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2 Ottobre 2003 Bari. Resta ucciso Gaetano Marchitelli, 15 anni, durante una sparatoria tra clan. PDF Stampa

Articolo di La Repubblica del 3 Ottobre 2003

Sparatoria in strada a Bari. Ucciso un ragazzo di 15 anni
di CRISTINA ZAGARIA

 

BARI - Stava lavorando come tutte le sere e a 15 anni è morto. Ucciso dalla mafia. Agguato di fuoco ieri sera poco dopo le 23 a Carbonara, alla periferia di Bari. Un commando a bordo di un'auto ha sparato all'impazzata contro un gruppo di ragazzini fermi davanti ad una pizzeria. Una pioggia di proiettili. Sangue, grida ed un ragazzino di sedici anni innocente morto, forse usato come scudo dai veri destinatari dell'agguato.

 

E' Gaetano Marchitelli, giovane studente che si trovava lì per caso, o meglio che in quella pizzeria andava a lavorare per pagarsi gli studi. Con lui è rimasto ferito un ragazzo ancora più giovane, un altro innocente M.V. di quattordici anni. Tra i feriti anche due fratelli Michele e Raffaele Abbinante, di 29 e 22 anni, forse le vere vittime dell'agguato. Il primo è ricoverato in gravissime condizioni. Bari è sotto choc. E' ancora viva nel ricordo della città la morte di Michele Fazio, altro sedicenne ammazzato dalla mala. Fazio fu freddato con un colpo alla testa a Bari vecchia il 12 luglio 2001.
Gaetano Marchitelli, dicono i testimoni, sarebbe stato crivellato da un colpo alla schiena. In strada c'è sangue dappertutto. Sangue nella pizzeria, sangue sui muri. Paura in città. Sull'omicidio indaga la squadra mobile, sul posto è

arrivato anche il questore, Giuseppe Zannini Quirini: "La criminalità a Bari è un magma in movimento, questa sparatoria potrebbe essere la risposta a quella di due giorni fa". A Bari infatti si spara e si muore. Da inizio agosto per la guerra di mala e il controllo della droga in città, ci sono stati quattro morti ed una bambina di tre anni ferita. E ieri sera in via De Marinis a Carbonara il peso di questi morti e della faida a mano armata, che sta infuocando Bari, è presente ad ogni angolo di strada e sul volto di ogni persona. Ci sono ragazzini, mamme, giovani arrivati anche per caso, ma la frase sulla bocca di tutti è la stessa: "Volevano uccidere Abbinante, quel povero ragazzo non c'entrava niente. Ma qualcuno questa morte la dovrà pagare".

 

Aria di morte e aria di vendetta si confondono. A mezzanotte e mezza vanno via tutti. Rimangono solo i poliziotti della scientifica a cerchiare con il gesso le macchie di sangue. Bossoli infatti non ce ne sono. I killer hanno sparato con dei revolver.

Dal luogo dell'omicidio si allontana silenziosa una fila di macchine. Dietro i finestrini si intravedono i volti dei i genitori di Gaetano e M.V.. Non parlano. Non piangono. Vanno in ospedale. Gaetano è morto, M.V. lotta tra la vita e la morte mentre la polizia piantona nel reparto di chirurgia gli altri feriti e cerca il commando.

 

 

Foto ed articolo del 7/04/2006 da: http://www.lucaturi.it/2006/04/omicidio_marchi.shtml


Colpito durante una sparatoria davanti alla pizzeria in cui lavorava.

Dopo due anni e mezzo Giovanni Partipilo e Francesco Luigi Frasca entrambi di 21 anni hanno confessato l’omicidio di Gaetano Marchitelli colpito per errore la sera del 2 ottobre 2003 durante un agguato nel rione Carbonara. Le dichiarazione dei due giovani hanno alleggerito la posizione di Domenico Masciopinto che era già stato condannato a 20 anni per l’omicidio. Secondo il racconto di Partipilo, Masciopinto guidava la macchina dove si trovavano i due giovani quando, davanti ad una pizzeria, incontrarono Raffaele Abbinante che fece un gesto come se volesse estrarre un’arma. Quindi Frasca e Partipilo spararono. Nella traiettoria accidentalmente si trovò il 15enne Gaetano Marchitelli che perse la vita. Il pubblico ministero Desiree Digironimo ha chiesto e ha ottenuto dal giudice l’esame degli imputati che si svolgerà il prossimo 4 maggio.

