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11 Luglio 1979 Milano. Uccisione dell'avvocato Giorgio Ambrosoli, Liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona. PDF Stampa

Fonte Wikipedia

Giorgio Ambrosoli (Milano, 17 ottobre 1933 – Milano, 11 luglio 1979) è stato un avvocato italiano, esperto in liquidazioni coatte amministrative. Fu assassinato l'11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività Ambrosoli indagò nell'ambito dell'incarico di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana.

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In questo ruolo, Ambrosoli assunse la direzione della banca e si trovò ad esaminare tutta la trama delle articolatissime operazioni che il finanziere siciliano aveva intessuto, principiando dalla controllante società "Fasco", l'interfaccia fra le attività palesi e quelle occulte del gruppo. Nel corso dell'analisi svolta dall'avvocato emersero le gravi irregolarità di cui la banca si era macchiata e le numerose falsità nelle scritturazioni contabili, oltre alle rivelazioni dei tradimenti e delle connivenze di ufficiali pubblici con il mondo opaco della finanza di Sindona.

Contemporaneamente a questa opera di controllo Ambrosoli cominciò ad essere oggetto di pressioni e di tentativi di corruzione. Queste miravano sostanzialmente a ottenere che avallasse documenti comprovanti la buona fede di Sindona. Se si fosse ottenuto ciò lo Stato Italiano, per mezzo della Banca d'Italia, avrebbe dovuto sanare gli ingenti scoperti dell'istituto di credito. Sindona, inoltre, avrebbe evitato ogni coinvolgimento penale e civile.

Ambrosoli non cedette, sapendo di correre notevoli rischi. Nel 1975 indirizzò una lettera alla moglie in cui scrisse:

 


« Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I., atto che ovviamente non soddisferà molti e che è costato una bella fatica. Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E' indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di fare qualcosa per il paese. Ricordi i giorni dell'Umi, le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l'incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato - ne ho la piena coscienza - solo nell'interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo. I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi (...)

Giorgio  »

Ai tentativi di corruzione fecero presto seguito minacce esplicite. Malgrado ciò, Ambrosoli confermò la necessità di liquidare la banca e di riconoscere la responsabilità penale del banchiere.

Nel corso dell'indagine emerse, inoltre, la responsabilità di Sindona anche nei confronti di un'altra banca, la statunitense Franklin National Bank, le cui condizioni economiche erano ancora più precarie. L'indagine, dunque, vide coinvolta non solo la magistratura italiana, ma anche l'FBI.

Nella sua indagine sulla banca di Sindona, Ambrosoli poté contare solo su Ugo La Malfa come referente politico, mentre il maresciallo della Guardia di Finanza Silvio Novembre gli fece da guardia del corpo. Nonostante le minacce di morte, infatti, ad Ambrosoli non fu accordata alcuna protezione da parte dello Stato. In Bankitalia, poté contare sul sostegno di Paolo Baffi, il governatore, e di Mario Sarcinelli, capo dell'Ufficio Vigilanza, ma solo fino al marzo del 1979, quando entrambi furono incriminati per favoreggiamento e interesse privato in atti d'ufficio nel corso di un'inchiesta sul mancato esercizio della vigilanza sugli istituti di credito legata al caso Roberto Calvi-Banco Ambrosiano.  Baffi si dimise il 16 agosto 1979, lasciando l'incarico di Governatore a Carlo Azeglio Ciampi, mentre per Sarcinelli fu eseguito il mandato di arresto in carcere.

In un clima di tensione e di pressioni anche politiche molto forti, Ambrosoli concluse la sua inchiesta. Avrebbe dovuto sottoscrivere una dichiarazione formale il 12 luglio 1979.

La sera dell'11 luglio 1979, rincasando dopo una serata trascorsa con amici, Ambrosoli fu avvicinato sotto il suo portone da uno sconosciuto. Questi si scusò e gli esplose contro quattro colpi .357 Magnum. Ad ucciderlo fu William Joseph Aricò, un sicario fatto appositamente venire dagli Stati Uniti e pagato con 25 000 dollari in contanti ed un bonifico di altri 90 000 dollari su un conto bancario svizzero.

Nessuna autorità pubblica presenziò ai funerali di Ambrosoli, ad eccezione di alcuni esponenti della Banca d'Italia.

Nel 1981, con la scoperta delle carte di Licio Gelli a Castiglion Fibocchi, si ha la conferma del ruolo della loggia massonica P2 nelle manovre per salvare Sindona.

Il 18 marzo 1986 a Milano, Michele Sindona e Roberto Venetucci (un trafficante d'armi che aveva messo in contatto Sindona col killer) furono condannati all'ergastolo per l'uccisione dell'avvocato Ambrosoli

 

 

Video

Intervista a Giorgio Ambrosoli

 


ILSOLE24ORE.COM ARCHIVIO 16 Maggio 2009

Ambrosoli, l'«eroe borghese» raccontato dal figlio - di Orazio Carabini

Umberto, figlio minore dell'avvocato milanese liquidatore dell'impero Sindona, ha dedicato alla memoria del padre «Qualunque cosa succeda». Anticipiamo dal Sole 24 Ore - Domenica la recensione.

