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14 Settembre 1990 Napoli. Ucciso Paolo Longobardi, bambino di 8 anni. PDF Stampa

Articolo di La Repubblica del 15 Settembre 1990

LA CAMORRA SEMINA IL TERRORE UCCISO UN BIMBO DI 8 ANNI

di Emilio Piervincenzi

CASOLA (Castellammare di Stabia) - Sono vent' anni che faccio il poliziotto, ma quando ieri notte ho visto il volto sfigurato di quel bambino proprio non ce l' ho fatta a trattenere le lacrime. Il fatto è che stiamo con le spalle al muro. Questa è una guerra e non so quanto siamo preparati a combatterla. Raimondo Fois, un poliziotto della Digos come tanti, appena uscito dal commissariato di Castellammare. Uno sfogo, il suo, condiviso dal piccolo esercito di agenti che stringe inutilmente d' assedio la cittadina vesuviana e che il brutale omicidio di Paolo, otto anni appena, è riuscito a sottrarre al silenzio imposto dalle rigide regole di polizia. E anche Piero Sassi, nemmeno un mese sulla poltrona del commissariato più scottante d' Italia, il volto tirato di chi non ha chiuso occhio per tutta la notte, non può che allargare le braccia: Un bambino, un' altra vittima innocente di questa maledetta faida.... Gli ordini dal carcere Paolo Longobardi e suo padre Antonio: massacrati con quattro colpi di fucile automatico da caccia giovedì sera. Cinquantaseiesima e cinquantasettesima vittima in meno di due anni della guerra tra i clan D' Alessandro e Imparato, combattuta per il controllo del territorio di Castellammare, la città di Antonio Gava. Quattro morti nelle ultime due settimane. Michele D' Alessandro, accusato di essere il mandante di cinque omicidi, che potrebbe uscire di galera fra poco più di un mese per decorrenza dei termini, dispone dal carcere di Poggioreale ogni mossa di risposta al suo avversario ed ex braccio destro Mario Umberto Imparato, detto ' o professore per aver frequentato l' università, che a sua volta gestisce il suo esercito di killer da uno dei suoi tanti rifugi sul monte Faito. Alcuni giorni fa la polizia ha arrestato il numero due degli Imparato, Carmine D' Antuono. E ieri ' o professore, per dimostrare di essere ancora saldamente in sella, per lanciare un messaggio inequivocabile al suo nemico D' Alessandro, gli ha ucciso un povero cristo di netturbino, 36 anni, incensurato, Antonio Longobardi, assassinando anche il figlio che ha avuto il solo torto di trovarsi accanto al padre al momento dell' agguato. E' come ai tempi delle Brigate rosse, dicono i carabinieri di Castellammare di Stabia, cui spettano le indagini quando si uccideva un agente solo perché aveva la divisa. I D' Alessandro e gli Imparato ammazzano un uomo e chi gli sta vicino, chiunque esso sia e qualunque età abbia, solo perché magari è amico di un amico del clan avversario. Noi abbiamo dato un nome a questa folle guerra: la chiamiamo strategia del terrore camorristico. Fino a sei mesi fa i due clan si sparavano con una logica, colpendo degli obbiettivi precisi. Adesso si spara all' impazzata, contro donne e bambini. Sia Imparato che D' Alessandro, non potendo arrivare l' uno all' altro, fanno terra bruciata intorno al proprio nemico. E' ormai un bollettino di guerra che la camorra si premura di aggiornare continuamente. Questa volta il killer si era appostato sotto un ciliegio del giardino, a nemmeno venti metri di distanza dalla camera dove il bambino e suo padre erano appena entrati per cambiarsi d' abito. Una camera piccola, dove spogliarsi e rivestirsi si poteva fare solo a stretto contatto. Erano da poco passate le nove. E' bastato che la luce s' accendesse, è stato sufficiente vedere un' ombra perché l' assassino premesse il grilletto. Quattro rose di pallini in acciaio supercorazzato, quelli usati per la caccia al cinghiale, per essere sicuri di non commettere errori. Paolo era così vicino al padre che non poteva non essere colpito. Se errore