assassini sconosciuti. Muore un martire.
Il governo mise subito a disposizione la somma di 10.000 lire, per chi avesse fornito elementi utili a scoprire i suoi assassini ma la paura della mafia sarà più forte dell'attrazione esercitata da quella pur elevata offerta di soldi. Le bocche rimarranno chiuse. Circa 250.000 persone parteciparono al suo funerale a New York, un numero fino ad allora mai raggiunto da alcun funerale in America. (Wikipedia)

 

12 Marzo 1977 Gioiosa Ionica (RC). Ucciso il mugnaio Rocco Gatto, un uomo onesto che aveva detto "no" al racket.
Rocco Gatto, mugnaio di  Gioiosa Ionica venne assassinato in un agguato mafioso il 12 marzo 1977.
Era un uomo onesto e grande lavoratore, iscritto al Partito Comunista, non aveva mai ceduto ai ricatti e alle minacce subiti , anche l'incendio del mulino non lo piegò. In una trasmissione televisiva aveva detto  "Non pagherò mai la mazzetta.Lotterò fino alla morte". Ma non fu ucciso per questo.
"Il 6 novembre 1976 il capoclan Vincenzo Ursini rimane ucciso in un conflitto a fuoco con i carabinieri e la 'ndrina pensa ad un'esecuzione quindi reagisce violentemente e impone il coprifuoco in tutto il paese in onore del boss defunto. Vennero rispediti a casa i commercianti ambulanti giunti fino a Gioiosa Ionica per il mercato e venne imposta la chiusura di tutti gli esercizi commerciali, ma Rocco Gatto non ci sta e si ribella nuovamente denunciando il tutto con nomi e cognomi ai carabinieri e alla magistratura. La 'ndrangheta però non tollera il suo operato e il 12 marzo 1977 si muove violentemente. Rocco era alla guida del suo furgone di lavoro lungo la strada provinciale per Roccella Ionica; i killer lo attendono sotto un ponticello e al suo passaggio gli sparano tre colpi di lupara uccidendolo" (Wikipedia)

 

12 Marzo 1981 Napoli. Uccisi Mariano Mellone e Francesca Moccia. Vittime innocenti in una sparatoria tra clan rivali
Mariano Mellone, 33 anni, marito amorevole, padre di una bambina di appena 1 anno, era andato in quell'autofficina per accelerare la riparazione della 500 della moglie e Francesca Moccia, di quasi cinquant'anni, madre di cinque figli, gestiva il negozio di frutta e verdura di fronte e in quel momento, insieme al marito, stava riportando all'interno del negozio le cassette della frutta esposte fuori.
Erano le 14,15 del 12 marzo del 1981, in pieno centro di Napoli. Mariano e Francesca erano intenti a vivere la propria vita, si trovavano al posto giusto nel momento giusto. Poi sono arrivati loro, a viso scoperto, armati di mitra e pistole; volevano uccidere un malavitoso della zona che si trovava all'interno dell'autofficina e invece hanno ucciso due innocenti.

 

12 Marzo 1985 Cosenza. Ucciso Sergio Cosmai, direttore del carcere di Cosenza
A Cosenza il 12 Maggio 1985 viene assassinato in un agguato mafioso Sergio Cosmai, direttore del locale carcere. Fu  mortalmente ferito al capo con undici proiettili calibro 38 mentre, alla guida della sua Fiat Cinquecento, si stava recando all’asilo a prelevare la figlioletta Rossella di tre anni. La moglie Tiziana Palazzo era incinta del secondo figlio Sergio, che nacque un mese dopo la morte del papà.
Sergio Cosmai diresse il carcere di Cosenza dal settembre del 1982: aveva trovato un carcere controllato dalle cosche, in cui gli esponenti godevano di privilegi. Lui riorganizzò l'Istituto di pena nel massimo rispetto delle leggi e delle norme della riforma carceraria.
Tutto ciò non fu gradito e il boss, che aveva tentato anche con atti di forza di riprendere il controllo, ne ordinò l'uccisione.
L’omicidio di Sergio Cosmai è rimasto impunito come tanti altri fatti di sangue di quegli anni. Al suo nome sono intitolate un'aula della Pretura, una strada ed una scuola della sua città natale.

 

12 Marzo 1991 Locri (RC). Antonio Valente, operaio di 31 anni. Una vendetta trasversale; i titolari della ditta dove lavorava si erano rifiutati di pagare il pizzo.
Antonio Valente, un operaio di 31 anni, muore in ospedale il 12 marzo del '91, a Locri. La sera prima l'agguato, una vendetta trasversale: i titolari della ditta dove lavorava hanno detto no al pizzo, e gli estorsori decidono di alzare il tiro. Le indagini si orientano subito verso la pista delle estorsioni. Ai fratelli Gallo, titolari della società, erano arrivate diverse richieste di denaro da parte di una banda locale. Somme ingenti. Al rifiuto di versare la mazzetta seguono gli attentati dinamitardi contro i camion e i colpi di pistola contro i mezzi della ditta. Poi l'agguato. Sul campo resta una vittima innocente. (Stopndrangheta.it)

 

12 Marzo 1997 Bovalino (RC). Ucciso per 300mila lire Totò Speranza, 28 anni

Totò Speranza,  bassista del gruppo calabrese degli "Invece" è stato ucciso a Bovalino (RC) il 13 marzo del ’97 per un debito di 300mila lire. Aveva 28 anni e fumava marijuana; non ha pagato il suo pusher ed è morto.

 

13 Marzo 1985 Palermo. Ucciso Giovanni Carbone, imprenditore edile.
Era il 1985, qualche mese prima che la mafia decidesse l’attacco alla Polizia di Stato con gli omicidi di Beppe Montana, Antonino Cassarà e Roberto Antiochia, a Palermo venivano uccisi due imprenditori. Il 27 febbraio: Pietro Patti, il 13 marzo: Giovanni Carbone. Due assassinii di mafia, legati all’imposizione del racket, rimasti senza verità giudiziaria. Pietro Patti venne ucciso per non aver accettato le richieste di estorsione per mezzo miliardo di lire dell’epoca. Nell’agguato rimase gravemente ferita anche la figlia Gaia, di soli nove anni, che Patti stava accompagnando a scuola. Nel 1985,quando la mafia era al top del suo dominio a Palermo, Patti e Carbone pretendevano di non dover nulla alla mafia e, quindi, di non dover sottostare al ricatto dei boss.
Erano gli anni in cui Falcone e Borsellino e gli altri del pool antimafia dovevano “quartiarsi”, prima che dalla mafia, dalle talpe all’interno del palazzo dei veleni. Eppure, a Palermo, in quel contesto, due cittadini qualunque, Pietro Patti e Giovanni Carbone, si ribellavano alla mafia. (Liberanet.org)

 

16 Marzo 1989 Palermo. Antonio D'Onufrio, 39 anni, ucciso perché ritenuto informatore della polizia.
Antonio D'Onufrio era un barone, possidente terriero, del quartiere Ciaculli, a Palermo. Collaborò con la criminalpol palermitana fornendo informazioni logistiche sulla sua borgata utili agli investigatori per scovare i molti latitanti nascosti a Ciaculli. Fu ucciso il 16 marzo del 1989, a soli 39 anni. La sua fu un esecuzione esemplare; dopo una raffica di mitra gli fu inferto un colpo di pistola in bocca. E' la firma di Cosa Nostra sui cadaveri di chi ha "parlato troppo".

 

16 Marzo 1990 Palermo. Scompare Emanuele Piazza, collaboratore del Sisde. Insieme a Nino Agostino sventò l'attentato dell'Addaura al giudice Falcone.
Era un poliziotto italiano. Entrò nelle forze dell’ordine come agente della Polizia di Stato. Successivamente, si dimise per trasferirsi nella sua città natale, operando poi come agente dei servizi (SISDE) e “cacciatore di latitanti”. Durante il suo ultimo incarico lavorò anche come autista e guardia del corpo per alcuni politici. Emanuele Piazza scomparve dalla sua abitazione di Sferracavallo, a Palermo, il 16 marzo 1990. Anni dopo la ricostruzione dei fatti avvenne grazie alle rivelazioni di due collaboratori di giustizia, tra cui il suo stesso assassino, Francesco Onorato: quel 16 marzo Emanuele venne attirato fuori dalla sua abitazione da Onorato, ex pugile e suo vecchio compagno di palestra, con la scusa di cambiare un assegno in un magazzino di mobili di Capaci (a pochi minuti di distanza da Sferracavallo). Onorato condusse Piazza in uno scantinato dove l’agente venne strangolato. In seguito il suo cadavere venne sciolto nell’acido in un casolare della campagna di Capaci. (Liberanet.org)

 

16 Marzo 2011 Bari. Giuseppe Mizzi, ucciso perché scambiato per un altro.
Bari. Giuseppe Mizzi venne bruscamente assassinato a due passi da casa sua, il 16 marzo del 2011, mentre rientrava dopo aver acquistato un pacchetto di sigarette. Giuseppe nasce a bari il 23-12-1972,in un quartiere popolare di bari, all’età di 15 anni acquisisce la licenza media e inizia a lavorare con il suo papà nei cantieri svolgendo lavori edili. All’età di 17 anni si trasferisce a Loseto insieme alla sua famiglia. Giuseppe era un ragazzo molto socievole, amava parlare con la gente, amava la musica ed era molto credente. All’età di circa 19 anni partì per il servizio militare e al suo ritorno per mancanza di lavoro cercò di aprire una piccola attività di imprese di pulizie ma col passare dei mesi decise di abbandonare tutto, ma riuscì con la sua tenacia, grinta e soprattutto onestà a svolgere altri piccoli lavoretti che non gli facevano mancare niente. Conobbe all’età di 22 anni Katia che divenne successivamente sua moglie, e madre di due splendidi bambini. Quando divenne padre dei suoi bambini Giuseppe cercava di fare di tutto per non far mancare niente alla sua famiglia,lavorava dalle 3 del mattino fino alle 8 di sera in un impresa di pulizia, e contemporaneamente svolgeva altri lavori,la sua vita era segnata da tanti sacrifici,ma con il suo carisma cercava sempre di andare avanti e di non abbattersi mai. Durante il suo poco tempo libero lo dedicava ai suoi bambini, educandoli in modo rispettoso,umile e trasmettendogli i veri valori della vita; amava cantare,accudire le persone anziane e non riusciva mai a provare cattiveria verso gli altri.
La nostra famiglia dopo questa vicenda è completamente distrutta dal dolore,tutta quell’armonia che una volta c’era adesso è svanita. A distanza di tempo dalla sua scomparsa,noi famigliari non riusciamo ancora a capire come una persona onesta come lui, possa perdere la vita ingiustamente, ma soprattutto non si riesca a fare giustizia e verità per un cittadino esemplare. Adesso lo scopo principale della sua famiglia e combattere affinché tutti sappiano chi era Giuseppe, ma soprattutto chiedono un supporto alle famiglie colpite dalla nostra stessa vicenda, ma anche a voi tutti affinché possiamo insieme sconfiggere questa criminalità organizzata. (La famiglia Mizzi)

 

17 Marzo 2014 Strage di Palagiano (TA). Domenico Petruzzelli, 30 mesi, è stato ucciso insieme con la mamma mentre erano in macchina con il compagno di lei.
Domenico Petruzzelli
, 30 mesi, è stato ucciso in un agguato mortale il 17 marzo del 2014 a Palagiano (TA). Era in auto con la mamma ed il compagno di lei che, in semilibertà, stavano riaccompagnando al carcere presso il quale stava finendo di scontare la pena per un duplice omicidio. Tutti e tre colpiti da una pioggia di proiettili. Si sono salvati i fratellini più grandi, di sei e sette anni, perchè seduti sul sedile posteriore. Sembra che il movente sia stato un regolamento di conti. E' stato arrestato il presunto mandante della strage. Il processo è in corso.



18 Marzo 1958 Licata (AG). Ucciso Vincenzo Di Salvo, 32 anni, dirigente sindacale.
Vincenzo Di Salvo fu ucciso a Licata (AG)  il 18 marzo del 1953. Era un dirigente del settore edile della camera del lavoro di Licata, difese i diritti di un gruppo di operai edili che non ricevevano lo stipendio dalla ditta per cui lavoravano, “il sovrastante della ditta (un mafioso licatese) se lo porta a discutere in una strada isolata e l’uccide”.

 

18 Marzo 1982 Catania. Viene assassinato il maresciallo Alfredo Agosta, da tempo impegnato in delicate indagini sulle attività di alcune famiglie mafiose del catanese.
Alfredo Agosta, Maresciallo dei Carabinieri, noto a Catania per essere un investigatore preparato e scrupoloso, viene ucciso con colpi d'arma da fuoco sparati a bruciapelo nel centro di Catania mentre sta prendendo un caffè all'interno di un bar in compagnia di un confidente, la sera del 18 marzo 1982.

 

18 Marzo 1990 Rosarno (RC) Rapito Michele Arcangelo Tripodi, 12 anni. Il corpo ritrovato dopo 7 anni.
Michele Arcangelo Tripodi, un bambino di 12 anni scomparso il 18 marzo del 1990 venne ritrovato dopo 7 anni, il 14 luglio 1997,  in una fossa nelle campagne di Rosarno. La madre lo riconobbe  dagli indumenti indossati.
Il 26 novembre successivo venne ucciso anche il padre, Rocco Tripodi, commerciante all’ingrosso di agrumi, con precedenti penali in odor di mafia, ex sorvegliato speciale di pubblica sicurezza; con lui sarà ucciso anche un onesto commercialista, Ferdinando Barbalace, che si era fermato sul luogo dell'attentato pensando ad un incidente stradale.  Sulla base delle indagini che hanno svolto i Carabinieri è emerso che il sequestro di Michele Tripodi,  effettuato da alcuni affiliati alla 'ndrangheta, doveva essere un messaggio, un ''avvertimento''al padre, affiliato alla cosca Lamalfa di San Ferdinando che si sarebbe reso responsabile di uno ''sgarro'' nei confronti di appartenenti alla stessa organizzazione o di altri gruppi criminali della Piana di Gioia Tauro. Nonostante il sequestro del figlio, Rocco Tripodi andò avanti nella sua azione di sfida contro le persone che avevano motivi di risentimento nei suoi confronti, per questo venne ucciso.

18 Marzo 1994 Pegli (GE). Uccise Marilena Bracaglia, 22 anni, la zia Maria Teresa Galluccio, 40 anni, e la nonna Nicolina Celano, 74 anni. Strage in nome "dell'onore".
La mattina del 18 marzo 1994 a Pegli, nel ponente genovese, una calibro 22 e una calibro 38 compiono una strage di donne: in una casa popolare di via Scarpanto vengono ammazzate la vedova rosarnese Maria Teresa Gallucci, la madre settantenne Nicolina Celano, accorsa al rumore degli spari, e la 22enne Marilena Bracaglia, nipote delle due, freddata mentre si trovava ancora sotto le coperte del divano letto. Primo e unico indiziato, il ventenne di Rosarno Francesco Alviano, uno dei tre figli di Maria Teresa, poi scagionato. Nel corso della sua deposizione nell'ambito del processo All Inside, la collaboratrice di giustizia Giusy Pesce ha fornito una nuova ricostruzione della strage, puntando l'indice sui presunti responsabili: "Fu delitto d'onore ma a sparare non fu Francesco". (stopndrangheta.it)

 

18 Marzo 2006 Bianco (RC). Ucciso Vincenzo Cotroneo, 28 anni, giocatore del Locri.
Vincenzo Cotroneo, 28 anni, rimasto vittima la notte del 18.03.2006 di un agguato di stampo mafioso a Bianco, centro della Locride. Stava rientrando a casa in auto quando è stato affiancato da un’altra vettura con a bordo due persone che hanno sparato con un fucile ed una pistola. Raggiunto dai proiettili in diverse parti del corpo, è deceduto all’istante. Salvatore Vincenzo Cotroneo, Enzo per tutti, collaborava con il padre nel suo lavoro di imbianchino, ma la sua grande passione era il calcio. Giocava come centravanti nel Locri.
Si sarebbe dovuto presentare per un interrogatorio al reparto operativo dei carabinieri, il primo della sua vita. Gli investigatori volevano informazioni su quattro o cinque personaggi che gli giravano intorno, soprattutto volevano scoprire se lui conosceva alcuni nomi. E non di mafiosi qualunque, volevano scoprire se lui conosceva i nomi di quelli che un'estate prima avevano sparato sulla saracinesca del circolo sportivo che Vincenzo gestiva insieme al padre in un vicolo di Bianco. Un avvertimento molto speciale, l'arma usata era una calibro 9 x 21, molto probabilmente la stessa che il 16 ottobre successivo ha ucciso Francesco Fortugno nel seggio dove si votava per le primarie dell'Unione.

 

19 Marzo 1987 Reggio Calabria. Rosario Bonfiglio, Agente della Polizia di Stato, ucciso mentre era a far acquisti con la moglie.
Venne assassinato il 19 Marzo in una gioielleria del centro di Reggio Calabria, dove si era recato insieme alla moglie, in attesa di un figlio, ed a alcuni amici per alcuni acquisti. Quando entrarono nel negozio vi trovarono due giovani banditi  che stavano compiendo una rapina all'interno. Uno di questi reagì sparando contro l'agente scelto Bonfiglio, uccidendolo prima che questi potesse tentare una qualsiasi reazione. Gli assassini vennero arrestati nel 1993, in seguito alle dichiarazioni di un “collaboratore di giustizia” auto-accusatosi del delitto. Il complice  era un agente corrotto della Polizia di Stato.

 

19 Marzo 1994 Casal di Principe (CE). Ucciso Don Giuseppe Diana
Alle 7.30 del 19 marzo del 1994, giorno del suo onomastico, don Giuseppe Diana viene assassinato nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari in Casal di Principe, mentre si accingeva a celebrare la Santa Messa.  Due killer lo affrontano con una pistola calibro 7.65. e quattro proiettili vanno tutti a segno: due alla testa, uno in faccia e uno alla mano. Don Peppe muore all'istante.
L'omicidio, di puro stampo camorristico, fece scalpore in tutta Italia.
Don Peppe visse negli anni del dominio assoluto della camorra casalese, legata principalmente al boss Francesco Schiavone detto Sandokan. Gli uomini del clan controllavano non solo i traffici illeciti, ma si erano infiltrati negli enti locali e gestivano fette rilevanti di economia legale, tanto da diventare "camorra imprenditrice".
Il barbaro omicidio, dicono gli atti processuali, maturò in un momento di crisi della camorra casalese. In questo periodo, una fazione del clan ordinò l'omicidio di don Peppe, personaggio molto esposto sul fronte antimafia, per far intervenire la repressione dello Stato contro la banda che ormai aveva vinto la guerra per il controllo del territorio.
Oggi Casal di Principe è la terra di don Diana e di quanti in lui si riconoscono. Numerose le iniziative in sua memoria, il Comitato don Peppe Diana, Libera e altri soggetti isitutuzionali hanno tracciato il percorso affinchè nel settembre 2011 venisse costituita la prima Cooperativa Libera-Terra sui terreni confiscati ai casalesi. La cooperativa "Le Terre di don Peppe Diana – Libera-Terra", costituita con bando pubblico, produce la mozzarella della legalità.  La mozzarella di don Diana aggiunge al sapore gustoso della mozzarella il sapore della legalità, ecco perchè i prodotti provenienti dai terreni confiscati sono "più buoni e più giusti". (Fondazione Pol.i.s.)

19 Marzo 2006 San Nicandro Garganico (FG). Giorgio Palazzo, 18 anni, ucciso da un pacco bomba.
Giorgio Palazzo, un ragazzo di 18 anni è stato ucciso da un pacco bomba indirizzato al padre. E' accaduto a Sannicandro Garganico, nel Foggiano, il 19 marzo del 2006. Giorgio, figlio di un noto gioielliere del paese, è morto mentre veniva trasportato in ospedale a San Severo. L'esplosione del plico ha ferito gravemente la madre.
Un pacco simile era stato recapitato anche a un amico meccanico, ma non è scoppiato: mentre apriva la busta, l'uomo ha visto spuntare fili elettrici e ha buttato via l'involucro.
In questa storia la mafia non c'entra. E' una storia di gelosie ma la vicenda ha suscitato nella cittadinanza, soprattutto tra i giovani di Sannicandro, il paese delle "faide", una grande protesta culminata con una fiaccolata.
«Chi se ne fotte delle corna, del sesso, del movente vero di questo omicidio assurdo: tutto è nato a Sannicandro, il nostro paese, qui la violenza la respiri giorno per giorno, ora per ora. Per questo è morto Giorgio» Così afferma un liceale durante il corteo fiaccolata.

 

 

20 Marzo 1989 Locri (RC), ucciso Vincenzo Grasso, gestore di una concessionaria di auto, che si rifiutava di pagare il pizzo.
Vincenzo Grasso ha sempre detto no alla mazzetta e ha denunciato i suoi estorsori. L'amore per la sua Locri lo ha spinto a restare, con coraggio.
Cecè Grasso è stato ucciso il 20 marzo 1989 perché non ha voluto pagare la mazzetta e aveva deciso di denunciare. Era titolare di una concessionaria di auto. Amava il suo lavoro e non ha mai voluto andare via dalla sua Locri. Richieste di mazzetta, telefonate minatorie, una lunga lista di minacce e di relative denunce, dal 1982 al 1989. Poi l'agguato. È quasi l'ora di cena quando due killer entrano in azione: Cecè è stato ammazzato davanti alla saracinesca della sua officina. E quell'omicidio non ha ancora un colpevole.
Nel '97 lo Stato ha consegnato alla famiglia la medaglia al valore civile a Vincenzo Grasso. Un omaggio all'imprenditore onesto di Locri, la cui memoria è tenuta viva con forza e coraggio dalla figlia Stefania, impegnata attivamente in Libera Memoria, il settore dell'associazione fondata da don Luigi Ciotti che riunisce i familiari delle vittime delle mafie. (Stopndrangheta.it)

 

 

20 Marzo 1991 Casarano (Lecce) Scompare la piccola Angelica Pirtoli di 2 anni.
Angelica Pirtoli venne uccisa a 2 anni dalla mafia salentina : a ordinare la sua morte e quella della madre fu un boss che decise di non risparmiare la piccola, rimasta ferita, e fece tornare indietro i due sicari per finirla. E' il racconto della morte di Angelica, figlia di Paola Rizzello, la cui fine - secondo un pentito - fu decisa dalla moglie di un boss di Parabita, Luigi Giannelli, che dal carcere sentenziò la condanna nonostante avesse avuto una relazione con la Rizzello. I particolari del duplice omicidio sono stati resi noti, nell'udienza alla corte di Assise, da uno dei killer, Luigi De Matteis, ora collaboratore di giustizia. De Matteis e Biagio Toma la sera del 20 marzo '91 incontrano la donna che ha in braccio Angelica. Portano Paola Rizzello e la figlia in una casa nelle campagne di Matino dove era stato nascosto un fucile. De Matteis prende l'arma e spara: il primo colpo raggiunge Paola Rizzello al ventre, ferendo Angelica a un piede, il secondo colpo centra al petto la donna. I due assassini si allontanano con Angelica, ma Mercuri ordina che sia ammazzata anche lei. Dopo 2 ore tornano sul luogo del delitto e Toma scaraventa contro un muro Angelica, uccidendola: poi, bruciati i cadaveri, li gettano in una cisterna. I resti della piccola - secondo gli investigatori - potrebbero essere quelli ritrovati una quindicina di giorni fa dai carabinieri (La Stampa del 26 maggio 1999)

 


20 Marzo 1993 Locri. Ucciso Domenico Pandolfo, primario neurochirurgo, per non aver fatto un miracolo in sala operatoria.

Domenico Nicolò Pandolfo, 51 anni, primario di Neurochirurgia a Reggio Calabria, fu ucciso il 20 marzo del 1993 a Locri, da due killer con sette colpi di pistola.
Il medico, gravemente ferito fornì precise indicazioni sull'agguato prima di essere trasferito negli ospedali "Riuniti" del capoluogo, dove poi morì. Denuncia confermata dalla moglie, alla quale lui aveva raccontato i propri timori, facendo nomi e cognomi. La polizia arrestò Cosimo Cordì, 42 anni, padre di una barnbina di nove anni, Paola, morta il 15 novembre per un tumore al cervello. Era stata operata da Pandolfo. Questa, secondo il presunto mandante dell'omicidio, sarebbe stata la colpa del neurochirurgo: non aver salvato la bambina. Una colpa da punire con la morte. La famiglia Cordì - ritenuta dagli inquirenti uno del clan emergenti della Locride - dopo la morte della bambina aveva ritirato la cartella clinica ed aveva obiettato ai sanitari di non aver salvato la piccola.

 

20 Marzo 1994 Mogadiscio (Somalia) Uccisa Ia giornalista Ilaria Alpi ed il suo Operatore Miran Hrovatin
Ilaria Alpi, giornalista, e Miran Hrovatin, fotografo e cineoperatore, furono uccisi mentre si trovavano a Mogadiscio come inviati del TG3 per seguire la guerra civile somala e per indagare su un traffico d’armi e di rifiuti tossici illegali. Nel novembre precedente era stato ucciso sempre in Somalia, in circostanze misteriose il sottufficiale del SISMI Vincenzo Li Causi, informatore della stessa Alpi sul traffico illecito di scorie tossiche nel paese africano. La perizia della polizia scientifica ricostruì la dinamica dell’azione criminale, stabilendo che i colpi sparati dai kalashnikov erano indirizzati a Ilaria Alpi e al cineoperatore Miran Hrovatin, poiché l’autista e la guardia del corpo rimasero indenni.
Questo omicidio è rimasto un mistero in cui si intrecciano trame internazionali, depistaggi e false testimonianze.

 

20 Marzo 1999 Castel Volturno (CE). Francesco Salvo, cameriere in un bar, bruciato vivo in un raid punitivo contro il titolare.
Il 20 marzo del 1999 quattro uomini affiliati ai Casalesi entrarono nel bar  di Castel Volturno dove Francesco Salvo lavorava come barman e, dopo aver rapinato l' incasso, cosparsero di benzina i locali, appiccarono un incendio e costrinsero i presenti a rimanere a terra mentre le fiamme aumentavano.  Gli altri sei presenti, tra cui il titolare del bar, si salvarono, Francesco Salvo a causa dell'estensione e gravità delle ustioni morì in ospedale dieci giorni dopo. La spedizione punitiva contro il titolare del bar che aveva rifiutato di usare i videopoker imposti dal clan.  Francesco Salvo aveva 38 anni, moglie e due figli piccoli.

