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27 Aprile 1969 Altavilla Milicia (PA). Restava ucciso Orazio Costantino, carabiniere scelto, nel tentativo di arrestare gli autori di una estorsione. PDF Stampa


Fonte e foto da: Album di Sicilia Today

Il 27 Aprile del 1969, il Carabiniere Scelto Orazio COSTANTINO, in servizio presso la squadra investigativa, partecipava volontariamente a rischiosa azione di attesa, su terreno impervio, per arrestare gli autori di una tentata estorsione, mediante lettera minatoria.
Dopo dodici ore di snervante attesa, venutosi a trovare a diretto contatto con individuo che, armato di fucile da caccia, si accingeva a raccogliere il sacco simulante la somma richiesta.
Con estrema decisione e cosciente sprezzo del pericolo, il militare affrontava il delinquente con l’arma in dotazione spianata al fine di impedirgli ogni possibilità di fuga.
Raggiunto in pieno petto da scarica di pallettoni repentinamente esplosa dal malvivente, trovava la forza di reagire seppur invano con il fuoco del proprio moschetto finché colpito a morte, si abbatteva al suolo.
Prima di morire forniva ai commilitoni informazioni determinanti per l’identificazione del malfattore.

 

 

 

Articolo da La Stampa del 29 Aprile 1969

Nelle campagne del Palermitano Carabiniere ucciso in uno scontro a fuoco

PALERMO, lunedì mattina. Un carabiniere in servizio nelle campagne del Palermitano è stato ucciso durante un conflitto a fuoco in contrada « Fiorillo » di Casteldaccia. Il carabiniere ucciso è Orazio Costantino di 37 anni, di Castroreale Terme (Messina) che prestava servizio presso la tenenza di Bagheria. Egli stava partecipando, insieme con altri militari dell'Arma, ad un servizio nelle campagne di Casteldaccia per individuare i responsabili di una estorsione. II carabiniere Costantino e gli altri commilitoni erano appostati in contrada « Fiorillo » quando sono venuti in contatto con alcune persone alle quali hanno intimato di fermarsi; gli sconosciuti hanno sparato contro i carabinieri i quali hanno risposto al fuoco. Un proiettile ha colpito il Costantino ferendolo gravemente. II carabiniere, che perdeva molto sangue, è stato soccorso dai compagni e trasportato al pronto soccorso di Bagheria dove è morto poco dopo, senza che i sanitari potessero fare nulla per salvarlo. Gli sconosciuti che hanno sparato contro i carabinieri sono riusciti a fuggire nelle campagne della zona, facendo perdere le loro tracce. Sul posto, si sono subito recati il comandante della Legione di Palermo, il comandante del Gruppo dei carabinieri di Palermo, numerosi ufficiali del Nucleo investigativo e contingenti di carabinieri e di polizia che hanno organizzato una vasta battuta. Un elicottero dei carabinieri si è alzato in volo dall'aeroporto di Boccadifalco per perlustrare il territorio dell'entroterra palermitano. Nella battuta vengono anche impiegati numerosi cani-poliziotto del centro cinofilo dei carabinieri. (Ansa)

 

 

Articolo da La Stampa del  29 Gennaio 1971

Due fratelli processati per ricatto e per l'uccisione d'un carabiniere

Sono accusati di tentata estorsione ai danni d'un commerciante - La vittima, 38 anni, fu colpita a « lupara » dal ricattatore sorpreso a ritirare la taglia

Palermo, 28 gennaio. Il processo per l'uccisione del carabiniere Orazio Costantino, di 38 anni, originario di Castroreale Terme, avvenuta il 27 aprile 1969 nelle campagne di Altavilla Milicia, è cominciato stamane davanti alla prima sezione della Corte d'Assise di Palermo. Imputati sono i fratelli Antonino e Giusto Parisi, di 30 e 40 anni, di Casteldaccia. Sono accusati di concorso nell'omicidio pluriaggravato del Costantino, di tentata estorsione ai danni d'un commerciante di vini di Casteldaccia, Carlo Panno, nonché di violenza privata, porto e detenzione abusivi di armi e munizioni. La vedova e i fratelli della vittima si sono costituiti parte civile. I fratelli Parisi si dicono innocenti. Giusto Parisi, in particolare, ha negato di avere scritto la lettera di estorsione diretta al commerciante Carlo Panno, nonostante una perizia grafica collegiale disposta dal giudice istruttore abbia provato che la lettera intimidatoria fu scritta dall'imputato. Il carabiniere Orazio Costantino, sposato e padre di due figli, uno di 7 anni e l'altro di 3 anni, partecipava con altri militari dell'Arma, la mattina del 27 aprile di due anni fa, ad un appostamento per catturare l'autore d'una estorsione ai danni del commerciante Carlo Panno. In forza presso la stazione dei carabinieri di Bagheria, Orazio Costantino era stato prescelto per il servizio di appostamento data la buona conoscenza che aveva sia dei luoghi sia delle persone. Al sopraggiungere dell'autore dell'estorsione, Orazio Costantino aveva intimato l'alt. Venne però ucciso con una fucilata, esplosa da circa venti metri. A sparare, secondo l'accusa, sarebbe stato Antoninoi Parisi. Orazio Costantino, poco prima di essere raggiunto dalla scarica mortale, aveva riconosciuto l'uomo che stava per ritirare la somma di 3 milioni di lire (frutto dell'estorsione ai danni del Panno). Lo aveva detto al carabiniere che gli stava vicino, ma non aveva fatto il nome del ricattatore. Orazio Costantino era quindi balzato in piedi ed aveva intimato l'alt all'uomo. Questi aveva reagito con una scarica di « lupara » contro il Costantino, quindi era fuggito. I carabinieri, dopo 55 giorni di indagini, riuscivano a mettere insieme una serie di prove nei confronti di Antonino Parisi e del fratello Giusto, che, a quanto pare, oltre a scrivere la lettera estorsiva al commerciante Panno, avrebbe anche fatto da «palo», mentre il congiunto raggiungeva il punto prescelto per ritirare la somma estorta. Il processo continuerà nei prossimi giorni. a.r.

