VittimeMafia.it

28 Aprile 1921 Piana dei Greci (PA). Ucciso Vito Stassi, dirigente socialista e presidente della Lega dei contadini del paese. PDF Stampa

Foto e Articoli da La Sicilia del 7 Febbraio 2010

Intransigente contro la mafia

La sera del 28 aprile 1921, a Piana dei Greci (dal 1941 Piana degli Albanesi), tre uomini armati di fucile assassinarono Vito Stassi «Carusci», dirigente socialista e presidente della Lega dei contadini. Un omicidio voluto dalla mafia per conquistare «Piana la rossa»

Articolo di Dino Paternostro

La sera del 28 aprile 1921, tre uomini armati di fucile stavano appostati in via Brutto, a Piana dei Greci, come se aspettassero qualcuno. In effetti, qualcuno aspettavano davvero. Spuntò dall’angolo della strada intorno alle 21.30. Era Vito Stassi "Carusci", dirigente socialista e presidente della Lega dei contadini del paese. Aveva partecipato ad una riunione del vicino circolo socialista e adesso stava tornando a casa sua, dove l’aspettavano la moglie Rosaria Talento e i figli Giovanni di 11 anni, Antonina di 9 anni, Serafina di 7 e Rosa Lussemburgo (in onore di Rosa Luxemburg, mitica dirigente socialista trucidata a Berlino dai militari tedeschi nel 1919) di appena 2 anni.

 


Ma Vito Stassi non sarebbe mai più tornato a casa. I tre killer fecero fuoco e lo colpirono con numerosi colpi, uccidendolo all’istante. Aveva appena 45 anni. Un classico omicidio di mafia, perpetrato contro un dirigente contadino, in un comune dove la sinistra aveva da tempo radici solide. E neanche questo sembrò una novità. In quel primo dopoguerra, infatti, durante il famoso «biennio rosso», che fu operaio al Nord e contadino al Sud, e negli anni immediatamente successivi, tanti altri dirigenti sindacali e politici di orientamento socialista erano stati trucidati dalla mafia e dal padronato agrario ed industriale. Per tutta la notte il corpo di Vito Stassi fu lasciato riverso sul selciato, dove venne vegliato dalla famiglia e da un nutrito gruppo di contadini,in attesa della perizia dell’autorità giudiziaria, che si fece solo nella mattinata del giorno successivo. Solo a quel punto, la salma del dirigente socialista fu ricomposta nel salone della sede del Partito socialista, in via Kastriota.

I solenni funerali si svolsero nel pomeriggio: la bara del dirigente contadino, coperta da un drappo rosso, fu accompagnata da migliaia di contadini, che formarono un imponente corteo funebre. Alla testa c’era la fanfara dei circolo socialista. Al funerale parteciparono tante persone comuni e folte delegazioni dei circoli socialisti e contadini dei comuni del circondario. L’orazione funebre fu svolta dal falegname Michelangelo Jenna, segretario del Partito socialista di Piana. «Con la scomparsa di Vito Stassi - ha scritto lo studioso Francesco Petrotta nel volume "Politica e mafia a Piana dei Greci da Giolitti a Mussolini" (La Zisa, Palermo 2001) - veniva a mancare al partito socialista l’uomo in grado di organizzare una risposta alla mafia.

Stimato dirigente per la sua bontà d’animo, egli rappresentava, assieme al vecchio Giorgio Carnesi e a Michelangelo Jenna, l’ala intransigente del partito che non accettava compromessi con la mafia». Aggiungendo: «A soli 24 anni, nel 1900, l’on. Barbato gli aveva affidato, assieme ad altri, la cassa della disciolta federazione socialista. Fu un atto di fiducia ma anche di riconoscimento politico. Autodidatta, la sera dopo i lavori nei campi, nel Circolo socialista leggeva e commentava ai contadini analfabeti i testi e la stampa socialista». Fu eletto diverse volte consigliere comunale e, nel 1912, su indicazione di Nicola barbato, fu chiamato a dirigere la «Cooperativa Agricola Anonima» in un momento molto difficile per il Partito socialista. Ammiratore della rivoluzione sovietica del 1917, in occasione dello sciopero contadino del 1919 fu soprannominato dagli avversari politici «Lenin».

«Anche se si formò politicamente in un Partito di classe fortemente anticlericale, dove gli aderenti non battezzavano i nascituri né si sposavano in chiesa - ha scritto Petrotta nella biografia dedicata al dirigente contadino ("Vito Stassi Carusci e il biennio rosso a Piana dei Greci", La Zisa, Palermo 2003) non assunse mai posizioni antireligiosi. Anzi il 5 ottobre 1902 si sposò nella Chiesa di San Demetrio, la Matrice, con Rosaria Talento, di 19 anni, dalla quale ebbe quattro figli: Giovanni, Antonina, Serafina, e Rosa Lussemburgo" (in onore di Rosa Luxemburg, dirigente socialista, assassinata dai tedeschinel 1919 - ndr).

