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30 Agosto 2015 Castello di Cisterna (NA). Anatolij Korov, 38 anni, ucraino, operaio edile precario, tre figli. Ucciso mentre in un supermercato, disarmato contro uomini armati, tentava di sventare una rapina. PDF Stampa

Foto da  reportweb.tv

 

Articolo del 30 Agosto 2015 da  ilfattoquotidiano.it

Napoli, il sacrificio da eroe di Anatolij che ci fa vergognare

di Arnaldo Capezzuto | 30 agosto 2015

"Perché non si è fatto gli affari suoi???… Se l’è cercata". E’ il retropensiero che in molti fanno in queste ore leggendo la notizia dell’uccisione di Anatolij Korov, 38 anni, ucraino, operaio edile precario, che accortosi di una rapina non ci ha pensato su due volte ed è intervenuto con slancio, coraggio e in disprezzo del pericolo.

Aveva appena terminato di fare la spesa al supermarket vicino casa, insieme a sua figlia di quasi due anni: la più piccola dei suoi tre figli. Ha notato i criminali puntare le pistole contro gli addetti alle casse, non ha esitato un attimo: ha lasciato la piccola e il carrello per tornare indietro e cercare di bloccare i malviventi. E’ tragedia, orrore, dramma a Castello di Cisterna in provincia di Napoli. Anatolij Korov si è avventato su uno dei rapinatori. Lo ha disarmato e bloccato a terra. Il complice è intervenuto nel modo più vigliacco, bastardo, criminale che si possa immaginare. Pistola in pugno – a distanza ravvicinata – ha esploso contro un uomo disarmato numerosi proiettili. Anatolij Korov è stato centrato al petto e a una gamba. Pochi istanti – privo di vita – stramazzato davanti alle casse, in una pozza di sangue. Un’esecuzione di morte avvenuta sotto lo sguardo della figlioletta, di alcuni clienti e del personale del discount. Qualcuno ha tentato di soccorrere e aiutare Korov ma è stato inutile.

Abitava da diversi anni a Castello di Cisterna, aveva un regolare permesso di soggiorno, lavorava come un mulo e amava la sua famiglia. Questa era la vita che Anatolij Korov con la moglie avevano scelto lontano dal suo Paese. Il suo sogno era vivere in Italia, a Castello di Cisterna per costruire un futuro diverso per i suoi tre figli. Allevarli nell’esempio di una vita vissuta nel rispetto delle regole contro le ingiustizie e nella solidarietà. Speranze e propositi fermati con immane violenza a revolverate da due infami. Ma non solo da loro.

Mette i brividi il gesto altruistico di Korov. Uno straniero. Uno venuto a “rubare il lavoro” agli italiani dice la vulgata razzista-fascista-populista. Un migrante. Uno che non conta niente. Il sacrificio di Anatolij Korov ci fa sentire piccoli, piccoli, ci fa vergognare. A noi – professionisti – del girare la faccia da un’altra parte, a noi esperti del far finta di niente e dell’omertà di coscienza davvero non capiamo e non comprendiamo il suo slancio. Noi stiamo dall’altra parte con quelli che sono fuggiti. E’ così. I nostri sono comportamenti opportunistici, pur di salvare la pelle  meglio essere complici e conniventi con gli assassini-infami. E sono chiacchiere di circostanza, sempre le solite scritte a cadavere caldo e comodamente con il sedere sulla sedia.

Ma cosa fare? Come fermare questa violenza inaudita? Lo scrivo e lo riscrivo da sempre : se il meridione d’Italia resta abbandonato a se stesso non basteranno eroi civili come Anatolij Korov per salvarlo. Qui è come ai tempi del terremoto: “Fate presto”. Gli onesti anche i più ostinati, i più combattivi, quelli che non hanno il torcicollo: di fronte al sacrificio di Anatolij Korov e di tanti come lui in coro sussurreranno convinti anche loro: “Perché non si è fatto i cazzi suoi???. Se l’è cercata”. Occorrono segnali inequivocabili e di durezza di uno Stato che deve fare lo Stato fino in fondo. Il pensiero corre alla tanto amata famiglia di Korov, non bisogna lasciarli soli. E’ il minimo per ringraziare Anatolij Korov e lavarsi la coscienza.

