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13 Marzo 1985 Palermo. Ucciso Giovanni Carbone, imprenditore edile. PDF Stampa

 


Fonte: Liberanet.org

Era il 1985, qualche mese prima che la mafia decidesse l’attacco alla Polizia di Stato con gli omicidi di Beppe Montana, Antonino Cassarà e Roberto Antiochia, a Palermo venivano uccisi due imprenditori. Il 27 febbraio: Pietro Patti, il 13 marzo: Giovanni Carbone. Due assassinii di mafia, legati all’imposizione del racket, rimasti senza verità giudiziaria. Pietro Patti venne ucciso per non aver accettato le richieste di estorsione per mezzo miliardo di lire dell’epoca. Nell’agguato rimase gravemente ferita anche la figlia Gaia, di soli nove anni, che Patti stava accompagnando a scuola. Nel 1985,quando la mafia era al top del suo dominio a Palermo, Patti e Carbone pretendevano di non dover nulla alla mafia e, quindi, di non dover sottostare al ricatto dei boss.

Erano gli anni in cui Falcone e Borsellino e gli altri del pool antimafia dovevano “quartiarsi”, prima che dalla mafia, dalle talpe all’interno del palazzo dei veleni. Eppure, a Palermo, in quel contesto, due cittadini qualunque, Pietro Patti e Giovanni Carbone, si ribellavano alla mafia.

 

 

 

13 marzo 2005 Fonte: ricerca.repubblica.it

le lettere

Patti e Carbone eroi dimenticati

Giovanni Abbagnato ed Emanuele Villa (Libera) Salvatore Cernigliaro e Gianni Nastasi (coop Solidaria), Anna Puglisi e Umberto Santino (Centro Impastato), Rocco Sciarrone (Università di Torino) Fausto Maria Amato, Marco Evola e gli Attacchini Palermitani contro il pizzo

Ci sono date che nelle agende dei politici e dei rappresentanti istituzionali sono piene di appunti: fare comunicato alla memoria di X, non mancare alle commemorazioni di Y. Ci sono altre date, purtroppo, scolpite solo nella memoria di coniugi e figli, ma che in quelle agende corrispondono a fogli bianchi. Oggi, 13 marzo è per tutti costoro un foglio bianco, così come lo è stato il 27 febbraio. Vent' anni fa, era il 1985, a Palermo venivano uccisi due imprenditori. Il 27 febbraio Pietro Patti, il 13 marzo Giovanni Carbone. Due assassinii di mafia, legati all' imposizione del racket, rimasti senza verità giudiziaria. Due imprenditori che, per dirla con la voce dei benpensanti, «se la sono cercata». Figuratevi che nel 1985, quando la mafia era al top del suo dominio, Patti e Carbone pretendevano di non dover nulla alla mafia e, quindi, di non dover sottostare al ricatto dei boss. Due dei tanti morti di serie B da dimenticare, per caso o disattenzione, ma forse anche perché, con la loro integrità morale, rappresentavano uno specchio in grado di mostrare le deformità di una società e di un ambiente imprenditoriale che non voleva vedere la cappa mafiosa sulla vita palermitana. Pietro Patti e Giovanni Carbone sono stati, assieme a tanti altri, esempi di quell' antimafia sociale che non piace, ancora oggi, a molti. Quella che, pur rispettando il lavoro della magistratura e delle forze dell' ordine, non delega esclusivamente a loro il compito della lotta alla mafia, ancor meno si affida acriticamente alla politica di palazzo. Quell' antimafia che, al contrario, considera la lotta alla mafia una questione di tutti e che non chiede soltanto legalità ma la pratica ogni giorno non accettando né le pressioni né le lusinghe del sistema politico-mafioso. Per questo loro, così come tanti altri, dovevano cadere nell' oblio. Il loro ricordo metteva e mette in risalto le contraddizioni di una società che non è ancora riuscita a trovare il coraggio e le ragioni per denunciare e per ribellarsi allo stato delle cose con una lotta alla mafia che sia lotta al sistema politico-mafioso. Ecco, allora, che i rappresentanti istituzionali si occupano ben più volentieri di quegli eroi che, per ventura e per contingenze mediatiche, hanno avuto un maggiore rilievo rispetto ad altri eroi. E che dire, per esempio, di una città come Palermo dove il sindaco Cammarata non risulta aver mai proferito parola contro il racket? E come spiegarsi che questa, come altre amministrazioni, non ha mai pensato di offrire alla cittadinanza uno strumento di memoria come l' intitolazione di una piazza o una via a ricordo dell' eroismo civico di questi due palermitani? è questa l' ennesima prova della terribile capacità di rimozione di questa città di eroi tanto preziosi quanto scomodi. Per tutto ciò esprimiamo ai familiari di Pietro Patti e di Giovanni Carbone, e a quelli di tutti gli altri eroi, che hanno pagato con la vita il loro no al pizzo la nostra solidarietà insieme all' impegno di non dimenticare e di non fare dimenticare il loro esempio.

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