c' è stato, è stato quello di aver ucciso anche un innocente di otto anni. Ma questo, alla strategia del terrore camorristico, poco interessa. Ciò che conta è seminare paura. Antonio poteva essere ucciso con facilità: ogni giorno usciva alle quattro del mattino per spazzare le strade del suo paese. E sicuramente aveva poca gente attorno. Invece gli hanno sparato a casa sua proprio per dimostrare quanto sono forti, per dire all' avversario attento, ti posso raggiungere ovunque e in qualsiasi momento. Colpiti alla testa e al torace, Antonio e suo figlio sono morti durante la corsa dell' ambulanza verso l' ospedale. Adesso, in questa misera casa appoggiata alle falde del monte Faito, sono rimasti soltanto i lamenti e le grida di Anna Maria. Trent' anni appena, distrutta dal dolore, è sdraiata sul lettino di Paolo, suo unico figlio. Una povera coperta militare le copre le gambe, il vestito nero ormai sgualcito, sul comodino la macchina radiocomandata del bambino. Gli occhi teneramente coperti da una donna china su di lei, le mani accarezzate dalle mani di una parente. Ripete sempre la stessa frase, a volte lentamente e dolcemente, altre volte rabbiosamente: E adesso che faccio, dio che faccio, sono rimasta sola.... Fuori, davanti alle scale, gli amici di Paolo piangono in un angolo: Gli piacevano gli animali e le favole, racconta trattenendo a stento le lacrime il piccolo Alfonso, suo compagno di classe (Paolo quest' anno avrebbe frequentato la terza elementare) e proprio l' altro giorno si era fatto comprare dal padre Le avventure di Pinocchio' ' . Gli volevamo tutti bene, era buono, spiritoso. Io e lui giocavamo spesso a casa mia col computer.... Il questore di Napoli, Vito Mattera, ha disposto un coordinamento più serrato fra i vari commissariati della zona. E si è detto sinceramente preoccupato. Ma le indagini difficilmente porteranno a qualche risultato. Da queste parti nessuno parla. Tantomeno a Casola, paesino di tremila abitanti, dove tutto ruota attorno alla figura di Catello Cuomo, 58 anni, luogotenente fidato di Michele D' Alessandro, padrone indiscusso della zona. Vive lussuosamente in una villa bunker, di cui si vedono soltanto il muro di cinta e le numerose telecamere fatte installare a ogni angolo. Ha una fedina penale di tutto rispetto, don Catello: quattro tentati omicidi (di cui uno commesso contro il padre, due contro carabinieri), denunce varie per usura. E nel febbraio scorso i carabinieri di Castellammare lo hanno proposto per l' applicazione della legge antimafia Rognoni-La Torre. Il genero è sindaco Suo genero, Antonio Del Sorbo, è sindaco dal 1983, da quando aveva 25 anni. Alle scorse elezioni, forse è un caso senza precedenti nel nostro paese, a Casola si sono presentate soltanto due liste composte da venti candidati complessivamente, tanti quanti ne occorrono per fare un Consiglio comunale: sedici sotto la bandiera Dc, quattro sotto quella di una lista civica, sempre di ispirazione democristiana. Tutti eletti, ovviamente. E lui, il sindaco, ha ottenuto un plebiscito: milletrecento voti su duemila votanti. L' opposizione, a Casola, non esiste. Qui c' è la pelle da difendere, e noi ci facciamo i fatti nostri, sussurra un uomo anziano, con un mozzicone di sigaro fra i denti, davanti al Circolo dei Cacciatori. I fatti nostri, in realtà, sono i fatti di Michele D' Alessandro. Ed è infatti questo il movente dell' omicidio di Antonio e Paolo Longobardi. L' uomo era molto amico del sindaco, che aveva aiutato alle elezioni. E per contraccambiare il favore, Antonio Del Sordo lo aveva fatto assumere in Comune, come spazzino. Essere amici di Del Sordo, qui a Casola, significa essere sottomessi al boss Cuomo, vassallo di D' Alessandro e dunque nemico giurato degli Imparato. E ' o professore, giovedì sera, ha inviato il suo killer.

 

 

 

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