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3 Settembre 1998 Scisciano (NA). Resta uccisa Giuseppina Guerriero, 42 anni, da proiettili diretti a un camorrista. PDF Stampa

Fonte:   Un nome, una storia - Libera

 

 

 

Articolo del Corriere della Sera del 4 settembre 1998

Colpita per errore mamma di 4 figli

Volevano uccidere un boss: ridotta in fin di vita. Pronto l' espianto degli organi

Agguato di camorra l'altra sera nel Napoletano. L'auto della donna aveva affiancato quella dell'uomo nel mirino

NAPOLI - Coma profondo, elettroencefalogramma piatto. Speranze di salvezza: nessuna. Tanto che stanotte e' cominciata l'operazione che prelude all'espianto degli organi. Nella testa di Giuseppina Guerriero, 43 anni e quattro figli, c'e' un proiettile. Non era destinato a lei, ma lei si e' trovata a passare nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il momento in cui due killer di una banda di camorra hanno messo mano alla pistola per uccidere il capo di un altro clan. Non dovevano essere i migliori, nel loro ramo. Perche' quando hanno premuto il grilletto non si sono accorti che all'auto sulla quale viaggiava l'uomo che volevano ammazzare se n'era affiancata un'altra, quella che riportava Giuseppina a casa dopo una giornata di lavoro. Hanno sparato lo stesso: il rivale ha avuto il tempo di accelerare e sparire. Poi si e' scoperto che alla guida di quell'auto non c'era nemmeno il boss per il quale era stato organizzato l'agguato, ma un suo amico. Questo, pero', non conta niente. Conta che il proiettile ha infranto il vetro dell'Alfa 33 guidata da Giuseppina Guerriero, e si e' conficcato nella testa della donna. Per chi ha sparato si e' trattato solo di un incidente di percorso, come lo fu per quelli che poco piu' di un anno fa ammazzarono a Napoli Silvia Ruotolo. Allora accadde in uno dei quartieri migliori della citta' e di mattina, tra la folla. Stavolta, invece, la tragedia si e' consumata in un paese della provincia, Scisciano, e poco dopo le undici di sera. Giuseppina Guerriero stava percorrendo via Garibaldi. Tornava da un colloquio di lavoro. Da qualche tempo, infatti, aveva lasciato la sua precedente attivita', bracciante agricola, e aveva cominciato a fare la cuoca. L'altra sera si era incontrata con il titolare di un ristorante della zona e pare che avesse anche ottenuto l'assunzione. Quella strada, quindi, l'avrebbe dovuta percorrere ancora chissa' quante volte per lavoro, e sempre di notte. Ma una guerra alla quale lei era totalmente estranea gliel'ha impedito. Nei paesi che circondano Napoli si e' da pochi giorni scatenata nuovamente la lotta tra i clan (quattro agguati in quarantotto ore), e nella faida e' coinvolta anche la cosca di cui fa parte Saverio Pianese, l'uomo per il quale si erano mossi i killer. Pianese abita proprio in via Garibaldi, e di fronte alla sua casa si erano appostati quei due in moto che poi hanno sbagliato mira. Pare che abbiano esploso almeno quattro colpi, quando hanno visto spuntare l'auto del rivale. Non si sono accorti nemmeno che all'interno non c'era il loro obiettivo, ma un altro pregiudicato, che ieri i carabinieri hanno interrogato a lungo convinti che lui sappia chi e' che vuole morto il suo capo. Giuseppina Guerriero e' stata accompagnata prima all'ospedale piu' vicino, a Nola, e subito dopo trasferita al Loreto Mare di Napoli, dove e' ancora ricoverata in sala di rianimazione. I medici hanno capito subito che le condizioni della donna erano disperate, e le ore successive non hanno fatto altro che peggiorare la situazione. L'attivita' cerebrale e' ora ridotta praticamente a zero. "Ma noi non ci arrendiamo", spiegava ancora ieri sera il cognato della donna. "Noi la speranza non vogliamo perderla. Non possiamo accettare che Giuseppina muoia soltanto perche' si e' trovata a passare tra quella gente". Davanti alla sala di rianimazione del Loreto Mare c'e' fisso dall'altra sera Nicola, il marito della donna, che lavora come operaio all'Alfa di Pomigliano d'Arco. Accanto a lui la piu' grande delle figlie, l'unica che abbia saputo subito come sono andate veramente le cose. Agli altri tre, un maschio e due femmine tra i quattordici e i diciannove anni, il padre non ha avuto il coraggio di dire la verita': fino a ieri mattina sapevano solo che la madre aveva avuto un incidente. F. B.

