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23 Novembre 1996 Torre Annunziata (NA). Ucciso il commerciante Raffaele Pastore "per aver osato denunciare e fatto imprigionare chi gli chiedeva il pizzo sui suoi onesti guadagni". PDF Stampa

Foto da: lostrillone.tv


Articolo di La Repubblica del 24/11/1996

SI RIBELLO' AL RACKET, UCCISO

di Daniela D'Antonio

TORRE ANNUNZIATA - Due anni fa aveva denunciato un' estorsione e fatto arrestare un camorrista, processo ancora in corso. Ma Raffaele Pastore, un piccolo commerciante di Torre Annunziata, aveva continuato a ribellarsi alle minacce della camorra, a chi gli chiedeva forse di ritirare quella denuncia. E ieri lo hanno ammazzato con otto colpi, ferendo anche la madre. Ore 18,30, via Carminiello, a Torre Annunziata, una cittadina alle falde del Vesuvio ad alta densità criminale. Raffaele Pastore, 35 anni e una fedina penale immacolata, è nel suo negozio di mangimi. Con lui c' è la madre, Antonietta Auricchio di 66 anni. Due uomini con il volto coperto da passamontagna entrano nel negozio e fanno fuoco sull' anziana e il figlio. Nel negozio, per fortuna, non ci sono clienti. Sparano numerosi colpi e poi scappano. Non lasciano tracce, se non i dieci bossoli recuperati più tardi dai carabinieri.

Un "lavoro" pulito eseguito da killer professionisti. I sicari non pronunciano una parola. Il loro messaggio è affidato ad una pistola calibro 7,65. Un passante carica i due feriti sulla sua auto e raggiunge l' ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. Antonietta Auricchio è stata ferita alle braccia. Non è grave. Il figlio muore poco dopo l' arrivo in ospedale. Scattano subito le indagini. Si recupera il fascicolo aperto nel ' 94 quando Pastore - sposato con due figli di sette e due anni - bussò alla porta della polizia per denunciare un tentativo di estorsione. All' epoca, Torre Annunziata era il regno incontrastato del boss Valentino Gionta, il camorrista accusato di essere il mandante dell' omicidio del giornalista Giancarlo Siani, ucciso 11 anni fa. Fu proprio un uomo di Gionta a minacciare Pastore: "Se vuoi stare tranquillo devi darci 50 milioni". Il commerciante non si arrese davanti a questo ultimatum e si rivolse alla polizia. Grazie alle sue indicazioni, fu arrestato Filippo Gallo di 32 anni. Il processo è ancora in corso. Da allora, Raffaele Pastore non aveva denunciato altre minacce. Ma polizia e carabinieri stanno indagando per stabilire se, negli ultimi mesi, la camorra abbia preteso il ritiro della denuncia. L' uomo sapeva che la sua testimonianza era uno sgarro alla malavita. Una decisione che in una città come Torre Annunziata ha un solo significato: è un tradimento a vita contro quelli che comandano. Nell' 86, fu ucciso un altro imprenditore che si era ribellato al racket: Luigi Staiano, titolare di una impresa di costruzione. Pochi giorni fa a pochi chilometri da Torre, a Gragnano, un imprenditore caseario è stato ferito per lo stesso motivo. Raffaele Pastore temeva per la sua vita. Aveva richiesto e ottenuto il porto d' armi per difesa personale. Aveva comprato una pistola ma la teneva in un cassetto a casa. Era disarmato anche ieri, quando i sicari sono entrati nel suo negozio per ucciderlo. Il silenzio dei due killer, la testimonianza della anziana donna, escludono la pista della rapina. Una vendetta? La risposta a due anni di distanza a quella denuncia? Il clan di Valentino Gionta, dopo l' arresto del boss, è stato ridimensionato. Torre Annunziata è da tempo il teatro di uno scontro sanguinario tra i sopravvissuti dei Gionta e gli emergenti della famiglia Limelli. In gioco ci sono traffici miliardari di droga e di sigarette. L' omicidio del commerciante potrebbe essere interpretato come la prova di forza di un camorrista. Un messaggio rivolto alla città: chi si ribella alla malavita, paga con la vita. A Torre Annunziata come a Capo d' Orlando.

 

 

Articolo del  23 Novembre 2010 da  notizie.comuni-italiani.it

Il ricordo di Pastore contro la “tolleranza dell’illegalità”

di Paola Perna

A quattordici anni dalla sua morte, Torre Annunziata ricorda Raffaele Pastore: dalla solitudine iniziale alla ricostituzione del tessuto sociale disgregatosi sotto i colpi della malavita.

Una giornata ricca di appuntamenti questa del 23 novembre di 14 anni dopo l’uccisione del commerciante di mangimi, ucciso nel suo negozio di via Vittorio Veneto, per aver osato denunciare e fatto imprigionare chi gli chiedeva il pizzo sui suoi onesti guadagni.

