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18 Gennaio 1994 Scilla (RC) I Carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo uccisi in un agguato PDF Stampa

 

Antonino Fava - Vincenzo Garofalo

 

 

Foto e articolo di Stop'ndrangheta.it

Calabria, agguato ai carabinieri
di Pantaleone Sergi - La Repubblica (19 gennaio 1994)

Trappola mortale per due carabinieri uccisi ieri sera da un commando mafioso in provincia di Reggio Calabria. Si chiamavano Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, 31 e 36 anni, entrambi sposati, due figli il primo, tre il secondo. I due, entrambi appuntati, originari rispettivamente di Scicli in provincia di Ragusa e di Taurianova, nel Reggino, erano in servizio al Nucleo Radiomobile della Compagnia di Palmi. Sono stati crivellati a colpi di mitraglietta calibro nove e kalashnikov. Un inferno di fuoco, al quale hanno tentato disperatamente, quanto inutilmente, di sottrarsi. Secondo una prima ricostruzione, Garofalo e Fava erano sulla "Gazzella" e solo all'ultimo istante si sarebbero resi conto di essere il bersaglio del commando della ' Ndrangheta.
I sicari si sono affiancati all'auto dei carabinieri, sulla corsia Sud dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria, a tre chilometri dallo svincolo di Scilla. Una spedizione punitiva in piena regola. Resta da capire se l'obiettivo era simbolico, per "spaventare" gli altri, oppure l'agguato era mirato. In questo caso come facevano i killer a sapere del passaggio a quell'ora e in quel punto? Pare infatti che i due si stessero recando a Messina per prelevare un detenuto, forse un collaboratore di giustizia che, con l'agguato mortale, i clan hanno inteso terrorizzare perché tenga chiusa la bocca. Se confermata la circostanza si tratterà di accertare chi sapeva della missione. Garofalo e Fava sono morti all' istante. Hanno cercato di difendersi, hanno tentato la fuga, forse uno di loro ha risposto al fuoco. Per duecento metri (sono rimaste lunghe tracce di gomma sull' asfalto), con un disperato zig-zag hanno cercato di evitare la pioggia di proiettili. Ma il commando omicida ha avuto il sopravvento. Addirittura uno dei sicari, al termine della corsa, quando l'auto dei carabinieri si è bloccata, è sceso e da distanza ravvicinata ha sparato una raffica finale, un simbolico colpo di grazia come quello che i nazisti sparavano alla nuca delle loro vittime. Sul luogo della strage è stato quindi un via vai di auto delle forze dell' ordine. Dopo pochi minuti sono arrivati anche i magistrati della procura distrettuale antimafia. La Gazzella dell'Arma con i due militari uccisi era un colabrodo colpita da tanti proiettili . I sicari non hanno risparmiato munizioni: una barbarie. La corsia sud dell'autostrada è stata bloccata per tutta la notte. Ed è iniziata anche una caccia ai killer in base alle scarne indicazioni sull'auto da loro usata. Tra le forze dell' ordine la tensione è palpapile. "E' un massacro, è un massacro", ripete con gli occhi lucidi il colonnello Massimo Cetola, comandante provinciale dell'Arma. La 'ndrangheta, che prepara attentati a magistrati, che ha subitto numerosi rovesci con decine e decine di arresti e, soprattutto, sequestri di beni, reagisce come una bestia ferita, tentando la via dell'attacco terroristico. L'attacco è avvenuto poco prima delle 23. Da diversi giorni, dopo il ritrovamento, avvenuto proprio a qualche centinaio di metri dalla strage di ieri notte, di un vero e proprio arsenale di armi, tra cui una mitragliatrice Mg 34 che doveva servire, secondo i pentiti, per attentare alla vita del procuratore di Napoli Agostino Cordova, questo tratto di autostrada era stato messo sotto controllo dalle forze dell'ordine. Anche ieri notte pattuglie di carabinieri si trovavano la zona. Si sapeva che le cosche reggine stavano per compiere un attentato che doveva essere eclatante, tanto che per stamattina a Reggio era già in programma una riunione del comitato provinciale per l' ordine e la sicurezza pubblica, alla presenza del vice presidente del CSM, Giovanni Galloni, del procuratore nazionale antimafia, Bruno Siclari, del capo della polizia Vincenzo Parisi, che doveva occuparsi dei progettati attentati ai magistrati e più in generale della allarmante situazione dell' ordine pubblico in provincia, per i numerosi segnali di ripresa dell' attività terroristico-mafiosa, anche in considerazione del fatto che forse in queste ore dovrebbero concludersi alcune inchieste sugli intrecci da mafia e potenti vari. Negli ultimi anni è stato grave il prezzo pagato dall'Arma dei carabinieri nella lotta contro la sanguinaria 'Ndrangheta calabrese. Ad incominciare dall'assassinio del brigadiere Carmine Tripodi, assassinato sulla strada per San Luca, in Aspromonte, per seguire con le due vittime (un brigadiere e un appuntato) eliminati sull'autostrada nei pressi di Gioia Tauro, e ancora con la brutale esecuzione del brigadiere Antonio Marino, il quale era stato in servizio a Platì, ucciso durante una festa patronale, nell'estate di tre anni fa a Bovalino Superiore.

