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11 Agosto 1982 Palermo. Assassinato il Prof. Paolo Giaccone, esperto in medicina legale e consigliere nel palazzo di giustizia. PDF Stampa

Foto e articolo da: .fascioemartello.it

Paolo Giaccone: Ricordo di un indimenticabile amico
Scritto da: Clada Scavone - 11 agosto 2009

L’11 agosto del 1982 la mafia uccideva barbaramente il Prof. Paolo Giaccone.
Riceviamo una missiva, dal Rag. Piero Terzo, ex Presidente dell’AVIS di Palermo che, con l’integerrimo Prof. Paolo, fu animatore e ri-fondatore dell’importante Centro per la raccolta del sangue. Non riteniamo opportuno dover aggiungere altro commento alla sentita e comossa missiva. La “voce” e l’immagine – Terzo ci ha infatti recapitato una foto che li ritrae insieme durante un Convegno tenutosi nella “Sala delle Lapidi” di Palermo – di chi lo ha conosciuto e di chi, come Piero, gli è stato fedele collaboratore, è altamente densa di significati. Ogni nostro ulteriore scrivere, risulterebbebbe quindi superfluo.

Carissimi, ricorre quest’anno il 27° anniversario del giorno in cui un’aberrante logica omicida ha stroncato la vita del prof. Paolo Giaccone. Volendo condividere con molti amici un aspetto della sua vita, noto a pochi, per ricordare un caro amico Ti invio questa mia missiva.
Egli è stato abbattuto a pochi passi dalle due strutture che erano lo scopo della Sua vita: l’Istituto di Medicina Legale e il Centro Trasfusionale AVIS. All’Istituto aveva iniziato la carriera come assistente, giungendo all’epoca a svolgervi la professione di docente insigne, nonché ricercatore appassionato e qualificato in campo europeo; il Centro Trasfusionale AVIS, che il Prof Ideale Del Carpio assieme a Lui aveva creato fra mille difficoltà nel 1963, era sotto la sua direzione, condotta con disinteressato amore.
AMORE verso l’AVIS, AMORE verso gli altri. Questo l’aspetto più significativo della Sua figura di uomo.

Mi vengono alla mente piccoli episodi che testimoniano questo amore: l’interessarsi del decorso della malattia di alcuni ricoverati del Policlinico per i quali, più di altri, era stato chiesto con affanno del sangue; o offrirsi lui stesso di donare il sangue dinnanzi ad una madre terrorizzata, pronta a dare al figlio la propria vita, ma non il sangue…
Era il 1970 quando ci incontrammo. Fui invitato, in qualità di socio, a partecipare all’Assemblea annuale dell’AVIS. Ci presentammo in quattro: il dr. Salemi, il sig. Leotta, il sig. Fullone e il sottoscritto. Il Prof. Giaccone dichiarata aperta l’assemblea in seconda convocazione, ci relazionò brevemente sulle cause dell’esiguità del numero di donatori – non ultima la mancanza di organizzazione – e ci pose quindi un solo quesito: sciogliere la sede AVIS di Palermo o rifondarla rimboccandoci le maniche. Ci guardammo negli occhi ed optammo per la seconda soluzione.
Primo fra tutti però c’era Lui, Paolo Giaccone: ci ospitava ogni settimana presso il suo studio professionale, e assieme, assiduamente, si cominciò a riorganizzare l’associazione. Così diventammo amici. All’assemblea dell’anno successivo eravamo presenti già più di cinquanta soci.
Poi la modestia.
Pur essendo uomo e professionista affermato, non aveva nulla di scostante, era semplice, affabile e soprattutto Amico.

Infine l’onestà.

Da tutti unanimemente attestata, adamantina, che costituiva una cer­tezza incrollabile per le Sue perizie medico­-legali. Per questo è stato ucciso, ma chi ne ha decretato la fine non sapeva che avrebbe privato gli ammalati negli Ospedali e l’AVIS di una persona capace, che operava per una maggiore disponibilità di sangue per tutti, e per una più qualificata presenza del Centro Trasfusionale all’interno del Policlinico.
53 anni, Medaglia d’Oro AVIS con 56 dona­zioni (l’ultima una settimana prima dell’assassinio), aveva coinvolto alla donazione la moglie e la figlia Milly, la maggiore di quattro. Come non ricordare la gioia e la commo­zione quando aveva voluto Lui stesso, nella qualità di Presidente Regionale, conse­gnarle la medaglia di bronzo.
Presidente della Co­munale fino a quando, nel 1981, non fu designato all’unani­mità a dirigere l’AVIS in Sicilia. Sotto la Sua presidenza era stata formulata dal Consiglio Direttivo una proposta di piano san­gue che era già stata diffusa, e costituiva una base proficua di discussione. Altre iniziative erano state ideate per rilanciare l’AVIS – e le altre associazioni di donatori in Si­cilia – conferendole maggiore consapevolezza del ruo­lo da svolgere nel moderno Servizio Sanitario.
Ricoprivo la carica di Presidente dell’AVIS Comunale di Palermo e quell’11 agosto ricevetti una telefonata che mi informava dell’orribile fatto: fui tra i primi ad arrivare al Policlinico, riuscendo a vederlo, per l’ultima volta.

