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20 Marzo 1989 Locri (RC), ucciso Vincenzo Grasso, gestore di una concessionaria di auto, che si rifiutava di pagare il pizzo. PDF Stampa

La famiglia Grasso

Foto e nota da: Stopndrangheta.it

Cecè Grasso, l'imprenditore coraggio

Ha sempre detto no alla mazzetta e ha denunciato i suoi estorsori. L'amore per la sua Locri lo ha spinto a restare, con coraggio.

Cecè Grasso è stato ucciso il 20 marzo 1989 perché non ha voluto pagare la mazzetta e aveva deciso di denunciare. Era titolare di una concessionaria di auto. Amava il suo lavoro e non ha mai voluto andare via dalla sua Locri.

Richieste di mazzetta, telefonate minatorie, una lunga lista di minacce e di relative denunce, dal 1982 al 1989. Poi l'agguato. È quasi l'ora di cena quando due killer entrano in azione: Cecè è stato ammazzato davanti alla saracinesca della sua officina. E quell'omicidio non ha ancora un colpevole.

Nel '97 lo Stato ha consegnato alla famiglia la medaglia al valore civile a Vincenzo Grasso. Un omaggio all'imprenditore onesto di Locri, la cui memoria è tenuta viva con forza e coraggio dalla figlia Stefania, impegnata attivamente in Libera Memoria, il settore dell'associazione fondata da don Luigi Ciotti che riunisce i familiari delle vittime delle mafie.

 

A Vincenzo Grasso (Cecè) è dedicato il capito I del libro Dimenticati di Danilo Chirico e Alessio Magro, dal titolo "Stefania e Cecè", che termina con queste parole:

Cecè è morto, i suoi assassini non hanno un volto e un nome. Lo Stato, come per Rocco Gatto, ha ringraziato Cecè, anche se troppo tardi, anche se dopo la morte. Gli ha assegnato una medaglia al valor civile:  [...]

Stefania, i suoi fratelli e la signora Angela hanno deciso di continuare a vivere a Locri. Amano questa terra, anche se Stefania ammette che forse dovrebbe odiarla. Sarà per il vento di scirocco capace di far sentire l'odore dell'Africa e di spazzare via le nuvole, sarà perché guardi il mare e ti sembra di vedere l'infinito, sarà perché gli agrumi e gli ulivi a Locri hanno resistito al cemento, sarà perché tra le case ogni tanto ti capita di vedere un orto recintato, sarà che a un passo trovi ancora la campagna e ritrovi la pace. Sarà perché come Cecè sono teste dure e coraggiosi. Sono rimasti. Ogni tanto Stefania pensa che se Cecè avesse pagato forse sarebbe ancora vivo, ma poi si pente e si dice che uno come suo padre non avrebbe potuto fare altrimenti. "Restare qui e restare una persona perbene è l'unico modo di rispettare quello che ha fatto papà" dice Stefania, che passa la sua vita a fare antimafia insieme a Libera, che è il riferimento di tutti i familiari delle vittime innocenti.

Spiega che era una persona normale, una persona onesta. E una persona, per il semplice fatto di essere onesta, non dovrebbe  meritare un encomio da parte dello Stato. E' questo quello che non funziona in Italia.

 

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