 

 

Articolo del 20 gennaio 1994 da  archiviostorico.corriere.it

la strage mentre un pentito parlava

di Bruno Tucci

i killer dei carabinieri volevano sterminare anche cinque giudici antimafia di Messina. ricostruito dagli inquirenti a 24 ore di distanza l'agguato nei confronti di Fava Antonino e Garofalo Vincenzo
i due militari uccisi in Calabria erano di scorta ai magistrati giunti a Palmi per interrogare il boss Antonio Sparacio

REGGIO CALABRIA . "Pronto, centrale? Volevamo segnalarvi che una macchina, sull'autostrada, ci sta seguendo. Proviamo a richiamarvi più tardi". La voce dell'appuntato Vincenzo Garofalo arriva chiara in caserma. "Dateci notizie al più presto", risponde il collega. Passano interminabili minuti nel silenzio. Della "Gazzella" non ci sono più tracce. Che cosa è successo? "Un inferno", rispondono a 24 ore di distanza gli inquirenti. Il commando mafioso insegue la macchina, la stringe e spara un'infinità di colpi contro Garofalo e il suo compagno di sventura, Antonino Fava. "Abbiamo trovato 15 bossoli di una calibro 9 lunga . spiega un ufficiale .. Ma non sappiamo né come era formato il commando, né se a sparare siano stati uno o più killer. Un solo fatto è certo: l'ultima volta gli assassini hanno premuto il grilletto da distanza ravvicinata". Perché tanta ferocia? Il sostituto Pedone avanza un'ipotesi inquietante che, con il passare delle ore diventa la pista principale seguita dagli investigatori: "Solo per un caso, la strage non ha coinvolto un gruppo di magistrati del pool antimafia di Messina andati a Palmi per interrogare un pentito. Il lavoro si è protratto e gli appuntati Garofalo e Fava che avrebbero dovuto far parte della scorta sono stati spostati su un altro servizio". Erano cinque i giudici messinesi che nel pomeriggio di martedì, accompagnati proprio dai carabinieri Garofalo e Fava, erano andati nel supercarcere di Palmi per interrogare il boss messinese Antonio Sparacio, arrestato pochi giorni fa e già deciso a pentirsi. In nottata, i magistrati Giovanni Lembo, della Dna, il procuratore aggiunto Pietro Vaccara, e i sostituti Franco Langher, Carmelo Marino e Gianclaudio Mango, dovevano tornare a Villa San Giovanni scortati dalla stessa pattuglia. Ma l'interrogatorio si è protratto oltre il previsto. Per questo ai militari è stato ordinato, nell'attesa, un servizio di pattugliamento sull'autostrada. E' possibile, a questo punto, che la strage fosse stata organizzata dalla 'ndrangheta su richiesta delle famiglie mafiose di Messina anche per mandare un messaggio a Sparacio, un padrino importante che con le sue rivelazioni potrebbe mettere in ginocchio la Piovra Nissena. C'è chi parla pure di una risposta che la 