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7 Ottobre 1986 Palermo. Claudio Domino, 11 anni, fu ucciso con un colpo di pistola inferto in fronte a bruciapelo. PDF Stampa

Claudio Domino, 11 anni
Palermo, 7 Ottobre 1986

Foto/Fonte da: Liberanet.org

Claudio Domino, 11 anni, era il figlio di un dipendente della Sip. Il padre era anche titolare di un’ impresa che gestiva in appalto i lavori di pulizia dell’aula bunker. Fu assassinato vicino alla cartolibreria gestita dalla madre.
Un giovane in moto e con il volto coperto da un casco chiamò il bambino per nome, mentre stava giocando e, dopo averlo avvicinato, gli puntò la pistola in fronte sparandogli a bruciapelo. Claudio sarebbe stato ucciso perché aveva visto confezionare alcune dosi di eroina in un magazzino.

 

 

Tratto da: liberanet.org

Nel 1986, durante il maxiprocesso, viene ucciso un bambino di 11 anni di nome Claudio Domino. Era il figlio del titolare dell’impresa di pulizia incaricata di pulire le aule dell’aula bunker del carcere L’Ucciardone di Palermo dove si celebrava il primo maxiprocesso alla mafia.
L’ipotesi che circola sui giornali e tra gli inquirenti è che i famigliari del piccolo Claudio siano stati avvicinati dagli imputati o dai loro sodali all’esterno per ottenere qualche favore, per esempio per aprire un canale di comunicazione tra imputati e organizzazione, e che di fronte a un loro rifiuto, sia scattata la rappresaglia mafiosa. Nel corso di un’udienza l’imputato Giovanni Bontade si alza nella sua gabbia, chiede la parola al presidente e dice: «Presidente, noi vogliamo fugare ogni sospetto[…] Noi rifiutiamo l’ipotesi che un simile atto di barbarie ci possa solo sfiorare. Noi siamo uomini, abbiamo figli. Esterniamo il nostro dolore alla famiglia di Claudio».
Un anno dopo Giovanni Bontade viene ucciso assieme alla moglie. Nel 1989 il pentito Francesco Marino Mannoia, con Buscetta uno dei pentiti storici della mafia
siciliana e ritenuto tra i più attendibili, rivela che uno dei motivi per cui Bontate venne ucciso fu che con quella dichiarazione, con quel “noi…”, aveva indirettamente ammesso l’esistenza dell’organizzazione mafiosa.

 

 

 

