VittimeMafia.it

23 Dicembre 1995 Trapani. Assassinato davanti a moglie e figlia, Giuseppe Montalto, Agente custodia all'Ucciardone di Palermo PDF Stampa

 

Foto ed articolo di: Polizia-penitenziaria.it

Agente Scelto del Corpo di Polizia Penitenziaria - nato a Trapani il 14/05/1965 in servizio presso la Casa Circondariale di Palermo Ucciardone.
Il 23 dicembre 1995, Contrada Palma (TP) mentre, in compagnia della moglie e della figlia, si accingeva a salire sulla propria autovettura, cadeva sotto numerosi colpi di fucile esplosi da due sicari travisati, appartenenti all'organizzazione criminosa "Cosa Nostra".
Riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.
In data 19.11.1997 gli è stata altresì conferita dallo stesso Dicastero la Medaglia d'Oro al Merito Civile alla memoria con la seguente motivazione:
Preposto al servizio di sorveglianza di esponenti del clan mafioso denominato "Cosa Nostra", nonché di criminali sottoposti al regime carcerario 41 bis, assolveva il proprio compito con fermezza, abnegazione e alto senso del dovere. Proditoriamente fatto segno a colpi d'arma da fuoco in un vile attentato tesogli con efferata ferocia da appartenenti all'organizzazione criminosa, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni. Località Palma (TP), 23 dicembre 1995.
All'Agente Montalto sono intestate le Caserme Agenti degli istituti penitenziaria di Palermo Ucciardone, Agrigento e Ragusa.

 

 

 

Tratto da:  poliziapenitenziaria.it

 

L'OMICIDIO DI GIUSEPPE MONTALTO

Era il 23 dicembre del 1995 quando in contrada Palma, Giuseppe Montalto fu assassinato davanti gli occhi della moglie: erano in auto, fermi, sul sedile posteriore la loro figlioletta, Federica di 10 mesi. La moglie Liliana ancora non lo sapeva, ma in grembo stava crescendo un'altra loro figlia, Ylenia.

Un omicidio per il quale i boss si erano messi pure a gara per eseguirlo. L'alcamese Nino Melodia ebbe a lamentarsi del fatto che alla fine Giovanni Brusca, uomo d'onore di San Giuseppe Jato, che nel 1995 faceva il latitante tra le campagne di Trapani e Valderice, non gli disse più nulla. L'ordine di morte era arrivato dall'Ucciardone. Dai boss palermitani, dai Madonia: «Ninuccio manda a dire che vuole fatta una cortesia, vuole eliminata una guardia carceraria che "si comporta male"».

È a Salemi che si svolsero i  «summit» per decidere e organizzare l'omicidio di Giuseppe Montalto, nella villetta di Rosario Calandrino si trovarono i capi mafia di Trapani con Messina Denaro, ebbero anche l'aiuto di una «gola profonda» dentro l''ufficio della Motorizzazione per individuare chi fosse quell'agente: dal carcere infatti avevano fatto sapere che quello da uccidere aveva una Fiat Tipo targato Torino. E così Giuseppe Montalto fu individuato.

I killer lo attesero la sera del 23 dicembre 1995 davanti casa dei suoi suoceri. Non fece in tempo a salire in auto che fu ucciso con due colpi di pistola, cadendo addosso alla giovane moglie che sedeva nel sedile di fianco. «Il regalo di Natale ai detenuti così - raccontarono poi i pentiti durante il processo - si fanno il Natale più allegro». Quei giorni del 1995 erano stati «pesanti» per gli agenti dell'Ucciardone, più volte avevano ricevuto chiari segnali di «pressione» da parte dei detenuti al 41 bis. In questo clima, da aprile 1995 in poi, maturò il delitto. A scatenarlo fu il fatto che Montalto impedì al boss palermitano Raffaele Ganci di passare una lettera al catanese Nitto Santapaola.

 

 

 

Fonte: a.marsala.it

Martedì 23 Dicembre 2008

Tredici anni dopo il delitto dell'agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto

di Rino Giacalone

Ricordati di Giuseppe, uomo giusto, onesto, stroncato dalla mafia. Che il suo sacrificio possa essere d'esempio a tutti noi e che ci induca a combatterla».