 

 

 

Articoli da L'Unità del 4 Settembre 1998

Agguato di camorra uccisa una passante

di Vito Faenza

Giuseppina Guerriero, 42 anni, 4 figli, colpita da un proiettile vagante. Donati i suoi organi

NAPOLI. Giuseppina Guerriero, 42 anni, stava tornando a casa dal marito e dai quattro figli, quando s’é trovata in mezzo ad una sparatoria fra camorristi. Un colpo, partito da una delle armi dei killer, forse esploso da una pistola a tamburo, l’ha raggiunta alla testa. La donna è clinicamente morta, e dopo che per venti ore il tracciato dell’elettroencefalogramma è rimasto piatto, il marito ha autorizzato l’espianto degli organi.
Giuseppina Guerriero fino a qualche giorno fa lavorava in campagna, poi aveva saputo che un ristorante di Scisciano,un centro della zona nolana, a due chilometri dalla sua abitazione a Marigliano, stava cercando personale. Lei amava cucinare, ci teneva ad avere un posto di cuoca. Aveva preso appuntamento e l’altra sera  era andata a parlare coi titolari del locale. Due chilometri appena, la distanza fra il ristorante e la sua abitazione, due chilometri percorsi in auto, con l’«Alfa 33» del marito, per fare presto, visto che l’appuntamento era stato fissato a tarda sera. La trattativa s’era conclusa bene per la donna che avrebbe dovuto cominciare un periodo di prova. La speranza di un lavoro più sicuro di quello in campagna la rendeva felice, anche perché con quattro figli, due maschi e due femmine, lo stipendio di un operaio non basta proprio.
Giuseppina Guerrieno alle 23 dell’altra sera, si trovava in corso Garibaldi a Scisciano, qui ha incrociato i due sicari che a bordo della motocicletta seminavano morte.
Il bersaglio dell’agguato doveva essere, sostenevano ieri mattina i carabinieri, Saverio Pianese, ritenuto
«capozona» del clan Capasso, che abita proprio nella strada in cui é avvenuto l’agguato. Nella sua macchina c’era unaltro pregiudicato, Aniello Carrella, di 32 anni, anche lui rimasto illeso nella sparatoria.
Pianese é riuscito a fuggire, mentre Carrella é stato preso dai Cc che lo hanno interrogato per ore, alla ricerca di un indizio che potesse permettere di identificare i killer. E ora i militi sostengono che hanno più di una traccia per riuscire ad identificare i sicari.
Giuseppina Guerriero é stata soccorsa da alcuni passanti e portata al pronto soccorso dell’ospedale di Nola. I medici hanno immediatamente constatato che le sue condizioni erano gravissime e quindi l’hanno fatta trasferire in un nosocomio napoletano. I parenti, il marito, un cognato, l’hanno raggiunta e per tutta la notte ed il giorno hanno atteso notizie nella sala antistante la rianimazione. Il marito della donna e suo fratello hanno deciso di comune accordo di non dire ai figli tutta la verità su quanto é accaduto.
«Solola più grande - raccontano sa che la madre é stata ferita da un proiettile, agli altri abbiamo detto che si é trattato di un incidente stradale.
Come si fa a spiegare ad una bambina di 14 anni - proseguono - che la madre rischia di morire perché dei delinquenti si sono sparati tra di loro?». Giuseppinaha quattro figli, due più grandi e già maggiorenni, e due minorenni. La più piccola, la ragazzina di 14 anni, era la figlia a cui la donna era più legata.
Pur sapendo che le condizioni di Giuseppina erano gravissime e che era impossibile salvarla, i parenti hanno chiesto di attendere qualche ora, per potersi aggrappare anche ad una impossibile speranza. Poi alle 19, i medici hanno chiesto e ottenutol’autorizzazione a procedere all’espianto degli organi, visto che il il
tracciato dell’elettroencefalogramma era rimasto piatto per più di venti ore, e nella nottata diverse equipè hanno proceduto al prelievo di fegato, reni e cornee.




