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2 luglio 1980 Villa Literno (CE) Tammaro Cirillo, delegato CGIL, appena eletto, presso il cantiere in cui lavorava, viene ferito gravemente. Muore in ospedale dopo 10 giorni di agonia. PDF Stampa


Articolo da L'Unità del 4 Luglio 1980

Delegato sindacale appena eletto ferito in un agguato: è la camorra?

di Antonio Polito

E' gravissimo - Lo hanno seguito fin dentro casa - L'operaio edile tornava dall'aver festeggiato la sua nomina - Il cantiere era già stato attaccato con la dinamite dalla mafia - Una zona difficile

NAPOLI - Una rosa di pallettoni nella coscia sinistra, un agguato crudele e spietato; TammaroCirillo, eletto poche ore prima delegato sindacale di un cantiere edile di Villa Literno, è nel reparto rianimazione del Cardarelli di Napoli. Il piombo, sparato quasi a bruciapelo con un fucile da caccia, gli ha strappato l'arteria femorale. L'operaio, iscritto aila CGIL, perderà quasi certamente la gamba; fino a tarda ora, ieri sera i sanitari temevano per la sua stessa vita. molto dipenderà da come il suo fisico saprà reagire alle due operazioni che ha già subito.
Chi gli ha sparato ha atteso che rientrasse a casa, che uscissero la moglie e gli altri famigliari; poi è entrato nella cucina dell'abitazione, una casa colonica composta di un solo piano, ed ha sparato. Con Tammaro Cirillo c'era, in quel momento solo la figlia quindicenne: era girata verso il televisore  — ha raccontato agli  inquirentii — e si è accorta di quanto accadeva solo quando ha udito l'esplosione. Ha visto con la coda degli occhi un uomo, che fuggiva.
Villa Literno ha risposto subito con lo sciopero ed una  manifestazione, di massa.
L'ipotesi di una intimidazione mafiosa è la più probabile (anche se non si abbandonano ancora altre piste) ed il sindacato ha deciso di reagire subito in modo chiaro e fermo.
Poche oreprima dell'agguato, Tammaro Cirillo, era infatti stato eletto delegato sindacale nel cantiere «Sled» di Villa Literno, un centro a poca distanza da Aversa; Un cantiere difficile in una zona ancora più difficile, l'unica a nord della Calabria dove vengono applicate le norme della legge anti-mafia.
In questo stesso cantiere la camorra aveva già fatto sentire la propria voce a colpi di dinamite. Quattro esplosioni, in pochi mesi, due anni fa: danni per centinaia di milioni.
La ditta che occupa circa quattrocento operai, gestisce una fetta oltremodo appetitosa dei finanziamenti delle opere per il disinquinamento del golfo di Napoli. La mafia,più che alla solita tangente del racket, puntava più in alto: mirava a intervenire direttamente su quei miliardi.
Si chiedeva. insomma, che fossero subappaltati a ditte «amiche» lavori per migliaia di milioni.
I lavoratori reagirono duramente: il rischio di finire sotto il gioco dei mafiosi, in condizioni di lavoro nero e supersfruttato, fece scattare una reazione  popolare che bloccò il disegno.  Poi due anni di stasi. C'è chi dice che in qualche modo i camorristi fossero riusciti ad avere comunque un controllo sul cantiere che per questo le acuq si fossero chetate. Fatto sta che l'elezione dei delegati sindacali dell'altro ieri ha cambiato i rapporti di forza. E' stata eletta gente nuova, stimata; è rimasto fuori qualche   «delegato di rispetto». Tammaro Cirillo, iscritto alla CGIL, comunista con la tessera fino ad un paio di anni fa, simpatizzante attivo e impegnato, era stato festeggiato per la sua elezione.
Per questo era rientrato a casa tardi. Con un gruppo di amici e di compagni di lavoro si era trattenuto a commentare l'elezione ed a discutere delle cose che nel cantiere dovevano cambiare. Pochi minuti dopo, il sanguinoso agguato.
Se a sparare è stata la mafia, lo scontro politico in atto in quella zona farebbe un salto dì qualità evidente ed estremamente pericoloso .
Da sempre la delinquenza ha un posto molto rilevante nella gerarchia sociale dei «mazzoni», la zona di Villa Literno, ma finora non aveva mai affrontato così a viso aperto il movimento operaio.
Le connivenze con il potere politico sono forti e diffuse, ma mai l'ambizione dei gruppi mafiosi era arrivata così in alto.
[...]



