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25 Settembre 1998 Gioia Tauro (RC). Ucciso Luigi Ioculano, presidente di un'associazione e fondatore di un periodico locale, aveva preso posizione contro il nuovo piano regolatore e gli interessi della 'ndrangheta. PDF Stampa

Articolo e foto da:  ammazzatecitutti.org

Il sacrificio di Ioculano medico dimenticato

di Lucio Rodinò


Luigi Ioculano era un gioiese che amava profondamente la sua città, ne conosceva i difetti e le piaghe che cercava di curare alla luce del sole. Faceva il medico e si impegnava ogni giorno per promuovere iniziative sociali e culturali con la certezza che queste potessero far emergere i valori della giustizia e della legalità nella sua città. Scrisse infatti sul primo numero del periodico Agorà che prendeva il nome dall’omonima associazione culturale fondata insieme ad alcuni amici: “Abbiamo individuato quindi nella cultura una delle terapie più utili per contribuire a guarire la società gioiese dai malanni e dai veleni che l’appestano convinti come eravamo che più l’uomo è istruito e colto, più sa servirsi con discernimento di tutto ciò che conosce, usandolo per il bene e per l’uomo, certamente non per il male e contro l’uomo”. Ioculano parlava chiaro e non aveva paura di esprimersi in modo netto e palese anche su questioni considerate molto delicate. Non criticava sottovoce ma scriveva ed esprimeva il suo pensiero senza paura. Le sue denunce cozzavano quasi sempre con gli interessi delle organizzazioni malavitose che controllano il territorio di Gioia Tauro. Si interessò delle questioni inerenti l’ospedale, alcuni appalti pubblici, il piano regolatore comunale e si oppose con forza alla costruzione del termovalorizzatore. Era un uomo libero e coraggioso, un esempio per molti. Probabilmente per questo alle sette di mattina del 25 settembre 1998, in pieno centro a Gioia Tauro a pochi metri dalla porta del suo studio medico, un killer lo uccise in modo barbaro. La notizia sconvolse l’intera città, ma pochi giorni dopo il funerale la figura di Luigi Ioculano cadde nel dimenticatoio.
Aldilà di qualche rarissima eccezione, in questi nove anni, nessuno ha inteso ricordare un uomo che con il suo modo di vivere dovrebbe costituire un esempio per le giovani generazioni gioiesi. Rosaria Muratori è la moglie del medico gioiese, lasciò Gioia Tauro pochi mesi dopo l’omicidio per stare vicino alle due figlie che vivono e lavorano a Roma, nei giorni scorsi in una intervista ci ha espresso il suo pessimismo sulla possibilità che sul nostro territorio si affermino in maniera salda la legalità e la giustizia.
Come descriverebbe con poche parole suo marito?
“Era molto generoso, un grande idealista e soprattutto era una persona pulita nell'animo e nella mente”
Ho letto che sua figlia ha detto "Mio padre stava convincendo la gente che la forza della cultura e dell’onestà uniti al coraggio della denuncia avrebbero sconfitto l’illegalità". Lei ritiene che la ndrangheta nel nostro territorio possa essere sconfitta?“Non lo so, dopo quello che mi è capitato sono pessimista perchè non c'è la volontà di sconfiggerla. Da soli non si può, da soli si fa la fine che ha fatto mio marito. C'è troppa omertà, troppa paura. So che è sbagliato soprattutto per i giovani ma l'esperienza mi porta a essere pessimista”.
Lo scorso anno dopo l'uccisione di Franco Fortugno, i ragazzi della locride scesero in piazza per far sentire la loro voce. Dopo l'omicidio di suo marito non ci furono reazioni imponenti. A più di otto anni di distanza Gioia Tauro come ricorda suo marito?“Era solo, l'hanno lasciato solo. Dopo la sua morte hanno fatto solo parole. Di tutto quello che aveva fatto non è rimasto niente. E' stato tutto gettato al vento, anche l'associazione si è disgregata subito. Purtroppo non è rimasto niente” Lei ha insegnato per molti anni in una scuola superiore di Gioia Tauro, venendo a contatto con migliaia di ragazzi, alla luce della sua esperienza ritiene che nelle giovani generazioni gioiesi possa radicarsi la cultura della legalità?“Il tentativo si deve fare, bisogna tentare perchè è giusto ed è doveroso. La speranza è che col tempo arrivino i risultati. Anche se io sinceramente vedo tutto nero”.

