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5 Marzo 1983 Santa Maria Capua Vetere (CE) Ucciso Pasquale Mandato, maresciallo degli agenti di custodia presso il carcere locale. PDF Stampa

Fonte: polizia-penitenziaria.it

Maresciallo del Corpo degli Agenti di Custodia - nato a Pietralcina (BN) il 19/05/1930 in servizio presso la Casa Circondariale di S.M. Capua Vetere.
Il 5 marzo 1983 mentre si recava in servizio, veniva fatto segno di numerosi colpi d'arma da fuoco da parte di sette, otto aggressori che lo ferivano mortalmente.
Nel corso delle successive indagini è emerso che il movente dell’omicidio è riconducibile a fatti commessi per il perseguimento delle finalità delle associazioni di cui all’art. 416/bis C.P..
Il Maresciallo Mandato è stato riconosciuto "Vittima del Dovere" ai sensi della Legge 466/1980 dal Ministero dell'Interno.
In data 10.10.2008 gli è stata conferita dallo stesso dicastero la Medaglia d'Oro al Merito Civile alla Memoria con la seguente motivazione:
Mentre si recava presso la Casa Circondariale dove prestava servizio, veniva mortalmente raggiunto da numerosi colpi di fucile e di mitraglietta esplosigli contro in un vile e proditorio agguato della criminalità organizzata, sacrificando la vita ai più nobili ideali di coraggio e di spirito di servizio.

 

 

 

Articolo da La Stampa del 6 Marzo 1983

Maresciallo degli agenti di custodia ucciso da killer davanti al carcere

La vittima, 53 anni, padre di tre figli, stava per entrare nel penitenziario dopo aver comperato le  sigarette

CASERTA — Scariche di lupara a ripetizione, una gragnuola di colpi sparati attraverso i finestrini di due-tre auto in sosta (ma le versioni sono discordanti) sulle quali i killer aspettavano la vittima. Cosi è stato ucciso ieri mattina, attorno alle 8, a Santa Maria Capua Vetere, il vicecomandante degli agenti di custodia, che si accingeva a prendere servizio nel carcere. Il maresciallo Pasquale Mandato, 53 anni, sposato, con tre figli (da 14 a 20 anni), addetto all'ufficio matricola e distribuzione pacchi, è caduto a una decina di metri dal carcere, raggiunto, da una pioggia di panettoni al petto e al capo. All'inizio della giornata di lavoro, era appena uscito dalla rivendita di tabacchi in, piazza San Francesco, dopo aver comprato, come ogni mattina, un pacchetto di «nazionali». Un agente, di sentinella in una garitta sul tetto della casa di pena, richiamato dalle detonazioni ha sparato alcune sventagliate di mitra, ma i killer sono riusciti a fuggire In auto verso Capua, imboccando corso Umberto, Pasquale Mandato è stato subito trasportato in ospedale da alcuni agenti di custodia, ma vi è giunto cadavere. A sera l'assassinio non era stato rivendicato. Incertezza sul movente: gli inquirenti escludono comunque la matrice terroristica, sostengono l'ipotesi di una vendetta di stampo camorristico, di un omicidio organizzato all'interno delle carceri. A capo dell'ufficio matricola il maresciallo potrebbe essersi trovato in contrasto con qualche boss della camorra, opponendosi a illeciti, rifiutando di tacere o addirittura di collaborare con i criminali. Ora si cerca fra i detenuti l'uomo, o il clan, che avrebbe dato l'ordine di uccidere.
Attualmente nel carcere, un ex convento francescano del Quattrocento, al limite della ricettività, sono rinchiusi trecento detenuti, cutoliani e anti-cutoliani, che continuano a fronteggiarsi nel due bracci della casa circondariale. L'omicidio su commissione appare dunque l'unico dato certo, su questa pista lavora il dott. Scolastico, della Procura di Santa Maria Capua Vetere. Gli assassini hanno atteso tranquilli, sapevano che la loro vittima era un uomo abitudinario, che ogni mattina ripeteva gli stessi gesti e percorreva la stessa strada. Alle 6,30, sotto casa, a Portici, prendeva il pullman e raggiungeva piazza Garibaldi a Napoli. Qui saliva sulla corriera per Santa Maria Capua Vetere. Prima di entrare nel carcere, faceva una puntatina dal tabaccaio di fronte alla casa di pena per rifornirsi di sigarette. Da sette anni (da quando era stato trasferito qui dal carcere di Aversa) conservava le stesse abitudini.
Quanti erano i killer? Le versioni sono discordanti. I testimoni riferiscono di aver visto poco o niente. Qualcuno afferma di aver notato tre auto in sosta — un'Alfa, una Peugeot e una Renault — altro soltanto due. In giornata sono stati compiuti alcuni fermi, sui quali però è stato mantenuto uno strettissimo riserbo. In serata, nel carcere, è stata allestita la camera ardente e oggi nella cattedrale si svolgeranno i funerali. Il presidente del Senato, Tommaso Modino, ha inviato alla famiglia del maresciallo Mandato, un messaggio di cordoglio: «Con grande sdegno per l'ulteriore agguato criminoso in cui è rimasto Vittima il loro caro congiunto, esprimo, anche a nome del Senato della Repubblica, sentimenti di sincera, commossa solidarietà».