Lui è Giuseppe Montalto, agente di polizia penitenziaria ucciso dalla mafia il 23 dicembre 1995. La frase è stata scritta dalla vedova, Liliana Riccobene, ed è stampata sull'«agenda antimafia 2009» distribuita dal Comune di Erice alle scuole. Giuseppe Montalto lavorava all'Ucciardone, nel braccio del 41 bis. La sua morte per mano assassina si scoprì essere stata «il regalo di Natale» del 1995 fatto dai boss in libertà, e tra questi il super latitante Matteo Messina Denaro, ai mafiosi reclusi, un omicidio per contestare l'odiato carcere duro e per colpire un agente che aveva fatto il suo dovere, impedire cioè a due boss reclusi di riuscire a passarsi un «pizzino».

Era il 23 dicembre del 1995 quando in contrada Palma, Montalto fu assassinato davanti gli occhi della moglie: erano in auto, fermi, sul sedile posteriore la loro figlioletta, Federica di 10 mesi. Liliana ancora non lo sapeva ma in grembo stava crescendo un'altra loro figlia, Ylenia.

Un omicidio per il quale i boss si erano messi pure a gara per eseguirlo. L'alcamese Nino Melodia ebbe a lamentarsi del fatto che alla fine Giovanni Brusca, uomo d'onore di San Giuseppe Jato, che nel 95 faceva il latitante tra le campagne di Trapani e Valderice, non gli disse più nulla. L'ordine di morte era arrivato dall'Ucciardone. Dai boss palermitani, dai Madonia: «Ninuccio manda a dire che vuole fatta una cortesia, vuole eliminata una guardia carceraria che "si comporta male"».

È a Salemi che si svolsero i  «summit» per decidere e organizzare l'omicidio di Giuseppe Montalto, nella villetta di Rosario Calandrino si trovarono i capi mafia di Trapani con Messina Denaro, ebbero anche l'aiuto di una «gola profonda» dentro l'ufficio della Motorizzazione per individuare chi fosse quell'agente: dal carcere infatti avevano fatto sapere che quello da uccidere aveva una Fiat Tipo targato Torino. E così Giuseppe Montalto fu individuato. I killer lo attesero la sera del 23 dicembre 1995 davanti casa dei suoi suoceri. Non fece in tempo a salire in auto che fu ucciso con due colpi di pistola, cadendo addosso alla giovane moglie che sedeva nel sedile di fianco. «Il regalo di Natale ai detenuti» raccontarono poi i pentiti durante il processo, «si fanno (i detenuti ndr) il Natale più allegro». Quei giorni del 1995 erano stati «pesanti» per gli agenti dell'Ucciardone, più volte avevano ricevuto chiari segnali di «pressione» da parte dei detenuti al 41 bis. In questo clima, da aprile 95 in pi, maturò il delitto. A scatenarlo fu il fatto che Montalto impedì al boss palermitano Raffaele Ganci di passare una lettera al catanese Nito Santapaola.

Ylenia non ha potuto conoscere il padre, Federica ne parla come se fosse stato «Aladino». Gli è rimasta impressa l'immagine del padre oramai senza vita, composto nella camera ardente con una sorta di turbante alla testa (gli era stato messo per nascondere le ferite che gli squarciarono il capo).

«Ricordare significa non far morire un'altra volta la persona che è stata uccisa» dice Liliana Riccobene. Lei oggi gira molto tra le scuole, è tra le «animatrici» dell'associazione Libera, agli studenti racconta «che è importante fare gruppo e combattere la mafia, ma la mafia - dice - dobbiamo saperla combattere anche in modo individuale. Invito i giovani ad avere sempre voglia di fare delle cose buone, belle e importanti».

Il killer fu Vito Mazzara.
A uccidere l'agente Giuseppe Montalto fu l'allora «capo famiglia» di Valderice Vito Mazzara, condannato all'ergastolo. Con lui c'era un secondo killer rimasto senza volto. «Uno che è un pericolo con la "scupetta"» disse di Mazzara (ex campione di tiro a volo) l'ex uomo d'onore di Marsala Antonio Patti. Vito Mazzara era il killer di fiducia della cupola mafiosa trapanese. Omicidi commessi con eguale tecnica, fucile semiautomatico calibro 12, e sempre una Fiat Uno usata per arrivare e fuggire via. Come quell'antivigilia di Natale del 1995 a Palma, Montalto fu ucciso da due colpi di fucile calibro 12, l'auto usata dai killer, una Fiat Uno, rubata a Marsala, fu trovata bruciata il 25 dicembre sotto un cavalcavia a Bonacerami. Il delitto Montalto sarebbe stato solo uno degli omicidi che lui avrebbe commesso. E ricorda molto quello di Mauro Rostagno (settembre 1988).

