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19 Agosto 1949 Palermo. Strage di Passo di Rigano - Bellolampo. Restarono uccisi i Carabinieri: Giovan Battista Aloe, Armando Loddo, Sergio Mancini, Pasquale Antonio Marcone, Gabriele Palandrani, Carlo Antonio Pabusa e Ilario Russo. PDF Stampa

Fonte: Antimafiaduemila.com - Articolo del 19 Agosto 2009

Strage dei Carabinieri di Passo di Rigano - Bellolampo (PA) 19 agosto 1949

Quest’anno ricorre il 60° anniversario della strage di Passo di Rigano - Bellolampo.
L'eccidio fu consumato alle ore 21.30 del 19 agosto del 1949, in località Passo di Rigano.

In quella che allora era una piccola borgata alle porte di Palermo, posta sulla strada provinciale SP1 di accesso alla città provenendo da Partinico e Montelepre, di obbligato passaggio, il bandito Salvatore GIULIANO, detto "Turiddu", fece esplodere una potente mina anticarro, collocata subdolamente lungo la strada.
La deflagrazione investi l'ultimo mezzo, con a bordo 18 Carabinieri, di una colonna composta da 5 autocarri pesanti e da due autoblindo che trasportavano complessivamente 60 unità del "XII Battaglione Mobile
Carabinieri" di Palermo. L'esplosione dilaniò il mezzo e provocò la morte di sette giovani Carabinieri, di umili origini, provenienti da varie città italiane:



Giovan Battista ALOE classe 1926 da Cosenza (Lago),

Armando LODDO classe 1927 da Reggio Calabria,

Sergio MANCINI classe 1925 da Roma,

Pasquale Antonio MARCONE classe 1922 da Napoli,

Gabriele PALANDRANI classe 1926 da Ascoli Piceno,

Carlo Antonio PABUSA classe 1926 da Cagliari

Ilario RUSSO classe 1928 da Caserta.

Altri 10 carabinieri rimasero feriti, alcuni subendo gravi mutilazioni.

 

