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27 Marzo 2004 Annalisa Durante, vittima innocente di Napoli, aveva 14 anni PDF Stampa
Napoli, quartiere Forcella, 27 Marzo 2004

Fonte e foto da: Repubblica, (18 novembre 2005)
Aveva 14 anni, morì per una pallottola vagante in uno scontro tra camorristi
Ora in un libro i suoi segreti. Con una profezia: "Il quartiere dove vivo è a rischio"
Il diario di Annalisa, uccisa per errore

"Vorrei fuggire, a Napoli ho paura"
di CONCHITA SANNINO


NAPOLI - "Vivo e sono contenta di vivere, anche se la mia vita non è quella che avrei desiderato. Ma so che una parte di me sarà immortale". Annnalisa sorride dal risvolto di copertina. Bionda, il volto d'angelo, ma lo sguardo di "scugnizza" catturava il presente con parole di mesta e tagliente lucidità, quella che tocca in dono ai bambini. "Cari genitori, quando Pasqua sarà veramente festa di Rinnovamento, papà avrà un lavoro vero e noi andremo via da Forcella": ecco cosa scriveva, sei mesi prima di esser uccisa, Annalisa Durante, la quattordicenne caduta nei vicoli dell'antica Vicaria, il 27 marzo 2004, in uno scontro a fuoco tra camorristi.

Era un sabato sera, una pallottola vagante la centrò alla testa mentre si tratteneva sotto casa. Scapparono tutti, lei non ci riuscì: la madre si affacciò e vide i capelli color miele della secondogenita impregnati di sangue, gli occhi verdi già spenti. A leggere, oggi, i suoi appunti di fanciulla raccolti in un libro dai passaggi toccanti - "Il diario di Annnalisa", Tullio Pironti editore, a cura di Matilde Andolfo e Mario Fabbroni - affiora il testamento di un'adolescente che tentò invano di sottrarsi al destino.

E che continua a esser simbolo dell'attesa di riscatto, oltreché immagine inesorabile di dolore e culto popolare. Decine di lettere e telegrammi, sul suo sepolcro peluche o odore di talco. Messaggi da New York a Santiago del Cile, da Barcellona al Texas.
"Un giorno diverrò grande. Eppure non riesco a immaginarmi. Forse me ne andrò, forse no. Mi mancherebbe le gite, la pizza che porta papà dopo il lavoro. Adoro la pizza fritta", scrive nel diario.

Oltre la solarità trascinante del carattere, dietro l'aspetto di monella che si infliggeva piercing e tatuaggi contro il volere di mamma e già cominciava a guidare le auto dei corteggiatori più grandi, Annalisa coltivava angosce e presagi che affidava solo al suo diario. O al segreto dei temi in classe.

Scrive della criminalità che infesta il rione. Sogna di "fuggire da Napoli, viaggiare": almeno fino a quando non fa irruzione nella sua vita Francesco, "l'amore" dell'adolescenza. "I grandi mi stanno appresso, ma io li sfotto, poi li lascio andare: mi spaventano. Mentre Francesco ha quasi la mia età, tra noi solo baci, anche se litighiamo sempre".

È la ragazza che davanti alla tv non sogna solo di entrare nei programmi di Maria De Filippi: "Magari un giorno ballerò insieme a loro", ma si interroga anche sui drammatici fatti di cronaca che avvengono a pochi metri da lei. "Non è giusto: si può morire così?", scrive appena qualche mese prima di essere uccisa, ragionando in solitudine sull'omicidio di Claudio Taglialatela, assassinato per la rapina di un telefonino.

Claudio era solo il penultimo della lista. "Oggi abbiamo visto i funerali di Claudio in televisione. Abbiamo pianto tanto. Mia madre è sconvolta, dice che è la cosa più orribile perdere un figlio. A me mi è venuto il freddo addosso. Che tragedia. Perché si deve morire così? Non è giusto". Era il 10 dicembre 2003. Il 27 marzo altri avrebbero iscritto Annalisa nello stesso elenco. "Il sogno di mio padre è portarci via da Forcella. Ha ragione. Non mi piace vivere qui", scrive Annalisa nel diario.

Benché annoti, in classe, "nella città dove sono nata la gente sorride sempre", troppe cose non le piacciono lì intorno. Ottobre 2003. "Le strade mi fanno paura. Sono piene di scippi e rapine. Quartieri come i nostri sono a rischio. Ci sono i ragazzi che si buttano via e si drogano senza motivo. La prof non sa bene i problemi del mio quartiere. La prof non può capire". Ancora: "Mi fanno pena quei tossicodipendenti che barcollano tutti i giorni sotto le nostre case".

