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31 Dicembre 2007 Torre annunziata (NA) . Ucciso Giuseppe Veropalumbo da un proiettile vagante nella notte di Capodanno. PDF Stampa

Foto e articolo da: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=77212

Botti di Capodanno: un morto e 473 feriti in tutta Italia

Napoli, 01-01-2008

Il bilancio definitivo degli incidenti legati ai festeggiamenti del Capodanno, reso noto dal dipartimento della pubblica sicurezza, è impressionante. Nonostante la massiccia azione di prevenzione, con tonnellate di esplosivi sequestrati negli ultimi giorni del 2007 in tutta Italia, il  'bollettino di festa' registra 449 feriti con prognosi inferiore ai 40 giorni e di 24 con prognosi superiore ai 40 giorni. 

C'è, è vero, "una lieve flessione rispetto al decorso anno - spiegano dal dipartimento - in cui ne sono stati annoverati rispettivamente 497 e 29" (per un totale di 526), ma il dato è comunque rilevante.  

Un morto a Torre Annunziata
Un uomo di 30 anni è rimasto ucciso da proiettili vaganti esplosi per festeggiare il Capodanno a Torre Annunziata, nel napoletano. Giuseppe Veropalumbo, 30 anni, si trovava nella sua abitazione al nono piano di uno stabile in corso Vittorio Emanuele, a Torre Annunziata, e stava giocando a carte con amici e parenti quando un proiettile ha trapassato la finestra e lo ha colpito ad un fianco. Trasportato dal 118 all'ospedale di Bosco Trecase, è arrivato già cadavere. Il proiettile lo ha colpito al fianco sinistro penetrando nel cuore. Sulla vicenda indaga la polizia.

Tra Napoli e provincia si contano complessivamente 85 feriti nella notte di San Silvestro. Quarantacinque i feriti a Napoli, di cui 5 minori; e 40 in provincia, di cui 6 minori.

Una donna di 41 anni di Palermo è stata colpita da un proiettile mentre era affacciata in balcone a guardare i fuochi di artificio, dopo la mezzanotte. La vittima, che vive nella zona della Fiera del Mediterraneo, è stata portata in ospedale ed è in gravi condizioni.

Sempre a causa dell'esplosione di un petardo a Palermo un uomo di 37 anni ha perso un braccio. Nel capoluogo siciliano ci sono stati complessivamente una quindicina i feriti più o meno lievi che hanno dovuto far ricorso alle cure dei sanitari a causa dell'esplosione di botti.

 

 

Nota dal Gruppo Facebook "Aiutiamo Carmela Sermino"

"Questo gruppo è dedicato ad una vicenda umana che a me come a molti altri amici di Facebook sta particolarmente a cuore, è quella di Carmela Sermino vedova di Giuseppe Veropalumbo ucciso da un proiettile vagante la notte di Capodanno del 2007, mentre con la sua famiglia attendeva l'arrivo del nuovo anno nel suo appartamento di Torre Annunziata.
Giuseppe era una persona per bene, un lavoratore onesto stimato e ben voluto da tutti, purtroppo il destino lo ha strappato a Carmela e alla piccola Ludovica che all'epoca dei fatti aveva solo 14 mesi e solo pochi istanti prima si trovava in braccio al papà.

Carmela rimasta sola, scrisse al Presidente Napolitano per chiedere un incontro e un aiuto per far crescere dignitosamente la Sua bambina, la risposta a quella lettera arrivò poco più di un anno dopo, dove lo stesso consigliava a Carmela di iscriversi alle liste di collocamento protette, purtroppo però questo non è possibile in quanto ad oggi non è ancora stato trovato il colpevole dell'assurdo omicidio e quindi non può essere riconosciuto a Carmela lo stato parente di una vittima della criminalità.