 

(ANSA) - BARI, 15/05/2008
La Corte di assise di Bari ha condannato 15 imputati dai 2 ai 30 anni di carcere, per l'omicidio di Gaetano Marchitelli, ucciso per errore. Due le assoluzioni. Marchitelli, 15 anni, perse la vita nel 2003 durante una sparatoria tra clan. La corte ha condannato a 30 anni ciascuno i 4 presunti componenti del gruppo di fuoco. Il presidente De Feo, il pm Digeronimo, il giudice a latere e due giudici popolari sono rimasti bloccati nel palazzo, per le proteste dei familiari degli imputati.

 

Articolo da Il Barometro.info

Gaetano Marchitelli. Ricordare per non sbagliare più

di Lucia Abbinante

Era il due ottobre del 2003 quando la mano della mafia, attraverso il grilletto di una pistola, lasciava esplodere una tragedia. Un corpo senza vita, quello di Gaetano Marchitelli, un ragazzino carbonarese di 15 anni che come unica “colpa” ebbe quella di trovarsi per lavoro nel luogo in cui si sarebbe dovuta consumare l’esecuzione di un altro uomo - il vero “colpevole” - secondo quelli che sono i perversi e disumani meccanismi del “regolamento di conti” delle organizzazioni criminali.
Mentre davanti alla pizzeria di Via De Marinis Gaetano perdeva la vita, un’intera città addolorata portava a casa la tragedia e la traduceva in vergogna.
Vergogna per la morte ingiusta di un ragazzino giusto, di quelli che per mantenersi gli studi e le passioni, esercitava un lavoro umile e pulito come il servire le pizze a domicilio; vergogna per un quartiere subissato dalla malvivenza, una malvivenza invadente che non solo scendeva spavaldamente per le strade a pareggiare conti in pubblico ma trascinava con sé la vita di chi era del tutto estraneo alle vicende.
Quella vita che in quel momento simboleggiava l’inerme popolo carbonarese di fronte al dominio di logiche anti-costituzionali ma anche anti-sociali, il fallimento delle istituzioni nel mettere riparo a queste forme di organizzazione e giustizia privata, l’agguato alla libertà di vivere il proprio paese in totale sicurezza.
Quella vita che da quel momento prendeva posto nel cuore e nella mente di quanti ancora oggi nel 2010 non possono dimenticare.
"Sono ferite che rimangono nella carne" ha commentato oggi il sindaco Emiliano durante la cerimonia di commemorazione tenutasi in piazza Umberto a Carbonara, luogo interessato peraltro in dieci anni da ben quattro omicidi per mano della criminalità organizzata. 
"Un luogo simbolico dove ancora oggi c’è il tentativo della criminalità di affermare la propria presenza" ha aggiunto il sindaco, sottolineando come "la morte di Gaetano continui ad essere la vergogna della città di Bari, che non si cancella e ricade su chi non aveva fatto niente per evitare una cosa simile".
Un omicidio che purtroppo non è unico nel suo genere ma rimanda alla vicenda di Michele Fazio, il ragazzo assassinato per errore nel Borgo antico della città di Bari nel 2001. Due ragazzi che conducevano uno stile di vita sano e semplice, uno stile di vita che si contrappone a quello di quanti non riescono a cambiare, a farcela con gli umili mezzi che la società offre.
"Stare in un angolo della piazza a spacciare droga non è un modo di vivere. Lo dico a chi mi odia. Sbagliate a pensare che lo Stato vi è nemico. Vi vogliamo salvare una vita, fermare la giostra maledetta che avete avviato" ha continuato Emiliano ricordando il suo passato da magistrato e rivolgendosi in particolar modo ai giovani.
Giovani ai quali, dopo aver annunciato l’intitolazione di una via a Gaetano Marchitelli e concluso la cerimonia, si è rivolto esortando alla collaborazione, fondamentale per l’efficienza del suo operato, con un colorito "mi raccomando uagnù, che io da solo non vado da nessuna parte".

Presente alla cerimonia anche una rappresentanza dei  ragazzi della scuola media De Marinis di Carbonara . Nicolas, Federica, Rossella, Marco erano lì per "non dimenticare" dicono, "perché si deve cercare un’altra strada, non quella della mafia, perché la vicenda di Gaetano deve servire da insegnamento, queste cose non devono ripetersi più".
Speranze dettate da una forte identificazione nella vicenda. Uno di loro avrebbe potuto trovarsi lì,  come Gaetano, e loro vivono nella paura che possa succedere ancora e vogliono sentirsi protetti. L’intitolazione di una via a questa vittima del disfunzionamento di una società intera, talvolta poco preoccupata del proprio “stato di vita”, nella quale molto spesso lo sconforto di vivere comporta il rifugiarsi in questi mondi paralleli ritagliati nelle difficoltà del mondo "non limiterà di certo il dolore della famiglia" ha motivato Emiliano " ma serve a tramutare la vergogna almeno in qualcosa di sopportabile.

 

 

"Per non dimenticare Gaetano Marchitelli"

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