VittimeMafia.it

3 Maggio 1982 Reggio Calabria. Gennaro Musella, stimato professionista, ucciso dilaniato dall'esplosione della sua autovettura. PDF Stampa

Foto da: Stop 'ndrangheta.it

Articolo di La Stampa del 4 Maggio 1982

Dilaniato da una bomba nell'auto Quattro feriti, evitata la strage


Reggio Calabria, esecuzione di stampo mafioso per un impresario edile Dilaniato da una bomba nell'auto Quattro feriti, evitata la strage

REGGIO CALABRIA — Un noto Industriale, Gennaro Musella, 57 anni, originario di Salerno ma da anni trapiantato in Calabria, è morto nello scoppio della sua auto, imbottita d'esplosivo. La deflagrazione, violentissima, ha ferito altre 4 persone. Ancora oscure le cause dell'agguato. Alle 8,35, l'Ingegner Musella, com

e era solito fare, è sceso dalla sua abitazione di via Apollo, nel centro cittadino, e si è messo al volante della sua Mercedes 240 diesel. La moglie, al balcone, gli ha rivolto un saluto, l'ultimo. Il professionista ha inserito le chiavi e scaldato la vettura per qualche istante. Inserita la prima, aveva percorso meno di un metro quando una potente carica, collocata sotto l'automobile, è esplosa, uccidendolo sul colpo. La vettura è stata scaraventata dall'altra parte della strada.

Oltre dieci auto parcheggiate nella zona hanno riportato seri danni mentre i palazzi adiacenti hanno avuto le finestre rotte e i portoni divelti. Il boato è stato udito in tutta la città. Giuseppe Marrapodi, 58 anni, Demetrio Sicari, 62, e altri due passanti, fra cui un bimbo di otto anni, hanno riportato lesioni, fortunatamente superficiali, a seguito dello scoppio. L'attentato avrebbe potuto causare una strage, vista la zona di passaggio obbligato per migliaia di studenti che frequentano l'Istituto industriale o per i ragazzi dhe si recano ogni mattina nelle scuole elementari del quartiere. Altra circostanza fortunosa: di lunedi, il mercato coperto della zona, a poche decine di metri, è chiuso per riposo settimanale. Con l'attentato di ieri, la mafia calabrese o siciliana, probabile mandante dell'esecuzione, ha voluto ancora una volta mostrare la sua potenza In città. E a Reggio, divenuta ormai un «porto franco» per i crimini più disparati, la situazione è veramente drammatica. Da inizio anno risultano oltre cento gli attentati dinamitardi, molti di più 1 danneggiamenti. Gennaro Musella, da oltre vent'annl residente in Calabria, sposato e con quattro figli, aveva aperto numerosi cantieri, in massima parte per la costruzione di opere marittime. Ultimamente si era deciso a prendere lavori anche a Palermo, dove, tra l'altro, aveva la comproprietà di un grande albergo. e. 1.

 

Tratto da: Stop 'ndrangheta.it

Gennaro Musella e la giustizia dopo 26 anni

L'imprenditore salernitano Gennaro Musella viene ucciso da un'autobomba a Reggio Calabria nel 1982. Le indagini puntano su un asse tra Cosa nostra e 'ndrangheta ma non raggiungono risultati apprezzabili. Nel 2009 il riconoscimento ufficiale di vittima innocente

