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31 Gennaio 1983 Napoli. Ucciso Nicandro Izzo, appuntato in servizio presso la Casa Circondariale di Poggio Reale. PDF Stampa

Foto e nota di polizia-penitenziaria.it
Appuntato del Corpo degli Agenti di Custodia - nato a Calvi Risorta (CE) il 01/12/1944 in servizio presso la Casa Circondariale di Napoli Poggioreale.
Il 31 gennaio 1983, dopo numerose minacce ricevute, veniva ucciso con un colpo di pistola alla testa da parte di ignoti, a poche decine di metri dall'Istituto.
Nel corso delle successive indagini è emerso il chiaro stampo camorristico dell’omicidio.
L'Appuntato Izzo è stato riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.
A lui è intitolata l'area verde attrezzata per bambini nel Comune di Pignataro Maggiore (CE).

 

 

 

 

Articolo da La Stampa del 1 Febbraio 1983

Prendeva oggi servizio a Rebibbia - L'hanno assassinato a Poggioreale

di Liliana Madeo

L'agente di custodia Nicandro Izzo freddato da un sicario davanti al carcere - Era appena stato trasferito - L'agguato rivendicato da un gruppo di terroristi (ma il comunicato non è ritenuto attendibile) - I carabinieri pensano a un delitto della camorra - In un anno uccise quattro guardie

NAPOLI — Oggi avrebbe preso servizio a Roma, al carcere di Rebibbia dove ora stato destinato per un «normale avvicendamento: Lo hanno ucciso ieri mattina, al termine del suo ultimo turno di lavoro presso il carcere di Poggioreale. Nicandro Izzo. 39 anni, sposato e con 2 figli, appuntato degli agenti di custodia, è caduto in silenzio, nella piazza di un mercato, colpito a morte da un colpo di pistola. Uno solo, sparato alla nuca a distanza ravvicinata. Forse a sparare è stata una pistola col silenziatore. L'appuntato Izzo e stalo atteso con pazienza e decisione dai suoi assassini. Aveva finito di lavorare a mezzanotte ed era rimasto a dormire in carcere. Alle 8 ha aspettato l'arrivo dei colleghi del nuovo turno per salutarli. Alle 8.45 ha varcato il portone e si è incamminato verso Porta Capuana. Una mattinata fredda e molto animata, por via del mercato di corso Malta. Izzo procedeva spedito, con lo scarpe nuove, e un giubbotto pure nuovo di pelle nera. «Quando l'ho visto per terra, ho pensato che si fosse sentito male», dice un venditore ambulante, il primo che ha soccorso Izzo scivolato di fianco al suo pulmino. «No, non ho sentito niente» aggiunge. Solo quando ha visto che dalla fronte dell'uomo sgorgava sangue, ha dato l'allarme. Nessuno aveva notato qualcosa di strano. Le detonazioni non le avevano sentile né i vigili urbani a dieci metri di distanza, né gli agenti dì custodia sulla garritta del carcere a venti metri. Quando l'allarme è stato lanciato, il killer si era già dileguato, favorito proprio dalla folla che lo circondava, fra i banchi del mercato. L'esecuzione non ha ancora una firma. Le ipotesi sono varie. Una rivendicazione dei terroristi del Fronte delle carceri è considerata poco attendibile. Un magistrato dice: «Il terrorismo è battuto, ma non è morto». I carabinieri non hanno dubbi che si tratti di un delitto riconducibile al clima di guerra che la camorra conduce contro le istituzioni e citano le minacce e le intimidazioni che la malavita organizzata ha fatto di recente pervenire fuori dal carcere di Poggioreale. E' in un quadro più vasto, fanno osservare gli inquirenti, che questo nuovo fatto di sangue va collocato. Nicandro Izzo è il quarto lavoratore di Poggioreale ucciso nell'ultimo anno, il sesto negli ultimi diciotto mesi. La sua esecuzione è avvenuta a poche ore di distanza dall'uccisione di un giovanissimo pregiudicato ad Arzano, mentre si svolgeva in procura un "summit" fra magistrati che affrontavano il problema delle detenute di Pozzuoli in agitazione, poco prima che i cutolianl lanciassero 11 loro nuovo messaggio di guerra contro gli avversari annunciando altre esecuzioni e lutti. Una delle ipotesi sulla matrice dell'assassinio di Izzo porta ad una nuova sigla di camorristi, in cui "clan" e famiglie rivali troverebbero addirittura una loro coesione. Il Bad, Braccio armato detenuti, ha fatto la sua apparizione di recente, dopo gli scoppi di violenza dell'ottobre scorso all'interno di Poggioreale. Pochi giorni fa, il 21 gennaio, un "commando" ha tentato di sequestrare due allievi della Scuola agenti di custodia di Portici. Ma per errore furono prelevati due militari di leva. Poche ore dopo vennero rilasciati, sull'autostrada per Salerno. Il 27 il Bad rivendicò l'azione: «Questa Questa abbiamo sbagliato, non ci succederà più». Arrivarono poi volantini, telefonate. Detenuti ed ex detenuti denunciavano presunte violenze di cui sarebbero stati vittime. «Niente resterà impunito», minacciavano. Il 16 ottobre scorso, c'era stata la prima ritorsione: a colpi di pistola era stato ucciso un agente di custodia, Gennaro De Angells. A Poggioreale lavorava nella sezione controllo pacchi e colloqui detenuti, come Nicandro Izzo, che di recente era stalo spostato nei padiglioni che ospitano i camorristi della Nuova Famiglia, in attesa del trasferimento a Roma.

