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14 Luglio 2000 Francavilla Fontana (BR). Resta ucciso Antonio Dimitri, 32 anni, maresciallo dei Carabinieri, in un conflitto con due malviventi. PDF Stampa

Foto dal gruppo Facebook Maresciallo Antonio DIMITRI

Articolo di La Repubblica del 14 Luglio 2000

Carabiniere ucciso da una pioggia di fuoco

FRANCAVILLA FONTANA (Brindisi) - Ha cercato di fermare due rapinatori in fuga. Una scarica di colpi di pistola l'ha freddato, spegnendolo sull'asfalto. La vittima è un carabiniere, il maresciallo Giovanni Di Mitri, 32 anni, originario di Castellammare di Stabia. E' morto questo pomeriggio a Francavilla Fontana, un paese del brindisino, mentre faceva il suo lavoro. Morto mentre tentava di fermare due malviventi che avevano compiuto una rapina milionaria in una banca centrale della città. I proiettili che l'hanno ammazzato, decine, sparati con diverse armi da fuoco, hanno invece risparmiato il militare amico di Di Mitri, Aniello Cacace, originario di Taranto. La caccia agli assassini è già cominciata. Gli investigatori hanno già in mano gli identikit di due dei quattro rapinatori, realizzati grazie alla collaborazione delle persone che hanno assistito all'omicidio. Gli interrogatori sono proseguiti per tutta la serata. E sembra stiano dando esiti positivi: "A differenza di altre volte - ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Brindisi Paolo Fabiano - i testimoni stanno collaborando in maniera efficace" .

 

Di Mitri, a lungo in servizio a Roma, era stato spostato alla compagnia di Francavilla Fontana da alcune settimane, per potenziare proprio il servizio antirapina in quel territorio. La pattuglia in cui era di servizio si è trovata per caso sul luogo della rapina, in viale Lilla, una strada centrale della città. Sono passate da poco le 15.15 quando i carabinieri avvistano due rapinatori mentre escono dalla sede della Banca Commerciale, tenendo in ostaggio due impiegati. Hanno un bottino di venti milioni.

I carabinieri sono a bordo di un fuoristrada, Cacace è alla guida. Avvistati i rapinatori, i due militari passano subito all'azione: bloccano la strada mettendo per traverso l'auto. Di Mitri scende, si nasconde sotto un albero, si fa avanti verso i due. Ma dopo appena pochi passi arriva la morte: una grandine di colpi sparata alle sue spalle da due complici dei rapinatori, rimasti all'esterno dell'istituto, lo fredda. Il militare si accascia al suolo, senza il tempo di reagire. Nel frattempo il commando dei quattro lascia uno degli ostaggi, trascina il secondo a bordo di un' Alfa 33 rossa, risaltata poi rubata pochi giorni fa in provincia di Taranto: si dirigono verso Sava, nella vicina provincia tarantina. Liberano anche il secondo ostaggio.

Sul luogo dell'omicidio arrivano altre pattuglie di carabinieri: trovano Di Mitri in un lago di sangue, colpito da più proiettili al cuore e alla nuca. Cacace è sotto choc, ma senza aver subito colpi: lo portano in ospedale per accertamenti. Attorno, decine di proiettili di fucile a pompa calibro 12 e di pistole calibro 22 e 6.35. Alcuni colpi hanno raggiunto anche un bar senza però colpire nessuno. In breve, scatta l'allarme e la caccia ai rapinatori, estesa all'intera provincia.