Secondo il tenente colonnello Paolo Sanna, comandante la divisione dei Carabinieri reali di Palermo interna, «il delitto si suppone consumato a scopo politico. Gli affiliati al partito socialista mantengosi calmi, ma si riservano di deliberare circa il contegno da tenere riguardo all’uccisione del compagno di fede».

 

Al processo di Palermo furono tutti assolti

di Dino Paternostro

LE MINACCE. I mafiosi a Stassi: «Ce la vedremo a tu per tu». Poi avviarono le loro vacche sui pascoli del feudo «Scala»

L’omicidio di Vito Stassi "Carusci" scosse profondamente i cittadini di Piana dei Greci. Si veniva dai successi importanti delle occupazioni delle terre del "biennio rosso", ma quel delitto segnò un cambiamento di clima politicosociale. «Da quel momento in poi - scrive Francesco Petrotta - ai lavoratori, guidati dal partito socialista, fu negato con la violenza di esercitare il diritto di svolgere attività politica e sindacale.
E mentre al Nord i padroni delle fabbriche foraggiavano le squadre fasciste per distruggere le organizzazioni del movimento
operaio, a Piana per raggiungere lo stesso obiettivo i proprietari terrieri, i gabelloti e le forze "democratiche e liberali", con l’aperto sostegno delle autorità dello Stato, misero in campo il loro braccio secolare: la mafia». Infatti, dava fastidio che in provincia di Palermo esistesse ancora «Piana la rossa», mentre già erano cadute tutte le altre roccaforti del socialismo, come San Giuseppe Jato e Santa Cristina Gela. E, più ancora, Corleone, dove nelle elezioni comunali del 1920 - come scrisse il famoso
dirigente di P.S. Giuseppe Alongi - «si ebbe il blocco di democratici-popolari-maffia, con sfoggio di intimidazioni e pastette». I socialisti di Corleone, che nel 1914 con Bernardino Verro aveva conquistato il municipio, allora finirono in minoranza e venne eletto sindaco Giovanni Milone, affiancato in giunta da esponenti diretti dei «fratuzzi» come Michelangelo Gennaro e Salvatore Pennino. Mentre altri esponenti, come Leonardo La Torre e Saverio Montalbano, sedevano in consiglio comunale.
Ma per il blocco conservatore e reazionario di Piana dei Greci non fu facile «cacciare» i socialisti dal municipio. Essi, infatti, da circa un decennio guidavano l’amministrazione comunale e vantavano anche «una forte egemonia economica specialmente nelle campagne, dove avevano la gestione di ben sette feudi: quattro presi in affitto dalla Cooperativa Agricola Anonima e tre ottenuti in concessione con il decreto prefettizio dell’ottobre 1920», spiega Petrotta.
Dato il «clima politico» nazionale, la mafia di don Ciccio Cuccia e di Tommaso Matranga comprese, però, che i tempi potevano essere maturi per «ricoprire un ruolo autonomo e legale, ottenere l’aperto e totale sostegno delle forze democratiche e liberali e delle autorità governative, prefetto Menzinger in testa, per sostituire i socialisti alla guida del potere locale ». Bisognava, però, dare l’assalto al gruppo dirigente del partito socialista. Cominciarono, quindi, le azioni provocatorie. Nell’aprile del 1921, furono personalmente Giuseppe Riolo e Giovanni Piediscalzi a recarsi a casa di Vito Stassi, «avanzando subito la pretesa di pascolare nelle terre già divise e seminate dai componenti del circolo socialista di cui lo Stassi era presidente». E alla risposta dello Stassi che sulla questione poteva decidere solo l’assemblea dei soci, i due lo minacciarono. «Ce la vedremo a tu per tu - gli dissero - e chi può, può!». E qualche giorno dopo, in segno di sfida, le loro vacche furono mandate a pascolare nel feudo
«Scala». «Non preoccupatevi, compagni, che ci faremo rimborsare!», disse deciso Vito Stassi agli altri contadini. Ma non ne ebbero il tempo, perché la sera del 28 aprile il dirigente contadino venne assassinato. Solo nel 1930 si riuscì a fare il processo contro Giuseppe Riolo, quale mandante dell’omicidio, e Giovanni Piediscalzi, Raffaele Lo Voi e Bonaventura Cardinale
quali esecutori.

Share/Save/Bookmark
 

Menu

Sei  : Home Vittime 28 Aprile 1921 Piana dei Greci (PA). Ucciso Vito Stassi, dirigente socialista e presidente della Lega dei contadini del paese.