Tra i feriti vi fu anche il 35 enne Tenente CC Ignazio MILILLO, Comandante della Tenenza suburbana di Palermo.Nel tardo pomeriggio di quel giorno questi carabinieri, accasermati alla caserma "S.Vito"(caserma Carini) ed alla caserma "Calatafimi" erano pronti per fruire di un permesso serale quando giunse la notizia dell'ennesimo attacco, con l'utilizzo di mitragliatrici e bombe a mano, da parte di circa 15 elementi della banda GIULIANO alla caserma dei carabinieri dell'isolata località di Bellolampo (allora in piena campagna, a circa 10 km da Palermo).Erano le ore 18,00. A seguito dell'allarme, molti ragazzi si presentarono volontariamente al punto di raccolta. Con generoso slancio si equipaggiarono rapidamente e non esitarono a salire sui mezzi per portare aiuto ai colleghi, pur consci del grave pericolo a cui andavano incontro. Giunti a Bellolampo, effettuarono il rastrellamento dell'area unitamente ad un piccolo contingente di agenti di P.S. giunto a bordo di "camionette", in condizioni difficili sia per l'aspra orografia del terreno sia per l'orario notturno. Visto l'esito negativo verso le ore 21,00 si avviavano per far rientro nella propria caserma.Il diabolico piano di attacco del bandito Giuliano, prevedeva una esecuzione in tre tempi:attacco dimostrativo alla Caserma di Bellolampo con lo scopo di attirare le forze di polizia in una zona particolarmente adatta all'agguato;strage della colonna sulla via di ritorno;assalto alle forze che da Palermo sarebbero accorse agli ordini del responsabile dell'Ispettorato di P.S. e degli ufficiali dell'Arma.A Passo di Rigano i banditi avevano posto una grossa mina legata con un filo di ferro, nascondendosi sul lato opposto in un folto boschetto, attendendo il rientro a Palermo dell'autocolonna.Il rumore dei motori annunciò agli attentatori l'arrivo dei mezzi dei carabinieri, uno strappo al filo di ferro e la mina si posizionò tra le ruote posteriori dell'ultimo autocarro al comando del tenente Milillo e del brigadiere Tobia, che erano nella cabina di guida.Il fragoroso scoppio fece fermare l'autocolonna, i carabinieri ed i poliziotti saltarono a terra dai mezzi e corsero verso il luogo dell'esplosione.Fra i feriti, il più grave il Carabiniere Ilario RUSSO, morirà il giorno dopo all'ospedale militare di Palermo.Alla notizia dell'attentato l'Ispettore Generale di P.S. VERDIANI, il Generale dei Carabinieri POLANI, il Colonnello TUCCARIN, il Maggiore JODICE ed un vice Questore con due automobili si dirigono verso Passo di Rigano.Attraversata piazza Noce, nel tratto di strada (attuale via G.E. Di Blasi) che conduce a Passo di Rigano, le autovetture subirono una aggressione da parte di un gruppo di fuorilegge appostati dietro un muro che costeggiava la strada.
Una prima bomba colpì l'autovettura dell'Ispettore VERDIANI e del Generale POLANI, altre bombe e raffiche di mitra colpirono l'altro mezzo.
Gli occupanti scendendo fulmineamente dai mezzi poterono salvarsi la vita.
Il bandito GIULIANO compì così la più spavalda delle imprese contro i Carabinieri.
Ai funerali, svoltesi nella Cattedrale di Palermo - officiati dal Cardinale Ernesto RUFFINI - partecipò una grande folla e tutte le Autorità del capoluogo regionale, nonché rappresentanti del Governo nazionale.
Per meglio comprendere l'ambiente operativo in cui è maturato l'attentato e il coraggio con cui i carabinieri affrontarono la loro missione a Bellolampo, è bene ricordare che in quegli anni la banda GIULIANO teneva in scacco lo Stato.
La convergenza di interessi tra la malavita, i separatisti dell'EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia), i grandi latifondisti ed i boss mafiosi diede luogo ad una vera e propria guerra contro lo Stato: vennero messe in atto violente azioni di guerriglia militare contro l'Arma dei Carabinieri e l'Esercito quali baluardi dell'unità nazionale e, successivamente, contro istituzioni pubbliche e politiche.
Tra gli episodi più significativi si ricorda il precedente assalto alla caserma dei carabinieri di Bellolampo (26 dicembre 1945) quando una cinquantina di banditi incappucciati attaccarono l'edificio e lo occuparono, dopo un violento combattimento, devastandolo e razziando armi e munizioni.
Tre giorni più tardi venne assalita la caserma di Grisì (PA). Dopo 8 giorni toccò alla casermetta di Pioppo (PA) e nelle quarantott'ore successive fu la volta di quella di Borgetto (PA). Ancora più sanguinoso fu l'attacco a quella di Montelepre (PA), paese nativo di GIULIANO, che fu espugnata dopo ore di combattimento.
Dopo la strage del 1° maggio 1947, a Portella delle Ginestre, quando i banditi sparano su circa 1.500 contadini radunatisi per la festa del lavoro, il 19 dicembre successivo gli squadroni della morte di GIULIANO piombarono all'improvviso a Partinico e attaccarono in forze la tenenza dei Carabinieri.
Dal 1943 al 1949 il banditismo sembrò invincibile. Gli scontri si susseguirono senza interruzioni mietendo decine di vittime tra i militi dell'Arma. Quando il 19 agosto 1949 avvenne la strage di Bellolampo, l'Arma contava quasi 100 carabinieri caduti in conflitti a fuoco.
Il 26 agosto 1949, sette giorni dopo quest'ultima strage, per arginare la violenza della banda GIULIANO, il Governo italiano soppresse l'Ispettorato Generale di P.S. per la Sicilia e costituì il CFRB (Comando Forze Repressione Banditismo) e ne affidò il comando al Colonnello CC Ugo LUCA.
Nel 1992, a ricordo degli eroi di Bellolampo, l'Amministrazione comunale eresse, su proposta dell'Ispettore Regionale dell'Associazione Nazionale Carabinieri, Generale di C.A. dei carabinieri Ignazio MILILLO, un monumento nei pressi del luogo dell'eccidio, esattamente in via Leonardo Ruggeri.
La strage di Bellolampo è una pagina di eroismo dell'Arma, poco nota agli italiani. In un difficile contesto socio-politico come quello del 2° dopoguerra in Sicilia, a Passo di Rigano, sette carabinieri persero la vita perché impegnati nel ripristino della legalità. Anche grazie al
fulgido esempio di questi ragazzi, dimenticati da molti, che oggi vive in Sicilia la cultura della legalità. A queste vittime va rivolto un commosso, doveroso pensiero.

