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9 Giugno 1989 Vittoria (RG). Ucciso Salvatore Incardona, dirigente della cooperativa Agriduemila, perché si era rifiutato di pagare il pizzo. PDF Stampa

Foto e Nota da: Calendario degli Eroi

Salvatore Incardona è un grossista al mercato ortofrutticolo di Vittoria.

Senza dare nell’occhio cerca di convincere i colleghi a non pagare più il pizzo, a firmare tutti insieme una denuncia collettiva contro la banda degli estorsori.

Incardona non si sente un eroe, vuole soltanto difendere il proprio lavoro, non accetta più di sottostare a una soperchieria che lo priva di una parte del suo onesto guadagno.

Il 9 giugno lo aspettano con i fucili a pompa all’uscita da casa: venne crivellato di colpi mentre era al volante della sua auto.

Il figlio, Carmelo Incardona, aveva 25 anni quando suo padre morì. Oggi fa l'avvocato e si è dato alla politica, in Alleanza Nazionale. Ricorda: "Il papà lo diceva apertamente, 'io non pago'. Lo diceva a me, ma anche al bar, in piazza. Ai colleghi che come lui avevano un box al mercato diceva: 'Se ci opponiamo tutti non potranno farci niente'". Ma i suoi colleghi avevano accettato tutti l'estorsione dei Carbonaro-Dominante. L'avevano addirittura istituzionalizzata, come fosse una tassa, un'addizionale da calcolare sulle cassette di legno impiegate: tante cassette usate, tanto pizzo da pagare.

 

Aveva approvato anche il presidente del consorzio dei commissionari, che si era addirittura recato da Incardona per cercare di convincerlo a non inceppare il sistema. Il commerciante aveva rifiutato. Allora erano entrati in funzione i kalashnikov.

Incardona fu ucciso e tradito due volte. Prima fu lasciato solo a opporsi al racket e consegnato dai colleghi ai suoi killer, poi, da morto, fu abbandonato da chi sapeva e anzi la sua memoria fu inquinata dal sospetto: "Io non sono andato al suo funerale", confessa un politico di Vittoria, "perché se era stato ammazzato poteva essere in qualche modo coinvolto in affari loschi".

Invece era un uomo coraggioso, che fu ucciso due anni prima di Libero Grassi, l'imprenditore palermitano che si oppose al pizzo e fu eliminato da Cosa Nostra nel 1991.

A Vittoria il 26 settembre 1998 è stata intitolata una via a Salvatore Incardona: ci sono voluti nove anni.

- http://www.leinchieste.com/casovittoria_barbacetto.htm
- Alfio Caruso, Cose di Cosa Nostra

 

Fonte: Politicamentecorretto.com Articolo del 9 Giugno 2008

In ricordo di Salvatore Incardona

di Salvatore Vigna

Palermo, 9 giugno 2008 - «Lo si potrebbe a buon diritto considerare un precursore dell’attuale movimento d’imprenditori e di cittadini siciliani che hanno deciso di sfidare apertamente le mafie cominciando col ribellarsi al giogo del “pizzo”. Ma Icardona lo ha fatto in un tempo in cui pochi avevano il coraggio di alzare la testa e per questo ha pagato con la vita un prezzo altissimo». Lo ha dichiarato il senatore del Pd Giuseppe Lumia ricordando Salvatore Incardona, dirigente della cooperativa Agriduemila, ucciso dalla mafia a Vittoria il 9 giungo 1989, perché si era rifiutato di pagare il pizzo e perché aveva sollecitato i colleghi della struttura pubblica a reagire alla mafia.

 

Fonte: Sciclinotizie.org articolo del 9 Giugno 2009

Se ti chiedono di pagare il pizzo il silenzio non paga: in ricordo di Salvatore Incardona

di Carmelo Riccotti La Rocca

Il 9 giugno di 20 anni fa, erano circa le 5 e 45 del mattino, alcuni colpi di pistola segnano la fine della vita di Salvatore Incardona. Salvatore, padre dell’on del PdL, Carmelo, aveva la colpa di rifiutare di essere assoggettato alla criminalità organizzata e andava su tutte le furie quando gli veniva chiesto di pagare il pizzo.