Ingegnere salernitano, Gennaro Musella aveva trasferito in Calabria la sua azienda perché impegnato in lavori di opere marittime. Era un professionista stimato, un uomo semplice.
Viene ucciso a Reggio Calabria il 3 maggio 1982, dilaniato dall'esplosione della sua autovettura. Da allora la sua famiglia cerca giustizia.
L'ombra della Sicilia "senza sole" si affaccia anche sul delitto Musella che fu inquadrato nell'assegnazione dell'appalto per il porto di Bagnara Calabra, le cui gare furono vinte prima e dopo, dai famosi "cavalieri del lavoro" di Catania, Costanzo e Graci.
I carabinieri del nucleo operativo di Reggio Calabria, in un rapporto all'autorità giudiziaria, denunciarono per quell'appalto un'associazione tra la 'ndrangheta calabrese e la mafia catanese, rispettivamente guidate dai boss Paolo de Stefano e Nitto Santapaola; nell'elenco comparivano anche nomi di imprenditori, politici e funzionari del genio civile di Reggio Calabria. Al delitto Musella lo Stato non ha mai dato una risposta. Il caso fu archiviato nel 1988 contro ignoti per essere riaperto poi dalla DDA nel 1993. L'inchiesta malgrado portata a termine dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria Salvatore Boemi unitamente alla criminalpol, non ha avuto alcun seguito, non essendo mai stato celebrato un processo. La giustizia rimane sepolta da strati di polvere tra le carte ingiallite di un vecchio fascicolo, mentre le imprese mafiose continuano a giudicarsi gli appalti, le tangenti sono sempre in rigore così come l'alleanza tra mafia e 'ndrangheta.
E' stato riconosciuto vittima innocente della 'ndrangheta solo nel 2009. Si conclude quindi con una vittoria la battaglia che da anni combatte sua figlia, Adriana Musella, impegnata ad animare il movimento antimafia Riferimenti - che ha avuto come presidente un uomo prestigioso come il giudice Antonino Caponnetto - che ogni anno organizza la manifestazione "La Gerbera gialla" per gli studenti di tutta Italia. A Gennaro Musella la città di Reggio Calabria ha dedicato recentemente una strada.

 

 

 

LA GERBERA GIALLA

E' un fiore per non dimenticare
per esprimere la forza dell'amore sull'odio e sulla violenza;
forza che non conosce resa, supera qualsiasi barriera e vince anche la morte.
E' un fiore che nasce dal dolore e dalle lacrime dei lutti.
E' la vita che rinasce attraverso l'impegno di tutti e di ognuno per prendersi la propria rivincita,
così come maggio su novembre, perchè nessuno sia stato sacrificato invano e il silenzio non uccida per la seconda volta,
perchè la memoria sia più della polvere e della complicità.
E' un messaggio di reazione e di speranza che trasmettiamo ai giovani,
perchè lo recepiscano e lo facciano proprio.
A loro affidiamo rinascita e riscatto, a loro il compito di costruire una nuova storia.
Adriana Musella

 

 

Dall’esigenza di non archiviare la memoria, nell’affermazione del diritto alla vita, nasce la gerbera gialla, testimone di rinascita e riscatto che viene dedicata alle vittime  della violenza criminale, quelle vittime  troppo spesso dimenticate dai tribunali e  dalle coscienze, vittime senza voce, ma ciascuna con la propria storia, alle cui morti ingiuste si ha il dovere di dare un senso per non renderle vane. La gerbera gialla, fiore che simbolicamente condensa in sé l’essenza drammatica di quei fatti e ne rappresenta il dolore, è anche il simbolo della rinascita della possibilità di fondare nuove etiche collettive.  La rappresentazione del passato, l’impegno civile, la visibilità sociale consentono infatti di rafforzare l’idea di stato e di democrazia e di declinare nuove modalità di convivenza civile nel presente come nel futuro.

La simbologia del fiore racchiude  un messaggio di memoria  e insieme di reazione; la gerbera, nonostante i lutti, la violenza e le guerre, ritorna a fiorire  nei  mesi che ci ricordano la rinascita della vita ma anche tante stragi  da Portella delle Ginestre a Piazza della Loggia a Brescia, da Impastato a Basile, da Musella a Schifani, da Bonsignore a Falcone.

Abbiamo il dovere di trasmettere ai giovani quelle nozioni di memoria storica che il nostro Paese, a volte, sembra avere dimenticato perché rappresentano un patrimonio essenziale per costruire un domani diverso.