 

 

Casarrubea: «Servì ad aprire la trattativa»
di Dino Paternostro
Gli obiettivi: la libertà per il bandito Giuliano e la garanzia per Ugo Luca del segreto sugli atti relativi alle stragi del '47

Per meglio comprendere il contesto in cui era maturata la strage di Bellolampo, bisogna ricordare che in quegli anni Salvatore Giuliano e la sua banda avevano ingaggiato una dura lotta contro lo Stato. In quel secondo dopoguerra siciliano, infatti, si era registrata una convergenza di interessi tra i banditi, i  separatisti dell’Evis (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia), i grandi latifondisti, i boss mafiosi e pezzi della politica conservatrice e reazionaria nazionale ed internazionale. In questo contesto, furono messe in atto violente azioni di guerriglia militare contro i Carabinieri, la Polizia e l’Esercito. Tra gli episodi più significativi bisogna ricordare un precedente assalto alla caserma dei carabinieri di Bellolampo, avvenuta il 26 dicembre 1945. Allora, una cinquantina di banditi incappucciati attaccarono l’edificio e, dopo un violento combattimento, lo occuparono e lo devastarono, razziando armi e munizioni. Tre giorni dopo venne attaccata anche la caserma dei carabinieri di Grisì, frazione di Monreale. Dopo otto giorni toccò alla piccola caserma di Pioppo, anch’essa frazione di Monreale. E 48 ore dopo fu la volta di quella di Borgetto. Ancora più sanguinoso l’attacco alla caserma dei carabinieri di Montelepre, il paese natale di Giuliano, che fu espugnata dopo ore di combattimento. Dall’assalto ai carabinieri, Giuliano passò alla strage di Portella delle Ginestre del 1° maggio 1947. Qui i banditi (ma non solo loro) spararono sui contadini e le loro famiglie, radunati attorno al "sasso" di Barbato per la festa del lavoro, uccidendo 11 persone e ferendone altre 35. Il 22 giugno di quell’anno, a poco più di un mese e mezzo dalla strage di Portella, anche le Camere del Lavoro e le sedi della sinistra di Partinico, Monreale, San Giuseppe Jato, Borgetto, Terrasini, Carini, Cinisi furono prese d’assalto dalla banda Giuliano, con mitra e bombe a mano. L’operazione terroristica ebbe il supporto della mafia locale. A Partinico si ebbero due morti (Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono) e dieci feriti, alcuni dei quali (Salvia, Patti, Addamo) rimasero invalidi per tutta la vita.
Il 19 dicembre 1947 gli squadroni della morte di Giuliano piombarono all’improvviso a Partinico e attaccarono in forze la tenenza dei Carabinieri.
Dal 1943 al 1949, quindi, il banditismo sembrava invincibile. Gli scontri si susseguirono senza interruzioni, mietendo decine di vittime tra i militi dell’Arma. Quando il 19 agosto 1949 avvenne la strage di Bellolampo, l’Arma contava quasi 100 carabinieri caduti in conflitti a fuoco. Ma perché questo accanimento di Giuliano contro i carabinieri? Fino alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, il bandito aveva colpito di più quella che chiamava la "canea rossa", cioè i comunisti,
i socialisti e la Cgil, per acquisire "meriti"  nei confronti delle forze di centro-destra, in particolare, della DC. Ma, "dopo le elezioni del ’48 e le promesse non mantenute della Dc e della mafia - sostiene lo storico Giuseppe Casarrubea - Giuliano risponde uccidendo in modo plateale due tra i suoi più autorevoli rappresentanti: Leonardo Renda ad Alcamo e Santo Fleres a Partinico, nel luglio 1948". La strage di Bollolampo, secondo Casarrubea, servì ad aprire "le
trattative occulte", che avevano l’obiettivo della libertà per Giuliano e per Luca della certezza che documenti scottanti sulle stragi della primavera del ’47 "non sarebbero mai venuti alla luce". Che le cose siano andate veramente così lo dovrebbe appurare la magistratura.

