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13 Luglio 1990 Ardore (RC). Raffaella Scordo resiste ad un tentativo di rapimento e viene uccisa a martellate. PDF Stampa

Foto dal libro Dimenticati di D. Chirico e A. Magro (pag. 131)

Articolo di La Stampa del 14 Luglio 1990

Resiste ai rapitori, massacrata a martellale

di Enzo Laganà

La famiglia tornava a casa da una passeggiata, forse il commando voleva sequestrare uno dei ragazzi - Nella Locride davanti a marito e figli: è in coma profondo

REGGIO CALABRIA. Questa volta la macchina perfetta dell'Anonima sequestri si è inceppata. Il colpo è fallito, i banditi sono fuggiti a mani vuote. Ma la loro vittima ha pagato caro il tentativo di resistere, di ribellarsi alla violenza. Il commando della 'ndrangheta voleva rapire un'insegnante di 39 anni, l'ha colpita con un martello: la donna si è accasciata sotto gli occhi del marito e dei figli, ora è in coma profondo all'ospedale di Reggio Calabria. I banditi sono riusciti a fuggire senza lasciare tracce. La vittima è la professoressa Raffaella Scordo, nata a Bianco ma da anni residente ad Ardore Marina, nella Locride, dove insegna nella scuola media e vive con il marito Franco Polito, 49 anni, laureato in agraria e docente presso l'Istituto professionale di Siderno. La coppia abita in una bella villa tra gli uliveti alla periferia del paese, insieme con i figli Maria Antonietta ed Antonio, sedici e dodici anni. Una famiglia affiatata e felice, a detta di parenti e amici; abbastanza agiata anche per alcuni lasciti del padre di Polito, oculista molto noto nella zona e morto qualche anno fa, ma non certo ricca al punto da attirare le attenzioni dei rapitori. La famiglia in queste sere dopo cena usciva abitualmente in auto, una «Citroen BX» bianca, per andare a fare una passeggiata sul lungomare del paese, dove s'incontrava con alcuni amici. L'altro ieri sera, poco dopo la mezzanotte, il rientro a casa, tranquillo come tante altre volte, fino al cancello della villa, varcato senza alcun timore e sospetto dai proprietari. La loro vita abitudinaria ha certo facilitato il compito dei banditi, che hanno agito con sicurezza, magari senza sapere ancora quale familiare dovevano portare via. Forse hanno deciso sul momento qual era la preda più facile. Non era certo un sequestro annunciato. Nessuna minaccia, nessuna precauzione da parte della famiglia, neppure un sistema d'allarme nella villetta. E il piano dell'Anonima, sino ad un certo punto, ha funzionato. La signora Scordo si è avvicinata per aprire il garage e i banditi, che si erano nascosti in una zona d'ombra, sono entrati in azione. «Sul volto avevano calze bianche e quindi erano irriconoscibili», dichiarerà più tardi il marito agli inquirenti. Pare comunque che i sequestratori fossero tre. Hanno tentato di trascinare via la donna, ma Gabriella Scordo ha cercato di resistere. Allora uno dei tre l'ha colpita, forse con un martello o con un arnese da scasso, alla nuca e al collo. Marito e figli si sono precipitati fuori dall'auto mentre i banditi scappavano, scavalcando il muro che circonda la villa. Per coprirsi la fuga (ma forse poco distante c'era un'auto che li attendeva) hanno sparato alcuni colpi di pistola: sono stati trovati bossoli calibro 7,65. Nessuno dei Polito ha pensato di inseguire i banditi: le condizioni della donna sono apparse subito molto gravi. Un primo accertamento con la Tac rilevava che Raffaella Scordo aveva subito la frattura delle ossa occipitali, con interessamento della massa cerebrale, oltre a un vasto ematoma ed altri traumi alla base del collo. I medici l'hanno ricoverata e sottoposta immediatamente a un disperato intervento chirurgico per rimuovere l'ematoma, poi l'hanno portata in rianimazione. La donna è in coma profondo, sopravvive grazie alla respirazione forzata. L'allarme è scattato dopo il primo ricovero all'ospedale di Locri, ma non ha avuto esito. Nella Locride l'apparato delle forze dell'ordine costituito nell'ultimo periodo del sequestro Casella è stato pressoché smantellato (pare addirittura che nessun esponente dei Nuclei speciali antisequestro della polizia si sia visto in questa circostanza), nonostante le ripetute denunce sull'emergenza sequestri denunciata dalla stampa e anche dagli ex rapiti, tornati in Aspromonte a rivedere i luoghi della loro prigionia. Eppure una zona come quella di Ardore, nelle carte degli inquirenti, appare indicata «ad alto rischio». I precedenti sono allarmanti. Negli anni scorsi molti sono stati i rapimenti: la farmacista Liliana Marando (1984), liberata dopo 180 giorni ed il pagamento di circa 700 milioni; l'imprenditore edile Domenico Varacalli (1987), tenuto prigioniero per 9 mesi; l'avvocato Nicola Campisi (1988), rilasciato dopo oltre 6 mesi; Alberto Minervini senior e junior (1988), il primo rilasciato dopo qualche giorno, il secondo scappato dalla prigione; e poi tanti altri sequestri, tra cui quelli di Vincenzo Mallamo, poi della figlia Sandra e del genero. Ora, dei quattro ostaggi in mano all'Anonima sequestri nella zona, due sono proprio della Locride, Vincenzo Medici e Domenico Paola, sequestrato il primo alla fine dello scorso anno a Bianco e il secondo due mesi fa a Siderno. Gli altri due prigionieri sono Rocco Suraci e Andrea Cortellezzi.

