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8 Giugno 1982 Isola Delle Femmine (PA). Ucciso l'imprenditore Vincenzo Enea. Non aveva voluto "un socio occulto" nella sua impresa edile. PDF Stampa

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Articolo del 7 Ottobre 2016 da  teleoccidente.it

Isola delle Femmine. Omicidio del costruttore Enea, trent’anni al capomafia Bruno

E’ diventata definitiva la condanna a 30 anni inflitta al capomafia ergastolano Francesco Bruno per l’omicidio del costruttore di Isola delle Femmine Vincenzo Enea, avvenuto l’8 giugno 1982.

La Cassazione – riporta il Giornale di Sicilia in un articolo di Sandra Figliolo – ha confermato la sentenza d’appello emessa a febbraio dell’anno scorso.

Se sono serviti 34 anni per arrivare ad un verità giudiziaria definitiva, però, è perchè per tantissimo tempo il delitto era rimasto avvolto nel mistero. Solo recentemente, grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, ma anche – e sopratutto – alla testimonianza dei familiari della vittima (nel frattempo emigrati negli Stati Uniti per il timore di pesanti ritorsioni nei loro confronti).

Nel 2013, a seguito delle indagini coordinate dal sostituto procuratore Francesco Del Bene, Bruno fu condannato a con il rito abbreviato dall’allora gup Piergiorgio Morosini. I parenti della vittima si sono costituiti parte civile nel processo, dopo aver svelato particolari importanti per ricostruire la vicenda e taciuti per anni. Uno dei figli della vittima, per esempio, ha riferito che il giorno dell’omicidio era andato a pesca e che tornando aveva deciso di passare dal cantiere in cui suo padre stava lavorando, ma non avrebbe visto la sua auto e se ne sarebbe andato. In compenso però, in quella zona avrebbe visto proprio Bruno a bordo della sua macchina.

Enea nel periodo in cui venne ammazzati stava realizzando degli alloggi ad Isola, accanto al residence Corsa Corsara. La vicina società “Bbp” di cui era proprietario anche Bruno, si sarebbe però allargata, fino a sconfinare nei terreni del costruttore. Con la mediazione di Benedetto D’Agostino, che conosceva lo storico boss di Partanna Mondello, Enea avrebbe cercato di convincere i suoi vicini ad arretrare.

Ma, nel giro di pochi giorni, vennero ammazzati prima D’Angelo (omicidio per il quale Bruno è stato già condannato all’ergastolo) e poi anche il costruttore Enea.

In base alle ipotesi della Procura, quell’otto giugno, il commando sarebbe stato composto non solo da Bruno, ma anche da Riccobono (morto da tempo) e probabilmente ma non è stato mai provato – anche dal boss Salvatore Lo Piccolo. A giudizio comunque è finito solo Bruno, che ora è stato condannato definitivamente per l’omicidio.




Articolo del 7 Ottobre 2016 da  giornaleisola.it

Omicidio Enea, la Cassazione conferma la condanna all’ergastolo per il suo killer

di Eliseo Davì

A 34 anni dall’omicio è arrivata la sentenza definitiva di condanna del capomafia ergastolano di Isola delle Femmine Francesco Bruno. La Corte di Cassazione ha infatto confermato la sentenza d’appello emessa a febbraio dell’anno scorso che ha condannato Bruno a 30 anni di reclusioni per l’omicidio di Vincenzo Enea, imprenditore edile di Isola delle Femmine, avvenuta l’8 giugno 1982.

eneavPer molti anni il delitto è rimasto avvolto nel mistero e solo recentemente, grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia e sopratutto grazie alla testimonianza dei familiari della vittima (nel frattempo emigrati negli Stati Uniti per il timore di pesanti ritorsioni nei loro confronti) sono state riprese le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Francesco Del Bene. I parenti di Vincenzo Enea si sono costituiti parte civile nel processo, dopo aver svelato particolari importanti per ricostruire la vicenda e taciuti per anni. Uno dei figli della vittima, Pietro Enea, ha riferito che il giorno dell’omicidio era andato a pesca e che tornando aveva deciso di passare dal cantiere in cui suo padre stava lavorando e in quella zona avrebbe visto proprio Bruno a bordo della sua macchina.