 

21 Marzo 1990 Niscemi (CL). Nicola Gioitta, commerciante, ucciso durante una rapina.
Nicola Gioitta Iachino ucciso a Niscemi il  21 marzo 1990  è stato un gioielliere italiano ucciso dalla mafia per essersi rifiutato al pizzo.
Nato il 14 maggio 1961 ad Alcara Li Fusi (provincia di Messina), trascorre la sua vita tra Siracusa e in seguito Niscemi dove si stabilisce definitivamente. Qui nei primi mesi del 1990 apre una gioielleria in una delle vie principali del paese. L'attività diviene subito bersaglio delle cosche mafiose locali che non tardano a chiedere il pizzo al commerciante. Nicola si rifiuta di pagarlo più volte e allora i mafiosi iniziano a comminargli una serie di rapine.
L'ennesima rapina avvenne il 21 marzo 1990, primo giorno di primavera, dove Nicola perse la vita a soli 28 anni, rimanendo ucciso per mano di due colpi di arma da fuoco. Uno di questi lo raggiunge dritto al cervello uccidendolo sul colpo. I suoi assassini poi lo sgozzarono per dare l'evidente segnale agli altri commercianti locali di pagare il pizzo. (Wikipedia)

 

21 Marzo 2005 Posillipo (NA), ucciso Nunzio Giuliano, appartenente alla storica famiglia malavitosa, dissociatosi nel 1988.
Nunzio Giuliano (Napoli, 9 febbraio 1948 – Napoli, 21 marzo 2005) è uno dei fratelli Giuliano di Forcella, storica famiglia malavitosa del quartiere di Napoli.
Si dissociò dalla camorra, comunque, negli anni ottanta in seguito alla morte di un suo figlio diciassettenne per droga.
Durante gli anni ha combattuto per tenere i giovani lontano dalla camorra ed è stato sul punto di pubblicare un libro. Numerose sono le interviste e gli appelli che ha lanciato alla gente.
Fu ucciso il 21 marzo 2005 in un agguato in via Tasso a Napoli. Si pensa che il suo omicidio sia stato una vendetta trasversale causata dalle numerose dichiarazioni rese dal fratello Luigi, collaboratore di giustizia da qualche anno. (Wikipedia)

 

22 Marzo 1995 Palermo, ucciso Giammatteo Sole. Il suo unico torto fu essere il fratello di una ragazza fidanzata con il figlio del boss.
Gianmatteo Sole, 24 anni, geometra, non fece ritorno nella sua casa di Palermo, dove la sua famiglia lo attendeva,  il 22 marzo del 1995.
Forse lo hanno bruciato vivo dopo averlo torturato e poi portato alla periferia di Villagrazia di Carini su una Croma rubata, chiuso nel portabagagli. I carabinieri che pattugliavano la zona, poco prima della mezzanotte sono stati richiamati dalle fiamme. La sorella di Gianmatteo era fidanzata con Marcello Grado, il nipote di Totuccio Contorno assassinato a Villa Tasca il 2 marzo. Un legame indiretto, quanto basta ai folli strateghi della mafia per decidere l' omicidio di un innocente.

 

 

22 Marzo 1995 Scafati (SA). Ucciso Michele Ciarlo, 36 anni, avvocato penalista
Michele Ciarlo, noto avvocato penalista, fu assassinato brutalmente il 22 marzo del 1995 nel suo studio legale di Scafati, in provincia di Salerno. Intorno alle 18.30, alcuni uomini fecero irruzione nello studio esplodendo vari colpi di pistola, tre dei quali raggiunsero l'avvocato, uccidendolo.
Dopo alcuni mesi di indagine senza esito, la decisione di uno degli esecutori di collaborare con la giustizia ha dato la svolta alle indagini: l'uomo (che poi si suicidò in carcere) si autoaccusò dell'omicidio, facendo i nomi degli altri componenti del commando e del mandante. Per l'omicidio di Michele Ciarlo, all'epoca non ancora 36enne, sono stati dunque condannati all'ergastolo mandante ed esecutori materiali. Condanne confermate anche in Cassazione. Il mandante dell'omicidio fu Carmine Aquino. Il movente è da ricercare, secondo la sentenza, nell'attività professionale dell'avvocato che difendeva alcuni esponenti del clan avversario. Per ritorsione dunque Aquino ordinò l'omicidio del penalista.
Michele Ciarlo lasciò la moglie e due figli molto piccoli. La famiglia si è costituita parte civile nel processo. Michele è riconosciuto vittima innocente della criminalità organizzata dal Ministero dell'Interno. (Fond. Pol.i.s.)

 

22 Marzo 1997 Niscemi (CL). Agata Azzolina, morta suicida per mafia. Il 16 ottobre 1996 le erano stati uccisi, sotto i suoi occhi, il marito, Salvatore Frazzetto, e il figlio Giacomo.
Trovata morta suicida, nella sua casa a Niscemi (Cl), Agata Azzolina, proprietaria di una gioielleria. Il 16 ottobre 1996 nel negozio erano stati uccisi sotto i suoi occhi il marito, Salvatore Frazzetto, e il figlio Giacomo da due pregiudicati che, come era avvenuto altre volte, pretendevano di avere a credito dei gioielli. La signora, che aveva avuto come protezione due soldati alla porta di casa, era stata oggetto di altri tentativi di estorsione e aveva ricevuto minacce di morte, rivolte anche alla figlia ventenne. Il 21 marzo non aveva voluto partecipare alla manifestazione di Libera. I nomi del marito e del figlio non erano stati inclusi tra quelli delle vittime della mafia ricordati durante la manifestazione. (Centro Siciliano di documentazione G. Impastato)

 

24 Marzo 1966 Tusa (ME) uccisione di Carmelo Battaglia, assessore comunale socialista
"Carmelo Battaglia era stato uno dei soci fondatori della cooperativa di Tusa (ME), nata nel 1945 per la concessione delle terre incolte. Nel 1965,i contadini e coltivatori soci di questa cooperativa, insieme a quelli soci della cooperativa di Castel di Lucio, erano riusciti ad acquistare, dalla baronessa Lipari, il feudo Foieri, di 270 ettari. Subito dopo l'immissione nel possesso del fondo, sorsero forti contrasti con il gabelloto comm. Giuseppe Russo - ex vice-sindaco DC di Sant'Agata di Militello - e con il sovrastante Biagio Amata, che avevano avuto in gestione il feudo fino ad allora. Costoro pretesero dai nuovi proprietari la cessione di una parte dell'ex-feudo, per farvi svernare i propri armenti. Fu proprio nei forti contrasti che sorsero tra la cooperativa e questi due personaggi che maturò, quasi sicuramente, il delitto Battaglia.
L'assessore socialista - che aveva difeso con fermezza i diritti dei contadini - fu ucciso all'alba del 24 marzo, proprio mentre si recava sul feudo Foieri.  ("Storia del movimento antimafia siciliano - dai Fasci siciliani all'omicidio di Carmelo Battaglia" di Gabriella Scolaro)

 

24 Marzo 1994 Gravina di Catania. Uccisione di Luigi Bodenza, 50 anni, assistente capo Polizia Penitenziaria
Luigi Bodenza, nato ad Enna il 26/09/1944 in servizio presso la Casa Circondariale di Catania, fu ucciso il 24 marzo del 1994 a Gravina (CT) mentre stava tornando a casa dopo essere smontato dal servizio appena prestato, alla guida della propria auto; fu affiancato da un'altra autovettura al cui interno si trovavano due sicari che lo bersagliarono con numerosi colpi d'arma da fuoco.
In seguito al pentimento del mandante e successivamente del killer si è saputo che Luigi Bodenza era stato assassinato per mandare un segnale alle “guardie carcerarie” affinchè trattassero bene i detenuti al 41 bis. Bodenza fu ucciso per dare una dimostrazione di forza. Probabilmente fu scelto perché all’interno del carcere si era messo in luce per la sua particolare intransigenza con i detenuti, non avendo imbarazzo anche quando si trattava di personaggi di spicco di clan catanesi.
Il killer è lo stesso che ordinò l'uccisione dell'Avvocato Serafino Famà.

 

24 Marzo 1994 Bronte (Catania) Enrico Incognito, ucciso dalla famiglia perché aveva deciso di testimoniare.
Enrico Incognito, apparteneva a un clan mafioso ma aveva deciso di collaborare con la giustizia. L'omicida è il fratello Marcello, con la complicità dei genitori. Una telecamera, che registrava le rivelazioni di Enrico, ha ripreso la scena del delitto. Incognito, in seguito al suo pentimento, era stato abbandonato dalla moglie. (Libera.net)

 

25 Marzo 1946 Pioppo, fraz. Monreale (PA). Ucciso dalla banda Giuliano il carabiniere Francesco Sassano.
L’omicidio del carabiniere Sassano Francesco consumato la sera del 25 marzo 1946 a Pioppo, mentre vi tra­scorreva una licenza: solo perché avrebbe osato dire in paese di sentirsi capace di far catturare il capo bandi­to Giuliano, tre malfattori armati di mitra, introdotti­si nella sua abitazione, lo costrinsero – sotto gli occhi delle sorelle Anna e Francesca, che terrorizzate non potettero dargli alcuno aiuto – ad uscire di casa ed a seguirli per breve tratto sulla strada Pioppo – Borgetto dove immediatamente, con alcune raffiche di mitra, lo trucidarono, quindi, prima di allontanarsi, posero sul cadavere del povero Sassano un foglio con la scritta: “questa e la fine delle spie. Giuliano’’; la gente viveva in uno stato di terrore: subito dopo, a bordo di un camion, transitò per quella stra­da certo Canera Salvatore da Monreale, vide a terra il corpo inanimato del carabiniere e, temendo per sé, non si fermò a soccorrerlo e neanche avvertì i carabinieri di Pioppo (Blog di Giuseppe Casarrubea)

 

25 Marzo 1957 Camporeale (PA) uccisi Pasquale Almerico, sindaco DC, e Antonio Pollari, un passante.
Pasquale Almerico fu assassinato il 25 marzo 1957 a Camporeale, in via Minghetti, da cinque uomini a cavallo armati di mitra. Anche un giovane passante, Antonio Pollari, rimase ucciso.
La prima Commissione Parlamentare Antimafia arrivò alla conclusione che a decidere la sua condanna a morte fu il potente capomafia di Camporeale "don" Vanni Sacco, che era implicato anche nell'assassinio del segretario socialista della Camera del Lavoro, Calogero Cangelosi. Almerico aveva infatti osato rifiutare la tessera della Democrazia Cristiana al boss Vanni Sacco, che aveva militato nel Partito Liberale Italiano ed ora voleva esercitare il suo influsso su quello scudocrociato, insieme ad altri trecento mafiosi del paese. Dopo il suo rifiuto, Almerico cominciò ad essere minacciato. Decise quindi di scrivere al segretario della DC siciliana, Nino Gullotti, e informò anche uno dei proconsoli fanfaniani a Palermo, Giovanni Gioia. Almerico denunciò il fatto che la DC di Camporeale rischiava di essere conquistata dalla mafia e il pericolo di vita che correva lui stesso, ma i dirigenti del partito non condivisero la sua posizione e lo invitarono a lasciare l’incarico di segretario della Democrazia Cristiana. (Wikipedia)

 

25 Marzo 1982 Paola (CS). Assassinato il commerciante Luigi Gravina. Vittima del racket.
Luigi Gravina, nato a Paola il 15.6.1949, operatore commerciale, coniugato con Luigina Violetta, padre di cinque bambini, veniva assassinato il 25 marzo del 1982 per mano mafiosa essendosi rifiutato, reiteratamente e con forte determinazione, di cedere alle insistenti e minacciose richieste estorsive della criminalità organizzata locale. Due sicari lo hanno ucciso il 25 marzo del 1982.
“L’omicidio di Luigi Gravina ad opera del locale clan di ‘ndrangheta ha segnato una svolta nella lotta alla mafia della provincia. Da un lato, infatti, chi ha contribuito a consumare l’efferrato crimine di un lavoratore coraggioso, padre di cinque bambini, si è pentito offrendo un contributo alla giustizia finalizzato a debellare la cosca di Paola mentre, dall’altro lato, molti operatori commerciali che mai si erano opposti alle insistenti richieste estorsive e alle angherie della mafia, in sede del processo penale in Corte d’Assise, a carico di diverse decine di malavitosi, hanno trovato il coraggio di alzare la testa e confermare la consumazione dei reati”

 

26 Marzo 1994 NAPOLI (Secondigliano ) Uccisa Anna Dell'Orme ed il figlio Carmine Amura.
Il 26 marzo del  1994 a Napoli, nel quartiere di Secondigliano, sono stati uccisi Anna Dell'Orme e Carmine Amura, rispettivamente madre e fratello di Domenico Amura, morto per overdose. Avevano denunciato i trafficanti che avevano venduto a Domenico la droga.


26 Marzo 2004 Torre annunziata (NA) . Matilde Sorrentino, uccisa per aver denunciato giro di pedofili.
Sono appena trascorse le otto e trenta della sera del 26 marzo 2004 e Matilde Sorrentino si trova, insieme al marito, nel suo appartamento di via Melito a Torre Annunziata. Qualcuno bussa alla porta.  Matilde, ancora in pantofole, apre e un uomo le spara prima al volto e poi al petto, uccidendola sull'uscio di casa. La tragica fine di Matilde è legata a un'altra terribile vicenda che venne alla luce nel giugno 1997. I Carabinieri di Torre Annunziata, coordinati dalla Procura della Repubblica, arrestarono ventuno persone con l'accusa di aver consumato violenze nei confronti di bambini, fra i cinque e i sette anni, di una scuola nel quartiere dei Poverelli, un rione popolare di Torre Annunziata. Luogo degli abusi era un garage dove i bambini venivano incatenati a un pannello di legno. La vicenda venne scoperta quando uno dei bambini coinvolti confidò alla madre: "Non voglio più andare a scuola, ho paura, mi fanno del male". Altri tre bambini confermarono le accuse e, assistiti da uno psicologo, riconobbero i volti degli aguzzini. Dopo due anni dall'inizio del processo, il tribunale di Torre Annunziata condannò diciannove delle ventuno persone arrestate. Le condanne più pesanti vennero inferte a un bidello della scuola del rione dei Poverelli, condannato a quindici anni, e al titolare di un bar, condannato a tredici anni. I due pedofili, scarcerati dopo poche settimane  per scadenza dei termini di custodia cautelare, furono uccisi in due distinti agguati. Le indagini su questi omicidi si indirizzarono verso gli ambienti della camorra locale. Gli investigatori ipotizzarono che in questo modo la camorra cercasse di accreditarsi agli occhi della gente come antistato, capace di assicurare una giustizia sommaria, efficace ed esemplare, rispetto alla giustizia lenta e inefficace dello Stato. Matilde era stata proprio una della tre donne che avevano testimoniato in Tribunale contro la banda dei pedofili.  Il suo assassino fu una vendetta per la denuncia e la successiva testimonianza resa al processo contro gli aguzzini del figlio Salvatore. (Fondazione Pol.i.s.)

 

26 Marzo 2008 Catanzaro. Ucciso l'imprenditore Antonio Longo, 50 anni, parte lesa in un processo per racket.

 

27 Marzo 1981 Napoli. Uccisi l'Avv. Dino Gassani e il suo segretario Giuseppe (Pino) Grimaldi
Il 27 Marzo del 1981 furono uccisi a Salerno l'avvocato Dino Gassani e il suo segretario Pino Grimaldi.
L'avvocato Gassani difendeva Biagio Garzione, imputato di omicidio volontario insieme a noti esponenti della criminalità vesuviana (NCO), fra i quali il famigerato boia delle carceri Raffaele Catapano. L' omicidio fu ordinato dal carcere dallo stesso Catapano, esponente di spicco del clan cutoliano, poi condannato all'ergastolo. Il  Garzione, uno dei primi pentiti della recente cronaca giudiziaria, confessò il delitto e chiamò in correità il Catapano, con una drammatica dichiarazione, ricca di particolari, a volte raccapriccianti.
Dino Gassani era nel suo studio, al Corso Vittorio Emanuele, quando, il 27/03/1981, gli si presentarono due clienti per incaricarlo di un'importante difesa penale, ma i cosiddetti clienti erano emissari di Catapano, che, pistole alla mano, gli chiesero di intervenire presso il Garzione per una ritrattazione dell'accusa. Gassani rifiutò sdegnosamente ogni imposizione e fu ucciso al suo posto di lavoro, insieme al suo fedele segretario, Pino Grimaldi.
Prima di morire, negli ultimi attimi terribili della minaccia, Gassani scrisse su un foglio: "non posso perdere mai la mia dignità". Egli pose la sua dignità al di sopra della sua vita. Sarebbe stato facile fare una mezza promessa, mostrare un assenso anche parziale, ma egli non volle neppure sacrificare il valore dei propri principi morali. Dino Gassani fu un grande avvocato, ricco di dottrina giuridica e di passione forense, uno degli ultimi esponenti dell'eloquenza salernitana. Il 29 maggio 2009 Dino Gassani è stato insignito della medaglia d'oro al merito civile dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. (Fondazione Pol.i.s.)

 

 

27 Marzo 1985 Platì (RC) Assassinato Domenico De Maio, Sindaco del paese.
Domenico De Maio, 46 anni e sindaco di Platì, “Mimmo” per i suoi paesani, venne freddato a colpi di pistola da due killer con il volto travisato attorno alle 13 del 27 marzo 1985. Il sindaco del piccolo paese aspromontano in Calabria era sulla sua auto che stava facendo rientro in paese quando fu vittima di un agguato in località “Cutrucchio”, nei pressi di Careri. Sul sedile anteriore accanto a lui la figlia Antonella, di soli 17 anni, unica testimone rimasta per sempre segnata dal feroce agguato di cui fu vittima il genitore.
A 32 anni di distanza dall’efferato crimine restano ancora impuniti mandanti ed esecutori, mai individuati dalle indagini. (Tratto da  urbanpost.it)



27 Marzo 1994 Locri (RC) Uccisa Maria Teresa Pugliese, moglie di un medico pediatra, ex sindaco di Locri.
Il 27 Marzo del 1994 a Locri (RC) fu assassinata  Maria Teresa Pugliese, moglie dell'ex sindaco e impegnata nell'associazionismo. Un figlio era stato coinvolto in fatti di droga. Forse era sulle tracce delle compagnie del figlio.



27 Marzo 2004 Annalisa Durante, vittima innocente di Napoli, aveva 14 anni
Annalisa Durante, 14 anni, è stata uccisa per caso, a Napoli nel quartiere Forcella, uno dei più degradati della città. Era il 27 settembre del 2004 quando la ragazza, in compagnia di un'amica stava chiacchierando sotto il portone di casa ed è finita nella traiettoria di uno scontro a fuoco tra camorristi. Annalisa raggiunta al capo cade in una pozza di sangue. Inutile la corsa all'ospedale più vicino, l'Ascalesi. Il nosocomio non è attrezzato per questo tipo di assistenza e la ragazza, ormai in coma irreversibile, viene trasportata al Loreto Mare. Qui i sanitari non posso fare altro che affermare che la vita della giovanissima e bellissima vittima si era spezzata per sempre. I genitori autorizzano l'espianto degli organi. Mentre il quartiere e l'intera Napoli è sotto choc per l'accaduto, gli inquirenti stringono il cerchio sia per quando riguarda il malavitoso sia sui suoi sicari che sembrano appartenere al clan contrapposto dei Mazzarella che negli anni cercavano di spodestare il clan Giuliano. Salvatore Giuliano viene arrestato dopo un blitz di interforze mentre si nascondeva nell'appartamento di un parente a Pomigliano d'Arco. Fin dall'inizio il ragazzo ha negato di aver sparato e colpito Annalisa e di essersi fatto scudo con il corpo della ragazza. Ma l'autopsia e i controlli sulla pistola di Giuliano, nonché la ricostruzione dell'intera scena, affermano che il proiettile che ha ucciso l'adolescente è stato esploso proprio dal camorrista per rispondere al fuoco dei suoi rivali. Salvatore Giuliano è stato condannato a 20 anni di carcere per l'omicidio di Annalisa Durante. (Fondazione Pol.i.s.)

 

27 Marzo 2008 Seminara (RC). Ucciso Silvio Galati, 21 anni, vittima innocente, non era lui l'obiettivo dei killer.
Silvio Galati è stato ucciso a Seminara (RC) il 27 marzo del 2008, in un agguato mafioso. Non era lui, come è stato in seguito accertato, l'obiettivo dei killer. Un episodio che suscitò enorme sgomento tra la comunità. In quella maledetta giornata, lo sfortunato ventunenne era intento ad installare un'autoradio sull'autovettura di un suo amico. Un lavoro che Silvio faceva per hobby, tanta era la sua disponibilità verso i compaesani. Come ricordano tutti, Silvio era un ragazzo semplice e sincero, suonava nella banda musicale di Seminara e partecipava agli spettacoli organizzati dall'associazione culturale "Canossa". Tanti erano i sogni dello sfortunato giovane. Tuttavia, la sua grande passione erano i camion. Infatti, ottenuta la patente per la guida dei mezzi pesanti, Silvio, iniziò a lavorare, assentandosi da casa per lunghe settimane, anche durante le feste. Sempre sorridente e affabile, il giovane seminarese ha pagato con la vita la sua generosità. (tratto dalla Gazzetta del Sud)

 

28 Marzo 1945 Corleone (PA) Ucciso Calogero Comajanni, guardia campestre. Sei mesi prima aveva arrestato il giovane Luciano Liggio.
[...] Alla fine della guerra Leggio "era un giovane contadino, senza beni né risorse"; uno scassapagghiara nel senso letterale del termine, cioè un ladro di covoni di fieno sorpreso nel '44 dalla guardia campestre Calogero Comajanni e da questi portato attraverso tutto il paese, "quasi a calci", alla caserma dei carabinieri. Il giovanotto si vendicherà di quest'umiliazione a sei mesi di distanza, con il classico agguato sotto casa. Non è infatti esatto che egli non abbia risorse, anzi è dotato di una naturale abilità nel maneggio delle armi evidenziatasi sin dall'adolescenza, grazie alla quale diventa campiere di un certo dottor Caruso sostituendo il predecessore misteriosamente assassinato (1945). [...] (Tratto da: Storia della mafia: dalle origini ai giorni nostri di Salvatore Lupo)



29 Marzo 1991 Napoli. Strage del Venerdì Santo. Restarono uccisi, vittime innocenti: Luigi Terracciano, 37 anni, Umberto Esposito, 30 anni, e Carmelo Pipoli, 34 anni.
L'origine della faida, secondo la ricostruzione dei magistrati, risalirebbe al 24 marzo del 1991, domenica delle palme, in un agguato operato da Paolo Russo e da suo cugino Paolo Pesce, entrambi affiliati agli scissionisti Cardillo-Ranieri, nel tentativo di uccidere Vincenzo Romano (allora considerato il braccio destro di Ciro Mariano), riuscirono a colpire a morte solo il suo autista, Ciro Napoletano, mentre Vincenzo Romano, ferito, sopravvisse all'agguato.
L'episodio scatenò una reazione cruenta dei Mariano nei giorni immediatamente successivi.
Il 29 marzo, i killer agli ordini dei Picuozzi, il clan di Ciro Mariano, entrarono in azione decisi fino in fondo a punire i ribelli capeggiati dagli ex affiliati di spicco Beckembauer e Polifemo. I sicari tesero un agguato a Sant'Anna di Palazzo, nei pressi di via Chiaia, ma invece degli scissionisti i killer dei Mariano spararono e uccisero tre persone che con la malavita organizzata e con la guerra allora in atto ai Quartieri non avevano nulla a che fare. Sotto i colpi di mitragliatori di fabbricazione israeliana furono assassinati Umberto Esposito, 30 anni, Carmine Pipolo, 34 e Luigi Terracciano 37, amici di vecchia data che stavano andando a giocare a calcetto. Il primo a cadere fu Esposito, residente in via Nardones, incensurato, impiegato in un negozio di ricambi per auto. Gli altri due, Terracciano, residente in via Gradoni a Chiaia, di professione tassista e Pipolo, l'unico dei tre con precedenti penali, impiegato in un laboratorio di pellicceria, tentarono la fuga, ma vennero ugualmente raggiunti da una sventagliata di mitra. Una quarta persona, Antonio Vivace, 43 anni, macellaio, si precipitò fuori dal negozio e col suo corpo fece scudo al figlio che si trovava proprio sulla traiettoria dei proiettili. L'uomo fu ferito allo stomaco ma se la cavò. Dopo la strage, la risposta degli scissionisti capeggiati da Beckenbauer e da Polifemo non si fece attendere. Il giorno dopo, il 30 marzo, in via San Cosma fuori Porta Nolana, i killer agli ordini dei capi della scissione, ingaggiarono una sparatoria con 4 affiliati ai Mariano. Anche questa sparatoria, come quella del giorno precedente, si concluse con la morte di un innocente, l'agente di polizia libero dal servizio Salvatore D'Addario. Il poliziotto gettatosi nella mischia di revolverate, nel tentativo di fermare i killer dell'una e dell'altra fazione, venne ferito gravemente. Morì dopo una settimana trascorsa tra la vita e la morte in un letto d'ospedale. (tratto da Wikipedia)

 

 

29 Marzo 1991 Cercola (NA). Giuseppe Piccolo, 14 anni, viene colpito mortalmente da un proiettile vagante esploso nel corso di una sparatoria tra camorristi.
Giuseppe, 14 anni, frequenta la terza media ed è un ragazzo tranquillo di buona famiglia. Il papà lavora presso un'officina meccanica.
È l'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze pasquali e Giuseppe aspetta con ansia questo giorno.
Giuseppe, tornato da scuola, pranza alla svelta e si prepara per raggiungere i suoi amici con il motorino. Raggiunge la piazza di Cercola e lì si ferma a chiacchierare con gli amici.
Nel frattempo, nella piazza una lite per motivi di viabilità si trasforma in una sparatoria.
In prossimità del monumento ai caduti, staziona un gruppo di camorristi. Dal gruppo si staccano due uomini che, armi alla mano, aggrediscono altri due malviventi. C'è un conflitto a fuoco. Molti i proiettili esplosi. Uno di questi colpisce all'occhio destro Giuseppe.
Il giovane Giuseppe, trasportato all'ospedale Loreto di via Marittima, viene subito giudicato clinicamente morto.  
Per decisione dei suoi genitori, a Giuseppe vengono prelevati gli organi.
Giuseppe Piccolo è riconosciuto vittima innocente della criminalità organizzata dal Ministero dell'Interno. (Fond. Pol.i.s.)



29 Marzo 1995 Borgo Montello (LT). Don Cesare Boschin, 81 anni, fu trovato nel suo letto in canonica massacrato di botte, incaprettato, il cerotto sulla bocca. Vittima delle ecomafie.
Cesare Boschin (Trebaseleghe, 8 ottobre 1914 – Borgo Montello, 29 marzo 1995) è stato un presbitero italiano misteriosamente assassinato.
Il suo omicidio è tuttora irrisolto. Associazioni locali e movimenti nazionali come Libera ritengono che sia stato ucciso perché si oppose alle infiltrazioni della camorra nel Lazio.
La mattina del 30 marzo 1995 il suo cadavere venne ritrovato incaprettato (con le mani e i piedi legati e una corda intorno al collo) dalla perpetua nella sua camera da letto. Venne rinvenuto con il corpo ricoperto da lividi, la mascella e diverse ossa fratturate, la bocca incerottata. L'autopsia stabilì che la morte per soffocamento provocato dalla dentiera ingoiata dal parroco per via delle percosse. (Wikipedia)

 

30 Marzo 1944 Strage di Partinico. Morirono Lorenzo Pupillo, 16 anni, e Benedetto Scaglione, maresciallo carabinieri.

 

30 Marzo 1960 Agrigento. Assieme al commissario Cataldo Tandoj viene ucciso un giovane passante, Antonio Damanti.
Antonio "Ninni" Damanti era uno studente liceale. Morì il 30 marzo del 1960 ad Agrigento. Si trovava sulla linea di fuoco che uccise il commissario Cataldo Tandoj.