Solo l'interessamento e il buon cuore del cantante Nino D'Angelo potè dare a Carmela, nel frattempo, un posto di lavoro a tempo determinato presso il Teatro
Trianon Viviani di Napoli, dove lo stesso era Direttore Artistico fino allo scorso mese di settembre.
Ora poiché il Teatro versa in condizioni economiche difficili, la regione Campania e la provincia di Napoli che detengono rispettivamente il 60% ed il 40% delle quote azionarie, hanno deciso di trasformane l'utilizzo non più come teatro di prosa sospendendone di conseguenza la programmazione bensi in in museo o fondazione della canzone napoletana, cominciando con il non rinnovare i contratti dei lavoratori precari, promettendole una ricollocazione quando la trasformazione del teatro sarebbe stata compiuta, ma ahimè anche questo progetto sembra essere sfumato così purtroppo Carmela è rimasta senza l'unico sostentamento economico che le permetteva di vivere dignitosamente insieme alla sua bambina.
Molti esponenti politici, sopratutto a livello locale, hanno promesso attenzione ai suoi problemi, offrendo impegno personale ad aiutarla, poi come sempre le promesse sono rimaste tali e Carmela è rimasta sola con i suoi problemi, le sue paure, la sua disperazione.
Personalmente rimango molto colpito dalla dignità con la quale Carmela affronta tanto dolore e tante difficoltà tutte insieme e così inaspettatamente, ora questa pagina a lei dedicata serve a fare conoscere a più persone possibili la sua vicenda umana, dare più forza ai suoi appelli, a fare sentire con più forza la sua voce nei confronti delle Istituzioni che si sono dimenticate troppo presto delle promesse fatte e mai mantenute, e se possibile aiutarla a trovare un lavoro che è l'unica cosa che questa giovane Donna desidera, il sacrosanto diritto al lavoro per dare un futuro alla sua meravigliosa bambina.
In tutte le tragedie nel nostro paese l'aiuto è sempre arrivato dal basso, dalla generosità e sensibilità della gente quello spirito di solidarietà che anima gli italiani, mai, quasi mai dall'alto, dalle Istituzioni troppo impegnate ad occupare i posti che contano per occuparsi di un"comune mortale"!
Ora con lo stesso spirito di solidarietà dimostriamo a Carmela la nostra vicinanza, amplifichiamo la sua voce , facciamola arrivare a chi di dovere , a rivendicare il suo diritto al lavoro per crescere la sua piccola creatura!"

 

 

 

Articolo del 29 Gennaio 2013 da .ilmattino.it

Ucciso da un colpo di pistola a Capodanno: non si trova un colpevole. Indagine archiviata

di Maurizio Sannino

Torre Annunziata. «Le indagini per la uccisione del giovane carrozziere torrese Giuseppe Veropalumbo, sono state ufficialmente archiviate. Questa per me è davvero una sconfitta».

Per circa cinque anni, alla guida della procura della Repubblica di Torre Annunziata, ha dato insieme al suo staff la caccia all’uomo senza volto. A chi, quella maledetta notte di capodanno di cinque anni fa premendo il grilletto e sparando all’impazzata, ha scolpito nella mente e nel cuore di una donna e della sua bimba, un segno indelebile e un dolore incancellabile.

Ora è proprio lui, il procuratore Diego Marmo ( da qualche mese in pensione) a mettere la parola fine ad una vicenda che continua a presentare lati oscuri. Perizie balistiche, interrogatori, sopralluoghi, ricostruzioni. A nulla sono servite le indagini della magistratura. L’uccisione di un uomo onesto e lavoratore, non ha un colpevole: «Purtroppo- dice Diego Marmo- non siamo riusciti ad identificare una persona che forse non sa neanche di avere ucciso. Le indagini- rivela- sono state si, archiviate ma la posizione può essere riaperta in qualunque momento. Ho voluto- svela- lasciare una traccia che indichi quest’ uomo come una vittima di camorra. In sostanza- puntualizza- non esiste un riconoscimento ufficiale in tal senso, ma esiste un documento da me redatto, che lascia una porta aperta. Del resto- aggiunge- ho scritto a tutte le scuole dicendo che la figlia di Giuseppe è una vittima indiretta della camorra. E’ vero non c’è stato agguato, ma questo uomo innocente e perbene era chiuso in casa in quel momento. La vicenda- conclude Marmo- è tutta scritta nella motivazione che ha «accompagnato» il documento di archiviazione».