Articolo da L'Unità del 6 Marzo 1983

Assassinato un agente di custodia
L'ordine dall'interno del carcere?


di Silvestro Montanari

Il maresciallo Pasquale Mandato era responsabile dei trasferimenti e dei colloqui - Lo hanno crivellato di colpi
Perché il PC chiede la rimozione del prefetto di Caserta - Mercoledì sciopero generale e manifestazione


CASERTA — La camorra è tornata a colpire con ferocia. il vicecomandante degli agenti di custodia del carcere di S. Maria Capua Vetere, Pasquale Mandato, è stato barbaramente assassinato, ieri mattina, da un "commando" formato da un numero ancora imprecisato di killer. Cinquantatre anni, sposato e padre di tre figli, il maresciallo è stato immediatamente soccorso dopo l'agguato ma ogni intervento, purtroppo, è risultato inutile: è morto prima ancora di giungere in ospedale.
Ancora confusa, nella sua ferocia, la dinamica dell'esecuzione. Pasquale Mandato è stato assassinato nella centralissima Piazza S. Francesco — a S. Maria Capua Vetere — a non più di 30 metri, in linea d'aria, dall'edificio carcerario. Era appena uscito da una tabaccheria, quando i killer sono entrati in azione.
Hanno sparato a lupara, pistola e mitraglietta da due o tre auto. Tra le vetture, sicuramente due «Renault 5». delle quali si conoscerebbero anche i numeri di targa.
Il fuoco concentrico, una vera e propria valanga di proiettili, ha raggiunto in pieno il maresciallo uccidendolo praticamente sul colpo. Inutile, come detto, sono risultali i tentativi di prestargli soccorso.
Il maresciallo Pasquale Mandato era responsabile dell'ufficio matricola. A lui competevano quindi, i colloqui,i trasferimenti e le certificazioni per i ricoveri nell'infermieria o in ospedale. Un ufficio delicato, di alta sponsabilità, certamente sottoposto alle pressioni delle varie famiglie camorristiche che dettano legge all'interno del carcere.
Numerosi, tra l'altro, sono gli elementi di spicco della camorra detenuti proprio a S. Maria Capua Vetere.
L'omicidio, quindi, potrebbe essere stato commissionato addirittura dall'interno del carcere: per un permesso non concesso, per un trasferimento non favorevole o chissà per quale altra ragione.
Ora questo ennesimo assassinio rende ancora più pesante il clima di una zona sotto pressione — in maniera crescente — da due o tre mesi. L'intera provincia di Caserta è stata investita da una nuova ondata di violenza: attentati a numerosi sindaci e ad esponenti politici, faide spietate tra le diverse «famiglie» in lotta tra loro.
Un episodio, quello dell'omicidio del maresciallo, che conferma la gravità della situazione dell'ordine pubblico in questa provincia e l'incapacità di chi dirige la Prefettura (il PCI ha chiesto da tempo il trasferimento del Prefetto), a farvi fronte.
In questo quadro, si prepara — non senza difficoltà per le minacce ricorrenti — la giornata di lotta di mercoledì prossimo, quando ogni attività si fermerà in segno di protesta contro la camorra: negozi e botteghe artigianali attueranno la serrata, tutta la provincia di Caserta sarà bloccata da uno sciopero generale. L'iniziativa — sulla scia di quelle prese a Napoli — è indetta da un Comitato unitario del quale, fanno parte le organizzazioni del quale fanno parte le organizzazioni dei commercianti e degli artigiani, dei coltivatori diretti e delle organizzazioni sindacali.