 

30 Marzo 1990 Palermo. Scompare Gaetano Genova, 27 anni, vigile del fuoco, amico di Emauele Piazza.
Gaetano Genova, 27 anni, vigile del fuoco,  fu ucciso il 30 marzo del 1990 a Palermo. I boss di Resuttana-San Lorenzo lo ritenevano un confidente di Emanuele Piazza, giovane collaboratore del Sisde che fu assassinato il 19 marzo 1990; Genova dodici giorni dopo. Tutti e due sequestrati e uccisi.
Grazie alle rivelazioni dei pentiti, un' indagine della Dia di Palermo, coordinata dai pm Nino Di Matteo e Antonio Ingroia, ha svelato i retroscena della scomparsa. Genova fu attirato in un tranello: la sua auto, una Volvo 244, fu ritrovata il 30 marzo 1990 in piazzale Europa, regolarmente chiusa a chiave. Il giorno dopo, così hanno svelato i pentiti, il suo corpo fu consegnato da Salvatore Madonia ai Brusca, perché si occupassero di fare sparire il cadavere. I Brusca pentiti si sono autoaccusati dell' omicidio. Resta il mistero sull'attività di Genova: «'stu spiuni, ' stu sbirru», esclamò Madonia quando consegnò il cadavere a San Giuseppe Jato. Probabilmente il vigile del fuoco aveva fornito un' indicazione importante a Piazza per l' arresto di un latitante, Giovanni Sammarco, all' interno di un centro sportivo. In quella struttura Genova stava facendo alcuni lavori con la piccola impresa edilizia che aveva approntato per arrotondare lo stipendio. Ma chi svelò il ruolo di Sammarco e poi anche di Piazza? Resta il giallo sulla talpa istituzionale che tradì i due giovani.  (Tratto da La Repubblica del 20 marzo 2005)

 

30 Marzo 2005 Favazzina (RC) Ucciso il giovane Daniele Polimeni
Daniele Polimeni ha 19 anni, è un giovane irrequieto. Non gli piace studiare ma a Reggio Calabria non ha molte alternative e la delinquenza sembra la via più facile per emergere ed avere qualche soldo in tasca.
Ma Daniele non ha avuto la possibilità di compiere un'altra scelta. il 30 Marzo del 2005, in località Favazzina (RC) viene trovato il suo corpo carbonizzato. Qualcuno lo ha attirato in una trappola e lo ha ucciso.
La famiglia attende ancora verità e giustizia.

 

31 Marzo 1984 Nardò (LE). Uccisa Renata Fonte, la cui unica colpa era di aver creduto nei propri ideali.
Il 31 marzo 1984, Renata Fonte, assessore del comune di Nardò (LE), cadeva assassinata per mano mafiosa. Si era battuta contro la lottizzazione e la speculazione edilizia del Parco naturale di Porto Selvaggio. Attraverso i microfoni della piccola emittente locale, Radio Nardò1, veicolava la sua lotta per la legalità, la democrazia, la giustizia. Quando è caduta sotto i colpi di pistola dei sicari, aveva 33 anni e due figlie piccole, che l’aspettavano a casa.
Tra le prime donne in politica nella provincia di Lecce, Renata è stata un personaggio scomodo fin dai primi incarichi istituzionali, assessore alle Finanze nel 1982 e nel 1983 assessore alla Cultura e alla Pubblica Amministrazione.
Dai tre livelli di giudizio sono stati individuati e condannati gli esecutori materiali e  il mandante di primo livello, Antonio Spagnolo. Quest'ultimo, collega di partito di Renata e primo dei non eletti alle elezioni amministrative, avrebbe dato ordine di uccidere per risentimento nei confronti di Renata Fonte. Accanto ad una avversione personale di Spagnolo, la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Lecce dichiara la presenza di ulteriori personaggi, non identificati, che avrebbero avuto obiettivi non raggiungibili con l'elezione di Renata Fonte e la sua opposizione alle lottizzazioni e ai progetti edilizi che piovevano, in quegli anni, proprio in quelle zone che lei difendeva.



31 Marzo 1991 Siderno (RC). Ucciso Andrea Muia, 16 anni. Vittima di una faida tra famiglie rivali.
La mafia non si ferma nemmeno il giorno di Pasqua . Era il 31 marzo del 1991 e Andrea Muia, un ragazzo di 16 anni,  era in sella al suo motorino quando  fu  ucciso spietatamente con due colpi di fucile caricato a pallettoni che lo raggiunsero  alla testa. Vittima di una faida tra famiglie rivali



31 Marzo 1995 Francesco Marcone, direttore dell'Ufficio del registro di Foggia
Francesco Marcone, un onesto funzionario pubblico, direttore dell'Ufficio del registro di Foggia, amante delle regole, fu assassinato il 31 marzo del 1995 a Foggia a colpi di pistola perché non aveva voluto chiudere un occhio (o forse entrambi gli occhi) su certe cose che nel suo ufficio non andavano. Francesco Marcone era diventato un ostacolo, mentre altri non si facevano scrupoli di chiudere gli occhi per quieto vivere. Dicevano che a Foggia, certo, c'era un po' di malavita. Dicevano che la città cresceva con “l'economia del mattone". Non dicevano che in quel modello di sviluppo la speculazione edilizia era impastata di mafia. Anzi, escludevano la presenza della mafia in Capitanata. Come si poteva spiegare allora l'assassinio con due colpi di pistola di un mite e onesto impiegato pubblico come Francesco Marcone? Non era possibile spiegarlo. Infatti ancora oggi le indagini non riescono a individuare un esecutore e un mandante. (Tratto da un articolo di A. Spampinato)

 

 

 

e tutti gli altri di cui non conosciamo i nomi.

 

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Le Vittime che commemoriamo, mese: FEBBRAIO PDF Stampa E-mail

 

 

1 Febbraio 1893 Trabia (PA). Ucciso Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia
1° febbraio 1893. In uno scompartimento di prima classe del treno che porta da Termini Imerese a Palermo, Emanuele Notarbartolo, direttore del Banco di Sicilia, ma anche ex sindaco di Palermo e senatore del Regno, viene ucciso con 27 pugnalate e scaraventato fuori dal finestrino. Chi è stato? E perché? C'entra la mafia, c'entra la politica, e naturalmente c'entrano i soldi. Un caso di fine Ottocento che fece discutere per molti anni l'Italia dell'epoca.

 

 

2 Febbraio 1967 Campobasso. Viene ucciso Nicola Mignogna, appuntato P.S., in una sparatoria con un pregiudicato
Nicola Mignogna, Appuntato P.S., venne ucciso il 2 Febbraio a Campobasso, in una sparatoria avvenuta in via Monsignor Bologna con un pregiudicato. L’appuntato Mignogna, insieme a due altri colleghi era impegnato nelle ricerche di alcuni rapinatori quando riconobbe, (a quel tempo una strada di periferia di Campobasso) un criminale comune da lui arrestato tempo prima. Al controllo degli agenti il pregiudicato estrasse una pistola minacciandoli. L’appuntato Mignogna riuscì a disarmarlo ma il criminale estrasse una seconda pistola facendo fuoco contro i poliziotti. L’appuntato Mignogna venne colpito da quattro pallottole e morì prima di raggiungere l’ospedale. Gli altri due colleghi vennero gravemente feriti. Uno di loro riuscì a rispondere al fuoco ed a ferire a sua volta l’aggressore, il quale fu arrestato pochi giorni dopo dalla Polizia ad Ancona.Nicola Mignogna era sposato e padre di quattro figli in tenera età. Il fratello, anch’egli agente di Pubblica Sicurezza era stato ucciso nel 1945 in uno scontro a fuoco con alcuni banditi. (Cadutipolizia.it)

 

2 Febbraio 2010 Napoli Ucciso Gianluca Cimminiello. Ucciso perché si vantava di un tatuaggio a Lavezzi.
Il giorno 2 febbraio 2010 viene freddato nel suo studio "Zendark tattoo", sulla Circumvallazione esterna, nel tratto di Casavatore, Gianluca Cimminiello di 31 anni, titolare di un centro di tatuaggi.A distanza di un mese dalla sua morte si è compreso il movente dell'omicidio:  Gianluca è stato ammazzato per aver pubblicato sul suo profilo di Facebook un fotomontaggio che lo ritraeva con Lavezzi. Questa foto, secondo quanto accertato dai pm Stefania Castaldi e Gloria Sanseverino della Dda, indispettì Vincenzo Donniacuo, tatuatore di Melito, che chiese al clan di riferimento della zona di punire lo sgarro.
Dopo la pubblicazione della foto, Gianluca ebbe decine di e-mail da parte dei clienti e nell'ultimo messaggio inviatogli da Donniacuo, questi scrisse che Lavezzi lo doveva tatuare lui e nessun altro e poi chiuse con un «sabato passo nel tuo negozio». Quel sabato invece si presentarono tre persone. La discussione degenerò. In due aggredirono Gianluca che non solo evitò il pestaggio, ma fece scappare i suoi aggressori, tra i quali Noviello. Tre giorni dopo, secondo l'accusa, Vincenzo Russo, si presenta davanti al negozio di Gianluca chiamandolo per nome. Cimminiello arriva sulla soglia del locale e viene colpito mortalmente prima alla spalla e poi al torace. Il killer spara ancora due volte. Per essere sicuro di aver ucciso.Le manette sono scattate per Vincenzo Russo, 29 anni, pregiudicato di Melito ritenuto affiliato al clan degli scissionisti, arrestato dai carabinieri del nucleo operativo di Castello di Cisterna; nell'accusa di omicidio c'è l'aggravante di aver «agito con metodi mafiosi al fine di agevolare le attività dell'associazione camorristica facente capo a Cesare Pagano».
La famiglia di Gianluca si è costituita parte civile nel processo e segue ogni nuova evoluzione del caso affinchè l'uccisione di Gianluca ottenga giustizia. Fondamentale nel processo è la testimonianza di un testimone di giustizia. (Fondazione Pol.i.s.)

 

3 Febbraio 1983 Lusciano (Ce). Francesco Brunitto, assessore democristiano responsabile dell'urbanistica, cadde sotto il tiro dei killer della malavita.
Francesco Brunitto, assessore democristiano al Comune di Lusciano (Ce), si occupava di urbanistica. Fu ucciso il 3 febbraio 1983. Per questo omicidio finirono in carcere i sei fratelli De Cicco, personaggi di spicco della criminalità organizzata. L'assassinio dell'assessore democristiano fu l'ultimo episodio di una catena di intimidazioni contro l'amministrazione comunale di Lusciano (Memoria Nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie
Ed. Abele 2015)

 

4 Febbraio 1995 Corsico (MI) - Ucciso Pietro Sanua, 47 anni, commerciante di frutta e verdura ai mercati
Pietro Sanua, 47 anni, nato in provincia di Potenza, è stato ucciso a Corsico (MI), dove si era trasferito all'età di dodici anni,  con un colpo di lupara, il 4 febbraio del 1995. Era in auto con il figlio Lorenzo, allora ventenne, e si stava recando ad aprire il suo banco di frutta e verdura.
Era dirigente dell'Anva di Milano, l’associazione nazionale venditori ambulanti affiliata a Confesercenti ed  aveva fondato Sos impresa,  un’organizzazione nata per tutelare il lavoro degli ambulanti. "Un impegno che lo portava a contatto con le logiche poche limpide dei mercati itineranti. E non mercati qualunque. Pietro Sanua era il fiduciario di quelli di Buccinasco, Corsico e Quarto Oggiaro. Zone delicate. Periferie milanesi dove i padrini fanno sentire la loro voce". E' molto probabile che con le sue attività abbia pestato i piedi al racket delle tangenti per l’assegnazione delle postazioni nei mercati, ma le indagini, che in un primo tempo si dedicarono alla vita privata di Pietro e della sua famiglia, venne archiviata.Solo sul Corriere della Sera, nell'aprile del '95, fu pubblicato un articolo in cui si parlava di "Mafia delle lincenze" a proposito del suo delitto. Un delitto rimasto senza colpevoli.

 

Sant'Angelo Muxaro (AG). Uccisi i fratelli Salvatore Vaccaro Notte, il 5 Febbraio 2000, e Vincenzo Vaccaro Notte, il 3 Novembre 1999. Avevano osato aprire un'attività di pompe funebri in concorrenza con una ditta legata alla mafia.
Sant'Angelo Muxaro (AG)
Vincenzo Vaccaro Notte - 3 Novembre 1999
Salvatore Vaccaro Notte - 5 Febbraio 2000
La vicenda dei Fratelli Vaccaro Notte rappresenta una storia emblematica del Meridione italiano. Costretti ad abbandonare per mancanza di lavoro il loro piccolo paese di Sant'Angelo Muxaro (AG), ricco di storia ma povero di risorse, emigrano in Germania dove rimangono per alcuni anni svolgendo una delle tipiche attività di italiano emigrato, quella del pizzaiolo.  Con il denaro risparmiato tornano al loro paese dove avviano un'impresa di pompe funebri entrando così in concorrenza con altri due fratelli, ritenuti vicini alla famiglia dei  Fragapane di Santa Elisabetta.
I due Vaccaro Notte vengono invitati da un imprenditore edile, quasi loro omonimo, Giuseppe Vaccaro, perché giungano a un accomodamento. I due rifiutano qualunque compromesso con un gruppo mafioso locale meglio conosciuto come "Cosca dei Pidocchi", col risultato che Vincenzo Vaccaro Notte viene ucciso il 3 novembre del 1999. Rimasto solo, il fratello Salvatore non demorde, continua la sua attività e indaga per conto suo sull'omicidio del fratello redigendo una specie di memoriale. Il 5 febbraio del 2000 anche lui viene ucciso con un colpo di lupara alla testa.
Entra in gioco a questo punto un terzo fratello, Angelo Vaccaro Notte, che non aveva seguito i due fratelli in Germania ma era potuto rimanere in paese per il provvidenziale lavoro di forestale. Questi decide di non agire da solo ma cerca l'aiuto delle forze dell'ordine raccontando loro i retroscena dei due omicidi; per questa sua collaborazione come testimone di giustizia verrà sottoposto al programma di protezione assieme ai suoi familiari.
Nel maggio del 2006 le indagini portano all'arresto di noti mafiosi latitanti, alla scoperta di un traffico di armi e droga, di appalti pilotati e corruzione politica.  (Wikipedia)

 

6 febbraio 1974 Bari. Ucciso Nicola Ruffo, macchinista delle ferrovie, durante una rapina in una tabaccheria.

Nicola Ruffo, 45 anni, Macchinista delle Ferrovie dello Stato fu ucciso con un colpo di pistola a Bari, il 6 febbraio 1974 durante una rapina in una tabaccheria in via Luigi Ricchioni, nel tentativo di difendere la proprietaria. Lasciò la giovane moglie Maria e due bambine, Pasqualina e Paola, di undici e nove anni.

 

6 Febbraio 1985 San Luca (RC) Il Carabiniere Carmine Tripodi, 24 anni, viene trucidato sulla provinciale che porta alla marina
Carmine Tripodi (Torre Orsaia, 14 maggio 1960 – San Luca, 6 febbraio 1985) è stato un carabiniere italiano, Brigadiere dell'Arma dei Carabinieri vittima della 'Ndrangheta.
Giovane Brigadiere dei Carabinieri, di origine Campana arriva in Calabria alla fine degli anni '70 del secolo scorso, prima come Brigadiere a Bovalino poi nel 1982 come comandante della stazione carabinieri di San Luca; Nella Locride è la stagione dei sequestri di persona (che hanno fruttato numerosi miliardi di lire alle 'ndrine) e Tripodi è un giovane investigatore che lotta nei territori ostili dell'Aspromonte per trovare i sequestrati e consegnare alla giustizia i loro carcerieri, grazie alla sua attività vengono arrestati diversi esponenti delle famiglie mafiose coinvolte nei sequestri e tutto ciò dà molto fastidio alla 'Ndrangheta che si vede intaccare la sua preziosa attività illecita.
La sera del 6 febbraio 1985 Tripodi sta rientrando a casa, si trova sulla sua macchina lungo la provinciale che da San Luca porta alla marina quando ad un certo punto viene bloccato da un commando che gli spara contro diversi colpi di arma da fuoco, lui seppur ferito riesce a reagire estrae la pistola d'ordinanza e spara ferendo uno dei sicari ma poi viene comunque ucciso.
In poco tempo vengono individuati ed arrestati i suoi presunti assassini, tutti appartenenti alle locali cosche: Domenico Strangio, Rocco Marrapodi e Salvatore Romeo ma nei processi che si svolgeranno negli anni seguenti verranno tutti assolti; Il delitto rimane ancora oggi irrisolto. (Wikipedia)

6 Febbraio 2001 Napoli. Giuseppe Zizolfi, giovane garzone di macelleria, ucciso mentre cercava di riprendere lo stereo del suo ex datore di lavoro.

Giuseppe Zizolfi, 20 anni, morì a Napoli il 10 febbraio 2001. Aveva tentato di inseguire due ladruncoli in motorino sorpresi a rubare nell’auto del suo ex datore di lavoro. Uno dei malviventi gli sferrò un calcio facendolo cadere e sbattere la testa sull’asfalto. Morì poco dopo il ricovero in ospedale.

 

7 Febbraio 1978 Torino, Rapito Francesco Stola, contitolare di una ditta produttrice di modelli in legno per l'industria.
Aveva 48 anni Francesco Stola, quando fu rapito a Torino senza più fare rientro a casa.
Nella serata del 7 Febbraio '78 lo attendono in tre in Via La Thuile, davanti al portone d'ingresso che conduce agli uffici della ditta. Poco prima delle otto di sera, Stola esce e si appresta a salire in auto per rientrare a Villarbasse, dove abita. Lo colpiscono ripetutamente col calcio delle pistole e lo caricano a forza su una 131, appostata lì vicino con un complice a bordo e pronta a scattare all'avvio del blitz.
Le prime richieste astronomiche della banda, tre miliardi, si ridimensionano a 800 milioni: Ma il blocco dei beni degli Stola, a un mese dal sequestro, trancia la trattativa.
Probabilmente Stola era già morto, anche se un pregiudicato 'ndranghetista, Giuseppe Altomare, aveva contattato la famiglia consegnando un orologio dell'ostaggio. [...] (Tratto da "Dimenticati" di Danilo Chirico/Alessio Magro)

 

7 Febbraio 1986 Brancaleone (RC). Assassinato Filippo Salsone, Maresciallo della Polizia Penitenziaria.
Maresciallo del Corpo degli Agenti di Custodia - nato a Brancaleone (RC) il 28/05/1942 in servizio presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria.
Il 7 febbraio 1986 a Brancaleone in provincia di Reggio Calabria mentre rincasava dall'abitazione dei propri genitori, alla guida della propria autovettura, unitamente alla famiglia, veniva fatto segno di un attentato mortale che, per dinamica e armi usate, richiama analoghe azioni di stampo mafioso.
Nell'attentato rimaneva ferito il figlioletto di 10 anni.
Nel corso delle successive indagini è emerso il chiaro stampo camorristico dell’omicidio.
Il Maresciallo Salsone è stato riconosciuto "Vittima del dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.
Allo stesso è intitolata la Caserma Agenti dell'istituto penitenziario di Palmi (RC). (polizia-penitenziaria.it)

 

7 Febbraio 1990 Villa San Giovanni (RC). Ucciso Giovanni Trecroci, vicesindaco e assessore ai lavori pubblici. Ucciso dalla mafia degli appalti
Giovanni Trecroci aveva 46 anni, era vicesindaco ed assessore ai Lavori Pubblici nel comune di Villa san Giovanni (RC); fu ucciso il 7 febbraio del 1990;  lasciò un bambino, Giuseppe, e la moglie in attesa di un altro figlio, Stefania, nata pochi mesi dopo l'omicidio. Giovanni Trecroci era un uomo onesto ed integerrimo, così chi lo ha conosciuto lo ricorda, che sicuramente non voleva diventare un eroe ma voleva vivere la propria esistenza da persona normale. Era un insegnante di lettere, un educatore degli scout, prestato alla politica. Aveva applicato nella politica quel rigore morale e quella serietà che lo contraddistinguevano. Quella sera aveva appena finito di discutere in consiglio comunale di una serie di pratiche urbanistiche, evidentemente particolarmente scottanti, quando i killer lo freddarono con diversi colpi di pistola vicino casa, nel rione Cannitello, vicino al mare.

 

8 Febbraio 1993 Torrette di mercogliano (AV). Ucciso Pasquale Campanello. Sovrintendente Casa Circondariale Poggioreale.
La mattina dell'8 febbraio 1993 il sovrintendente Pasquale Campanello, 33 anni, venne ucciso da non meno di quindici colpi a distanza ravvicinata.
La vittima prestava servizio presso la Casa Circondariale di Poggioreale dove era addetto al braccio Venezia, padiglione di massima sicurezza, dove sono rinchiusi i boss della malavita. Proprio in quel reparto dove i capiclan continuavano ad elaborare le loro strategie di morte, Campanello adottava una linea intransigente: aveva deciso, in coerenza con i suoi valori, di non concedere alcun beneficio ai detenuti. La dinamica del delitto è stata così ricostruita dalla Procura di Avellino: smontato dal servizio, mentre faceva rientro a casa, fu colpito alla fermata del bus da malviventi in un'Alfa 155, proprio di fronte casa sua. Il sovrintendente Campanello, lasciò la moglie Antonietta e due figli in tenera età. L'onestà, la rettitudine e l'alto senso del dovere lo trasformarono in bersaglio della violenza della criminalità organizzata. (Fondazione Pol.i.s.)

 

8 Febbraio 2002 Casal Di Principe. assassinato Antonio Petito, falegname ventenne. Aveva risposto male al figlio tredicenne di Bidognetti.
Antonio Petito, giovane falegname ventenne, fu assassinato con numerosi colpi di pistola mentre si trovava nei pressi della sua abitazione, a Casal di Principe (CE) l'8 febbraio del 2002, all'interno della sua vettura, che venne affiancata da un'Audi A6 con a bordo tre uomini. Uno di essi scese dall'autovettura e gli esplose, a distanza ravvicinata, 12 colpi di pistola calibro 9. Il movente è da ricercarsi in un banale litigio per motivi di viabilità con il figlio, all'epoca tredicenne, del capoclan Francesco Bidognetti; il ragazzo si lamentò con la madre dell'accaduto, sostenendo che il Petito aveva cercato di investirlo e aveva offeso l'onore della famiglia Bidognetti. Si organizzò subito la spedizione omicida nonostante le resistente manifestate da qualche altro affiliato, che preferiva soltanto intimorire il Petito proprio per il fatto che si trattasse di un bravo ragazzo. Colui che poi commise materialmente l'omicidio  mise a tacere le voci dissonanti e decise che l'offesa al figlio del capoclan dovesse essere punita con il sangue.

 


9 Febbraio 1979, Sambatello di Reggio Calabria - Antonino (Nino) Tripodi e Rocco Barillà, morti per un passaggio

Antonino Tripodi (25 anni) e Rocco Barillà (26) sono stati uccisi in un agguato  a Sambatello di Reggio Calabria, il 9 febbraio del 1979. Ammazzati per avere dato un passaggio in auto alla persona sbagliata. Con loro c'era il sorvegliato speciale Rocco D'Agostino. Un semplice passaggio in macchina, una piccola cortesia che a Sambatello non si rifiuta a nessuno. Ma nel '79 c'era ancora la guerra di 'ndrangheta.
Antonino Tripodo ha lasciato una moglie in gravidanza. E suo figlio, Antonino come lui, al dolore ha dovuto aggiungere la rabbia di scoprire che tutti i faldoni e i documenti su suo padre sono scomparsi, non sono più negli archivi del Tribunale. Della storia di Nino Tripodo e di quella di Rocco Barillà, martiri della 'ndrangheta, non ci sono più tracce. (Stopndrangheta.it)

 

9 Febbraio 1981 Alessandria Della Rocca (AG). Uccisi Domenico Francavilla, Mariano Virone e Vincenzo Mulè (12 anni).
Il 9 febbraio del 1981 lungo il fiume Platani, in territorio di Alessandria della Rocca nell’Agrigentino ci fu un sanguinoso agguato di Cosa Nostra. Le vittime, che si trovavano su un trattore quando i killer entrarono in azione, furono Domenico Francavilla, Mariano Virone e Vincenzo Mulé. Quest’ultimo, appena dodicenne, si trovò per caso in compagnia delle altre tre vittime, alle quali aveva chiesto un passaggio sul trattore per attraversare il fiume. Obiettivo dei killer era Liborio Terrasi, morto insieme agli altri, ritenuto il capo mafia di Cattolica Eraclea, entrato in conflitto con il boss di Ribera Carmelo Colletti, poi anche lui assassinato.

 

11 Febbraio 1986 - Platì (RC) - Uccisi Francesco Prestia e la moglie Domenica De Girolamo
L' 11 febbraio 1986 a Platì (RC) Omicidio di Francesco Prestia, più volte sindaco del paese fino al 1975, e della moglie Domenica De Girolamo, ex direttrice dell'ufficio postale, in pensione. Sono nella loro tabaccheria, al centro del paese, quando due uomini irrompono e li bastonano fino ad ucciderli. Non se ne conoscono le motivazioni e neppure gli autori. Un'altro efferato omicio senza giustizia.

 

 

11 Febbraio 2004 Viterbo. Muore, in circostanze ancora da chiarire, l'urologo Attilio Manca
Attilio Manca, giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), fu trovato morto nella sua abitazione di Viterbo il 12 febbraio del 2004; fu rinvenuto seminudo sul letto, riverso in una pozza di sangue, il setto nasale deviato, il corpo pieno di macchie emostatiche.
Attilio lavorava nell'Ospedale Belcolle di Viterbo dove, uno dei primi in Italia, eseguiva interventi di  prostatectomia radicale per via laparoscopica.
La vicenda trova contrapposti la procura di Viterbo da una parte, che nel 2011 archivia il caso come "disgrazia di droga", come dichiarò lo stesso procuratore capo Alberto Pazienti alla conferenza stampa indetta dopo la chiusura delle indagini, e la famiglia che sostiene da sempre l'impossibilità di questa tesi. Attilio non era un drogato. Attilio era un ragazzo "pieno di vita, stimato dai suoi colleghi, con alcuni di questi era legato da un profondo rapporto di amicizia. Era un uomo credente, legatissimo alla sua famiglia, soprattutto con sua madre a cui confidava i suoi pensieri, le sue speranze, le sue disillusioni e in alcuni casi anche le sue premonizioni, come quando nell'estate del 2003 le aveva raccontato che durante la sua permanenza a Parigi un'indovina gli aveva pronosticato che sarebbe morto a 35 anni. Attilio però non gli aveva dato peso e aveva continuato a vivere intensamente la propria vita, amante della natura, delle passeggiate in montagna, del mare e delle gite in moto".
La tesi della famiglia è che Attilio sarebbe stato ucciso perché "testimone scomodo, dopo aver operato il capo di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano. Lo direbbero quei due buchi sul braccio sinistro, quando Attilio era un mancino puro. Le siringhe, analizzate dopo otto anni, senza neanche le impronte di Attilio e sigillate col tappo salva-ago subito dopo l’uso. E poi i tabulati e la telefonata introvabile dalla Francia: risalente all’ottobre 2003. Proprio quando Attilio, a detta della madre, era in Costa Azzurra per un intervento, contemporaneamente all’operazione del boss alla prostata. La madre Angela Manca ricorda distintamente di aver parlato al telefono col figlio dall’estero, ma dai tabulati non risulta. Per tutti questi motivi, tramite indagini difensive, sperano di poter far riaprire il caso dalla procura nazionale antimafia".

 

12 Febbraio 1982 Arzano (NA). Ucciso Alfredo Paragano, appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia.
Appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia - nato a Perdifumo (SA) il 03/11/1943 in servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale, il 12 febbraio 1982, ad Arzano (NA), libero dal servizio, Alfredo Paragano veniva ferito mortalmente da colpi di arma da fuoco esplosi da ignoti a bordo di una autovettura. Nel corso delle successive indagini è emerso il chiaro stampo camorristico dell'omicidio. Riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.



