VittimeMafia.it

31 gennaio 2002 Lauro (AV). Assassinato Francesco Santaniello, 50 anni, titolare di una impresa di materiali edili. Si era opposto alle richieste del racket PDF Stampa

Foto da  wikivallopedia.it

 

Articolo del 1 Febbraio 2002 da ricerca.repubblica.it

Non cede al racket costruttore ammazzato

di Pierluigi Melillo

AVELLINO - Si era ribellato alla logica dei clan. Lo hanno assassinato brutalmente. Quattro colpi di pistola alla schiena, sparati a bruciapelo. Francesco Santaniello, cinquant'anni, di Quindici, titolare della "Edil Santaniello", impresa di materiali edili, è stramazzato sul selciato in fin di vita. Per lunghi minuti, nessuno si è accorto dell'agguato e l'imprenditore ha agonizzato sull'asfalto, mentre gli assassini si garantivano la tranquillità della fuga. E' accaduto ieri, poco dopo le diciotto, nei pressi del deposito dell'impresa, situato al vicolo di Santa Maria della Pietà a Lauro, in una terra di camorra tristemente famosa negli anni Ottanta per la faida sanguinosa tra i clan dei Cava e dei Graziano. Ma Francesco Santaniello non era un pregiudicato, e non aveva rapporti con le organizzazioni malavitose. «Una persona perbene», dice il commissario Gerardo Puopolo, che da poche settimane è stato inviato dal Questore di Avellino a guidare questo commissariato di frontiera. L'imprenditore era solo, al momento dell'agguato. Dunque non si sa che cosa sia accaduto esattamente, se i sicari lo hanno raggiunto alle spalle, di sorpresa, o se si sono introdotti nel deposito con un pretesto. E' stato uno dei tre figli della vittima, Arturo, ad accorgersi che il padre era stato raggiunto dai colpi d'arma da fuoco. Stava entrando nel deposito per ritirare qualcosa, quando ha visto il corpo riverso a terra. «Mi sono avvicinato e ho visto che respirava ancora. Per un momento ho sperato che ce l'avrebbe fatta», dirà più tardi agli agenti di polizia. Ma quando Francesco Santaniello è stato soccorso la situazione era già disperata: è spirato poco dopo che l'ambulanza aveva raggiunto il pronto soccorso dell'ospedale di Nola. Nessuno ha visto nulla, dunque, e nessuno ha sentito nulla, neppure i colpi dell'arma che faceva fuoco. Sembra infatti che i killer abbiano utilizzato armi con il silenziatore, impedendo così a chiunque di accorgersi dell'agguato mortale. Le indagini, coordinate dalla Procura di Avellino, sembrano quanto mai difficili. Si segue la pista della camorra, e gli investigatori sono inclini a credere che l'imprenditore possa essere stato ucciso perché ha tentato di resistere alle pressioni dei clan. Gli inquirenti stanno verificando se negli ultimi tempi la vittima avesse ricevuto minacce o subisse ricatti della malavita organizzata, in particolare per quanto riguarda le forniture di materiali edili a ditte ritenute sospette. Pochi giorni fa, nella stessa zona, la camorra aveva dato fuoco ai mezzi di sollevamento terra di Felice Graziano, un altro imprenditore edile di Quindici. Due attentati in pochi giorni, sia pure di così diversa gravità, inducono a tenere alto il livello di attenzione: per individuare i colpevoli, ma anche per capire quel che succede. Si tratta di una malavita feroce che raggiunge senza pietà chi si sottrae alla logica del racket o si tratta invece dell' effetto di uno scontro fra bande, che tentano di spartirsi il mercato senza esclusione di colpi e senza farsi scrupolo di versare sangue innocente? Nelle ultime ore sono state controllate le posizioni di numerosi affiliati ai due clan che da anni sono impegnati in una guerra per il controllo degli affari illeciti al confine tra l'Irpinia ed il Napoletano. E la gente torna ad avere paura.



Articolo del 2 Marzo 2014 da clementescafuro.wordpress.com

Francesco Santaniello, vittima di camorra.

Quando i giornali locali e qualche emittente di zona raccontavano l’accaduto, qualcuno, incredulo, non riusciva a trovare alcuna giustificazione al fatto che Francesco Santaniello, detto Totonno, fosse stato ucciso in un agguato nel suo magazzino di materiali edili.

“E’ il 31 gennaio 2002. Alle 17.00 circa, Totonno rientra da un lavoro e si accinge a chiudere il magazzino. D’inverno a quell’ora è buio, la gente non viene a comprare e lui ha qualcosa da fare, forse nel cantiere dove sta costruendo delle case, perchè in tasca ha dei chiodi ed un arnese; le case le sta costruendo per le figlie, a Lauro, in una zona residenziale, di fronte alla Caserma dei Carabinieri. In ufficio c’è Arturo, il figlio, il più giovane dei tre. Ha compiuto da poco 18 anni e il papà vuole che dopo il diploma si occupi di questa florida azienda familiare.

Quando era in Germania, Totonno, col padre ed il fratello maggiore Andrea, lavorava duro: faceva il manovale, era un bravo stuccatore e il capomastro tedesco lo riteneva uno dei migliori operai al suo servizio. Certo, facevano un sacco di sacrifici, turni intensificati e lavoro duro per mandare i soldi giù, a Quindici, un paesino di Avellino, dove le sue sorelle studiavano e la madre Rosa si occupava della famiglia. Lavoravano nei pressi di Stoccarda. Qui Totonno incontrò Carolina Grasso, emigrante anche lei di Quindici, che lavorava lì con la madre Lucia, dopo che il padre, Antonio, era morto in fabbrica. Una famiglia non molto fortunata, quella di Carolina. I fratelli erano rimasti in Campania, a studiare, mentre lei era venuta in Germania con la madre per lavorare: il padre non c’era più, servivano soldi. Carolina conosceva bene la famiglia di Totonno: il padre di lui, Arturo, era soprannominato “ciuccetto” (asinello) per la sua dote di instancabile lavoratore, e il giovane non era da meno: un brav’uomo, dedito al lavoro ed al sacrificio.

