VittimeMafia.it

24 Dicembre 1998 Orgosolo (NU) Ucciso il sacerdote Graziano Muntoni. PDF Stampa

Foto da: utenti.multimania.it

Articolo da: base.ilmioalbum.it

A cura di ANDREA AGOSTINO ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )

“RICORDO don Graziano Muntoni, sacerdote della diocesi di Nuoro ucciso alla vigilia del Natale del 1998, mentre si recava in Chiesa per celebrare la Messa, e Padre Battore Carzedda del Pime, che ha dato la vita perché i credenti di tutte le religioni si aprano ad un dialogo sincero sorretto dall’amore”. «Non vi spaventino, né vi scoraggino le difficoltà: il grano e la zizzania, lo sappiamo, cresceranno insieme sino alla fine del mondo. È importante essere chicchi di buon grano che, caduti in terra, portano frutto». Sono state queste le Parole del Papa che disse ai tanti sacerdoti, seminaristi, quando venne in Sardegna il 7 Settembre del 2008, ricordando alcune figure della fede non ancora agli onori degli altari, ma agli onori del rispetto della propria Fede. Il Papa cita appunto il nome di una figura importante nella diocesi di Nuoro: Don Graziano Muntoni.
DON GRAZIANO era un uomo come tutti, entrò in seminario giovanissimo, ma lo dovette abbandonare per una malattia ritornando al suo paese, Fonni, ai piedi del Monte Gennargentu. Con l'andar del tempo divenne residente della Pro Loco, consigliere comunale e assessore al turismo, insegnante di musica e poi di lettere, vicino ai 50 anni era riuscito infine a realizzare il suo sogno laureandosi in Teologia facendosi poi prete. Siamo nel 1998 quando Don Graziano da un anno prete era diventato viceparroco a Orgosolo, ogni 24 di Dicembre la diocesi di Nuoro lo ricorda.
COSA ACCADDE quel 24 Dicembre 1998? Il tutto accadde alla vigilia di Natale, in un centro, vinto dalla legge del silenzio dove dominano i clan locali, si verificò un omicidio. Era ancora buio a Orgosolo quando Don Graziano aveva lasciato la sua casa per andare in parrocchia, dove avrebbe dovuto celebrare la Messa mattutina. A due passi dalla chiesa, nascosto dietro una casa, l'aspettava il suo assassino che, con un colpo di fucile, uccise il povero viceparroco di Orgosolo.
La notizia dell'inspiegabile delitto fece il giro del paese, dove sul luogo del delitto accorsero veramente in tanti, fra i primi ad arrivare furono il Vescovo di Nuoro Mons. Meloni e il Sindaco del paese anche loro sbigottiti da quello che era accaduto a Don Graziano, il quale faceva un lavoro diverso dagli altri preti: aiutava coloro che venivano rapiti, era il prete dei giovani, insegnava i valori profondi della fede come la fratellanza, l'amore e la non violenza, cercando di eliminare ogni sorta di faida presente nel paese. Per tutta la Sardegna Don Graziano Muntoni è più vivo che mai nei ricordi della famiglia, dagli alunni, dalla comunità intera. Tantissime persone gli hanno reso omaggio il giorno del suo funerale il Vescovo stesso disse: «La testimonianza del suo sangue versato, va accolta come un invito forte a costruire una società che in forza del Vangelo bandisce la violenza e l'odio per costruire la civiltà dell'amore». A tutti noi è chiesto di raccogliere il suo messaggio e di lavorare per un’umanità che cresca nella fraternità. Don Graziano "Voleva essere Santo, e' divenuto alla fine un martire", disse di lui l'arcivescovo di Nuoro Monsignor Meloni. La Sardegna ha conosciuto sacerdoti che, come autentici maestri di fede, hanno lasciato meravigliosi esempi di fedeltà a Cristo e alla Chiesa come Don Graziano Muntoni ha fatto.