'ndrangheta ha voluto dare ai carabinieri che, negli ultimi mesi, avevano inferto una serie di sconfitte alla malavita. Il capo della polizia Vincenzo Parisi, a Reggio per un vertice, esclama: "Se pensano di farci arretrare anche solo di un metro si sbagliano di grosso". Vincenzo Garofalo e Antonino Fava erano sposati, avevano dei figli. Ieri mattina sono arrivati a Palmi i parenti più stretti. "Povero Vincenzo, sussura la moglie .. Mi aveva telefonato proprio poche ore prima, rassicurandomi che sarebbe venuto a casa sabato prossimo. Chi è che ha voluto uccidere il mio Vincenzo?". La firma della 'ndrangheta è inconfondibile. "Non ci sono dubbi", spiega uno dei tre magistrati che conducono le indagini. Si chiamano Pedone, Tei e Castaldini. Quest'ultima è un magistrato in gonnella che confida ai cronisti: "Nella scorsa notte, i carabinieri hanno fatto ottanta perquisizioni e una trentina di accertamenti con il guanto di paraffina". C'è tensione fra i reparti che lavoravano con Garofalo e Fava. I mezzi con cui operano sono anacronistici, spesso le scorte si fanno con pullmini antiquati. Non è il caso dei due carabinieri uccisi sull'autostrada perché Garofalo e Fava erano a bordo di un'Alfa quando sono stati raggiunti dalla macchina dei killer. In un primo tempo avevano avuto ordine di scortare i magistrati, poi dalla centrale era arrivato il contrordine. Era sera tardi, poco prima delle undici. Garofalo ha sentito la voce della radio e ha ubbidito, imboccando l'autostrada verso Villa. Chi ha avvertito il commando? Un'intercettazione sulla radio? I killer sono entrati in azione tre chilometri prima del casello di Scilla. Compiuta la strage, si sono volatilizzati. Tracce pochissime. Soltanto ieri mattina, una telefonata anonima è arrivata all'hotel Palace di Reggio, dove c'è la sede del Comando Intermedio di Rappresentanza dei carabinieri. "Questo non è che l'inizio di una strategia del terrore", ha detto l'uomo. Giovanni Galloni, vice presidente del Csm, a Reggio per il vertice, commenta: "Dovremmo essere più attenti alla sicurezza dei magistrati, dei poliziotti e delle strutture". Mentre il procuratore Guido Neri annuncia: "In Calabria, è ufficiale, non verrà più l' Esercito. Non ci sono soldi". Una grande occasione mancata, perché gli 800 uomini che servono oggi per le scorte avrebbero potuto essere impiegati per indagini. Quelle stesse indagini per le quali sono morti Garofalo e Fava, ai quali Reggio darà oggi l'estremo addio.

 

 

Articolo da La Stampa del 6 Marzo 1994

Agguati ai carabinieri un arresto

di Enzo Laganà

Sarebbe legato al clan che a gennaio ha ucciso due militari - Agguati ai carabinieri, un arresto Calabria, in cella spacciatore di droga