L’INTERVISTA: Il segretario del sindacato dei poliziotti ha scritto al capo della Polizia Masone

Ascione, Siulp: «Contro i boss con armi spuntate»

«Mi hanno telefonato dal commissariato di Giugliano per dirmi che erano senza macchine e costretti ad uscire di pattuglia a piedi».

ROMA. Silvia Ruotolo, Giuseppina Guerriero: le vittime innocenti della sporca guerra dei clan della camorra. «E non è finita qui. Piangeremo altri morti innocenti, conteremo altre vittime». Antonio Ascione è il segretario del Siulp, il sindacato dei poliziotti, di Napoli e provincia.
Segretario, perché è così pessimista?

«Perché ho pochi motivi per non esserlo. Dopo l’assassinio della signora Ruotolo, non dimentichiamolo mai, una madre di figli uccisa nel pieno centro cittadino, si disse che drammi del genere non si sarebbero più verificati, che tutto sarebbe cambiato, che lo Stato non avrebbe dato tregua alla camorra.
E invece ci risiamo. La lotta tra i clan della camorra continua a mietere vittime (80 morti dall’inizio dell’anno) e le forze dell’ordine appaiono sempre più disarmate. Stiamo combattendo una guerra con armi spuntate».
È una critica dura, la sua...
«Proprio due giorni fa ho scritto una dura lettera al capo della Polizia Masone nella quale descrivo minuziosamente le condizioni di lavoro dei poliziotti e la disorganizzazione dei cosiddetti apparato di contrasto. Siamo ad un livello di precarietà allarmante. Gli uomini sono pochi e mal distribuiti sul territorio, i mezzi a disposizione scarsi. Vuole qualche esempio?».
Prego.
«Ha presente Giugliano? Terra storicamente di grossi calibri della camorra, da Maisto a Iacolare, ebbene l’altro giorno mi hanno telefonato dal locale commissariato dicendo che erano senza macchine, costretti ad uscire di pattuglia a piedi. Per non parlare del coordinamento tra le varie forze impegnate sul territorio, polizia, carabinieri e finanza, esiste solo sulla carta, non ci sono le sale operative comuni, il prefetto non si è avvalso delle norme previste nella legge 12. La conseguenza è che quello che fa la polizia è sconosciuto ai carabinieri e viceversa. Così è difficile andare avanti».
L’ultimo omicidio è avvenuto nel Nolano,un territorio che una volta era dominato dal clan Alfieri-Galasso, anche qui ora si spara all’impazzata. Perché?
«Perché anche in provincia, come nell’area metropolitana, assistiamo ad una parcellizzazione dei clan camorristici dopo l’arresto o il pentimento dei grandi boss. È il momento della marmaglia, gangster senza regole e senza scrupoli che per conquistare una fetta di territorio, una parte del narco-traffico o del mercato del racket, è disposta a scatenare guerre feroci. Per non parlare dei killer: oggi un assassino professionista lo si può assoldare per poche centinaia di migliaia di lire. Ecco perché dico che l’impegno prioritario delle forze dell’ordine deve tendere alla riconquista del territorio, ma per fare questo ci vogliono uomini e mezzi, strumenti, volontà politiche. Che ora mancano. Quando parlo di controllo del territorio mi riferisco anche alla capacità di leggere i mutamenti che avvengono sul territorio, la composizione e la scomposizione dei vari gruppi, il chi sale e chi scende, anche per prevenire guerre tra clan e morti. Soprattutto morti innocenti».
E.F.