 

Articoli del 27 Dicembre 1998 da  archiviostorico.corriere.it

Un solo colpo di fucile al viceparroco

di Gino Zasso  

Sgomento per la morte di don Muntoni: "Era un santo, e' diventato un martire" La sorella: provo pena per il killer Appello del sindaco. Qualcuno comincia a ribellarsi "Ora basta". Si ammazza per uno sgarro

E' accaduto a Orgosolo alla vigilia di Natale in un centro, vinto dalla dura legge del silenzio, dove dominano i clan locali Un solo colpo di fucile al viceparroco Sgomento per la morte di don Muntoni: "Era un santo, e' diventato un martire" La sorella: provo pena per il killer Appello del sindaco NUORO - Tutto Fonni, il suo paese natale, ha voluto dare ieri l' ultimo saluto a don Graziano Muntoni, il vice parroco di Orgosolo stroncato da mano assassina la vigilia di Natale. Anche Orgosolo, venerdi' , aveva partecipato compatto ai funerali del suo prete, quasi a voler prendere pubblica distanza da un fatto che non ha precedenti e che ha profondamente scosso la coscienza popolare. Era ancora buio ad Orgosolo quando don Graziano aveva lasciato la sua casa per andare in parrocchia, dove avrebbe dovuto celebrare la Messa mattutina. A due passi dalla chiesa, nascosto dietro una casa, l' aspettava il killer. Erano le 6.40 di giovedi' : un solo colpo di fucile caricato a pallettoni in pieno petto e il sacerdote e' stramazzato in una pozza di sangue. Nessuno assiste al dramma. Dalla vicina sacrestia il parroco don Michele Casula sente lo sparo e si precipita per strada. + lui a cercare di soccorrere il suo vicario, aiutato da alcune pie donne gia' in preghiera in chiesa. Tutto e' inutile: il messale in una mano, don Graziano non da' segni di vita. La notizia dell' assurdo, inspiegabile delitto fa il giro del paese. Accorrono uomini, donne e bambini, increduli e sbigottiti, il dolore dipinto sui volti. Fra i primi ad arrivare il vescovo di Nuoro Pietro Meloni, il sindaco del paese Maria Antonia Podda, il sostituto procuratore della Repubblica Maria Grazia Genoese. E mentre la gente piange il "suo" sacerdote, il prefetto Fabio Costantini convoca il comitato per l' ordine pubblico e il vescovo l' assemblea della diocesi: i sacerdoti decidono che in tutte le chiese della provincia durante la Messa di Natale, cui fara' seguito un' ora di adorazione, vengano osservati 5 minuti di silenzio. Il giorno di festa per eccellenza si e' cosi' trasformato in un giorno di lutto, sentito da tutti. Perche' da tutti don Graziano era amato. A Orgosolo era arrivato otto anni fa, un anno dopo essere stato ordinato sacerdote. Allora aveva 48 anni e un passato fatto d' insegnamento e d' impegno politico. Democristiano convinto, era stato assessore del Comune di Fonni, stimatissimo anche dagli avversari per il suo impegno e la sua serenita' . Lasciata la scuola (ha insegnato educazione musicale prima in Ogliastra, poi alla media del suo paese) aveva sentito prepotente il richiamo della fede, ed era stato ordinato sacerdote, il giorno dopo il Natale del ' 90, proprio nella chiesa di San Giovanni Battista, la stessa dove ieri la sua salma ha ricevuto l' ultimo saluto della sua gente. "Don Graziano era un santo, ora e' un martire", ha detto il giorno di Natale il vescovo di Nuoro, e il sommo pontefice, prima della benedizione urbi et orbi ha voluto ricordare lo "stimato vicario parrocchiale di Orgosolo, barbaramente assassinato proprio ieri mentre stava per celebrare la Santa Messa". Attestati di solidarieta' alla Chiesa (l' omicidio di un sacerdote proprio alla vigilia di Natale ha indubbiamente un suo preciso significato) e di condanna per l' inspiegabile crimine sono giunti un po' da tutte le parti. In prima linea, come sempre accade in Barbagia, le donne. Caterina, la sorella del sacerdote ucciso, perdona il killer, ma aggiunge: "Don Graziano e' piu' vivo che mai, chi e' veramente morto e' il suo assassino, uno di noi che si aggira per le nostre strade". E Maria Antonia Podda, sindaco del paese, ha pronunciato durissime parole di condanna, ha invitato la gente di Orgosolo ad abbandonare l' omerta' ("Prodigatevi perche' le indagini abbiano a breve risultati concreti") e promosso una sottoscrizione per la costituzione del Comune come parte civile. Ma le indagini, "in un paese dove - sono parole del vescovo - le armi sono manovrate come fossero videogames" sono rese difficili.