 

 

Articolo di La Stampa del 3 Agosto 1990

Raffaella ignorata dalle istituzioni

Il marito della donna uccisa in Calabria Raffaella ignorata dalle istituzioni

REGGIO CALABRIA. Il professor Franco Polito ha quasi il volto di questa Calabria d'estate, stanca, abbandonata e senza speranze. Per quasi venti giorni ha vegliato la moglie, la professoressa Raffaella Scordo, vittima di un tentato sequestro nella notte tra il 12 ed il 13 luglio nel giardino della loro casa di Ardore. La donna reagì, fu colpita alla testa con un corpo contundente, forse il calcio di una pistola. Arrivò all'ospedale già in coma. E' morta martedì, senza aver ripreso conoscenza. Gli lascia due figli, Maria Antonietta ed Antonio, 16 e 13 anni. L'altro ieri l'Osservatore Romano aveva scritto che lo Stato ha ignorato il dramma di Raffaella Scordo Polito. E' vero? «In questi venti giorni atroci ammette con amarezza il marito - nessun rappresentante delle istituzioni nazionali si è fatto vivo. Sono venuti molti parenti ed amici che lavorano alle dipendenze dello Stato, ma lo hanno fatto solamente a titolo personale, per affetto o per amicizia». Precisa poi il professor Polito: «Solo l'amministrazione di Ardore mi è stata vicina». Ieri nel piccolo centro dello Ionio è stato dichiarato il lutto cittadino: la vita si è fermata e persino la spiaggia, abitualmente frequentatissima è rimasta pressoché deserta. Non è la prima volta che i cittadini di Ardore vengono rapiti. Le parole del sindaco di Ardore, Aurelio Scarfò, sono gonfie di rabbia: «Lo Stato risponde con la proposta di una medaglia d'oro alle vittime invece di dare la caccia ai banditi». Una chiara allusione polemica all'idea del sottosegretario Valdo Spini di concedere questo riconoscimento alla professoressa Scordo in segno di omaggio al coraggio da lei dimostrato durente l'aggressione. «Non so cosa dire a questo proposito in questo momento sussurra il professor Polito penso solo che questa terra è sempre più abbandonata. A parte la carenza delle forze dell'ordine, lo Stato non si preoccupa neppure del funzionamento delle strutture sanitarie». E' un altro atto d'accusa alle istituzioni, quello pronunciato con voce sommessa dal marito della signora Scordo: «Mia moglie è stata ricoverata dopo quattro ore. Se ci fosse stato un elicottero per spostamenti più rapidi, se ci fossero state attrezzature più efficienti, forse la si sarebbe potuta salvare. Non lo so, ma almeno lo penso». In questi momenti di angoscia il professor Polito quasi rimpiange di non essersene andato dalla Calabria qualche anno addietro. Ricorda: «Mia moglie ha insegnato per alcuni anni a Bassano del Grappa ma poi abbiamo deciso di dare fiducia alla Calabria e siamo tornati ad Ardore dove ci siamo costruiti la nostra casa. Non ho ancora deciso cosa farò in seguito, se resterò oppure no. Dovrò parlare con i miei figli, con Maria Antonietta ed Antonio che hanno assistito al dramma, quella sera, e l'hanno vissuto con me fino in fondo». Quella sera, quando i banditi hanno infierito sulla donna che resisteva. Perchè? «Hanno certamente voluto anche dare un esempio, una lezione - sostiene un investigatore - a chi pensa di potersi ribellare ai sequestri. E far così capire che l'Anonima non si combatte, nè si vince». [e. 1.]

 

 

Tratto dal libro Dimenticati - vittime della 'ndrangheta . di Danilo Chirico ed Alessio Magro, che le hanno dedicato un capitolo (Cap. V - pag. 129)

Resistere, resistere, resistere

Raffaella Scordo

Il più orrendo degli omicidi. Non che esista una classifica. Ogni omicidio è drammatico, provoca lo stesso dolore, la stessa passione, la stessa tragica assenza. Ma come definire l'assassinio di una donna uccisa a mazzate in testa, per un tentativo fallito di sequestro davanti alla propria casa, davanti al marito che cerca di salvarle la vita, davanti ai propri figli? E' quello che è accaduto a Raffaella Scordo, uccisa in maniera selvaggia perhé s'è ribellata a un sequestro di persona, ha resistito, non s'è fatta rapire.

[...]

Combatte Raffaella, combatte con tutte le forze che le sono rimaste in corpo, ma non ce la fa. Crolla dopo diciotto giorni. Si arrende nelle prime ore del pomeriggio del 31 luglio. Il cuore non le ha retto. Entra anche lei nell'interminabile elenco dei morti ammazzati della provincia di Reggio Calabria. In quel 1990 alla fine di luglio si è già superata quota centoventi.

[...]

 

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