Nel giugno ’97 la morte assurda di Silvia Ruotolo

L’agguato della scorsa notte a Scisciano, in cui è rimasta colpita mortalmente Giuseppina Guerriero, richiama alla mente la tragedia di Silvia Ruotolo. L’11 giugno 1997 Silvia escedi casa - inSalita Arenella, a Napoli - con il figlioletto di 10 anni per mano proprio mentre un gruppo di fuoco di un clan camorristico sta braccando due esponenti di una cosca rivale. I killer sparano all’impazzata, in pieno  giorno, e un proiettile uccide Silvia, che negli istanti precedenti si era accorta di quanto stava accadendo e aveva cercato di proteggere il bambino.
Nella sparatoria muore uno dei due pregiudicati obiettivo dell’agguato, e viene ferito un altro passante, lo studente Riccardo Valle. La morte di Silvia Ruotolo suscita orrore e sdegno, e il nome della donna diviene nei mesi successivi simbolo dell’impegno anticamorra di cittadini e istituzioni.



 

Articolo da La Repubblica del 4 Settembre 1998

Ritorna a casa dal lavoro falciata dal killer dei clan

di Eleonora Bertolotto e Irene De Arcangelis

NAPOLI - Rientrava dal lavoro, i quattro figli e il marito l' aspettavano a casa. A fermarla è stata una pallottola sparata a tradimento da un killer in moto, che mirava a un altro, e che l' ha incrociata per caso. Un solo colpo alla fronte e la vita di Giuseppina Guerriero, 42 anni, si è come sospesa, legata alle macchine che per una notte, un giorno e ancora una notte - in una camera di rianimazione - l' hanno aiutata a respirare. Encefalogramma piatto, riferiscono i bollettini che si sono succeduti nella giornata. Il che vuol dire semplicemente che la medicina è impotente e non si può che aspettare. Un' altra vittima della violenza feroce che assedia Napoli. Un' altra vittima per caso. Come Silvia Ruotolo, uccisa nel giugno dell' anno scorso, mentre camminava per strada accanto al figlioletto. O come Fabio De Pandi, il bimbo caduto sotto il fuoco dei killer mentre rincasava - sei anni fa -, e i suoi presunti assassini sono già stati scarcerati. Lo scenario del nuovo, atroce, fatto di sangue, è una strada di provincia, che collega Saviano, dove Giuseppina ha lavoro, a Marigliano, dove vive in via Venezia 13, frazione Faibano, con la famiglia. L' ora, le ventitré di mercoledì, quando la donna è appena uscita dal ristorante dove fa la cuoca e si dirige verso casa alla guida della sua Alfa 33 grigia. Ha fretta, perché sa che l' aspettano: il marito Nicola Quartucci, 52 anni, operaio a Pomigliano d' Arco, le figlie Rosa, Anna, Antonella e l' unico maschio, Raffaele. L' aspettano e si preoccupano se non è puntuale, perché non è piacevole attraversare la campagna soli oltre una certa ora, specie per una donna. Lei sa tutto questo e pigia sull' acceleratore: la strada è deserta, non c'è anima viva neppure a Scisciano, quando Giuseppina affronta la curva di via Garibaldi che porta verso il centro del paese. Il caso vuole che proprio all'ora in cui lei rientra, proprio su via Garibaldi, un uomo stia in agguato, nascosto con la sua moto in un portone. E' lì perché - ricostruirà più tardi la polizia - ha un mandato di morte: deve freddare Saverio Pianese, figura di spicco del clan Capasso, ritenuto capozona dopo che il boss, Antonio, è finito in carcere. E' lì perché sa che Pianese vuole uscire e sa che si avvierà all' appuntamento alla guida della Y10 che ora, sono le ventitré, è parcheggiata sotto casa, giusto in via Garibaldi. Ma appunto alle ventitré un uomo si avvicina all' auto, si mette al posto di guida, parte. Il killer dietro, con la moto. Percorrono in direzione di Saviano poche decine di metri, così poche che forse neppure l' uomo dell' Y10 ha il tempo di capire d' essere caduto in una trappola. Lì dove il corso piega a sinistra, il sicario si affianca all' auto e spara. Quattro colpi. Giuseppina Guerriero arriva proprio allora, bersaglio mobile che solo il destino ha fatto sopraggiungere in quel luogo e in quel momento. Tre dei proiettili vanno a vuoto, uno sfonda il parabrezza dell' Alfa 33 e le si ficca in fronte. L' auto sbanda per qualche decina di metri, sbatte contro un muro. La gente si affaccia e poi corre in strada, si ferma anche l' uomo dell' Y10. Il killer è già distante. Giuseppina Guerriero viene soccorsa e accompagnata all' ospedale di Nola. Ma è troppo grave ed è immediatamente trasferita a Napoli, nel reparto di rianimazione del Loreto Mare. E' lì che la raggiunge la famiglia, avvertita nel cuore della notte. Fin dalle prime ore, le sue condizioni si rivelano disperate: il proiettile le ha attraversato la testa, producendo danni cerebrali diffusi e una grave emorragia, l' encefalogramma è piatto. Intanto l' allarme, che è scattato subito, allerta i carabinieri di Castelcisterna, che ricostruiscono l' accaduto. Ma l' uomo inseguito e mancato dal sicario non è Pianese, che risulta irreperibile: è Aniello Carrella, 32 anni, pregiudicato, che viene fermato e interrogato per ore.