La mafia non gli ha mai fatto mancare «sostegno». Anni addietro a Valderice venne anche tentata l'estorsione ad un grosso imprenditore per «foraggiare» il detenuto in carcere e la sua famiglia, l'imprenditore capì e rivolgendosi ad un suo dipendente che era in grado di parlare con i boss gli disse che «se c'era da fare qualcosa per Vito» lui era a disposizione. I boss «intercettati» (tra il 1996 ed il 1998) furono ascoltati preparare «piani di guerra»: «Se fanno morire a Vito deve succedere una guerra!» andava dicendo Pietro Virga. Fu tentato un piano per farlo evadere, prelevandolo dall'alto con un elicottero durante l'ora d'aria dal carcere dove era detenuto. Tutto questo per paura di un pentimento: «Se lui parte di cervello... è cuoio per tutte cose..».

Il ricordo di oggi.
Contrada Palma, 23 dicembre 1995. Tredici anni dopo il ricordo della morte dell'agente di polizia penitenziaria Giuseppe Montalto appartiene a pochi. Di fronte alla morte dell'agente di custodia GiuseppeMontalto c'è una società che di quell'uomo continua a non ricordarsi nella giusta maniera. Sua moglie, Liliana, oggi è diventata «testimone»della lotta alla mafia, incontra gli studenti eracconta la sua storia. Rispetto al 1995, lei riconosce che tra igiovani c'è più voglia di fare. E questo è accaduto anche per suo merito, per il sacrificio di Giuseppe Montalto e di altri caduti, e di altri che ancora oggi mantengono un impegno diuturno e carico di sacrifici, ma di grande fedeltà allo Stato ed ai suoi cittadini «liberi».

Stasera nella chiesa di Palma (dove la piazza è a lui dedicata) ci sarà una veglia di preghiera cui parteciperanno, assieme ai familiari, anche i colleghi di Giuseppe Montalto.

Per il delitto sono stati condannati all'ergastolo Matteo Messina Denaro,  Vincenzo Virga e Vito Mazzara. Nel 1999, un'intercettazione della squadra Mobile colse il colloquio tra due cugini di Virga, Franco e Baldassare Virga. «A pecora mia "dammaggio" non ne fa, ma sempre pecora
è», così Vincenzo Virga avrebbe spiegato perchè Montalto era stato ucciso. Montalto aveva fatto «danno» e la mafia non lo ha perdonato, lo Stato dovrebbe ricordarlo meglio perchè Montalto è morto, come altri, per avare fatto il suo dovere, facendo «danno» ai mafiosi.

 

 

 

Articolo (aprile 2010) da articolo21.org

Erice: "non ti scordar di me"

di Rino Giacalone

Ci sono le immmagini, foto, video, che ci testimoniano la violenza sanguinaria di Cosa Nostra. Vedere quei morti ammazzati suscita ribrezzo, angoscia, ma maggiore rabbia dovrebbe scatenarsi a leggere certe lettere, come quella che Federica Montalto ha scritto a suo papà, Giuseppe, agente di polizia penitenziaria ucciso dalla mafia l'antivigilia di Natale del 1995.

Federica, studentessa all'istituto Alberghiero, aveva pochi mesi quando il 23 dicembre del 1995 i killer mafiosi le uccisero il padre. Giuseppe, agente di polizia penitenziaria, lavorava all'Ucciardone, prestava servizio nel braccio del 41 bis: un giorno intercettò uno scambio di "pizzini" tra detenuti, per questo fu ammazzato, ma la sua morte, si appurò durante il processo, fu anche il regalo di Natale dei mafiosi liberi a quelli detenuti. All'ergastolo per questo delitto è stato condannato il valdericino Vito Mazzara, lo stesso che è indagato per l'omicidio di Mauro Rostagno, il giornalista ucciso il 26 settembre del 1988. Federica è stata tra gli studenti che hanno partecipato al concorso indetto dal Comune di Erice, riservato agli studenti delle otto scuole ericine, elementari, medie e superiori, dedicato a Giuseppe Montalto. Un concorso inserito all'interno delle manifestazioni “Non ti scordar di me", indetto per il terzo anno consecutivo dal Comune per ricordare le vittime della strage di Pizzolungo del 2 aprile 1985.  

