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17 Marzo 2014 Strage di Palagiano (TA). Domenico Petruzzelli, 30 mesi, è stato ucciso insieme con la mamma mentre erano in macchina con il compagno di lei. PDF Stampa

Foto da urbanpost.it

Articolo del 19 Marzo 2014 da bari.repubblica.it

Domenico, 3 anni, crivellato di colpi. Così il fratellino è riuscito a salvarsi: "In auto ho fatto finta di essere morto"

Orrore per la strage di Taranto, Alfano invia sessanta uomini. L'inseguimento e l'esecuzione sulla statale 106: uccisi anche la mamma e il compagno

di Gabriella De Matteis

PALAGIANO - Il più piccolo si è accasciato sul sedile e ha chiuso gli occhi. "Ho fatto finta di morire" ha detto alla zia. Il più grande, invece, ha provato ad aprire lo sportello. Pensava che la mamma fosse svenuta. Sono stati fortunati i piccoli superstiti dell'agguato commesso lunedì sera a pochi chilometri da Palagiano. Cosimo Orlando, 43 anni, la sua compagna Carla Maria Fornari, di 30 ed il figlio di quest'ultima Domenico, 3 anni ad agosto, sono stati uccisi da una pioggia di proiettili. Altri due bambini, di 7 e 6 anni, figli della donna e fratelli della piccola vittima, si sono salvati. Il padre Domenico Petruzzelli era stato ucciso nel 2011.

È un triplice omicidio di mafia, gli investigatori non hanno dubbi. Una strage che poteva avere conseguenze ancora più tragiche. Sono le 21,30. Carla Maria Fornari guida la sua Daewoo Matiz. Accanto c'è il compagno Cosimo Orlando, una condanna per un duplice omicidio, da poco in semi libertà. In braccio ha il piccolo Domenico. Dietro, sul sedile posteriore, ci sono i due bambini più grandi. La famiglia è di ritorno da Taranto, sulla statale ionica. È quasi arrivata a Palagiano. Mancano pochi chilometri quando all'improvviso l'auto viene speronata, costretta a fermare la sua corsa contro il guard rail. Carla Fornari, con ogni probabilità, intuisce che non è un semplice incidente. Prova ad ingranare la retromarcia. E' un tentativo disperato. Il killer spara, forse esce anche dall'auto. Almeno quindici i proiettili che vengono recuperati sulla scena del delitto. Due o al massimo tre hanno raggiunto il bambino. Un maggior numero di colpi, invece, con un primo esame necroscopico, è stato isolato sul corpo della donna. Quando al 112 arrivano le prime telefonate, gli automobilisti di passaggio parlano di un incidente stradale, di un'auto rossa finita contro il guard rail. Sono gli operatori del 118 e i carabinieri a scoprire che ad uccidere Cosimo, Carla e Domenica è stata una pioggia di proiettili. I due bambini sono spaventati, ma per fortuna stanno bene.

Un agguato, commesso con modalità mafiose, di questo non hanno dubbi i carabinieri. E con ogni probabilità Domenico è stato ucciso per errore perché era in braccio a Cosimo Orlando. Ed era lui, non escludono ora gli investigatori, coordinati dalla procura di Taranto, l'obiettivo dell'agguato. L'uomo era in semilibertà perché stava scontando una condanna per il duplice omicidio di due ragazzi, uccisi nelle campagne di Palagianello il 4 novembre 1998. Un omicidio maturato per contrasti nel mondo dello spaccio di droga per il quale Orlando aveva già scontato 16 anni. L'uomo, da poco uscito dal carcere, potrebbe aver tentato di recuperare una posizione di rilievo nel mondo della criminalità organizzata, dello spaccio e delle estorsioni. E a firmare l'agguato potrebbero essere stati gli uomini che appartengono al gruppo di Giuseppe Coronese, di Massafra, da sempre in contrasto con quello dei Putignano di Palagiano, a cui secondo gli inquirenti, invece, faceva capo Orlando. E questa è solo una delle ipotesi. C'è poi quella che conduce al passato dell'uomo, all'omicidio di due giovani, commesso 26 anni fa, ad una possibile vendetta che sarebbe maturata nel tempo. Ed ancora: Carla Maria Fornari aveva testimoniato nel processo, conclusosi due mesi fa con una condanna all'ergastolo per i due esecutori dell'omicidio del marito Domenico Petruzzelli. La donna si era costituita parte civile e attendeva per questo di essere risarcita. È ritenuta invece una pista secondaria quella che porta alla vita privata della coppia.

"Un dolore atroce da padre prima ancora che da presidente del Consiglio". Con queste parole il premier Matteo Renzi ha commentato la tragedia di Palagiano, mentre per il presidente della Regione Nichi Vendola "occorre riflettere sul rischio che tornino gli anni peggiori ". Il ministro Angelino ha convocato per venerdì a Taranto il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e ha inviato a Palagiano 60 uomini e investigatori del Ros dei carabinieri.