 

Medaglia d'oro al valor militare
"Con ferma determinazione ed insigne coraggio, affrontava due malviventi in flagrante rapina in un istituto di credito che tentavano, armi in pugno, di guadagnare la fuga facendosi scudo di due ostaggi. Rinunciava all'uso dell'arma in dotazione per non mettere a repentaglio la vita degli ostaggi e intimava la resa ai malfattori, ma veniva raggiunto mortalmente dai colpi proditoriamente esplosi da un terzo rapinatore appostato all'esterno dell'istituto. Chiaro esempio di ardimento ed elette virtù militari, spinti fino all'estremo sacrificio."
Francavilla Fontana (Brindisi), 14 luglio 2000

 

Articolo de 1° Maggio 2010 dalavocedimanduria.it

Il maresciallo Antonio Dimitri a dieci anni dall'atto eroico

L’eroico sacrificio del militare di origini manduriane sarà ricordato a Francavilla Fontana dove fu ucciso per contrastare due rapinatori armati. L’iniziativa in programma mercoledi’ 5 maggio alle ore 11.

«Il Maresciallo Antonio Dimitri, valoroso carabiniere, esempio di elevato senso del dovere e di sereno coraggio, il 14 luglio dell’anno 2000, immolava eroicamente la sua giovane esistenza per tener fede al giuramento prestato all’Arma e alla Patria. Non cercava la morte, non cercò neppure di sfuggirla perché giudicava che la fedeltà ai suoi ideali di giustizia, libertà e verità fosse più importante della sua paura di morire. A dieci anni dalla morte i giovani di Francavilla Fontana, con vivo ricordo, rinnovano la loro gratitudine assicurando il rispetto di tutti quei valori per i quali il loro “Eroe”, donò la vita».

E’ questo il pensiero dei giovani studenti della Scuola Media “Bilotta-Marone” di Francavilla Fontana, che rappresenta l’omaggio alla memoria del Maresciallo dei Carabinieri Antonio Dimitri a dieci anni dalla sua tragica scomparsa quando, con sprezzo del pericolo, ingaggiò un conflitto a fuoco con i rapinatori di una banca. Sarà il messaggio letto mercoledì prossimo 5 maggio 2010, al culmine della marcia silenziosa che mondo della scuola, istituzioni e tessuto sociale, tributeranno all’eroico carabiniere. La partenza è in programma alle ore 11 da Piazza Umberto I e l’arrivo, poco dopo, in Viale Lilla all’Aiuola della Legalità, dove ci sarà una breve cerimonia alla quale interverranno i genitori del Maresciallo Dimitri, autorità e istituzioni territoriali e scolastiche.

roprio l’Aiuola della Legalità, promossa e fortemente voluta dal produttore cinematografico Alessandro Contessa, realizzata dall’Associazione Libera di Don Luigi Ciotti e dalla BCC San Marzano di San Giuseppe e sostenuta dal mondo scolastico francavillese, è diventata il simbolo e allo stesso tempo il valore dell’appartenenza.

«L’Aiuola della Legalità rappresenta per noi e soprattutto per i nostri giovani – dice il Direttore Generale della BCC San Marzano di San Giuseppe, Emanuele di Palma – quello che è l’Albero di Falcone a Palermo: un punto di riferimento sul quale costruire la nostra coscienza civile. Ecco perché c’è bisogno dell’intervento e del sostegno di tutti per poter innaffiare con buoni sentimenti e buone pratiche questa pianta della speranza». Per Alessandro Contessa, «Il sacrificio del Maresciallo Dimitri è stato una brutta cicatrice per Francavilla, lo sfregio ad una comunità che ha il dovere di non dimenticare vigilando e prendendosi cura di un luogo che, grazie al verde delle sue piante, deve rappresentare un inno alla vita in risposta alla morte e alla violenza».

«Questa – dice Alessandro Leo, dell’Associazione Libera – è la maniera migliore per onorare la memoria dei caduti per la libertà dal crimine organizzato. La manifestazione può diventare l’impegno quotidiano di ognuno per la legalità. Tutti siamo chiamati a metterci in gioco con responsabilità. Ci auguriamo, in tale contesto, che la nuova delega conferita dal Sindaco nell’ambito della cittadinanza attiva, sia occasione per costruire una comunità più responsabile e solidale».