 

 

Articolo del 5 Marzo 2012 da  dallapartedellevittime.blogspot.com

PASQUALE MANDATO AGENTE DI CUSTODIA, UCCISO DA FEROCI CRIMINALI

di Raffaele Sardo

Un omicidio teatrale. Questo è stato l'assassinio dell'Agente di Custodia, Pasquale Mandato. La mattina del 5 marzo del 1983, addirittura tre auto  per eseguire l'omicidio di un uomo inerme fuori il carecere di Santa Maria Capua Vetere. Ucciso perché faceva il suo dovere.

La storia che segue è tratta dal mio libro "Al di là della notte" - ed. Tullio Pironti

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Come ogni mattina il maresciallo degli agenti di custodia Pasquale Mandato era sceso puntuale dall’autobus che lo aveva portato da Portici, dove abitava con la famiglia, fino a Santa Maria Capua Vetere, in piazza San Francesco. C’era la fermata proprio lì, vicino al vecchio carcere. Un salto al tabacchino per comprare un foglio di carta protocollo e poi a prendere servizio per un’altra giornata di lavoro. Erano appena passate le otto. Da casa era partito qualche ora prima. Si alzava sempre di buon’ora per arrivare puntuale sul posto di lavoro. Da Portici a Santa Maria Capua Vetere, doveva salire su un paio di mezzi pubblici per arrivare al carcere. C’era abituato e non gli pesava più di tanto. Piuttosto erano le preoccupazioni per i figli che lo tenevano in apprensione. Il primo, Francesco, aveva venticinque anni e studiava ancora all’Università. Il secondo, Attilio, venti anni, era anche lui studente e disoccupato. Come pure la terza figlia, Maria Grazia, quindici anni. Ogni mattina si fermava vicino all’edicola per consultare «Il bollettino dei concorsi», per vedere se c’era un bando che potesse riguardare il primogenito, Francesco. Era fidanzato ed era già pronto per mettere su famiglia. Ma senza lavoro era impossibile fare un passo del genere. Quella mattina, uscito dal tabacchino, Pasquale Mandato doveva percorrere solo pochi metri per arrivare al carcere, ma non riuscì a farli perché dall’angolo di corso Umberto, dove si incrocia con piazza San Francesco, si avvicinarono due Renault e un’altra auto. Gli arrivarono quasi addosso.

Si abbassarono i finestrini ed uscirono fuori pistole e fucili a canne mozze che cominciarono a sparargli contro. In pochi attimi il corpo di Pasquale Mandato fu raggiunto da numerosi colpi di arma da fuoco. Lo colpirono al torace, al collo e alla testa. Pasquale cadde a terra in una pozza di sangue. Era quasi morto. Un killer scese da una delle autovetture per sparargli il colpo di grazia. Uno sfregio ulteriore al corpo di un servitore dello Stato. Una sfida in piena regola fatta con rozza teatralità. Una diecina di killer per ammazzare una persona inerme era una cosa mai vista, se non negli attentati fatti dai gruppi terroristici. Moriva così, sabato 5 marzo 1983, Pasquale Mandato, cinquantatré anni, sposato e con tre figli. Ucciso davanti al carcere dove lavorava. Era l’ennesima vittima che il corpo degli agenti di custodia pagava come tributo all’intransigenza dimostrata nei confronti della criminalità organizzata.

Pasquale Mandato venne soccorso da alcuni agenti di custodia che si trovavano in un bar vicino. Lo trasportarono inutilmente nell’ospedale Melorio di Santa Maria Capua Vetere perché era già morto. L’autopsia, eseguita dal prof. Michele Pilleri nell’obitorio del nosocomio, riscontrò sul corpo dieci ferite da arma da fuoco. «Il giorno prima», racconta la sorella Rosina, «andammo con Pasquale e la moglie, Anna, da Portici a Pietrelcina, il nostro paese di origine, dove c’era ancora viva mia mamma e una mia sorella, Teodorina. Andammo a prendere provviste per portarle a casa nostra a Portici. Notai che già quel giorno una macchina ci seguì e ci sorpassò in più di una occasione. Non collegammo, però, quella macchina a qualcuno che volesse uccidere Pasquale.