Non le piace "lo sfruttamento e il lavoro nero. A Forcella ci sono fabbriche di borse, tante ragazze stanno per tutto il giorno chiuse lì. Hanno sempre le mani sporche. C'è mia sorella Manu: ma almeno il datore di lavoro non la costringe a lavorare quando non si sente bene", aggiunge con candore Annalisa. E poi: non le piace la povertà di "tante amiche che non hanno una casa vera, ma vivono in una sola stanza. Anche io devo fare i compiti sul ballatoio, ma almeno ho una casa vera, sono fortunata". Le fanno rabbia "i disonesti". Che poi è il suo modo, di bambina nata a Forcella, di definire camorra i vicini di vicolo.

Tre giorni dopo il suo assassinio, i genitori di Annalisa, assistiti da un coraggioso prete, don Luigi Merola, donano tutti gli organi. "Qualcosa di Annalisa vive in sette persone". I proventi del libro serviranno a costruire una cappella per Annalisa. È l'unico obiettivo di Carmela, sua madre. "Io e mio marito abbiamo avuto reazioni diverse. Lui va in Tribunale, fa i dibattiti. A me non interessa nulla. Spero solo che il sacrificio di Annalisa non sia stato inutile".
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Articolo del 2 Gennaio 2012 da  liberafrosinone.it

Il nuovo presidio sarà intitolato ad Annalisa Durante

di Antonio Lafano
Vivo e sono contenta di vivere, - scriveva nel suo diario personale Annalisa Durante - anche se la mia vita non è quella che avrei desiderato. Ma so che una parte di me sarà immortale“. Bionda, soli 14 anni con una una vita ed un futuro tutto da scoprire, una “scugnizza” la definirebbero i suoi compaesani. “Cari genitori, – si legge nel suo diario 6 mesi prima di essere uccisa – quando Pasqua sarà veramente festa di Rinnovamento, papà avrà un lavoro vero e noi andremo via da Forcella“. Oggi avrebbe avuto la mia stessa età. Dopo aver letto il suo diario si ha la certezza che da grande sarebbe stata una persona brillante, una di quelle che portano solo successi e soddisfazioni alla sua famiglia. Tutto ciò non è stato possibile a causa di coloro che il 17 marzo 2004 scambiarono il rione Forcella per una trincea di guerra.

Era un sabato sera, in compagnia di un’amica e della cugina ascoltava della musica, probabilmente canzoni neomelodici, le preferite dalle ragazze napoletane. All’improvviso due motorini accellerano al massimo, rincorrono qualcuno, le ragazze non si rendono conto, poi gli spari, molti scappano ma Annalisa cade a terra: due pallottole la centrano.

Il 16 aprile 2008 la Corte di Cassazione ha definitivamente condannato Salvatore Giuliano a 20 anni di reclusione per l’omicidio di Annalisa. Giuliano, esponente dell’ononimo clan, era l’obiettivo di quell’agguato, rispose al fuoco dei sicari ma a rimetterci la pelle non furono i camorristi ma un’innocente che con la camorra non aveva niente a che fare.

Uccisa per errore” scrissero alcuni giornali. Non è la prima volta che si leggeva che la camorra uccide per errore. La verità è che la camorra non uccide per errore, uccide e basta! Poco importa ai clan se durante uno scontro a fuoco viene colpito un’innocente. Che razza di uomo è colui che maneggia una pistola a pochi passi da una ragazzina! Che colpa aveva Annalisa!

La sua morte è purtroppo la dimostrazione che le mafie è un problema di tutti, anche di coloro che nel bene o nel male non vogliono averci niente a che fare. Proprio per questo motivo il nuovo Presidio di Libera di Cassino, che sarà presentato a breve, sarà intitolato ad Annalisa Durante. Ma non è tutto! La presenza del clan Giuliano non è circoscritta nel solo quartiere napoletano di Forcella, la sua presenza si è sentita  e si continua a sentire anche nel cassinate sin dagli anni ’80.

Era il 1993 quando fu prima sequestrata e poi confiscata una villa a Carmine Giuliano nel comune di Sant’Elia Fiume Rapido. Carmine Giuliano, boss dell’omonimo clan (clan Giuliano) era chiamato O’lione. Egli compare in diverse foto  accanto l’ex campione del mondo Diego Armando Maradona.  Giuliano è stato legato agli ambienti del Cassinate sin dagli anni 80 dove fu arrestato all’interno di un appartamento in affitto. In un altra occasione fuggì da una colonia penale e si nascose nella villa di Sant’elia Fiume Rapido, la stessa villa in cui le forze dell’ordine lo scovarono e arrestarono. Dopo un breve periodo di detenzione in carcere gli furono concessi gli arresti domiciliari per motivi di salute presso la clinica “Casa di Cura Sant’Anna” di Cassino dove fuggì nuovamente. Gli inquirenti hanno sempre pensato che la fuga fu premeditata, così come la scelta del luogo di cura, probabilmente  vantava di una rete di collaborazione nel cassinate. Le gesta del vecchio clan Giuliano si ripercuotono sino ad oggi con procedimenti giudiziari ancora in corso. Grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Salvatore Giuliano (famigliare di Carmine e omonimo dell’assassino di Annalisa Durante) nell’estate del 2008 la DDA di Roma (operazione “Grande Muraglia”) ha arrestato diverse persone, tra cui noti imprenditori del cassinate. Alcuni degli indagati sono tutt’ora accusati di aver messo su un’organizzazione per la vendita di merce contraffatta con l’aiuto della malavita cinese. Con i proventi è stato creato un “impero” di diversi milioni di euro.