Articolo da L'Unità del 5 Luglio 1980

Un agguato sotto il segno della mafia

di Antonio Polito

Nel cantiere dì Villa Literno dove lavorava il delegato ferito
I compagni di lavoro non hanno il coraggio di denunciare - Una zona che è terreno di caccia della camorra - Dal Villaggio Coppola-Mare ai miliardi della Cassa per il Mezzogiorno


Sulla porta del capannone adibito a mensa, c'è un cartello, scritto a mano: «I vecchi delegati salutano i nuovi ed augurano loro buon lavoro». Di seguito, i quattro nomi dei neo-eletti, tutti della CGIL, con il numero dei voti vicino. Il terzo, in ordine di preferenza, è Tammaro Cirillo.
I suoi tre compagni sono nel capannone; lui, invece, è in una camera operatoria dell'ospedale Cardarelli di Napoli, dove gli è stata amputata una gamba, dilaniata dai pallettoni di un fucile da caccia.
Per capire chi gli ha sparato, e perché, non si può che partire di qui, da questo gigantesco cantiere edile collocato a due chilometri dal litorale Domiziano, a Villa Literno. Il nome dell'assassino non c'è ancora. Né il movente. Ma c'è, scritta nelle cose, la dura vicenda di una zona del Mezzogiorno, fatta di reddito e di povertà, di delinquenza e di paura, di sviluppo e di arretratezza. In pochi ettari, qui, è concentrata una grande ricchezza.
Lungo la costa, proprio di fronte al cantiere, c'è «rapina-mare». Così è stato ribattezzato il villaggio edificato dai Coppola, in gran parte irregolarmente. Vincenzo Coppola è l'uomo che è stato fermato mentre si recava con quattro miliardi in contanti all'appuntamento con i rapitori del figlio. La cifra, così facilmente racimolata, dà un'idea di quale giro d'affari ci sia intorno al villaggio, che ospita oltre cinquantamila persone.
Tutt'intorno c'è una campagna spezzettata in mille poderi ma ricca, dove il contadino, tra pomidoro e frutta, riesce a produrre abbastanza per sé e per chi gli impone la «mazzetta», la «tangente» sui prodotti agricoli.
E poi c'è il cantiere Sled. In pochi ettari, centinaia di operai dovrebbero costruire una cinguantina di vasche di depurazione alte venti-trenta metri e scavare una teoria di canali larghi, profondi e lunghissimi. Un enorme cartello ricorda  che i lavori sono della Cassa per il Mezzogiorno; l'unica vasca innalzata finora, invece, ricorda che in tre anni ben poco si è fatto e che se andrà avanti cosi ci vorranno decenni.
In questo mare di  denaro, pubblico e privato, si è impiantata la camorra? I compagni di Tammaro Cirillo non parlano. A questa domanda non rispondono. Dimostrano però con la loro stessa paura, evidente, fortissima, che la camorra c'è, eccome. Di sicuro fa pagare la tangente alla direzione del cantiere. Certamente controlla le assunzioni.
Probabilmente sta riprovando a mettere le mani direttamente sull'intera torta, ottenendo subappalti per ditte «amiche». Tammaro Cirillo di certo si sarebbe opposto a questo proqetto. In una assemblea, poco prima delle elezioni sindacali, aveva anche redarguito un delegato che gli sembrava reticente. «Devi parlare — gli disse — queste cose si devono dire ». Ha pagato per quello? «Non dico di no; ma non ho detto di sì», rispondono i colleghi. Ed è vero che avete tutti ricevuto minacce, voi sindacalisti? Che a quello gli hanno incendiato la porta di casa? Che contro l'abitazione di quell'altro fecero esplodere una bomba? «Sì e no comunque domandatelo agli interessati».
Chi ha sparato contro Tammaro Cirillo, dunque, per ora non si sa. Anche i carabinieri invitano ad andarci cauti, con l'ipotesi mafiosa. Ma una cosa è certa: in questa zona la camorra c'è, prospera, si industrializza, diventa sempre più. potente.
Si sa per certo, tanto per fare un esempio, che sono oltre quattrocento, tra siciliani e calabresi, i forestieri che hanno preso alloggio dal primo gennaio di quest'anno in alberghi del Casertano. Si sa di sicuro, ancora, che robuste organizzazioni delinquenziali hanno trovato allennze e manovalanza  nella malavita locale. Cosicché non si può neanche più usare la distinzióne scolastica tra «camorra» napoletana, mafia  siciliana, «'ndrangheta» calabrese. Da queste parti si è nascosto a lungo Luciano Liggio; da queste parti, per una stranezza della legge, vengono inviati in soggiorno obbligato mafiosi siciliani e calabresi. Qui è stato confinato nientemeno che il boss Trìpodi, poi ucciso in carcere a Poggioreale. La delinquenza organizzata è ormai una griglia sociale decisiva, e, naturalmente, un potente canale di consenso politico. Da queste parti la DC supera il sessanta per cento.
Vincenzo Coppola è forse stato il precursore di questa spregiudicata operazione a cavallo tra potere politico e gruppi di «rispetto». Ed i Bosco, padre e figlio, avevano bisogno dei suoi voti per essere eletti. Ora che gli hanno rapito il figlio al potente Coppola, vuol dire che qualcosa è saltato, che molto sta cambiando. E, come sempre accade, qualche frangia del sistema pare «impazzita». In questo gioco pericoloso c'è anche l'azzoppamento di Tammaro Cirillo, operaio edile iscritto alla CGIL? Finché la Gente risponderà «non dico né sì , né no», sarà molto difficile rompere questa cappa di piombo.



