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12 Luglio 2001 Bari. Michele Fazio, 16 anni, vittima innocente di un commando che voleva colpire un boss del clan barese Strisciuglio. PDF Stampa

Foto e articolo del 4 Giugno 2005 da lagazzettadelmezzogiorno.it

Omicidio Fazio: arrestato il «piantone»

di Luisa Amenduni

Michele Portoghese, ritenuto dagli investigatori affiliato al clan Capriati, avrebbe fatto parte del commando che uccise per errore il sedicenne barese

BARI - Morì a soli 16 anni, il 12 luglio del 2001, in un vicolo di Bari vecchia solo perchè si era trovato nel posto sbagliato, nel momento sbagliato: da allora la morte di Michele Fazio, vittima per errore di uno scontro a fuoco tra i clan rivali Capriati e Strisciuglio, è diventata il simbolo della voglia di riscatto delle brave persone che vivono nel reticolo di vie e piazzette del borgo antico. Un desiderio di rinascita portato avanti con forza dai genitori di Michele, che non si è spento negli anni e che ha portato oggi, grazie alla tenacia degli investigatori, ad un nuovo arresto. Il giovane arrestato oggi dalla polizia, da poco maggiorenne, sarebbe un affiliato al clan Capriati, organizzazione contrapposta a quella degli Strisciuglio.
Il 20 maggio scorso altre sei persone erano state arrestate per l’omicidio del barista sedicenne, raggiunto quella sera da un proiettile che lo colpì alla nuca, mentre tornava a casa dopo una giornata di lavoro.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, il giovane arrestato oggi quella sera era alla guida di uno dei due scooter sui quali viaggiavano i componenti del commando. Non avrebbe sparato direttamente ma avrebbe facilitato il trasporto delle armi e, poi, avrebbe fatto il «piantone» affinchè gli sparatori riuscissero a fuggire.
Oltre al giovane arrestato oggi - che era stato condannato a due anni di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso - gli altri arrestati per l’omicidio di Michele Fazio sono Raffaele Capriati, di 22 anni, e Francesco Annoscia, di 23. Il quarto che avrebbe fatto parte del gruppo di fuoco sarebbe stato Leonardo Ungredda, ucciso il 19 agosto del 2003 sul lungomare di Bari, sempre nell’ambito della guerra di mala. E sarebbe stato proprio Ungredda a sparare la sera del 12 luglio del 2001, usando una pistola 7,65, mai ritrovata, colpendo Michele Fazio che stava rientrando dal lavoro. Il commando aveva come obiettivo uno qualsiasì degli appartenenti al clan Strisciuglio: si intendeva così vendicare - secondo quanto accertato dagli investigatori - l’uccisione, avvenuta due settimane prima, di Francesco Capriati. I quattro, quindi, quella sera, avrebbero avvistato Vito De Felice e si sarebbero diretti contro di lui. Ma quest’ultimo riuscì a scansare i colpi, uno dei quali uccise Michele Fazio. De Felice e sua moglie, Lucrezia Morelli, di 25 anni, furono arrestati il 20 maggio scorso perchè reticenti; per lo stesso reato sono in carcere Marino Catacchio, di 28 anni, e Pietro Romito, di 23. Secondo il questore di Bari, Giuseppe Zannini Quirini, il caso Fazio «è definitivamente chiuso nella dinamica, nelle motivazioni e nei responsabili».
L’inchiesta sulla morte di Michele Fazio era stata riaperta sette mesi fa, dopo che, nel gennaio del 2004, il pm che conduceva le indagini chiese l’archiviazione del caso. Da allora i genitori di Michele si rifugiarono in un silenzio di protesta e non parteciparono alle manifestazioni per il secondo anniversario della morte del figlio che furono organizzate nel luogo della tragedia, davanti alla scultura commissionata, per ricordare la terribile morte, dalla Provincia di Bari all’artista francese Jean Michel Folon.
Ma l’inchiesta venne riaperta dalla Dda di Bari. Il pm della Dda Desirè Digeronimo, che ha coordinato le indagini, più volte ha sottolineato come il lavoro investigativo abbia dovuto «scontrarsi contro un muro di omertà «. Nel vicolo di Bari vecchia, quando venne ucciso Michele Fazio, c’era molta gente che vide i sicari a bordo dei due motorini ma nessuno ha mai voluto aiutare gli investigatori ad identificare il commando. Gli assassini, quindi, avrebbero potuto essere arrestati il giorno dopo se qualcuno avesse parlato: invece è stato necessario un lungo lavoro investigativo che, infine, ha portato all’arresto dei responsabili di una morte che ancora oggi è una spina nel fianco della città.