Negli anni ’80 Enea stava realizzando degli alloggi ad Isola delle Femmine, accanto al residence Corsa Corsara. La vicina società “Bbp” di cui era proprietario anche Bruno, si sarebbe però allargata, fino a sconfinare nei terreni del costruttore. Con la mediazione di Benedetto D’Agostino, che conosceva lo storico boss di Partanna Mondello, Enea avrebbe cercato di convincere i suoi vicini ad arretrare. Ma, nel giro di pochi giorni, vennero ammazzati prima D’Agostino (omicidio per il quale Bruno è stato già condannato all’ergastolo) e poi lo stesso Enea. Secondo la Procura, quell’otto giugno, il commando sarebbe stato composto non solo da Bruno, ma anche da Riccobono (morto da tempo) e probabilmente ma non è stato mai provato – anche dal boss Salvatore Lo Piccolo.

cassazioneA giudizio comunque è finito solo Bruno, che ora è stato condannato definitivamente per l’omicidio. A darne la notizia è stata la figlia di Vincenzo Enea, Elisa: “Quanti anni di lacrime e dolore”, ha scritto sulla sua pagina facebook, “mio padre non tornerà in vita, ma da oggi potrà riposare in pace. La corte suprema di cassazione ha rigettato nel merito il ricorso di Francesco Bruno. Non mi resta che augurare una lunga vita a questo assassino mafioso ed ergastolano”. Due anni fa l’amministrazione comunale ha deciso di dedicare una piazza all’imprenditore isolano ucciso dalla mafia. In quell’occasione raccontammo la sua storia, a partire dalle ricostruzioni fatte dai giudici. Per maggiori dettagli clicca qui.

 

 

6 Giugno 2016 Fonte memoriaeimpegno.it

Per non dimenticare | Vincenzo Enea

Vincenzo Enea fu ucciso l’8 giugno 1982 a Isola delle Femmine. Era stato avvicinato da Francesco Bruno, latitante da tempo, per proporgli di diventare socio occulto della sua impresa edile, in quanto aveva soldi da investire, ma Vincenzo Enea si era rifiutato. Un’altra ragione di attrito fra i due era dovuta alla lite per il frazionamento di un terreno con la società BBP (dei Bruno e del loro socio Pomiero), proprietaria della “Costa Corsara”, terreno limitrofo alle palazzine costruite dalla ditta di Enea. A causa di questa lite Vincenzo Enea subì l’incendio di un bungalow, il pestaggio del cane da guardia, il danneggiamento del materiale edile e l’incendio di un magazzino. Benedetto D’Agostino, legato a Vincenzo, tentò una mediazione fra i litiganti, andando così incontro alla morte. Dopo pochi giorni la stessa sorte toccò anche a Vincenzo. Il 22 maggio 2013 Francesco Bruno è stato condannato dal Tribunale di Palermo per l’omicidio di Vincenzo Enea a 30 anni di reclusione.

“Da quel giono le nostre vite sono cambiate bruscamente, era l’8 giugno del 1982 e il buio calava su di noi. Abbiamo atteso oltre 30 anni per avere verità e giustizia. Il prossimo 6 giugno segna un passaggio importante, l’intitolazione di una piazza a Isola delle Femmine è un importante riconoscimento”:

Queste le parole della famiglia Enea, la memoria che diventa impegno, per non dimenticare.

