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Foto da zoom24.it



Tratto dal libro Dimenticati Vittime della 'ndrangheta di Danilo Chirico e Alessio Magro

Lunedi 15 giugno 1987 l'Italia ha appena votato. [...]. Si discute di tutto questo la sera del 15 giugno in piazza del Municipio a Vibo Valentia approfittando anche del clima piacevole che segnala l'avvicinarsi dell'estate. A passeggiare per le vie di Vibo ci sono anche due carabinieri fuori servizio. C'è Antonio Civinini, palermitano di ventotto anni. E c'è Vincenzo Cataldo, barese di ventuno. Lavorano alla compagnia speciale dell'aereoporto di Vibo. Mentre camminano, si accorgono che c'è un uomo che gira tranquillamente per strada con una pistola alla cintola. Roba da far west. Così, senza dare troppo a vedere per non preoccupare le tantissime persone in piazza, si avvicinano al giovane e gli chiedono i documenti. Una mossa che si rivela avventata. Perché il sospettato la pistola ce l'ha davvero e non è affatto lucido. Perde subito la calma e con un gesto fulmineo spinge Civinini a terra e gli spara addosso quasi a bruciapelo un intero caricatore. E quanto Cataldo prova a intervenire si becca all'inguine l'ultimo colpo rimasto in canna. Il killer scappa e fa perdere le sue tracce. Non c'è niente da fare per Antonio Civinini. Se la cava invece Cataldo. Polizia e Carabinieri si mettono subito alla ricerca di quel giovane che è stato capace di uccidere un carabiniere e ferirne un altro in mezzo a centinaia di persone, che infatti aiutano gli inquirenti a fare un identikit e quindi l'identificazione. Si chiama A. Z., l'uomo che ha sparato, ha ventisette anni e negli archivi delle forze dell'ordine sta alla voce "spacciatore". Dopo poche ore, i carabinieri dei reparti speciali lo incrociano nelle campagne, ingaggiano un conflitto a fuoco ma non riescono a catturarlo. La fuga di Z. dura appena otto giorni. E finisce nelle campagne di Stefanaconi. I suoi genitori chiamano la caserma dei carabinieri, annunciano che il ragazzo è pronto a consegnarsi. chiedono come condizione la presenza di un magistrato, perché Z. teme di essere ucciso in un conflitto a fuoco. Poi rivelano il nascondiglio. La segnalazione è giusta,  Z. viene trovato in un casolare abbandonato, è disarmato e si consegna senza far resistenza nelle mani del magisrato Elio Costa. Confessa l'omicidio e, disperato, spiega di aver ucciso il carabiniere perché era ubriaco. Scuse che, naturalmente, non gli evitano la condanna a ventiquattro anni e il carcere. Mentre sconta la sua pena, accade una cosa strana: sua moglie, M. V., sparisce. E' il 1991 e sono i suoi genitori a lanciare l'allarme.

Una via di Vibo Valentia è intitolata al carabiniere Antonio Civinini.

 

 

Articolo da L'Unità del 17 Giugno 1987

Sfuggito alla cattura l'assassino del Cc

VIBO VALENTIA (Catanzaro) A.Z. di 27 anni, l'uomo che lunedi sera a Vibo Valentia, secondo gli inquirenti, ha ucciso a colpi di pistola un carabiniere, ferendonone gravemente un'altro, è sfuggito ieri mattina alla cattura ingaggiando un conflitto a fuoco con la pattuglia dei militari che lo avevano intercettato nelle campagne a monte del paese. Z. alla vista dei carabinieri si è aperto la fuga sparando con una pistola. Probabilmente la stessa arma usata per uccidere Antonio Civinini di 28 anni e per ferire l'altro militare, Vincenzo Cataldo di Bari di 21 anni, nativo di Bitetto.
A.Z., un pregiudicato, alcuni anni fa fu coinvolto in un'inchiesta per un traffico di sostanze stupefacenti e, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri, lunedi sera si trovava in piazza Municipio a Vibo Valentia qaundo è stato visto da Civinini e Cataldo. I due militari, forse ritenendo lo Z. armato, gli si sono avvicinati per chiedergli i documenti. Alla richiesta dei militari l'uomo ha reagito prima buttando a terra Civinini e poi sparandogli al petto quasi a bruciapelo. Al tentativo di Cataldo di opporsi, Z., sempre secondo i carabinieri, ha sparato un altro colpo di pistola che ha ferito il giovane militare all'inguine. Le sue condizioni, secondo quanto reso noto dai medici dell'ospedale civile di  Vibo Valentia rimangono gravi anche se probabilmente potrà salvarsi.