UN PAESE NEL DOLORE

di  Alberto Pinna  

Qualcuno comincia a ribellarsi: "Ora basta" Padre Graziano insegnava ai giovani a rinnegare il mito dell' "uomo temuto" Diceva: i valori sono altri

ORGOSOLO (Nuoro) - Il paese con piu' ergastolani, il paese delle faide piu' sanguinose e delle vendette senza fine, il paese con piu' condannati per sequestri di persona e con piu' latitanti: alla catena di primati negativi che ne hanno segnato il passato, Orgosolo ha aggiunto l' uccisione di un prete, evento in Sardegna rarissimo, in 400 anni ne sono stati ammazzati meno di 10. Ma don Graziano Muntoni dalle storie di faide, rapimenti e latitanti e' sempre rimasto fuori:"Era un buono, un mite, non ha mai fatto il mediatore fra famiglie di ostaggi e sequestratori; ne ho la certezza e io posso dire di saperne abbastanza" assicura padre Pinuccio Solinas, uno dei "soldati" che la Chiesa ha schierato sul fronte dei rapimenti. Don Muntoni combatteva un' altra battaglia, faceva un lavoro diverso dai preti - coraggio che rischiano la vita consegnandosi ai fuorilegge al posto dei rapiti. Era il prete dei giovani. Anche lui in prima linea, perche' a Orgosolo, 5 mila abitanti, ci sono piu' tv che in qualsiasi paese della provincia di Nuoro ma i miti sono sempre quelli di una volta: i ragazzi di 30 anni fa applaudivano Graziano Mesina appena catturato e fischiavano la polizia, ieri l' altro ascoltavano con indifferenza una disperata Marion Kassam che invocava "ridatemi il mio Farouk". Don Graziano Muntoni ripeteva ai ragazzi:"Che senso ha oggi essere balentes?". Il balente in Barbagia e' un uomo rispettato / temuto, "che sa farsi valere", non necessariamente (ma spesso) un brigante, certamente uno che osserva i codici della comunita' anche quando non coincidono con le leggi dello Stato. "I valori positivi sono altri: la fratellanza, l' amore, la non violenza": ogni giorno, con tenacia, don Muntoni inseguiva il suo sogno, rompere il mito della balentia. "Come me e' diventato sacerdote che era in la' con gli anni" ricorda il vescovo di Nuoro Pietro Meloni. In semimario giovanissimo, aveva dovuto abbandonare per una malattia, ed era ritornato al suo paese, Fonni, ai piedi del monte Gennargentu. Presidente della Pro loco, consigliere comunale per la Dc e assessore al turismo, insegnante di musica e poi di lettere, vicino ai 50 anni era riuscito infine a realizzare i suoi obiettivi: laurearsi (con una tesi su San Giovanni Bosco e l' educazione cristiana) e fare il prete. Due mazzi di rose e un lumicino rosso per terra, le donne con lo scialle nero passano fra i vicoli intorno alla chiesa di San Pietro, in fretta e a testa bassa. All' alba della vigilia di Natale si e' sentito un colpo di fucile: don Michele Casula, il parroco: "Sono accorso subito, Graziano mi e' spirato fra le braccia". Era buio, nessuno ha visto: ma non e' omerta' , stavolta. La gente e' scossa, affranta, partecipa, condanna: per due giorni bar chiusi, mai successo a Orgosolo. Era tradizione che la mezzanotte fosse salutata con fucilate: molte di giubilo a salve, qualcuna a pallettoni anche contro la caserma dei carabinieri, il commissariato, il municipio. Nel frastuono della festa si regolavano vecchi conti. La giunta comunale dopo le feste di fine anno spendeva una decina di milioni per rifare i lampioni, crivellati. Stavolta, neanche un petardo: silenzio. Francesco, Giovanni, Tottoi, Nicola, i suoi ragazzi, ma anche tanti altri che don Graziano conoscevano appena, ripetono: "Non ci si puo' piu' fermare alle parole, bisogna dire basta". "Chi sa e non parla e' complice di chi ha commesso questo delitto". Concetti persino ovvi, ma sconvolgenti, quasi rivoluzionari per Orgosolo, un paese "resistente" e antagonista, la cui storia recente - dalla lotta per le terre, contro i campi dell' esercito, all' opposizione al Parco del Gennargentu - e' scritta fra le strade in centinaia di murales. Per la prima volta non si legge una parola contro lo Stato: "Il male e' fra di noi e noi dobbiamo cercare il rimedio". O come dice Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Ozieri, e a lungo parroco a Orgosolo: "Dobbiamo liberare l' ambiente che ha armato questa mano". Ucciso perche' ? "Il suo lavoro cominciava a dare frutti... Convincendo i ragazzi toglieva manovalanza alla criminalita' e qualcuno ha voluto punirlo... Ha rimproverato un giovane che si era ubriacato e quello gli ha risposto: "Te la faro' pagare", lo ha aspettato tutta la notte davanti a casa e gli ha sparato... E' comunque un altola' alla Chiesa, che ha cercato di aiutare le famiglie dei rapiti; un ammonimento a non immischiarsi". La gente non spranga piu' porte e persiane, poco ma comincia a parlare. Il sindaco Maria Antonia Podda capisce, e' una breccia: "Chiedo che i cittadini mettano una firma (anzi due: una a nome dei figli) e diano una somma, bastano mille lire, per costituirsi parte civile contro chi ha ucciso don Graziano". E' la conta degli onesti; se i nomi saranno numerosi Orgosolo ha deciso di chiudere con il passato.