12 Febbraio 1988 Cittanova (RC) Ucciso da un coetaneo Francesco Megna, 14 anni.
12 febbraio 1988 Cittanova (RC) -  Francesco Megna di 14 anni.
"Francesco non ha nulla a che fare con la 'ndrangheta, la famiglia ha un bar in paese, frequenta il primo anno dell'istituto per geometri. Durante una festa di carnevale litiga con un coetaneo forse per uno scherzo di troppo. Si danno appuntamento "fuori" per risolvere la questione "magari con una sana scazzottata tra adolescenti". Ma l'altro non la pensa così e si presenta all'appuntamento armato di pistola e lo colpisce al torace. "La cultura della faida è difficile da cancellare".
Accade un fatto straordinario: sono i ragazzi che hanno assistito al litigio a parlare, a "tradire" il loro coetaneo. Segno che qualcosa è cambiato in città dagli anni bui della faida senza quartiere. La morte di Francesco è talmente sconvolgente da non ammettere il silenzio." (Tratto da  "Dimenticati" di Danilo Chirico/Alessio Magro)

 

12 Febbraio 1991 Torre Annunziata. Ucciso Antonio Raia, 21 anni, pacifista, obiettore di coscienza, terzo anno di Istituto universitario navale.
E' morto senza sapere perchè Antonio Raia, 21 anni, pacifista, obiettore di coscienza, terzo anno di Istituto universitario navale. Odiava la violenza, aveva rinunciato alle armi e scelto di rendersi utile a chi ne aveva più bisogno.Undici e trenta, il corso Umberto I è una gola ostruita dal traffico. Folla per strada, incroci congestionati. La ruota anteriore di un motorino sfiora quella di una Uno imbucata in una interminabile coda. I colpi in successione di una pistola a tamburo contro i due occupanti della macchina: a far fuoco è il ragazzo sul sedile posteriore, tiene l'arma con le due mani, a pochi centimetri dal finestrino di destra. Niente bossoli, un lavoro che doveva essere pulito, rendere difficile il lavoro degli investigatori.
Riverso sul cruscotto della Uno, Pasquale Trotto, 54 anni, invalido dal tempo dell'ultima guerra, il vero obiettivo di quest'altra spietata esecuzione di camorra.
Antonio Raia si precipita fuori dalla macchina, tenta di fuggire: forse Trotto gli ha confidato qualcuno dei suoi segreti, forse invece potrebbe riconoscere i killer e raccontare tutto. E i sicari non se lo lasciano scappare: uno di loro, che non si è neppure preoccupato di coprirsi il volto, appoggia la mano sul tetto della Uno e spara, centrandolo al petto.
Paralizzato dal terrore, sul sedile posteriore, c'è il figlio di Trotto, Michele: si mette alla guida e tenta di soccorrere i due. Inutile la corsa all'ospedale civile di Torre Annunziata: il ragazzo era già morto. (da La Repubblica del 13 Febbraio 1991)


12 Febbraio 1992 - Faiano di Pontecagnano (SA) Uccisi Claudio Pezzuto e Fortunato Arena, Carabinieri
Il 12 febbraio 1992 a Faiano di Pontecagnano (SA) due giovani carabinieri, Fortunato Arena e Claudio Pezzuto, fermavano per un controllo di routine un fuoristrada con a bordo 4 persone in pieno centro abitato.
Quando il carabiniere Claudio Pezzuto si avvicinava al conducente, veniva imprevedibilmente raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco esplosi da un secondo individuo che era nell'abitacolo dell'auto.
Benché ferito ad un braccio e impossibilitato ad usare la propria arma, Pezzuto si adoperava con coraggio per allontanare i passanti, prima di venire nuovamente colpito.
Il carabiniere Fortunato Arena si precipitava a soccorrere il commilitone, rispondeva al fuoco, ma anche lui rimaneva vittima della furia omicida dei malviventi.
Il massacro di Piazza Garibaldi è firmato A.C.R., una sigla che distingue l'ultima associazione delinquenziale nata dalle ceneri della NCO di Raffaele Cutolo.
Alla memoria dei due carabinieri è stata assegnata la medaglia d'oro al valor militare. (Fondazione Pol.i.s.)



12 Febbraio 1993 - Secondigliano (NA) Ucciso Vincenzo D'anna, proprietario di una piccola impresa edile
Il 12 febbraio 1993 Vincenzo D'Anna, un costruttore edile, viene ucciso presso il cantiere Villa Lucia di Secondigliano, all'età di 60 anni.
L'uomo dirigeva lavori in diversi cantieri della zona, e nel corso degli anni  aveva ricevuto svariate minacce da individui appartenenti al clan camorristico Licciardi che imponeva una tangente pari al 10% del guadagno.  Le richieste erano continue ed esose, D'Anna si ribellò. Per questo motivo alcuni uomini armati giunti presso il cantiere dove si trovava, gli spararono. Trasportato in ospedale, morì dopo circa un'ora. (Fondazione Pol.i.s.)

 


13 Febbraio 1947 Leonardo Salvia (Partinico) - Nunzio Sansone (Villabate)

Nunzio Sansone è stato ucciso il 13 febbraio 1947 a Villabate i provincia di Palermo, era unmilitante comunista impegnato nella lotta per la riforma agraria, lo steso giorno a Partinico (PA) e stato ucciso Leonardo Salvia, anch'egli impegnato nelle lotte contadine. (familiarivittimedimafia.com)

 

13 Febbraio 1975 Comerio (VA) Tullio De Micheli, industriale, rapito, un pentito ha raccontato che era morto soffocato.
Tullio De Micheli, titolare di una fonderia a Mornago, rapito mentre in auto ritornava alla sua abitazione di Comerio (VA) il 13 Febbraio del 1975. Seguirono tre telefonate di richiesta di danaro poi silenzio. Un pentito ha raccontato che era morto accidentalmente, soffocato.

 

14 Febbraio 1989 Niscemi (CL). Ucciso Francesco Pepi, titolare di un'industria conserviera, "per i suoi no al racket"
Francesco Pepi, titolare di un' industria conserviera,  venne ammazzato in pieno centro di Niscemi (CL) il 14 febbraio del 1989 "e nessuno vide".
Giovane mezzadro, Pepi aveva comprato terre e poi, per primo in paese, macchinari. Aveva inventato un ingegnoso sistema per la produzione di peperoni arrostiti, pomodori seccati, melanzane, carciofi. Aveva fondato «la fabbrica», la Paic Sud, era socio di società del nord Italia, aveva contatti con i mercati generali di Roma, vendeva a grossi marchi come Ortobuono e la Arimpex di Pescara gli aveva comissionato un Tir di carciofi arrostiti alla settimana.
Francesco Pepi, persona generosa che aiutava sempre chi si trovava nel bisogno, fu ucciso perché si era ribellato alla coercizione, si era rifiutato di scendere a patti con il racket delle estorsioni.

 

Il 14 Febbraio 2004 a Partinico (PA) fu ritrovato il corpo di Pietro Licari, rapito il 13 Gennaio.
Questa non è una storia di mafia ma che con la mentalità mafiosa ha molto a che fare:
Pietro Licari, possidente di Partinico (PA), rapito il 13 gennaio, è stato lasciato morire di sete e di freddo dai suoi sequestratori, all'interno di un pozzo senz'acqua.
Sarebbero due giovanissimi appena maggiorenni, 22 e 18 anni, i sequestratori.

 

15 Febbraio 2004 Napoli. Uccisione di Francesco Estatico, 18 anni.
Fu uno sguardo alla propria ragazza a far scattare la violenza e furia omicida di un giovane di 17 anni, l'assassino di Francesco Estatico, il 18enne morto la domenica del 15 febbraio 2004 fuori ad uno degli chalet di Mergellina.
La tragedia si consumò in pochi istanti, Francesco fu raggiunto da numerose coltellate, all'addome e alla gamba. Francesco si trascinò per alcuni metri ma morì subito dopo in ospedale. Il suo assassino è stato condannato a 16 anni di reclusione, come ha deciso il giudice, nel carcere minorile di Nisida. (Fondazione Pol.i.s.)

 

16 Febbraio 1916 Giorgio Gennaro, Sacerdote, ucciso nella borgata palermitana di Ciaculli
Giorgio Gennaro, Sacerdote, è stato assassinato il 16 Febbraio del 1916 nella borgata palermitana di Ciaculli. A volere la sua morte due membri dell’”Alta maffia dei Ciaculli”: Salvatore e Giuseppe Greco, perché era considerato colpevole di aver denunciato pubblicamente l’ingerenza della mafia riguardo l’amministrazione delle rendite ecclesiastiche.

 

16 Febbraio 1922 Dattilo-Paceco (TP) Ucciso Antonino Scuderi, Consigliere comunale socialista e segretario della locale Società Agricola Cooperativa
"Antonino Scuderi, contadino trentacinquenne, consigliere comunale socialista, da pochi mesi segretario della cooperativa agricola di Paceco, fu ucciso in un agguato mentre tornava a Dattilo (TP) in bicicletta. Era il 16 febbraio del '22. In quell'epoca, scrive Pietro Grammatico, «la morte di un socialista non valeva il fastidio di eseguire delle indagini per accertare le cause della soppressione violenta».
Nessuno di noi ha conosciuto Scuderi; le scarne notizie biografiche su di lui sfumano nebbiose nel mito. Scuderi è un archetipo; è il calore delle lotte contadine; è l'epopea degli oppressi;  la tensione etica verso un mondo migliore, di pace, di giustizia, di libertà, di benessere, verso l'utopia del "sol dell'avvenire".
Scuderi è uno dei tanti agnelli sacrificali che gli agrari, i fascisti e i mafiosi, hanno preteso fra il 1920 e il 1924; soltanto un mese prima, il 16 Gennaio del '22, Paceco aveva pagato un altro terribile tributo di sangue con l'assassinio di Domenico Spatola e dei figli poco più che ventenni, Mario e Pietro Paolo, del dirigente socialista Giacomo Spatola." (tratto da "L'epopea degli oppressi" di Totò Pellegrino)

 

16 Febbraio 2011 San Lorenzo Del Vallo (CS). Rosellina Indrieri e Barbara De Marco, uccise per vendetta. Il cognato e zio delle vittime aveva ucciso il figlio di un boss durante una lite.
Le due donne, Rosellina Indrieri, 45 anni, e la figlia Barbara, 26 anni, sono la cognata e la nipote di Aldo De Marco, un commerciante che il 17 gennaio aveva assassinato a Spezzano Albanese Domenico Presta, 22 anni, figlio di Franco, considerato il boss della zona e attualmente latitante. Nell’agguato, portato a  termine in un alloggio popolare del piccolo comune cosentino, è rimasto ferito in maniera grave alla spalla e al bacino anche Silas De Marco, nipote del commerciante-assassino. Sfuggito all’agguato anche il marito dell’Indrieri. I killer si sono presentati intorno alle 21 davanti a casa della Indrieri con il volto coperto. Hanno buttato giù la porta d’ingresso a calci e hanno iniziato a sparare all’impazzata. A nulla sono valsi i tentativi delle due donne di sottrarsi al fuoco dei due fucili, caricati a pallettoni. Madre e figlia hanno tentato di buttarsi dal balcone, inutilmente.
Per i carabinieri il duplice omicidio e il ferimento  del ragazzo hanno una matrice mafiosa e sarebbe la risposta all’assassinio di Domenico Presta. (Dossier Sdisonorate, storie di donne uccise dalla mafia dell'Ass. DaSud)

 

17 Febbraio 1982 Cetraro (CS). Ucciso Catello De Iudicibus, negoziante, per essersi opposto alla cosca del paese.
Non sono stati trovati articoli che descrivessero direttamente l'omicidio di Catello De Iudicibus, e gli sviluppi delle indagini, ma si parla di lui, di Pompeo Brusco, un gestore di bar ucciso il 30 Giugno 1981, e di Lucio Ferrami, un commerciante ucciso il 27 ottobre del 1980, in molti articoli che trattano dei processi per l'omicidio di Giannino Losardo. Tutti omicidi che resteranno impuniti dopo la sentenza della prima sezione penale della Cassazione del presidente Corrado Carnevale (il magistrato ammazzasentenze). In realtà "undici omicidi, cinquantuno attentati dinamitardi e incendi dolosi rimarranno impuniti dopo questa decisione della cassazione".

 

17 Febbraio 1989 Tradate (VA) Scompare Andrea Cortellezzi, 22enne figlio di un piccolo industriale.

Andrea Cortellezzi, scomparve da Tradate (VA) il 17 Febbraio 1989.  Ventiduenne figlio di un piccolo industriale di laterizi, ritenuto un ragazzo strano dagli inquirenti che non credettero al rapimento; polemiche dopo che l'anonima sequestri fece ritrovare il suo orecchio mozzato. Morì per un'infezione all'orecchio tagliato.

 

 

17 Febbraio 1995 Belmonte Mezzagno (PA). Giovanni Salamone: ucciso in un agguato in una macelleria contro uno dei proprietari
Giovanni Salamone, 34 anni,  portinaio dell'Ospedale di Palermo, fu ucciso a Palermo il 17 febbraio del 1995. Stava comprando la carne in una macelleria  quando fecero irruzione dei sicari mandati a uccidere il figlio del titolare del negozio, presunto appartenente ad una famiglia vicina ad un clan mafioso rivale, che rimase gravemente ferito, così come rimase ferito un'altro avventore della macelleria. Salamone morì poco dopo il ricovero in ospedale, era sposato ed aveva due bambini di 14 e 7 anni.

 

17 Febbraio 2001 Torino, moriva Florentina Motoc, 21enne moldava
Nella notte tra il 16 e il 17 febbraio Tina Motoc, una prostituta moldava di 20 anni, è stata brutalmente assassinata. Il suo corpo nudo è stato ritrovato lungo un canale di irrigazione che attraversa un campo nelle vicinanze dello svincolo Pianezza Collegno della tangenziale di Torino. Aveva diverse ferite sul volto e sul capo, le gambe e il piede destro erano stati bruciati con il fuoco di un falò acceso con i vestiti della ragazza. (Liberanet.org)

 

18 Febbraio 1962 Alcamo (TP). Ucciso il sindacalista Giovanni Marchese
Giovanni Marchese era nato ad Alcamo il 22 Ottobre del 1922. Impiegato, gran lavoratore e sindacalista nell’azienda di trasporti dove lavorava, fu assassinato nella sua città la sera del 18 Febbraio 1962. Mentre, come al solito, era intento ad aiutare sua moglie nella gestione del panificio di famiglia, diversi colpi di arma da fuco misero fine alla sua vita.
Giovanni era un uomo instancabile, pronto a fare mille sacrifici per la sua famiglia ma anche per i diritti di tutti coloro i quali venivano sfruttati, beffeggiati e derisi dall’inosservanza delle leggi sul lavoro e sulla salute dei lavoratori. Non poteva tollerare di vedere gente indifesa, spesso ignorante, essere umiliata da sbruffoni e mafiosi in barba alle leggi e al rispetto per la persona.
La vita di Giovanni era limpidissima: lavorava come bigliettaio presso l’azienda trasporti “Segesta”, poi un aiutino alla moglie al panificio e a sera infine vestiva i panni di sindacalista tutto di un pezzo. Era amato da tutti ma aveva anche dei nemici, ovvero tutti coloro stavano dall’altra parte nella lotta per i diritti dei lavoratori.
Dopo la sua brutale uccisione, la giustizia del tempo purtroppo non consegnò i colpevoli alle sbarre di un carcere. Nessuno si prese la briga di procedere con indagini serie e nessuna amministrazione locale nell’immediato futuro, ebbe voglia di ricordarlo e far conoscere le sue lotte e la sua storia. (tratto da senzamemoria.files.wordpress.com)

 

18 Febbraio 1998 - Napoli - Giovanni Gargiulo, 14 anni, un'esecuzione capitale.
Giovanni Gargiulo aveva 14 anni. I killer lo hanno assassinato alla periferia orientale di Napoli, in via delle Repubbliche Marinare. Probabilmente la sua unica colpa è il suo cognome, le sue parentele. Gli investigatori, infatti, hanno subito imboccato la pista della faida. Quella che contrappone i clan Contini e Mazzarella. Uno scontro "storico", che non conosce fine.Giovanni Gargiulo si trovava nei pressi di un supermercato. Camminava tranquillo, a poco più di di 200 metri da una caserma dei Carabinieri e dagli uffici del commissariato di San Giovanni-Barra. Camminava tranquillo, quando gli si sono avvicinati due sicari a volto coperto, a bordo di una motocicletta, che hanno cominciato a sparargli addosso all'impazzata. Giovanni ha tentato la fuga cercando di ripararsi all'interno del vicino supermercato "A&O" che proprio in quel momento stava per essere aperto ai clienti. Un tentativo disperato, finito dinanzi al cancello che conduce al parcheggio del negozio. Lì i killer lo hanno raggiunto e freddato. (Fondazione Pol.i.s.)

 

18 Febbraio 2002 Casal Del Principe (CE). Uccisione del sindacalista Federico Del Prete
Aveva denunciato l'abusivismo e il racket nei mercati di Napoli e Caserta ma le sue battaglie per la legalità gli costarono la vita. Il 18 febbraio del 2002, a Casal di Principe, Federico Del Prete, sindacalista dello "Snaa" (un sindacato dei commercianti ambulanti), fu ucciso con sei colpi di pistola dai sicari del clan dei Casalesi. Il nono anniversario dell'assassinio di Del Prete è stato ricordato nella sede della Fondazione Polis (Politiche integrate di sicurezza per le vittime innocenti di Criminalità e beni Confiscati) e Gennaro, figlio di Del Prete, ha affermato quanto segue: «Stamattina sono andato in una scuola di Mondragone e mi sono accorto che gli insegnanti e gli studenti conoscevano Schiavone o Bardellino, ma non mio padre. Gli arresti, la repressione, non bastano, bisogna cancellare i modelli mafiosi dalle menti dei ragazzi, a cominciare dalle scuole».
Gennaro si è laureato in Scienze Sociali nel mese di febbraio 2011 con una tesi in Storia Contemporanea  - "Sviluppo ed Organizzazione della criminalità organizzata in Campania". Il giovane figlio di Federico è impegnato con il suo percorso di studi e con la sua testimonianza a ricordare la memoria del padre  e l'importanza di vivere liberamente rispettando le regole ed esigendo i propri diritti, senza il peso e il condizionamento delle mafie. (Fondazione Pol.i.s.)

 

19 Febbraio 1921 Salemi (Trapani). Ucciso Pietro Ponzo, contadino socialista
Nato a Vita (Trapani) il 18 ottobre 1851, impegnato nelle lotte contadine fin dai fasci siciliani, presidente della Cooperativa Agricola di Salemi.
Negli anni 1919-1920 partecipa alle manifestazioni e alle occupazioni delle terre per l'assegnazione dei latifondi, in particolare del feudo Mokarta, tra Salemi e Mazara.
Dalle testimonianze dei parenti risulta che gli esecutori del delitto furono processati e condannati ma rimasero senza volto i mandanti. (Centro Siciliano di Documentazione "G. Impastato")

 

19 Febbraio 1979 Palermo. Ucciso Giuseppe Spallino, commerciante di macchine stradali, ucciso per il suo nome.
Giuseppe Spallino: Aveva lo stesso nome,  possedeva una Mercedes chiara come l'altro, ambedue commercianti con attività a poche centinaia di metri l'uno dall'altro, Lui in Via F. Crispi l'altro in Via dei Cantieri, Lui vendeva macchine stradali, l'altro automobili. Ambedue erano Pino per gli amici.
Hanno condiviso anche la stessa sorte, il nostro Pino assassinato il 19 Febbraio 1979, l'altro il 4 Marzo del 1980.
Il nostro Pino però era una persona perbene, che pensava alla famiglia ed al lavoro. L'altro era il portaborse di Badalamenti che, mentre uccidevano il nostro Pino, era in galera perché trovato in possesso di un'arma da fuoco all'interno del Tribunale di Palermo, durante lo svolgimento del processo a carico del commercialista Mandalari, ipotizzato come l'amministratore dei beni di Totò Riina. Gli inquirenti ipotizzarono subito che sia Spallino che Totò Badalamenti (nipote di Tano Badalamenti) che si trovava in sua compagnia, fossero lì come osservatori del processo a carico di Mandalari. Insomma il periodo era molto buio e le cosche corleonesi si contrapposero a quelle palermitane. Il nostro Pino ha in comune con l'altro anche l'archiviazione dell'istruttoria: quella del nostro Pino seguita da Rocco Chinnici e quella dell'altro da Paolo Borsellino. Ambedue sono state chiuse senza aver identificato i mandanti o gli esecutori.
La famiglia del ns. Pino è in attesa che gli venga riconosciuto lo stato di famigliari di vittima innocente della mafia.

 

19 Febbraio 1980 Poggiomarino (NA). Assassinato Antonio Carotenuto, agente di custodia del carcere di Poggioreale.
Antonio Carotenuto. Agente del Corpo degli Agenti di Custodia - nato a Napoli il 07 marzo 1939, in servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale.
Il 19 febbraio 1980, mentre percorre, in abiti borghesi, una via del centro cittadino viene affiancato da tre individui che gli esplodono, a bruciapelo, alcuni colpi di pistola. Il militare, prontamente soccorso, cessa di vivere subito dopo il ricovero in ospedale. (polizia-penitenziaria.it)



21 febbraio 1980 Giuseppe Gullì, farmacista di Locri, viene rapito. Non è mai stato rilasciato.
Giuseppe Gullì, sessantadue anni, farmacista di Locri, consigliere provinciale della DC è stato rapito il 21 febbraio del 1980.
"E' un rapimento doppiamente simbolico. Tre persone armate e mascherate lo bloccano a Fossato di Montebello Ionico, strappandolo per sempre alla libertà.Il cerchio si stringe presto attorno alla banda dei sequestratori, nonostante i tentativi di depistaggio: arriva una lettera alla "Gazzetta del Sud", il principale quotidiano locale, corredata da una foto del rapito, con l'appello alla famiglia a versare il riscatto e frasi inneggianti alla rivoluzione armata, ma nessuno la prende sul serio. Prima cadono nella rete della giustizia la telefonista, le vivandiere, i favoreggiatori, poi vengono individuati i capi in Domenico Martino, Domenico e Tommaso Rodà, padre e figlio entrambi latitanti. Si scopre anche il covo: una grotta naturale nel paese di San Lorenzo: ci sono le tracce di una recente detenzione, ma nessun indizio che possa portare alla liberazione di Gullì.
[...]  A una anno dal sequestro la famiglia lancia un messaggio: spera ancora nella liberazione di Gullì ed è pronta a pagare. Ma il silenzio non sarà più rotto. [...] (Tratto da "Dimenticati" di Danilo Chirico e Alessio Magro)



21 Febbraio 1986 Reggio Calabria. Cosimo Giordano è stato ucciso solo perchè era un parente alla lontana di una «famiglia»
Cosimo Giordano, 48 anni, titolare di un supermercato, è stato ucciso il 21 febbraio del 1986 a Reggio Calabria, sotto gli occhi della moglie, mentre stava chiudendo il negozio.
Unica colpa di Giordano quella di essere sposato con Maria Condello, cugina di Pasquale Condello e imparentata con tre fratelli Condello accusati di essere killer di Paolo De Stefano. Una vendetta trasversale molto alla lontana dunque. «Ormai — dice il capo della squadra mobile di Reggio, Alfonso D'Alfonso — stanno uccidendo gente che non c'entra niente. Cosimo Giordano aveva dei vecchi precedenti penali ma era una persona perbene. Vogliono fare terra bruciata». (da l'Unità del 22 febb. 1986)

 

 

21 Febbraio 1996 Lazzaro (RC). Assassinato Francesco Giorgino, 40 anni, proprietario di una autofficina. Ucciso per un "nulla" da un boss locale.
"In pochi minuti per un litro d’olio non consegnato al boss del momento, Giovanni Scappatura, che abitava a qualche centinaio di metri rispetto all’officina, la sua vita è stata stravolta per sempre.
Quel litro d’olio Francesco Giorgino non lo aveva. Ma non contava questo. Contava l’affronto al boss della zona. Scappatura indignato per il rifiuto, impugnò la pistola e andò personalmente ad affermare la sua autorità e a riscattare l’offesa subita con la violenza, spargendo sangue."



22 Febbraio 1948 Gibellina (TP). Assassinio dell'Avv. Vincenzo Campo. Candidato DC alle elezioni dell'aprile 1948, in contrasto con la corrente supportata dai gruppi mafiosi.
L'Avv. Vincenzo Campo fu fulminato a colpi di mitra sulla strada Alcamo-Sciacca, nei pressi di Gibellina.
Campo era segretario regionale della DC e candidato alla Camera nelle elezioni nazionali del 18 Aprile 1948.
La sua candidatura era stata contrastata dai gruppi mafiosi collegati con un'altra corrente nello stesso partito.



