VittimeMafia.it

RICORDATO ANTONIO CANGIANO A 25 ANNI DALL'AGGUATO DI CAMORRA CHE LO PARALIZZO' di Raffaele Sardo PDF Stampa E-mail

Foto e articolo del 5 Ottobre 2013 da dallapartedellevittime.blogspot.it


CASAPESENNA - La sera del 4 ottobre del 1988 lo ferirono in un agguato di camorra costringendolo a vivere su una sedia a rotelle. Antonio Cangiano, assessore ai lavori pubblici e vice sindaco a Casapesenna, paese del boss Michele Zagaria, doveva essere punito perché aveva rifiutato di sottostare ai ricatti del clan per l'affidamento di un appalto. Cangiano, che è deceduto il 23 ottobre del 2009, a 60 anni,  anche in seguito a quelle ferite, è stato ricordato nel centro sociale cittadino, alla presenza della moglie e dei suoi tre figli. “Vogliamo la verità su quella vicenda che ha segnato la nostra comunità – ha detto Pasquale Cirillo, di Legambiente che ha promosso l’iniziativa – perché a distanza di tanti anni non si conoscono né i killer, né i mandanti di quell’agguato”. Il commando che sparò alcuni colpi di pistola a Cangiano in piazza Petrillo, gli spezzò anche la colonna vertebrale. Da allora rimase paralizzato.

A commemorare Cangiano anche don Luigi Menditto, parroco di Casapesenna da 50 anni. Don Luigi ha ricordato come  Cangiano aveva tentato di riprendersi una rivincita nei confronti della camorra. “Lo convinsi a candidarsi a Sindaco della città. Era il 1993 – ha detto il parroco – Mi recai a casa sua insieme ad una delegazione di un comitato cittadino. Tonino accettò, nonostante le sue condizioni di salute e divenne Sindaco il 21 novembre 1993, con quasi 4000 preferenze”. Ma fu di nuovo costretto alle dimissioni in seguito a nuove minacce da parte della camorra. Il 23 gennaio del 1996 il consiglio comunale fu sciolto, ancora una volta, per condizionamenti di camorra. La prima volta avvenne a settembre del 1991. Nel 1995 gli amputarono anche le gambe e comunicava solo attraverso un computer. Il 19 marzo del 2009, in occasione del quindicesimo anniversario della morte di don Giuseppe Diana, gli fece visita don Luigi Ciotti. “Per noi sei un simbolo vivente del movimento anticamorra” gli aveva detto il presidente di Libera.

Leggi tutto...
 
CALABRIA. TERRA DEI DESAPARECIDOS di Anna Foti PDF Stampa E-mail

Tg2 del 10/04/2012

 

Articolo del 12 Gennaio 2009 da liberainformazione.org


Francesco Aloi, ventiduenne, Pizzo, tredici anni fa. La madre Antonietta Pulitanò lo ha atteso per anni poi il drammatico ritrovamento del suo corpo in un pozzo. Santino Panzarella, ventinovenne, Filadelfia all’ombra della cosca Anello-Fiumara. Dopo quel giorno maledetto del 2002, alla madre Angela Donato costituitasi parte civile nel processo contro in presunti assassini, è stata restituita solo una clavicola, unica traccia del corpo del figlio. Michele Penna e Salvatore Franzè, trentenni, Stefanoconi all’ombra della cosca Petrolo-Bartolotta.
E insieme a loro altri. Domenico Serraino e Francesco Stillitano, in località Francavilla Angitola. Renato Vettrice, quarantunenne, non
rientrato a casa nell’agosto del 2005 a Sant’Ilario dello Jonio. Cosimo Martelli, ristoratore scomparso nel 2006 a Locri. Poi ancora Francesco Anello, Pietro Nicolò e Antonino Morabito. L’ultimo nel gennaio 2008. Antonio Giurlanda, ventinovenne, in località Soriano Calabro.
Molti di loro sono solo alcuni dei cinquanta ragazzi inghiottiti nel nulla, spariti, negli ultimi vent’anni nel cosiddetto quadrilatero delle
sparizioni, nel fazzoletto di terra vibonese con quindicimila anime, comprendente Filadelfia. Francavilla, Acconia di Curinga e Pizzo. Solo pochi corpi vengono ritrovati. A volte solo l’esame del dna consente l’identificazione. I moventi sono mafiosi, sentimentali e in qualche caso anche politici. E’ la lupara bianca nel vibonese in Calabria. Tutto fin troppo chiaro laddove regnano la tenebra, l’oscurità e il mistero.