LE ALTRE VITTIME

di Carlo Bonini

Della tradizione rimane l' omerta' mentre il traffico di auto rubate prende il posto dell' abigeato
Si ammazza per uno sgarro L' ultimo omicidio dopo una lite banale ma nessuno denuncia il colpevole All' incubo delle faide si aggiungono i timori per i due nuovi latitanti


MILANO - Un tempo, neppure troppo lontano, rubavano pecore. Oggi "trattano" macchine. Un tempo uccidevano in nome di inesauribili faide alimentate da un odio sordo e antico. Oggi sono capaci di scannare un essere umano per uno sgarbo da marciapiede. Come Giorgio Manca, 30 anni, finito a colpi di pistola il 24 agosto, nella piazza di Orgosolo di fronte a decine di testimoni. Colpevole di aver mandato a quel paese un coetaneo che si divertiva a umiliarlo. A Orgosolo tutti conoscono il nome dell' assassino. E quel nome viene pronunciato ovunque tranne che in una caserma dei carabinieri. L' assassino e' libero. Ora che e' toccato a don Graziano Muntoni morire della "morte del muretto a secco", quella cui tradizionalmente vengono condannati i pastori, quella che riserva un singolo colpo di fucile da caccia esploso al riparo dell' oscurita' e di un "muretto" per l' appunto, la legge dell' omerta' sembra destinata a riproporre il suo canovaccio. Certo, ai funerali di don Graziano Muntoni, molti hanno pianto. Ma per dare un movente a quella morte servono testimoni. Quelli che Orgosolo non ha mai avuto. Cancellati dalla paura di denunciare chicchessia. Persino il furto della propria macchina. Perche' le macchine razziate, prima di essere ridotte a pezzi destinati vengono offerte ai loro proprietari in cambio di "riscatto". E allora ecco che le macchine "spariscono" e riappaiono a Orgosolo come un tempo sparivano e riapparivano le greggi. Piu' facile, piu' redditizio, meno rischioso, se e' vero che delle centinaia di vittime solo 28, nell' intera provincia di Nuoro, hanno avuto il coraggio in tutto il ' 98 di andare a denunciare di essere state vittime di questo tipo di estorsione. Dicono, anzi ne sono in qualche modo certi, che don Graziano non amasse la politica dei "proclami". Tanto da non essere iscritto all' informale albo isolano dei "sacerdoti anti - sequestri". Invitando alla diplomazia del sermone persino il suo parroco don Casula. Forse perche' lui per primo sapeva di quali intrecci le famiglie balenti di Orgosolo fossero capaci. Su tutti quel Nicolo' Cossu, fratello del parroco di Gavoi don Totoni, astro nascente barbaricino, arrestato perche' imputato dei sequestri Vinci e Checchi. La sua macchina, imbottita di