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6 Novembre 2004 Scampia (NA). Ucciso Antonio Landieri, 25enne disabile non riesce a sfuggire ad un fuoco incrociato tra camorristi. PDF Stampa

Foto e Nota da Un nome, una storia - Libera

Antonio Landieri, ragazzo disabile di 25 anni, muore il 6 Novembre 2004 in seguito ad una sparatoria in via Labriola, ai confini tra i quartieri Scampia e Secondigliano. Altre cinque persone, tutte incensurate, restano ferite.
I sicari sono giunti all'improvviso, facendo fuoco sui ragazzi che stavano giocando a biliardino sotto una struttura in lamiera, utilizzata per la vendita di frutta e verdura. Antonio Landieri ha tentato a fatica di scappare e di  ripararsi nell'androne del palazzo di via Labriola, ma è stato raggiunto da diversi colpi d'arma da fuoco: sul posto sono stati ritrovati, in tutto, 16 bossoli, alcuni dei quali di calibro 9.
Da questo tragico evento nasce il libro “Al di là della neve”, scritto quasi di getto dal giovanissimo Rosario Esposito La Rossa, cugino di Antonio.

 

 

 

 

 

Foto e Articolo del 24 novembre 2008 da  caffenews.it

ANTONIO LANDIERI MORIRA' UN'ALTRA VOLTA

Di Rosario Esposito La Rossa

Mancano pochi mesi al 21 marzo. Poche settimane alla giornata nazionale delle vittime di mafia. Nel giorno di primavera a Napoli verranno migliaia di persone e manifesteranno in silenzio sul lungo mare. Ascolteranno i nomi delle vittime di mafia e tra quei nomi Antonio Landieri non ci sarà. Non ci sarà perché gli inquirenti hanno fatto indagini superficiali e ora non abbiamo nemmeno la possibilità di avere un documento dal Prefetto che attesti l’innocenza di Antonio. Sono passati 4 anni e questo calvario non finisce mai. Sono appena tornato dall’avvocato insieme ai genitori di Antonio. È uno scandalo, Antonio ufficialmente non è una vittima di mafia e i suoi assassini per lo stato italiano sono semplici ignoti. Volete sapere il perché di tutta questa storia? Perché un presunto informatore della polizia, di un commissario temporaneo milanese, ha dichiarato di conoscere un certo ET, che spacciava e la polizia in base ad un soprannome ha accusato mio cugino di essere uno dei capi delle piazze di spaccio di Scampia. Ha accusato Antonio Landieri, nonostante fosse spastico e non poteva camminare ne parlare correttamente. Oggi in mano abbiamo un autopsia che dice che lui non è stato ammazzato con colpi diretti, ma di rimbalzo. Basterebbe questo per la sua innocenza. Ma quale mafia affida al rimbalzo di un colpo la morte di un obiettivo. Per Antonio non è stato fatto nessuno processo, i genitori non sono stati chiamati a testimoniare un bel niente, nemmeno suo fratello Peppe il primo che l’ha soccorso, nemmeno sua sorella Stefania, nemmeno noi dell’associazione Vodisca. Non hanno testimoniato nemmeno i 5 ragazzi feriti, che tutt’oggi non hanno avuto nessun risarcimento. Hanno detto tutto di questo ragazzo, che era stato inseguito e poi ammazzo, che il sangue all’ingresso del suo palazzo era il suo e invece era di un suo amico, gli hanno negato i funerali pubblici seppellendolo come un boss, riesumato dopo 3 anni e 4 mesi, svuotato da tutti gli organi e riempito di quegli stessi giornali che parlavano male di lui. Penso a noi dell’associazione, che abbiamo piantato l’albero Landieri, che abbiamo creato il concorso letterario Landieri, i tre memorial di calcio Landieri, il murales di 27 metri contro la camorra, le fiaccolate, le 1000 e passa persone che hanno firmato per dedicare una strada ad Antonio, artisti, politici, gente comune da ogni regione italiana. Abbiamo fatto tutto questo eppure Antonio morirà un’altra volta. Morirà e noi vedremo scende le lacrime sui volti dei nostri familiari, stringeremo quella maglia bucata e sporca di sangue. È una vergogna, è un delitto, noi familiari non sappiamo nemmeno chi sia questo presunto informatore, non sappiamo nulla e il sogno di creare la Fondazione Landieri, per dar un altro futuro ai ragazzi del quartiere di Scampia resta un sogno. Siamo demoralizzati, sfiniti, per quello che sta succedendo. Facciamo parte di Libera, siamo il Presidio di Libera Scampia, il libro “Al di là della neve” ha girato tutta l’Italia oltre 200 presentazioni, 4 ristampe, migliaia di copie. Alla presentazione ufficiale del libro, la primissima, al tavolo di discussione c’erano anche esponenti delle forze dell’ordine. Com’è possibile. Il libro per i contenuti è il vincitore del Premio Siani 2008 e mio cugino agli atti resta un delinquente. Ci hanno detto è morto perché si sono ammazzati tra fetenti. Ci crolla il mondo addosso. Non sappiamo come muoverci. Cosa fare. Chi contattare. Ci tenevamo per questo 21 marzo. Ci tenevamo tanto eppure non ci sarà quel nome nell’aria. I Carabinieri quando 4 anni fa arrivarono a casa Landieri, non perquisirono nemmeno la casa, dissero si vede che siete brava gente. La polizia dice un fatto, i carabinieri un altro, che città è questa, che stato è questo. C’è una solo buona notizia, le indagini sono riaperte, dopo anni di archiviazione, sono riaperte. Oggi è il momento di far venir fuori questa maledettissima storia. Qui in questa mail chiedo a tutte le persone che in questi anni ho conosciuto, che mi hanno incontrato, di aiutarci. Chiedo aiuto. Ve lo chiedo umilmente. Ve lo chiedo stanco per tutto quello che succede. Voi avete visto chi siamo, quello che facciamo, i nostri occhi, le nostre parole. Voi siete testimoni. Davide Mattiello un giorno mi disse, che le mafie prima ti uccidono e dopo ti infango il nome. Ci stanno infangando caro Davide. Ci stanno infangando. Mi dicesti anche che in quel preciso istante che avremmo ricevuto fango e merda in faccia tutti quelli che avevano ascoltato, ci avevano visto negli occhi, ci avrebbero aiutato, sarebbero stati il nostro giubbino antiproiettile. Ne abbiamo bisogno. Noi siamo con lo stato, quello giusto, quello che restituisce dignità ai morti ammazzati dalla camorra. Prego i ragazzi del Piemonte, Libera Napoli, Geppino Fiorenza, Paolo Siani, tutti gli amici di Scampia, chi fa parte e faceva parte di Vodisca, Pasquale, Gianni, gli Aranci Meccanica, Luca, Michele, Christin, Salvatore, Vincenzo. Prego tutti di aiutarci, un consiglio, una proposta, un qualsiasi cosa. Vorremmo fare una messa in memoria di Antonio, quella che non ha mai ricevuto. Per anni canzoni, fumetti, libri, spettacoli, hanno raccontato di Antonio. Pensavamo di essere in tanti, oggi siamo profondamente soli. Combattiamo contro i fantasmi, un male peggiore delle pistole, dei proiettili in petto. Un male dentro. Aiuto. Aiuto. Aiuto.