 

 

 

Articolo da La Repubblica del 4 Settembre 1998

Prego per questi assassini...

NAPOLI (e.b.) - E' una ragazza bionda, alta, sottile. Tra poco compirà i 22 anni e si chiama Rosa. Esce dalla sala di rianimazione con gli occhi rossi e l' aria sperduta. Jeans e maglietta di filo chiara, le prime cose che ha trovato in un cassetto quando nella notte è piombata in casa la notizia: "Mamma ha avuto un incidente - le ha detto il padre - è in ospedale ferita". Sono arrivati all' ospedale con il pianto in gola. La mamma, Giuseppina, era lì, sul lettino, gli occhi chiusi e una ferita quasi invisibile alla testa. E Rosa ora non sa capacitarsi di questo silenzio. "Ci sarà pure una giustizia - sussurra guardando altrove per trattenere le lacrime - e c' è una giustizia divina. Che cosa vuole che dica? Prego per questa gente perché si converta". Per tutta una notte, prima che i telegiornali rilanciassero la notizia, Rosa - che è la più grande di quattro figli e il 2 settembre, giusto fra un anno, dovrebbe sposarsi - è stata la sola a conoscere la verità e a portarne il peso. La sola, con il padre, a sapere che la sua Giuseppina Guerriero non è vittima di un incidente ma di un regolamento che viene da una realtà di cui loro non sanno nulla, estranea come può essere estraneo un mondo a parte. Agli altri figli Nicola Quartucci ha tentato di nascondere la verità. "Come si fa a spiegare a una ragazzina di quattordici anni che la madre rischia di morire per colpa di due gruppi di delinquenti che si sono sparati tra loro?". Rischia di morire. Perché, incuranti dell' opinione dei medici, con quel tanto di folle speranza nel miracolo che solo l' amore può dare, Nicola Quartucci e la sua famiglia si sono alternati per ore al capezzale di Giuseppina continuando a illudersi che forse, un segnale di miglioramento poteva esserci stato... Così Rosa chiedeva conforto ai poliziotti: "Avete visto dove è stata ferita? Pensate che si possa salvare?". Soltanto a sera padre e figlia si sono arresi alla realtà e hanno autorizzato l' espianto degli organi: reni, fegato e cornee di Giuseppina saranno donati. Il respiratore sarà staccato nella notte. Michele Quartucci, insegnante di scuola ad Acerra, ha un moto di rabbia: "Mio fratello è un uomo per bene. Mia cognata ha allevato quattro figli, ha sempre lavorato. Siamo gente onestissima. Non è giusto subire una tragedia del genere".

 

 

 

 

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