 

 

 

Articolo del 13 Luglio 2009 da peacelink.it

Michele Fazio 8 anni dopo

di Tonio dell'Olio

Le mafie hanno paura delle loro stesse vittime e non perché siano assediati dai fantasmi del passato, semplicemente perché uccidendo hanno scelto di far tacere per sempre quelle voci scomode. Hanno paura della verità.
Michele Fazio era un sedicenne pieno di vita che il 12 luglio 2001 si trovò per strada nei pressi della sua abitazione nel centro storico di Bari nel mezzo di una sparatoria tra esponenti di due clan rivali. Venne ucciso. Pinuccio e Lella, padre e madre di Michele, hanno avuto la forza di trasformare la rabbia e il dolore in una testimonianza viva e costante che li porta quotidianamente a parlare soprattutto ai giovani delle scuole.
“Quando sentivamo confusione, io e mia moglie – dice Pinuccio – ci rintanavamo dentro casa dicendo che era meglio farsi i fatti propri e che la cosa non ci riguardava. Dopo l’uccisione di mio figlio abbiamo capito che non possiamo restare estranei a ciò che riguarda il rispetto delle leggi, la capacità di cambiare il presente e di costruire il futuro...”.
La strada ci riguarda. La vita tutta ci riguarda. Il presente e il futuro urlano il bisogno di mani oneste e di vite trasparenti che costruiscano una vita nuova.
Coraggio Pinuccio e Lella smentite quelli che pensano che una volta sepolti, i morti non parlano più!

 

 

Foto e articolo del 12 Luglio 2010 da: lagazzettadelmezzogiorno.it

Bari, in ricordo di Michele Fazio

BARI – La «reazione delle persone oneste, specie di chi ha patito efferatezze come la perdita di un figlio da parte delle mafie, è essenziale e può permettere la rinascita dell’area martoriata». Lo ha detto il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano partecipando alla commemorazione del 16enne Michele Fazio, vittima innocente di un commando che il 12 luglio 2001 voleva colpire il boss del clan barese Strisciuglio, Pinuccio De Felice. Alla cerimonia, tenutasi nel bordo medioevale di Bari dove Fazio fu ucciso, ha partecipato, tra gli altri, il governatore della Puglia, Nichi Vendola.

«L'uccisione di Fazio – ha aggiunto Mantovano – fu, non solo per la città di Bari, uno schiaffo intollerabile ed una sconfitta fino al ripristino della giustizia con l'individuazione dei colpevoli; poi c'è stata la riaffermazione dello Stato e non è un caso che oggi, a Manfredonia, il ministro dell’Interno, Maroni, presieda il Comitato nazionale dell’ordine per dare risposte concrete all’aggressione di quel territorio». «Non passa giorno che lo Stato non si faccia sentire – ha detto il sottosegretario – ma il di più è la reazione diffusa della gente ed il desiderio dei genitori, come nel caso di Pinuccio e Lella Fazio, di trovare in un dolore che fa impazzire, una cascata di bene per evitare che altri ragazzi siano anche solo sfiorati».

«Oggi qui a Bari noi possiamo rappresentare – ha ricordato Vendola – l'immagine inedita di uno Stato che lotta in sinergia contro la mafia sottraendole i segni del potere e le ricchezze e banalizzandola».
«Alla mafia non abbiamo pagato solo il prezzo alto di vite umane ma l’adesione al partito dell’ipocrisia – ha detto accennando alle 43 vittime pugliesi dagli anni '70 ad oggi - che è anche non accorgersi della gestione di opinioni da parte dei clan nei loro territori. La morte di Michele Fazio è stata il lievito che ha consentito la nascita di una coscienza nuova a Bari e nel quartiere, mentre il dolore di tutti i parenti delle vittime come Pinuccio e Lella, ci ha aiutato a ritrovare quel sentimento della decenza che non può consentire alle mafie di imperare».