La commemorazione è iniziata questa mattina con la deposizione sulla tomba di famiglia di una corona d’alloro da parte delle autorità cittadine. Il sindaco Giosuè Starita e l’assessore alle Politiche Sociali, Ciro Alfieri, davanti al picchetto d’onore della Polizia Municipale e al labaro della città, hanno presenziato al rito officiato da don Ciro Cozzolino, alla presenza della vedova Beatrice Pastore, dei familiari e degli amici di Lello.

Alla cerimonia religiosa è seguito il convegno sulla legalità organizzato presso l’istituto “G. Marconi”, a cui hanno partecipato gli studenti e alcune persone in prima linea nella lotta alla criminalità.
Nel primo pomeriggio, invece, nella sede del Palazzo Criscuolo, ha avuto luogo il convegno “La cultura per sconfiggere la Camorra” a cui hanno partecipato, tra gli altri, il neocommissario antiracket e antiusura della Regione Campania Franco Malvano, Anna Maria Torre, figlia di Marcello Torre, sindaco di Pagani ucciso trenta anni fa dalla camorra per volere di Raffaele Cutolo a capo della Nuova Camorra Organizzata, il procuratore capo della Repubblica di Torre Annunziata, Diego Marmo, il sindaco di Pompei, Claudio D’Alessio, Beatrice Pastore, moglie di Raffaele, il presidente della “Casa della Solidarietà”, Amleto Frosi, e le autorità cittadine.

Un lungo dibattito sulle tema “camorra” e sul concetto di legalità, che ha visto i protagonisti esporre le proprie esperienze di vita e di lavoro, nell’ottica di iniziare un percorso unanime di ricostruzione di quel tessuto sociale che ha ceduto sotto i colpi della malavita.

“La crisi industriale prima, il contrabbando di sigarette e la ricostruzione post terremoto dopo, hanno causato delle profonde lacerazioni delle quali non si può imputare la responsabilità soltanto alla politica e ai suoi rappresentanti – ha commentato il primo cittadino Starita – che, del resto, sono espressione del territorio. La vera reazione alla malavita e l’unico modo per combatterla deve essere la ripresa dei propri ruoli da parte di tutti: politici, amministratori, cittadini. La tolleranza verso ogni forma di illegalità, dalle piccole cose che possono sembrare banali a quelle più gravi, va combattuta con ogni mezzo, ma soprattutto con la cultura”.

Molto duro l’intervento del procuratore Marmo che ha ricordato: “E’ inutile commemorare se non ci ribelliamo a questo stato di cose che, dopo 14 anni, è peggiorato anziché migliorato. Sono in ballo le stesse persone, gli stessi clan, nonostante si sono susseguiti arresti e condanne; l’unico modo per sconfiggerli è fare in modo che a loro non arrivi danaro, perché con quello entrano ovunque, spalancando ogni porta”.

A chiusura del convegno Amleto Frosi ha annunciato l’istituzione di un “Premio Raffaele Pastore” per gli imprenditori del territorio che si distinguono e operano nel rispetto della legalità. Simbolo del premio, la spiga, a memoria di quell’Arte Bianca che fece di Torre simbolo di operosità e laboriosità.

 

 

 

Foto e articolo del 21 Novembre 2011 da torresette.it/

La prima edizione del "Premio Raffaele Pastore" con Giovanni Impastato

Raffaele Pastore e Peppino Impastato. Due uomini, due simboli moderni della lotta alle Mafie, che hanno dato la vita per difendere il principio della legalità in due realtà fortemente inquinate dal potere malavitoso: la Campania e la Sicilia. Pastore (nella foto), imprenditore nel settore dei mangimi per animali, fu ucciso il 23 novembre 1996 da due sicari della camorra. Una spedizione di morte decretata a seguito della denuncia del commerciante torrese, avvenuta due anni prima, che si era rifiutato di pagare il pizzo ai clan. Impastato venne barbaramente massacrato il 9 maggio 1978. Legato ai binari della linea ferroviaria Palermo-Trapani, fu dilaniato da una carica di tritolo. Pagò a caro prezzo il suo impegno contro la Mafia e le denunce delle attività illecite del boss Gaetano Badalmenti, poi condannato all´ergastolo in qualità di mandante dell´omicidio. A quindici anni di distanza dall´assassinio di Raffele Pastore, l´Amministrazione comunale di Torre Annunziata ha istituito il "Premio Raffaele Pastore". L´iniziativa, dal titolo "Cento passi... in memoria di Raffaele Pastore" ha coinvolto anche l´associazione Libera e l´ALILACCO. Mercoledì 23 novembre, alle ore 10, al Liceo Pitagora di via Tagliamonte interverrà Giovanni Impastato, fratello di Peppino, che incontrerà gli studenti dell´Istituto torrese. Nel pomeriggio, alle ore 17, a Palazzo Criscuolo si terrà la cerimonia di consegna del Premio.

 

 

 

 

 


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