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12 Febbraio 1991 Torre Annunziata. Ucciso Antonio Raia, 21 anni, pacifista, obiettore di coscienza, terzo anno di Istituto universitario navale. PDF Stampa

Storia tratta dal libro 101 storie di camorra che non ti hanno mai raccontato - di Bruno De Stefano - Newton Compton Editori

36. Antonio, il pacifista morto in guerra

Il destino fa brutti scherzi. In molti casi per neutralizzarli è sufficiente un sorriso o una buiona dose di fatalismo. A volte, però, gli scherzi sono talmente pesanti che rendono inaccettabile qualsiasi cosa, figuriamoci la morte.
Con Antonio Raia, studente universitario di Somma Vesuviana, il destino ha voluto proprio accanirsi. Era un pacifista, un non violento, un obiettore di coscienza, e gli è toccato morire ammazzato. Lui che non voleva né indossare una divisa né impugnare in'arma, è tra i caduti di una guerra che non aveva deciso di combattere e che non gli apparteneva. Com'era capitato a molti prima di lui, e come capiterà a molti altri dopo, pure Antonio è stato seppellito due volte: al cimitero e nella memoria collettiva. Fatta eccezione per i suoi familiari e i suoi amici, nessuno ricorda la sua storia, che merita invece di essere raccontata.

[...]


La morte dello studente dovrebbe rappresentare una frustata per la cosiddetta società civile, e una mobilitazione di massa dovrebbe sottolineare un altro episodio di barbarie che si è portato via una giovanissima vittima. Invece anche la fine assurda di Antonio Raia passa sotto silenzio, perché nelle ore successive giornali e telegiornali sono costretti a correre appresso ai tanti altri cadaveri che sta lasciando sull'asfalto lo scontro tra clan della camorra. Il sipario sul pacifista morto in guerra cala molto presto, anzi prestissimo. Resta lo strazio di un'altra famiglia dilaniata dal dolore.

 

 

Articolo del 13 Febbraio 1991 da  ricerca.repubblica.it

AGGUATO CONTRO UN BOSS CIECO MUORE IL SUO ACCOMPAGNATORE

di STELLA CERVASIO

TORRE ANNUNZIATA La camorra uccide ancora e, ancora una volta, non risparmia un innocente. E' morto senza sapere perchè Antonio Raia, 21 anni, pacifista, obiettore di coscienza, terzo anno di Istituto universitario navale. Odiava la violenza, aveva rinunciato alle armi e scelto di rendersi utile a chi ne aveva più bisogno.
Undici e trenta, il corso Umberto I di Torre Annunziata è una gola ostruita dal traffico. Folla per strada, incroci congestionati. La ruota anteriore di un motorino sfiora quella di una Uno imbucata in una interminabile coda. I colpi in successione di una pistola a tamburo contro i due occupanti della macchina: a far fuoco è il ragazzo sul sedile posteriore, tiene l'arma con le due mani, a pochi centimetri dal finestrino di destra. Niente bossoli, un lavoro che doveva essere pulito, rendere difficile il lavoro degli investigatori.
Riverso sul cruscotto della Uno, Pasquale Trotto, 54 anni, invalido dal tempo dell'ultima guerra, il vero obiettivo di quest'altra spietata esecuzione di camorra.
Antonio Raia si precipita fuori dalla macchina, tenta di fuggire: forse Trotto gli ha confidato qualcuno dei suoi segreti, forse invece potrebbe riconoscere i killer e raccontare tutto. E i sicari non se lo lasciano scappare: uno di loro, che non si è neppure preoccupato di coprirsi il volto, appoggia la mano sul tetto della Uno e spara, centrandolo al petto.
Paralizzato dal terrore, sul sedile posteriore, c'è il figlio di Trotto, Michele: si mette alla guida e tenta di soccorrere i due. Inutile la corsa all'ospedale civile di Torre Annunziata: il ragazzo era già morto. Gli è costato caro accompagnare Pasquale Trotto.
Poche le speranze che l'uomo sopravviva: il volto sfigurato, il torace e il braccio destro crivellati di colpi, dal presidio di Torre Annunziata è stato trasportato subito al Cardarelli e operato. E' in rianimazione, ma la sua vita è legata a un filo.
Grida e lacrime al momento del riconoscimento della salma del giovane ucciso: i genitori, Mario Raia, operaio, e sua moglie, in preda alla commozione, non hanno retto, sono andati via prima dell'arrivo del magistrato che ha in carico l'inchiesta.
Antonio era contro la guerra, detestava la violenza, è finito nelle mani di quei disgraziati assassini, urlava la madre davanti al corpo del ragazzo.
Antonio era l'attendente di Pasquale Trotto, lo seguiva passo passo e si metteva alla guida della macchina per portarlo in giro: come obiettore di coscienza aveva scelto la funzione di accompagnatore di disabili. E Trotto era un grande invalido, un incidente negli anni '40 gli aveva troncato le mani e ridotto la vista a pochi decimi.
Da quando gli era stato assegnato, Antonio Raia, che era di Somma Vesuviana e aveva iniziato il servizio militare nell'estate dell'anno scorso, gli stava a fianco dalle nove alle due del pomeriggio, una pausa per il pranzo e dalle cinque tornava con l' invalido, seguendolo fino alle nove di sera. Passava molte ore con lui, la moglie, il figlio ventenne, la madre, la sorella nella grande villa vicino al campo sportivo, alle porte di Torre Annunziata.
La vendetta non ha risparmiato Raia, completamente estraneo ai legami invece ipotizzati dagli inquirenti tra l'invalido e la mala torrese.
A carico di Trotto c'era una fitta serie di denunce, per associazione di stampo camorrista, omicidio, traffico di droga, di armi. Ufficialmente viveva di pensione, si arrangiava però occupandosi di mediazioni: appartamenti, terreni, prestiti. Attività che l'avevano messo in contatto con i clan della zona, che esercitano un controllo serrato sulla vita economica del paese. L'ultima denuncia risaliva all'89: Trotto era stato visto più volte in compagnia di uomini fidati di Luigi Limelli, alleato di Gionta, che ha in mano il business delle estorsioni e del traffico di eroina a Torre Annunziata. Il capoclan dei Limelli, che dal bunker di Boscotrecase tiene in pugno l'hinterland vesuviano, da un mese non è più agli arresti domiciliari, ha ricevuto il condono giudiziario. Forse un conto di grossa entità in sospeso ha infranto l'immunità concessa dai boss a Trotto per le sue condizioni di salute. Una invalidità sofferta come una grave menomazione, nella sua posizione di satellite della mala.

 

 

 

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