Il ricordo di Barbara Rizzo e dei gemellini Giuseppe e Salvatore Asta, a 25 anni dalla strage in cui furono uccisi da quell'autobomba destinata al pm Carlo Palermo, si è intrecciato quest’anno con quello di Giuseppe Montalto.

Gli studenti si sono misurati con diversi elaborati dedicati a Montalto. Sono stati proiettati i video: «Un futuro che viene dal passato» del primo circolo didattico; «Insieme» dell’Alberghiero; «Giuseppe: l’amico che ognuno vorrebbe avere» dell’istituto comprensivo Castronovo; «Giuseppe Montalto: l’eroismo della quotidianità» del comprensivo Pagoto; «Il diario dei quattro giorni dopo l’uccisione» del comprensivo Rubino; «Facciamo che» del secondo circolo didattico; «Un faro di luce nel mondo» della media Di Stefano.

E Federica Montalto con un video fatto assieme ai compagni di classe ha scritto una toccante lettera indirizzata al padre: "Caro Papà, mi manchi. Siamo stati insieme per pochi mesi e non mi ricordo niente di te. Ho imparato a conoscerti solo attraverso i racconti della mamma che mi diceva molte cose belle sulla nostra vita insieme. Mi sarebbe piaciuto conoscerti e trascorrere dei bei momenti con te, come tutti i papà fanno con i propri figli. Ma questo non ci è stato permesso perché ti hanno portato via da me quando ancora non potevo capire cosa stava succedendo. Non mi ricordo il momento in cui hanno detto che non c’eri più e sono cresciuta con il vuoto della tua assenza. Quella sera quando te ne sei andato, io la mamma e Ilenia, che era nella sua pancia, abbiamo corso un grande pericolo e tu sei morto per salvarci. Tante volte mi sono chiesta perché ti hanno portato via da me e a questa domanda non ho mai saputo rispondere. La mia vita con te sarebbe stata più facile perché è molto difficile crescere senza un padre. Ogni volta che ti penso, ti immagino felice e sorridente, come nelle poche foto che abbiamo insieme. Per quello che sei stato, ti voglio bene e sei il mio eroe".

«Peppe Montalto - ha detto il sindaco di Erice, Giacomo Tranchida - era un cittadino normale che indossava una divisa e faceva un lavoro normale in una terra che normale non è». Un territorio dove il lavoro antimafia spesso si trova a segnare il passo, a non essere eccellente come dovrebbe essere, l'azione condotta dal Comune di Erice si può dire isolata, ma alla fine spesso si parla di questa azione che non delle disattenzioni di altre amministrazioni. Il ciclo di incontri del "Non ti scordar di me" comunque continua, il 30 marzo ci sarà una marcia per segnare la presenza della gente contro la mafia, il 14 aprile  il centro sociale di Erice, nel cuore del rione popolare di San Giuliano, verrà dedicato a Giuseppe Impastato.

 

 

 

Pagina Facebook

 

IN RICORDO DELL'AGENTE DI POLIZIA PENITENZIARIA GIUSEPPE MONTALTO

 

 

 

 

 

 

Articolo del 3 Aprile 2010 da  poliziapenitenziaria.it

In una lettera Federica Montalto ricorda il suo papà ucciso dalla mafia: e il DAP?