Articolo da L'Unità del 29 Luglio 1980

Villa Literno: preoccupante l'escalation camorristica

Un altro sindacalista vittima di un attentato camorristico
Un «filo rosso » sembra collegare quest'episodio con il ferimento di Tammaro Cirillo morto dopo 10 giorni di agonia - Le prese di posizione al sindacato e Partito comunista.

«E' più che presumibile che ci sia un filo rosso - ci ha detto il compagno Pastore della CGIL di Caserta — fra l'attentato di cui è rimasto vittima il sindacalista della UIL Vincenzo Fabozzi (come scriviamo anche in altra parte del giornale) e quello, avvenuto all'inizio del mese di luglio, che ha portato alla morte il delegato sindacale Tammaro Cirillo. L'attacco della camorra, proprio dopo l'attentato a Tammaro Cirillo, si è intensificato. E Vincenzo Fabozzi, proprio a questa «escalation» si era opposto...».
Un commento questo che lascia capire quale sia il Clima nella zona del «Mazzoni». Il cantiere della Sled, è stato vittima, più volte di attentati estorsilvi. Uno, nel 1978 provocò danni per centinaia di milioni. Ma la camorra non vuole impoórre solo tangenti, vuole che i suoi «protetti» siano assunti con determinati privilegi, pretende di effettuare lavori a cottimo, insomma si vuole sostituire ed incamerare i massimi proventi.
Una evoluzione quella della malavita dell'aversano che ricorda molto quella della mafia in Sicilia ed in Calabria. Da organizzazione «criminale» invischiata in decine di loschi traffici, si è trasformata in una impresa «commerciale» che lancia i suoi addentellati in tutte le branche economiche.
Non è solo quindi questione di dimensioni: a Palermo sono state costruite migliaia di case; nell'Agro Aversano la speculazione ha colpito in maniera strisciante, basti guardare la fascia costiera del litorale Domiziano, i grossi centri dell'entroterra.
Piano piano colate di cemento si sono abbattute sulle cittadine della provincia di Caserta. Ed il PCI — come ha dichiarato il compagno Venditto, segretario della federazione — è rimasto solo a combattere la malavita che colpisce non solo le attività commerciali grosse ma isterilisce anche il piccolo e piccolissimo commercio.
La vìolenza poi di questa camorra è stupefacente. In sette anni circa centosessanta omicidi sono stati compiuti in questa zona, l'unica ad avere applicata; al nord della Calabria, la legge antimafia. Una guerra, che ha fatto anche vittime innocenti. Come il ragazzo di 11 anni ucciso per vendetta due anni fa a Lusciano, come il sindacalista Tammaro Cirillo.

 

 

 

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