cimici, aveva regalato agli inquirenti uno spaccato inedito della mappa e delle alleanze dell' indotto dei sequestri. Anche se il tribunale lo avrebbe poi prosciolto dalle imputazioni per il sequestro Vinci. Gia' , don Graziano viveva e respirava l' aria di Orgosolo. E ne aveva probabilmente colto i cattivi umori primaverili quando, il 3 marzo scorso, il paese aveva regalato all' albo dei piu' importanti ricercati due nuovi latitanti di peso: Carmine Sale e Alberto Noli. Condannati in primo grado per il sequestro di Piera De Murtas, erano tornati liberi dopo l' assoluzione in secondo grado. Per poi scomparire il giorno della sentenza della Corte di Cassazione che ripristinava le condanne di primo grado. "Due nuovi latitanti avvelenano sempre l' aria. Rendono le cose difficili", spiega un investigatore.

 

 

Fonte Famiglia Cristiana n.2 del 17 Gennaio 1999

LE OMBRE DI ORGOSOLO

di PINO PIGNATTA  

La morte di don Graziano ha riaperto le piaghe della Sardegna

Il paese ha 4.700 abitanti, circolano più di 2.000 armi da fuoco. Bocche cucite, anche in famiglia, tra i giovani tanta disoccupazione e un’idea corrotta della "balentìa", che stravolge i tradizionali ideali sardi di coraggio e dignità individuale.

Otto colpi di fucile. Otto squarci sul cartello che saluta i turisti all’entrata del paese. Da lontano sembrava un borgo uscito dalle fiabe, avvolto nel fumo bianco dei comignoli, sospeso su una nuvola nel cuore della Barbagia. Chissà, forse un paese finalmente guarito: banditi e sequestri, roba d’altri tempi. E invece quel tiro a segno non lascia dubbi: Orgosolo è ancora prigioniero del suo mito, vero o falso che sia, quello dei balentes, i valorosi, che osano sfidare lo Stato.

Sarà anche un balente da strapazzo quello che ha sparato al viceparroco don Graziano Muntoni. E un branco di teppisti quelli che tengono in scacco il paese: nulla più che balordi, una minoranza rispetto alla gente onesta. Ma l’anno scorso il Comune ha speso 110 milioni per rimettere i lampioni nelle strade, fatti saltare di notte a pallettoni e pistolettate.

«Guardi che la civiltà è arrivata anche da noi», commenta con un filo di ironia Franca Corda, 39 anni, guardia medica e assessore agli Affari sociali. Ci sono la Croce verde, un consultorio, una polisportiva, 4 medici, un pediatra, la banca, le scuole, l’asilo nido. «Siamo all’onor del mondo», dice l’assessore. «È solo che nelle famiglie, purtroppo, qualcosa si è rotto, ormai tutto è lecito. Madri e padri sono lontani dai ragazzi: non vedono, non sentono, si disinteressano del loro futuro».