Articolo da La Repubblica del 15 marzo 1987

PALERMO, FINISCE IN CELLA PER L' OMICIDIO DI CLAUDIO

di Attilio Bolzoni

PALERMO Un piccolo morto di una grande guerra silenziosa, la lotta per conquistare la Piana dei Colli, quell' immensa distesa di giardini ormai senza più padroni. Claudio Domino, il bambino di undici anni ucciso con un proiettile in mezzo agli occhi la sera del 7 ottobre, è anche lui una vittima delle cosche. Era un testimone pericoloso: aveva forse visto uccidere un paio di ragazzi della borgata. La guerra di San Lorenzo L' inchiesta sul terribile delitto di un bambino dopo sei mesi sembra orientata verso una pista precisa: lo scontro tra i nuovi clan della droga, giovanissimi picciotti che tentano di sostituirsi ai boss che sono stati rinchiusi in carcere e che ora siedono nell' aula-bunker del maxi-processo alla mafia. Il caso Domino è forse ad una svolta con l' arresto di un ragazzo, Gabriele Graffagnino, per detenzione di una cinquantina di proiettili 7,65, lo stesso calibro della pistola che ha ucciso Claudio. Chi è Gabriele Graffagnino? E perchè entra nelle indagini sull' uccisione del bambino? La sua storia è legata alla guerra di successione mafiosa di San Lorenzo, una battaglia iniziata un anno fa in silenzio: uccidono tutti con il metodo della lupara bianca, il sequestro senza ritorno, l' eliminazione dei nemici senza lasciare mai una sola traccia. E Claudio Domino, negli ultimi giorni dell' agosto ' 86, avrebbe assistito al rapimento di Sergio Di Fiore e Paolo Salerno, due trafficanti della Piana dei Colli. Tutti i particolari di una discussione accesa e la successiva morte dei due giovani corrieri sono contenuti in un rapporto che i funzionari della Squadra mobile, un mese fa, hanno consegnato al sostituto procuratore della Repubblica Dino Cerami. Un dossier che ricostruisce cos' è accaduto una sera di agosto su un marciapiedi di via Fattori, una strada di palazzi nuovi nel cuore della borgata di San Lorenzo. Sergio Di Fiore e Paolo Salerno stavano parlando con Giuseppe Graffagnino, il fratello del ragazzo arrestato ieri notte. Tutti e tre appartenevano ad una gang ma, alla fine dell' estate, si erano appropriati di una grossa partita di eroina tentando di fare un bidone ai capi della cosca. Quella sera stavano appunto discutendo su un marciapiedi di via Fattori, tra il bar-rosticceria dei Graffagnino e la cartolibreria dei genitori di Claudio Domino. Gli investigatori sospettano che Claudio abbia visto o sentito qualcosa. Due di loro, Sergio Di Fiore e Paolo Salerno qualche ora dopo sparirono per sempre, Giuseppe Graffagnino si salvò invece garantendo ai complici della gang la restituzione dell' eroina. Passa un mese e Giuseppe Graffagnino entra all' Ucciardone accusato di duplice omicidio, passa un altro mese e un giovane con il casco nero uccide Claudio Domino. Sera del 7 ottobre, un paio di minuti prima delle 21.00, borgata deserta. Una motocicletta sfreccia nel quartiere e si ferma ad un centinaio di metri dalla cartolibreria dei Domino. Claudio passeggia con due amichetti dall' altro lato della strada. Un' altra lupara bianca Ehi, tu, vieni qui.... Il killer chiama, il bimbo si avvicina, un solo colpo alla fronte. Claudio è morto. La motocicletta un attimo dopo scompare tra gli alberi del viale che porta allo Zen, uno squallido ghetto verso il mare con una altissima concentrazione di corrieri e trafficanti di eroina. Per la morte del bambino le indagini seguono mille indizi: il padre titolare di una ditta che gestisce l' appalto delle pulizie all' aula-bunker, vecchie vicende di mafia, regolamenti di conti tra rapinatori. Nulla. Ma sessantuno giorni dopo l' agguato, ecco che il padre di Giuseppe Graffagnino scompare misteriosamente anche lui: un' altra lupara bianca. Perchè tutti questi morti? Cosa succede a San Lorenzo? Gli investigatori non riescono a decifrare subito le mosse dei clan, ma contano altri due scomparsi nella borgata: l' impiegato di banca Francesco Nicoletti e il capocantiere Francesco Vassallo. A San Lorenzo l' atmosfera è incandescente e la Mobile sguinzaglia i suoi segugi. Un lungo lavoro di intelligence e un primo rapporto arriva sulla scrivania del magistrato. Un mese di silenzio e, ieri notte, a sorpresa una perquisizione nel bar-rosticceria dei Graffagnino. In un cassetto c' erano una cinquantina di proiettili calibro 7,65. Perchè Gabriele Graffagnino nascondeva quelle pallottole? Sa qualcosa sull' uccisione di Claudio? Il ragazzo naturalmente non parla. Ma, il caso Domino secondo gli investigatori si può spiegare attraverso le cinquanta pallottole, la scomparsa di Salvatore Graffagnino e l' arresto del figlio Giuseppe. Chi sono i Graffagnino? Commercianti incensurati, uomini senza passato. Come tanti altri trafficanti in libertà di San Lorenzo. Sono loro i protagonisti del nuovo assalto alla città, bande che tentano di gestire il business della droga e occupare gli spazi vuoti lasciati dai boss di Cosa Nostra. Dopo la scomparsa di Rosario Riccobono (si racconta che è morto per avvelenamento con altri sedici picciotti durante una cena di rappacificazione che era stata organizzata proprio da Tommaso Buscetta) non c' è più ordine nella borgata. I luogotenenti, arrestati uno dopo l' altro, sono adesso all' Ucciardone. Chi è fuori non risponde agli ordini dei padrini: gli esperti in cose di mafie prevedono già una feroce guerra subito dopo la sentenza del maxi processo. La morte di Claudio Domino ha rappresentato infatti una sorta di rottura tra i trafficanti in libertà e quelli in galera. Non siamo noi i mandanti... Il giorno dopo l' uccisione del bambino, i boss dell' Ucciardone sono usciti allo scoperto. Per la prima volta, come facevano i terroristi nelle aule di Corte di assise alla fine degli anni Settanta, uno di loro, Giovanni Bontade, ha letto nel bunker un documento: Non siamo stati noi ad uccidere Claudio e condanniamo.... A quel punto racconta un investigatore aspettavamo che a San Lorenzo tornasse la pace, aspettavamo una risposta per l' omicidio di un bambino che non faceva certo comodo ai trafficanti arrestati. E invece.... E invece a San Lorenzo si continua a morire di lupara bianca.