Nessuno ci fece caso, anche se mio fratello aveva già ricevuto minacce. Mio fratello lavorava all’ufficio matricola del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Era il vicecomandante delle guardie. Ed era uno molto ligio al dovere. Queste cose le abbiamo messe assieme dopo l’omicidio di mio fratello. Quel giorno, evidentemente, non vollero sparare perché in auto c’ero anch’io e mia cognata». Il maresciallo Pasquale Mandato, nativo di Pietrelcina (Benevento), il paese dov’è nato Padre Pio, era sposato con Anna Gelosi (avevano un anno di differenza, Pasquale cinquantatré anni e lei cinquantadue). Si erano conosciuti a Portici, dove Pasquale aveva frequentato la scuola degli agenti di custodia dopo un primo periodo a Cairo Montenotte.

A Santa Maria Capua Vetere il maresciallo Mandato era giunto nel 1976, proveniente da Taranto. Aveva già maturato una lunga esperienza in varie carceri italiane. Era stato a Parma, dove nacque il primo figlio, Francesco. Poi il trasferimento a Napoli, nel carcere di Poggioreale. Successivamente nell’isola di Pianosa, in Toscana. A Pozzuoli, nel carcere femminile e poi a Taranto. Nella città pugliese, insieme ad altri due suoi colleghi, aveva domato un incendio appiccato da un detenuto nella propria cella, evitando il propagarsi del fuoco all’interno del padiglione del carcere. E per questo il 19 aprile del 1975 aveva ricevuto una Lode Ministeriale. Il 2 giugno 1980, invece, gli era stato conferita l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica italiana dall’allora presidente Sandro Pertini. Da alcuni anni era il responsabile dell’ufficio matricola a Santa Maria Capua Vetere e rivestiva il grado di maresciallo e vicecomandante delle guardie carcerarie.

«La morte di mio padre ha distrutto tutta la famiglia», spiega il primo figlio, Francesco, «mia mamma è rimasta scioccata. I miei fratelli, più piccoli di me, hanno sofferto tantissimo. Io forse sono stato quello che ha retto di più alla tragedia che ha investito la nostra famiglia perché all’epoca avevo venticinque anni. Quella mattina me la ricordo bene. Stavo andando all’università. Prima però passai dal meccanico per prendere l’auto della mia fidanzata, la mia futura moglie. Mi telefonarono a casa dei miei suoceri per avvisarmi. E poi arrivarono alcuni colleghi di papà. La sera prima parlai la mia ultima volta con papà. Dovevo presentare una domanda per partecipare ad un concorso pubblico. Avrebbe scritto lui stesso la domanda per mio conto mentre era al lavoro. Infatti, prima di entrare nel carcere, quella mattina passò dal tabacchino per comprare un foglio di carta protocollo.

Tre auto lo circondarono per ammazzarlo. Uno spiegamento di forze inutile, nei confronti di un uomo disarmato e mite come mio padre. Evidentemente quello era un modo per mostrare i muscoli da parte dei camorristi nei confronti dello Stato. Mi hanno raccontato che uno dei killer scese dall’auto e sparò il colpo di grazia a mio padre. Un’ulteriore e inutile violenza. A dare il colpo di grazia si ritenne fosse stato Michelangelo D’Agostino, originario di Cesa, poi divenuto collaboratore di giustizia [D’Agostino fu anche uno degli accusatori di Enzo Tortora]. Papà non mi aveva mai detto di aver ricevuto minacce. Ma dopo la sua morte trovammo nella tasca di una giacca un biglietto dove c’era scritto che era stato minacciato. Evidentemente voleva tenere la famiglia lontano dalle sue preoccupazioni».