 

 

Articolo del 5 Settembre 2015 da  napoli.repubblica.it

Gli assassini di Anatolij: "Ecco come lo abbiamo ucciso"

di CONCHITA SANNINO

L'operaio straniero ucciso a Castello di Cisterna, in provincia di Napoli. Confessano due fratelli (ma hanno cognomi diversi) di 20 e 32 anni, figli di un pluripregiudicato. L'avvocato: "Hanno perso la testa". Applausi ai carabinieri che li hanno individuati

CASTELLO DI CISTERNA - "Hanno confessato tutto, sono povera gente". Così l'avvocato Michele Sanseverino definisce i due rapinatori killer di Anatolij Korol, cioè i pregiudicati  Marco Di Lorenzo, 32 anni, e Gianluca Ianuale, 20, detto Gemellino. Due cognomi diversi ma stessi genitori. E soprattutto degni eredi di un padre pluripregiudicato, considerato il boss del rione della Cisternina, le case popolari della 219, ad alto tasso di incidenza criminale.

"I due fermati - prosegue l'avvocato - hanno anche fornito gli elementi per recuperare anche la pistola usata per l'omicidio. Quella rapina, un fatto gravissimo, non doveva finire così, raccontano i miei assistiti. Ma l'incredibile reazione del povero cittadino ucraino, con la sua presa militare, li ha spinti a perdere la testa, gli ha fatto commettere quell'assurdo omicidio del quale però stanno raccontando tutto, fornendo ogni collaborazione.

Stando al racconto dei due fermati, dunque, è Gianluca, il ventenne, il bandito che ha materialmente ucciso Anatolij con due colpi di pistola, ma ad averlo spinto sarebbe stato Marco, il 32enne, impegnato per quei lunghissimi istanti in una collutazione sotto la presa di Anatolij.

Marco infatti è entrato armato nel supermercato, mentre Gianluca lo seguiva ed entrambi avevano il volto coperto con maschere e caschi da motociclista. Ma in un attimo Marco è stato sorpreso alle spalle da Anatolij che lo ha bloccato da dietro, lo ha atterrato e ha coperto con le sue mani quelle del Di Lorenzo che impugnava l'arma.

A quel punto Gianluca ha cercato di fermare l'ucraino prendendo il primo oggetto che gli capitava a tiro: la penna della cassiera del supermercato. Ha provato a ferirlo con la penna senza mai colpirlo seriamente, la penna si è spezzata e a quel punto, ha raccontato Gianluca, per liberare il fratello dalla morsa del coraggioso Anatolij ha afferrato la pistola dei duellanti  e l'ha puntata contro l'ucraino sparando due colpi. Uno dei proiettili è stato fatale,  è entrato dalla milza ed è arrivato al cuore uccidendo l'operaio-eroe.

Marco e Gianluca sono entrambi figli di quel Ianuale e di Nunzia Di Lorenzo, ma a causa di separazioni passate e di disgregazioni familiari, il più grande non fu riconosciuto dal padre, l'altro sí.

Anatolij Korol, l'immigrato ucraino 38enne venne ucciso durante una rapina in un supermercato perché, unico tra i presenti, ebbe avuto il coraggio di affrontare a viso aperto i malviventi.

Una volta lasciata sua figlia piccola all'esterno del supermercato, Anatolij tornò dentro e disarmò uno dei banditi. L'altro, dopo una iniziale fuga, tornò sui suoi passi e uccise a colpi di pistola l'immigrato. Il funerale di Anatolij è stato celebrato in Ucraina, dove l'uomo è attualmente sepolto. Entrambi i giovani sono ritenuti vicini a un noto clan che opera nella zona. Il legale Michele Sanseverino fa sapere che stanno collaborando. Traditi dalle intercettazioni telefoniche, fondamentali per il riconoscimento i video all'interno del supermercato della rapina.


Articolo del 6 Settembre 2015 da ilfattoquotidiano.it

Napoli: agli assassini di Anatolij, il muratore eroe, pene esemplari

di Arnaldo Capezzuto

Si dicono pentiti e amareggiati per quanto accaduto. Che hanno preso coscienza della gravità dei fatti solo dopo qualche giorno. Giurano che non volevano uccidere anzi uno di loro spiega di essersi sentito strangolare e quindi aver reagito.