Salgono a sette i carabinieri morti nell ' imboscala dei banditi presso Palermo

di Giuseppe Speciale

Capi e favoreggiatori dei fuorilegge restano impuniti mentre si procede a centinaia di arresti indiscriminati tra i lavoratori

PALERMO 20. – Con la morte del giovanissimo carabiniere Ilario Russo, del distretto di Caserta, avvenuta nelle prime ore di stamattina, all'ospedale Militare di CorsoCalatafimi, il numero complessivo degli agenti vittime dell'attacco brigantesco di ieri sera è salito a 7. Questi caduti si aggiungono agli altri 93 che il banditismo ha ucciso negli ultimi quattro anni, senza contare i feriti che hanno ormai oltrepassato le due centinaia.

I corpi straziati degli ultimi morti giacciono ora in una stanza dell'ospedale militare in attesa che i rappresentanti ufficiali del governo compiano la -visita di prammatica.

I funerali avranno luogo nel pomeriggio di domani, alle ore 17. Ad essi presenzierà il sottosegretario Marazza avendo Scelba deciso di non venire a Palermo. I due si sono fatti vivi fin da stanotte con l'ordine perentorio di procedere ad arresti in massa in tutta la zona dalla periferia di Palermo a Torretta.

L’ordine è stato puntualmente trasmesso dall’Ispettorato P.S. agli organi dipendenti e da stanotte è un continuo affluire alle caserme dei carabinieri e della polizia di centinaia di vermati, uomini e donne.

Arrivano pigiati sul camion e vengono ammassati nei lunghi cameroni. Nessuno sa cosa farne di tutta questa gente strappata alle proprie case per un ordine assurdo. Non sanno nulla della strage. Gli stessi funzionari che li interrogano sono convinti che con questo sistema non riusciranno a cavare un ragno dal buco.

— E’ inutile tutto ciò — diceva uno di essi stamane — l'abbiamo visto nelle passate occasioni. E' probabile, invece, anzi è quasi sicuro, che mentre noi rastrelliamo tutta questa gente, i veri responsabili dell'eccidio se ne stiano a prendere il gelato in qualche bar di Via Buggero o di Piazza Castelnuovo ».

— Quali metodi opporrete alla  nuova tattica, così tragicamente inaugurata dai banditi ieri sera? ­— abbiamo chiesto a bruciapelo al nostro interlocutore

­ E che vuole che le dica! Scelba ci dovrà pensare.

In verità, questo stato d’animo di profondo scoramento è spiegabile. Quello che è avvenuto ieri, dalle ore 18 alle 22,30 nel tratto di strada che si snoda una chilometro circa dal centro di Palermo fino a Bellolampo che è posta nella parte nord dei Monti della Conca d’Oro, prova non solo che il banditismo dispone di una forza notevolmente superiore a quella del passato, ma che essa è operativamente superiore alla polizia.

Il piano di attacco dei banditi, esaminato ora a mente fredda, risulta diabolicamente perfetto. Giuliano mirava a liquidare con un unico colpo tutto l’apparato dell’Ispettorato Generale di Polizia e per poco non c’è riuscito. Se infatti il dott. Verdiani, il Generale dei Carabinieri Polani,  i1 Vice questore addetto all’Ispettorato sono ancora vivi, ciò si deve unicamente a questo fortunato particolare; che il vetro dello sportello della macchina, a bordo della quale essi viaggiavano, diretti verso Passo di Rigano, era chiuso.

