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18 Maggio 1990 Napoli. Ucciso Nunzio Pandolfi, bambino di due anni, mentre era in braccio al padre vero obiettivo dell'agguato. PDF Stampa

 

Nunzio Pandolfi mentre gli viene dato soccorso in ospedale (PRESSPHOTO)
Foto da: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2010/30-novembre-2010/omicidio-pandolfi-sanita-vent-anni-assolto-boss-casalese-             1804276428132.shtml

 

 

Tratto da: I boss uccidono i bambini (ma nessuno lo ricorda) di Susanna ambivero

A Nunzio non è stato dato il tempo neppure di compiere due anni. Venne ucciso il 18 maggio 1990, a diciotto mesi di età, mentre si trovava nella casa della nonna. Due uomini a volto coperto fecero irruzione sfondando la porta e sparando all’impazzata, l’obiettivo dei sicari era Gennaro Pandolfi, padre del bambino e uomo di fiducia di Luigi Giuliano, il boss di Forcella oggi pentito. Il piccolo Nunzio, nel momento dell’incursione, era tra le braccia del padre, forse l’uomo sperava che alla vista del piccolo i killer non avrebbero sparato, così non fu. Gli assassini non si fecero scrupoli nel crivellare il corpo del piccino pur di colpire il loro bersaglio, padre e figlio rimasero uccisi e altri quattro familiari vennero feriti.

 

Articolo del Corriere del Mezzogiorno del 30 Novembre 2010

Omicidio Pandolfi alla Sanità, dopo vent'anni assolto boss Casalese

di Titti Beneduce

Nell'agguato morirono Gennaro Pandolfi e suo figlio. Il parroco di Forcella allora gridò dal pulpito «fujtevenne»

NAPOLI — Lo scorso giugno erano stati condannati all’ergastolo per il duplice omicidio di Gennaro Pandolfi e di suo figlio Nunzio, un bimbo di due anni, avvenuto il 18 maggio 1990; lunedì, in appello, i boss Giuseppe Mallardo e Luigi Guida sono invece stati assolti. La decisione è stata presa dalla III corte di assise d’appello (presidente Omero Ambrogi) che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore generale Gerardo Arcese. Il 9 giugno la V corte d’assise, presieduta da Adriana Pangia, era giunta alle conclusioni opposte concordando con il pm Paolo Itri. Alla base della decisione di ieri, probabilmente, le incongruenze rilevate nelle dichiarazioni dei due pentiti che accusavano Mallardo e Guida: Luigi Diana e Luigi Giuliano.

Diana, boss dei casalesi, aveva raccontato in particolare di aver preso parte alla riunione nel corso della quale si decise di uccidere Pandolfi; in quel periodo, infatti, era in corso uno scontro tra il clan Giuliano, cui la vittima era legata, e l’Alleanza di Secondigliano, di cui facevano parte anche i casalesi. Presi parte all’incontro, racconta Diana, in sostituzione di Francesco Bidognetti, che era detenuto: è stato invece accertato che Bidognetti in quel periodo era libero. Incertezze anche nel racconto di Luigi Giuliano, mentre Luigi Guida, a sua volta diventato collaboratore di giustizia, pur avendo confessato altri gravi delitti ha sempre smentito di aver preso parte all’organizzazione dell’omicidio Pandolfi.

Soddisfazione è stata espressa dagli avvocati Michele Cerabona e Raffaele Quaranta, che assistono Mallardo, e Patrizia Sebastianelli, che difende Guida. Il delitto Pandolfi sconvolse e commosse l’Italia. Era la sera del 18 maggio di vent’anni fa quando killer incappucciati fecero irruzione nella casa della Sanità. dentro si festeggiava il ritorno di Gennaro, che nelle settimane precedenti aveva avuto un incidente che lo aveva costretto al ricovero. Gli assassini spararono all’impazzata: uccisero il pregiudicato e, purtroppo, anche il bimbo di due anni che era in braccio al papà. Dopo quell’episodio l’allora parroco di Santa Caterina a Formello, don Antonio Rapullino, invitò provocatoriamente i napoletani ad abbandonare la città: il suo «fujtevenne» è rimasto nella storia.

 

 

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