 

 

 

Foto e Articolo del 15 Gennaio 2011 da brindisireport.it

Per l’appello sull’omicidio del maresciallo periti esperti in dialetto cegliese

Nel processo di primo grado sul caso Dimitri le consulenze tecniche sulle intercettazioni furono un punto debole delle tesi accusatorie. Ora saranno ripetute

FRANCAVILLA FONTANA – Il pubblico ministero Adele Ferraro non ci sta. Il ricorso del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi chiede e ottiene l’appello contro la sentenza assolutoria dei sette imputati per l’omicidio del maresciallo dell’Arma Antonio Dimitri, avvenuta il 14 luglio del 2000 a seguito della rapina commessa ai danni della banca Comit di Francavilla Fontana. I fratelli Rocco, Ladislao e Roosvelt Franklin, Francesco Francioso, Pietro Giordano, Oronzo D’Urso e Peter Cavallo (difesi dagli avvocati Cosimo Deleonardis e Aldo Gianfreda) tornano alla sbarra, accusati di concorso a vario titolo nell’assassinio del giovane sottufficiale. I nuovi superperiti che dovranno rielaborare le intercettazioni a carico degli imputati sono al lavoro già da un pezzo.

I nomi dei consulenti tecnici della procura, tanto quelli nominati dalle parti restano top secret, e si capisce. Imperativo categorico: scongiurare ogni condizionamento, dato che la sentenza assolutoria fu effetto proprio della mancanza di congruenza fra le versioni dei tre tecnici interpellati in primo grado. Tutto quello che è dato sapere è che, tanto l’accusa quanto la difesa, ha dato mandato anche a tecnici di Ceglie Messapica, capaci di decriptare i dialoghi in stretto idioma cegliese. Furono le intercettazioni a incastrare i presunti banditi. Sono state le intercettazioni stesse a determinare il proscioglimento dei sette.

La corte d’assise chiamata a giudicare in primo grado evidenziò macroscopiche incongruenze emerse tra le traduzioni fornite dai tre diversi periti incaricati dalla Corte, nell’ordine: Azalea, Benedetti-Aluzzi e Altavilla. Discrasie abnormi e quindi inutilizzabili, dovute fondamentalmente, scrisse la corte nelle 46 pagine di motivazioni della sentenza, “alla scarsissima qualità uditiva delle conversazioni”, tenute “in stretto dialetto cegliese”, per giunta disturbate dalla prossimità di fonti rumorose come televisori accesi ma anche “a un livello di decibel inferiore a quello ordinariamente richiesto”.

La prima perizia disposta dalla procura fu letteralmente un flop. I giudici la bollarono come “deludente” in quanto “infarcita di innumerevoli passi virgolettati come ‘incomprensibili’”, e contenente “brandelli di conversazione, in massima parte privi di senso compiuto”. Da qui la necessità del nuovo incarico, assegnato direttamente dal tribunale. La seconda perizia mischia ulteriormente le carte. I nuovi tecnici individuano una terza voce laddove il primo consulente ne aveva udite appena due, ma il senso di interi passaggi viene completamente stravolto. “Azalea – scrivono i giudici – non solo non si avvede di questa terza presenza, ma non riferisce affatto di qualcuno dietro agli alberi (che invece appare nella seconda perizia)”.

Stessa storia anche per altri passaggi – passaggi chiave –  a carico di Franklin Roosvelt, il maggiore indiziato. Perfino sul coinvolgimento del maggior indiziato, i due periti tirano fuori dai nastri versioni completamente opposte. “Dall’esame di tali dichiarazioni – scrivono i giudici riferendosi ad altri stralci della perizia di Aluzzi ( la seconda, ndr) – sembrerebbe emergere un ruolo di primo piano dell’imputato Roosvelt Franklin nella rapina in esame. In particolare costui si sarebbe appostato al di fuori dell’istituto di credito con il fratello Rocco Franklin alla guida dell’autovettura. Sennonché tali risultanze non collimano con quelle del perito Azalea. Pertanto – si legge nel testo depositato – non comprende la Corte quale versione debba essere considerata esatta, stante la suddetta difformità di vedute”.