Lo dimostra il dilagare delle armi. «Ne girano almeno 2.000», rivela un funzionario di polizia che preferisce rimanere anonimo. «Si va dalle doppiette alle pistole normali o con canne modificate. I minorenni le ereditano dai più grandi». «Capita che le confondi con i mortaretti e non ci fai caso», dice il parroco don Michele Casula. «Ma una mamma che trova un’arma in casa ha il dovere di denunciarla, non può rimanere in silenzio».

Orgosolo si conferma terra aspra e difficile, che fatica ad alzare la testa perché l’omertà è spesso più forte della voglia di riscatto, anche nelle vicende più innocenti. Entriamo in paese, in un vicolo due bambini raccolgono una pietra e mandano in frantumi i vetri di una casa. Poco distante passa una vecchietta: «Signora, li ha visti quei monelli?». «Non ho visto niente, capito mi hai?».

Bocche cucite su tutto. Nessuno vuole ricordare, neppure le autorità che conoscono benissimo i fatti, i due banditi che si nascondono nella macchia: due giovani, entrambi del paese, Carmine Sale e Alberto Nulis, tra i 30 e i 40 anni. Erano stati arrestati e poi liberati. Hanno fiutato un nuovo mandato di cattura e sono spariti. La gente non li giustifica, però chiude un occhio, forse anche due: «Sa galera è fatta per i vivi», ricorda un proverbio di Orgosolo, come dire che i problemi con la Giustizia vanno e vengono, sono una disgrazia.

Altro che parlare di don Graziano, prete scomodo, sincero, che si batteva con la forza del Vangelo per cambiare le cose. La gente è inorridita, però molte coscienze rimangono tiepide. Si raccolgono consensi per sostenere l’iniziativa del Consiglio comunale, che vuole costituirsi parte civile contro l’assassino. Ma sinora non sono neppure 1.000 quelli che hanno aderito: poco per un paese di 4.700 abitanti, dove i genitori possono firmare anche per i figli minori, occasione per renderli protagonisti di una denuncia forte, civile.

Orgosolo è così vittima delle proprie ombre. «Abbiamo il più alto numero di iscritti all’Azione cattolica di tutta la Sardegna, circa 400», spiega il parroco, «ma ci sono centinaia di giovani lontani dalla fede. Il paese ha una biblioteca modernissima, con oltre 12.000 volumi, e più di 250 bambini, dai 6 ai 13 anni, si sono iscritti nel 1998. Si organizzano mostre, feste, rassegne cinematografiche: in questo senso l’Amministrazione ha lavorato bene. Ma l’80 per cento dei ragazzi tra i 18 e i 30 anni passa il tempo bighellonando nei bar, come gli oltre 700 ultrasessantenni, il 16 per cento della popolazione.

A Orgosolo ci sono più di 30 bar, il luogo preferito per incontrarsi e socializzare, nonostante il Comune abbia speso 13 milioni per convenzioni con associazioni di volontariato dedite ad attività di aggregazione e 7 milioni in arredi e attrezzature per i centri sociali. Entriamo da "Ziu Mesina" per un caffè: guai mettere mano al portafogli, perché questa è gente straordinaria, che ha il senso sacro dell’ospitalità.

Qualcuno ha il dente avvelenato: «Sapete che sono in sessanta, tra carabinieri e poliziotti, e in paese non li vedi mai? Girano con macchinoni che sembrano sceriffi, ma i balordi fanno il bello e cattivo tempo e nessuno li ferma. Si sono costruiti un commissariato che è costato un miliardo, tutto blindato, per fare che cosa?». In effetti in due giorni abbiamo visto una volta la macchina della polizia. Mai i carabinieri. Don Casula commenta: «Orgosolo è il paese che ha più poliziotti, ma fanno poco, è una lamentela che ho sentito tante volte, troppe. Dovrebbe essere una presenza meno numerica e più intelligente».

