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25 Marzo 1957 Camporeale (PA) uccisi Pasquale Almerico, sindaco DC, e Antonio Pollari, un passante. PDF Stampa

Foto da: http://www.cittanuove-corleone.it       

Articolo di La Sicilia del 10.04.2005

Pasquale Almerico eroe dimenticato

di Dino Paternostro

Il 25 marzo del 1957 il sindaco di Camporeale fu massacrato dai killer. Dietro tanta ferocia la tessera Dc negata a Vanni Sacco, che fu arrestato e poi assolto.

 

 

Quella sera del 25 marzo 1957, la televisione italiana trasmetteva - ovviamente in bianco e nero - le immagini della storica firma sul trattato del Mercato Comune Europeo. Ma, allora, ad avere il "piccolo schermo" in casa erano in pochi e la gente si accalcava nei circoli o nelle sale parrocchiali per non perdersi lo storico avvenimento. Accadde così anche a Camporeale, paese agricolo di 7 mila abitanti, che da appena tre anni aveva "lasciato" la provincia di Trapani, per aggregarsi a quella di Palermo. In prima fila, al circolo "Italia", c'era Pasquale Almerico,

un maestro elementare, segretario della locale sezione D.C., che da 24 mesi era diventato pure sindaco del paese.Almerico, 43 anni, scapolo, era un cattolico democratico e una gran persona perbene, che sognava un destino diverso per la Sicilia e per il suo partito. Finita la trasmissione, uscì dal circolo insieme a suo fratello Liborio. Arrivato in via Minghetti, però, si accorse di essere stato circondato da cinque uomini a cavallo, armati di mitra, che cominciarono a sparare all'impazzata. Trenta, quaranta secondi di fuoco sul corpo del sindaco e di suo fratello, che caddero a terra inuna pozza di sangue. A quel punto, uno dei killer scese da cavallo e si avvicinò con la pistola in pugno a Pasquale Almerico, sparandogli a bruciapelo ben 7 «colpi di grazia». Poi finì la luce e la strada piombò in un buio spettrale, rotto solo dalle urla disperate della vittima designata, del fratello e di altre persone che si erano trovate casualmente a passare. In lontananza, il rumore degli zoccoli dei cavalli su cui si stavano allontanando i killer. Tornata la luce, lo spettacolo sul luogo dell'agguato era raccapricciante: Pasquale Almerico, colpito da 104 colpi di mitra e da 7 colpi di pistola, giaceva a terra agonizzante; un giovane passante, Antonio Pollari, era morto, mentre erano rimasti feriti il fratello Liborio, un ragazzo, una ragazza ed una persona anziana.

 

«Quando arrivai, avevano già caricato Pasqualino a bordo di una macchina, perché avrebbero voluto condurlo all'ospedale di Palermo. Nessuno ancora capiva che quel povero corpo era stato ferito da centinaia di proiettili, che la sua vita correva via irreparabilmente», raccontò nel gennaio 1984 ad una giornalista de «I Siciliani» Maria Saladino, instancabile operatrice sociale, che gestisce diversi centri di accoglienza per bambini disagiati.

«Riuscii 'aggiunse'  ad infilare la testa nel finestrino: era pallidissimo ed aveva sangue dappertutto. Pasqualino, gli dissi, prega insieme a me: Gesù mio, misericordia, Gesù mio, misericordia. Lo udii ripetere quelle parole. Poi non disse più nulla. Gli afferrai la mano, probabilmente morì in quell'attimo».

Ma perché, quella sera di marzo di 48 anni fa, il sindaco democristiano di Camporeale fu assassinato così barbaramente?

Perché i killer si accanirono contro di lui con un volume di fuoco che sarebbe stato sufficiente a sterminare un'intera compagnia di soldati? Perché un uomo onesto, incorruttibile e coraggioso aveva scatenato tanto odio? Secondo la prima Commissione antimafia, a decretarne la  morte era stato il potente capomafia del paese, "don" Vanni Sacco, a cui il "piccolo" maestro elementare aveva osato negare la tessera della Dc. Un oltraggio al "Padrino" e, più ancora, un ostacolo serio al processo di penetrazione della mafia nel partito scudo-crociato. Ma gli ostacoli "don" Vanni era solito spazzarli via a colpi di mitra, come aveva già fatto il 1° aprile 1948 col segretario della Camera del lavoro, il socialista Calogero Cangelosi, che si era messo in testa di togliere la terra agli agrari per darla ai contadini. Allora la fece franca. Stavolta, però, Sacco venne arrestato con l'accusa di avere ordinato l'assassinio di Almerico. All'Ucciardone rimase solo qualche giorno, perché poi fu trasferito all'ospedale della «Feliciuzza» di Palermo (un altro «Grand Hotel» della mafia), fino all'assoluzione per insufficienza di prove. E, per anni, la mafia di Vanni Sacco sarebbe rimasta padrona assoluta del paese. Solo nel 2001, l'Assemblea Regionale ha ridato "l'onore" a Pasquale Almerico, inserendolo nel lungo elenco dei caduti "per la libertà e la democrazia" in Sicilia.

 

 

 

Altre notizie su http://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Almerico

 

 

 

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