Infine lo scorso luglio  la Direzione investigativa antimafia di Roma e la Direzione distrettuale antimafia hanno notificato l’atto di confisca ad alcuni componenti della famiglia Terenzio. Alla famiglia cassinate sono state confiscate due lussuose ville (a Cervaro, ed in centro a Cassino), un ristorante, dodici vetture di grossa cilindrata, due barche, quote societarie, attività commerciali e cospicui conti correnti bancari. Il patrimonio confiscato è stato stimato in circa 150 milioni di euro.

Il nuovo Presidio sarà sicuramente un segnale forte sul territorio, ma soprattuto la dimostrazione dell’esistenza, come lei stessa scriveva nel suo diario, di quella parte immortale di Annalisa Durante.

 

 

 

Video Youtube

Annalisa Durante - vittima innocente della camorra

 

 

Articolo del 27 marzo 2013 da  dallapartedellevittime.blogspot.it

MORIRE A 14 ANNI SENZA UN PERCHE'. ANNALISA DURANTE CHE NON RIUSCIVA A FARE A MENO DELLA PIZZA FRITTA

di Raffaele Sardo

Era il 27 marzo del 2004, un sabato sera, quando una pallottola vagante uccise Annalisa Durante  nei vicoli dell'antica Vicaria, a Forcella  in uno scontro a fuoco tra camorristi. Aveva solo 14 anni. Un mese dopo la sua uccisione ci fu una grande manifestazione che attrversò tutti quei vicoli. C'ero anch'io e raccontai quei momenti con  questo articolo.

"Un giorno diverrò grande. Eppure non riesco a immaginarmi. Forse me ne andrò, forse no. Mi mancherebbero le gite, la pizza che porta papà dopo il lavoro. Adoro la pizza fritta"
(dal Diario di Annalisa)

NAPOLI – Gli occhi di Giovanni Durante, luccicano d’emozione. Non si aspettava che tanta gente venisse a ricordare, dopo un mese, la morte di sua figlia. “Giannino”, come lo ha chiamato confidenzialmente Loigino Giuliano, l’ex boss del rione, è il padre di Annalisa, la ragazza  14enne uccisa la notte del 28 marzo scorso durante una sparatoria a via Vicaria Vecchia, nel quartiere di Forcella. Un mese dopo il quartiere si stringe attorno a lui per una fiaccolata nata da un appello della società civile napoletana. La  gente del rione ha risposto numerosa all’appello lanciato da tante associazioni di volontariato e da personalità della società civile impegnate sul fronte della cultura della legalità e della pace (Alex Zanotelli, Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Tonino Palmese, Pasquale Salvio, Gianluca Stendardo, Alfredo Mendia, Sergio D'Angelo, Renato Briganti, Emilio Lupo, Aldo Policastro) e dal comitato “Noi per Forcella”. La protesta è contro la ferocia di una criminalità che non si ferma di fronte  a niente e a nessuno.  Sono arrivati in tanti, da Posillipo a  Capodimonte, dal Vomero a Chiaia, da Secondigliano a Ponticelli, dalla Sanità a Fuorigrotta, per rompere il muro della paura. Al fianco di “Giannino” camminano il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, l’onorevole Alfonso Pecoraro Scanio e padre Alex Zanotelli, dietro uno striscione con la scritta «da Forcella una speranza per tutta la città». Dietro ancora, seguono più di un migliaio di persone. Tanta anche la gente del rione che si accalca dietro le prime file, nonostante poco abituata a frequentare marce e soprattutto a protestare contro la camorra. E’ quella stessa gente che ogni giorno sbarca il lunario con espedienti sempre diversi e che si barcamena tra legalità e illegalità. Che è passata da un’economia illegale, come quella del contrabbando di sigarette, ad un’altra, altrettanto illegale, del pizzo e della droga, sotto “padroni diversi”. Ieri il clan dei Giuliano, oggi quello dei Mozzarella. Ai balconi dei vicoli sono appesi tanti lenzuoli bianchi, in segno di adesione all’iniziativa. Il corteo, che si riunisce a piazza Calenda, vicino allo storico teatro Trianon, tocca il cuore del rione: Via Forcella, Vico Zite, sotto le finestre di Loigino Giuliano, quello che una volte era “ ‘o rre” di Forcella. Tanti restano affacciati dai balconi. In strada la gente del rione fa ala alla fiaccolata che avanza tra saracinesche che vengono abbassate. Nella manifestazione sono tanti i giovani che portano le bandiere per la pace. Si passa in via Duomo, via Vicaria Vecchia, dove venne uccisa Annalisa. Qui suo padre non può fare a meno di piangere. {...}.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

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