 

 

Articolo del 12 Luglio 2010 da  barisera.net

Bari non dimentica il “suo” Michele Fazio

di Francesco Petruzzelli

BARI – Il loro cuore si è fermato quella sera del 12 luglio 2001. Si dice che il tempo curi il dolore, che il domani cancellerà il tremendo ieri. Ma per l’assurda perdita di un figlio il tempo resta all’infinito. Papà Pinuccio e mamma Lella lo sanno bene. Oggi ricorre l’anniversario della scomparsa del loro figlio Michele Fazio, ucciso 9 anni fa per sbaglio durante un conflitto a fuoco della mala a Bari Vecchia. Anche stamane, le autorità civili e militari si sono ritrovate in via Amendoni davanti al monumento che ricorderà per sempre il sacrificio del 16enne colpito mortalmente mentre rientrava a casa dopo una giornata di lavoro.

Da quel dolore è nata una battaglia condotta dignitosamente dai genitori di Michele: un’associazione e un impegno costante con incontri e dibattiti nelle scuole di mezza Italia sul tema della legalità.

“Nove anni fa – racconta Pinuccio Fazio – io e mia moglie volevamo lasciare Bari, trasferirci al Nord. Ma poi le parole del nostro avvocato Michele Laforgia e la tenacia del pm Desirée Digeronimo ci hanno convinto a restare. Chiuderci nel nostro dolore non sarebbe servito a nulla”.

Da quel momento Pinuccio e Lella sono diventati un punto di riferimento pugliese per l’associazione di lotta alla mafia ‘Libera’ di don Luigi Ciotti. “Ogni 21 marzo – sottolinea Pinuccio – tutti i parenti delle vittime innocenti di mafia si ritrovano nella marcia per la legalità. Siamo in tanti e un solo giorno non basta per abbracciarsi tutti”.

E proprio durante la marcia dello scorso anno a Napoli (la prima si tenne a Bari nel 2008) Pinuccio ha maturato l’idea di scrivere del suo caso: “Il presente e il futuro urlano il bisogno di mane oneste e di vite trasparenti che costruiscono una vita nuova e migliore”.

“Quel 12 luglio – osserva il sindaco di Bari, Michele Emiliano – ha cambiato la storia della città. Abbiamo ritrovato consapevolezza e unità e ora chiedo al sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano (presente stamane alla cerimonia, ndr) di fare in modo che lo Stato ci sostenga. Noi vogliamo combattere ancora”.

Molto commosso il ricordo del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola: “Il sangue dei giusti genera il cambiamento. Il sangue di Michele è il lievito che ha fatto crescere la consapevolezza. Dobbiamo banalizzare il mito dei clan e lo possiamo fare solo grazie ai parenti delle vittime che hanno trasformato il dolore in una spinta morale”.

La Provincia di Bari avvierà a breve alcuni progetti sul tema della legalità come ha annunciato l’assessore alle Risorse Umane, Sergio Fanelli: “Con i sindacati di polizia lavoreremo nelle scuole. Da questa pagina drammatica Pinuccio e Lella hanno portato avanti la legalità”.

“Vigilanza e controllo sul territorio” le linee guida della Circoscrizione San Nicola-Murat come conferma il presidente Mario Ferorelli: “Non dobbiamo abbassare la guardia. I ragazzini di 9 anni fa sono gli uomini di oggi. Molti di loro li abbiamo recuperati e sottratti alla criminalità”.

Un pensiero è andato anche all’ex questore di Bari Giuseppe Zannini Quirini, scomparso qualche giorno fa. “Lui e Michele sicuramente ci staranno guardando insieme da lassù” ha concluso papà Pinuccio.

 

 


Il grido e l'impegno. La storia spezzata di Michele Fazio

di Francesco Minervini

Ed. Stilo

Michele Fazio è un ragazzo barese di quindici anni, pieno di vita e di entusiasmo, che una sera di luglio sta tornando a casa per cenare con la propria famiglia. All'improvviso viene strattonato; non ha il tempo di voltarsi indietro, sente degli spari, sono attimi: un proiettile gli perfora il cranio e lui cade riverso per terra. Tutti scappano, lasciandolo solo. Nell'aria si avverte, lancinante, un solo grido: "Aveme accise u uagnune buenn" ("Abbiamo ucciso il bravo ragazzo"). Con l'aiuto dei genitori Lella e Pinuccio Fazio la storia spezzata di Michele e l'assurdità della sua morte innocente tornano a ricomporsi per diventare quella memoria collettiva di cui non solo Bari, ma ogni città che protegge i propri figli deve riappropriarsi: nella consapevolezza che occorre sempre volere, pretendere, provocare una giustizia e un impegno a volte troppo difficili per gli onesti.

 

 

">Video Youtube

TG 18.02.11 "Per non dimenticare" Michele e Gaetano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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