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4 Agosto 2009 Napoli. Ucciso Gaetano Montanino, guardia giurata, in una agguato per rubargli la pistola d'ordinanza. PDF Stampa

Articolo del 4 Agosto 2012 da dallapartedellevittime.blogspot.it

GAETANO MONTANINO. UCCISO MENTRE FACEVA IL PROPRIO DOVERE

di Raffaele Sardo

E’ martedì 4 agosto 2009. Una serata calda come le altre, con la temperatura oltre i trenta gradi. In piazza mercato, a Napoli, alle due di notte, Gaetano Montanino, 45 anni, guardia giurata e dipendente dell’istituto “La vigilante”, è in auto con il suo collega, Fabio De Rosa, di 25 anni. Sono fermi davanti ad un negozio di giocattoli all’interno dell’auto di servizio. La zona è quasi deserta. Sembra tutto in ordine. Ma è una calma apparente, perché di lì a poco si scatenerà l’inferno. Un gruppo di giovinastri del quartiere, vicini al clan Contini, decide di rapinare le armi ai due vigilanti. Su uno scooter si avvicinano all’auto due di loro: Davide Cella e Salvatore Panepinto. Sono armati e con i volti coperti dai caschi: “Non vi muovete e dateci le pistole”, intimano i due giovani. Gaetano e Fabio sono colti di sorpresa. Si guardano in faccia e capiscono che  la faccenda è seria. Fabio De Rosa consegna la sua pistola 9x21, Gaetano Montanino, invece, riesce a tirare la sua dalla fondina e fa fuoco. I due rapinatori reagiscono e sparano a loro volta. Sono attimi di terrore. L’aria calda e afosa della notte è squarciata dai colpi di pistola. Gaetano Montanino viene raggiunto da otto colpi di pistola. Muore subito. Fabio De Rosa è più fortunato, è ferito nonostante sei colpi di pistola. Uno dei due giovani aggressori, Davide Cella, rimane ferito a sua volta. Il complice riesce a rimetterlo sullo scooter e lo porta davanti al Loreto Mare. Fabio chiede aiuto i soccorsi attraverso la radio di servizio che è sull’auto. In pochi attimi sul posto giunge un ambulanza e volanti della polizia. Sarà importante la sua testimonianza per ricostruire i fatti. Davide Cella viene arrestato in ospedale e piantonato a pochi passi dalla stanza dov’è ricoverato anche Fabio De Rosa, guardato a vista dai suo colleghi. Dopo poco tempo viene arrestato l’altro complice, Salvatore Panepinto. Al processo per la morte di Gaetano Montanino, i due killer saranno condannati a soli vent’anni di carcere. Evidentemente per lo Stato tanto vale la vita di un uomo che muore facendo il proprio dovere.

 

 

 

Articolo da La Stampa del    05 Agosto 2009

UN VIGILANTE A NAPOLI  Ucciso da due rapinatori che vogliono la sua arma

di antonio Salvati

NAPOLI Era gia' successo: a gennaio a rimetterci la pelle era stato Umberto Concilio, vigilante ucciso nel cuore della Napoli dei vicoli nel giorno del suo ventottesimo compleanno. E' successo ancora. La scorsa notte, nel centro della Napoli storica, una guardia giurata particolare viene ammazzata per rapina. Si chiamava GAETANO MONTANINO, aveva 45 anni, moglie e figli. Viveva ad Ottaviano, popoloso comune nell'hinterland napoletano. Come Umberto lavorava per l'istituto «La Vigilante». E come il ragazzo ucciso a gennaio era in servizio notturno quando e' stato aggredito da due rapinatori. La vittima era alla guida di una Fiat 500, al suo fianco un collega di venticinque anni. Ad un tratto la vettura viene affiancata da un ciclomotore: in sella due persone, casco integrale e pistola in pugno. Il loro obiettivo sono le pistole d'ordinanza che le due guardie giurate custodiscono nella fondina. Ma qualcosa va storto. Gli uomini in divisa reagiscono. Una sparatoria interminabile. E MONTANINO senza vita sul sedile di guida. Il suo collega accanto, ferito al torace in piu' punti. Il ragazzo viene soccorso e trasferito in ambulanza in un ospedale a poca distanza dal luogo del conflitto a fuoco: il Loreto Mare. E' grave, ma per i medici se la cavera'. Sulla pietra lavica che lastrica la piazza sono stati ritrovati ventinove bossoli e vistose macchie di sangue. A poca distanza dalla vettura dell'istituto di vigilanza e' stato recuperata anche una pistola semiautomatica e uno dei caschi indossati dagli assassini. La polizia scientifica ha lavorato ore per recuperare e catalogare tutto quanto potesse servire alle indagini. Ma il colpo di scena arriva dalla radio della polizia. Gli agenti comunicano che un uomo ferito e' stato scaricato davanti al pronto soccorso del Loreto Mare. Gli infermieri hanno raccontato di avere visto solo un ciclomotore che si defilava. L'uomo viene intubato, e' ferito all'addome e ad un braccio. Anche lui e' in gravi condizioni. Risponde al nome di Davide Cella, 28 anni, per gli investigatori un volto noto anche per la sua vicinanza con il clan camorristico dei Contini. Il suo ferimento non e' una beffarda coincidenza: per le forze dell'ordine e' uno dei protagonisti della sparatoria in piazza Mercato.