 

 

Fonte: cuorgne.liberapiemonte.it

Luigi Ioculano

Luigi Ioculano  nasce  a Seminara ( RC )  il 27 Aprile del 1941 e trascorre la maggior parte della sua vita a GioiaTauro, dove esercita la sua professione di Medico  e dimostra tutto il suo attaccamento alla gente gioiese cominciando ad interessarsi della vita pubblica, fonda insieme a degli amici l’ associazione “Agorà” e dal periodico di questa associazione inizia, il suo tentativo di valorizzare  la  cultura della legalità che si concretizza con  la continua proposta di  iniziative sociali e culturali convinto che attraverso questa sarebbe stato possibile fare riemergere i valori di giustizia e legalità tra la gente della sua città.

Contemporaneamente non perde occasione per denunciare pubblicamente le irregolarita’ che riscontra nella vita pubblica. Non si esprime  sottovoce ma scrive ed esprime il suo pensiero senza alcuna paura. Le sue denunce si scontrano, nella maggior parte dei casi,  con gli interessi delle organizzazioni malavitose che controllano il territorio di Gioia Tauro.

Si interessa  delle questioni inerenti l’ospedale, alcuni appalti pubblici, il piano regolatore comunale e si oppone con forza alla costruzione del termovalorizzatore.

Come tutti i ragazzi che vivono nei paesi del reggitano, la convivenza con i figli degli ‘ndranghetisti, nella giovinezza è una cosa normale e anche Ioculano ha  con Peppe Piromalli, il futuro boss della piana di Gioia Tauro,  una amicizia che arriva dall’ epoca giovanile ma ad un certo punto si trova a dover prendere una scelta drastica. Quando l’ amicizia personale si  tramuta nella richiesta di qualcosa di più e la mafiosità del suo interlocutore tende a insinuarsi nel rapporto personale, Ioculano ha il coraggio di dire  “io non ci sto”.

In un’ occasione, per evitare che Ioculano appoggiasse il candidato sindaco che si opponeva a quello delle cosche, Piromalli chiede a Ioculano stesso di candidarsi a sindaco, ma Luigi , convocato nel rifugio del Piromalli quando questi era ancora latitante risponde in malo modo, mandando letteralmente a stendere il boss della Piana e continuando la sua battaglia per cercare di riportare la cultura della legalità tra la gente di Gioia Tauro diventando un esempio, un esempio pericoloso per la ‘ndrangheta..

E cosi la mattina del 25 Settembre 1998 , mentre esce  per andare a lavorare nel suo studio   viene ucciso a pochi passi dalla sua casa di Gioia Tauro, quattro colpi di pistola , due al petto e due alla testa, per cui il 20 Aprile del 2007 , nel processo di primo grado, vengono  condannati all’ ergastolo Peppe Piromalli,, il boss della Piana e Rocco Pasqualone ritenuti rispettivamente mandante ed esecutore dell’ omicidio.

La sentenza viene però ribaltata dalla Corte d’Assise d’ Appello che il 19 giugno 2009 li assolve entrambi, e definitivamente affossata dopo che la Corte di Cassazione respinge il ricorso della Procura della Repubblica di Palmi dichiarando con una sentenza contraddittoria che erano giuste la causale e la richiesta per  la  imputabilita’ del Piromalli ma valutando troppo fragili gli ulteriori elementi che avrebbero dovuto dimostrare la partecipazione concreta del boss all’ omicidio.

E cosi dopo 12 anni l’ omicidio ritorna ad essere senza mandante e senza esecutore materiale e la sentenza oltre ad uccidere per la seconda volta Luigi Ioculano  getta nuovamente nello sconforto la moglie Rosaria Muratori e le due figlie Ilaria e Simona, che nel frattempo si erano trasferite a Roma.

“Abbiamo individuato nella cultura una delle terapie più utili per contribuire a guarire la società dai malanni e dai veleni che l’appestano, convinti come eravamo che più l’uomo è istruito e colto, più sa servirsi con discernimento di tutto ciò che conosce, usandolo per il bene e per l’uomo, certamente non per il male e contro l’uomo”.