 

Articolo del 7 Giugno 2015 da  giornaleisola.it

Isola delle Femmine commemora Vincenzo Enea, l’imprenditore isolano ucciso dalla mafia

di Eliseo Davì

L’umiliazione e l’onta dello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose è ancora vivo ad Isola delle Femmine ma c’è chi ha ancora voglia di affrontare le ombre del passato e di ricordare tragici eventi che la coscienza collettiva aveva rimosso. A 33 anni di distanza, l’8 giugno ad Isola delle Femmine si ricorderà Vincenzo Enea, l’imprenditore edile ucciso dalla mafia nel lontano 1982, a soli 47 anni. Il comitato civico “Isola pulita” da tempo preme sull’amministrazione comunale perché venga intitolata una piazza alla vittima di mafia Vincenzo Enea e ha deciso di chiamare la cittadinanza a raccolta, lunedì 8 maggio, intorno alle 10, nel luogo dove avvenne l’omicidio, in via Palermo, vicino la Biblioteca comunale.

Alle 8 di quel lontano 8 giugno 1982 alla stazione dei carabinieri arrivò la notizia dell’uccisione del proprietario del lido “Village Bungalow”, Vincenzo Enea. Immediatamente il maresciallo Vincenzo Lo Bono accorse sul luogo, trovando la Renault di Enea e il suo cadavere, crivellato di colpi e in una pozza di sangue. Come riporta la sentenza di condanna del suo omicida, “Enea Vincenzo veniva descritto dai più come uomo mite e remissivo, sempre pronto ad aiutare chi si trovasse in difficoltà”, ma i carabinieri si scontrarono contro “il muro di omertà delle persone sentite”. Le indagini non portarono a nulla e, dopo una serie di archiviazioni e riaperture del caso, solo nel 2010, a seguito delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Gaspare Mutolo, Francesco Onorato e Rosario Naimo, il sostituto procuratore Del Bene ha deciso di riaprire il caso, riuscendo a far condannare per l’omicidio il killer Francesco Bruno.

All’epoca dei fatti il territorio di Isola delle Femmine faceva parte del mandamento del boss mafioso Rosario Riccobono (poi ucciso dalla fazione corleonese di Riina) e fu proprio nella sua villetta a Mondello che venne preparato l’omicidio. Secondo le dichiarazioni del pentito Onorato “Enea disturbava affari legati alle attività nel settore dell’edilizia”, affari a cui erano interessati anche il boss Riccobono, Salvatore Lo Picolo e Francesco Bruno. Pare che Totò Riina fu molto contrariato dell’uccisione dell’imprenditore isolano, perché Riccobono, Lo Piccolo e Bruno avevano agito senza avvertire il vertice di Cosa Nostra, violando le regole dell’ordinamento mafioso.

Nel 2000 anche il figlio di Vincenzo Enea, Pietro, decise di rendere alla Questura di Palermo un’ampia testimonianza sull’omicidio, spiegando di essere stato reticente fino a quel momento temendo ritorsioni nei confronti della sua famiglia. Questa è la storia che emerge dalle sue dichiarazioni e che leggiamo nella sentenza:

…quel mattino, di buon’ora, Pietro era andato a pesca con gli amici e, tornando a casa, notò nei pressi del “Villaggio bungalow” una Fiat 124 bianca con, a bordo, quattro uomini, fra i quali Francesco Bruno, che lo salutò. La cosa lo colpì molto perché sapeva che l’uomo era da tempo latitante. Direttosi poi ai bungalows, trovò il cadavere del padre riverso per terra. Il movente dell’omicidio, secondo la testimonianza di Pietro, è legato all’attività imprenditoriale del padre, il quale era stato avvicinato da Francesco Bruno per proporgli di diventare socio occulto della sua impresa edile, in quanto aveva soldi da investire, ma Vincenzo Enea si era rifiutato. Un’altra ragione di attrito fra i due era dovuta alla lite per il frazionamento di un terreno con la società BBP (dei Bruno e del loro socio Pomiero), proprietaria della “Costa Corsara”, terreno limitrofo alle palazzine costruite dalla ditta di Enea. A causa di questa lite Vincenzo Enea subì l’incendio di un bungalow, il pestaggio del cane da guardia, il danneggiamento del materiale edile e l’incendio di un magazzino. Benedetto D’Agostino, legato a Vincenzo, tentò una mediazione fra i litiganti, andando così incontro alla morte. Dopo pochi giorni la stessa sorte toccò anche a Vincenzo. Pietro raccontò anche delle intimidazioni che ricevette perché rimanesse in silenzio e le telefonate minatorie alla madre (“…ci dica a suo figlio Pietro che la finisca di scavare altrimenti gli facciamo fare la stessa fine di suo padre…”), che lo indussero ad allontanarsi da Isola delle Femmine e a trasferirsi negli Stati Uniti.

