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2 Aprile 2000 Anagni (FR). Domenico Stanisci, Vice brigadiere della Guardia di Finanza muore durante un inseguimento. L'auto di servizio viene speronata e gettata fuori strada. PDF Stampa

Foto da: repubblica.it    

Domenico Stanisci
Vice Brigadiere della Guardia di Finanza
in forza al nucleo baschi verdi di Roma

Fonte: quirinale.it/

Medaglia d'oro al Valor Civile

Domenico Stanisci, Vice Brigadiere della Guardia di Finanza - alla memoria - Nottetempo, in servizio di repressione dei traffici illeciti sull'asse autostradale Napoli-Roma, unitamente ad altro militare componente la pattuglia, con lucida determinazione ed eccezionale coraggio, non esitava, dopo reiterati tentativi di fermo, a porsi all'inseguimento di un'autovettura sospetta che, con brusca manovra, invadeva la corsia di marcia del mezzo del Corpo, causandone l'inevitabile fuoriuscita di strada. A seguito del grave sinistro perdeva tragicamente la vita. Splendido esempio di grande ardimento e di altissimo senso del dovere. Frosinone - 1-2 aprile 2000

 

 

Articolo del Corriere della sera del 5.04.00

Finanziere ucciso, preso un albanese
Fermato vicino a Caserta: «Lo incastrano le impronte digitali». Identificato il complice. Dolore e rabbia tra i colleghi: i banditi piu' equipaggiati di noi
di Claudio Lazzaro