REGGIO CALABRIA.  E' nascosta in un traffico miliardario di eroina purissima la chiave degli agguati in serie ai carabinieri in Calabria. Forse è finito in trappola uno degli uomini che avrebbero appoggiato il commando che ha messo a segno gli attentati, compreso, pare, quello mortale del 18 gennaio. L'importante svolta nelle indagini è venuta dopo il doppio rinvenimento di circa sei chilogrammi di droga pesante al rione Saracinello; lo stesso dove in dicembre e a febbraio due pattuglie di carabinieri erano state prese di mira dai killer. Ma l'elemento più importante forse è venuto dalla scoperta di circa mezzo chilo di eroina bruciata rinvenuta in un'auto abbandonata e distrutta dalle fiamme dopo il primo atto delittuoso. «Abbiamo ora tutta una serie di elementi che ci permettono di essere alquanto ottimisti sull'esito delle indagini» ha dichiarato il sostituto procuratore Vincenzo Pedone, dopo l'arresto di un uomo Cristoforo Ecelestino, 47 anni, muratore ma, in effetti, custode di un appezzamento di terreno dove venerdì erano stati rinvenuti dai paracadutisti dell'Arma circa tre chilogrammi di eroina ben conservata in contenitori di vetro per un valore di 3 miliardi. Ma dal nascondiglio, successivamente, sono spuntate anche alcune armi, comprese forse quelle che hanno fatto fuoco contro le pattuglie dei carabinieri. La posizione del muratore è stata messa in relazione con la latitanza del figlio, Antonino, 29 anni, indagato per associazione a delinquere e spaccio di droga, ed indicato come appartenente alla cosca dei Lo Giudice, una delle più pericolose operanti in città, e soprattutto con l'arresto, avvenuto qualche giorno addietro del commerciante Paolo Villani. Quest'ultimo è risultato il proprietario della Regata intercettata dai carabinieri la sera del 2 dicembre al rione Saracinello dalla quale era partita una scarica di mitraglietta. L'auto era riuscita a sfuggire all'inseguimento e venne ritrovata l'indomani bruciata, ma senza targa. Il proprietario, la mattina stessa, ne aveva denunciato la scomparsa ma all'episodio non si era dato molto rilievo fino al primo febbraio quando, nello stesso rione, erano stati ridotti in fin di vita i carabinieri Sebastiano Musico e Pasquale Serra e dopo che a Scilla, il 18 gennaio, sull'autostrada, erano stati massacrati altri due militari, Vincenzo Fava ed Antonino Garofalo. Il rinvenimento in un terreno frequentato dal Villani di varie armi tra cui due mitragliette di fabbricazione jugoslava e dello stesso tipo di arma usato negli agguati ai carabinieri e i resti di droga bruciata all'interno di un nascondiglio della Regata rappresenterebbero gravi indizi a carico delle persone arrestate e di quanti gravitano attorno a loro. Sugli episodi verificatisi in città a giudizio degli inquirenti quasi certamente la presenza delle pattuglie dei carabinieri ha impedito la consegna di quantitativi di eroina destinata al mercato locale mentre per il duplice omicidio di Scilla l'auto dei militari diretta a Villa San Giovanni per un servizio d'ufficio si sarebbe involontariamente intromessa fra due auto di trafficanti, la prima di vedetta e la seconda con la «merce» a bordo. Il relais della gazzella avrebbe fatto scattare la reazione di chi occupava la prima auto che avrebbero ucciso i due militari per consentire che il prezioso carico di droga giungesse poi a destinazione. Enzo Laganà

 

 

Articolo del 3 Febbraio 1997 da adnkronos.com

Ringraziamo gli Amici di Libera Caravaggio per la segnalazione

CALABRIA: AGGUATO A CC NEL REGGINO, ERGASTOLO PER PENTITO

Reggio Calabria, 3 feb. -(Adnkronos)- Non sono stati riconosciuti i benefici previsti per chi collabora con la giustizia, per Giuseppe Calabro' attualmente collaboratore di giustizia, riconosciuto colpevole per l'omicidio dei due carabinieri, Vincenzo Garofalo e Antonino Fava, avvenuto a Scilla il 18 gennaio 1994. Infatti i giudici della corte d'Assise di Reggio Calabria, al termine di una camera di consiglio durata 5 giorni, hanno emesso la condanna all'ergastolo per Giuseppe Calabro', assolvendo gli altri due imputati Maurizio Carella di 30 anni e Vittorio Quattrone di 42, accusati dal pentito all'epoca ritenuto affiliato alla cosca Latella di Reggio Calabria.