"Caro Papà, mi manchi. Siamo stati insieme per pochi mesi e non mi ricordo niente di te. Ho imparato a conoscerti solo attraverso i racconti della mamma che mi diceva molte cose belle sulla nostra vita insieme. Mi sarebbe piaciuto conoscerti e trascorrere dei bei momenti con te, come tutti i papà fanno con i propri figli. Ma questo non ci è stato permesso perché ti hanno portato via da me quando ancora non potevo capire cosa stava succedendo. Non mi ricordo il momento in cui hanno detto che non c’eri più e sono cresciuta con il vuoto della tua assenza. Quella sera quando te ne sei andato, io la mamma e Ilenia, che era nella sua pancia, abbiamo corso un grande pericolo e tu sei morto per salvarci. Tante volte mi sono chiesta perché ti hanno portato via da me e a questa domanda non ho mai saputo rispondere. La mia vita con te sarebbe stata più facile perché è molto difficile crescere senza un padre. Ogni volta che ti penso, ti immagino felice e sorridente, come nelle poche foto che abbiamo insieme. Per quello che sei stato, ti voglio bene e sei il mio eroe".

Questa e la lettera che Federica Montalto ha scritto nei giorni scorsi al padre Giuseppe, Agente Scelto del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio all'Ucciardone, ucciso in un agguato mafioso quindici anni fa a Trapani in contrada Palma.

Federica è stata tra gli studenti che hanno partecipato al concorso indetto dal Comune di Erice, riservato agli studenti delle otto scuole ericine, elementari, medie e superiori, dedicato a Giuseppe Montalto. Un concorso inserito all'interno delle manifestazioni "Non ti scordar di me", il ciclo di manifestazioni indetto per il terzo anno consecutivo dal Comune per ricordare le vittime della strage di Pizzolungo del 2 aprile 1985. Il ricordo di Barbara Rizzo e dei gemellini Giuseppe e Salvatore Asta, a 25 anni dalla strage in cui furono uccisi da quell'autobomba destinata al pm Carlo Palermo, si è intrecciato quest’anno con quello di Giuseppe Montalto.

Gli studenti si sono misurati con diversi elaborati dedicati a Montalto. Sono stati proiettati i video:

  • «Un futuro che viene dal passato» del primo circolo didattico;
  • «Insieme» dell’Alberghiero;
  • «Giuseppe: l’amico che ognuno vorrebbe avere» dell’istituto comprensivo Castronovo;
  • «Giuseppe Montalto: l’eroismo della quotidianità» del comprensivo Pagoto;
  • «Il diario dei quattro giorni dopo l’uccisione» del comprensivo Rubino;
  • «Facciamo che» del secondo circolo didattico;
  • «Un faro di luce nel mondo» della media Di Stefano.


Anche Liliana Riccobene, la moglie di Giuseppe Montalto, oggi è diventata «testimone» della lotta alla mafia, incontra gli studenti eracconta la sua storia. Rispetto al 1995, lei riconosce che tra igiovani c'è più voglia di fare. E questo è accaduto anche per suo merito, per il sacrificio di Giuseppe Montalto e di altri caduti, e di altri che ancora oggi mantengono un impegno diuturno e carico di sacrifici, ma di grande fedeltà allo Stato ed ai suoi cittadini «liberi».

La notizia è tratta dal sito web Antimafia 2000, non la troverete sul quello della Polizia Penitenziaria, non la troverete su altre pagine web o cartacee dell'Amministrazione penitenziaria. Il perché di un simile comportamento omissivo non lo conosciamo, possiamo però segnalare qualche riferimento al lettore che potrà farsi un'idea del contesto in cui maturano certe inadempienze del DAP.



L'INTERESSE DEL DAP IN MERITO ALLA QUESTIONE DEL RICORDO DEI CADUTI

11 luglio 2006: durante una riunione della Commissione Ricompense tenutasi presso il DAP, il rappresentante del Sappe propose di realizzare un volume cartaceo in memoria dei caduti della Polizia Penitenziaria. Proposta accolta favorevolmente dal DAP stesso.

Nel 2006, il Sappe indirizzò al DAP una delle tante lettere in cui si auspicavano iniziative per ricordare i caduti del Corpo: un sacrario, un libro, etc. e il 29 gennaio del 2008 il DAP espresse la prima timida risposta, manifestando l'intenzione di volersi occupare del sacrario.

Ma è qualche giorno dopo, il 1 febbraio del 2008 il DAP fece il primo passo formale, istituendo un gruppo di lavoro incaricato di "procedere ad attività di ricerca e alla realizzazione di un volume dedicato alle vittime appartenenti al Corpo".