ROMA - Nel giorno dei funerali di Mimmo Stanisci, il militare della Guardia di Finanza caduto nella lotta al traffico di droga, i suoi compagni d' arma hanno arrestato il colpevole. È un albanese di 30 anni, Fatmir Lica. A inchiodarlo sarebbero state le impronte digitali, trovate sull' auto «Passat» rubata che, nella notte tra sabato e domenica, sull' autostrada del Sole, ha speronato l' auto dei finanzieri. Il secondo uomo che si trovava sull' auto, anche lui albanese, è ancora libero. Fatmir Lica è stato arrestato ieri mattina nel Casertano, ad Aversa, dai militari della Guardia di Finanza di Frosinone. Il gruppo interforze era composto anche da baschi verdi di Roma e da agenti della Squadra Mobile di Caserta e Frosinone. Subito dopo l' arresto, l' albanese è stato portato negli uffici della Squadra Mobile di Caserta. Le sue impronte erano già state registrate perché l' anno scorso, a Serone, una località di montagna vicino a Fiuggi, in provincia di Frosinone, era già stato arrestato dai carabinieri di Anagni, per ricettazione, oltraggio, resistenza e violenza. Lo avevano preso su un' auto rubata, durante una delle sue trasferte dalla Campania. Malgrado ciò Fatmir era in possesso di un permesso di soggiorno rilasciato dalla questura di Caserta, come lavoratore straniero in attesa di occupazione. Era anche iscritto nelle liste di collocamento. Nel permesso, l' albanese risulta abitare a Macerata Campania, un comune ad una decina di chilometri da Aversa. Ma la squadra mobile di Caserta, ieri mattina, ha accertato che da tempo Fatmir abitava ad Aversa. L' extracomunitario, per evitare di essere rintracciato, aveva preso in affitto un appartamento in via S. Maria della Neve, ad Aversa, pur abitando in via Magenta dove, alle 16, dopo due ore di appostamento, è scattata la trappola. Fatmir e il suo complice sono stati individuati grazie al sistema informatico Afis, che raccoglie informazioni su tre milioni di persone (per il 20% stranieri) e che dall' 1 aprile è stato collegato telematicamente a tutte le questure d' Italia. Una rete nella quale si inseriranno, entro la fine del mese, anche i principali posti di frontiera e i comandi dei carabinieri della Puglia e di Roma (la tecnologia è sofisticata: per le identificazioni basta appoggiare l' indice su uno scanner portatile). Al momento dell' irruzione, Fatmir Lica era in compagnia di altri albanesi. Ma non c' era il complice, già identificato, che si trovava con lui sulla «Passat». L' effetto sorpresa ha funzionato: nessuno, nella casa, ha opposto resistenza. Il procuratore capo di Frosinone, Ottavio Archidiacono, responsabile delle indagini, ha ordinato ai suoi collaboratori il più stretto riserbo, per evitare fughe di notizie che potrebbero ritardare la cattura del secondo uomo. Si sa soltanto che Fatmir, sotto scorta armata, è in viaggio per Frosinone, dove verrà sottoposto agli interrogatori. Dalla perquisizione nella casa sono saltati fuori alcuni strumenti per la navigazione, coltelli e macchine fotografiche. Ad annunciare l' identificazione dei colpevoli, ieri mattina, è stato il ministro degli Interni, Enzo Bianco, durante il convegno su «Legalità e sviluppo nel Mezzogiorno», che per coincidenza si svolgeva proprio a Caserta: «Sono stati identificati, la ricerca è attiva. Si tratta di un importante risultato investigativo». E subito, a Roma, ai funerali del brigadiere Stanisci, si spargeva la notizia che i due, proprio nel Casertano, stavano per essere catturati. Un trionfalismo che ha fatto storcere il naso al procuratore capo di Frosinone, Ottavio Archidiacono: «Questa notizia non si doveva dare - ha detto tra i denti, prima del funerale in San Lorenzo al Verano -. Sono figlio di un giornalista e comprendo benissimo le esigenze della stampa. Ma chi ha diramato questa notizia è stato improvvido». Claudio Lazzaro
I FUNERALI A ROMA Dolore e rabbia tra i colleghi: i banditi più equipaggiati di noi ROMA - Sono stati i funerali della pioggia e del sole, della rabbia e della speranza. Sulla basilica di San Lorenzo Fuori le Mura, dove si è celebrata la messa per Domenico Stanisci, 42 anni, il vicebrigadiere della Guardia di Finanza caduto sabato scorso, si alternavano ieri mattina raggi di sole e scrosci di pioggia, notizie che facevano sperare la cattura imminente degli assassini, e parole di sconforto che uscivano da bocche piegate nel pianto. Erano centinaia i militari che hanno preso parte ai funerali di Stato. Molti ripetevano le stesse cose: «Combattiamo contro una malavita meglio equipaggiata, più forte di noi. Le nostre auto non hanno protezione, le loro hanno i rostri, le radio, tutta la tecnologia che serve». Un giovane militare siciliano: «Vedo tanti miei coetanei che si sentono in diritto di fare i delinquenti, come fosse un mestiere, perché tanto in galera non rimane nessuno». E un altro: «Noi non possiamo nemmeno sparare in aria. Questi vengono da paesi dove si fanno le stragi». Alle esequie hanno partecipato il presidente della Repubblica Ciampi ed esponenti delle più alte cariche dello Stato. Nelle prime file, il presidente della Camera Violante, il ministro delle Finanze Visco, il direttore degli istituti di prevenzione e pena, Caselli, il comandante della Guardia di Finanza, Mosca Moschini, il capo della Polizia Masone, il comandante dell' Arma dei Carabinieri, Siracusa, il capo di Stato Maggiore dell' Esercito, Arpino. «Nella notte tra sabato e domenica - ha detto monsignor Giuseppe Mari, vescovo dell' ordine militare, che officiava la messa - Domenico era in strada a lottare per difendere i giovani dalla droga. Tanti genitori vorrebbero partecipare a questa lotta. Un padre è morto, in loro rappresentanza». Le ultime parole dell' omelia sono state per la vedova: «Signora Angelina, tutti le dobbiamo molto». La messa si è conclusa con l' invito a scambiare un segno di pace, e sono stati gli abbracci, le strette di mano tra militari, donne, civili. All' uscita del corteo, la faccia di Simone, 14 anni, il maggiore dei tre figli rimasti orfani, che non voleva piangere, ma crolla. Le parole in chiesa del capitano Alessandro Cavalli, comandante della compagnia pronto impiego di Roma: «Vogliamo ricordarti così, vecchio amico Penna bianca». (Stanisci aveva un ciuffo grigio tra i capelli). «Vogliamo ricordarti quando dicevi: "Comandante non mi metta in ufficio che mi sento morire". Ed invece proprio la strada ti è stata fatale. Vogliamo ricordarti quando parlavi di Angelina, e degli "Staniscetti" che crescevano. Penna bianca, adesso per tutti noi, per i baschi verdi, sei un eroe di cui essere fieri, un mito da raccontare nelle lunghe notti di vigilanza». Le note del Silenzio e la bara viene portata fuori dalla chiesa, accompagnata da un lungo applauso. Poi l' ultimo viaggio, verso la tumulazione nel cimitero di Prima Porta. C. Laz.
LA SCHEDA LA TRAGEDIA Nella notte fra sabato e domenica l' Alfa 155 su cui prestano servizio due finanzieri viene speronata sull' Autosole e gettata fuori strada. Il brigadiere Domenico Stanisci, 42 anni, sposato con tre figli, muore sul colpo. Il suo collega Giovanni Grossi, 33 anni, rimane ferito.
LA CACCIA Una seconda pattuglia di finanzieri, che stava lavorando insieme a Stanisci e Grossi, intima l'alt all'auto pirata, che per tutta risposta accelera. Scatta l' inseguimento. Più volte i malviventi cercano di mandare fuori strada anche la seconda pattuglia. Alla fine abbandonano l'auto su cui verranno trovate tracce di droga.
L'ARRESTO Fatmir Lica, uno dei due albanesi dell'auto pirata, viene arrestato ieri mattina ad Aversa in un appartamento dove si era rifugiato con altri albanesi. Era stato già arrestato un anno fa per ricettazione e altri reati, ma era ugualmente iscritto alle liste di collocamento e aveva un regolare permesso di soggiorno

 

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