22 Febbraio 1981 Palmi (RC). Scompare Rossella Casini, 25enne studentessa fiorentina, fidanzata con un ragazzo del luogo.
Rossella era una donna coraggio che ha sfidato la 'ndrangheta da sola, tra omertà e silenzio. Fiorentina, figlia unica, vive nella sua casa a Santa Croce insieme al padre, un operaio in pensione della Fiat e alla madre, attenta casalinga. Si iscrive alla facoltà di Psicologia nell'ateneo della sua città, ed è lì che nel 1978 conosce Francesco Frisina, studente fuori sede di Economia, originario di Palmi (RC). I due vivono appieno la loro storia, tanto che le famiglie dei due si conoscono e sono frequenti le trasferte di Rossella a Palmi. L'equilibrio della coppia viene rotto il 4 luglio 1979, quando due sicari uccidono con 2 colpi di pistola il padre di Francesco, Domenico Frisina. Un omicidio incomprensibile per la giovane fiorentina, che non può capire e neanche sospettare il movente. Poche settimane dopo è il turno di Francesco. Il ragazzo viene colpito da un proiettile alla tempia, ma si salva miracolosamente. Nella confusione più totale, Rossella lo convince a fare la convalescenza a Firenze. Ed è li che pretende delle risposte dalle quali Francesco non può più scappare. Emerge, così, che la famiglia Frisina è affiliata alla 'ndrangheta, coinvolta nella guerra tra i clan Condello e Gallico di Palmi che farà 54 morti. Disarmata dal ritrovarsi a vivere una situazione così lontana dal suo modo di vivere, Rossella convince il fidanzato a chiedere protezione allo Stato denunciando gli assassini del padre. Lei stessa si fa interrogare, cercando di raccontare tutto quello che è stata in grado di estorcere a Francesco. Dopo l'interrogatorio fiume di Rossella al magistrato Francesco Fleury, che permette di effettuare qualche arresto, le indagini per competenza territoriale si spostano a Reggio Calabria. È uno squarcio nell'omertà, che però fa di Rossella una mina vagante nelle mani della 'ndrangheta. Francesco, ancora ricoverato in ospedale, viene convinto alla ritrattazione della sua deposizione, che però gli costa comunque il carcere.
Rossella viene “convocata” dalla famiglia di Francesco a Reggio. Viene costretta a firmare una dichiarazione redatta dalla famiglia e dall'avvocato nella quale nega quello che ha riferito ai magistrati. È la sua condanna a morte. Quella sera Rossella chiama il padre Loreto per avvertirlo che stava rientrando, ma, purtroppo, non tornerà più a casa. Scompare e nessuno è in grado di fornire notizie utili al suo ritrovamento. O meglio nessuno è disposto a parlare. La famiglia di Francesco non può sopportare l'affronto fatto dalla ragazza, e lavare il disonore spetta a loro. L'ordine è perentorio: “fate a pezzi la straniera”. Domenico Gallico e Pietro Managò rapiscono, fanno a pezzi e gettano nel mare calabrese la giovane Rossella. Il piano viene ideato dalla sorella di Francesco, Concetta. Una donna che assicura di “lavare con il sangue il tradimento”.
Una storia familiare tragica che costa la vita alla madre di Rossella, morta qualche anno dopo la sua scomparsa per il troppo dolore provato per la perdita della sua unica figlia. Il papà Loreto non si da pace, cercando insistentemente la figlia. Fino a quando, il 22 luglio 1994, legge sul giornale: “Rossella ragazza antimafia tutta da sola da Firenze volle affrontare cosa nostra. Allora la fecero a pezzi”. Solo dopo 13 anni, il silenzio sulla sparizione di Rossella viene interrotto dalle rivelazioni di 3 collaboratori di giustizia. Una verità emersa brutalmente, come se nessuno potesse prendersi la briga di avvisare quel padre che rischia di impazzire e la sua famiglia. Siamo allo scontro tra silenzio e omertà. In tutti i loro significati. Pietre che pesano sulla coscienza collettiva. (Libera.it)

 

22 Febbraio 1991 Misterbianco (Catania). Ucciso Nicolò Di Marco, geometra del comune.
Misterbiano (CT), 22 febbraio 1991, per ucciderlo, non hanno avuto esitazione ad inseguirlo fin dentro l' ufficio, per sparargli il colpo di grazia davanti a decine di persone. Nicola Di Marco, 37 anni, un contratto a termine da geometra, si occupava di sanatorie edilizie, con il comune di Misterbianco, a pochi chilometri da Catania, è stato ammazzato come un boss, ma aveva avuto solo piccoli problemi con la giustizia. Secondo gli inquirenti, l' uomo avrebbe pestato i piedi a qualche personaggio influente delle cosche che operano nei paesi dell' entroterra catanese. La zona tra Lineri e Monte Palma, nel comune di Misterbianco, è stata costruita abusivamente per la quasi totalità, ed è considerata ad alta concentrazione mafiosa. (Tratto da La Repubblica)

 

22 Febbraio 1992 Bagheria (PA). Ucciso Salvatore Mineo, commerciante.
Ucciso perché ribellatosi al racket.

 

23 Febbraio 1889 Castelbuono (PA). Stanislao Rampolla, Delegato di Pubblica Sicurezza a Marineo aveva scoperto il malaffare ma non fu creduto. "Suicidio per mafia"

 

23 Febbraio 1982 San Giorgio a Cremano (NA). Ucciso Antonio Salzano, Maresciallo di Polizia
Antonio Salzano, maresciallo di Polizia ucciso in casa sua la notte del 23 febbraio 1982 a San Giorgio a Cremano.
La moglie racconta che i killer hanno bussato alla porta e sparato a raffica con due pistole, colpendolo al petto, al collo, allo stomaco ed alla tempia sinistra con una rivoltella 38 special. Subito dopo si sono dileguati in automobile.
Dodici ore prima Salzano si trova nel Palazzo di Giustizia, quando nelle camere di sicurezza è ucciso il boss Antonio Giaccio, detto "Scialò" ed è ferito Gennaro Liccardi, capo della "Nuova Famiglia" di Forcella, entrambi ritenuti anti-cutoliani.
Una telefonata anonima al quotidiano Il Mattino cerca di gettare fango sul Maresciallo, incolpandolo di aver fornito le armi ai detenuti. Qualche tempo dopo Michele Montagna, affiliato dei cutoliani, dichiara di aver ucciso e ferito Giaccio e Liccardi, scagionando definitivamente Antonio Salzano. (Fondazione Pol.i.s.)

 

23 Febbraio 1985 Palermo. Ucciso l'imprenditore Roberto Parisi e Giuseppe Mangano, suo autista.
A Palermo, il 23 febbraio del 1985, furono uccisi, in un agguato mafioso, Roberto Parisi, 54 anni, amministratore dell'Icem, appaltatrice dell'illuminazione stradale del comune, e presidente della Palermo Calcio, ed il suo autista Giuseppe Mangano, 37 anni, dipendente dell'Icem, sposato con tre figli.
Dalle dichiarazioni di Ciancimino figlio, sembra che la condanna a morte di Roberto Parisi sia dovuta non alle sue attività principali ma a contrasti di gestione con gli altri soci di un impianto di itticoltura in provincia di Trapani.
"Quando fu ucciso Parisi, uno dei suoi soci, Pierluigi Matta, si rivolse a Ciancimino (che era in carcere) attraverso i figli per sapere se il delitto avesse a che vedere con l'appalto da loro gestito per la pubblica illuminazione di Palermo. Vito Ciancimino fece sapere che la matrice era altra, portava in provincia di Trapani, a Marsala, ad un impianto di itticoltura che «Icemare», società dove c'entrava Parisi, gestiva sull'«Isola Grande» dello Stagnone.  Diversità di opinioni sulla gestione della società avevano portato ad armare contro Roberto Parisi la mano dei killer. E la richiesta poteva essere arrivata a Palermo da Vincenzo Virga e dai Messina Denaro, dai capi mafia di Trapani e Castelvetrano.  Roberto Parisi in questa società che gestiva l'impianto di acquacoltura nello Stagnone era socio con un altro imprenditore «importante» del palermitano, Mario Niceta. Parisi, pare, avrebbe dovuto cedere a questi tutte le sue quote, ma avrebbe chiesto un prezzo più alto di quello concordato, almeno così raccontano La Licata e Ciancimino ne loro libro: «Era come non rispettare la parola d'onore che aveva dato», scrivono ricostruendo l'episodio Ciancimino e La Licata nel libro edito da Feltrinelli, «poteva avere anche ragione Parisi ma con questa gente non ci sono ragioni che reggono». La Procura di Palermo sul delitto di Roberto Parisi sta nuovamente indagando." (Rino Giacalone - 2010)

 

23 Febbraio 1989 Laureana di Borrello (RC). Uccisione di Marcella Tassone, di 10 anni. Uccisa insieme al fratello, Alfonso, con cui era in macchina.
Marcella Tassone è stata uccisa a 10 anni a Laurana di Borrello (RC). Non è stato un errore, è stata colpita con otto colpi di pistola; vero obiettivo della missione punitiva mortale era il fratello Alfonso, 20 anni, militare in licenza  di convalescenza. "Alfonso Tassone era diffidato di ps e forse era rimasto implicato in qualche modo nell'omicidio di tre persone (una delle quali un marocchino, a Gioia Tauro il 9 settembre scorso). Sospettato e arrestato, dopo una decina di giorni venne però scarcerato. Gli assassini mercoledì sera conoscevano in anticipo i movimenti del giovane: hanno atteso il passaggio dell'Alfetta a 300 metri dall'inizio del paese, in contrada «Mulino Vecchio», dove una stretta curva costringe gli automobilisti a rallentare. Un killer ha aperto il fuoco da un terrapieno ai margini della strada con un fucile ed Alfonso, raggiunto dai pallettoni, ha perso il controllo del mezzo. L'auto ha proseguito la sua corsa sbandando e andando a urtare una quindicina di metri più avanti contro un muro. Per i sicari è stato facile avvicinarsi e concludere la missione di morte. Marcella Tassone è stata uccisa perché poteva diventare un testimone pericoloso

 

23 Febbraio 1990 Vibo Valentia. Saverio Purita, 11 anni, scompare, lo ritrovano il 27 morto soffocato e bruciato.
Saverio Purita ha solo unidici anni quando scompare, il 23 febbraio del 1990 a Vibo Valentia, e viene ucciso come il peggiore dei boss.
Viene ritrovato dopo quattro giorni  in una pineta  tra Vibo e Lamezia, la testa immersa nella sabbia e il corpo semicarbonizzato.
Difficile non pensare alla sorte che era toccata al padre del ragazzo. Nicola Purita era partito da Vibo alla volta di Milano, dove era diventato un facoltoso imprenditore edile, prima di venire coinvolto in diverse inchieste di mafia. Al suo rientro a Vibo, nell'ottobre '82, era stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, poi dato alle fiamme insieme a una Mercedes abbandonata.
All'inizio l'ipotesi seguita è quella di un tentativo di violenza da parte di un maniaco. Una pista destinata subito a cadere: il corpo del ragazzo non presenta segni di violenza. Si scopre che il bambino undicenne più volte è uscito da scuola in anticipo: le richieste con la firma falsa della madre sono state trovate nel suo diario. Che cosa ha fatto il piccolo Saverio per meritare la morte?  (Tratto da Dimenticati di Danilo Chirico e Alessio Magro)

 

23 Febbraio 2000 Muoiono Alberto De Falco e Antonio Sottile, agenti della Guardia di Finanza. Erano a bordo di una Fiat Punto speronata da una Rover blindata di contrabbandieri.
La notte del 23 febbraio del 2000 morivano a Brindisi, travolti da un'auto contrabbandiera, i finanzieri Antonio Sottile e Alberto De Falco. I finanzieri stavano fronteggiando l'ennesimo sbarco di sigarette: erano in quattro, due rimasero gravemente feriti, ed erano a bordo di una minuscola e scalcagnata Fiat Punto. All'epoca  quella era la zona più calda d'Italia per i traffici di sigarette e le organizzazioni contrabbandiere erano munite di giganteschi fuoristrada blindati più vicini a carri armati che ad automezzi, la guardia di finanza era chiamata a combattere muovendosi su indifese utilitarie.
Solo dopo tale tragico episodio la Guardia di Finanza fu fornita di fuoristrada. Ma ormai l'interesse della mafia si era spostata su altre attività.

 

23 Febbraio 2012 Gioia Tauro (RC). Scompare Fabrizio Pioli, elettrauto di 38 anni. «Morire per un incomprensibile "senso dell'onore" tradito da Facebook».
L'unica colpa di Fabrizio Pioli, ragazzo di Gioia Tauro (RC), è stata di essersi innamorato di Simona, una ragazza di 24 anni, separata, con un bambino di 4 anni. Un amore, nato su Facebook, non gradito dai parenti di lei.
Fabrizio fu fermato il 23 febbraio del 2012, all'uscita dall'abitazione della ragazza, che chiamò le forze dell'ordine per cercare di salvarlo, e per più di un anno non se ne è saputo più nulla, nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine per ritrovarlo.
Il corpo ritrovato il 2 marzo 2013 grazie alle indicazioni del padre della ragazza, autoaccusatosi dell'omicidio, sorvegliato speciale di ps e in passato coinvolto e poi prosciolto nell’inchiesta Piano Verde condotta contro le cosche della ‘ndrangheta della zona.

 

24 Febbraio 2008 Soverato (CZ). Ritrovato il cadavere carbonizzato di Vincenzo Bonifacio, Guardia Giurata. "Testimoniò in un processo contro un giovane capomafia".
Vincenzo Bonifacio, guardia giurata, scomparve il 15 febbraio 2008 dopo aver raccolto del denaro in alcuni supermercati. Il suo corpo fu ritrovato carbonizzato all'interno dell'auto di servizio il 24 febbraio successivo.
Alcuni anni prima era stato testimone per l'accusa in un processo per omicidio conclusosi con l'assoluzione degli imputati, uno dei quali aveva esternato il suo rancore verso Vincenzo.
Le indagini vanno avanti, anche con la testimonianza di alcuni pentiti; non si conoscono ancora gli assassini ma si ha la conferma che Vincenzo Bonifacio era una persona perbene.

 

Corleone (PA): 28 Gennaio 1995 Giuseppe Giammona, 23 anni - 25 Febbraio 1995 Giovanna Giammona e suo marito Francesco Saporito
Corleone (PA). Una storia che ha dell'incredibile. Giuseppe Giammona fu assassinato il 25 gennaio 1995 nel proprio negozio di abbigliamento, la sorella Giovanna il 25 febbraio mentre era in auto assieme al marito, Francesco Saporito. La donna protesse col proprio corpo il figlio che teneva in braccio, sul sedile anteriore. Il bambino, che allora aveva un anno e mezzo, rimase miracolosamente illeso, così come il fratellino di quattro anni che dormiva sul sedile posteriore.
Per i boss il sospetto era che i Giammona fossero coinvolti in un fantomatico progetto, ispirato dalle cosche perdenti, per rapire il figlio del capomafia Totò Riina. Il processo agli esecutori e ai mandanti dell'uccisione è stato celebrato tra la fine degli anni '90 e i primi anni del 2000, davanti alla Corte di Assise di Palermo. Imputati erano Leoluca Bagarella, Leonardo e Vito Vitale, Giovanni Brusca considerati gli autori materiali degli omicidi e Giovanni Riina, allora incensurato, figlio del capomafia Salvatore Riina. La Corte di Assise ha condannato tutti gli imputati e sancito che «non emerge alcun minimo elemento che conforti l'ipotesi di legami o contatti di qualsiasi genere stabiliti tra Giuseppe Giammona e persone o comunque a gruppi o ambienti della criminalità organizzata».
Nel 2012 alla famiglia, la madre dei Giammona ed  ai nipoti che lei sta crescendo, è stato riconosciuto lo stato di famigliari di vittime innocenti di mafia.

 

25 Febbraio 1996 Terlizzi (BA). Assassinato Gioacchino Bisceglia, 25 anni, falegname.
Gioacchino Bisceglia 25 anni è stato ucciso a Terlizzi (BA) il 25 febbraio del 1996. Era andato ad un appuntamento con dei malviventi che chiedevano il riscatto  per l'auto del fratello, che avevano rubato. La discussione è finita in rissa ed uno dei ladri ha tirato fuori una pistola ed ha sparato colpendo a morte Gioacchino e ferendo il fratello che era andato con lui insieme ad un'altro amico.
Due dei malviventi, arrestati, sono stati condannati anche per strage, avendo collocato un'auto carica di tritolo di fronte al Municipio del paese. L'ordigno scoppiò ferendo gravemente un vigile urbano.

 

25 Febbraio 1997 a Palma di Montechiaro (AG) muore Giulio Giuseppe Castellino, dirigente del Servizio d'igiene della Usl di Agrigento.
Giulio Giuseppe Castellino, 53 anni, dirigente del Servizio d'igiene pubblica presso la Usl di Agrigento morì in ospedale il 25 febbraio del 1997.
Il 12 febbraio, mentre tornava a casa con la propria auto,  in contrada "Mosella", ad Agrigento, fu ferito con tre colpi d'arma da fuoco di cui uno alla testa. Aveva già ricevuto minacce, nel mese di novembre qualcuno aveva sparato un colpo di lupara contro il portone di casa. Era un dirigente serio e scrupoloso; aveva ordinato la chiusura del mercato ortofrutticolo della città, perché troppo sporco, il quale rimase fermo qualche giorno. Aveva revocato autorizzazioni sanitarie ed era restio a concederle con facilità. Tuttora non si conoscono le motivazioni di questo grave atto.

 

 

26 febbraio 1992 Casapesenna (CE). Pasquale Pagano, 36 anni commerciante, e Paolo Coviello, 63 anni pensionato, vengono uccisi per uno scambio di persona, nell’ambito di una faida di camorra.
I due uomini viaggiavano a bordo di una Renault Clio grigio chiaro, un’auto dello stesso tipo e dello stesso colore di quella di un affiliato al clan dei casalesi vittima designata, che nei giorni precedenti aveva tentato un agguato ai danni di un affiliato ad un clan avversario che costituisce un gruppo di fuoco per vendicarsi. I cinque killer armati di kalashnikov, fucile calibro e pistole, al segnale lanciato da quest’ultimo alla vista dell’autovettura, uccidono Pagano e Coviello sul colpo crivellando l’auto di proiettili.

 

26 Febbraio 1995 Terrasini (PA) ritrovato il corpo di Francesco Brugnano.
Francesco Brignano, titolare di una cantina vinicola di Partinico fu ritrovato privo di vita , a Terrasini (PA), all' interno del bagagliaio della sua automobile.
Sembra fosse il confidente del maresciallo dei carabinieri Antonino Lombardo, che stava aiutando, e che per questo sia stato ucciso.
In seguito, il 4 marzo, il maresciallo Lombardo si suicidò. Non si pensa ci siano collegamenti tra le due morti.

 

26 Febbraio 2000 a Strongoli (Crotone) rimane ucciso Ferdinando Chiarotti, pensionato di 73 anni.
Ferdinando Chiarotti, un pensionato di 73 anni, il 26 febbraio del 2000 stava prendendo il sole su una panchina di Strongoli quando è stato raggiunto da una pallottola sparata contro una delle vittime di un regolamento di conti tra clan. E' morto pochi istanti dopo aver raggiunto l'abitazione del fratello, situata poco distante dal luogo dell'agguato. Agguato mafioso avvenuto in pieno centro, affollato di gente, che ha causato, oltre la morte dei tre giovani destinatari, anche il ferimento di un altro anziano e di un carabiniere che, insieme ad altri colleghi si era lanciato all'inseguimento degli assalitori.
I presunti colpevoli furono arrestati ma il processo si concluse  il 7 settembre del 2006 con otto assoluzioni "per non aver commesso il fatto" e una condanna a 16 anni per l'unico che si autoaccusò della morte delle 4 persone per omicidio plurimo aggravato.

 


26 Febbraio 2014 Arzano (NA). Assassinato Vincenzo Ferrante, 30 anni, due figli piccoli. Era casualmente in un centro estetico con il vero obiettivo dell'attentato. Vittima innocente in una guerra di camorra.

"Aspetta l'estetista. Vuole solo farsi le sopracciglia. I killer lo scambiano per il guardaspalle del boss mentre è soltanto un operaio padre di famiglia. Il guardaspalle vero, appena sentiti gli spari, anziché proteggere il suo "datore di lavoro" è subito sparito nel nulla, di fatto consegnando all'equivoco e alla morte una vittima innocente. Perché Vincenzo Ferrante, 30 anni, padre di due bambini ancora molto piccoli, si trova nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Esce dal box quando sente gli spari. Vede i sicari, cerca di scappare, ucciso con due colpi di pistola alla schiena e alla testa." (Da La Repubblica)


27 Febbraio 1985 Palermo. Ucciso l'imprenditore Pietro Patti, titolare di uno stabilimento di frutta secca nella zona Brancaccio

Pietro Patti, 47 anni,  titolare insieme con i fratelli di uno stabilimento per la lavorazione della frutta secca a Brancaccio, una delle zone periferiche di Palermo nella quale più pesante è la presenza della mafia, è stato assassinato il 27 febbraio del 1985 mentre accompagnava le quattro figlie a scuola. Nell’agguato rimase gravemente ferita anche la figlia Gaia, di soli nove anni. Venne ucciso per non aver ceduto alla mafia del racket che gli chiedeva,  a conclusione di un periodo in cui aveva subito diversi attentati, una estorsione di mezzo miliardo di lire.

 

27 Febbraio 1989 Gela (CL). Ucciso Pietro Polara, commerciante, vittima di vendetta trasversale.
Pietro Polara , commerciante di Macchine Agricole, cavaliere del Lavoro, fu ucciso il 27 febbraio del 1989 nel quartiere residenziale di Macchitella a Gela.
Vittima di vendetta trasversale. Nel mese di Dicembre furono uccisi il fratello con l'intera famiglia, la moglie e due figli; una delle tante stragi in quei tempi in una Sicilia con le cosche in lotta per il predominio.

28 febbraio 1985 Reggio Calabria. Ucciso Giuseppe Macheda, vigile urbano di 30 anni.
Giuseppe Macheda, vigile urbano di 30 anni,  faceva parte di una squadra che si occupava di combattere l'abusivismo edilizio a Reggio Calabria.
Gli spararono un colpo di fucile alle spalle nella notte del 28 febbraio 1985 mentre faceva ritorno a casa.
La sera prima gli avevano incendiato l'auto. Due sere prima a prendere fuoco era stata l'auto di un altro componente della squadra.
La squadra antiabusivismo nelle settimane precedenti aveva sequestrato numerosi immobili e fatto arrestare molte persone. (tratto da Dimenticati di D. Chirico e A. Magro)

 

29 Febbraio 1920 Palermo Ucciso Nicolò Alongi, dirigente del movimento contadino prizzese.
Nicola Alongi, dirigente del movimento contadino prizzese dai Fasci siciliani al biennio rosso, contadino autodidatta,  fu assassinato dalla feroce mafia del suo paese il 29 febbraio dell 1920. «So di essere un morto in licenza», diceva ai suoi compagni nei giorni prima di essere ucciso.
«A Prizzi Alongi fu l'animatore della cooperativa "La Proletaria", alla quale si contrappose una finta cooperativa di reduci, il cui ispiratore fu don Silvestre Gristina, detto "Sisì", fratello del sindaco "socialista" Epifanio (che, dopo la marcia su Roma, avrebbe aderito al fascismo). Il tentativo di Gristina era quello di bloccare le spinte di rinnovamento che Alongi e il suo gruppo portavano avanti intimidendo ed inquinando il movimento contadino.  Ma tale tentativo non riuscì, e allora gli agrari passarono alle maniere forti. Il 31 Gennaio 1919 a Corleone venne assassinato l'assessore socialista Michele Zangara; il 22 settembre dello stesso anno cade sotto il piombo mafioso Giuseppe Rumore, segretario della lega contadina di Prizzi e stretto collaboratore di Nicola Alongi.
Tale scia di sangue non fermò l'impegno di Alongi, né la spinta di rinnovamento delle masse contadine. Egli sapeva di essere il prossimo bersaglio, ma continuò a lavorare con la stessa passione di prima fino a quando la sera del 29 Febbraio 1920 due colpi di lupara lo fermarono per sempre. La sua morte non fermò la mano assassina; infatti, il 14 Ottobre dello stesso anno fu ferito mortalmente il suo amico e compagno Giovanni Orcel, che si spense il giorno dopo all'ospedale "San Saverio" di Palermo. Con l'uccisione di Orcel e di Alongi, capi indiscussi del movimento sindacale siciliano, si chiuse non solo il "biennio rosso", ma anche una delle pagine più gloriose del movimento sindacale siciliano. L'avvento del fascismo "normalizzò" definitivamente la situazione.  Il suo assassino rimane tuttora ignoto.» (Tratto dal "biennio rosso" di Rosa Farangi)


29 Febbraio 1988 Paceco (TP). Giustiziato Rosario Cusumano, 16 anni, garzone in un panificio. Non aveva rispettato la legge dell'omertà.

29 febbraio 2004 Burgos (SS). Ucciso, con un ordigno posto davanti casa, Bonifacio Tilocca padre del sindaco Pino Tilocca
Bonifacio Tilocca era il padre di Pino, sindaco per 4 anni di Burgos, un piccolo paese tra Sassari e Nuoro. La sua colpa è stata quella di aver raccontato a un magistrato quello che aveva scoperto sugli attentati che il figlio aveva subito in 4 anni di governo e che aveva denunciato nel 2002. Una bomba davanti all’ingresso della sua casa lo uccise all’età di 71 anni il 29 febbraio del 2004. (Liberanet.org)

 

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Le Vittime che commemoriamo, mese: GENNAIO PDF Stampa E-mail

2 Gennaio 1984 Ottaviano. Ucciso Silvio Iervolino, bambino di due anni e mezzo, colpito alla testa da proiettili diretti allo zio con cui stava giocando.
"Tre anni li avrebbe compiuti a maggio, ma la barbara legge della vendetta camorristica non risparmia la vita nemmeno ai bambini. Silvio Iervolino, due anni e mezzo, nipotino di un pregiudicato proposto per la sorveglianza speciale e noto come affiliato all'organizzazione criminale di Raffaele Cutolo, è stato trapassato dagli stessi proiettili che hanno gravemente ferito lo zio durante un agguato di clan avversari."

2 Gennaio 1990 Catona (RC) Andrea Bonforte, 15 anni, vittima della guerra di 'ndrangheta
"Andrea Bonforte, 15 anni, morto in guerra a Reggio Calabria" titola così l'articolo della redazione Stop'ndrangheta. E' l'ennesima vittima di quella che viene definita la seconda guerra di 'ndrangheta, scoppiata tra il 1985 e il 1991 tra molte 'ndrine calabresi, che ha provocato  circa 700 morti (Wikipedia) e ha ridefinito la struttura gerarchica e organizzativa della criminalità organizzata calabrese che si  accordò dotandosi di una sorta di cupola, un organo supremo simile a quello di Cosa Nostra.
Andrea, nella notte del 2 Gennaio 1990,  stava aprendo, con il padre ed i due fratelli, più grandi, il forno di loro proprietà, nel Rione Catona,  quando è scattato l'agguato. Hanno sparato in tre, appostati dietro un muretto. Andrea resta a terra, gli altri due sono feriti in modo grave - Giuseppe, il padre, morirà il successivo 23 gennaio.

 

2 Gennaio 1999 Vittoria (RG). Strage di San Basilio. Uccisi Salvatore Ottone e Rosario Salerno. Uccisi per errore.
Rosario Salerno, 28 anni, e Salvatore Ottone, 27 anni, furono le vittime innocenti di quella che è ricordata come la strage di San Basilio.
All’imbrunire del 2 gennaio 1999 un commando di killers fece irruzione all’interno del bar della stazione di servizio Esso, all’ingresso della città  di Vittoria (RG) , uccidendo 5 persone. Morirono crivellati di colpi Angelo Mirabella (in quel momento referente del clan della stidda di Vittoria), Rosario Nobile, e Claudio Motta, ritenuti affiliati al clan Dominante e i due giovani che in quel momento si trovavano casualmente nel bar.  Si salvò solo il barista, che ebbe la prontezza di rannicchiarsi sotto il bancone. Dopo 14 anni di indagini, processi e pentiti, nel gennaio del 2013 la verità sulla strage: venne ordinata dai clan Piscopo ed Emmnauello di Gela, rivali della «Stidda» vittoriese, che intendevano così estendere il proprio predominio anche nella provincia di Ragusa.

 

3 Gennaio 1949 Partinico (PA). La banda Giuliano uccise il piccolo Vito, di 3 anni, assieme al padre Carlo Guarino e Francesco Salvatore Gulino, che era in visita presso la loro abitazione al momento dell'irruzione dei banditi.
Il 3 gennaio 1949 a Partinico, "un gruppo di banditi  armati di tutto punto irrompeva nella casa di tale Carlo Guarino di Giuseppe sita in via Cappellini esplodendo diverse raffiche di mitra e lanciando bombe a mano. Rimanevano uccisi, il Guarino stesso, il figlio Vito di anni tre e tale Francesco Salvatore Gulino il quale si trovava in visita presso il Guarino.

Commessa la strage, i banditi si dileguavano sparando raffiche di mitra e lanciando bombe per impaurire la popolazione accorsa.Si presume che la strage sia stata commessa per vendetta". (da L'Unità del 4 gennaio 1949)

 

3 Gennaio 1996 Fiumefreddo (CT). Ucciso l'imprenditore Giuseppe Puglisi, forse per errore.
Niente fa pensare a un’affiliazione mafiosa della vittima. L’omicidio di Giuseppe Puglisi, avvenuto il 3 gennaio del 1996 a Fiumefreddo (CT), resta ancora un mistero per gli inquirenti. L’omicidio per le sue modalità lascia pensare a un delitto di mafia, ma forse fu ucciso per errore. (liberanet.org)

 

3 Gennaio 1998 Cinquefrondi (RC). Uccisi Saverio Ieraci (13 anni) e Davide Ladini (17 anni) da un loro coetaneo
Il 3 gennaio 1998, una lite tra ragazzi in una sala giochi, a Cinquefrondi (RC), un paesino della Piana di Gioia Tauro è finita con un massacro. Sono stati ammazzati Saverio Ieraci, un bambino di 13 anni, e Davide Ladini, un ragazzo di 17; un altro bambino, il fratello di 12 anni di Saverio, colpito alle spalle. Una lite che sarebbe potuta finire con una scazzottata ma qui siamo in terra di 'ndrangheta e gli affronti si pagano con il sangue anche a 17 anni, l'età dell'assalitore.