Ed è a questo punto che entra in gioco il terzo ed ultimo perito: il professore Altavilla, “esperto in idioma cegliese”, a cui si chiede una doppia perizia, la prima in lingua originale, la seconda in italiano. La nuova esperta tira fuori dalle stesse intercettazioni già analizzate e in precedenza, nuovi elementi, nuove circostanze e perfino nuovi personaggi di cui gli altri colleghi non avevano fatto fino a quel momento assolutamente menzione. Salta fuori perfino il nome di un noto contrabbandiere di Ostuni, “tale Prudentino, conosciuto anche col nome di ‘Ciccio la busta’, noto pregiudicato più volte tratto in arresto per reati legati al contrabbando di tle”.

La traduzione del passo in questione, durante il quale gli indagati intercettati parlano (secondo i primi periti) della rapina del luglio 2000, diventa così la seguente: “Allora i finanzieri correvano e venivano di corsa, venendo verso di noi… puntava la pistola e si mise a gridare… alla grossa gip”; e ancora: “Come faceva la grossa gip della finanza… Valerio… quaranta casse hanno buttato quando…”. Insomma: “da un lato – scrivono i giudici – compaiono i finanzieri in luogo dei carabinieri. Sotto altro profilo la grossa jeep sembra riferirsi al mezzo in dotazione dalla finanza”. Inoltre “l’espressione ‘da dietro veniva Rosvelto con le canne da caccia’, è stata sostituita da ‘Valerio… quaranta casse hanno buttato quando…’”.

“Ciò detto – concludono i giudici – è evidente che tale seconda versione della perizia Altavilla, sposta decisamente il senso delle conversazioni intercettate, lasciando inferire che i parlatori si riferissero non alla rapina di Francavilla Fontana, ma ad una operazione di contrabbando, alla quale avrebbe partecipato tale sedicente Valerio”. Insomma: “troppe contraddizioni minano alla base l’attendibilità delle disposta perizie, impedendo la formulazione di un giudizio certo in ordine alla bontà dell’una piuttosto che dell’altra”. Troppo presto per dire se le nuove perizie metteranno ordine nel caos. Ma nelle nuove trascrizioni, secondo più di qualche indiscrezione, ce n’è quanto basta, la battaglia in appello può cominciare.




Articolo del 16 Marzo 2013 da brindisireport.it

Maresciallo ucciso, ancora assoluzioni

LECCE – Non resta che la Cassazione, eventualmente, ma anche in secondo grado la sentenza esclude ogni responsabilità degli imputati nella morte del maresciallo dei carabinieri Antonio Dimitri, medaglia d’oro alla memoria, che resta perciò ancora senza risposte. La Corte d’Assise di Appello di Lecce ha assolto i tre fratelli Rocco, Ladislao e Roosvelt Franklin, Francesco e Rocco Francioso, Pietro Giordano, Oronzo D’Urso, difesi dagli avvocati Cosimo Deleonardis, Aldo Gianfreda e Gianvito Lillo.

I sette erano imputati anche per un’altra rapina e per l’omicidio dell’agricoltore Donato D’Urso, 53 anni, freddato con una fucilata, vicende per le quali sono stati ugualmente assolti.
Il maresciallo Dimitri i sette imputati nel processo per la morte del maresciallo dei carabinieri Antonio Dimitri fu ucciso a 33 anni durante una rapina alla Banca Commerciale di viale Lilla a Francavilla Fontana il 14 luglio del 2000, mentre cercava di fermare due dei banditi che avevano assaltato la banca, nel centro di Francavilla Fontana.

I malviventi, armati di taglierino, dopo aver prelevato venti milioni di lire, stavano tentando la fuga con due ostaggi. Dimitri f u raggiunto da sette colpi di pistola esplosi da un altro rapinatore appostato dietro una vettura. In primo grado, anche per una serie di discrepanze nelle perizie sulle intercettazioni, era arrivata la prima sentenza assolutoria.

 

 

 

 

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