Ogni primavera, la gerbera gialla compie il suo percorso  nel ricordo ma anche in una collettiva volontà di rinascita.  Le giornate della Gerbera Gialla rappresentano i pilastri di un ponte ideale tra le varie regioni, fatto di lutti sconosciuti e famosi ma anche di una collettiva volontà di rinascita.

RIFERIMENTI COORDINAMENTO NAZIONALE ANTIMAFIA su Facebook

RIFERIMENTI COORDINAMENTO NAZIONALE ANTIMAFIA il Blog

 

 

 

Articolo del 26 Agosto 2012 da Il Fatto Quotidiano

Il fiore resistente della Calabria

di Nando dalla Chiesa  

Per simbolo si è data una gerbera gialla. “Stelo robusto, coloratissima, da gente in trincea”. Adriana Musella non è proprio un milite ignoto per i movimenti antimafia. Se la racconti è perché d’un tratto ti dice cose della sua vita che fanno sobbalzare. La sua storia pubblica incomincia il 3 maggio del 1982. Trent’anni fa, anche lei, ma a Reggio Calabria. Quando di primo mattino saltò per aria l’auto di suo padre, nemmeno il tempo di metterla in moto. Faceva l’imprenditore, Gennaro Musella. Si occupava di cave e di lavori pubblici, e i suoi operai ancora oggi lo raccontano come un benefattore capace di mettere in mano, fuori busta, i soldi “per i bambini”. Pare anche che sapesse fare molto bene il suo mestiere. Conti in ordine, azienda efficiente (la Sider) e mente visionaria. Successe un giorno (questo non sapevo) che fu aperta una gara per realizzare il porto di Bagnara Calabra e che lui si innamorò del suo progetto. Cocciutamente. Ma la gara venne vinta da un’altra impresa.

Una proposta imbattibile, un massimo ribasso da mille e una notte. Musella andò al genio civile con le tabelle in mano: prezzi di mercato dei mezzi e delle forniture necessarie, anche all’ingrosso, anche scontate; salari minimi delle mansioni più basse. Come potevano, i vincitori, garantire quelle cifre? C’era aria di imbroglio. Il funzionario del genio civile dovette abbozzare. Anche se la gara l’aveva vinta un’ impresa di Gaetano Graci, uno dei quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa di Catania urlati da Giuseppe Fava . Si rifece la gara. Musella si preparò meticolosamente. Ma lo sgarro di mettersi di traverso al gruppo Graci non avrebbe dovuto farlo.

I cavalieri del lavoro catanesi, infatti, stavano sbarcando in Calabria, decisi a sfruttare le opportunità aperte oltre lo Stretto dai buoni uffici di Nitto Santapaola, che in terra reggina aveva stretto, in tema di stupefacenti, una solida alleanza con Paolo De Stefano, boss calabrese di prima grandezza. La gara la vinse Graci, che di lì a poco fece un consorzio con le imprese concorrenti battute. Venivano da tutta Italia ma le buste erano state spedite insieme da Reggio, nello stesso giorno e in ordine progressivo. Nel frattempo c’era stata l’autobomba. Le indagini non portarono da nessuna parte. E i cavalieri, dal canto loro, erano intoccabili.

Il procuratore di Reggio, Gaeta, disse ad Adriana che gli chiedeva giustizia: “Signora, se ne stia a casa, lei ha due figli”. Poco tempo fa la procura ha sostenuto che dietro la bomba c’erano stati gli uomini di Santapaola.“Già, è stato il primo delitto di mafia realizzato in Calabria su mandato di Cosa nostra. Ma il gip, l’attuale procuratore di Palmi, non ha accolto la richiesta di incriminazione. Tanto sono tutti morti, mi si dice. Ti rendi conto? Ho dedicato tutta la vita a chiedere giustizia e a coltivare il ricordo di mio padre. E non è stato facile riscattare la mortificazione della ferita, lottare in una terra ancora piena di vermi. Mi sono dovuta battere per ventisei anni perché lo riconoscessero vittima di mafia. Ho avuto vicino tante persone, soprattutto Antonino Caponnetto, uomo meraviglioso, eccolo in queste foto”.

