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21 Marzo 1990 Niscemi (CL). Nicola Gioitta, commerciante, ucciso durante una rapina. PDF Stampa

Nota e foto da: Dedicato Alle Vittime Delle Mafie

NICOLA GIOITTA e' stato un imprenditore siciliano ucciso dalla mafia.


Nicola Gioitta Iachino nato il 14 maggio 1961 ad Alcara Li Fusi in provincia di Messina. La sua breve vita è stata vissuta tra Siracusa e Niscemi. Proprietario di una gioielleria situata in una delle vie principali di Niscemi, assassinato il 21 marzo 1990 con due colpi d'arma da fuoco e sgozzamento post morte. Il primo colpo fu alle spalle, nel girarsi l'hanno colpito tra la fronte e l'occhio sparando diritto nel cervello. Già morto, hanno preferito infierire sul cadavere sgozzandolo, presumibilmente per dare un segnale a tutti i commercianti niscemesi invogliandoli a pagare il pizzo! Mio padre aveva 28 anni quando fu assassinato, io il 19 maggio di quell'anno avrei compiuto 2 anni, qundi il mio ricordo di quest'uomo è del tutto inesistente, le sue gesta, i suoi movimenti, le sue espressioni sono totalmente mancanti nella mia mente! la mafia quel 21 marzo ha tolto il fiore più bello che Dio potesse donarmi. Anche se non ho nessun ricordo, la mafia mi ha levato tutto! Dal pilastro di vita al semplice rimprovero... Non ricordo di averlo mai chiamato PAPà e ciò che per sempre sarà un peso per me è il fatto che non saprò mai se lui è fiero di me... fiero di ciò che ha lasciato al mondo! Tutti me lo ricordano come un bel uomo, affascinante educato e molto colto, sopratutto privo di cattiveria e malvagità! Nicola non meritava quella fine, sopratutto non merita questo silenzio che dal 1990 c'è sulla nostra storia. Massacrato in vita e torturato da morto, visto che ancora oggi, dopo 20 anni, nessuno riesce a dirmi cosa sia realmente successo quel giorno di primavera, anche se in cuor mio provo ad immaginarlo! La mafia è un problema e come tutti i problemi avrà una fine,una soluzione... Credo nell'anti mafia perchè la vita mi ha imposto regole troppo forti e grandi sin dalla più tenera età... Credo nell'anti mafia perchè uomini come Falcone, Borsellino, mio padre, Chinnici, Cassarà, Dalla Chiesa e tutte le vittime innocenti della mafia hanno perso la vita per assicurarmi un futuro libero... libero dall'omertà, libero dall'abuso di potere proposto da uno stato capeggiato da uomini che se ne fregano dei figli di commercianti uccisi per danaro e potere! Una cosa vorrei dire ai nostri politici e a tutti i mafiosi... LA RICCHEZZA PIù GRANDE CHE UN UOMO PUò AVERE IN VITA è CIò CHE PORTA NEL CUORE E NON IN TASCA O IN BANCA! Mi ritengo un ragazzo ricchissimo, per come mi ha cresciuto mia madre e per come difendo il valore del nome di mio padre! Non ho mai creduto in superman o in qualsiasi altro eroe immaginario... per me l'eroe è chi lotta ogni giorno per i propri ideali... CHI SI MASSACRA DI FATICA TUTTO IL GIORNO PER PORTARE UN PEZZETTINO DI PANE AI PROPRI FIGLI SENZA CERCARE FORTUNA NELLA MALA VITA! Per me Nicola Gioitta Iachino è un eroe, perchè non si è piegato davanti al terrore che la mafia impone! Credo nell'antimafia e lotterò sempre per difendere il mio cognome, costi quel che costi! Vivo la mia vita sempre a testa alta, innalzando e gridando forte VIVA FALCONE, VIVA BORSELLINO, VIVA MIO PADRE E TUTTE LE VITTIME INNOCENTI DELLE MAFIE... VIVA IL LORO CORAGGIO, VIVA LA LORO FEDE... VIVA IL LORO RICORDO... UN UOMO MUORE SOLO QUANDO SARà DIMENTICATO, NEL RICORDO ETERNO NON SI MUORE MAI... ED IO NON DIMENTICHERò L'ESSENZA DEL LORO SACRIFICIO!

il racconto e' di SALVATORE GIOITTA figlio di NICOLA

Articolo del Corriere della Sera del 28.03.97

I rapinatori le uccisero il marito. Si incatena in piazza a Niscemi

di Corrado Maiorca

NISCEMI - La disperazione l'ha portata a una protesta plateale: non riconosciuta vittima di mafia, ieri mattina poco dopo le 10 si e' incatenata ad un palo della luce, nella piazza di Niscemi. Di fronte al municipio ha gridato la sua rabbia, la voglia di fare la stessa fine di Agata Azzolina. Anche Ignazia Cannata, che ha un figlio di 9 anni ed e' disoccupata, ha perso il marito, Nicola Gioitta, sette anni fa, sotto i colpi dei killer durante una rapina nella sua gioielleria. Ignazia vive aiutata dalla madre che percepisce una pensione di 700 mila lire al mese. Ieri e' uscita di casa e senza dire nulla ai parenti si e' legata al palo del lampione con una catena. "Devo impiccarmi come Agata Azzolina per ottenere giustizia? - ha gridato la vedova a chi la invitava a tornarsene a casa -. Non posso farcela a sfamare mio figlio, non posso vivere a carico di mia madre". La donna ha deciso di incatenarsi dopo la decisione adottata dall'assemblea regionale siciliana che esaminera' un disegno di legge che estende a Chiara, la figlia di Agata Azzolina, tutti i benefici dell'attuale legislazione antimafia. "La mia richiesta - ha detto Ignazia - e' stata rigettata per ben due volte. La legge dev'essere uguale per tutti. Ho anche sentito in tv che il presidente dell'Ars fara' di tutto per farla approvare. Mi dispiace quello che e' successo a Chiara ma non si possono adottare due pesi e due misure. Rimarro' incatenata fino a quando non avro' parlato con il presidente della Regione

 

Ulteriore fonte:

http://www.regione.sicilia.it/presidenza/personale/n2/Sito_HTML/leggi/1997-06-04%20Legge%20Reg.%204%20Giugno%201997,%20N.17.htm

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