 

 

 

Foto e articolo del 9 Marzo 2010 da vigilanzaprivata.blogspot.com

Quaranta anni di cella per i killer della Guardia Giurata Gaetano Montanino.

fonte: http://www.metropolisweb.it/ Lo massacrarono a Piazza Mercato per sottrargli la pistola, a un anno dal delitto i giudici emettono la sentenza di primo grado per gli assassini di Gaetano Montanino (nella foto), la guardia giurata di Ottaviano. Venti anni a testa per Davide Cella e Salvatore Panepinto, i due aggressori di Napoli che la notte tra il tre e il quattro agosto crivellarono di colpi la vettura di ordinanza dell’agente in servizio di perlustrazione. La vittima aveva 45 anni ed ebbe la colpa di reagire a quel maledetto tentativo di rapina sfociato nel sangue. Un processo-lampo, visti i tempi della giustizia italiana, una sentenza durissima nella quale i magistrati hanno accolto la tesi di accusa della procura, anche se hanno mitigato le pene richieste (trent’anni di carcere per tutti gli imputati). Determinante il racconto di Vincenzo De Feo, pregiudicato arruolato nel clan Contini, che ha inchiodato gli imputati indicando ruoli e responsabilità. Il processo continuerà in Appello, e sarà proprio la procura a premere per il processo-bis, forse insoddisfatta delle pene inflitte ai due imputati ritenuti responsabili di omicidio, tentato omicidio (nel raid rimase ferito Fabio De Rosa, collega di Gaetano Montanino), tentata rapina, porto e detenzione di armi rubate, con l’aggravante dei futili motivi. Durante il dibattimento, Davide Cella ha ammesso di aver sparato senza guardare, anche se il suo racconto è stato considerato poco credibile. Montanino era seduto al posto di guida, le moto lo accerchiarono e la guardia giurata non ebbe il tempo di scendere dalla vettura. Fu Cella ad esplodere i colpi mortali, quattro, e tutti a segno.

 

 

 

Foto e Articolo del 13 Aprile 2012 da  dallapartedellevittime.blogspot.it

CONDANNATI A SOLI VENT'ANNI I KILLER DELLA GUARDIA GIURATA GAETANO MONTANINO

di Raffaele Sardo

Vergognosa sentenza per i killer di Gaetano Montanino, la guardia giurata di 45 anni che la sera del 4 agosto 2009 fu uccisa in piazza mercato a Napoli. La sentenza di appello ha confermato la condanna a soli vent’anni di carcere per i due killer, Davide Cella e Salvatore Panepinto. Gaetano, dipendente dell’istituto “La vigilante” quella sera di agosto era in auto, in piazza mercato, con il suo collega Fabio De Rosa, di 25 anni. Stavano facendo il giro per il controllo delle attività commerciali. La zona era quasi deserta e tutto sembrava in ordine quando due si avvicinano a bordo di uno scooter, con i volti coperti dai caschi. Intimano alle due guardie giurate di  consegnare le pistole. Altri due complici sono un po’ più lontano. De Rosa viene subito disarmato. Montanino reagisce. Ne nasce un conflitto a fuoco. Gaetano ha la peggio. Viene raggiunto da otto colpi di pistola. Anche il suo collega viene ferito, ma se la caverà dopo il ricovero al Loreto Mare. Nello stesso ospedale si fa ricoverare anche un dei killer, Davide Cella, anch’egli ferito nella sparatoria. Sarà determinante la ricostruzione dei fatti che farà Fabio De Rosa, la guardia ferita, che consentirà agli agenti della Questura di Napoli di far  arrestare Davide Cella in ospedale. Ma saranno determinanti anche le dichiarazioni di Vincenzo De Feo, uno dei partecipanti al raid e subito diventato collaboratore di giustizia. Le sue dichiarazioni consentiranno l’arresto di Salvatore Panepinto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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