Riguardo agli altri due agguati, avvenuti nella zona di Ravagnese il 2 dicembre 1993 ed il 1 febbraio 1994 sempre ai danni di militari dell'Arma, nei quali rimasero feriti 2 carabinieri, la corte ha condannato ad una pena di 11 anni di reclusione Pietro Lo Giudice di 26 anni di Reggio Calabria. I giudici della corte d'Assise di Reggio Calabria (presidente Francesco Nuzzo), non si sono potuti esprimere riguardo a un altro imputato, Consolato Villani, all'epoca dei fatti minorenne, per il quale si sta occupando il tribunale dei minorenni, anch'esso accusato dell'omicidio dei due carabinieri. Al contrario i genitori del giovane, Giuseppe Villani e sua moglie Caterina Lo Giudice (sorella di Pietro) sono stati condannati, rispettivamente ad un anno e ad 8 mesi di reclusione per false dichiarazioni al pm avendo denunciato il furto della loro automobile una Fiat ''Regata'', che secondo l'accusa sarebbe sempre rimasta a disposizione del figlio Consolato.

La corte di Assise reggina ha poi condannato ad 8 mesi di reclusione, per false certificazioni, il medico Bruno Lagana' di 64 anni, ed altre 4 persone per falsa testimonianza. E' stato assolto infine, dall'accusa di violazione di segreto di ufficio, un dipendente della Telecom che avrebbe riferito al Calabro' che il suo telefono era sotto controllo.

 

 

Fonte: ragusanews.com

Articolo del 18.01.2011

Commemorato il sacrificio di Garofalo e Fava

A 17 anni dall'eccidio

Scicli - Per tre lustri si è sempre pensato a un omicidio della 'Ndrangheta, ma in realtà era stato commissionato da Cosa Nostra nell'ambito di una più generale sfida allo Stato. Almeno stando alle parole del pentito Spatuzza.

Diciassette anni fa, in un agguato da sempre attribuito alla 'Ndrangheta, venivano uccisi a Palmi i carabinieri Vincenzo Garofalo e Antonino Fava.

Stamattina si è tenuta una mesta cerimonia commemorativa a Donnalucata, borgata in cui è nato e vissuto Vincenzo Garofalo, per ricordare il sacrificio dei due militari, decorati con Medaglia d'Oro al Valor Militare dal Presidente della Repubblica Scalfaro. Alla presenza del vicesindaco di Scicli Teo Gentile, degli assessori Miceli, Giallongo, Giannone, del presidente del consiglio Rivillito, del capitano dei carabinieri della Compagnia di Modica Alessandro Loddo, dei marescialli delle stazioni di Scicli, Donnalucata e Sampieri, nonché di una rappresentanza degli studenti donnalucatesi, è stata deposta una corona d'alloro in piazza Garofalo. Assente il sindaco per sopraggiunti e inattesi impegni istituzionali. Erano presenti i genitori del carabiniere ucciso e il fratello. Don Rosario Sultana ha letto alcuni passi del Vangelo. Una tromba ha intonato il Silenzio al termine della commemorazione. Le rivelazioni di un pentito hanno permesso, di recente, di scoprire forse il vero movente della barbara e ingiustificata uccisione dei due carabinieri. Dopo la strage di Firenze, del maggio 1993, Cosa nostra progettava di uccidere uno dei carabinieri che aveva lavorato con il capitano Ultimo per la cattura di Totò Riina. Lo ha svelato, lo scorso anno, il neo pentito Gaspare Spatuzza ai magistrati di Palermo Antonio Ingroia e Nino Di Matteo che indagano sui misteri della trattativa fra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni. I boss Graviano, da sempre vicini a Riina, progettavano un attentato in grande stile: "Giuseppe Graviano voleva colpire le torri di viale del Fante con un camion dei vigili del fuoco carico di esplosivo", ha messo a verbale Spatuzza. Spatuzza svela che c'era Cosa nostra dietro il duplice omicidio degli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, trucidati nei pressi di Scilla, nel gennaio 1994. Le dichiarazioni di Spatuzza hanno fatto riaprire l'indagine, alla Procura di Reggio Calabria.

