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28 Aprile 1984 Selinunte (TP) Vincenzo Vento, ambulante, aveva chiesto un passaggio al vero obiettivo dell'attentanto PDF Stampa

Foto da Dedicato Alle Vittime Delle Mafie

Articolo di La Repubblica del 30 Agosto 2006

Un cavillo nell' indulto e il mafioso torna libero

di Salvo Palazzolo

L' indulto ha aperto le porte del carcere anche a un killer delle cosche trapanesi, Francesco Luppino. Nonostante la legge vieti esplicitamente lo sconto di tre anni ai mafiosi. Eppure è accaduto. Perché la legge sull' indulto ha dimenticato che l'aggravante per i fatti di mafia è stata introdotta solo nel 1991. Dunque, tutte le condanne arrivate prima - anzitutto quelle per gli omicidi - possono essere scontate. Luppino è il primo mafioso a beneficiare della nuova legge. Adesso tanti altri stanno preparando istanza. I loro favoreggiatori li attendono già fuori, sono usciti con il primo treno dell' indulto. Qualche giorno fa è toccato anche a Maria Mesi, la donna del superlatitante Matteo Messina Denaro, che secondo la Cassazione ha commesso il reato «per amore» e «non per mafia».di cronaca) salvo palazzolo Francesco Luppino sarebbe dovuto restare in carcere ancora 2 anni, 3 mesi e 18 giorni. Ne aveva già scontati 26, tanti ne erano rimasti dopo che la corte d' assise d' appello di Palermo aveva spazzato via l' ergastolo per il duplice omicidio commesso a Selinunte, il 28 aprile 1984. Luppino e il suo complice, Giuseppe Funari, erano stati inseguiti dai parenti di una delle vittime, così la polizia li aveva colti ancora con le armi in pugno. Il processo marciò a tempo di record. E nel 1988, la Cassazione mise la parola fine con le condanne definitive. Eppure, una vedova non si è mai rassegnata. Accanto al destinatario della condanna a morte, l' ex sorvegliato speciale Epifanio Tummarello, c' era un uomo che si trovava lì per caso. Solo perché aveva chiesto un passaggio. Vincenzo Vento era un uomo onesto: il suo nome è stato inserito dagli studenti delle scuole siciliane e dall'associazione nazionale magistrati nel libro "La memoria ritrovata", il lungo elenco delle vittime innocenti della mafia. «A quel tempo io ero in cura per una brutta malattia e questo mi portava una certa inquietudine nella nostra vita familiare». Così inizia la testimonianza di Filippa Valenti Vento agli studenti. «Ma il carattere sempre positivo ed ottimista di mio marito ci consentiva di uscire da certe secche di depressione», ha spiegato. Quando le cose sembravano essersi messe meglio in casa Vento, accadde l' irreparabile. «Enzo fu solo colpevole di essersi trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato», ricorda ancora la vedova: «Tutto svaniva in quell' attimo. Progetti, aspirazioni, felicità. La frase "nulla al mondo potrà più impedirci di essere felici", pronunciata pochissimi giorni prima, non aveva fatto i conti con una realtà devastante del nostro territorio, la mafia, che continua ad arrogarsi il diritto di appropriarsi dell' altrui destino». Così, da allora, la signora Filippa non ha mai smesso di testimoniare il suo impegno fra i giovani. La Procura di Palermo ha provato a svelare i misteri attorno a quel duplice omicidio. Perché i pentiti Antonino Patti e Pietro Bono chiamavano in causa anche altri killer. Il capo della comitiva sarebbe stato l' allora giovanissimo Matteo Messina Denaro, ventiduenne e già proiettato verso una brillante carriera criminale. Oggi, è uno dei candidati alla successione di Bernardo Provenzano, imprendibile nel suo territorio. Le dichiarazioni di Patti e Bono non bastarono, e Messina Denaro fu assolto dal duplice omicidio Tummarello-Vento. Però i pentiti hanno rincarato la dose per Luppino, spiegando il suo ruolo nell' ambito della famiglia di Campobello di Mazara. Tummarello era stato punito con il piombo per un furto non autorizzato. Luppino ha già scontato la sua condanna per mafia. E adesso l' indulto ha spazzato anche ciò che restava della condanna per omicidio. Ha 50 anni, è tornato libero il 7 agosto. La famiglia Vento non vuole commentare. Ventidue anni dopo, è ancora chiusa nel suo dolore.

 

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