Articolo del 20 Marzo 2014 da agi.it

Strage di Palagiano, bambino ucciso da un colpo al volto

(AGI) - Taranto, 20 mar. - Il medico legale Marcello Chironi ha eseguito l'autopsia solo sui corpi del piccolo e dell'uomo rimasti uccisi lunedi' sera nella strage di Palagiano.
L'autopsia sul corpo della donna, madre del bambino, sara' effettuata oggi. Se non ci saranno ulteriori problemi, sabato a Palagiano - comune del versante occidentale della provincia di Taranto - potrebbero essere celebrati i funerali delle tre vittime.
Su quanto emerso dall'esame autoptico compiuto sui corpi di Domenico Petruzzelli, di 30 mesi, e di Cosimo Orlando, di 43, il medico legale ha mantenuto il riserbo. Si e' appreso comunque che il bambino sarebbe stato raggiunto da un colpo sul volto mentre l'uomo da quattro colpi che lo hanno mortalmente ferito all'addome e al torace.
Va intanto avanti l'indagine della Procura distrettuale antimafia di Lecce che ha assunto il coordinamento del lavoro investigativo. Oggi a Lecce, sede della Dda, c'e' stato un vertice tra il procuratore capo Cataldo Motta, i vertici del Servizio centrale operativo della Polizia (Sco) e del Reparto operativo speciale dei Carabinieri (Ros), presenti anche gli investigatori tarantini. Domani il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, sara' in Prefettura a Taranto per presiedere una seduta del comitato nazionale per l'ordine pubblico.
Cosimo Orlando, la sua compagna Maria Carla Fornari e il figlio terzogenito di quest'ultima, Domenico Petruzzelli, avuto da una precedente unione, sono stati ammazzati lunedi' sera lungo la statale 106 dir, all'altezza di Palagiano, mentre erano a bordo della loro Matiz di colore rosso. Nell'auto c'erano anche altri due figli piccoli della Fornari, rimasti pero' illesi. Orlando stava facendo rientro in carcere essendo detenuto in semiliberta' quando gli hanno teso l'agguato mortale. Orlando, a quanto pare, si stava riposizionando nella criminalita' e nel traffico della droga e questo potrebbe aver mosso i rivali ad ucciderlo.

 

 

Video Youtube

PALAGIANO, IN 3000 CON DON CIOTTI CONTRO LA MAFIA E LE SUE STRAGI

 

 



Articolo del 16 Marzo 2015 da  ilfattoquotidiano.it

Domenico Petruzzelli ucciso a 3 anni con la mamma a Taranto: preso il mandante

di Francesco Casula

Un anno fa il piccolo, sua madre e il compagno di quest'ultima furono crivellati di colpi: oggi è stato arrestato chi, secondo gli inquirenti, ha voluto il triplice omicidio. Si tratta di un 60enne di Palagiano già condannato per mafia. Il movente è stato un regolamento di conti

“Ci sono quelle…le prepotenze. A me un cesso mi ha detto che sei cornuto, sei infame e sei pisciaturo e non ci sta più stop!… Hai capito? A me non c’è nessuno che mi può comandare…”. Non tollerava di essere sottomesso neppure alla moglie Giovanni Di Napoli, 61enne finito in carcere con l’accusa di essere il mandate della strage di Palagiano nella quale il 17 marzo dello scorso anno rimasero uccisi il pregiudicato Mimmo Orlando, la sua compagna 30enne Carla Fornari e suo figlio Domenico Petruzzelli di soli due anni e mezzo.

A incastrarlo, secondo le indagini svolte dai carabinieri di Taranto guidati dal tenente colonello Giovanni Tamborrino e coordinate dai sostituti procuratori Alessio Coccioli e Remo Epifani, sono state le sue stesse dichiarazioni: piccole ammissioni nel quadro raccolto dagli investigatori diventano accuse pesanti contro il 61enne già condannato definitivamente per mafia. Il movente, secondo quanto ha spiegato il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, Cataldo Motta, è da ricercare prima di tutto nei contrasti sorti tra Orlando e il suo ex superiore gerarchico Di Napoli: entrambi, infatti, erano originariamente affiliati al clan guidato da Carmelo Putignano che opera nel versante occidentale della provincia ionica.

Durante la sua lunga detenzione per un duplice omicidio, Orlando non avrebbe ritenuto adeguato il sostegno economico dal clan e così, una volta ottenuta la semilibertà, ha cercato lo scontro con il suo ormai ex sodale. Non solo. Ad accelerare la faida è stata proprio Carla Fornari: prima di diventare la compagna di Orlando, infatti, la 30enne uccisa nell’agguato, aveva avuto una relazione proprio con Di Napoli. Un punto che per Orlando era stato insopportabile tanto che aveva pubblicamente schiaffeggiato il suo vecchio capo definendolo anche “infame, pisciaturo e pedofilo”.

