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«È un cammino difficile, lungo, pieno di insidie» di Rocco Chinnici (Ottobre 1981) PDF Stampa E-mail


da L'Unità del 30 Luglio 1983

Stralci dell'intervento che il giudice Rocco Chinnici svolse al convegno internazionale su «Mafia e potere», nell'aula magna dell'università di Messina nei giorni 19-23 ottobre 1981.

«ll merito di una presa di coscienza nella lotta contro la mafia va, indubbiamente, a quelle forze politiche riformatrici e progressiste e a quegli studiosi, che per vocazione hanno combattuto la mafia, fin dal suo affermarsi come forza occulta, reazionaria e criminale; va alle vittime di ieri e di oggi, che operando nel campo politico o della amministrazione dello Stato, hanno portato avanti la lotta per la redenzione delle zone nelle quali la malapianta ha messo radici. Abituati a guardare in faccia alla realtà riteniamo che non sarà impresa facile debellare il fenomeno; in democrazia, si sa, la soluzione dei problemi richiede tempi lunghi, e pertanto è giocoforza ammettere che la mafia, costituendo, oggi, uno dei più gravi e complessi problemi della vita nazionale, continuerà ad imperversare, ad insanguinare città e campagne; probabilmente, così come è avvenuto in passato, avrà periodi di minore o maggiore virulenza a seconda delle risposte e della reazione che i pubblici poteri sapranno opporre, tuttavia, fino a quando non sarà in grado di disporre di leggi e mezzi più efficaci, fino a quando i maliosi avranno la possibilità di ricavare migliala di miliardi da traffici illeciti (droga e tabacco), dagli appalti pubblici, dai sequestri di persona, fino a quando la mafia potrà realizzare stretti rapporti con settori del potere, sarà possibile solo ottenere risultati parziali e contingenti, ma non debellarla defìnitivamente. Sarà certo possibile attraverso convegni, dibattiti e commissioni di inchiesta conseguire una migliore conoscenza del problema e mediante nuove leggi e mezzi più efficaci ottenere risultati operativi, ma nessuno deve illudersi. Se è vero — ed in proposito non possono sussistere dubbi — che in talune zone dell'isola la mafia permea taluni settori del potere fino al punto da identificarsi, talvolta, con essi, se è vero come è stato scritto che il Presidente della Regione Piersanti Mattarella alla cui memoria tutti ci inchiniamo, è stato eliminato per aver voluto portare ordine e legalità in quei settori della vita regionale nei quali ordine e legalità erano gravemente compromessi, a seguito delle infiltrazioni della mafia, si comprenderà come il cammino da percorrere per liberare l'isola dalla mafia sia lungo, difficile, pieno di insidie.

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Le ecomafie nel Lazio - Rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente PDF Stampa E-mail

Foto da  greenews.info

Tratto da "Parole & mafie" Informazione, silenzi, omertà - DOSSIER LAZIO (2009)

Le ecomafie nel Lazio

da Rapporto Ecomafie 2009 di Legambiente

“Il dato più preoccupante riguarda il coinvolgimento del territorio regionale nei fenomeni di smaltimento illecito dei rifiuti, nel quale alcune indagini hanno evidenziato interessi della criminalità organizzata. Il fenomeno riguarda tutte le province laziali”. Queste parole, contenute nella relazione annuale della direzione nazionale antimafia, trovano conferma nei dati degli ultimi tre anni sull’illegalità ambientale presenti nei Rapporti Ecomafia di Legambiente. E non solo rifiuti. Ciclo del cemento, movimentazione terra, escavazione abusiva di cave. Negli ultimi tre anni sono stati ben 6489 le infrazioni accertate dalle forze dell’ordine che evidenziano una diffusa violazione delle normative ambientali. Sono state ben 5560 le persone denunciate e arrestate, mentre sono 2887 i sequestri effettuati dalle forze dell’ordine.

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Azzardopoli - Dossier di Libera sul gioco d'azzardo in Italia (2012) PDF Stampa E-mail

FONTE: libera.it

 

AZZARDOPOLI


Il paese del gioco d’azzardo
Quando il gioco si fa duro..le mafie iniziano a giocare


Numeri, storie e giro d’affari criminali
della “terza impresa” italiana


Roma, 9 gennaio 2012

 

DOSSIER A CURA DI DANIELE POTO
Per i contenuti del dossier si ringraziano, tra gli altri, a vario titolo e in rigoroso ordine alfabetico: Viviana Antonucci, Daniela Capitanucci, Maurizio Cimarelli, Mauro Croce, Maurizio Fiasco,Enrico Fontana, Leopoldo Grosso, Matteo Iori, Simona Panzino, Livio Pepino, Lorenzo Pulcioni, Francesca Rascazzo, Peppe Ruggiero, Egidio Speranzini, Gabriella Stramaccioni.

 


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Comunicato congiunto delle associazioni CENTRO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE, AGESCI GRUPPO SCOUT MOTTOLA 1 e PRESIDIO DI LIBERA ‘ANTONIO MONTINARO’ in ordine a gli incendi che hanno colpito il territorio di Mottola. PDF Stampa E-mail

 

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"C'erano tutti, altrimenti sapremmo la verità" di Francesco "baro" Barilli PDF Stampa E-mail

Foto da Internet

Articolo del 12 Aprile 2007 da reti-invisibili.net

Intervista con Giovanna Maggiani Chelli (Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili)

La cronaca dell'Italia repubblicana è disseminata di stragi. Ognuna ha le proprie peculiarità e la propria identità, ma chiunque voglia avvicinarsi ad esse con finalità storiche ha il dovere di cercare di iscriverle in "macrocontesti" che ne spieghino il disegno generale, per poi passare ad esplorazioni più dettagliate caso per caso. Così, ad esempio, è corretto parlare di strategia della tensione per le stragi che si sono succedute da Piazza Fontana (1969) al Rapido 904 (1984), anche se personalmente ho sempre ritenuto che i prodromi di quella strategia fossero visibili fin dal primo maggio 1947 (strage di Portella della Ginestra).
Come inserire in questo ambito la strage di Via dei Georgofili, avvenuta a Firenze nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993? Ritengo lo si possa fare parlando di una "seconda" strategia della tensione. Più breve, meno sanguinaria (quantitativamente parlando), ma non per questo meno grave o meno inquietante.

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