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10 Marzo 2003 Lamezia Terme (CZ). Ucciso Antonio Perri, imprenditore che si rifiutava di pagare il pizzo. PDF Stampa

Articolo da  lameziaclick.com

Antonio Perri non pagava il pizzo e i Torcasio lo condannarono

di Vinicio Leonetti (GAZZETTADELSUD)

Antonio Perri non pagava il pizzo. Nonostante avesse diversi supermercati in città e due centri commerciali non voleva saperne di tangenti. Nemmeno quando aprì il "Due Mari" nel territorio di Maida. Eppure a trattare con lui andarono in tanti, anche esponenti di peso della cosca Torcasio.

Il clan che ha il controllo della zona di Scinà-Capizzaglie sentiva la terra cedere sotto i piedi. La sua leadership stava colando a picco, una caduta cominciata con l'inchiesta "Primi passi" in cui finirono in galera quasi tutti gli esponenti della cosca dai 25 anni in su. Inoltre le perdite nella guerra di mafia erano state copiose: tanti i Torcasio morti sotto i colpi della concorrenza mafiosa.

Ecco perchè ci voleva un segnale forte: ammazzare Perri. L'imprenditore non rappresentava soltanto una potenziale vittima del racket che non si piegava, ma sarebbe potuto servire agli altri capitani d'azienda più piccoli: se non paga il pizzo chi ha tanti soldi, perchè dovremmo farlo noi.

Antonio Perri andava eliminato. Ma il servizio non poteva farlo uno del posto, troppo conosciuto, avrebbe potuto provocare una reazione a catena nei clan più competitivi. I Torcasio chiamarono i Cataldo, un clan di Locri influente ma in guerra perenne con i Cordì. Il loro killer di turno si chiamava Nicola Paciullo, giovane e senza tentennamenti. Un professionista.

Tutto questo viene fuori dalla sentenza di primo grado del Gip distrettuale Adriana Pezzo che esattamente due anni fa aveva condannato Paciullo per omicidio volontario con l'aggravante mafiosa. Sentenza confermata pochi giorni fa dalla corte d'assise d'appello di Catanzaro: 30 anni di carcere. Che si vanno ad aggiungere ad un'altra condanna per un omicidio che il killer avrebbe commesso a Brescia.

Ventiquattro anni, ben piazzato e atletico, Paciullo era perfetto. E poi a Lamezia non lo conosceva nessuno. Se non i Torcasio, che se ne servivano per alcune "commissioni" particolari. Il taxista di Paciullo, inviato da Locri nella Piana per risolvere parecchie questioni delicate, era Gioacchino Marco Macrina, che da un po' di tempo è pentito.

Il lavoro di Paciullo era stato perfetto. Era entrato nel centro commerciale "Atlantico" la sera del 10 marzo 2003. Erano le 19.30 circa, vicino all'ora di chiusura. Paciullo è alto circa 1,80, carnagione scura, corporatura robusta, pantaloni e giubbino scuri ed un cappello di lana con visiera, maglione nero a girocollo. A volto scoperto ha chiesto: «Dov'è Antonio Perri?». Un magazziniere gli ha indicato l'ufficio del principale. Poi diversi colpi di calibro 9. Cinque hanno trafitto Perri a morte. Le segretarie gridavano, ma il killer gli diceva guardandosi intorno: «Boni, boni, boni".

Tre i testimoni oculari. L'avevano visto in faccia ma non lo conoscevano. L'identikit è stato fatto ma era come cercare l'ago in un pagliaio.

Finchè non è arrivata al giudice Nicola Gratteri della Dda di Reggio una lettera anonima ma molto ricca di particolari. Dentro c'erano i Torcasio, Perri che non voleva sborsare neanche un euro, Paciullo. E altro ancora. Era settembre 2004, quasi un anno e mezzo dopo l'omicidio. Ma le indagini sono ripartite. E questa volta i testimoni servivano per il riconoscimento, che c'è stato con certezza da parte di due di loro. Il terzo ha sempre mostrato incertezze.

Poi la lettura dei tabulati del cellulare del killer fatta da Gioacchino Genchi: il giorno dell'omicidio Paciullo s'era spostato da Locri a Lamezia, per poi tornarsene in macchina.

Tutte circostanze confutate dai legali di Paciullo, gli avvocati Salvatore Staiano e Vincenzo Nobile. Che probabilmente dopo aver letto la sentenza di secondo grado ricorreranno in Cassazione. C'è ancora una possibilità per il killer presunto. L'ultima.

 

 