Ci fermiamo in piazza, ritrovo di alcuni giovani disoccupati. Si alzano a mezzogiorno, il pomeriggio fanno quattro chiacchiere in paese, un caffè, una birretta al bar. Poche lire in tasca, molti di loro vivono sulle spalle dei genitori: sono 900 gli abitanti di Orgosolo titolari di pensione, una delle principali fonti di reddito. «Lascia perdere le armi», incalza uno dei più arrabbiati, «scrivi che Orgosolo vuole il lavoro, che da noi gli investimenti non arrivano. Ci sono due cooperative: una edile e l’altra agricola, ma non assumono. La sindachessa non fa niente: non dà il permesso per nuovi cantieri, non spende una lira in corsi di formazione. Non ha progetti».

In realtà la Giunta si è data da fare, i quattrini ci sono, in particolare per il settore socio-assistenziale. Il Comune ha incassato un finanziamento di 49 milioni per inserire 4 minori nel mondo del lavoro. Ma non riesce a spenderli, perché le aziende non li vogliono. Hanno paura. È il segno più evidente del nuovo volto di Orgosolo: il disagio giovanile, che esplode in episodi diffusi di micro-criminalità.

Ogni anno ci sono minorenni denunciati per reati contro il patrimonio: furti di macchine, autoradio, motorini. Dal 1994 al 1996 sono stati coinvolti 59 minori, 58 maschi e una femmina, undici tra i 14 e i 15 anni, in totale 128 reati. Sono questi i ragazzi "difficili" del paese. Giulio Angioni, docente di Antropologia culturale all’Università di Cagliari, spiega: «Si credono balenti ma sono lontani dal concetto positivo di balentìa, che è il coraggio dell’antica società barbaricina, la capacità di farsi valere con l’onestà, il coraggio del pastore che affronta da solo le avversità. E neppure sono balenti come "Grazianeddu" Mesina, entrato nel mito, un po’ Zorro e un po’ Robin Hood. Sono teppisti e basta. Eppure anche le loro bravate sono un retaggio antico, di una società che sfornava uomini costretti a usare la violenza per sopravvivere».

Questi ragazzi s’ispirano a cattivi maestri persino tra le mura domestiche. «La famiglia spesso giustifica e nasconde le responsabilità dei figli anche in flagranza di reato», osserva ancora l’assessore Franca Corda, «così come non interviene quando il ragazzo evade l’obbligo scolastico».

Pure la Chiesa fatica a tendere una mano. Ha scritto il parroco, ricordando don Graziano: «Tanti giovani non amano i preti perché gli adulti hanno tolto loro quello spazio d’amore nel cuore, riempiendolo di perbenismo e di falsi miti. Per molti il sacerdote è uno che parla a sproposito, che fa i soldi alle spalle degli altri. Diventa un eroe soltanto quando lo ammazzano». Qualche coscienza però si ribella, finalmente si affaccia una speranza. Ha lo sguardo mite di Luisa Corraine, 60 anni, catechista: «Abbiamo toccato il fondo, adesso basta».

 

 

Articolo del 10 ottobre 2009 da lanuovasardegna.gelocal.it

Don Muntoni ucciso perché sfidò il racket

di Valeria Gianoglio

La pista delle estorsioni emerge dopo 11 anni con l'inchiesta sul duplice omicidio Mattana

ORGOSOLO - È spuntata fuori a furor di popolo dopo dieci anni di silenzio profondo e solo uno - l'ultimo - di voci sottili ma insistenti. È una pista precisa per un omicidio che nessuno ha mai dimenticato, commesso 11 anni fa, alla vigilia di Natale, in un vicolo di Orgosolo.
C'è uno sfondo: il racket. C'è una vittima: don Graziano Muntoni. Ci sono alcuni nomi che si rincorrono come potenziali killer. Nomi che legano per la prima volta l'omicidio del sacerdote, a una ipotesi sinora sfiorata solo di striscio, dagli investigatori.