 

 

 

Articolo del 18 Gennaio 2012 da La Gazzetta del Sud (Fonte non disponibile - testo trascritto)

SCILLA-BAGNARA Uccisi il 18 gennaio sull’autostrada Sa-Rc. Nel pomeriggio messa in cattedrale a Palmi

di Rocco Muscari

Oggi il ricordo dei due carabinieri Fava e Garofalo

BAGNARA. Giornata dedicata alla commemorazione dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofolo uccisi il 18 gennaio 1994, lungo la corsia Sud dell’autostra - da Salerno - Reggio Calabra, nei pressi dello svincolo di Scilla, vittime di un agguato di stampo mafioso. Gli appuntati scelti prestavano servizio presso il Nucleo
operativo e radiomobile della Compagnia carabinieri di Palmi. I due militari sono stati trucidati, all’altezza del viadotto Carola a circa 3 Km da Scilla, mentre viaggiavano sull’A3 verso Palmi a bordo dell’auto di servizio scortando un furgone cellulare con a bordo  un detenuto.
Fava e Garofolo sono stati trucidati a colpi di mitraglietta: contro di loro gli attentatori hanno esploso oltre15 colpi. Una terribile azione compiuta dalla criminalità
organizzata, massacro che ha lasciato un segno profondo sia nelle famiglie delle vittime sia tra gli uomini del corpo dell’Arma. Oggi, in occasione del diciottesimoanniversario del tragico evento, i colleghi insieme ai familiari ricorderanno i due carabinieri nel corso di una solenne cerimonia: questa mattina sarà posta una corona nel tratto autostradale compreso tra Bagnara e Scilla mentre nel pomeriggio, alle 18, sarà celebrata una messa solenne presso la cattedrale di Palmi in presenza dei familiari insieme ad autorità civili e religiose. Saranno presenti i carabinieri del Comando provinciale dell’Arma di Reggio Calabria, quelli della Compagnia di Palmi, il comandante interregionale  generale Ermanno Meluccio, il Commissario prefettizio Antonia Bellomo, il corpo di Polizia Municipale, la Polizia di Stato di Palmi ed il comandante della Polizia provinciale.

 

 

Articolo del 18 Gennaio 2014 da inaspromonte.it

Che prezzo ha la lealtà? 18 gennaio ’94, la storia di Fava e Garofalo…

di Cosimo Sframeli, luogotenente dell’Arma dei Carabinieri


Appuntato Scelto Antonino FAVA
Capo equipaggio del Nucleo Radiomobile Comando Compagnia Carabinieri di Palmi (RC)
Taurianova (RC) 15/12/1957 – Scilla (RC) 18/01/1994)
Medaglia d’Oro al Valor Militare


Appuntato Scelto Vincenzo GAROFALO
Autista autoradio del Nucleo Radiomobile Comando Compagnia Carabinieri di Palmi (RC)
Scicli (RG) 10/04/1960 – Scilla (RG) 18/01/1994)
Medaglia d’Oro al Valor Militare