Il 19 luglio 2008, ancora il Sappe scrive al DAP per conoscere gli sviluppi del lavoro svolto dal gruppo di lavoro incaricato di realizzare il volume cartaceo.

Il 15 ottobre 2008, giorno in cui (in quell'anno) si celebra la Festa del Corpo di Polizia Penitenziaria, non ci sono ancora notizie sul sacrario ai caduti del Corpo.

Il 24 novembre 2008 ancora nessun segnale da parte del DAP riguardo il volume cartaceo così come nessuna notizia il 20 gennaio 2009.

Il 15 settembre 2009 "muro di gomma" del DAP riguardo alle attività del gruppo di lavoro incaricato di realizzare il volume cartaceo alla memoria dei caduti del Corpo.

Il 12 ottobre 2009 (tre anni e mezzo dopo) la prima risposta del DAP riguardo lo stato dei lavori per la realizzazione del volume cartaceo.



L'OMICIDIO DI GIUSEPPE MONTALTO

Era il 23 dicembre del 1995 quando in contrada Palma, Giuseppe Montalto fu assassinato davanti gli occhi della moglie: erano in auto, fermi, sul sedile posteriore la loro figlioletta, Federica di 10 mesi. La moglie Liliana ancora non lo sapeva, ma in grembo stava crescendo un'altra loro figlia, Ylenia.

Un omicidio per il quale i boss si erano messi pure a gara per eseguirlo. L'alcamese Nino Melodia ebbe a lamentarsi del fatto che alla fine Giovanni Brusca, uomo d'onore di San Giuseppe Jato, che nel 1995 faceva il latitante tra le campagne di Trapani e Valderice, non gli disse più nulla. L'ordine di morte era arrivato dall'Ucciardone. Dai boss palermitani, dai Madonia: «Ninuccio manda a dire che vuole fatta una cortesia, vuole eliminata una guardia carceraria che "si comporta male"».

È a Salemi che si svolsero i  «summit» per decidere e organizzare l'omicidio di Giuseppe Montalto, nella villetta di Rosario Calandrino si trovarono i capi mafia di Trapani con Messina Denaro, ebbero anche l'aiuto di una «gola profonda» dentro l''ufficio della Motorizzazione per individuare chi fosse quell'agente: dal carcere infatti avevano fatto sapere che quello da uccidere aveva una Fiat Tipo targato Torino. E così Giuseppe Montalto fu individuato.

I killer lo attesero la sera del 23 dicembre 1995 davanti casa dei suoi suoceri. Non fece in tempo a salire in auto che fu ucciso con due colpi di pistola, cadendo addosso alla giovane moglie che sedeva nel sedile di fianco. «Il regalo di Natale ai detenuti così - raccontarono poi i pentiti durante il processo - si fanno il Natale più allegro». Quei giorni del 1995 erano stati «pesanti» per gli agenti dell'Ucciardone, più volte avevano ricevuto chiari segnali di «pressione» da parte dei detenuti al 41 bis. In questo clima, da aprile 1995 in poi, maturò il delitto. A scatenarlo fu il fatto che Montalto impedì al boss palermitano Raffaele Ganci di passare una lettera al catanese Nitto Santapaola.

Giuseppe Montalto fù ucciso per aver svolto il proprio dovere al servizio dello Stato e nel 1997 gli è stata assegnata la Medaglia d'oro al Valore Civile con la seguente motivazione: "Preposto al servizio di sorveglianza di esponenti del clan mafioso denominato "Cosa Nostra", nonché di criminali sottoposti al regime carcerario 41 bis, assolveva il proprio compito con fermezza, abnegazione e alto senso del dovere. Proditoriamente fatto segno a colpi d'arma da fuoco in un vile attentato tesogli con efferata ferocia da appartenenti all'organizzazione criminosa, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle istituzioni. Località Palma (TP), 23 dicembre 1995."

Fonti: www.antimafiaduemila.com - www.a.marsala.it - www.sappe.it

 

 

 

 

 

 

 

Share/Save/Bookmark
 

Menu

Sei  : Home Vittime 23 Dicembre 1995 Trapani. Assassinato davanti a moglie e figlia, Giuseppe Montalto, Agente custodia all'Ucciardone di Palermo