Compare in più immagini il grande magistrato, come anche Pietro Grasso, e altri familiari di vittime. “Mi aiutò lui a dar vita a ‘Riferimenti’, l’associazione che oggi guido. La gerbera gialla nacque con lui, alla prima manifestazione a Reggio, nel maggio del ’93. Non sono belle queste distese di gerbere alle manifestazioni studentesche? Guarda qui”. Adriana oggi è una signora matura. Lontane trent’anni le foto con il padre che le tiene un braccio sulla spalla come fosse una bambina. Qualcuno le rimprovera una personalità molto forte, l’impeto, la “tigna”, anche; perfino di avere tenuto la segreteria della Consulta antimafia della Regione Calabria. “E questo mi amareggia . Nessuno ha mai coperto personaggi compromessi. In compenso sono state organizzate tante cose utili in una regione dove, come sai benissimo, la società civile non ha la forza della Sicilia. Facciamo anche la settimana bianca dell’antimafia, con l’aiuto dell’Azienda del Turismo di Folgaria. Quattrocento ragazzi da tante regioni d’Italia, a prezzi stracciati. Poi”, e qui si ferma un attimo, “se qualcuno fosse capace di fare ricordare mio padre senza di me ne sarei solo felice”.

Invece non accade. Invece i trent’anni che ricordano alcuni eroi dell’antimafia, per Musella sono stati celebrati a maggio con il ministro Cancellieri, la targa di Napolitano, ma addosso l’idea di una vicenda locale. Le guardi il viso abbronzato e avverti il senso di colpa, ma di che memoria parliamo… E pensi pure, visto che la fantasia non la controlla nessuno, a quei signori che anni fa cercarono di farci digerire i cavalieri del lavoro di Catania perché agli imprenditori “mica si possono fare le analisi del sangue”. Oggi molti dei loro amici dell’epoca, diversamente da Musella, sono ancora vivi, e con tutti gli onori. In politica e in Cassazione.

 

 

 

 

VITTIMA DI MAFIA. Nome comune di persona

Foto e fonte pellegrinieditore.com
Autore  Salvatore Ulisse Di Palma

Ed. Luigi Pellegrini


Se la ’ndrangheta pensava (attraverso l’autobomba che ne ridusse a brandelli irriconoscibili le carni) di cancellare dalla memoria della storia Gennaro Musella, si sbagliava di grosso! A trent’anni dalla sua morte, egli è ancora qui, accanto a noi, ad indicarci, con il suo esempio, la strada da seguire.
Diceva Milan Kundera: “La lotta dell’uomo contro il potere, è la lotta della memoria contro l’oblio”.
Ma il non dimenticare deve oggi servire a non rendere vana la sua morte ed a costruire sulle basi della memoria il nostro futuro e quello della Calabria, dell’Italia tutta…
L’esempio di Gennaro Musella non può che costituire un punto di riferimento valido per gli imprenditori di oggi, per i cittadini e per i giovani…
La memoria dei fatti, puntualmente ricostruiti da questo libro, deve costituire un segnale chiaro e forte di cambiamento, di rinascita, di riscossa morale e sociale…
Sconfiggiamo l’atavica rassegnazione, la neutralità, l’indifferenza che ancora albergano diffusamente in queste terre: la storia, la vita, il sacrificio di Gennaro Musella deve rimanere in eterno come un monito alle coscienze di tutti gli italiani.

 

 

 

 

 

 

Share/Save/Bookmark
 

Menu

Sei  : Home Vittime 3 Maggio 1982 Reggio Calabria. Gennaro Musella, stimato professionista, ucciso dilaniato dall'esplosione della sua autovettura.