 

 

Articolo del 25 Settembre 2012 da cuorgne.liberapiemonte.it

25 Settembre 1998 – Il percorso di speranza portato a Gioia Tauro da “Gigi, il medico gentile” viene barbaramente interrotto ….

di Stefano Musolino

Il 25 Settembre di 14 anni fa, alle 7,10, Luigi Ioculano, “il medico gentile” come lo definisce Francesco Forgione ( uomo politico e scrittore da sempre impegnato nella lotta alla Mafia ) nel suo ultimo libro “Porto Franco”, viene barbaramente ucciso al piano terra del palazzo in cui abitava, nel corridoio che portava dallo studio medico all’ascensore; il killer era proprio dietro la porta del corridoio, vicino all’ascensore, forse ad aspettarlo. Quattro colpi di pistola calibro 38: i primi due al torace, gli altri due alla testa

Fra le mani un sacchetto di fagiolini. Forse un falso dono, probabilmente per attirarlo fuori dal suo studio portato proprio da un contadino che lavorava a casa del Piromalli, il boss della piana di Gioia Tauro accusato di essere il mandante dell’ omicidio e poi prosciolto assieme al presunto esecutore materiale dell’ omicidio Rocco Pasqualone per insufficienza di prove, con una discussa sentenza della Corte d’ Assise d’ Appello, il 18 Giugno 2009 .

La sentenza verrà poi confermata il 31 Marzo 2010 con una decisione della Cassazione che rigetta il ricorso presentato dall’accusa e conferma l’assoluzione degli imputati.

L’ estensore del ricorso contro la sentenza d’ appello è stato un , allora, giovane Sostituto Procuratore della Procura di Palmi : Stefano Musolino che, dovendo studiare gli incartamenti del caso ha avuto  la possibilità di conoscere a fondo sia Luigi Ioculano che la sua famiglia.

Quest’ anno, per ricordare Luigi Ioculano, vogliamo usare proprio le parole di Stefano Musolino, giunteci attraverso un messaggio che il magistrato calabrese ci ha, gentilmente fatto pervenire , in occasione della presentazione ufficiale del nostro Presidio avvenuta il 5 Luglio di quest’ anno.

Ha scritto  il Sostituto Procuratore Stefano Musolino :

“Provo sempre un senso di rabbia ed inadeguatezza quando mi si chiede di dire qualcosa a proposito del dott. Ioculano e del suo barbaro assassinio. E’ un sentimento che non nasce solo per via dell’esito assolutorio del processo che lo ha riguardato, ma soprattutto e assai di più, per l’assordante silenzio che continua a circondare la sua figura, il suo stile e tratto umano, la sua storia politica e sociale. Poteva diventare un modello il medico Ioculano; un vero modello, rappresentativo della migliore intelligenza e classe dirigente reggina; un modello di vita vissuta senza grandi eroismi, senza clamori, ma con l’ostinata, quotidiana, irrinunciabile rivendicazione della propria dignità e libertà personale. E come se stessimo sprecando il suo sacrificio, la sua voglia di non cedere all’arroganza della ndrangheta, di non abbassare mai la testa, di guardare dritto in faccia i suoi interlocutori e le cangianti e gattopardesche situazioni politiche che si dipanavano davanti al suo sguardo, troppo lucido ed intelligente per fare finta di non capire. Aveva la passione per la verità il dott. Ioculano e questo gli impediva di accettare i facili compromessi e le blandizie della vanità, con cui pure cercavano – da ogni parte – di indurlo a più miti consigli.

E’ bello e paradossale che lo ricordiate in Piemonte, intestandogli persino un presidio di “Libera”, mentre qui perniciosi interessi che si nutrono della nostra atavica pigrizia ed indolenza, hanno fatto di tutto perché fosse dimenticato, perché non potesse diventare un modello, uno dei punti di riferimento di cui abbiamo tanto bisogno. Ma forse un giorno riusciremo a cambiare questa stanca, provinciale dimensione culturale; ci prenderemo cura della memoria dei nostri martiri e ne faremo il punto di partenza per un futuro diverso, più aperto e libero. Scopriremo allora il sorriso e la passione di Luigi Ioculano, in arte medico, ma per vocazione e, quindi, per passione, politico e prima ancora uomo vero di questo nostro pezzo di terra.”

Auguro alla manifestazione un grande successo, buon lavoro a tutti.

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