Leggi tutto...
 
"Il 14 settembre insanguinato dalla mafia" di Rino Giacalone PDF Stampa E-mail

Fonte: ilcarrettinodelleidee.com

 

Oggi è la classica giornata della prova del nove. Per farci capire quanto parolaia e scenografica possa essere l’antimafia. Soprattutto quella “recitata” dai politici, dai sindaci, dai consigli comunali. Oggi doveva essere una giornata da sottolineare con i ricordi magari per firmare un nuovo patto. E invece silenzio. Solo silenzi.

Ci sono un morto ed un uomo sfuggito ai Kalashnikov che restano completamente dimenticati. L’ucciso si chiamava Alberto Giacomelli, fu ammazzato il 14 settembre 1988, 25 anni addietro. A sfuggire alla potente arma impugnata dai più spietati killer e capi mafia siciliani fu l’allora dirigente del commissariato di Polizia di Mazara, Rino Germanà, era il 14 settembre 1992.

Niente celebrazioni, niente ricordi per loro, perché essenzialmente le loro vicende sono attuali, attualissime, parlarne significa riaprire pubblicamente armadi che si vogliono far restare chiusi.

 

Leggi tutto...
 
Tradì l’ordine della mafia: “Tacere è bene, parlare è male”, di Rino Giacalone PDF Stampa E-mail

Fonte: Facebook.com

Il delitto di Mauro Rostagno 25 anni dopo

Mauro Rostagno non l’ho conosciuto, non ho mai lavorato con lui, non ho condiviso con lui esperienze politiche, di lotta sociale e nient’altro di tutto quello che lui ha saputo fare, non sono destinatario o possessore di qualsivoglia eredità su retroscena del suo omicidio, non faccio nemmeno parte di quella “fiera delle vanità” che ogni tanto si allestisce attorno al suo ricordo. Occupandomi della cronaca nera e giudiziaria della provincia di Trapani, la mia bellissima terra sporcata dalla mafia, sono tante le persone ho dovuto imparare a conoscere leggendo gli atti giudiziari riguardanti le loro morti violente. Purtroppo in questo “maledetto” elenco c’è anche Mauro Rostagno, ucciso a Lenzi di Valderice, provincia di Trapani, il 26 settembre del 1988. Venticinque anni addietro.

Leggi tutto...
 
"Quando parliamo di mafia" di Giuseppe Fava (20 dicembre 1983) PDF Stampa E-mail

Foto da: ossigenoinformazione.it

Fonte: isiciliani.it

“Noi stiamo contro la mafia, parliamo contro la mafia, facciamo i dibattiti, concludiamo con un applauso e ce ne andiamo a casa contenti…”

“Quando parliamo di mafia, dobbiamo pensare che oggi influisce nella distribu­zione della ricchezza, nella salute delle persone, nella condizione di vita, nell’evoluzione della scuola, nella ge­stione delle banche, nello scoppio della guerra, o nel ripristino della pace, nel mediterraneo e nel mondo.

La mafia è una bestia con la quale do­vrete combattere per il resto della vostra vita, una bestia che potrà condizionare il destino vostro e quello dei vostri figli; tutto quello che vi accadrà nella vita, dipenderà da come voi sarete capaci di stare con la mafia o di lottare contro la mafia.

Leggi tutto...
 


Pagina 9 di 24

Menu

Sei  : Home