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4 Luglio 1986 Torre Annunziata (NA). Ucciso Luigi Staiano, giovane imprenditore, titolare di una impresa di costruzioni. Vittima del racket. PDF Stampa

Foto e Nota da Un nome, una storia - Libera

Giovane imprenditore edile di Torre Annunziata, venne ucciso il 4 luglio 1986, quando aveva 35 anni,mentre andava dal fruttivendolo. A sparare due giovani su una moto, i volti coperti dai caschi.
Luigi Staiano era sposato, padre di una bambina che all’epoca aveva tre anni. Fu il primo che ebbe il coraggio di dire no alla camorra delle estorsioni
presentando denuncia in Questura.
La sua famiglia vive ancora a Torre Annunziata.
A lui l’amministrazione comunale ha deciso di intitolare una strada .

 

 

 

 

 

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Inizia con una benedizione impartita da Don Tonino Palmese l'apertura della nuova casa della solidarietà di Pompei, ovvero la nuova sede dell'associazione antiusura e antiracket Alilacco, presieduta da Amleto Frosi. L'associazione antiracket ha ricevuto in comodato gratuito dal Comune di Pompei l'ultimo appartamento della palazzina che era ancora abitato da un luogotenente del ras Cesarano (tale Alfonso Cascone, detto Fonz Pezzanculo) affiliato "storico" del clan.

Presenti rappresentanti delle forze dell'ordine, i referenti regionali di Libera Campania Geppino Fiorenza ed il già citato Don Tonino Palmese, il sindaco di Pompei Claudio D'Alessio, accompagnato dai suoi colleghi di Boscotrecase e Torre Annunziata, ma soprattutto sono presenti loro, i parenti dell'imprenditore di Torre Annunziata Luigi Staiano, vittima innocente della camorra, a cui è stata intestata la sede. Presenti sua moglie, sua sorella e sua figlia e sono loro i veri protagonisti, come ci insegna don Luigi Ciotti e come ripetono Geppino Fiorenza, e don Tonino Palmese.Amleto Frosi ricorda l'unaugurazione della precedente casa della solidarietà, nel 1998, alla presenza di don Luigi Ciotti, che, afferma Frosi: "Mi diede tre chiavi. E mi insegnò a non parlare di solidarietà, ma di andare oltre, mi insegno a parlare di reciprocità, ovvero mettersi nei panni dell'altro". Geppino Fiorenza invita tutti a riappropriarsi dell'uso corretto delle parole, "Perchè le stesse parole che diciamo noi oggi, le possono dire anche altri, la differenza sta nel dirle con il cuore e nel metterle in pratica".

La vedova di Luigi Staiano, commossa e commovente, ricorda la figura del marito, un uomo coraggioso ammazzato dalla camorra. Ricorda tutte le difficoltà incontrate, difficoltà anche culturali. Afferma che dopo aver sconfitto la mafia, occorrerà sconfiggere la mafiosità, ovvero la mentalità che ci spinge tutti a cercare scorciatoie illegali, e questa è la cosa più difficile. Le sue parole sono calde di rabbia ed arrivano dritte al cuore. Ci invita a riprenderci la nostra libertà, perchè questo è un paese libero solo sulla carta, almeno fino a quando non cambieranno anche la costituzione. Invita tutti a lottare, ringrazia alcuni imprenditori presenti che hanno denunciato il racket, perchè loro sono l'esempio, loro sono la cura. "La camorra è un fenomeno umano"- affermava il compianto Giovanni Falcone- " E come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, uno sviluppo ed avrà anche una fine". La vedova Staiano ricorda queste parole ai presenti,
sottolineando che questa fine potrebbe essere prossima. A proposito di chiavi, verrebbe da dire che don Ciotti, don Tonino e Geppino Fiorenza hanno proprio ragione: sono i parenti delle vittime di mafia ad avere la chiave giusta per il cuore della gente.

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