 

4 Gennaio 1947 a Sciacca (AG) uccisione di Accursio Miraglia, segretario della Camera del Lavoro e dirigente comunista
4 Gennaio 1947 a Sciacca (AG) fu ucciso Accursio Miraglia, segretario della Camera del Lavoro e dirigente comunista. Fondatore della Cooperativa "Madre Terra" (5 novembre 1945), ancora una grande realtà a Sciacca, che permetteva l'applicazione della legge Gullo-Segni che destinava alle cooperative i terreni incolti appartenenti ai latifondi.  Iniziativa che provocò la violenta reazione dei latifondisti e dei gabellotti mafiosi.
Accursio Miraglia non era solo un politico, era un uomo di cultura ed era impegnato attivamente nel sociale, vicino alle necessità degli umili.
«Meglio morire in piedi, che vivere in ginocchio!», frase presa in prestito dal romanzo di Ernest Hemingway «Per chi suona la campana», ripeteva a tutti quelli che si preoccupavano per lui, ogni volta che riceveva minacce o l'invito a farsi i fatti propri.
Il delitto, come del resto tutti gli omicidi di dirigenti e militanti del movimento contadino, è rimasto impunito.


4 Gennaio 1982. A Palermo viene assassinato l'imprenditore Piero Pisa, 56 anni bresciano.
Piero Pisa, 56 anni, imprenditore bresciano che aveva trasferito l'attività a Palermo, fu assassinato il 4 gennaio del 1982. Era titolare di una impresa per la realizzazione di infrastrutture urbanistiche e stradali. Operava sia in Italia che all'estero. A Palermo aveva costruito l'aerostazione di Punta Raisi.


4 Gennaio 1992 Lamezia Terme (CZ). Ucciso il sovrintendente di Polizia Salvatore Aversa e la moglie Lucia Precenzano.
Salvatore Aversa era un poliziotto vecchio stampo. Uno che aveva passato la sua lunga carriera di poliziotto a dare la caccia agli 'ndranghetisti della zona di Lamezia Terme. Il poliziotto esperto, quello che non ha bisogno di consultare archivi e faldoni, che conosce fatti, storie, boss e cosche a menadito. Uno sbirro d'altri tempi, temutissimo dalle cosche. Tanto temuto che hanno deciso di farlo fuori. E' la sera del 4 gennaio 1992. Salvatore Aversa e sua moglie Lucia Precenzano sono appena usciti da un palazzo della centralissima via dei Campioni di Lamezia Terme. Stanno per salire sulla loro Fiat 500 quando due killer professionisti col volto scoperto ed i guanti in lattice si avvicinano e sparano. Non c'è scampo per Salvatore Aversa e Lucia Precenzano. E non ci sarà pace dopo la loro morte. Una presunta testimone oculare, la giovane Rosetta Cerminara, falsa il processo e rivolge le accuse contro due giovani poi risultati innocenti. Solo in un secondo momento si scopre che a uccidere Aversa e Precenzano sono state le cosche lamettine che per fare il lavoro hanno ingaggiato due killer pugliesi che dopo anni hanno confessato l'omicidio. Nel corso degli anni la tomba dei due coniugi, che si trova nel cimitero di Castrolibero in provincia di Cosenza, è stata profanata più volte. (stopndrangheta.it)


4 Gennaio 1997 Partinico (PA). Ucciso Giuseppe La Franca, bancario in pensione, perché non voleva cedere le proprie terre a dei mafiosi.
Giuseppe La Franca, funzionario bancario in pensione, venne ucciso il 4 gennaio del 1997 a Partinico (PA) perché non voleva cedere le sue terre ai fratelli Vitale, come avevano fatto altri possidenti della zona. I “Fardazza” avevano messo le mani su un caseggiato rurale in possesso di alcuni suoi parenti ma quel terreno era suo, quel “caseggiato” occupato prepotentemente non era ‘cosa loro’. Mentre tutti gli altri scappavano davanti al pericolo e alle minacce mafiose, mentre le istituzioni e anche certi media locali facevano finta di non vedere e non sapere o erano impotenti, lui continuava a frequentare i suoi terreni affermandone la proprietà. Ma quella sua legittima caparbietà  dava troppo fastidio, a quei mafiosi senza onore, era un cattivo esempio per le altre pecorelle docili e sottomesse.


4 Gennaio 2003 Grumo Nevano (NA). Ucciso l'imprenditore Domenico Pacilio. Nei primi anni ’90 aveva denunciato una banda di estorsori provocando l’arresto e la condanna di uno di loro.
4 Gennaio 2003 Grumo Nevano (NA). Ucciso l'imprenditore Domenico Pacilio. Nei primi anni ’90 aveva denunciato una banda di estorsori provocando l’arresto e la condanna di uno di loro.

 

5 Gennaio 1976 Afragola (NA) Ucciso il maresciallo Gerardo D'arminio che stava indagando sui legami della malavita campana-sicula-calabrese.
Il 5 gennaio 1976 ad Afragola (Napoli), è assassinato il maresciallo dei carabinieri Gerardo D'Arminio, del Nucleo Investigativo, specializzato nella lotta alla mafia.
D'Arminio stava indagando sui legami della malavita campana-sicula-calabrese legati ai traffici di droga internazionale. Erano gli anni '70, D'Arminio, incaricato di dirigere il nucleo antidroga, scopre il canale attraverso il quale si importa l'eroina.
La sera del 5 gennaio stava accompagnando il figlioletto di 4 anni in un negozio di giocattoli, quando viene giustiziato da un colpo di fucile proveniente da una cinquecento gialla. In quell'auto c'erano degli appartenenti al clan Moccia sul quale stava dirigendo le sue indagini. Dell'omicidio si autodenunciò l'ultimo dei fratelli Moccia, Vincenzo, che scontata una pena di undici anni, appena uscito di galera venne ucciso.
Alla sua memoria verrà assegnata la medaglia d'argento al valor militare. (Fondazione Pol.i.s.)


5 Gennaio 1979, a Rizziconi (RC) Assassinati Carmelo Di Giorgio e Primo Perdoncini, avevano acquistato agrumi dai produttori della piana di Gioia Tauro turbando così il mercato agrumicolo controllato dalla 'ndrangheta.
Il 5 gennaio 1079 vengono assassinati a Rizziconi (RC) due operai della ditta Montresor e Morselli di Verona. Si chiamano Carmelo Di Giorgio, 24 anni, originario di Lentini (SR), e Primo Perdoncini, 31 anni, residente a Verona. Trasportano con il camion agrumi acquistati nella Piana di Gioia Tauro. Hanno turbato gli equilibri economici del territorio. A loro, trent'anni dopo, viene dedicato uno degli alberi del Bosco dei Centopassi a Gaggiano, in Lombardia.


5 Gennaio 1984 Catania. Assassinato Giuseppe Fava, giornalista del “Giornale del Sud” , de “I Siciliani” e scrittore
Giuseppe Fava "pippo", giornalista, uomo di grande cultura e umanità, fu ucciso il 5 Gennaio del 1984, nella sua amata Catania.
Una settimana prima, durante una trasmissione televisiva aveva detto: “Io vorrei che gli italiani sapessero che non è vero che i siciliani sono mafiosi. I siciliani lottano da secoli contro la mafia. I mafiosi stanno in parlamento, i mafiosi sono ministri, i mafiosi sono banchieri, sono quelli che in questo momento sono al vertice della nazione. Nella mafia moderna non ci sono padrini, ci sono grandi vecchi i quali si servono della mafia per accrescere le loro ricchezze, dato questo che spesso viene trascurato. L’uomo politico non cerca attraverso la mafia solo il potere, ma anche la ricchezza personale, perché è dalla ricchezza personale che deriva il potere, che ti permette di avere sempre quei 150mila voti di preferenza. La struttura della nostra politica è questa: chi non ha soldi, 150mila voti di preferenza non riuscirà ad averli mai! I mafiosi non sono quelli che ammazzano, quelli sono gli esecutori. Ad esempio si dice che i fratelli Greco siano i padroni di Palermo, i governatori. Non è vero, sono solo degli esecutori, stanno al posto loro e fanno quello che devono fare. Io ho visto molti funerali di Stato: dico una cosa che credo io e che quindi può anche non essere vera, ma molto spesso gli assassini erano sul palco delle autorità…”.
E' stato ucciso per queste parole e perché era alla ricerca costante della verità che denunciava costantemente sia nei suoi articoli che nelle interviste che rilasciava.


5 Gennaio 1988, a Laureana di Borrello (RC) assassinato Nicola Pititto


5 Gennaio 2007 Trapani. Antonino Via, 22 anni, magazziniere in un centro commerciale, viene ucciso mentre cercava di soccorrere un collega aggredito da dei rapinatori armati.

Antonino Via, 22 anni, magazziniere della Gea di Trapani, fu ucciso  il 5 gennaio 2007 durante un tentativo di  rapina; era intervenuto per salvare un collega a cui, sotto minaccia di una pistola, un rapinatore chiedeva di consegnarli l’incasso della giornata.

 


6 Gennaio 1980 Palermo. Ucciso Piersanti Mattarella, politico della DC e Presidente della Regione Sicilia.
Piersanti Mattarella, giovane presidente della Regione siciliana,  viene assassinato la mattina del 6 gennaio del 1980 mentre con moglie e figli si accinge ad andare a messa con la propria auto.  Non ha la scorta perché, nei giorni festivi, vuole che anche gli agenti stiano con le proprie famiglie. Si è appena seduto alla guida della vettura, quando si avvicina il killer che gli spara diversi colpi a bruciapelo e  poi fugge. Mattarella spira poco dopo il ricovero in ospedale.
Già negli ultimi mesi del 1979 Mattarella si era reso pienamente e drammaticamente conto che la propria sorte, la propria vita, erano strettamente intrecciate all'evoluzione dei rapporti di forza tra politica e mafia e al peso che all'interno del suo partito avevano quegli uomini che - secondo lui - "non facevano onore al partito stesso" e che "bisognava eliminare per fare pulizia".
Al termine di una lunga e complessa vicenda giudiziaria verranno condannati come mandanti i Boss, della commissione di Cosa nostra, Totò Riina, Michele Greco, Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Francesco Madonia e Antonino Geraci. Né gli esecutori materiali e neppure i mandanti esterni saranno mai individuati.

 

6 Gennaio 1983 San Gennariello Vesuviano. Ucciso Michele Iervolino, un bambino di 7 anni, da pallottole destinate, forse, al fratello Giuseppe di 23 anni, rimasto ucciso insieme a lui.
Michele Iervolino, un ragazzino di appena 7 anni, ed  fratello Giuseppe, di 23 anni sono le vittime di un delitto di camorra. I due sono stati assassinati il 6 gennaio del 1983 nella casa dei genitori a San Gennariello Vesuviano, un piccolo comune della provincia di Napoli.
Si trovavano in cucina quando nella casa hanno fatto irruzione tre sconosciuti. Probabilmente «obiettivo» degli assassini era Giuseppe Iervolino. Ma nell'inferno di fuoco scatenato le pallottole hanno raggiunto anche il piccolo Michele.


6 Gennaio 1984 Pomigliano (NA). Muore in ospedale Aldo Arcioni, 15 anni, colpito alla testa da una pallottola sparata da un'auto che ne inseguiva un'altra.
6 gennaio 1984, Pomigliano (NA). Aldo Arcioni, studente liceale di 15 anni, stava seduto nell'auto di uno zio, che era andato a fare una commissione, quando, nella strada adiacente, da un'auto, che ne inseguiva un'altra, sono partiti dei colpi di pistola. Uno dei colpi lo ha centrato alla tempia provocandone la morte. Un'altra vittima per caso. Un'altra vittima innocente.



6 Gennaio 1991 Sant'Onofrio (VV). Francesco Augurusa, 45 anni, e Onofrio Addesi, 38 anni, vittime incolpevoli di una faida famigliare per il controllo del territorio. Nella sparatoria furono ferite altre 10 persone.
Francesco Augurusa, operaio, 44 anni, fu ucciso insieme a Onofrio Addesi, 39, suo collega di lavoro, il 6 gennaio del 1991, nella piazza Umberto I di Sant’Onofrio, in provincia di Vibo Valentia, mentre aspettava il figlio davanti alla porta del bar. Erano passate da poco le 11 quando un’auto, un'Alfa 33, comparve improvvisamente sulla scena. A bordo un commando con l’ordine di uccidere gli uomini di un clan rivale.Era in atto una guerra tra le famiglie dei Bonavota e dei Petrolo che aveva lasciato sul campo già altre vittime. Ma gli interessati capirono subito cosa stava per accadere e si mischiarono alle persone presenti in piazza, nella speranza di impedire l’azione. Ma i killer incaricati dell'esecuzione non si lasciarono condizionare e scesi dall'auto, con il volto coperto, iniziarono a sparare tra la folla con pistole e kalashinkov. Poi la macchina ripartì a tutta velocità. A terra restarono due morti ammazzati e dieci feriti.
Onofrio Adessi e Francesco Augurusa morirono sul colpo.
L’inizio della mattanza fu determinato dall'omicidio di un pastore di 20 anni, Francesco Calfapietra, giovane «soldato» di Vincenzo Bonavota.
I carabinieri, dopo un inseguimento da film, riuscirono a fermare l’auto dei killer vicino a Pizzo Calabro, a una decina di chilometri da Sant'Onofrio e arrestare Rosario Michienzi, all’epoca 31 anni, considerato vicino al clan dei Bonavota. In carcere finirono anche Gerardo D'Urzo, Antonio Bartolotta e Domenico Franze. Fu grazie alle rivelazioni di Michienzi che fece i nomi dei componenti del commando e dei mandanti, spiegando nei dettagli come fu progettata l'operazione contro la cosca rivale, che si potè ricostruire tutta la sanguinosa vicenda.
Nel '93, la Corte d'Assise di Catanzaro condannò all'ergastolo Nazzareno Matina perchè ritenuto, insieme al fratello Pasquale e a Rosario Petrolo di Sant'Onofrio, il mandante della strage della befana. (foto di Francesco Augurusa  ed articolo da quotidianodelsud.it)



7 Gennaio 2011 Reggio Calabria. Assassinato Giuseppe Sorgonà, parrucchiere di 25 anni, mentre era in macchina con il figlio di 2 anni.
Giuseppe Sorgonà è stato assassinato a Reggio Calabria il 7 gennaio del 2011 mentre era in macchina con suo figlio di appena 2 anni. Aveva 25 anni e lavorava come parrucchiere in un centro estetico. Nessun contatto con la criminalità, un bravo ragazzo, come ribadì anche il sacerdote durante la funzione funebre, come piangono parenti e amici che chiedono verità e giustizia. Le indagini sono ancora in corso. Ogni anno l'associazione fondata a suo nome organizza a Mosorrofa, il suo paese, un torneo di calcetto perché, come cita uno striscione esposto anche quest'anno "Nessuno riuscirà mai a spegnere il tuo sorriso".


8 Gennaio 1946 Partinico (PA). Il carabiniere Vincenzo Miserendino cade sotto il fuoco della banda Giuliano.
Vincenzo Miserendino, carabiniere 21enne, era di stanza nella stazione dei carabinieri di Partinico (PA) quando l'8 gennaio del 1946, durante un servizio di pattuglia, cadde falciato da colpi di mitraglia esplosi da gregari della banda Giuliano.
Si era arruolato a 17 anni, era scampato alla prigionia in Germania e si era fatto trasferire da poco a Partinico per stare vicino al padre malato.
A lui è stata dedicata a Partinico una via  nel febbraio 2010.

 

 

8 Gennaio 1982 Torre Annunziata (NA). Restano uccisi Luigi D'Alessio, maresciallo dei Carabinieri, e Rosa Visone, una passante, sotto i colpi sparati da alcuni camorristi.
Il Maresciallo dei Carabinieri Luigi D'Alessio, 41 anni, è stato assassinato a Torre Annunziata l'8 gennaio del 1982, da dei camorristi, legati al clan Cutolo, che aveva fermato per un controllo. Durante lo scontro a fuoco fu colpita mortalmente anche Rosa Visone, una 16enne che stava attraversando la strada.
Il Maresciallo dei Carabinieri Luigi D'Alessio è stato insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare; alla sua memoria è intitolata, dal 1 aprile 2009, la Caserma dell'Arma sede del Comando Gruppo Carabinieri di Torre Annunziata (NA).


8 Gennaio 1993 Barcellona Pozzo di Gotto (ME). Ucciso Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano "La Sicilia"
Giuseppe Aldo Felice Alfano detto Beppe, è stato un giornalista, professore e politico italiano nato ed ucciso a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina. Più volte definito come un "cane sciolto", Alfano fu un vero e proprio segugio del giornalismo italiano e le sue inchieste, tanto scomode quanto azzeccate e fastidiose per i poteri deviati, lo portarono a perdere consapevolmente la vita l' 8 gennaio del 1993. Quella sera, di ritorno dall' ospedale nel quale la moglie lavorava come infermiera, si fermò davanti casa e dopo averla fatta entrare in casa, intimandole di chiudersi dentro, riparti alla volta di qualcosa o qualcuno che aveva attirato la sua attenzione. Fu ritrovato poche ore dopo, vicino casa, nella sua auto, con il finestrino abbassato, segno evidente che stesse parlando con qualcuno. Il suo corpo esanime presentava tre colpi di piccolo calibro. Uno sulla mano, evidentemente provò d'istinto a parare il colpo, uno al petto, uno sulla tempia destra e l'ultimo in bocca. Beppe Alfano doveva tacere e quell'ultimo colpo fu la firma che la mafia lasciò sul suo cadavere. Le inchieste giornalistiche condotte da Alfano furono molte e si crede, ragionevolmente, che non abbia avuto il tempo di ultimarle tutte. Alfano era certamente venuto a conoscenza di qualcosa di inquietante, qualcosa che non doveva essere svelato, qualcosa che andava nascosto a tutti i costi e che portò la mafia barcellonese a decidere la sua eliminazione fisica. La notte dell'omicidio, i Servizi Segreti Italiani, fecero irruzione in casa del giornalista sequestrando di soppiatto tutti i carteggi ed i documenti raccolti da Alfano. Il suo computer, esaminato soltanto un decennio dopo la sua morte, risultò manomesso svariate volte nel corso degli anni. Dei documenti così come del contenuto del suo computer non si ha pià traccia. Le piste che gli inquirenti intrapresero dopo la sua morte furono molteplici e molte delle quali possono essere definite veri e propri depistaggi a mezzo istutuzionale. (Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia)

 

9 Gennaio 1987 Acireale (CT), assassinato Cosimo Aleo. Aveva 16 anni
Era un «picciotto tosto», un ladro «senza rispetto». Cosimo Aleo aveva compiuto sedici anni ma la giovane età non venne considerata un’attenuate sufficiente a salvargli la vita. Non bastava infatti dargli una lezione per convincerlo a comportarsi bene. Quel ragazzino di Acicatena era troppo sfrontato e per lui la punizione poteva essere una sola: la  morte.
La condanna per Cosimo Aleo non la pronunciò però il tribunale mafioso di Cosanostra. Venne decisa da un singolo affiliato della squadra di Acireale, AlfioTrovato. A far scattare  la condanna a morte per Aleo fu il furto di un’automobile ad Acicatena. La vettura era stata a sua volta rubata proprio dall’organizzazione e tenuta da parte per usarla poi in qualche azione criminale. Ad eseguire il delitto, il 9 gennaio del 1987, furono, oltre ad Alfio Trovato, altre tre persone: il nipote Mario Trovato e Rosario Scuto, entrambi oggi pentiti, e Mario Arena. Il ragazzo venne prelevato nella piazza del paese che dista pochi chilometri da Acireale. Venne fatto salire in auto con una scusa e quindi trasportato in campagna, in contrada Serra. Qui i killer tentarono di strangolarlo. Gli strinsero un cappio al collo. Il ragazzo non cedeva. I sicari presero alcuni pesanti sassi e lo colpirono alla testa, sfondandogli  il cranio. (da L’Unità del 22 Dicembre 1996)


9 Gennaio 1989 Bova Marina. Francesco Crisopulli, manovale di 50 anni, viene ucciso davanti al figlio di 3 anni.
E' un caso atipico quello che ha visto morire il manovale di cinquant'anni Francesco Crisopulli. Il fatto è avvenuto il 9 gennaio dell'89 a Bova Marina. L'operaio, che era separato dalla moglie, è stato trucidato da tre killer a colpi di fucile e di pistola, mentre è in auto in compagnia del figlioletto Carmelo, di appena tre anni. Lo hanno freddato con quattro colpi di fucile e tre di pistola mentre sta parcheggiando la sua Renault 5 a due passi da casa. L'uomo si è accasciato sul figlio, che è rimasto intrappolato fino all'arrivo dei soccorsi.
In questo caso era il carnefice ad avere una relazione con la moglie della vittima, e i due avevano avuto contrasti per tale motivo. A finire in cella per aver ordinato la morte di Crisopulli è Carmelo Vadalà, di sessantotto anni, che gli inquirenti ritengono accoscato. (dal libro Dimenticati Vittime della 'ndrangheta di D. Chirico e A. Magro)


9 Gennaio 1991 Taranto. Uccisa Valentina Guarino, bambina di 6 mesi, insieme al padre, vittima predestinata.
Taranto. Pur di uccidere un pregiudicato di 37 anni, vittima predestinata, non hanno esitato ad ammazzare anche la sua bambina di sei mesi che gli era accanto. E' anche in questo, in una ferocia che non si ferma davanti a nulla, neppure a una piccola innocente, la cruenta battaglia che i clan rivali della malavita si combattono a Taranto da ormai due anni e mezzo. Questa volta a morire è stata Valentina Guarino. Era tra le braccia della madre, seduta accanto al posto di guida di una Lancia Prisma. Al volante Cosimo Guarino. Il bersaglio dei sicari era lui: non un pregiudicato qualunque, ma il cognato di Gianfranco Modeo, un boss attualmente in carcere (dovrà scontare ventidue anni per omicidio) insieme con i fratelli Riccardo e Claudio, anch'essi reclusi, protagonista di una faida che soltanto l'anno scorso ha fatto trentuno morti. Il duplice omicidio è avvenuto poco dopo le 20, al quartiere Tamburi, una delle zone di Taranto maggiormente calde e spesso teatro di episodi di sangue. Guarino è stato affiancato dall'auto dei killer. Una sequela di colpi di pistola l'ha centrato in pieno, non risparmiando anche la piccola Valentina. Illesa la donna. Nessuno sembra aver visto nulla, niente testimoni come sempre. Un copione che si ripete spesso in simili frangenti. (da  La Stampa del 10 Gennaio 1991)


9 Gennaio 2008 Barra (NA). Mario Costabile, dipendente pubblico di 50 anni, ucciso di botte durante un'aggressione a scopo di rapina.
Mario Costabile, 50 anni. originario di Villaricca, è morto il 9 gennaio del 2008, a Napoli, dopo aver subito un'aggressione. E' stato colpito più volte al capo con un corpo contundente. Subito soccorso da alcuni passanti, prima di perdere i sensi rivelò di essere stato vittima di una rapina. È spirato subito dopo il ricovero  in ospedale.

 

 

9 Gennaio 2009 Casandrino (NA). Muore Felicia Castaniere, disabile dalla nascita, dopo aver subito un'aggressione a scopo di furto.
Felicia Castaniere, disabile dalla nascita, poteva spostarsi solo con la carrozzina elettrica.
Il 9 gennaio 2009 viene pedinata all'uscita dell'ufficio postale di via Paolo Borsellino a Casandrino e poi aggredita in via Falcone da due rapinatori a bordo di una moto, per sottrarle circa 2mila euro che aveva appena prelevato. Dopo poco la donna è colpita da un infarto provocato, probabilmente, dal forte spavento, e muore.
Felicia Castaniere, che avrebbe dovuto compiere 50 anni il 25 gennaio, si dedicava da anni al volontariato in favore dei più deboli fornendo assistenza legale gratuita ai disabili e distribuiva generi alimentari per i più poveri.

 

10 Gennaio 1974 Palermo, borgata San Lorenzo. Ucciso Angelo Sorino, 57 anni, Maresciallo di Polizia in pensione.
Angelo Sorino, 57 anni, era un  maresciallo di Polizia in pensione; era stato in forza al Commissariato di Pubblica Sicurezza del quartiere Resuttana di Palermo, dove era considerato un «archivio ambulante» sulla mafia di borgata. Anche dopo essere andato in pensione, non aveva mai smesso di essere e comportarsi da poliziotto e le sue giornate le trascorreva raccogliendo informazioni, che puntualmente riferiva ai colleghi. Questo  i capifamiglia della zona non potevano consentirlo e non glielo perdonarono. Fu ucciso il 10 Gennaio 1974.

 

10 gennaio 1984 Mantova. Rapito Bruno Adami, 30 anni, figlio di un industriale. Buttato nel Po, dopo il pagamento del riscatto, con mani e piedi legati, da quella che fu definita come la Banda dei Giostrai

 

10 Gennaio 1989 A Deakin - Canberra (Australia) ucciso Colin Winchester, vicecapo della polizia federale.
Colin Winchester è stato il  vicecapo della polizia federale assassinato a Canberra il 10 gennaio del 1989 con due colpi di revolver alla testa. Rosario Zerilli viene indicato come l’esecutore materiale del delitto.  Il superpoliziotto stava indagando su terreni acquistati dalle famiglie della Locride con i soldi provenienti da alcuni rapimenti in Lombardia nei quali erano rimasti implicati esponenti dei Perre, dei Sergi, dei Papalia, dei Barbaro, tutti originari di Platì, la cittadina calabrese che deteneva “il record assoluto dell’emigrazione italiana in Australia”. Negli anni Ottanta, l’Abci, l’anticrimine australiana, accertò l’esistenza di una struttura criminale estesa su tutto il territorio, dedita prevalentemente al traffico di droga. L’organizzazione era dominata da capi bastone: Giuseppe Carbone (Australia meridionale con l’eccezione di Sydney), Domenico Alvaro (Nuovo Galles del Sud, con l’eccezione di Griffith e Canberra), Pasquale Alvaro a Canberra, Peter Callipari a Griffith, Pasquale Barbaro a Melbourne e Giuseppe Alvaro ad Adelaide. (Tratto da Fratelli di Sangue di N. Gratteri e A. Nicaso)

 


11 Gennaio 1979 Palermo. Ucciso Filadelfo Aparo, Vice Brigadiere di Pubblica Sicurezza
Filadelfo Aparo, 44 anni, Vice Brigadiere del Corpo delle Guardie di P.S.,  fu assassinato con numerosi colpi di lupara, in un agguato di mafia, la mattina dell'11 gennaio 1979, a Palermo.
Si era arruolato nel 1956  ed aveva prestato servizio a Bari, Taranto, Nettuno e, da ultimo, alla Questura di Palermo, Squadra Mobile, prima nella sezione antirapine e poi alla catturandi. Per il suo coraggio e la dedizione al dovere meritò numerosi premi e riconoscimenti.
Il suo assassinio si deve alla vendetta delle cosche che decisero di eliminare un “segugio” particolarmente efficiente e pericoloso. Il sottufficiale era impegnato in delicate indagini mirate all’individuazione degli organigrammi di cosche mafiose palermitane.
Lasciò la moglie Maria e tre bambini, Vincenzo di 10 anni, Francesca di 5 anni il più piccolo Maurizio dei quali di 1 anno.