Articolo di La Repubblica del 17 Giugno 1987

CARABINIERE UCCISO E UN ALTRO FERITO IN CALABRIA

VIBO VALENTIA Braccato nelle campagne alla periferia di Vibo, A.Z., 27 anni, spacciatore di droga, il giovane che lunedì sera in Piazza Municipio ha ucciso un carabiniere e ne ha ferito un altro, sembra deciso a non arrendersi. Intercettato nella mattinata di ieri da una pattuglia di militari dei nuclei speciali, ha ingaggiato un conflitto a fuoco ed è riuscito ad evitare la cattura. Ma siamo sulle sue tracce, non potrà sfuggirci, afferma un giovane ufficiale dell' Arma, Non è una vendetta la nostra, ma dobbiamo catturarlo presto anche in memoria di Antonio. Antonio Civinini, 28 anni, originario della provincia di Palermo e in servizio presso la compagnia speciale che ha sede all' ex aeroporto di Vibo, è il carabiniere contro cui Z., davanti a decine e decine di persone che nonostante l'ora tarda (erano circa le 22) affollavano Piazza Municipio, ha scaricato quasi un intero caricatore uccidendolo sul colpo. Il pregiudicato ha sparato ancora contro un collega di Civinini, Vincenzo Cataldo Di Bari, 21 anni, originario di Bitetta in Puglia, colpendolo all' inguine per fortuna in maniera non grave. Il giovane carabiniere è ora ricoverato all' ospedale civile, ma le sue condizioni in ventiquattr'ore sono notevolmente migliorate e i medici sperano di poterlo dimettere quanto prima.

 

 


Articolo del 15 Giugno 2017 da zoom24.it

Vibo ricorda il suo eroe Antonio Civinini, ma l’assassino è già libero

Il carabiniere palermitano fu ucciso da un ubriaco a colpi di pistola a due passi da piazza Municipio. Trent’anni dopo una targa commemorativa rende indelebile il suo sacrificio

di MIMMO FAMULARO

Il 15 giugno del 1987 era un lunedì. Una piacevole serata che precedeva l’arrivo dell’estate a Vibo Valentia. Piazza Municipio era particolarmente affollata anche perché quel giorno si votava per le elezioni politiche ed erano in corso le operazioni di spoglio. Tra le tante persone presenti nelle vie del centro cittadino c’erano anche due carabinieri. Uno aveva 21 anni, si chiamava Vincenzo Cataldo ed era di origini baresi; l’altro era Antonio Civinini, arrivava da Palermo, era figlio adottivo di un’anziana coppia siciliana e aveva 28 anni. Entrambi lavoravano alla Compagnia speciale dell’Aeroporto di Vibo. Giorni impegnativi perché in Italia imperversavano i sequestri di persona e il reparto d’élite di stanza nella caserma di Vibo era impegnato in Aspromonte. Cataldo e Civinini erano appena rientrati a Vibo Valentia al termine di una giornata estenuante.

