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Il 14 Febbraio 2004 a Partinico (PA) fu ritrovato il corpo di Pietro Licari, rapito il 13 Gennaio. PDF Stampa

Questa non è una storia di mafia ma che con la mentalità mafiosa ha molto a che fare:

Pietro Licari, possidente di Partinico (PA), rapito il 13 gennaio, è stato lasciato morire di sete e di freddo dai suoi sequestratori, all'interno di un pozzo senz'acqua.

Sarebbero due giovanissimi appena maggiorenni, 22 e 18 anni, i sequestratori.

 

 

Articolo del 9 Dicembre 2007

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Sequestro Licari: condannato a 13 anni il sancipirellese Lo Biondo

di Leandro Salvia

«Ho sentito mio marito per l'ultima volta al telefono verso le 13 di sabato 13 gennaio, da quel momento non ho avuto più sue notizie. Ho provato a chiamarlo di pomeriggio ma il cellulare squillava a vuoto. Non era neanche a casa....»

All'indomani, alle 15.40 è arrivata una telefonata sul cellulare di mia figlia in cui un uomo con un forte accento siciliano mi disse che mio marito era stato rapito e che se lo volevo rivedere vivo dovevo pagare 300 mila euro». È il racconto di Santina Millo, 69 anni, moglie del possidente Pietro Licari, rapito il 13 gennaio scorso nelle campagne di Partinico e trovato morto a distanza di circa un mese.

Nel processo, che si celebra davanti alla seconda sezione della Corte d'Assise di Palermo, è imputato l'agricoltore Vincenzo Bommarito, 22 anni, accusato di sequestro di persona con morte del rapito. L'altro giovane accusato del rapimento, Giuseppe Lo Biondo, 19 anni, ha scelto il rito abbreviato davanti al gup.

Santina Millo è la prima testimone della lunga lista presentata da accusa e difesa al presidente della Corte d'Assise, Gioacchino Natoli. Dopo una camera di Consiglio di circa un'ora, Natoli a accolto quasi interamente i testi dei pm Maurizio De Lucia e Adriana Blasco, e della difesa, fatta eccezione per Giuseppe Lo Biondo e un sottufficiale dei carabinieri. La vedova del ricco possidente, rispondendo alle domande del pm Blasco, sta ripercorrendo i momenti principali dal sequestro fino alla notizia della morte del proprio congiunto.

L'imputato ascolta in silenzio la deposizione della donna che, più volte, cede alla commozione, anche se trattiene le lacrime.«Io e mio marito, otto mesi dopo il matrimonio decidemmo di lasciare Partinico per trasferirci a Roma. Mio marito era funzionario del Banco di Sicilia. Ma nel 1990, dopo la morte di mio suocero, mio marito si trasferì in Sicilia sia per curare la madre rimasta vedova sia per curare gli affari a Partinico. Mio marito aveva, oltre alla pensione e al reddito della campagna una liquidità in banca pari a 1,6 mln di euro. Ma nonostante ciò era una persona molto semplice e conduceva un'esistenza francescana».

La moglie lo veniva a trovare ogni mese e restava a Partinico «per 10-15 giorni». Mentre i due figli, Francesca e Lorenzo, vivono a Roma dove gestiscono una farmacia di proprietà. «Mio marito -ha raccontato ancora la vedova in Aula- non ostentava mai il suo benessere economico. La sua più grande passione era la campagna alla quale era legato in maniera quasi morbosa. Ci andava la mattina presto e tornava la sera».

Poi, il 13 gennaio 2007, il rapimento. Ma la sua famiglia lo verrà a sapere soltanto dopo 24 ore. «Lo abbiamo cercato via telefono fino a tardi -ha detto la vedova- ma poi abbiamo pensato che era andato a letto presto.

All'indomani, alle 15.40, è arrivata la telefonata dei sequestratori. Ho risposto io al cellulare di mia figlia. 'Pronto? Lei è la moglie dell'avvocato?', mi disse una voce. 'Mi ascolti bene e non mi interrompa per nessun motivo. Suo marito è stato rapito e se lo vuole rivedere vivo deve pagare 300 mila euro. Non ne faccia parola con nessuno. Ci facciamo risentire noi a fine mese. Era una voce molto giovane con inflessione dialettale. Ero disperata, non sapevo cosa fare. Se tacere, denunciare, stare zitta o chiamare le Forze dell'ordine. Chiesi consiglio ai miei figli e ad un cugino. Alla fine decidemmo di denunciare, così mio figlio chiamò un amico e avvertì i carabinieri di Partinico».

Da quel momento inizio il calvario di Pietro Licari, ritrovato cadavere dopo circa tre settimane all'interno di un pozzo senz'acqua.

Foto tratta dall'articolo

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