 


11 Gennaio 1994 Calanna (RC). Uccisi Rosa Versaci, 67 anni, e il figlio Angelo Morena, 41, tornati in vacanza dal Canada dove si erano trasferiti per sfuggire ad una faida familiare iniziata nel 1961.

 


12 Gennaio 1988 Palermo. Ucciso Giuseppe Insalaco, ex sindaco della città.
Il 12 gennaio 1988 a Palermo venne ucciso Giuseppe Insalaco da numerosi colpi di pistola mentre si trovava in macchina, sotto casa sua. Giuseppe Insalaco era stato sindaco di Palermo per soli 3 mesi: dall’aprile al luglio 1984. Poi, rimase sempre più solo: continuava infatti a denunciare le indebite ingerenze di Cosa nostra nella vita politica cittadina. Il 3 ottobre del 1984, fu ascoltato dalla commissione antimafia: precisò di non essere un democristiano pentito ma di avere il dovere di parlare “dei perversi giochi che mi hanno costretto alle dimissioni dopo appena tre mesi”.
Dopo la sua morte fu trovato un memoriale in cui Insalaco accusava diversi esponenti della DC palermitana e il sistema di gestione degli appalti e del potere cittadino.
Il 17 dicembre 2001 sono stati confermati in Cassazione gli ergastoli per Domenico Ganci e Domenico Guglielmini, riconosciuti responsabili dell’omicidio di Giuseppe Insalaco.
Chi conobbe Insalaco parla di un uomo retto, che non era capace di tacere di fronte alle ingiustizie. Schierarsi contro il malaffare può costare caro. E ad Insalaco costò la vita.


13 Gennaio 1906 Corleone (PA) Ucciso il medico Andrea Orlando, consigliere comunale, sostenne i contadini nelle lotte per le “affittanze collettive”, aiutandoli a costituire la cooperativa “Unione agricola”.
Andrea Orlando, 42 anni, medico chirurgo nonché consigliere comunale socialista di Corleone (PA), fu ucciso il 13 gennaio del 1906. Sostenne i contadini nelle lotte per le “affittanze collettive”, aiutandoli a costituire la cooperativa “Unione agricola”.

 

 

13 Gennaio 1982 Cutro (CZ). Ucciso Francesco Borrelli, Maresciallo dei Carabinieri, elicotterista. Con lui morì anche Salvatore Dragone. Erano tutti e due lì per caso.
Francesco Borrelli, 41 anni, maresciallo dei carabinieri, elicotterista, padre di due bambini di 6 e 7 anni, il 13 gennaio 1982 era nella città di Cutro (KR) e non era in servizio quando nella piazza nella quale si trovava vide un'auto e da essa comparire canne di fucili pronte a colpire. Immediatamente si accorse che dal lato opposto della piazza c'era sugli scalini del bar il boss Antonio Dragone, obiettivo dell'agguato. Prontamente, il maresciallo Borrelli iniziò ad urlare per allontanare la gente, ma le armi iniziarono a far fuoco e lo colpirono mortalmente. Nell'agguato fu colpito anche Salvatore Dragone, anche lui vittima innocente. Il boss si salvò ed il comandante dei Carabinieri di Cutro, presente sul luogo,  fu poi degradato dall'arma per essersi nascosto all'interno del bar dietro la saracinesca .Per Francesco Borrelli i funerali di Stato e una medaglia d'oro al valor civile (non militare, nonostante fosse un carabiniere, perché non aveva sparato nessun colpo di arma da fuoco). Anche in questo caso nessun colpevole.

 

13 Gennaio 1984 Casoria (NA). Ucciso l'agente Agostino Mastrodicasa mentre, insieme a dei colleghi, inseguiva un latitante.
L'agente Agostino Mastrodicasa fu ucciso la sera del 13 Gennaio a Casoria (NA) mentre cerca di arrestare un latitante.
Quella sera , insieme ad altri colleghi della 4^ Sezione della Squadra Mobile della Questura di Napoli, era impegnato in una serie di controlli nelle abitazioni di pregiudicati a Casoria, nell’hinterland di Napoli, quando un uomo per evitare di essere fermato dai poliziotti fuggì all’interno di un’ abitazione di Quinto Vicolo Marco Rocco e ne uscì scavalcando una finestra. Inseguito dagli agenti l’uomo aprì il fuoco contro di loro, uccidendo l’agente Mastrodicasa. Gli altri agenti risposero al fuoco, ma l’assassino riuscì a fuggire attraverso i vicoli. L’omicida venne identificato come un camorrista di 22 anni, fuggito dal carcere dopo un permesso premio e con una pena di sei anni di carcere da scontare. Agostino Mastrodicasa lasciò i genitori, una sorella ed un fratello, militare dell’Arma dei Carabinieri.

 


13 Gennaio 2011 S. Giorgio a Cremano (NA). Ucciso Vincenzo Liguori mentre era a lavorare nella sua officina, inconsapevole testimone di un agguato.
Vincenzo Liguori, 57 anni, proprietario di una officina meccanica, è la vittima innocente di un raid omicida avvenuto il 13 gennaio del 2011 a San Giorgio a Cremano (NA).Vincenzo era al lavoro presso la propria moto officina quando arrivano due killer in sella ad una moto, coperti da caschi  integrali. L' obiettivo era un pregiudicato, Luigi Formicola, titolare di un centro ricreativo situato lì vicino, che, uscito dal proprio locale, si era fermato a parlare con lui.  Cadono ambedue sotto i colpi dei proiettili.
Storia terribile che diventa ancora più tragica nel momento in cui la figlia Mary Liguori, viene incaricata dal giornale presso cui lavora, il quotidiano ''Il Mattino'', di occuparsi del duplice delitto ed è così che, una volta giunta sul posto, apprende che una delle vittime è proprio il padre. Nel dicembre del 2012 una svolta nelle indagini, condotte dai carabinieri di Torre Annunziata; le dichiarazioni di un pentito conducono al fermo di tre persone ed alla conferma che Vincenzo è stato colpito per caso: "Nessuno voleva ucciderlo il meccanico, là è capitata una disgrazia".

 

14 Gennaio 1988 Palermo, Ucciso Natale Mondo, 36 anni, Assistente Capo della Polizia di Stato Questura di Trapani.
Natale Mondo (36 anni), Assistente Capo della Polizia di Stato Questura di Trapani, venne ucciso il 14 Gennaio 1988 a Palermo, dinanzi al negozio della moglie.
L’Assistente Capo Mondo aveva fatto parte della Squadra Mobile di Palermo, diretta dal vicequestore Ninni Cassarà, con il quale aveva partecipato a molte operazioni infiltrandosi anche all’interno delle cosche mafiose. Sfuggito all’attentato del 6 Agosto 1985, costato la vita al dottor Cassarà e all’agente Roberto Antiochia, era stato accusato da un “pentito” di essere corrotto e al soldo della mafia. Per questo l’Assistente Capo Mondo venne arrestato ed incarcerato. Fu salvato dalla vedova del vicequestore Cassarà e da altri colleghi i quali testimoniarono che Mondo si era infiltrato nelle cosche mafiose del quartiere Arenella, ove era nato e risiedeva, dietro ordine dello stesso Cassarà. Ciò, di fatto, lo espose alla vendetta della mafia. Da qualche mese l’Assistente Capo Natale Mondo prestava servizio alla Questura di Trapani.
Due degli assassini (Salvino Madonia e Agostino Marino) stanno scontando l’ergastolo. Un terzo è scomparso da anni, probabilmente ucciso dalla mafia. (Cadutipolizia.it)

 

15 gennaio 1986 San Giuseppe Jato (Pa). Giovanni Giordano, viene rapito, strangolato e poi sciolto nell’acido, perché conosceva il nascondiglio di un boss latitante.
Giovanni Giordano era un modesto lavoratore che andò incontro ad una fine tragica: fu dapprima strangolato e poi sciolto nell’acido. Scomparve a San Giuseppe Jato (Pa) il 15 Gennaio 1986. Negli anni successivi, dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia è emerso che Giordano avrebbe visto, per puro caso, il luogo dove si nascondeva un boss della mafia latitante. Per il solo sospetto che avesse rivelato ai carabinieri il luogo della latitanza fu rapito, torturato e sciolto nell’acido. (Memoria Nomi e storie delle vittime innocenti delle mafie Ed. Abele 2015)

15 Gennaio 1994 Acquaro (VV). Giuseppe Russo, giovane di 22 anni, scompare. Ucciso perché un boss della 'ndrangheta non lo voleva come fidanzato di sua cognata.
Giuseppe Russo aveva 22 anni e viveva ad Acquaro (VV). Scomparve da casa il 15 gennaio del 1994 e di lui, la famiglia, non seppe nulla per mesi; fino a quando, alcuni mesi dopo, uno degli esecutori, dell'efferato omicidio, si pentì e raccontò come erano andati i fatti e perché.
Il ragazzo era stato rapito, portato lungo una ferrovia, buttato in una fossa, cosparso di benzina e dato alle fiamme e mentre il suo corpo bruciava qualcuno infierì sparandogli.
La motivazione di questa crudeltà:  si era innamorato della ragazza sbagliata, la cognata di un boss locale che per la giovane aveva invece già organizzato un matrimonio d’interesse per rafforzare i patti di sangue tipici dei rapporti tra famiglie mafiose.


15 Gennaio 1998 Messina. Ucciso Matteo Bottari, Professore di Diagnostica e Chirurgia Endoscopica all'Universita di Messina, con due colpi in pieno volto.
Messina. Poco dopo le 21 del 15 gennaio 1998, il professor Matteo Bottari era alla guida della propria auto quando giunto ad un incrocio  venne raggiunto e affiancato da una moto. Scattò l’agguato. Uno dei killer imbracciava una lupara con pallettoni calibro 45, quelli usati per la caccia al cinghiale. Erano rivestiti di rame. Rinforzati, indeformabili, per non dare scampo alla vittima. Poggiata l’arma sul finestrino della fiancata destra, fu fatto esplodere il caricatore. I proiettili devastarono la testa del professionista, che si accasciò agonizzante sul volante. L’auto finì contro un marciapiede del lungo stradone della Panoramica.
Da allora non si ha ancora un colpevole, un movente, ma soprattutto sono rimasti nell’ombra anche i killer.
La polizia in questi anni ha indagato a 360 gradi sulla vita e le relazioni umane e professionali della vittima. Scartata la pista dell’omicidio d’onore, si puntò il dito sugli inevitabili contrasti nel mondo accademico e sulle gelosie di qualche collega in competizione per una cattedra. Era scoppiata da poco l’inchiesta sulle megaforniture di farmaci e apparecchiature in campo sanitario, amici e colleghi del Bottari c’erano implicati fino al collo, ma anche questa pista si arenò per l’assenza di plausibili riscontri.
Poi ci s’indirizzò inutilmente sugli appalti per la ristrutturazione e l’ampliamento del policlinico che avevano fomentato appetiti di avvoltoi e sciacalli. S’ipotizzò persino che il gastroenterologo fosse stato vittima di una vendetta trasversale o che si fosse trattato di un tragico e imperdonabile “errore di persona”.
L’allora superprocuratore antimafia Pierluigi Vigna disse “Un delitto di mafia, ma anche di soldi, tanti soldi e di affari”,  accendendo così  finalmente i riflettori dei media nazionali sulla città babba, quella che in tanti credevano essere l’isola felice risparmiata dall’occupazione mafiosa. (Liberamente tratto dall'art. di Antonio Mazzeo "L’omicidio eccellente da cui cominciò tutto")

 

 

15 Gennaio 2005 Secondigliano (NA). Uccisa Carmela Attrice, madre di uno scissionista, non aveva voluto subire lo sfratto della camorra rivale.
Carmela Attrice è stata uccisa perché, madre di uno scissionista, non aveva voluto subire lo sfratto della camorra rivale. Perché a differenza di tanti vicini viveva blindata in casa pur di non finire in mezzo alla strada. La mala sgombera gli alloggi popolari, li occupa come meglio crede, ammazza chi non ubbidisce. Si serve di sicari giovani e tracotanti che, dopo il delitto, si siedono sotto la statua di San Pio, al centro del fortino delle "Case celesti", a Secondigliano, per godersi la scena della disperazione dei parenti e l' arrivo affannato degli investigatori. Dettagli riferiti dagli stessi testimoni perché, secondo i pm dell' Antimafia Giovanni Corona e Luigi Cannavale, quello di Carmela Attrice è stato un "omicidio sbagliato". Perché si trattava di una donna (intoccabile, stando ai vecchi codici d' onore) e perché non aveva un ruolo attivo nella faida tra il clan Di Lauro e gli scissionisti che ha fatto 45 morti ammazzati in dodici mesi. «Sono rimasti lì dopo l' omicidio, erano alle vostre spalle a ridacchiare e a darsi le gomitate - racconta uno dei testimoni ai carabinieri del colonnello Luigi Sementa - avevano ancora le pistole addosso, tanto erano sicuri di sé». Circostanza confermata dalle riprese delle telecamere. I killer, dopo aver ucciso, si erano seduti sotto la statua di San Pio, proprio di fronte alle finestre della vittima, le occhiate beffarde alla figlia di Carmela. (da La Repubblica)

 


16 Gennaio 1922 - Paceco (Trapani) Vengono uccisi Domenico Spatola, militante socialista, fratello di Giacomo Spatola, Mario Spatola e Pietro Paolo Spatola, figli di Giacomo Spatola.
16 Gennaio 1922 - Paceco (Trapani). Vengono uccisi Domenico Spatola, militante socialista, fratello di Giacomo Spatola,  Mario Spatola e Pietro Paolo Spatola, figli di Giacomo Spatola.
Giacomo Spatola era un dirigente socialista e Presidente della Società Agricola Cooperativa ed è stato un protagonista delle lotte contadine fin dai Fasci siciliani. Nel trapanese, negli anni precedenti e successivi all'avvento del fascismo, la violenza mafiosa ha di mira soprattutto dirigenti e militanti del movimento contadino che si è sviluppato fin dai tempi dei Fasci siciliani, coinvolgendo braccianti, contadini poveri e medi e fasce di piccola borghesia professionale.


16 Gennaio 2007 Napoli. Luigi Sica, 16 anni, ucciso da un coetaneo per futili motivi.
Luigi Sica, 15 anni, è morto il 16 gennaio del 2007 a Napoli per aver ricevuto tre coltellate letali da un coetaneo, per uno schiaffo dato davanti ad un gruppo di amici. Un litigio tra coetanei per futili motivi finito in tragedia. Un'offesa "troppo grande", secondo l'assalitore e il ragazzo che gli ha fornito il coltello, da dover essere lavata con il sangue  "per dimostrare di non essere scemo". Un dramma che ha distrutto tre famiglie.

 


17 Gennaio 1947 A Ficarazzi (PA) viene ucciso Pietro Macchiarella. militante del Partito comunista, impegnato nelle lotte contadine.
Pietro Macchiarella, militante del Partito comunista,  il 17 gennaio 1947 a Ficarazzi (Palermo), venne ucciso senza pietà dalla mafia dei giardini. La voce popolare e i giornali indicarono come mandante dell’omicidio il noto mafioso Francesco Paolo Niosi, ma a suo carico non si riuscì ad aprire nemmeno un processo. Questo omicidio segue quello del  4 Gennaio, a Sciacca (AG), di Accursio Miraglia, segretario della Camera del Lavoro e dirigente comunista.

 


17 Gennaio 1978 Capaci (PA) Uccisione del Sindaco Gaetano Longo
Gaetano Longo, ex Sindaco di Capaci (PA) (1962 - 1975) e consigliere comunale, fu assasinato il  17 gennaio del 1978 mentre accompagnava il figlio di 11 anni a scuola. Quando fu eletto Sindaco nel 1962 aveva trovato un paese privo di tutto, nei 14 anni in cui fu sindaco fece costruire impianti  idrici, fognari, elettrici, scuole, illuminazione, strutture sportive, la villa comunale, edilizia popolare e si curò della  valorizzazione delle coste.  I suoi cittadini di lui dicevano "Tanino non promette ma costruisce sempre". La mafia lo uccise poiché non accettava il piano regolatore che stava ideando. La famiglia è ancora in attesa di giustizia. Gaetano Longo è stato riconosciuto, dallo Stato, vittima innocente di mafia nel 2002.


17 Gennaio 1987 Reggio Calabria. Antonino Scirtò ferroviere di 41 anni, resta ucciso in un agguato contro un'altra persona
Antonio Scirtò, ferroviere, ucciso per caso, perchè con la sua auto si è trovato a passare nel luogo in cui un commando attentava alla vita di un pregiudicato.


17 Gennaio 2009 NAPOLI. Ucciso Umberto Concilio, guardia giurata di 28 anni.
Umberto Concilio, vigilantes privato in servizio di controllo notturno presso negozi e istituti di credito nella zona del vecchio Tribunale di Napoli, è stato ucciso la notte del 17 gennaio 2009 dopo essere stato portato al pronto soccorso dell'ospedale Loreto Mare, per le gravi ferite riportate in un agguato.
Dopo i normali controlli, insieme ad un collega, mentre rientra in macchina, due persone a bordo di uno scooter, lo affiancano sparandogli.
Otto colpi ammazzano sul colpo un vigilante, altri sei feriscono gravemente il suo collega.

 

18 Gennaio 1946 - Strage di San Cataldo - Rimasero uccisi nel conflitto a fuoco quattro uomini dell’esercito italiano: il cap. maggiore Angelo Lombardo e i fanti Vitangelo Cinquepalmi, Imerio Piccini, e Vittorio Epifani.
Il 18 gennaio 1946 in un agguato organizzato presso c.da Donnastura - San Cataldo (PA), uomini della banda Giuliano attaccarono con armi pesanti un automezzo sul quale viaggiavano soldati e carabinieri. Rimasero uccisi nel conflitto a fuoco quattro uomini dell’esercito italiano: il cap. maggiore Angelo Lombardo e i fanti Vitangelo Cinquepalmi, Imerio Piccini, e Vittorio Epifani. Rimasero feriti il caporalmaggiore Giuseppe Vizzini, il vice brigadiere dei carabinieri Mario Franceschi e i fanti Piccoli e Vannutti.


18 Gennaio 1994 Scilla (RC) I Carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo uccisi in un agguato
I carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofolo, 36 e 31 anni, furono  uccisi il 18 gennaio 1994, mentre, a bordo di un'auto di servizio, stavano scortando un furgone cellulare con a bordo un detenuto. Stavano viaggiando sull'A3 verso Palmi quando l'auto dei sicari si è affiancata alla gazzella dei carabinieri, sulla corsia Sud dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria, a tre chilometri dallo svincolo di Scilla, sparando decine di colpi con una mitraglietta. Una spedizione punitiva in piena regola.


19 gennaio 1961 Tommaso Natale, borgata di Palermo, ucciso Paolino Riccobono, 13 anni
Faceva molto freddo il 19 gennaio 1961 sulle pendici del monte Billemi, a Tommaso Natale, borgata di Palermo. Stava quasi per nevicare. Ma ciò non scoraggiò i killer del tredicenne Paolino Riccobono. I primi due colpi lo raggiunsero al petto. Lui tentò di scappare, ma altre due fucilate alle spalle lo stesero definitivamente. Era un predestinato Paolino. Il padre era stato ucciso il 16 novembre 1957, suo fratello Giuseppe era stato sequestrato ed ucciso nel 1960. Uno sterminio frutto della faida, che andava avanti dal 1953, tra le famiglie di Tommaso Natale e di Cardillo. (I GERMOGLI RECISI bambini vittime di mafia di Giuseppe Tramontana)


19 Gennaio 1986 Palermo, omicidio dell'imprenditore Paolo Bottone, 26 anni
Paolo Bottone, 26 anni, era titolare insieme al padre dell'ISAVIA di Palermo, una ditta di manutenzioni industriali. Fu ucciso la sera del 19 gennaio del 1986, mentre era appartato in auto con la sua fidanzata. Probabilmente il delitto è dovuto al rifiuto di pagare il pizzo.
Il padre Tommaso, per trovare gli assassini del figlio, ha chiuso l'attività e si è trasformato in detective, ma senza risultati. Nello stesso periodo a Palermo, con la stessa tecnica,  furono uccisi altri due figli di imprenditori.
"Negli anni '80 a Palermo e provincia sono stati uccisi molti imprenditori, in maggioranza per conflitti interni al mondo mafioso. Alcuni imprenditori sono stati assassinati perché si opponevano alle richieste dei mafiosi o si scontravano con i loro interessi." (C.tro di documentasione G. Impastato)


19 Gennaio 1995 a Teverola (CE), ucciso Genovese Pagliuca, 25 anni, garzone di macelleria
Genovese Pagliuca il 19 gennaio 1995 viene ucciso a Teverola (CE) da esponenti del clan dei casalesi. Tutto iniziò nell'estate del '93. Carla, la fidanzata di Genovese, una parrucchiera di 24 anni, lavora sodo perché spera di sposarlo al più presto. Non sa, però, che Angela Barra, amante del boss Francesco Bidognetti, numero uno della mala nell'entroterra casertano, si è innamorata di lei; dopo essersela fatta amica le fa delle avances che la ragazza però  rifiuta. Alla fine fu sequestrata e violentata per 13 giorni dal fratello della donna e da un suo amico. Una mattina la ragazza riesce a fuggire, torna a casa e confessa tutto al fidanzato. I due giovani, spinti anche dai genitori, decidono di tenere nascosta la vicenda: temono il disonore e la vendetta della camorra. Pensano che l'unico modo per venirne fuori sia allontanare Carla da Teverola e lasciare il fidanzato in paese. Ma la rabbia di Angela e dei suoi accoliti si riversa su Genovese. Il ragazzo perde il lavoro, la dignità, e non passa giorno senza che venga aggredito. Questa storia si protrae per un anno fino a quando Genovese viene assassinato a colpi di pistola e fucile. Carla, davanti alla morte del fidanzato, decide di rompere il muro di omertà  raccontando tutto ai Carabinieri. Adesso vive sotto protezione in una località segreta. Grazie alla confessione della ragazza sono arrestati i fratelli Barra e il loro complice.

 


19 Gennaio 2014 Cassano allo Ionio (CS). Nicola Campolongo, Cocò, di appena tre anni. Ucciso e bruciato in un'auto insieme al nonno e alla compagna marocchina Ibtissam Touss, di 27 anni.

I resti di Nicola Campolongo, Cocò, bambino di 3 anni, vengono rirovati nell'auto bruciata del nonno il 19 gennaio 2014 a Cassano Ionio (CS) insieme a quelli del nonno, Giuseppe Iannicelli di 52 anni e della compagna marocchina di quest'ultimo, Ibtissam Touss, di 27 anni.Sul tettuccio della macchina la firma degli assassini: una moneta da 50 centesimi.
"Certo che la cosca Abbruzzese volesse tendergli un agguato per motivi legati al commercio di stupefacenti si era recato ad un appuntamento tra le campagne di Cassano insieme alla ragazza e al bambino. In quell’occasione avrebbero dovuto pagargli una partita di droga già consegnata e distribuita tra i pusher. In realtà si trattava di una trappola. Il clan degli Zingari non ha avuto alcuna pietà per Iannicelli e la sua famiglia. Era un nemico da eliminare, in ogni caso, anche rischiando di versare sangue innocente. Troppo pericoloso per i ‘pettegolezzi’ che lo spacciavano come un futuro ‘pentito’, per i debiti di droga e l’autonomia che intendeva ritagliarsi nel blindato mercato degli stupefacenti della rotta cassanese."



21 Gennaio 1991 Trepuzzi (LE). Antonio Rampino, ragazzo di 17 anni, fu ucciso al posto del padre, imputato in un processo a presunti appartenenti alla Nscu.
LECCE - Antonio aveva 17 anni. Stava giocando nel giardino di casa, a Trepuzzi, piccolo centro di diecimila abitanti, in provincia di Lecce. Lo uccisero perché lo scambiarono per il padre, la vittima designata dalla Sacra corona unita. La Procura antimafia di Lecce ha ricostruito l' omicidio di Antonio Rampino, ucciso il 17 gennaio del ' 91 con un colpo di pistola alla testa. Vittima della mafia, vittima di un errore di persona. Il killer, Pasquale Castorina, 45 anni, di Messina, affiliato della mafia ingaggiato dalla Scu, si è pentito e ha raccontato quella pagina di morte agli inquirenti. Ieri, grazie alle sue rivelazioni, 4 persone sono state arrestate dalla polizia. Sono accusati di un anno di terrore dettato dalla mafia pugliese tra il ' 90 e il ' 91. Quattro morti ammazzati, tra cui Antonio Rampino e il padre, ucciso tre mesi dopo il figlio. Per quei mesi di sangue, il killer intascò un compenso di 80 milioni, 20 per ogni omicidio. (da  La Repubblica del 22 Marzo 1996)


22 Gennaio 1988 Catania. Ucciso Angelo Randelli, un operaio di 31 anni. Vendetta Trasversale contro il fratello Pietro, collaboratore di giustizia.
A Catania, il 22 gennaio del 1980, i sicari delle cosche hanno assassinato Angelo Randelli, 31 anni, operaio. Sposato, un bambino di 6 anni, incensurato, Angelo ha pagato con la vita la colpa, di essere fratello di Pietro, uno dei pentiti del clan dei catanesi, reo confesso di quattro omicidi.


22 Gennaio 1992 a Randazzo (Catania) uccisi il pastore Antonino Spartà e i figli Vincenzo e Salvatore
Randazzo (CT).  Un padre e due figli, Antonio, 57 anni, Pietro Vincenzo, 27 anni, e Salvatore Spartà, di 20 anni,  furono uccisi all'interno del loro ovile il 22 gennaio del '93. Morirono per aver detto no al pagamento del pizzo  e per non essersi piegati allo strapotere della famiglia mafiosa del luogo. Si erano rifiutati di pagare una tangente per rientrare in possesso di un autocarro che  avevano loro rubato, Vincenzo aveva  picchiato, per tale motivo, nella piazza centrale del paese, il capo della cosca e con una lettera anonima ai carabinieri fece arrestare, due di loro, mentre  smontavano delle auto rubate, in un luogo nelle vicinanze dell’ovile. La strage avvenne poco dopo la scarcerazione. Solo dopo molti anni sono stati riconosciuti vittime innocenti di mafia.

 

23 Gennaio 1990 Monreale (PA). Ucciso l'imprenditore Vincenzo Miceli. Denunciò le estorsioni e non si piegò al pizzo.
Vincenzo Miceli è stato un imprenditore che si era ribellato alle estorsioni mafiose. Per questo motivo nel gennaio 1990 venne ucciso a Monreale, in provincia di Palermo. Il processo per la sua morte, si è concluso con la sentenza in appello il 2 luglio 2003 con la conferma degli ergastoli per gli appartenenti dal clan mafioso di San Giuseppe Jato (PA), accusati dell’omicidio di Miceli e di altri reati. Al processo hanno preso parte anche i familiari di Miceli, costituiti parte civile. (Liberanet.org)

 


23 Gennaio 1990 Sciara (PA). Assassinato Angelo Selvaggio, 11 anni, ucciso per aver rubato due pecore.
Angelo Selvaggio venne ucciso a 11 anni. “Selvaggio di nome e di fatto…” borbottavano gli adulti, guardandolo e scuotendo il capo. Eh sì, perché Angelo era un demonietto. Orfano di padre, viveva con la madre a Sciara, il paese di Salvatore Carnevale. Era uno di quei bambini di cui i maestri o i professori dicono: “è intelligente, è furbo, è perspicace, ma ha l’argento vivo addosso!”  La madre Santina Rizzo ne aveva denunciato la scomparsa il 23 gennaio 1990. Due giorni dopo venne trovato sotto un cespuglio all’ingresso del paese: era stato ucciso a coltellate per avere rubato due pecore.