Articolo del 25 giugno 2005  da  ricerca.repubblica.it

La 'ndrangheta chiede il pizzo ai morti

di Cristina Zagaria

Lamezia Terme - La 'ndrangheta ora vuole il "pizzo" anche dai morti. Antonio Perri, imprenditore di Lamezia Terme, due anni fa è stato ucciso. L' altra notte la sua salma è stata trafugata dal cimitero. Sparita nel nulla. Se i familiari rivogliono il corpo molto probabilmente dovranno pagare un "riscatto". Perri è stato ucciso, a 71 anni, il 10 marzo del 2003. Era il magnate dei supermercati a Lamezia Terme e stava per aprire un nuovo centro commerciale a Maida, pochi chilometri dal paese. La 'ndrangheta gli mandò un sicario. Sei colpi e rimase ucciso. Ammazzato perché, secondo gli investigatori, non aveva pagato il pizzo. Qualche giorno fa i figli festeggiano i due anni di attività del centro "Due Mari", quello che Antonio non riuscì a vedere. E poche ore dopo qualcuno forza la porta della cappella di famiglia, profana la tomba e ruba il corpo con tutta la bara. «è un fatto inspiegabile» dice il dirigente del commissariato, Salvatore La Rosa. Due le ipotesi investigative: una nuova, estrema, richiesta estortiva o uno sfregio. La polizia cerca i ladri tra gli uomini della 'ndrangheta, a Lamezia, ma anche a Locri. Dalla Locride infatti arrivava Nicola Paciullo, 25 anni, il killer inviato dal clan dei Cataldo per punire l' imprenditore, che aveva osato ribellarsi. «Partiamo dal passato per capire quello che è successo nella notte tra il 22 e il 24 - dice il capo della Mobile di Catanzaro, Francesco Rattà - Per capire se è stato un atto di vilipendio, visto che la cappella della famiglia Perri è stata devastata e la lapide fatta a pezzi. O se è dietro questo gesto si nasconde il movente che da sempre perseguita la famiglia: il racket». Secondo Rattà è un episodio «così anomalo» che «ogni pista è valida». Ma il racket è un nodo centrale delle indagini. Dopo l' omicidio di Perri i clan mandarono da Francesco, Pasquale e Marcella, i figli dell' imprenditore, due ambasciatori, Gino Benincasa e il figlio Giuseppe, che chiesero agli eredi 150 mila euro di tangente per il nuovo centro commerciale. I figli tutt' ora gestiscono quasi tutti supermercati di Lamezia Terme. Agli investigatori hanno detto di non aver ricevuto nuove minacce. «I due estortori sono stati assolti - ricorda La Rosa - Secondo la tesi della difesa, accolta dai giudici, non avevano alternativa, vista la pressione dei clan». E subito aggiunge: «Noi lavoriamo in questo clima».

 

 

 

Articolo del 21 Luglio 2011 da lametino.it

Lamezia: Omicidio Perri  -  Giovanni Governa si autodenuncia

Lamezia Terme, 21 luglio - L'ex consigliere comunale, Giovanni Governa, è stato arrestato dalla polizia a Lamezia Terme per l'omicidio del commerciante Antonio Perri, proprietario del centro commerciale Due Mari e di altri supermercati. Perri fu ucciso il 10 marzo del 2003 all’interno del supermercato Atlantico. L'arresto è stato eseguito dalla squadra mobile di Catanzaro in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Direzione antimafia del capoluogo calabrese.

Chi è Giovanni Governa

Governa, oggi accusato di essere uno degli autori dell'omicidio del commerciante Antonio Perri, era un ex consigliere comunale di Lamezia Terme, in carica nel 1991, l'anno del primo scioglimento dell’assise cittadina per infiltrazione mafiosa. Giovanni Governa che per un certo periodo è stato collaboratore di giustizia, si è autoaccusato del delitto prima di interrompere, circa un anno fa, i suoi rapporti con la magistratura. Governa è stato definito dagli investigatori un "vecchio capo clan", ma è difficile trovargli una collocazione nel panorama criminale. L'uomo, infatti, secondo l'accusa, sarebbe stato legato alla famiglia Iannazzo che, insieme ai Giampà, è attualmente la cosca egemone sul territorio di Lamezia Terme. In passato, però, Governa è stato legato anche ad altre cosche lametine.

I retroscena del delitto Perri

Secondo quanto Governa stesso riferì agli inquirenti nel periodo della sua collaborazione, l'omicidio di Antonio Perri fu deciso dalla cosca dei Torcasio nel momento in cui il commerciante lametino, soggetto ad estorsione, avrebbe deciso di rivolgersi agli Iannazzo per avere protezione dal momento che i Torcasio stavano attraversando un periodo di declino. Governa avrebbe riferito, inoltre, di avere dato ospitalità e avere accompagnato sul luogo del delitto Nicola Paciullo, ritenuto l'autore materiale del delitto e condannato in appello per il delitto Perri a 30 anni nel settembre dello scorso anno. Secondo gli investigatori ci sarebbe "piena compatibilità" tra quanto riferito da Governa e gli esiti delle indagini che hanno portato alla condanna di Paciullo.

Gli altri arresti

Altre tre ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite, per estorsioni aggravate dalla modalità mafiosa, nei confronti dei lametini Giuseppe Catroppa, Antonio Voci e Luca Gentile. I Tre avrebbero tentato di estorcere denaro nei confronti di un commerciante di Catanzaro Lido.

 

 

Articolo del 20 Novembre 2012 da lametino.it

Lamezia: Omicidio Perri, perizia per Governa

Lamezia Terme, 20 novembre - I giudici della Corte d'assise di Catanzaro hanno disposto una perizia nei confronti dell'ex consigliere comunale di Lamezia Terme in carica nel 1991, Giovanni Governa, imputato nel processo per l'omicidio dell'imprenditore Antonio Perri, ucciso il 10 marzo del 2003 nel suo ufficio del centro commerciale 'L'Atlantico. I giudici hanno accolto la richiesta dei difensori di Governa, gli avvocati Leopoldo Marchese e Armando Veneto, che hanno chiesto per il loro assistito una perizia per accertare, considerate le sue condizioni di salute, la capacità di stare in giudizio. La Corte d'assise ha accolto la richiesta dei difensori ed ha rinviato il processo al 12 dicembre per l'affidamento dell'incarico per la perizia. Secondo quanto riferì lo stesso Governa agli inquirenti, l'omicidio di Perri era stato deciso dalla cosca dei Torcasio poiché l'imprenditore, che sarebbe stato vittima di estorsione, aveva deciso di rivolgersi agli Iannazzo. Governa riferì anche di avere dato ospitalità e di avere accompagnato poi sul luogo del delitto Nicola Paciullo, ritenuto l'autore materiale del delitto e condannato in secondo grado alla pena di 30 anni per l'omicidio di Antonio Perri.

 

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