Ucciso da un ubriaco. Sono le 21.30 quando il loro destino incrocia quello di un ubriaco che a bordo di una moto-ape dà in escandescenza con pericolose e ripetute manovre, minacciando con la pistola chiunque gli venisse incontro. Lui è armato, loro no perché sono in libera uscita, fuori dal servizio ed in abiti borghesi. Non esitano un attimo però ad intervenire. Lo fermano in via Dante Alighieri, di fronte all’American Bar, a due passi da piazza Municipio, si qualificano e gli chiedono i documenti per identificarlo. E’ un attimo, l’uomo estrae la pistola e spara un intero caricatore da distanza ravvicinata e a bruciapelo. Civinini (nella foto) cade a terra, colpito mortalmente al cuore. Il suo collega prova ad intervenire e viene ferito all’inguine. Il killer scappa, fa perdere le proprie tracce in mezzo a centinaia di persone terrorizzate. Quando i soccorsi arrivano sul posto per Antonio Civinini non c’è più nulla da fare. Vincenzo Cataldo viene invece trasportato in gravi condizioni all’ospedale Jazzolino ma i medici gli salveranno la vita.

L’assassino è già libero. Nel frattempo inizia la caccia al killer. E’ un giovane di 27 anni, originario di Piscopio. E’ già conosciuto alle forze dell’ordine per precedenti per droga. E’ uno spacciatore per gli investigatori che lo braccano e lo incrociano nelle campagne di Vibo ingaggiando anche un conflitto a fuoco. Ancora una volta però è lui ad avere la meglio e la sua fuga continua. Durerà otto giorni e finirà nelle campagne di Stefanaconi. I genitori, infatti, decidono di chiamare i carabinieri riferendo il nascondiglio e la volontà del figlio di consegnarsi. Vuole parlare con un magistrato. E’ l’allora sostituto procuratore Elio Costa, oggi sindaco della città. L’assassino si consegna proprio a lui, in un casolare abbandonato e circondato dai carabinieri. Viene processato e condannato a 24 anni di carcere. Oggi è libero.

Un eroe da non dimenticare. Trenta anni dopo Vibo ricorda il suo eroe, medaglia d’argento al valore militare. Lo fa con con una commemorazione finalmente ufficiale e con una targa impressa su un muro di via Argentaria, a pochi passi dal luogo dove il carabiniere della Compagnia speciale fu ucciso quella tragica sera del 15 giugno del 1987. Una targa che servirà a rendere indelebile il ricordo di quel sacrificio. Un gesto di altruismo, coraggio, senso civico. “Un messaggio d’amore – ha dichiarato il colonnello Francesco Ferace, oggi a capo del Nucleo antisofisticazioni monetarie e all’epoca comandante della Compagnia speciale di Vibo – verso il nostro servizio e verso questa terra che abbiamo amato tantissimo e che continuiamo ad amare oggi. Terra per la quale il carabiniere Civinini ha donato la sua giovanissima esistenza e il suo sacrificio è servito da esempio per condurre in questi trenta anni la nostra professione con lo stesso onore e lo stesso spirito di servizio”. Commosso il colonnello Ferace che Civinini conosceva benissimo. Antonio era il suo autista, ma era soprattutto un valoroso carabiniere, un paracadutista della Folgore arruolato nei reparti speciali.

Commemorazione. Alla commemorazione hanno partecipato il comandante interregionale “Culqualber”, generale di divisione Luigi Robusto, accompagnato dal comandante della Legione “Calabria”, generale di brigata, Vincenzo Paticchio e numerosi carabinieri in servizio ed in congedo, anche commilitoni di Civinini provenienti da altre parti d’Italia. C’era il sindaco Elio Costa, all’epoca giovane sostituto procuratore. Quel giorno lo ricorda bene anche lui e, grazie alla targa scoperta in via Argentaria, da oggi il sacrificio di Antonio Civinini sarà ricordato dai più giovani o da chi, semplicemente, in quel giorno non c’era. Perché Vibo non può dimenticare uno dei suoi eroi.

 

 

 

 


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