La sera del 18 gennaio 1994, l’equipaggio del Radiomobile del Comando Compagnia Carabinieri di Palmi, composto dagli Appuntati Antonio FAVA e Vincenzo GAROFALO, a bordo di un’Alfa 75 coi colori d’istituto, aveva fatto da “staffetta” a cinque magistrati di Messina che si occupavano di mafia e che, nel supercarcere di Palmi, avrebbero dovuto raccogliere il pentimento del boss Luigi SPARACIO. Quel giorno, i due Appuntati erano addetti alla scorta dei giudici messinesi. La nave traghetto sbarcò a Villa San Giovanni alle 16:00 di martedì. A sirene spiegate, le due auto blindate più la “gazzella” dei carabinieri, partì alla volta del supercarcere di Palmi. I magistrati iniziarono l’interrogatorio di Luigi SPARACIO e fissarono appuntamento alla scorta per le ore 20:00. FAVA e GAROFALO ritornarono al carcere, attorno alle 20:15, e presero un caffè con i magistrati che, nell’occasione, li avvertirono che ne avrebbero avuto ancora per almeno un’ora e mezzo. L’equipaggio chiese istruzioni e la Centrale Operativa impartì una “ricognizione” sull’autostrada per poi tornare all’appuntamento con i cinque magistrati da scortare fino a Villa San Giovanni. Imboccato il raccordo autostradale a Palmi, FAVA segnalava la presenza di un’auto sospetta. Un allarme infondato. I militari non immaginavano mai di poter essere essi stessi obiettivi di attacco. Quindi, percorrevano il tratto autostradale con i lampeggianti dell’auto accesi quando, a circa tre chilometri dallo svincolo per Scilla, dopo una serie di gallerie, in un percorso rettilineo ed in discesa, entrarono in contatto visivo con un’auto sulla quale viaggiavano trafficanti di armi, con a bordo il carico, che pensarono di essere stati riconosciuti e di dover essere controllati. Uno di loro (divenuto poi collaboratore di giustizia), improvvisamente, aprì il fuoco. Esplose contro decine di colpi di mitra non lasciando scampo ai due carabinieri. GAROFALO, freneticamente, tentò di bloccare l’auto di servizio, per poter imbracciare la armi e rispondere al fuoco. Per primo fu ucciso il capo equipaggio e, in successione, l’autista. L’auto militare finì la sua corsa contro il guard rail di destra. Il killer scese dalla macchina ed esplose altri colpi d’arma da fuoco, sparati dalla parte anteriore rispetto all’autoradio, all’indirizzo dei due militari ormai inermi. E ancora, si avvicinò a loro e sparò da distanza ravvicinata. “Furono giustiziati”. Alle 21:15 il contatto radio con la Centrale era interrotto. I due Carabinieri saranno rintracciati poco più tardi e ormai senza vita, da due finanzieri che, per caso, transitavano per l’autostrada. Fava fu trovato con il mitra d’ordinanza in mano. Non ebbe la possibilità di usarlo contro i suoi assassini e impedire quell’inutile sacrificio.

Il Colonnello Massimo CETOLA, Comandante Provinciale dell’Arma, recatosi sul posto, alla vista dei due Appuntati crivellati di colpi, disse: “E’ stato un massacro”.

I nuovi due martiri, nell’obitorio di Condera, ricevettero il commosso omaggio del loro Comandante. Il Generale Luigi FEDERICI, nella nottata, si recò a Reggio Calabria. Giusto il tempo di raccogliere le prime informazioni sulla vicenda, chiese di essere accompagnato alla sala mortuaria.  Le sue parole: “Per l’Arma è un grande dolore. Porteremo a spalla altri due servitori silenti dello Stato e ci rimane il solo conforto di saperli caduti per un’Italia migliore, uccisi da qualcuno che vuole in ogni modo e con ogni mezzo impedire che l’Italia diventi migliore”.