Proprio il pentito D’Agostino all’inizio di luglio del 2008 è ritornato nelle cronache dei giornali perché omicida del sessantaquattrenne Mario Pagliari, ex pescatore e titolare dello stabilimento balneare Apollo di Pescara. Quell’episodio ha fatto di nuovo scattare nella famiglia Mandato sentimenti di angoscia, riportando tutti con la mente a quel 5 marzo del 1983. «Pensavamo fosse in carcere, come tutti gli assassini», dice ancora Francesco Mandato. «Invece abbiamo sentito in TV la notizia che aveva ucciso un imprenditore e poi si era dato alla fuga. Sapere libero l’assassino di nostro padre ha fatto ritornare in tutti noi figli, familiari, il ricordo di quei momenti. E sono momenti brutti che non auguro a nessuno. La nostra è stata un’esperienza dolorosa e devastante. Così mio fratello Attilio ha scritto alla presidenza della Repubblica contro quello che ritenevamo un’offesa ai familiari delle sedici vittime che ha fatto questa persona. Questo signore non si è mai fatto vivo con noi, né ha chiesto mai perdono per quello che ha fatto. Attilio ha preso carta e penna e ha scritto a Giorgio Napolitano, perché qualcosa non funziona nella giustizia: “Presidente”, è scritto in quella lettera, “non sa quanto sangue freddo si deve avere apprendendo queste notizie. Invece, io e i miei fratelli avremmo solo bisogno di vivere in pace. Io sono cattolico e sono contro la pena di morte, ma un minimo di pena ci deve essere per tutti. Altrimenti questa non si può chiamare giustizia. Mio padre lo porto sempre con me dal giorno in cui è stato ucciso. Porto la sua foto su un anello che non ho mai tolto, perché il dolore non è mai andato via”».

La camera ardente fu allestita negli uffici della direzione del carcere. Attorno alla moglie di Pasquale Mandato, Anna, ed ai figli Attilio, Franco e Maria Grazia si strinsero i compagni di lavoro del maresciallo. Al rito funebre, officiato dal vescovo di Capua, monsignor Diligenza, nella parrocchia di San Pietro, a Santa Maria Capua Vetere, parteciparono oltre diecimila persone. Tra cui anche il sottosegretario alla giustizia, on. Giuseppe Gargani, il comandante della divisione “Ogaden’’ dei carabinieri, Siracusano, e numerose altre autorità politiche e militari della regione. La salma, poco prima di entrare nella chiesa, ricevette gli onori militari di una compagnia di allievi della scuola guardie di custodia di Portici. La vedova del maresciallo, Anna, seguì compostamente il rito funebre e nel salutare le autorità, disse: «Fate in modo che quest’uomo, vittima del dovere, sia l’ultimo caduto nella lotta contro la delinquenza». La salma fu tumulata nel cimitero di Portici in una nicchia all’interno di una congrega. Il consiglio comunale di Santa Maria Capua Vetere il giorno dopo i funerali si riunì in seduta straordinaria per discutere il problema della violenza organizzata, mentre in tutto il Casertano mercoledì 9 marzo 1983 si svolse uno sciopero generale contro la camorra indetto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. Alla famiglia Mandato, tra i tanti messaggi, giunse anche quello del presidente del Senato, Tommaso Morlino: «Con grande sdegno per l’ulteriore agguato criminoso in cui è rimasto vittima oggi il loro caro congiunto, esprimo, anche a nome del Senato della Repubblica, sentimenti di sincera, commossa solidarietà».

Il 10 dicembre 2005 nel corso della Festa della Polizia Penitenziaria
tenuta nel nuovo carcere di Santa Maria Capua Vetere, è stata scoperta una lapide che ricorda il maresciallo Pasquale Mandato. Il 15 ottobre 2008 al maresciallo maggiore scelto del disciolto Corpo degli agenti di custodia Pasquale Mandato è stata assegnata la medaglia d’oro al merito civile, con questa motivazione: «Mentre si recava presso la Casa circondariale dove prestava servizio, veniva mortalmente raggiunto da numerosi colpi di fucile e di mitraglietta esplosigli contro in un vile e proditorio agguato della criminalità organizzata, sacrificando la vita ai più nobili ideali di coraggio e di spirito di servizio. Santa Maria Capua Vetere (CE), 5 marzo 1983».

 

 

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