 

 

Tratto da Wikipedia

Paolo Giaccone era uno dei più grandi esperti di medicina legale. Divideva il suo impegno tra l'istituto di Medicina legale che dirigeva e le consulenze per il palazzo di giustizia. Aveva ricevuto l'incarico di esaminare un'impronta digitale lasciata dai killer che nel dicembre 1981 avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria con quattro morti come risultato. L'impronta era di un killer della cosca di Corso dei Mille ed era l'unica prova che poteva incastrare gli assassini.

Il medico ricevette delle pressioni perché aggiustasse le conclusioni della perizia dattiloscopica. Giaccone rifiutò ad ogni invito e ogni minaccia e il killer fu condannato all'ergastolo. In seguito il pentito Vincenzo Sinagra rivelò i dettagli del delitto incolpando Salvatore Rotolo che venne condannato all'ergastolo al primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Per le minacce a Paolo Giaccone fu arrestato un avvocato che al telefono lo avrebbe invitato a cambiare i risultati della perizia dattiloscopica.

 

 

Pagina Facebook:

 

Paolo Giaccone...il coraggio di un uomo che "non lasciò spazio alla difesa"

 

 

 

 

 

 

Articolo del 17 Maggio 2011 dal Blog di Luca Rinaldi

Quando una vittima di mafia non è più vittima di mafia. Il caso Giaccone e il vitalizio sospeso alla figlia

di Luca Rinaldi

Paolo Giaccone era medico, direttore dell'Istituto di Medicina Legale del Policlinico Universitario di Palermo. E' stato ucciso da Cosa Nostra per non aver accettato di falsificare una perizia che avrebbe incastrato un killer della mafia. Ieri l'Inpdap e la prefettura di Palermo hanno comunicato alla figlia Milly la sospensione del vitalizio per i parenti delle vittime della criminalità organizzata e del terrorismo mafioso, perchè il padre non sarebbe vittima del 'terrorismo mafioso'

“Nel giorno del ventottesimo anniversario della morte del professor Paolo Giaccone, Direttore dell'Istituto di Medicina Legale del Policlinico Universitario di Palermo, barbaramente ucciso per mano mafiosa l'11 agosto 1982, desidero ricordarne il sacrificio e rinnovarne la memoria. La sua vita è stata per chiunque l'abbia conosciuto esempio di civiltà, rettitudine e integrità morale. All'amore per la verità, al rispetto per l'etica professionale e al rifiuto della corruzione e delle intimidazioni, Paolo Giaccone ha offerto il sacrificio estremo. Oggi noi tutti abbiamo il dovere di ricordare il Suo eroismo quotidiano e silenzioso, la sua passione civile, dote semplice e rara, e nel farlo, prendere coscienza di quale forza straordinaria, quasi rivoluzionaria, possa avere semplicemente compiere il proprio dovere”.

Era l’11 agosto del 2010. Poco meno di un anno fa, e il Presidente del Senato Renato Schifani rendeva omaggio al professor Paolo Giaccone, che per lo stato era una vittima di mafia e del terrorismo mafioso. Medico legale ucciso per non essersi piegato a falsificare una perizia che avrebbe scagionato un killer di Cosa Nostra. Così l’11 agosto 1982 Cosa Nostra decide di eliminarlo tra i viali del Policlinico di Palermo oggi a lui intitolato. La sua determinazione nel rifiutare di falsificare la perizia per far incriminare quel killer che aveva fatto fuori quattro persone a Bagheria nel dicembre del 1981 gli costò la vita a solo 53 anni. Giaccone dirigeva l’istituto di medicina legale del Policlinico di Palermo.