«Salvatore aiutava delle persone che avevano bisogno dando loro dei soldi –ha detto padre Beniamino Sacco –, ma non tollerava che gente criminale potesse cercare di guadagnarsi da vivere non lavorando».

Il moderatore del convegno che si è tenuto oggi a Vittoria, il giornalista Gianni Molé, ha ricordato che la lotta alla mafia, come diceva Bufalino, si combatte con il piccolo esercito degli insegnanti e di rapporto criminalità-cultura si è molto parlato durante il convegno.

 

Il primo a parlare è stato l’on Carmelo Incardona, che in passato ha anche ricoperto il ruolo di presidente regionale della commissione antimafia.

«A Vittoria – ha detto Incardona –  si sono registrati fatti che manifestato un prosperarsi della criminalità e a tratti ricordono il periodo passato in cui la nostra città era tormentata dalla criminalità, ma fondamentalmente le cose sono cambiate. Quelli erano anni difficili – ha continuato Incardona – c’era in atto una guerra che fece centinaia di vittime, forse in proporzione più di Palermo o altre zone calde della Sicilia...»

«In quegli anni c’era la banda Dominante-Carbonaro che aveva  fatto alleanze con cosiddetta Stidda e cercava di radicarsi in questo territorio. La città di Vittoria – ha dichiarato Incardona – in quegli anni aveva conosciuto uno sviluppo intenso che faceva gola e, al contrario di ciò che spesso si dice, la mafia va alla ricerca del denaro, non è vero che si radica dove c’è povertà».

«Il mercato ortofrutticolo era il cuore della economia vittoriese – ha continuato l’Onorevole Icardona durante il suo intervento – ma anche provinciale, in questo contesto il clan Carbonaro pretendeva che tutti i commissionari ortofrutticoli pagassero il pizzo. Qualcuno iniziò a pagare, ma loro volevano che tutti pagassero. In questo clima Salvatore Incardona pensava che non era giusto pagare il pizzo, anzi credeva che chi non andasse a lavorare per guadagnarsi da vivere era un parassita. Quando lui ricevette le telefonate che lo invitavano a pagare, esprimeva sdegno nei confronti dei criminali. Mio padre – ha continuato Incardona – si rendeva anche conto che da solo come commissionario non poteva combattere il pizzo, fu questo convincimento che lo portò a chiedere aiuto ad altri commissionari, disse a tutti che non era opportuno che non si pagasse perché se avessero agito tutti in maniera compatta nessuno poteva loro fare nulla».

 

Vittorio Sgarbi ha riportato l’attenzione dei presenti sul tema della formazione come strumento utile per combattere la mafia ed ha marcato la mano sui nuovi sistemi della criminalità organizzata che non si accontenta quasi più di ricavare dei soldi con il pizzo, ma il denaro lo cerca nelle istituzioni.

«C’è un rapporto stretto tra potere criminale, potere politico e potere economico – ha affermato Sgarbi – gli amministratori, ignorando l’articolo 9 della costituzione, consentono, con ignoranza assoluta, le autorizzazioni per le pale, la mafia è li, la Comunità Europea è complice del progetto criminale».

«Per quanto riguarda i giovani – ha detto ancora Vittorio Sgarbi –,  si avvicinano alla criminalità perché non c’è offerta di lavoro».

 

Dopo Sgarbi ha preso la parola l’attuale presidente regionale della commissione antimafia: «Quello in cui è stato ucciso Salvatore Incardona – ha affermato Speziale – era un periodo in cui i morti ammazzati erano uno al giorno, si affacciava una nuova mafia tra Gela e Vittoria. Le imprese e gli imprenditori che denunciano il pizzo sono ancoora pochissimi».

Poi Speziale ha criticato il sindaco di Comiso per la intitolazione dell’aeroporto a Magliocco, su questo tema si è aperto un dibattito acceso con Sgarbi, che sostiene che non può esserci un morto più importante di un altro e conclude: «Difenderò Magliocco fino alla fine».

Durante il convegno sono stati fatti molti elogi al Sindaco di Vittoria, Nicosia, che ha fatto della lotta alla criminalità un proprio cavallo di battaglia.

Erano presenti anche il presidente della Provincia Regionale di Ragusa, G. Franco Antoci e il Vescovo di Ragusa, Mons. Paolo Urso.

 

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