Piagnucolano e implorano il perdono. Si professano poverissimi e invitano le forze dell’ordine a frugare nei loro mobili vuoti. Questa – sembra – la sceneggiata che avrebbero recitato davanti agli inquirenti. Insomma criminali fino in fondo. Già pensano – adesso che sono stati acciuffati – come evitare i troppi anni di galera. Comodo, troppo comodo. Dopo che lo hanno ammazzato con atrocità ora si dichiarano pentiti. Non facciamo rivoltare nella tomba il povero Anatolij Korov, il muratore eroe, che otto giorni fa, sabato scorso, nel tentativo di sventare una rapina in un supermercato di Castello di Cisterna nel Napoletano è stato ucciso senza pietà sotto gli occhi della sua figlioletta. I carabinieri lo avevano promesso alla vedova: acciufferemo gli assassini. La svolta è arrivata nel cuore della notte. I militari dell’Arma hanno stretto le manette ai polsi dei due assassini. Si nascondevano in un’abitazione a Scalea in Calabria. Un applauso forte, intenso, spontaneo dei residenti e degli stessi dipendenti del supermercato, teatro della violenza, ha accolto le gazzelle dei carabinieri che conducevano i due fermati nella caserma di Castello di Cisterna. Si tratta di due fratelli Gianluca Ianuale, 21 anni e Marco Di Lorenzo, 32 anni. Sono figli del boss Vincenzo Ianuale, attualmente detenuto e considerato il capo del rione della Cisternina, le case popolari della 219, ad alto tasso criminale.

In Ucraina è avvenuto il funerale e la sepoltura di Anatolij, l’eroe civile, che sprezzante del pericolo e di fronte all’ennesima violenza perpetuata nell’indifferenza e omertà dei tanti non ha resistito ed è intervenuto trovando un orribile morte sotto gli occhi della sua figlia più piccola che lo accompagnava a fare la spesa. Castello di Cisterna ma soprattutto Napoli deve ripartire proprio dal gesto di Anatolij e della dignità mostrata dalla sua famiglia. Non ha ostentato il dolore, non ha urlato contro le istituzioni, non ha maledetto il giorno in cui hanno scelto di vivere al Sud d’Italia anzi hanno ringraziato le istituzioni, hanno mostrato fiducia negli investigatori, hanno abbracciato i tanti che silenziosamente hanno mostrato solidarietà. E la vedova Nadiya di fronte alla notizia della cattura dei due latitanti ha trovato la forza di rivolgere le ennesime parole di ringraziamento agli inquirenti. Ancora prima era stata la figlia 15enne a leggere un messaggio rivolto a tutti compreso il proprietario del supermercato che si è impegnato a sostenere la loro famiglia e assumere la stessa vedova. Materialmente ad uccidere Anatolij  è stato Gianluca Ianuale, nel suo curriculum criminale c’è anche l’aver partecipato a uno stupro di gruppo. Fiancheggiava il fratello Marco Di Lorenzo quasi subito disarmato dal muratore eroe. A quel punto Ianuale, cerca di liberare Di Lorenzo, colpendo Anatolij con dei pugni e ferendolo con  il primo oggetto capitato a tiro: la penna della cassiera del supermercato. Il tutto davanti alla figlioletta del 38enne ucraino e all’acquiescenza di almeno sessanta clienti paralizzati dalla paura e dal chi-me-lo-fa-fare. In evidente difficoltà, Ianuale ha impugnato la pistola del fratello ed ha fatto fuoco contro un uomo disarmato. Fotogrammi del terrore fissati con crudezza nei filmati registrati dalle telecamere della  videosorveglianza. Anatolij è diventato attraverso il martirio, un simbolo di legalità e ribellione. Il suo gesto ha fatto vergognare i tanti dall’atavico torcicollo del girare la faccia altrove. Non basteranno onorificenze e statue per ripagare il suo sacrificio. Resta la sua famiglia: dignitosa, composta ed esempio di civiltà. Ora tocca allo Stato non tradire la fiducia di questa famiglia e dei tanti onesti. Pene esemplari per questi due farabutti, bamboccioni di camorra, delinquenti irrecuperabili. Nessun pentimento postumo dev’essere accettato, nessuno sconto di pena dev’essere concesso. In queste ore sulla pagina di Fb dell’assassino non mancano i messaggi di solidarietà : “Perchè spingerti a tanto fra’? Ch te mancav ? Mo tutt e cumpagn stann mal pe sta notizia.. T’aspettamm tutt quant” e ancora “Riest semp o cumpagn e bank preferit mi” e “Fratmm mannacci tvb” accompagnati da una pioggia di cuoricini, bacetti e lacrime. E’ la cattiva gioventù che solidarizza senza vergogna con un infame assassino. Si resta senza parole, senza fiato. Lo Stato faccia lo Stato. Nessuna attenuante  a due bestie che con viltà, violenza, spregiudicatezza, cinismo hanno ammazzato un padre di famiglia disarmato e che a mani nude difendeva sacrosanti diritti : la legge e la sicurezza. Un omicidio truce consumato davanti a una bimba che adesso ogni sera dalla sua culla guarda quel posto del letto vuoto e aspetta suo padre per il bacio della buonanotte.

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