 


23 Gennaio 2003 Napoli. Ucciso Antonio Vairo, ambulante di 68 anni, colpito alle spalle. Scambio di persona.
Il 23 gennaio del 2003, Antonio Vairo, un ambulante di 68 anni, si trovava in calata Capodichino per acquistare alcune bibite. Mentre si intratteneva dinanzi all'associazione cattolica alla quale era iscritto fu colpito mortalmente alle spalle.
Il caso di Vairo venne archiviato dopo 18 mesi  per scambio di persona, come racconta uno dei legali della famiglia. Nella determina del Ministero dell'Interno, infatti, si legge che Antonio Vairo è da ritenersi vittima innocente della criminalità organizzata  perchè "fu ucciso per errore nell'ambito delle scommesse clandestine". Un mistero che è rimasto tale anche dopo dieci anni.

 


24 Gennaio 2005 a Napoli ucciso Attilio Romanò, "vittima di un'assurda vendetta trasversale". Non era lui la vittima predestinata.
Attilio Romanò lavorava presso un negozio di telefonia di Secondigliano e anche il 24 gennaio del 2005 si trovava nel negozio per trascorrere la sua giornata lavorativa, come sempre.
Ai Killer della camorra però non importa che Attilio è una persona per bene e con la camorra non c'entra niente. Entrano nel negozio di Attilio e pensando che fosse la persona che cercavano, sparano all'impazzata. Attilio muore e lascia nella disperazione la sua giovane moglie e la sua famiglia.
Molte sono le iniziative in ricordo di Attilio, un giovane pieno di voglia di vivere  con tante passioni, come ad esempio il mare e la poesia.
La famiglia di Attilio, in collaborazione con la VII Municipalità organizza ogni anno un premio letterario dedicato alla sua memoria. Il premio è rivolto alle scuole di Miano, San Pietro e Secondigliano. In presidio di Libera Torino è dedicato al giovane napoletano e i ragazzi della città piemontese hanno costruito un sito a lui dedicato "Attilio vive".
La Regione Campania si è costituita parte civile al processo contro i tre killer del clan Di Lauro accusati dell'omicidio di Attilio Romanò nel febbraio del 2011. (Fondazione Pol.i.s.)

 

25 Gennaio 1980 Afragola (NA). Antonio Esposito, 25 anni, agente di polizia, viene ucciso nella tabaccheria del padre presa d'assalto da due malviventi armati e mascherati.
Antonio Esposito, agente di polizia medaglia d'oro al valor civile, fu ucciso il 25 gennaio del 1980 nella tabaccheria del padre, in corso Garibaldi ad Afragola, presa d'assalto da due malviventi armati e mascherati. Il poliziotto, che prestava servizio nella sezione della polizia stradale di Benevento, libero dal servizio, intervenne a difesa del genitore. Riuscì a disarmare e a bloccare uno dei malviventi, a cui aveva strappato anche il passamontagna. La reazione del complice fu spietata. Antonio Esposito fu colpito alle spalle da due proiettili esplosi dal bandito, morendo sotto gli occhi del genitore.

 


25 Gennaio 1983 Valderice (TP). Ucciso il Magistrato Gian Giacomo Ciaccio Montalto
Il 25 Gennaio 1983 a Valderice (TP) venne ucciso il magistrato Gian Giacomo Ciaccio Montalto. Nato a Milano da famiglia trapanese, era entrato in magistratura  nel 1970; quando fu ucciso aveva quarant’anni ed era sposato e padre di tre figlie. Nel 1995 le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia (Rosario Spatola, Giacomo Filippello, Vincenzo Calcara e Matteo Litrico) portarono all'identificazione dei responsabili dell'omicidio. Furono condannati all'ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina e Mariano Agate. Il magistrato trapanese venne ucciso su ordine di Totò Riina perché il giudice aveva dato "fastidio" al capo di Cosa nostra. "Fastidi" che erano destinati ad aumentare perché il magistrato stava per essere trasferito, su sua richiesta, a Firenze, ed in Toscana la mafia aveva forti interessi economici e criminali.

 

26 Gennaio 1978 Corleone (PA). Ucciso Ugo Triolo, Vicepretore onorario di Prizzi.
Ugo Triolo, vice pretore onorario di Prizzi fu ucciso a Corleone il 26 gennaio del 1978 mentre stava rincasando.  Furono nove i colpi di P38 sparati contro di lui. Solo due andarono a vuoto, gli altri sette lo colpirono al petto e alla testa, uccidendolo. Furono fatte tante ipotesi sulle motivazioni di questo assassinio, ma nessuna è stata mai provata. Si disse, per esempio, che l’avvocato era proprietario di un vasto appezzamento di terra in contrada «San Calogero», che interessava i mafiosi, ma che lui non voleva assolutamente vendere. Un pentito rivelò di aver sentito qualcuno chiedere a Bernardo Provenzano di eliminare Triolo perché lo aveva ostacolato in alcune vicende collegate a reati edilizi, da lui valutati nella veste di vice pretore « … Lui è avvocato, dovrebbe fare quello che dice il paesano e no quello che dice la legge». Un delitto, comunque, voluto direttamente dalla "cupola" di Cosa Nostra, saldamente in pugno ai "corleonesi" Riina e Provenzano ed eseguito dai killer più feroci di cui disponevano.


26 Gennaio 1979 Palermo. Assassinato Mario Francese, cronista del "Giornale di Sicilia"
Mario Francese, 53 anni, cronista del Giornale di Sicilia, fu ucciso il 26 gennaio del 1979 a Palermo davanti al portone di casa. Il movente del delitto è stato ricondotto dai giudici di primo grado allo “straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni '70. I processi hanno ricostruito la stretta relazione tra il delitto e il lavoro di Francese, che aveva intuito gli interessi mafiosi sulla costruzione della diga Garcia e l’intreccio col mondo dell’economia e degli appalti pubblici. Sono stati condannati, nel 2002 in via definitiva, per questo assassinio, Totò Riina , Leoluca Bagarella, Raffaele Ganci, Francesco Madonia, Michele Greco e  Bernardo Provenzano.
Molto inchieste su questo omicidio si devono al figlio Giuseppe, che, dopo anni dedicati alla ricostruzione dei fatti, nel 2002 a soli trentasei anni si è tolto la vita.


26 Gennaio 1982 Isola delle Femmine (PA), ucciso Nicolò Piombino
Il 26 gennaio 1982 a Isola delle Femmine (Palermo) viene ucciso in un agguato di stampo mafioso il carabiniere in pensione Nicolò Piombino. Colpito dalla criminalità organizzata per la sua collaborazione con le forze dell’ordine nella lotta a Cosa Nostra: stava collaborando per la ricostruzione di alcuni delitti avvenuti nella zona.


26 Gennaio 1997 a Ercolano ucciso Ciro Zirpoli di 16 anni, ucciso perché figlio di un pentito
Il 26 gennaio 1997 Ciro Zirpoli, 16 anni,  viene colpito mortalmente al petto da due killer in moto ad Ercolano.
Ciro è figlio e nipote di  due dei più importanti pentiti di. Le loro rivelazioni hanno permesso alla Procura della Repubblica di Napoli di avviare inchieste nei confronti dei clan Cozzolino, Vollaro ed Abbate che operano tra il territorio di San Giorgio a Cremano e Torre del Greco. Con il proseguire delle indagini le dichiarazioni dei pentiti hanno consentito di risalire ai rapporti di connivenza della camorra con le forze dell'ordine: 19 poliziotti arrestati, alti dirigenti indagati.
Con l'assassinio di Ciro la camorra dichiara guerra ai pentiti, una guerra non più combattuta solo a parole, ma anche con la violenza delle armi. A pochi giorni dall'accaduto un ennesimo messaggio che mira al cuore dei pentiti: la tomba del 16enne è profanata. Lumi e candele vengono accatastati in un angolo e dati alle fiamme, la lastra di marmo che copre la bara e il crocefisso sono sradicati dal terreno, fiori e piante, che onorano la memoria di Ciro, sono fatti a pezzi.


27 Gennaio 1976 Alcamo Marina (TP) uccisi i carabinieri Carmine Apuzzo e Salvatore Falcetta
La notte del 27.01.1976 un commando fece irruzione nella piccola caserma dei carabinieri di Alcamo Marina (stazione balneare di Alcamo ) ove trucidò l'appuntato Salvatore Falcetta ed il carabiniere Carmine Apuzzo. Dopo 21 anni, l'unico che stava scontando la pena per questa strage, due fuggirono in Sudamerica e l’altro si è suicidato in circostanze misteriose, è stato assolto con formula piena per non aver commesso il fatto.
Una storia piena di depistaggi, estorsioni carpite con la tortura ed innocenti condannati all’ergastolo. La verità, secondo un poliziotto che ha ritrovato la memoria di recente, è che i due militari trucidati nella casermetta pagarono per avere fermato il furgone sbagliato. Doveva essere un controllo di routine, ma ai loro occhi apparvero casse piene di armi e decine di combattenti della cellula trapanese di Gladio.  Dopo ben nove processi, la Procura della Repubblica di Trapani ha aperto un, nuovo,  fascicolo contro ignoti per l'omicidio dei due carabinieri.


27 Gennaio 1991 Messina. Ucciso Ignazio Aloisi, un testimone ucciso per vendetta, calunniato dal suo assassino con l’inatteso avallo di una corte di giustizia. La difficile battaglia della sua famiglia per ristabilire la verità.
Ignazio Aloisi, guardia giurata di Messina, fu ucciso il 27 gennaio 1991 mentre, con la figlia Donatella di appena 14 anni, stava tornando a casa dopo aver assistito alla partita della squadra della città. Fu ucciso per vendetta perché dodici anni prima aveva riconosciuto uno dei rapinatori che avevano assaltato il suo furgone portavalori e aveva testimoniato contro di lui, che fu condannato ad otto anni di carcere. Dopo le indagini ed un nuovo processo, questa volta per l'omicidio di Ignazio, il killer fu condannato a 26 anni di carcere. A questo punto pensiamo che tutto sia finito, che la famiglia abbia ricevuto la dovuta giustizia ma la storia continua.  Dopo due anni il colpevole da killer diventa pentito. Riempie verbali di confessioni di altri reati. Esce di galera protetto da una nuova vita. Ma non si scorda la sua vendetta. E questa volta dichiara che la vittima di quell’antico omicidio era suo complice: era il basista della rapina e lo aveva denunciato solo perché era insoddisfatto di come era stato diviso il bottino. Così dopo averlo ucciso fisicamente voleva infangarne anche la memoria. Fortunatamente gli altri membri della banda lo scagionano.

 

28 Gennaio 1946 Strage di Feudo Nobile (CL). Uccisi i carabinieri: Vincenzo Amenduni, Fiorentino Bonfiglio, Mario Boscone, Emanuele Greco, Giovanni La Brocca, Vittorio Levico, Pietro Loria, Mario Spampinato
28 Gennaio 1946 Strage di Feudo Nobile (CL). Uccisi otto carabinieri: Vincenzo Amenduni, Fiorentino Bonfiglio, Mario Boscone, Emanuele Greco, Giovanni La Brocca, Vittorio Levico, Pietro Loria, Mario Spampinato.
"Feudo Nobile è poco più di una masseria persa nelle campagne vicino a Gela. All’inizio del 1946 ospitava una piccola caserma dei Carabinieri, l’unica presenza dello Stato per chilometri. La mattina del 10 Gennaio 1946 il brigadiere Vincenzo Ammenduni, comandante della stazione di Feudo Nobile e quattro dei suoi militari, usciti di pattuglia alla ricerca di alcuni ladri di bestiame, si trovarono sulla strada della banda di Rizzo. Ci fu uno scontro a fuoco, ma quando i cinque carabinieri esaurirono le munizioni a loro disposizione furono costretti ad arrendersi. Poi fu la volta dei tre militari rimasti nella casermetta, costretti ad arrendersi dopo che i banditi assaltarono l’edificio a raffiche di mitra e bombe a mano. Gli otto carabinieri vennero quindi legati e costretti a seguire i banditi nelle loro peregrinazioni nell’interno della Sicilia. Quello che dovettero subire in quei giorni non è difficile da immaginarsi. Pestaggi, torture, stenti. Forse la peggiore delle torture fu quando a poca distanza da loro sentivano passare le squadriglie di carabinieri e agenti inviati alla loro ricerca. Non è difficile immaginarli mentre, imbavagliati e legati strettamente con corde e filo di ferro,  con il viso schiacciato nella terra e la canna di un’arma piantata alla nuca, sentono le voci dei loro colleghi passare loro accanto e scomparire, come navi che si perdono nell’orizzonte. Poi la speranza. Salvatore Rizzo avviò una trattativa con lo Stato, sicuramente con la mafia a fare da mediatrice. Le proposte erano chiare: la liberazione di alcuni capi indipendentisti e l’amnistia per sé ed i suoi o una comoda fuga all’estero. La trattativa andò avanti per quasi tre settimane. Si parlò di un’automobile che avrebbe dovuto prelevare gli otto militari e portarli sul luogo dello scambio. Ormai era fatta. Erano quasi liberi. “Torneremo a casa, ragazzi!” “Volesse il Cielo. La prima cosa che farò sarà di andare in chiesa a accendere un cero alla Madonna !” “ E la seconda?” “Una mangiata a casa dei miei a  Catania. Voglio rimpinzarmi di pesce fino a scoppiare! Siete tutti invitati! ” Il giovane elegante giunse la sera del 28 Gennaio. Nessuno sa chi fosse, ma si sa che portò un messaggio a Salvatore Rizzo: la trattativa era fallita. Qualcuno aveva deciso che le vite degli otto carabinieri di Feudo Nobile non valevano uno scambio e li abbandonò al loro destino. Vennero uccisi ed  i loro corpi gettati nel pozzo di una zolfatara abbandonata, dalla quale ciò che restava di loro  fu recuperato solo alcuni mesi dopo" (tratto da FEUDO NOBILE  - Otto Carabinieri Siciliani e il loro destino... - di Fabrizio Gregorutti dal sito cadutipolizia.it)


28 gennaio 1950 Salice Salentino (Lecce). Assassinato in un agguato Donato Leuzzi, segretario Camera del lavoro.
A Salice Salentino (LE) il 28 gennaio 1950 venne ucciso Donato Leuzzi, 25enne segretario dell Camera del Lavoro. Era conosciuto ed amato da tutta la popolazione per la sua costante opera in difesa degli interessi di tutte le categorie. Egli si era particolarmente messo alla testa della lotta delle masse contadine ed era riuscito ad ottenere anche numerosi successi, strappando agli agrari importanti concessioni.


Corleone (PA): 28 Gennaio 1995 Giuseppe Giammona, 23 anni - 25 Febbraio 1995 Giovanna Giammona e suo marito Francesco Saporito
Corleone (PA). Una storia che ha dell'incredibile. Giuseppe Giammona fu assassinato il 25 gennaio 1995 nel proprio negozio di abbigliamento, la sorella Giovanna il 28 febbraio mentre era in auto assieme al marito, Francesco Saporito. La donna protesse col proprio corpo il figlio che teneva in braccio, sul sedile anteriore. Il bambino, che allora aveva un anno e mezzo, rimase miracolosamente illeso, così come il fratellino di quattro anni che dormiva sul sedile posteriore.
Per i boss il sospetto era che i Giammona fossero coinvolti in un fantomatico progetto, ispirato dalle cosche perdenti, per rapire il figlio del capomafia Totò Riina. Il processo agli esecutori e ai mandanti dell'uccisione è stato celebrato tra la fine degli anni '90 e i primi anni del 2000, davanti alla Corte di Assise di Palermo. Imputati erano Leoluca Bagarella, Leonardo e Vito Vitale, Giovanni Brusca considerati gli autori materiali degli omicidi e Giovanni Riina, allora incensurato, figlio del capomafia Salvatore Riina. La Corte di Assise ha condannato tutti gli imputati e sancito che «non emerge alcun minimo elemento che conforti l'ipotesi di legami o contatti di qualsiasi genere stabiliti tra Giuseppe Giammona e persone o comunque a gruppi o ambienti della criminalità organizzata».
Nel 2012 alla famiglia, la madre dei Giammona ed ai nipoti che lei sta crescendo, è stato riconosciuto lo stato di famigliari di vittime innocenti di mafia.


29 Gennaio 1919 a Corleone (PA) ucciso Giovanni Zangara, dirigente del movimento contadino e assessore comunale
L’assessore comunale Giovanni Zangara, incaricato della distribuzione del petrolio, fu ucciso il 29 gennaio del 1919 perché si rifiutò di fornire a Michelangelo Gennaro, nuovo capomafia di Corleone (PA), un certo quantitativo di combustibile delle affittanze collettive e per «liberare» il municipio dall’amministrazione ’rossa’.
"Il clima per la resa dei conti era propizio. Infatti, sia la cooperativa socialista ’Unione agricola’, sia l’amministrazione comunale annaspavano nella drammatica crisi post-bellica. La guerra aveva privato la campagna di gran parte della manodopera, mentre il poco grano prodotto era in gran parte requisito dalle autorità per sfamare le città. Inutilmente il sindaco Carmelo Lo Cascio chiese alla prefettura di Palermo l’aumento della quantità di frumento da lasciare ai contadini. Lo stesso petrolio scarseggiava, per la chiusura delle fabbriche e la requisizione fatta dal governo. Il comune ne gestiva piccoli quantitativi per esigenze pubbliche e per distribuirlo alla povera gente. A Corleone, proprio questa cronica mancanza di petrolio fu il pretesto per un altro clamoroso delitto politico-mafioso. Nei primi giorni di gennaio del 1919, l’assessore Giovanni Zangara, incaricato della sua distribuzione, fu chiamato da Michelangelo Gennaro, nuovo capomafia del paese, che gliene chiese un certo quantitativo per la sua masseria. «Mi dispiace - gli rispose deciso l’assessore - ma non te ne posso dare perché non rientri tra le famiglie aventi diritto». Il Gennaro, che si aspettava maggiore rispetto dagli inquilini del municipio, considerò quel diniego un affronto alla sua autorità, da punire in maniera esemplare. Il 29 gennaio 1919, all’imbrunire, tre persone si appostarono in via Marsala, aspettando Zangara. E vistolo arrivare dall’angolo della strada, gli spararono contro numerosi colpi di pistola. L’assessore cadde a terra, ferito gravemente. Fu trasportato in ospedale da alcuni passanti, dove morì un paio d’ore dopo." (tratto dall'art. di D. Paternostro "Il rifiuto al «capobastone»")


29 Gennaio 1921 a Vittoria (Ragusa) ucciso Giuseppe Compagna, consigliere comunale socialista
Giuseppe Compagna, consigliere comunale socialista di Vittoria (Ragusa) rimase ucciso in una incursione di combattenti di orientamento nazionalista, fascisti e il gruppo mafioso locale, che devastarono il circolo socialista  e spararono sui lavoratori presenti.


29 Gennaio 1986 a Palermo ucciso Francesco Alfano, 26 anni
Era il 29 gennaio del 1986. Francesco alfano, 26 anni, era andato a trovare la fidanzata Germana all’Addaura (PA), residenza estiva della famiglia di lei. Aveva appena finito di allenare la sua squadretta di calcio, la Virma. Quando decisero di uscire per una passeggiata in centro, salirono sulla Seat Ibiza di Francesco, parcheggiata in via Gualtiero da Caltagirone. Fu allora che dal buio spuntò un uomo che si avvicinò alla vettura e sparò quattro colpi di pistola contro il finestrino lato guida. Francesco non morì subito. Il killer infilò una mano ed esplose altri colpi per finirlo. Anche Germana venne ferita. Gli spari richiamarono l’attenzione del padre della ragazza, Ippolito, che corse in strada e trovò la forza per soccorrere la figlia e trasportarla in ospedale. Francesco era già morto. Francesco era un ragazzo normale, pulito, attivo. Il padre era titolare di una piccola industria del ferro. Francesco lavorava in proprio. Era stato rappresentante di vini e di articoli di cuoio e dava una mano come cameriere nel ristorante del padre di Germana. E poi il suo hobby: il calcio e la squadretta che allenava con serietà e passione. Anche per il suo omicidio non si sono trovati killer e mandanti. (tratto da "I germogli recisi" di G. Tramontana)


29 Gennaio 1989 Taurianova (RC). Ucciso Giuseppe Caruso, bracciante di 63 anni. Probabilmente uno scambio di persona.
Il 29 gennaio del 1989, a Taurianova (RC) il bracciante sessantatreenne Giuseppe Caruso è in compagnia con uno dei suoi figli. Gli sparano. Viene soccorso e portato in ospedale. La corsa disperata non gli salva la vita. Secondo gli inquirenti è stato uno scambio di persone.


30 Gennaio 1988 Taranto. Giulio Capilli, 28 anni, pubblicitario, ucciso in una sparatoria fra clan mentre passeggiava con la fidanzata.
Il 30 gennaio 1988, a Taranto, Giulio Capilli, 28 anni, procacciatore di pubblicità per conto di un'emittente televisiva locale era uscito di casa in compagnia della fidanzata quando fu centrato da un proiettile che gli recise un'arteria. Cadde sussurrando: «Maledetti», poi perse conoscenza. La vittima predestinata era un pregiudicato. Il killer  è stato condannato a 14 anni di carcere. Un delitto punito, caso fortunato. (tratto da La Stampa)


31 Gennaio 1983 Napoli. Ucciso Nicandro Izzo, appuntato in servizio presso la Casa Circondariale di Poggio Reale.
Appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia - nato a Calvi Risorta (CE) il 01/12/1944 in servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale.
Il 31 gennaio 1983, dopo numerose minacce ricevute, veniva ucciso con un colpo di pistola alla testa da parte di ignoti, a poche decine di metri dall'Istituto.
Nel corso delle successive indagini è emerso il chiaro stampo camorristico dell’omicidio.
L'Appuntato Izzo è stato riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.  (polizia-penitenziaria.it)

 

 

31 Gennaio 1986 Piana Degli Albanesi (PA). Assassinato Giuseppe Pillari, bracciante di 50 anni, perché testimone di un omicidio.
Giuseppe Pillari, bracciante 50 anni, èstato  ucciso a colpi di lupara e di pistola automatica il 31 gennaio 1986 a pochi chilometri da Piana degli Albanesi (Palermo), in località Guadalani, dentro un casolare di proprietà di un commerciante di pelli e coltivatore diretto, Salvatore Tortorici, vero bersaglio dell'agguato. Il lavoratore, secondo le indagini, è stato soppresso per non avere testimoni.

 

31 gennaio 2002 Lauro (AV). Assassinato Francesco Santaniello, 50 anni, titolare di una impresa di materiali edili. Si era opposto alle richieste del racket
"Si era ribellato alla logica dei clan. Lo hanno assassinato brutalmente. Quattro colpi di pistola alla schiena, sparati a bruciapelo. Francesco Santaniello, cinquant'anni, di Quindici, titolare della "Edil Santaniello", impresa di materiali edili, è stramazzato sul selciato in fin di vita. Per lunghi minuti, nessuno si è accorto dell'agguato e l'imprenditore ha agonizzato sull'asfalto, mentre gli assassini si garantivano la tranquillità della fuga. E' accaduto (31 gennaio 2002), poco dopo le diciotto, nei pressi del deposito dell'impresa, situato al vicolo di Santa Maria della Pietà a Lauro" (La Repubblica)


31 Gennaio 2005 Napoli. Ucciso Vittorio Bevilacqua, 64 anni, padre di uno scissionista

 

 

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Ricordati di ricordare di Umberto Santino PDF Stampa E-mail

Foto Google

Fonte:  cittanuovecorleone1.blogspot.it


Una poesia per tutte le vittime innocenti di mafia...

Ricordati di ricordare

di Umberto Santino


Ricordati di ricordare
coloro che caddero
lottando per costruire
un'altra storia
e un'altra terra
ricordali uno per uno
perché il silenzio non chiuda per sempre
la bocca dei morti
e dove non è arrivata la giustizia
arrivi la memoria
e sia più forte
della polvere
e della complicità
Ricordati di ricordare
l'inverno dei Fasci quando i figli dei contadini del Nord
spararono sui contadini del Sud
e i mafiosi aprivano il fuoco
sapendo di esserei cecchini dello Stato

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Nel labirinto delle mafie a cura di Attilio Bolzoni ed Enrico Bellavia PDF Stampa E-mail

 

 

Articolo del 16 Luglio 2017 da mafie.blogautore.repubblica.it

Nel labirinto delle stragi

di Attilio Bolzoni

In quei due mesi è accaduto molto ma non tutto. Dal 23 maggio al 19 luglio 1992, cinquantasette giorni, bombe e autobombe, ucciso Giovanni Falcone, ucciso Paolo Borsellino. Tanti i segreti che sono stati seppelliti in questo quarto di secolo, tante le verità che ancora l'Italia non conosce.
A farci entrare nel labirinto delle stragi per il blog Mafie è Enrico Bellavia, giornalista di Repubblica che con il suo sapere ci accompagna dall'Addaura ai grandi misteri che ancora si inseguono dopo venticinque anni.
E' un lungo racconto ma non è solo un racconto. E' anche un ragionamento intorno a fatti e trame che portano Bellavia a un convincimento: per capire cosa è avvenuto nell'estate del 1992 non bisogna guardare indietro ma bisogna guardare avanti: «Non a quello che le vittime avevano fatto ma a quello che avrebbero potuto fare». Delitti preventivi.
Una ricostruzione divisa in una ventina di capitoli, vicende tutte legate una all'altra anche se lontane nel tempo. C'è l'intrigo della trattativa Stato-mafia e c'è l'oscura parentesi della dissociazione "morbida" che avrebbero voluto alcuni boss dopo la repressione poliziesca-giudiziaria che ha colpito Cosa Nostra, ci sono i retroscena di quel rapporto sugli appalti dei carabinieri dei reparti speciali con le grandi aziende del Nord in affari con Totò Riina, c'è il ricordo degli ultimi giorni del procuratore Borsellino che riceve le confidenze di Gaspare Mutolo e di Leonardo Messina.
Un'estate del 1992 sospesa nel prima e nel dopo. Con eventi ancora oggi indecifrabili. Le telefonate di rivendicazione della famigerata Falange Armata. E il "suicidio" nel carcere di Rebibbia di Antonino Gioè, uno di quei mafiosi che partecipò alle fasi preparatorie dell'attentato di Capaci e che fu trovato cadavere ventiquattro ore prima delle esplosioni - il 27 luglio del 1993 - in via Palestro a Milano e davanti alle basiliche romane.
Con l'apparizione improvvisa di personaggi che hanno depistato le inchieste sino ad affossarle. Come Vincenzo Scarantino, il "pupo vestito", il pentito fasullo di via D'Amelio creduto oltre ogni ragionevole limite da qualche poliziotto e da schiere di magistrati. Come Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo che ha spacciato informazioni tarocche per conto proprio o per conto terzi.
Venticinque anni dopo - nonostante le inchieste giudiziarie e gli ergastoli che hanno rinchiuso per sempre nelle segrete del 41 bis i capi della Cupola - siamo ancora dentro il labirinto.
Enrico Bellavia ci fornisce una guida per muoverci fra le ombre, ci fa capire qualcosa di più.

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