L’esplosione della bomba a mano è cosi avvenuta all'esterno, mentre se fosse avvenuta  all'interno, l'effetto sarebbe stato disastroso. L’azione dei banditi prevedeva tre fasi: la prima, la sparatoria contro la caserma di Bellolampo, aveva lo scopo di attirare in una zona particolarmente adatta per l'agguato il grosso delle forze di polizia che presidiano Palermo e nelle altre zone viciniori. -

Questo scopo e stato raggiunto. Non appena infatti i carabinieri di Bellolampo hanno telefonato allo Ispettorato, da Palermo partivano una colonna autoblindo della Legione dei CC e il Reparto di Pronto Impiego dell’Ispettorato, mentre da Torretta, da Partinico e da Montelepre accorrevano altri reparti. Rastrellamenti nelle vicinanze della caserma, nessun risultato. Dei tre o quattro banditi che avevano avuto il compito di far l'azione dimostrativa, nessuna traccia. Entra a questo punto in azione il secondo gruppo di banditi col compito di portare la strage nella colonna già sulla via del ritorno.

La zona di Passo di Rigano è stata prima della guerra rimboschita con cipressi che ormai sono sufficientemente sviluppati Al riparo di questi, hanno sostato per tutta la durata del rastrellamento a Bellolampo altri due o tre banditi. Costoro hanno ingannato il tempo giucando a carte e bevendo birra (numerose bottiglie vuote e un mazzo di carte da gioco sono stati trovati stamattina sul luogo).

I banditi hanno posto sul bordo della strada una grossa mina (pare di fabbricazione americana), l’hanno legata con un filo di ferro e poi sono ritornati nel boschetto a bere e a giuocare. Quando i primi 4 gipponi della polizia avevano oltrepassato la zona, i banditi hanno tirato il filo e la mina è andata a finire fra le ruote posteriori dell'ultimo camion che era carico di Carabinieri. L’urto l'ha fatta scoppiare.

L’azione però non era ancora finita. I banditi sapevano che altre forze sarebbero accorse da Palermo al comando stavolta dei pezzi grossi dell’Ispettorato.

Pochi minuti dopo, a circa 300 metri da Piazza Noce, a un chilometro circa, cioè, da Via Ruggero VII, altri tre o quattro, fuorilegge entravano in azione. Appostati dietro i muri che costeggiano la strada che porta a Para di Rignano, hanno lanciato numerose bombe contro la macchina dell’Ispettore Verdiani, facilmente riconoscibile per le forme della carrozzeria e per l'antenna radio posta all'esterno.

I banditi lanciavano quindi bombe e sparavano raffiche di mitra contro una « 1100» Fiat che seguiva la macchina del Verdiani. Poi si dileguavano attraverso gli agrumeti in quel punto particolarmente fitti. Il resto è noto.

E’ inutile ridire quello che pensa il popolo siciliano di questi fatti. I suoi sentimenti sono ormai noti. I giornali governativi invece stamattina hanno pianto le solite ipocrite lacrime che non commuovono più nessuno, mentre il governo regionale non si è fatto vivo che attraverso la visita di Restivo alle vittime. L’unico avvenimento importate è la deliberazione della presidenza del gruppo parlamentare del Blocco del Popolo. Esso dopo aver espresso la sua completa solidarietà a favore delle vittime della grave strage, dopo aver condannato la politica del governo centrale e di quello regionale, dei gruppi di maggioranza che recentemente hanno respinto la mozione sull’ordine pubblico, ha deciso di riaprire al Parlamento siciliano il dibattito sulla mafia e sul banditismo, sicuro di avere nel paese l’appoggio di tutta la popolazione ed all’Assemblea il consenso dei deputati che, al di sopra dell’interesse di partito pongano l’interesse supremo della regione siciliana.

 

 

 

 

 

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