 

 

Articolo da La Stampa del 6 Agosto 1982

A Palermo è «guerra» 4 delitti in 24 ore

di Antonio Ravidà

Tra gli uccisi un noto esponente psi

PALERMO — Si continua ad uccidere a Palermo e in Sicilia: solo nella giornata di ieri altri quattro omicidi. Nel capoluogo il numero delle persone assassinate dall'inizio dell'anno ieri è cosi salito ad 81, una punta record. Nel centro di Bagheria, 40 mila abitanti, venti chilometri da Palermo, sono stati assassinati poco prima delle 10 l'esponente socialista Cosimo Manzella, presidente dell'Ospedale traumatologico Inail di Palermo, 47 anni, perito agrario, proprietario, fra l'altro, di un pozzo che faceva usare a pagamento per irrigazioni, ed il pregiudicato per rapina Michelangelo Amato, 25 anni, suo parente. Secondo una delle due versioni sulla dinamica dell'agguato, il commando del killer era composto da quattro persone su un'auto di media cilindrata guidata da una donna. In base all'altra versione, Invece, ha fatto tutto da sé un giovane fuggito a piedi subito dopo. Di certo c'è che Manzella è stato crivellato dai proiettili al volante della sua «R-4» che stava posteggiando in via Luigi Sturzo, nel pressi del Municipio. Amato, che era con lui si è lanciato fuori dalla vettura per cercare scampo, ma è stato raggiunto e freddato. Personaggio contraddittorio, Manzella in passato fu consigliere comunale per la dc a Palermo; due anni fa, però, scontento per non avere ottenuto la candidatura alla Camera, abbandonò lo scudo crociato con altri tre consiglieri comunali del suo paese, Casteldaccia, e aderì al psi. Si dice che ora mirasse ad un seggio senatoriale. Gli Inquirenti si domandano il perché dell'agguato a Manzella e come mai un uomo politico come lui, presidente di un ospedale, andasse in giro con un pregiudicato. Giusto Parisi, 52 anni, più o meno alla stessa ora è stato freddato a pistolettate ad Altavilla Milicia, nelle campagne tra Palermo e Bagheria. Nel 1969 Parisi fu arrestato con il fratello Antonino, condannato all'ergastolo ed ora latitante, per l'uccisione del carabiniere Orazio Costantino, insignito della medaglia d'oro alla memoria. Giusto Parisi In Corte d'assise fu condannato a 21 anni, pena ridotta a 16 nel processo di secondo grado. Nelle more del giudizio definitivo di Cassazione, ottenuta temporaneamente la libertà, Antonino Parisi sparì dalla circolazione sottraendosi all'ergastolo e rimase latitante, mentre il fratello ottenne la libertà provvisoria ed ora era sorvegliato speciale. Il quarto delitto di ieri è stato commesso a Castelvetrano, cento chilometri da Palermo, nella valle del Belice. L'assassinato è Antonio Fontana, 51 anni, schedato come mafioso, raggiunto da due killer nell'officina di un elettrauto dove stava facendo riparare la sua vettura. Nativo di Gibellina, in passato Fontana era stato guardiano dei cantieri edili ed era amico di Piero Vaccoro, altro boss delle zone terremotate ucciso in un bar di Santa Ninfa mentre alla tv assisteva alla partita del Mundial, Italia-Polonia. Quando ha visto gli assassini si è rannicchiato in un angolo dell'officina, dove è stato crivellato dal proiettili. I killer hanno risparmiato il garzone, che in quel momento si trovava a pochi passi: «Non hai visto niente» gli hanno urlato minacciosi fuggendo.

 

 

 

 

 

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