Lasciava la moglie e una figlia, Milly, che diventerà medico a sua volta e poi, nel 1989, dirigente medico dell’azienda “Ospedali Riuniti e Cervello e Villa Sofia”. Nel maggio 2010 dall’ufficio del personale dell’azienda le fanno sapere che ha diritto al collocamento a riposo per limiti di servizio grazie alla legge che tutela le vittime della mafia. Nel gennaio 2011 la Prefettura con regolare delibera approva la richiesta della Giaccone e riconosce alla figlia del medico ucciso da Cosa Nostra il vitalizio in quanto familiare di ‘vittima della criminalità organizzata e del terrorismo mafioso’.

Ma a quasi 28 anni di distanza dall’omicidio Giaccone qualcosa è cambiato, nonostante la morte del medico legale sia sempre la stessa. Paolo Giaccone “non rientra nella categoria delle vittime di “terrorismo mafioso e criminalità organizzata””. Lo fa sapere l’Inpdap alla figlia Milly che avrà conferma anche dal viceprefetto Maria Pedone della prefettura di Palermo, che, “senza grandi spiegazioni – dice Milly Giaccone - mi ha confermato che mio padre non rientra fra le “vittime del terrorismo mafioso”” e per questo lei non può essere considerata familiare di vittima di mafia.

Eppure Giaccone, che non aveva accettato di “ammorbidirsi” alle richieste di Cosa Nostra, fu assassinato proprio per mano di Cosa Nostra. Per questo delitto sono stati condannati Filippo Marchese, come mandante, e Salvatore Rotolo come esecutore. Nel 1995 la corte d'appello ha condannato dieci componenti della cupola mafiosa per lo stesso omicidio.

Una storia su cui la Prefettura e l’ente pensionistico Inpdap sono chiamati a fare luce al più presto, prima di tutto per rispetto verso la figura di un uomo coraggioso come è stato il professor Paolo Giaccone, che sembra essere diventato una ‘vittima di serie B’ per via di una burocrazia troppo spesso cieca.

Appresa la notizia Il parlamentare regionale del Pdl Salvino Caputo, che ha reso nota la vicenda, ha presentato un’ interrogazione parlamentare al Governo della Regione e ha chiesto l’intervento del ministro dell’Interno Roberto Maroni

 

 

 

Articolo dell'11 Agosto 2011 da malitalia.it

Per lo Stato mio padre non è vittima di mafia

di Antonella Folgheretti

“Certo che si tratta di un lutto. Un lutto plurimo, che si è ripetuto. E continua a ripetersi ogni volta che ci penso”. Milly Giaccone è la figlia del professore Paolo Giaccone, medico legale ucciso a Palermo dalla mafia l’11 agosto del 1982 perchè non si era piegato a falsificare una perizia che avrebbe scagionato un killer legato a Cosa nostra. Paolo Giaccone era uno dei più grandi esperti di medicina legale. Divideva il suo impegno tra l’istituto di Medicina legale (che dirigeva) e le consulenze per il Palazzo di giustizia. Aveva ricevuto l’incarico di esaminare un’impronta digitale lasciata dai killer che nel dicembre 1981 avevano scatenato una sparatoria tra le vie di Bagheria con quattro morti come risultato. L’impronta era di un killer della cosca di Corso dei Mille ed era l’unica prova che poteva incastrare gli assassini. Il professore Giaccone rifiutò ogni ‘pressione’: venne ucciso.
Oggi ad essere vittima, ma della devastante burocrazia, quel ‘buco nero’ che inghiotte umanità e scarta le emozioni, è la figlia. A Milly, dirigente medico dell’azienda ospedaliera ‘Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello’, a Palermo, a maggio dello scorso fu detto che aveva diritto al collocamento a riposo per limiti di servizio (è stata assunta il 3 novembre del 1989) grazie alla legge che tutela le vittime della mafia. Il 28 marzo 2011 il viceprefetto Maria Pedone della Prefettura di Palermo certifica, su richiesta dell’ente, che Milly è “familiare di ‘vittima della criminalità organizzata’”: l’azienda ospedaliera la manda in pensione lo scorso primo aprile. Ieri, però, Milly Giaccone ha una sorpresa: riceve una comunicazione dall’Inpdap che le revoca il vitalizio. La causa? Paolo Giaccone non rientra, a dire dell’istituto, non rientra nella categoria delle vittime di “terrorismo mafioso e criminalità organizzata”.
“Ma Paolo Giaccone, allora, è vittima di cosa? Forse che esistono vittime della criminalità organizzata di serie A e di serie B? O forse c’è chi pensa che mio padre si è ‘suicidato’ – racconta a Blogsicilia Milly Giaccone – per far sì che i propri figli possano “godere” delle agevolazioni previste per le vittime di mafia? L’abbiamo pagata ogni giorno della nostra vita questa ‘agevolazione’”
Paolo Giaccone è universalmente considerato un martire della legalità. “Ancora oggi non riesco a esprimere liberamente la mia sofferenza, il gravissimo senso di smarrimento, di perdita – ricorda commossa Milly -. In quei giorni, ma anche dopo, c’era chi mi chiedeva di non pensarci. Dovevo esserci anch’io quel mattino, perchè ogni giorno noi due, io e lui, facevamo insieme il tragitto da casa all’ospedale, dove facevamo il nostro lavoro, lui professore ed io studentessa in Medicina. Mi ha salvato la vita un mal di pancia di mia madre. Io, dopo un confronto con mio padre, quel mattino rimasi insieme a lei. E non c’ero, quando l’hanno ammazzato. Oggi dico che se fossi stata con lui mi sarei risparmiata lo strazio dei lunghi anni che sono seguiti. A quei tanti ‘ci vuole pazienza’ sussurrati alle mie spalle da colleghi e superiori in questi anni di lavoro in ospedale. ‘Ci vuole pazienza’ – ricorda Milly, chiamata anche ‘la dottoressa dalla denuncia facile’ – perchè io, che ho sempre voluto fare il medico, per emulare papà, sono sempre stata criticata al minimo errore: ‘certo, uno sta qui a scoppiare, poi arriva lei, e, con una leggina, va avanti’. Proprio a me, alla mia famiglia, che per pudore non abbiamo mai neanche voluto avviare la causa civile per risarcimento danni contro chi ci ha tolto papà”.
E anche alla luce di quello che sta succedendo in queste ore, penso a quanto sia inutile anche quell’intitolazione del Policlinico a papà. Quasi una beffa. Ho sempre cercato di immaginare quello che era accaduto nel vialetto alberato, tra le auto posteggiate fuori dall’ospedale. Papà che cammina piano, guardingo come era ormai abituato a fare, consapevole com’era di avere un destino segnato. Papà colpito da due proiettili a sinistra e, dopo, un altro colpo a destra”.
“Se ancora ci penso mi sento avvolta dal gelo – continua la figlia del professore Giaccone -. Come quello che ho sentito quando la voce scostante e quasi indisponente del viceprefetto Pedone, ieri, mi ha confermato, senza grandi spiegazioni, che mio padre non rientra fra le ‘vittime del terrorismo mafioso’”. (pubblicato su Blogsicilia il 10 agosto 2011)