Un’aggressione avvenuta alla presenza di numerose persone all’interno di un bar che per Di Napoli è stata imperdonabile. Il boss aveva capito che il suo prestigio era stato così compromesso e bisognava così dare un segnale altrettanto plateale.

Dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Giovanno Gallo, emergono i pochi, ma fatali errori commessi da Di Napoli che consapevole di essere fin dall’inizio sotto la lente degli inquirenti aveva evitato accuratamente di usare le sue auto, di parlare al cellulare più del dovuto e di affrontare l’argomento della strage. Piccole ammissioni sotto forma di spavalderia che poi sono state raccolte dai carabinieri che hanno così costruito il quadro accusatorio da cui ora dovrà difendersi.

A una sua amante, Di Napoli aveva addirittura detto: “Non lo hai capito che quel fatto là l’ho fatto io?”. Si riferiva alla strage, ma con il solo obiettivo di placare la gelosia che la donna nutriva nei confronti della Fornari. Per il gip “la minuziosa, capillare e completa attività di indagine, compendiata nella richiesta del pm, documenta come siano molteplici gli elementi indiziari a carico di Di Napoli Giovanni (detto “Nino calabrese”), in ordine alla responsabilità dello stesso quale mandante del triplice omicidi” e “una attenta lettura della richiesta di applicazione della misura cautelare impone di ritenere adeguatamente documentati e provati tutti gli elementi di fatto nella stessa descritti, così come devono ritenersi pienamente condivisibili tutte le deduzioni e le considerazioni nella stessa richiesta contenute”.

 

 

Articolo del 1 Marzo 2016 da bari.repubblica.it

Strage di Palagiano, a giudizio il mandante: "Ordinò di uccidere l'amante e il figlio di 3 anni"

Inizia il  7 giugno il processo a Giovanni Di Napoli: nell'agguato in morirono Carla Maria Fornari, suo figlio Domenico e il compagno della donna, Cosimo Orlando. A processo anche tre complici

di VITTORIO RICAPITO

TARANTO - Comincia il prossimo 7 giugno in Corte d'assise a Taranto il processo a carico di Giovanni Di Napoli, detto “Nino il calabrese”, ritenuto il mandante della strage di Palagiano, nel Tarantino, in cui morirono Carla Maria Fornari, suo figlio di tre anni e il compagno della donna, il pregiudicato Cosimo Orlando. Il rinvio a giudizio è stato deciso dal gip leccese Alcide Maritati, che ha mandato a processo anche Antonio Valente e Antonio Daraio, entrambi di Palagiano, accusati di favoreggiamento per aver aiutato Di Napoli a sviare gli investigatori e Giuseppe Ruffano, accusato con Di Napoli del furto dell’auto usata come copertura la sera dell’agguato.

I genitori della Fornari si sono costituiti parti civili con l’avvocato Fabio Salomone, che ha chiesto un risarcimento dei danni per 20 milioni di euro. Il 17 marzo del 2014 un commando armato affiancò la Chevrolet Matiz su cui viaggiavano Orlando, la Fornari e i tre figli della donna, avuti da una precedente relazione con un altro pregiudicato, Domenico Petruzzelli, anch’egli vittima di un agguato di mala nel 2011. Dall’auto dei sicari partirono 13 colpi di pistola, tutti andati a segno. La donna era al volante. Il figlio più piccolo era sul sedile anteriore, in braccio a Cosimo Orlando e fu colpito dalla scarica di proiettili. Gli altri due bambini, di sei e sette anni, erano sul sedile posteriore e riuscirono a salvarsi.

Secondo le indagini della Procura antimafia, Di Napoli, sessant'anni e precedenti per mafia, ordinò il massacro per punire sia Orlando, che gli mancava di rispetto, sia la Fornari, con cui aveva una relazione da diversi anni. La donna si vedeva con Di Napoli di nascosto, quando il compagno la sera faceva ritorno in carcere perché detenuto in semilibertà. I due si sentivano al telefono almeno 20 volte al giorno. I rapporti tra Di Napoli e Orlando negli ultimi tempi erano deteriorati, nonostante i due facessero storicamente parte dello stesso clan. Nonostante Di Napoli fosse più in alto nella gerarchia mafiosa, Orlando gli mancava di rispetto, si lamentava in pubblico di non aver ricevuto assistenza finanziaria durante la sua detenzione e proprio il giorno prima della strage lo avrebbe anche preso a schiaffi in un bar chiamandolo "infame".

Dopo la strage fu lo stesso “Nino il calabrese” a tradirsi in un bar mentre sussurrava a una ragazza “ma non hai capito che lì sono stato io”. Al processo tuttavia mancano ancora i nomi degli esecutori materiali della strage, che le indagini finora non sono state in grado di svelare. Secondo gli investigatori Di Napoli avrebbe assoldato specialisti provenienti da fuori regione.

 

 

 

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