«A quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito». Era il 25 febbraio del 1975 quando Giorgio Ambrosoli scrisse queste parole in una lettera alla moglie Anna. Aveva appena completato la faticosa ricostruzione dello stato passivo della Banca privata italiana, cuore dell'impero di Michele Sindona, di cui la Banca d'Italia aveva disposto la liquidazione coatta. Intuiva che la sua vita da quel momento era a rischio ma era orgoglioso di quanto era riuscito a fare.

Ambrosoli, che fu nominato commissario della Banca privata nel 1974, era un professionista milanese non molto in vista. Avvocato contro la volontà del padre, che avrebbe preferito una carriera in banca, sposato con tre figli, si era "fatto le ossa" nel 1964 con il fallimento della Sfi, una finanziaria "vicina" a Giuseppe Pella, pezzo da novanta democristiano. Il buco era di 70 miliardi delle lire di allora.

Non un borghese qualunque
Ambrosoli, cresciuto in un ambiente conservatore, da giovane aveva simpatizzato per l'Unione monarchica e per la Gioventù liberale. Era un borghese, sì, ma non qualunque. Era un eroe borghese, come lo dipinse Corrado Stajano in un bellissimo libro del 1991. Quando accettò l'incarico dal governatore Guido Carli, probabilmente non immaginava i guai cui sarebbe andato incontro. Ma gli bastò pochissimo per rendersi conto che dietro quel crac si nascondeva un intreccio di politica, finanza, poteri costituiti e poteri occulti, malavita. Giorno dopo giorno si imbatté in documenti che provavano come il bancarottiere siciliano fosse legato a filo doppio a politici di primo piano (Giulio Andreotti, soprattutto, e la sua corrente Dc, ma anche Amintore Fanfani), banchieri burattini (Ferdinando Ventriglia, Mario Barone, Roberto Calvi), uomini di chiesa troppo legati alle cose terrene (Paul Marcinkus e il suo Ior), torbidi manovratori della massoneria (Licio Gelli e la sua loggia P2 che fu scoperta solo parecchi anni dopo), magistrati manovrabili (Carmelo Spagnuolo, Antonio Alibrandi, Luciano Infelisi), capibastone della mafia.


La "disinvoltura" della Ior e la crisi spirituale di Ambrosoli
Umberto Ambrosoli è il figlio minore di Giorgio. Oggi ha poco meno di quarant'anni e ha dedicato Qualunque cosa succeda (Sironi) alla memoria di suo padre. È una meticolosa ricostruzione della vicenda Sindona, inquadrata nella storia dell'Italia di quegli anni, che però ha sullo sfondo la vita di una famiglia come molte altre: la sua. E così ciò di cui Giorgio Ambrosoli deve occuparsi nell'ambito del suo difficile lavoro di liquidatore di quell'impero del male, diventa anche un fatto privato. Scrive Umberto: «Toccare con mano la disinvoltura con la quale lo Ior ha operato assieme a Sindona genera in papà una sorta di imbarazzo, quasi una crisi della dimensione spirituale. Ma per noi tre continua a volere una formazione religiosa». Sembra di vederlo quest'uomo probo e credente che scopre come la gerarchia del Vaticano trafficasse con i peggiori lestofanti. E che si pone il problema: continuare o no ad allevare i figli nel rispetto dei valori di cui quelle persone dovrebbero essere i custodi?
Ambrosoli era schivo ma sapeva anche parlar chiaro. Nell'aprile del 1977 replicò così, in un'intervista, alle accuse di incompetenza contenute in un esposto di Sindona contro di lui: «Sono uno specialista in crac bancari. Nel 1965 mi sono dovuto occupare del dissesto della Sfi; dieci anni dopo ho cominciato a mettere il naso nell'impero Sindona. Sarà un caso, ma ho sempre visto spuntare fuori nomi democristiani».
Di Sindona sapeva tutto, pur senza averlo mai incontrato
Non sopportava che i soldi dei contribuenti potessero servire per puntellare le traballanti sorti di Sindona. Nella sua relazione di commissario liquidatore commentò così un prestito effettuato dal Banco di Roma di Ventriglia alla Banca privata: «Sorprende e addolora che 100 milioni di dollari siano stati spesi da un'azienda pubblica, quale il Banco di Roma, quasi per nulla».
Umberto Ambrosoli rivela anche che suo padre in qualche modo era attratto da Sindona di cui conosceva ormai tutto senza peraltro averlo mai incontrato: «È un uomo curioso papà: e ora è incuriosito dall'uomo Sindona. Da quattro anni è come se vivesse a contatto con lui, ogni giorno; ha sgarbugliato la matassa compatta che quello aveva creato; ha riconosciuto la sua intelligenza e abilità e il loro malizioso utilizzo, che certo non può stimare. Doti sprecate». Così, nel dicembre 1978, quando si reca a New York per rendere una testimonianza in tribunale, Ambrosoli passa davanti al Pierre, l'albergo dove sa che vive (agli arresti) colui che dopo pochi mesi lo farà uccidere da un sicario della mafia. Scrive sulla sua agenda: «Cerco inutilmente Michele Sindona passando davanti al Pierre».