Si sposarono nel 1977, a Quindici, ovviamente, ma poi ritornarono entro breve tempo in Germania perchè il lavoro li aspettava. Vivevano a Bietigheim. Nel 1978 nacquero Graziella e Rosalinda, le gemelle, e nella mente di Totonno girava sempre lo stesso pensiero: passi per i sacrifici immensi, passi per il duro lavoro, ma prima o poi si doveva ritornare a Quindici, perchè quello era e sarà il loro mondo. Nel 1982 la famiglia Santaniello lasciò la Germania, per non farvi più ritorno. In Italia, nel 1983, nacque Arturo. Certo, c’era (e tuttora c’è) un bel divario tra la florida nazione tedesca e un piccolo paese del sud Italia; ma l’entusiasmo di Totonno non si affievolì: era l’epoca post – terremoto, era in atto una profonda ricostruzione ed i Santaniello sapevano lavorare nel settore edile con estrema serietà e competenza. Andrea e Francesco, Totonno, crearono una ditta; successivamente il più piccolo dei due cambiò un paio di maestranze, per poi compiere il gran passo, il sogno: aprire un magazzino di materiali edili. Era il 1992. Aveva trovato il posto giusto in un terreno sito in via Pietà nella vicina Lauro, molti dei lavori di adeguamento li avrebbe fatti per conto suo, piano piano iniziò a fare consegne con un camioncino. Per ottenere l’autorizzazione commerciale aveva preso la licenza media, sempre nel 1992, insieme alle sue figlie. Carolina curava la famiglia, nella nuova casa che avevano costruito con tanti sacrifici, e qualche volta stava in magazzino, quando lui usciva per ritirare o consegnare materiale. Pian piano l’azienda cresceva e Totonno non mollava la sua mentalità da investitore: ampliò il magazzino, comprò altri mezzi, compreso un pontone per la sistemazione del ferro. A ridosso del nuovo millennio, Edil Santaniello era un’azienda leader del settore, nel Vallo di Lauro ed oltre. I sacrifici avevano ripagato Francesco, ma non era ancora il tempo di godere dei profitti. Un uomo, onesto lavoratore e dedito alla fatica, non doveva ancora fermarsi. L’idea di costruire quelle case gli balenò nella mente: “Quasi quasi provo a vedere se si può avviare questa nuova attività…”.

Sacrifici su sacrifici, fatica e sudore. Svegliarsi presto la mattina, arrivare stanchissimo a casa ed andare a letto presto. Per il resto, di coraggio ce ne vuole, ma è sufficiente quello che la gente pensa di te, che sei un uomo onesto, che non ti si vede tanto in giro per i bar, che il tuo lavoro lo fai bene e con competenza e a molti giovano i tuoi consigli.

Eppure, a qualcuno tanta onestà non piace.

Qualcuno non vede di buon occhio un lavoratore che cammina a testa alta e sa di fare tutto con merito e razionalità: certi atteggiamenti possono compromettere alcuni equilibri.

“Totonno non paga“.

E allora vanno adottate precauzioni, soluzioni drastiche. E’ necessario far parlare le armi. Basta attraversare una mulattiera, appostarsi al buio, aspettare e poi colpire alle spalle, quattro volte, da lontano. Non c’è abbastanza dignità per colpire faccia a faccia.

Poi la fuga, di nascosto.

Totonno cade tra le braccia del figlio, inconsapevole di quanto stia accadendo. Morirà tra qualche minuto, mentre viene trasportato al Pronto Soccorso”.

Gli anni successivi saranno pesantissimi per la famiglia Santaniello e tutti quelli che a loro sono vicini. Se all’inizio la prima sensazione fu di un fortissimo sgomento perchè nessuno si aspettava una simile tragedia, tantomeno aveva ipotizzato alcuna motivazione, col passare del tempo questo sentimento ha lasciato il posto allo sconforto e, in alcuni istanti, alla rassegnazione. La moglie, i figli, hanno subìto la tragedia, magari nella inutile speranza di sopire l’immenso dolore… ma il tempo non ha guarito le ferite, come succede nei film. Questa è la realtà. Carolina, Graziella, Rosalinda e Arturo allora hanno intrapreso un percorso, prima giudiziario e successivamente anche sociale, per ridare al nome di Francesco Santaniello la dignità che merita e che qualcuno, con maldestro tentativo, ha tentato (e tuttora tenta) di infangare. Sono passati 12 anni, da quel 31 gennaio e qualche giorno fa Marco Cillo, dell’Associazione “Libera” di Avellino, ha telefonato, come altre volte, ai familiari di Totonno. Qualcosa si muove: “… Come ogni anno, da 19 anni, anche quest’anno Libera celebra la Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Verranno letti circa 900 nomi. Tra quelli, per la prima volta ci sarà anche il nome di Francesco Santaniello.”

Share/Save/Bookmark
 

Menu

Sei  : Home Vittime 31 gennaio 2002 Lauro (AV). Assassinato Francesco Santaniello, 50 anni, titolare di una impresa di materiali edili. Si era opposto alle richieste del racket