 

 

 

Articolo del Corriere della Sera del 4 Ottobre 1994

Riina ordino' : scannate gli assassini del bimbo

di Franco Nuccio

Domino Claudio un bambino di 11 anni venne ucciso a Palermo con un colpo di pistola alla testa il 7 ottobre 1986 all' insaputa della mafia perche' aveva visto all' opera degli spacciatori.

PALERMO . L' ordine arrivo' da Toto' Riina in persona: "Scoprite gli assassini di Claudio Domino e scannateli". A svelare i retroscena di quello che fino a oggi era ancora un "giallo" e' stato Salvatore Cancemi, boss pentito della commissione mafiosa. Cancemi ha confermato una serie di "voci" che gli investigatori avevano gia' appreso da fonti confidenziali. Claudio Domino, il bambino di 11 anni assassinato a Palermo con un colpo di pistola in testa il 7 ottobre 1986, sarebbe stato "vendicato" dalla cupola. "Ricordo . racconta il pentito . che nel corso del primo maxi processo e' avvenuto l' omicidio del piccolo Claudio Domino e che in quell' occasione tutti fummo incaricati di scoprire gli autori, tant' e' che la stessa commissione si e' data carico di punire i colpevoli con la morte". Sarebbe stato il tribunale di Cosa Nostra, dunque, a emettere una sentenza esemplare, subito eseguita, nei confronti dei responsabili di un delitto che aveva scosso profondamente l' opinione pubblica. La decisione di punire i colpevoli, tuttavia, non sarebbe stata presa dalla mafia per improbabili motivazioni etiche ma perche' era stata commessa una inammissibile violazione di una delle regole fondamentali del "codice" mafioso: non si uccide un uomo, meno che mai un bambino, senza l' autorizzazione del capo mandamento nel cui territorio avviene l' omicidio o della stessa commissione. Quel delitto provoco' inoltre una forte ondata di indignazione in tutto il Paese, proprio mentre Cosa Nostra stava giocando una delle sue partite piu' difficili con lo Stato: quella del maxi processo. Non a caso, proprio durante un' udienza nell' aula bunker, il boss Giovanni Bontade chiese la parola al presidente Alfonso Giordano. "Noi condanniamo questo barbaro delitto . disse Bontade . che provoca accuse infondate anche nei confronti degli imputati di questo processo". Una nota concordata con Pippo Calo' e con gli altri boss detenuti per dissociarsi da chi aveva compiuto un delitto cosi' "controproducente" per l' organizzazione. Claudio Domino, figlio di un dipendente della Sip che era anche titolare di un' impresa che gestiva in appalto i lavori di pulizia dell' aula bunker, fu assassinato vicino alla cartolibreria gestita dalla madre. Un giovane in moto e con il volto coperto da un casco chiamo' il bambino per nome mentre stava giocando e, dopo averlo avvicinato, gli punto' la pistola in fronte sparandogli a bruciapelo. Claudio sarebbe stato ucciso perche' aveva visto confezionare alcune dosi di eroina in un magazzino. Cancemi ha riferito che, proprio sulla base di quell' indizio, Riina incarico' tutti i capimandamento di "svolgere indagini". Un' inchiesta conclusa a tempo di record: il 20 dicembre 1986 scomparve Salvatore Graffagnino, 52 anni, titolare del bar davanti al quale era avvenuto l' agguato. Alcuni confidenti riferirono alla polizia che l' uomo sarebbe stato sequestrato, nascosto in un bagagliaio di un' auto e condotto davanti al boss del quartiere. Sotto tortura Graffagnino ammise di essere il mandante dell' omicidio e rivelo' il nome del killer. Un tossicomane che sarebbe stato poi eliminato con una overdose di eroina.

 

 

 

 

 

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