La moglie di Giuseppe, Carmela Sermino parla in tono dimesso: «Hanno chiuso il caso di mio marito senza colpevole: hanno lasciato una ferita aperta. La gente di Torre Annunziata per paura, per omertà ha nascosto il volto dell’assassino. Giuseppe era figlio di Torre Annunziata, nessuno gli ha dato giustizia. Nessuno ha fatto il possibile affinché mio marito potesse essere ricordato come vittima di criminalità o addirittura di camorra. Giuseppe sarà un «caso» archiviato.

Un giorno mia figlia chiederà chi è stato? come è successo? Cosa è stato fatto? Non saprò cosa rispondere. Poi sarà lei a credere o meno nella magistratura e nello Stato Italiano».
Distrutta dal dolore Carmela lancia un ultimo accorato appello alle istituzioni e alla magistratura: «Spero- riprende Carmela- che il procuratore Diego Marmo che ho sempre stimato, alla chiusura delle indagini abbia dichiarato Giuseppe vittima di camorra o di criminalità comune affinché parta un processo per il riconoscimento, perché senza questo, mia figlia non potrà percepire dei benefici che la legge prevede. In caso contrario la morte di Giuseppe sarà archiviata in quei faldoni che nessuno mai aprirà e tutto sarà dimenticato. Non è giusto».

 

 

Articolo del 15 Luglio 2016 da lostrillone.tv

Torre Annunziata, omicidio Veropalumbo. Un pentito: "So chi ha sparato quella notte di Capodanno"
La magistratura riapre il caso dopo le parole di Michele Palumbo "munnezza" alla Dda. Indagato 38enne vicino ai Gionta

di Salvatore Piro

Torre Annunziata. Fu ucciso da un proiettile vagante, sparato per festeggiare il Capodanno 2008. E’ un pentito di camorra, Michele Palumbo “munnezza”, ex-killer spietato del clan Gionta, a riaprire il caso sull’omicidio irrisolto di Giuseppe Veropalumbo. Il 30enne carrozziere di Torre Annunziata venne colpito a morte la sera del 31 dicembre 2007: un proiettile gli entrò in casa, al nono piano di uno stabile in via Vittorio Emanuele, trapassandogli il cuore mentre in braccio stringeva la figlioletta Ludovica, di soli 14 mesi. Da 9 anni, chi sparò quella tragica notte intorno alle ore 23 non ha né un nome, né un volto. Ora la possibile svolta. Grazie ai racconti dell’ultimo pentito.

LA SVOLTA. Palumbo, 46 anni, già da 6 in carcere e condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio del pregiudicato Ettore Merlino, agli inquirenti ha fatto il nome del presunto autore del folle gesto. Si tratta – secondo quanto riferito dal “munnezza” ai magistrati della Dda di Napoli, nel corso di un recente interrogatorio – di un 38enne pregiudicato ritenuto vicino al clan Gionta. Il racconto del collaboratore di giustizia (Palumbo si è pentito il 26 maggio 2015, ndr) ha così spinto la Procura della Repubblica di Torre Annunziata a riaprire il caso. Le indagini sulla morte di Giuseppe Veropalumbo furono archiviate nel 2013 dall’allora Procuratore Capo Guido Marmo, per “assenza di prove certe sull’identità” dell’omicida.