 

 

 

Articolo da L'Unità del 1 Febbraio 1983

Killer ancora in azione - Ucciso un agente di custodia

di Vito Faenza

Gli inquirenti orientati sulla pista di una vendetta della camorra - La vittima lavorava nel carcere di Poggioreale - Era il suo ultimo giorno di lavoro prima di essere trasferito a Roma - Un colpo alla nuca in mezzo alla folla - in un anno e mezzo è il sesto lavoratore del penitenziario napoletano che viene assassinato

NAPOLI - Lo hanno ucciso alla fine del suo ultimo giorno di lavoro nel carcere napoletano di Poggioreale. Nicastro Izzo, 39 anni, appuntato degli agenti di custodia di Poggioreale, sposato e padre di due figli, è stato assassinato da un killer in mezzo alla folla di un mercato, a pochi passi dal muro di cinta della casa circondariale napoletana, mentre stava facendo per l'ultima volta il percorso dal portone del carcere alla stazione dei pullman.
Nessuno ha visto niente, nessuno ha udito il rumore degli sparì. Nicastro Izzo, poco dopo le otto e trenta di ieri
mattina, era uscito dal carcere e si era incamminatolungo la strada per tornare a  casa in autobus (abitava in provincia di Caserta, a S. Maria Capua Vetere). Il suo turno di lavoro l'aveva terminato a mezzanotte, ma era rimasto a dormire nel dormitorio, per sbrigare qualche pratica prima di andare a Roma e per salutare qualche collega prima del trasferimento. I killer — è evidente — lo hanno atteso all'esterno del carcere, lo hanno seguito fino al mercatino ed hanno attuato il loro piano quando sono arrivati in mezzo alla gente. Un solo colpo, alla nuca, una pistola munita con silenziatore, una fuga tra la gente. Un lavoro da professionisti.
È stato uno dei frequentatori del mercatino che ha attirato l'attenzione di un vigile urbano sull'uomo steso a terra in una pozza di sangue. Sono stati chiamati i carabinieri, sono iniziate le indagini. Nessuno ha potuto fornire ragguagli. "Ero di servizio — ha raccontato il vigile urbano che ha avvisato i carabinieri — a dieci metri di distanza dal luogo dell'omicidio e non ho sentito né visto nulla".
Neanche un venditore ambulante che era a pochi passi dal luogo dell'omicidio ha sentito nulla. "Mi fermo sempre qui, ma stamattina sono arrivato un po' tardi e quando deve essere successo il fatto stavo sistemando la roba. Non ho visto nessuno e non ho sentito nulla. Se avessero sparato avrei udito il colpo, e niente...".
I carabinieri sono convinti che i testimoni dicano la verità,e si sono proiettati verso la pista di un'esecuzione della
camorra effettuata con una pistola con silenziatore.
Ma perchè è stato uccisoun appuntato degli agenti di custodia di Poggioreale? In serata è giunta una rivendicazione dai terroristi del "Fronte delle carceri"; ma gli inquirenti non la prendono molto sul serio. Da alcuni anni le guardie carcerarie che lavorano nel carcere napoletano sono nel mirino della camorra e dopo la rivolta dell'ottobre scorso (durante le perquisizioni sarebbero avvenute all'interno del carcere «pestaggi» e «violenze») i camorristi (sia i «cutoliani» che gli «anticutoliani») hanno minacciato ritorsioni. Un agente, Gennaro e Angelis, era già stato ucciso, il 17 ottobre scorso, a colpi di mitra in un circolo ricreativo di Cesa in provincia di Caserta, dove abitava.