Vincenzo GAROFALO, di Scicli, aveva scelto l’arruolamento nell’Arma con entusiasmo. Per dodici anni aveva servito il Paese, sempre in prima linea, con impegno e dedizione, fino all’agguato del 18 gennaio. Avrebbe compiuto trentaquattro anni il 10 aprile del 1994, Appuntato Scelto dei Carabinieri massacrato a colpi di mitra assieme al collega Nino. Troncò con la vita e con il lavoro per mano e per volontà altrui. Una cinica esecuzione. Padre di due bambini in tenera età, Guglielmo di tre anni e Andrea di tre mesi, era stato impiegato di servizio in Sardegna, a Roma, a Torino e, per ultimo, a Palmi. Con lui sempre la moglie, Patrizia SCANU, conosciuta in Sardegna.

Per Nino FAVA, trentasei anni di Taurianova, essere carabiniere era stata una scelta di vita. Il padre era pensionato, aveva lavorato nel presidio ospedaliero di Taurianova. La madre svolgeva l’attività d’infermiera professionale. Il giovane Carabiniere, sette anni prima, aveva sposato Antonietta ANILE, di San Procopio, con la quale aveva avuto due bambini, Ivana di sei anni e Valerio di tre. Una famiglia felice, unita da profondo amore. “Il gravissimo efferato episodio consumato contro i due innocenti militari dell’Arma dei carabinieri” – dichiarava il Senatore Emilio ARGIROFFI, Sindaco di Taurianova – “provoca dolore e vivissima indignazione in tutti i cittadini … L’Arma dei carabinieri è in prima linea nell’opera di difesa dei cittadini e questa strage non può non provocare un moto di amarezza e d’ira. E’ stato un atto di ferocia inaudita senza pari, forse superiore ad altri assassinii, nei quali l’identità dei sacrificati era precisamente scelta”.

I funerali, in forma solenne, furono celebrati nel Duomo di Reggio Calabria dall’Ordinario militare Monsignor Francesco MARRA. Il Governo fu rappresentato dal sottosegretario agli Interni, Senatore Antonino MURMURA. Cordoglio, dolore e rabbia, sentimenti che si accavallarono ed esplosero in un lungo applauso al passaggio delle due bare avvolte nel tricolore e portate a spalla dai compagni d’armi.

A essi intitolarono il Comando Scuola Allievi di Reggio Calabria. Furono decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria con la seguente motivazione.

Appuntato Scelto Antonino FAVA:
“Capo equipaggio del nucleo radiomobile in area a elevata densità mafiosa, nel corso di predisposto servizio di controllo del territorio, intimava in movimento l’alt ad autovettura sospetta. Fatto segno a reiterata azione di fuoco da parte dei malviventi che non arrestavano la marcia, li affrontava con insigne coraggio e grande determinazione replicando con l’arma in dotazione finché, colpito in più parti del corpo, si accasciava esamine. Le successive indagini consentivano di arrestare gli autori, identificati in cinque pericolosi pregiudicati appartenenti ad agguerrita organizzazione criminosa, e di recuperare le armi e l’autovettura d’illecita provenienza utilizzate dai mafiosi. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere spinto fino all’estremo sacrificio. Scilla (RC) Autostrada A/3 Sa/Rc 18/01/1994”.     

Appuntato Scelto Vincenzo GAROFALO:
“Conduttore di autoradio del nucleo radiomobile in area ad elevata densità mafiosa, nel corso di predisposto servizio di controllo del territorio, intimava in movimento l’alt ad autovettura sospetta. Fatto segno a reiterata azione di fuoco da parte dei malviventi che non arrestavano la marcia, li affrontava con insigne coraggio e grande determinazione replicando con l’arma in dotazione finché, colpito in più parti del corpo, si accasciava esamine. Le successive indagini consentivano di arrestare gli autori, identificati in cinque pericolosi pregiudicati appartenenti ad agguerrita organizzazione criminosa, e di recuperare le armi e l’autovettura d’illecita provenienza utilizzate dai mafiosi. Fulgido esempio di elette virtù militari e di altissimo senso del dovere spinto fino all’estremo sacrificio. Scilla (RC), Autostrada A/3 Sa/Rc 18 gennaio 1994”.

 

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