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27 Maggio 1944 Ragabulto (EN) ucciso Santi Milisenna, segretario della federazione comunista PDF Stampa

Fonte: Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato"

A Regalbuto (Enna), nel corso di disordini in occasione di un raduno separatista, viene ucciso Santi Milisenna, segretario della federazione comunista di Enna.

 

Articolo del 5 Agosto 2007 da  cittanuove-corleone.it

Una scia di sangue firmata Cosa Nostra

di Dino Paternostro

1944. Fu un anno nero per i comunisti: a Regalbuto venne ucciso Santi Milisenna, a Casteldaccia Andrea Raia

Per la verità, dei segnali inquietanti erano già arrivati nei mesi precedenti. Il 27 maggio 1944, a Regalbuto (Enna), durante un tumulto per un raduno separatista, era stato ucciso il segretario della federazione comunista di Enna, Santi Milisenna. E, pochi giorni prima che Li Causi tornasse in Sicilia, il 6 agosto 1944, a Casteldaccia, in provincia di Palermo, era stato assassinato Andrea Raia, definito dalla Voce Comunista «un organizzatore comunista» e un «membro attivo e intelligente del  comitato di controllo ai granai del popolo». I mandanti, secondo lo stesso giornale, erano «da ricercare nei grossi proprietari fascisti e separatisti di Casteldaccia»,  mentre gli esecutori materiali «tra i maffiosi locali». Ma l’aggressione mafiosa a Girolamo Li Causi, a differenza dei delitti precedenti, suscitò molto scalpore a Roma, dove i comunisti facevano parte dei governi di unità nazionale. In Sicilia, invece, il maggiore quotidiano dell’Isola vi dedicò appena un trafiletto, travisando per giunta i fatti (per il Giornale di Sicilia, a provocare furono i socialisti e i comunisti). E, non a caso, contro i colpevoli le autorità procedettero con molta cautela. «Il Vizzini ed il
Farina furono rinviati a giudizio, ma non ne fu disposto l’arresto (nonostante il codice, per reati del genere, lo prevedesse). Così, quando nel novembre del 1949 il processo si concluse con la condanna di entrambi a cinque anni di reclusione, don Calò era già latitante da qualche anno ed aveva potuto dedicarsi alla sua attività politica in favore del separatismo e della Democrazia cristiana. Nel 1954, egli morì nel suo letto. Nel maggio del 1958, i partecipanti alla strage ottennero la grazia del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi», scrive la Scolaro.
Eppure, nella drammatica vicenda di Villalba si possono già individuare le caratteristiche tradizionali dell’esercizio del potere mafioso. In un memoriale del 7 gennaio 1964, che i comunisti di Caltanissetta inviarono alla Commissione antimafia, fu denunciato che quella di Villalba era stata una «azione violenta della mafia in difesa delle strutture agrarie esistenti, e un’aperta intimidazione rivolta ai partiti politici, alle organizzazioni sindacali ed ai lavoratori della terra, che ponevano l’esigenza della concessione della terra ai contadini». E si mise in rilievo la «debolezza - in qualche caso connivenza - dei pubblici poteri», ma anche la «notevole capacità di intrigo e la forza di pressione della mafia, al punto di consentire ai responsabili della strage di non scontare nemmeno un solo anno di carcere e di riuscire ad ottenere persino la grazia del presidente della Repubblica». Sui fatti di Villalba la magistratura e le forze dell’ordine indagarono con molta prudenza, ma per gli omicidi Milisenna e Raia, a parte l’apertura dei fascicoli di routine, si può dire che non vi furono vere e proprie indagini. D’altra parte, nel caos della Sicilia del dopoguerra, distinguere tra omicidi comuni e delitti politico-mafioso non era per niente facile. E diventava ancora più difficile, in un contesto in cui i «comunisti» e la sinistra venivano identificati come i «nemici» da combattere, mentre i mafiosi e i loro complici «amici» da arruolare nel «partito dell’ordine». Invece, questi primi episodi di violenza si sarebbero dimostrati come l’inizio di un’offensiva armata che avrebbe accompagnato la storia della Sicilia fino agli anni ’60.
D. P.

 

 

Per un approfondimento:

 

STORIA DEL MOVIMENTO ANTIMAFIA

Dalla lotta di classe all'impegno civile

di Umberto Santino

Editori Riuniti

Fotocopertina e nota da:  editoririunitiuniversitypress.it

Questa nuova edizione, aggiornata e integrata (che viene dopo nove anni dall’ultima del dicembre 2000), si propone soprattutto di promuovere una riflessione, in primo luogo nell’ambito di un movimento che deve crescere, diffondersi e radicarsi, ma anche in un ambito più ampio, quello della società civile più o meno organizzata e quello ancora più esteso dei lettori che desiderano conoscere la storia remota e attuale delle lotte contro uno dei fenomeni più preoccupanti della società contemporanea e impegnarsi per la costruzione di alternative efficaci e praticabili.

Le pagine della Storia del movimento antimafia si articolano in tre parti: la prima parte, «Il movimento contadino e la lotta contro la mafia», abbraccia un arco di tempo che va dai Fasci siciliani, al fascismo, al secondo dopoguerra; la seconda parte, «Un periodo di transizione», è sui cruciali anni ’60 e ’70; la terza parte, «L’impegno della società civile», analizza la lotta contro la mafia dagli anni ’80 a oggi. Il volume contiene anche un’appendice sulle associazioni e le iniziative antimafia in Italia aggiornato ad oggi, essenziale repertorio di punti di riferimento in tutto il territorio nazionale.

Umberto Santino. Fondatore e direttore del Centro siciliano di documentazione «Giuseppe Impastato» di Palermo, il primo centro studi sulla mafia sorto in Italia (1977), è da decenni uno dei più autorevoli studiosi del fenomeno mafioso oltre che uno dei più rigorosi e tenaci militanti del movimento antimafia. I suoi scritti sono strumenti fondamentali per quanti sono impegnati contro il potere mafioso. Il saggio La mafia finanziaria (1986) e gli altri saggi ripubblicati nel volume La borghesia mafiosa (1994) hanno anticipato le analisi attuali e restano un punto di riferimento, come pure le ricerche su L’omicidio mafioso (1989) e su L’impresa mafiosa (1990), svolta assieme a Giovanni La Fiura, i volumi La democrazia bloccata (1997), L’alleanza e il compromesso (1997), La cosa e il nome (2000), la rassegna degli studi pubblicata nei volumi La mafia interpretata (1995) e Dalla mafia alle mafie (2006), gli scritti raccolti nel volume Mafie e globalizzazione (2007) e la Breve storia della mafia e dell'antimafia (2008). È autore anche di scritti satirici e letterari, come Una ragionevole proposta per pacificare la città di Palermo (1985, 2006), Libro di Giona (1993), I giorni della peste (1999, 2006).


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