Il 22 maggio 2013 Francesco Bruno è stato condannato dal Tribunale di Palermo per l’omicidio di Vincenzo Enea a 30 anni di reclusione, sentenza confermata in appello lo scorso febbraio. Adesso che verità è stata fatta e Vincenzo Enea è stato riconosciuto vittima di mafia, “Isola Pulita” ricorderà l’omicidio nel luogo in cui avvenne l’assassinio e poi si recherà in Municipio per la firma degli atti deliberativi da parte della giunta, per l’intitolazione di Piano Ponente. Piano Levante, invece, verrà dedicato al vicebrigadiere in congedo Nicolò Piombino, anch’egli ucciso dalla mafia, il 26 gennaio 1982, per la sua collaborazione alla ricostruzione dell’uccisione di Giacomo Impastato, avvenuta nella zona. Forse questo riscatterà, seppur in minima parte, il paese di Isola delle Femmine, dalla macchia lasciata dalle infiltrazioni mafiose.

 

 

Articolo del 20 Febbraio 2015 da teleoccidente.i

Isola delle Femmine. Delitto Enea, confermata la condanna a 30 anni per il boss Bruno

Confermata la condanna a 30 anni per il boss ergastolano di Isola delle Femmine Francesco Bruno, ritenuto il killer di Vincenzo Enea.

Un delitto rimasto avvolto nel mistero per lunghi anni, un’inchiesta riaperta dal sostituto procuratore Francesco Del Bene, che è andato persino negli Stati Uniti per raccogliere le testimonianze di due figli di Vincenzo Enea.

Il costruttore fu assassinato l’8 giugno del 1982, vicino al cantiere dove stava realizzando degli alloggi.

La sentenza è stata emessa col rito abbreviato, che da diritto ad uno sconto di pena. In questo modo Bruno ha evitato l’ennesimo ergastolo. Il boss isolano è al carcere a vita, per altri due omicidi, quelli di Stefano Gallina e Benedetto D’Agostino; quest’ultimo delitto, peraltro, è collegato all’eliminazione di Vincenzo Enea.

Quando il costruttore venne ucciso stava realizzando degli alloggi ad Isola delle Femmine, nei pressi del residence Costa Corsara. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il movente dell’assassinio, sarebbe stato legato allo sconfinamento nei suoi terreni della società Bbp, dei fratelli Bruno e del loro socio Pomiero. Assieme a Benedetto D’Agostino, che conosceva il boss di Partanna Mondello, Saro Riccobono, Enea cercò di ottenere un arretramento volontario dei suoi vicini. Ma nel giro di pochi giorni vennero uccisi sia il mediatore che l’imprenditore edile.

Il commando in entrambi i casi sarebbe stato formato da Riccobono, Francesco Bruno e dal boss di Tommaso Natale Salvatore Lo Piccolo. Riccobono è morto nell’82, per lo Piccolo non sono stati trovati riscontri sufficienti, e Francesco Bruno è rimasto l’unico colpevole del caso.

Ad incastrare il boss, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e il racconto del figlio di Vincenzo Enea, Pietro, che la mattina di quell’8 giugno vide Francesco Bruno a bordo dell’auto del padre.

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