UN NUOVO INDAGATO. Il nome del 38enne, autore degli spari secondo la versione di Palumbo, è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio preterintenzionale. L’uomo è già stato interrogato dal pm titolare del fascicolo d’inchiesta, Silvio Pavia, e dinanzi all’accusa ha negato ogni addebito. Le indagini proseguirebbero spedite con nuovi accertamenti attesi a breve. Già nel 2014 arrivò una presunta svolta nell’inchiesta, grazie alle rivelazioni di due collaboratori di giustizia, che in carcere raccolsero voci sul presunto responsabile della morte di Veropalumbo. Voci, però, mai suffragate da concreti elementi di prova. Carmela Sermino, la moglie di Giuseppe, non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia. Oggi, da Presidente dell'Osservatorio comunale per la Legalità, grida ancora la sua rabbia tra i banchi delle scuole di Torre Annunziata. Anche di recente agli studenti ha dichiarato: "Non mi arrendo. Non voglio altri morti di camorra come mio marito".

 

 

Articolo del 24 Settembre 2016 da lostrillone.tv

Il giudice: “Caso da archiviare. Non sappiamo chi sparò”
Omicidio Veropalumbo. Otto anni dopo, nuovo stop all’inchiesta. Il delitto di Capodanno resta un ‘giallo’

di Salvatore Piro


TORRE ANNUNZIATA. Un altro stop alle indagini, il secondo. Ad otto anni di distanza da un delitto che così continua a tingersi di ‘giallo’ e a trascinarsi, stanco, senza lo ‘straccio’ di un colpevole. Nonostante la recente svolta (leggi qui). Il gip del tribunale di Torre Annunziata, Antonello Fiorentino, ha archiviato l’inchiesta-bis sulla morte di Giuseppe Veropalumbo, l’operaio oplontino ucciso da un proiettile vagante sparato in strada per ‘salutare’ il Capodanno. Fascicolo per omicidio preterintenzionale riaperto in Procura e in estate a carico di C.C., 38enne di Torre Annunziata ritenuto il presunto autore dello sparo, ma soltanto sulla base di un racconto ‘de relato’ fatto agli inquirenti da un collaboratore di giustizia.

INCHIESTA RIAPERTA DA UN PENTITO. Nel Luglio scorso, furono le dichiarazioni rilasciate ai pm dal pentito di camorra Michele Palumbo ‘munnezza’, ex-killer spietato del clan Gionta e già condannato all’ergastolo per l’omicidio del pregiudicato Ettore Merlino, a riaprire le indagini sul delitto irrisolto di Capodanno. Il relativo fascicolo fu archiviato per la prima volta nel 2013 dall’allora Procuratore Capo di Torre Annunziata, Diego Marmo: assenza di “prove certe sull’identità” dell’assassino fu la motivazione. Ma Palumbo (46 anni, da 6 in carcere e dal 2015 collaboratore di giustizia, ndr), nell’ultimo interrogatorio dinanzi ai magistrati della Dda di Napoli riferì di conoscere, per averlo appreso da terzi, l’identità del presunto assassino di Giuseppe Veropalumbo.

LA SUCCESSIVA ‘MOSSA’ DEL PM. La testimonianza del pentito spinse il sostituto procuratore di Torre Annunziata, Silvio Pavia, a riaprire immediatamente il caso. Il nome di C.C., il 38enne oplontino indicato da Palumbo come possibile autore del folle gesto di Capodanno, fu iscritto nel fascicolo-bis con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Ascoltato dallo stesso pm, l’uomo negò da subito ogni addebito. Già nel 2014 arrivò una presunta svolta nell’inchiesta grazie alle rivelazioni di due collaboratori di giustizia, che in carcere raccolsero voci sul presunto responsabile della morte di Giuseppe Veropalumbo. Voci, però, mai suffragate da concreti elementi di prova.