Ad uccidere l'appuntato potrebbe essere stata una fantomatica organizzazione, i B.A.D., Braccio Armato Detenuti, che qualche giorno fa aveva tentato di rapire due allievi della scuola degli agenti di custodia di Portici. Il "gruppo di fuoco" fece, però, un errore di persona ed invece di sequestrare degli «aspiranti allievi» catturò due militari di leva che erano andati nella scuola a trovare due amici.
I camorristi quando si accorsero dell'errore liberarono i due ostaggi sull'autostrada per Salerno.
Il 27 scorso con una telefonata anonima i BAD rivendicarono l'episodio ed affermarono: «Questa volta abbiamo sbagliato, ma non sbaglieremo più».
La creazione del «Braccio Armato Detenuti» era nell'aria da qualche mese, fin da quando minacce e intimidazioni erano state rivolte agli agenti di custodia, e non si esclude che alla formazione di un tale «gruppo di fuoco» abbia concorso qualche terrorista ancora in libertà. Anche se gli inquirenti ritengono l'omicidio, un agguato camorrista, non viene esclusa — dunque — l'ipotesi di un attentato dell'eversione.
Nicastro Izzo era addetto al controllo del pacchi per i detenuti. Oggi avrebbe dovuto prendere servizio a Roma, nel quadro del normale avvicendamento degli agenti delle carceri italiane.
È il sesto lavoratore del carcere di Poggioreale che cade sotto il piombo dei killer della camorra in diciotto mesi: il primo fu il vicedirettore Giuseppe Salvia, il 14 aprile 81 (ucciso secondo i magistrati per ordine di Cutolo); poi il 5 giugno 81 fu ucciso Agostino Battaglia; un anno fa, il 13 febbraio 82, AlfredoParagnano; nel settembre scorso Vincenzo Graziano ed infine ad ottobre Gennaro De Angelis.
Proprio mentre avveniva questa esecuzione, in Procura alla presenza dei prefetti di Napoli e Caserta, di magistrati ed ufficiali dei CC si svolgeva un summit sul problema del carcere femminile di Pozzuoli, che dovrebbe essere spostato a Poggioreale (le recluse proprio ieri avevano indetto uno sciopero della fame subito rientrato) per far posto ai detenuti in regime di semilibertà. Il summit sì è concluso in fretta con la decisione di soprassedere a qualsiasi spostamento delle detenute e in attesa di trovare altre soluzioni.
Intanto, nel primo pomeriggio ad Arzano, un ragazzo che avrebbe compiuto 17 anni fra sei giorni è stato ucciso da alcuni killer. Nonostante la giovane età aveva già precedenti penali per furti, rapine, scippi. «È un regolamento di conti, forse una punizione per uno sgarro», affermano laconicamente i carabinieri.
E la lunga catena di delitti della camorra continua ad allungarsi.

 

 

 

 

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