 

 

Articolo del 10 Luglio 2009 da  Ilsole24ore.com

Giorgio Ambrosoli, ucciso per aver fatto «politica in nome dello Stato»

di Orazio Carabini

Sono passati trent'anni da quell'11 luglio del 1979. Quella sera Giorgio Ambrosoli aveva invitato alcuni amici a casa sua per assistere in compagnia all'incontro di boxe tra Lorenzo Zanon e Alfio Righetti per il Campionato europeo dei pesi massimi. Dopo avere cenato in un ristorante poco lontano, si piazzano davanti al televisore. Squilla il telefono, Ambrosoli risponde ma dall'altra parte c'è il silenzio. Per lui non era una novità: aveva già ricevuto minacce di morte e, in qualche modo, aveva imparato a conviverci.
L'incontro di boxe si conclude. Ambrosoli accompagna a casa con la sua auto tre dei cinque amici che avevano passato la sera con lui. Torna e parcheggia. Mentre sta chiudendo la serratura della portiera una Fiat 127 rossa si accosta. Una voce domanda: "Avvocato Ambrosoli?". La risposta non poteva essere che "sì". Un uomo sceso dall'auto gli dice: "Mi scusi avvocato Ambrosoli". E' William Aricò, il killer ingaggiato dal finanziere Michele Sindona per eliminare Ambrosoli. Che spara quattro colpi. Ambrosoli muore poco dopo sull'ambulanza, verso mezzanotte.
Era stato nominato commissario della Banca privata italiana, cuore dell'impero di Sindona, nel 1974, dal governatore della Banca d'Italia Guido Carli. Era un professionista milanese, non molto in vista, e aveva già gestito la liquidazione della Sfi, una finanziaria vicina a Giuseppe Pella, un pezzo grosso della Dc.
Cresciuto in un ambiente conservatore, aveva militato nell'Unione monarchica e nella Gioventù liberale. Chiamato a dipanare la matassa del crack Sindona, non fece sconti a nessuno. Il finanziere siciliano era protetto da Giulio Andreotti e dalla sua corrente Dc, aveva stretti legami con il Vaticano dove, all'epoca, imperversava Paul Marcinkus con il suo Ior, con la mafia, con la massoneria più torbida, quella P2 di Licio Gelli che fu scoperta solo parecchi anni dopo. Ma Ambrosoli non si fece mai intimidire e completò il suo lavoro nonostante gli avvertimenti e le minacce. Era "un eroe borghese", come lo definì Corrado Stajano in un bel libro (Einaudi) del 1991,
che il 25 febbraio del 1975, dopo aver completato la ricostruzione dello stato passivo della Banca privata, scrisse alla moglie: "A quarant'anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito". Lo racconta il figlio Umberto in un libro uscito da poco "Qualunque cosa succeda" (Sironi).
Già, perché la politica è anche coscienza civile, rispetto del diritto, difesa della libertà, lotta agli abusi. Quelli che erano i suoi valori. Ambrosoli non rinunciò a difenderli dal pericoloso intreccio di affari e politica che si era formato nel nome di Sindona e per questo pagò con la vita.

 

 

 


Qualunque cosa succeda

di Umberto Ambrosoli

Sironi editore, Milano

Prefazione di Carlo Azeglio Ciampi

«A trent’anni dall’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, il libro del figlio Umberto ripropone una storia di straordinario impegno civile, ancora attualissima.

«Erano le 8.30 del 12 luglio. Il consueto, familiare gesto di accendere la radio per ascoltare il notiziario trasformò di colpo quella che doveva essere una ordinaria giornata di lavoro in un tempo di straordinaria drammaticità: la sera precedente l’avvocato Giorgio Ambrosoli era stato assassinato mentre stava rientrando a casa.
Quel colpo sparato ad Ambrosoli era destinato al cuore dello Stato, inscrivendosi l’episodio in un clima inquietante e torbido di intrecci tra malavita e forze eversive, che puntavano alle istituzioni con un disegno destabilizzante non dissimile, nei suoi esiti, da quello perseguito dal terrorismo, dalla lotta armata».

Carlo Azeglio Ciampi
»

 

Questa è la storia di Giorgio Ambrosoli, per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, ucciso a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979.

La racconta a trent’anni di distanza il figlio Umberto, che ai tempi era bambino, sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell’archivio RAI. Sullo sfondo, la storia d’Italia in quel drammatico periodo.

Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: «Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese [...] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo».

Il racconto illumina il carattere esemplare delle scelte di Giorgio Ambrosoli, la sua coerenza agli ideali di libertà e responsabilità e, insieme, sottolinea il valore positivo di una storia ancora straordinariamente attuale.

 

 

Per vedere il film RAI tratto dal libro: Qualunque cosa succeda

Qualunque cosa succeda - 1^ puntata del 01/12/2014

Qualunque cosa succeda - 2^ puntata del 02/12/2014

 

 

 

 

 

 


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