 

 

 

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Paolo Giaccone

 

 

 

Foto e Articolo del 15 Giugno 2012 da palermoreport.it

A Palermo nasce il ''Centro Studi Paolo Giaccone''  

Fortemente voluto e finalmente costituito. E' il " Centro Studi Paolo Giaccone".

Nato, in primis per onorare la memoria del professore Paolo Giaccone, il medico legale ucciso per mano mafiosa l'11 agosto del 1982 tra i viali del Policlinico, perché si rifiutò di falsificare una perizia che avrebbe incastrato uno dei killer della strage di Natale, avvenuta nel 1981 a Bagheria, e con l'importante obiettivo di promuovere la cultura della legalità, contrastando quindi il prolificare della "deviazione" mafiosa e di tutte le altre forme di illegalità e il rischio di emarginazione sociale, con iniziative di carattere culturale ma non solo.

I soci fondatori sono i magistrati Nico Gozzo e Fabio Licata, il preside della Facolta' di Medicina Giacomo De Leo, il giurista Vincenzo Militello, l'antropologo Ignazio Buttitta, il fotografo Bebo Cammarata, il saggista Tommaso Romano, la giornalista Marta Genova, la professoressa Angela Caruso, il medico Elio Bennici, l'avvocato Francesco Bianchini, il direttore della Fondazione Buttitta Luigi Furitano e Milly Giaccone, figlia del professore. Presidente è Luigi Furitano , la carica di Presidente Onorario è stata conferita Prof. Matteo Marrone,Docente Emerito dell'Universita' di Palermo.

Il Centro Studi Paolo Giaccone intende muoversi attraverso dibattiti, seminari di studi, convegni pubblicazioni, presentazioni e percorsi didattici rivolti a scuole di ogni ordine e grado, all'Università, scuole carcerarie, centri di giustizia anche minorili e servizi sociali connessi e contribuire allo sviluppo della cultura antimafia anche promuovendo analisi e ricerche per diffondere la conoscenza dei fenomeni mafiosi, criminali e di devianza della legalità, in tutte le loro manifestazioni ed è aperto quindi a tutti i cittadini che vorranno partecipare al progetto e alle associazioni che vorranno collaborare.

 

 

 

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