L’ARCHIVIAZIONE. Proprio come stavolta. Dopo l’interrogatorio dell’unico indagato, infatti, il lavoro del pm Pavia è andato avanti, cercando i necessari riscontri pure raccogliendo le testimonianze di altre persone – presenti sulla scena del delitto nell’immediatezza dello stesso o poco dopo l’accaduto - . Tutti, convocati in Procura, avrebbero risposto di ricordare poco o nulla, di non sapere. E’ per questo che l’accusa ha chiesto al giudice l’archiviazione. Richiesta accolta. La posizione di C.C. è adesso definitivamente stralciata. Per il gip Antonello Fiorentino, nonostante gli sforzi investigativi, risulterebbe ora quasi impossibile risalire all’identità di chi uccise Giuseppe Veropalumbo. Anche per le incredibili circostanze in cui maturò il delitto. Un solo racconto, peraltro indiretto, serve a poco.

IL DELITTO. E’ la notte del 31 dicembre 2007, ore 23:15. Giuseppe Veropalumbo, carrozziere oplontino di 30 anni, aspetta il Capodanno in casa. Gioca a tavola coi parenti dopo il cenone. Sono più o meno venti, tra adulti e bambini. In braccio, Giuseppe tiene la sua piccola Ludovica. Lei ha soltanto pochi mesi e il papà la stringe forte a sé. Quasi intuisce che sarà l’ultima volta. Sì perché Giuseppe, d’improvviso, si accascia, perde i sensi. Il sangue che gli esce dalla bocca e dal fianco sinistro. Un colpo di pistola, esploso dall’esterno per "festeggiare" la mezzanotte, fora gli infissi della finestra della sua abitazione, al nono piano di uno stabile in corso Vittorio Emanuele III. Giuseppe Veropalumbo muore sul colpo. Inutili i soccorsi del personale del 118 e il suo trasferimento all’ospedale di Boscotrecase. La pallottola gli trafigge secco il cuore. L’operaio era seduto al tavolo, vicino alla finestra. Con lui a giocare a carte, un cognato e lo zio. Poco più in là, alle prese con la tombola, donne e bambini.

LA VEDOVA. Da subito sua moglie, Carmela Sermino, ora presidente dell’Osservatorio per la Legalità istituito dal Comune di Torre Annunziata, parlerà di un omicidio di camorra. Pensiero ribadito a distanza di anni in una commovente lettera aperta, ripresa dai mass-media di tutta Italia. “E’ stato un omicidio – l’esordio nello scritto della vedova  - . Giuseppe è stato colpito dal proiettile esploso da una pistola calibro 9×21. Quell’arma non si è messa a sparare da sola. Un criminale ha premuto il grilletto senza preoccuparsi delle conseguenze del suo gesto; lo ha fatto con lucida follia, comportandosi da camorrista. Perché chi detiene un’arma e la utilizza in questo modo è un camorrista”.

Il 31 agosto scorso il sindaco oplontino, Giosuè Starita, ha consegnato alla Sermino le chiavi dell’appartamento in via Vittorio Veneto confiscato al ras del clan Gionta, Aldo Agretti, cugino di un altro Aldo, il ‘boss-poeta’, e figlio di ‘zì Carmelina’, sorella del fondatore della cosca, l’ergastolano don Valentino. Agretti è già stato condannato per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti. “Questa casa sarà il nostro centro anti-camorra”, così quel giorno e in lacrime la vedova Veropalumbo. L’ampio salone dell’appartamento sarà a breve dedicato alla memoria di Gaetano Montanino, vittima innocente di mafia. Al suo interno, una volta a settimana, si terranno dibattiti e incontri con associazioni e familiari. “Perché nessuno, tornando a casa, dopo i tappeti rossi stesi alle cerimonie dovrà sentirsi solo. Come invece mi sono sentita io, otto anni fa. Sola e tradita dalla città che Giuseppe amava più della sua stessa vita. Spero che il mio ritorno a Torre – commentò poi la Sermino – spinga chi conosce il killer di Giuseppe a fare il suo nome ai magistrati. Continuo a credere nel loro lavoro”.

 

 

 

 

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