Don Graziano potrebbe essere stato ucciso perché sapeva delle estorsioni e magari ne aveva parlato con la persona sbagliata. Potrebbe essere stato ammazzato per aver cercato di redimere una pecorella smarrita, impelagata nel racket. Succede anche questo, nei paesi della Barbagia: che un'inchiesta arrivata a un punto morto perché nessuno parla e perché molti hanno paura, all'improvviso si riaccenda anche a colpi di chiacchiera.
La svolta. La svolta, e forse non è un caso, arriva circa un anno e mezzo fa, dopo l'omicidio dei fratelli Egidio e Salvatore Mattana, uccisi il 4 gennaio 2008, sei giorni dopo il sindacalista Peppino Marotto. A Orgosolo l'aria è pesantissima, la gente onesta affida la propria rabbia ai giornali, la sfoga nel corso di incontri pubblici e manifestazioni.

Chi è credente la sublima nel silenzio della chiesa. Gli inquirenti, dal canto loro, scendono in campo in forze. Tre omicidi nell'arco di sei giorni formano una catena di sangue come non la si vede da tempo. Si parla subito di un collegamento tra il duplice delitto dei Mattana e l'omicidio Marotto. Una sorta di risposta immediata che la mala locale dà alla morte del sindacalista. Ma in nome di chi e per quale motivo, nessuno lo sa.
C'è anche chi pensa che qualcuno abbia voluto approfittare della situazione per sviare gli investigatori. In questo scenario, la morte dei due fratelli è una vendetta legata ai loro presunti traffici poco puliti. Alcune persone vengono sottoposte allo stub e dunque iscritte nel registro degli indagati, ma poi finisce tutto in una bolla di sapone.

Mancano riscontri precisi, mancano soprattutto testimoni, segnalazioni, voci. Nessuno va in commissariato, né si presenta in caserma per dire alcunché. Tutti tacciono, almeno nelle cosiddette sedi opportune.
Eppure il paese comincia a parlare e lo fa a modo suo. Lo sussurra nei bar, lo ripete dentro le case, lo racconta in strada ma al riparo da orecchie indiscrete. È una di quelle storie che tutti sanno ma che nessuno ha il coraggio di denunciare in modo ufficiale. Una storia sulla quale, da un po' di tempo, si stanno concentrando nel silenzio più assoluto anche gli investigatori. Questa storia parte proprio dal duplice delitto dei Mattana. Una certa parte di orgolesi li vede coinvolti in giri loschi e non è un segreto. Ma gli stessi inquirenti, mettendo mano a vecchi fascicoli di indagine, vedono che il loro nome, e in particolare quello di Salvatore, salta fuori più volte in diverse inchieste aperte su casi di estorsione. Alcune denunce - che tuttavia non fanno riferimento ad alcun nome - arrivano anche da Mamoiada.

Certo è che a Orgosolo ci sono diverse persone che sostengono di aver sborsato quantità consistenti di denaro per evitare problemi. Ovili incendiati, bestiame fatto sparire nel nulla, spari o forse anche peggio.
Don Muntoni. Nessuno sporge denuncia, ma molti sanno e la cosa arriva anche alle orecchie delle forze dell'ordine. Ma c'è una voce, più di tutte, che fa drizzare le orecchie agli inquirenti e che rianima in questi mesi una inchiesta difficile: quella sulla morte di don Graziano Muntoni. Ucciso alla vigilia del Natale '98, in un viottolo di Orgosolo. Ebbene, secondo questa nuova pista di indagine, don Muntoni potrebbe essere stato ucciso per aver pagato, a carissimo prezzo, il suo eroico tentativo di fermare il giro di estorsioni che si stava allargando a macchia d'olio.
Ucciso per aver detto una parola di troppo alla persona sbagliata. Ucciso per aver provato a salvare un paese che ha sempre amato dal profondo. Un paese che non lo ha mai dimenticato.

 

 

 

 

Share/Save/Bookmark
 

Menu

Sei  : Home Vittime 24 Dicembre 1998 Orgosolo (NU) Ucciso il sacerdote Graziano Muntoni.