…abbiamo un sogno, vogliamo che un giorno in piazza Landieri ci sarà un masso pesante come questo dolore che portiamo dentro che dirà…in memoria di Antonio Landieri, 25enne disabile, vittima innocente di camorra, ammazzato a Scampia, più volte dalla ferocia dei clan, ma oggi libero. Oggi un gabbiano alto nel cielo, liberato da tutti quelli che credono in un mondo diverso.

Pubblicato da Paolo Esposito

 

 

 

Articolo del 6 Novembre 2009 da periferiamo.blogspot.com

SCAMPIA - Una giornata per Antonio Landieri, vittima innocente della faida

Il 6 novembre di 5 anni fa la camorra uccideva Antonio Landieri, un giovane di Scampia, disabile sin dalla nascita, che stava giocando a biliardino con gli amici nel rione dei Sette Palazzi. Vittima innocente della guerra intestina al clan Di Lauro,  in nome della quale suo cugino Rosario Esposito La Rossa ha fondato un’associazione nella segno della lotta alla cultura dell’illegalità. Per ricordarlo, anche quest’anno, sono in programma diverse iniziative, promosse da “Vodisca” in collaborazione con la casa editrice Marotta & Cafiero, (di recente trasferitasi nel quartiere a nord di Napoli) dall’Arci Scampia e, naturalmente, dalla famiglia Landieri. Tra queste un torneo di calcio a 7 per esordienti, in calendario il 6 novembre alle 15 sui campi dell’Arci Scampia. In mattinata è prevista, inoltre, la deposizione di una corona di fiori ai piedi dell’albero piantato in memoria del giovane a piazza Giovanni Paolo II, nei pressi della sede del Mammut. Alle 18 padre Fabrizio Valletti, presso la chiesa di Santa Maria della Speranza, celebrerà una messa in suffragio di Antonio. Una celebrazione pubblica, quella che si sarebbe dovuta tenere in occasione dei funerali di Landieri, additato allora semplicemente come uno dei morti del “sistema” lasciati a terra nelle strade diventate un mattatoio, per accaparrarsi il mercato della droga. Antonio, sfortunato sin dai primi passi, ucciso due volte, come dissero allora i parenti, privato anche dell’estremo saluto attraverso un rito normale. Antonio, seppellito come un boss, la bara scortata dalla polizia, il suo nome infangato per troppo tempo sulle pagine dei giornali, che dopo cinque anni il quartiere vuole ricordare, mentre per lo Stato, nonostante un’incessante battaglia legale, resta una vittima qualsiasi di quella terribile faida, senza alcun riconoscimento che attesti la sua innocenza. A breve sarà anche pubblicato il bando del premio di fumetto Antonio Landieri.

 

 

 

 

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Antonio Landieri

 

 

 

 

 

 

 

 

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rosario esposito la rossa - al di là della neve

 


 

Recensione del 2 Ottobre 2013 da  sololibri.net

Al di là della neve. Storie di Scampia - Rosario Esposito La Rossa

di  Gabriella Monaco

"Avevi ventidue anni ed eri la centoquattordicesima vittima di camorra dall’inizio dell’anno."

Non giunge neanche a metà del libro il primo pugno allo stomaco. Un brivido che corre lungo la schiena per quelle parole troppo forti, troppo dure o, forse, semplicemente troppo vere. Rosario Esposito La Rossa cresce a Scampia, tra "questi ghetti che intrappolano e marchiano", in quel luogo che sembra ormai dimenticato, cancellato, abbandonato a se stesso, un luogo, nella provincia di Napoli.

"Napoli, la città sotto assedio militare e, nonostante ciò, la città con il maggior numero di morti ammazzati l’anno".

Il libro è dedicato ad Antonio Landieri, vittima di camorra e cugino dell’autore, ucciso il sei novembre del 2004. Ed eccoli qui, quei ventisette brevi racconti ambientati tra le vele, la ciampa, le case, ventisette storie in cui i protagonisti sono bambini, che di bambino hanno solo il sorriso, e adolescenti come Luca a cui "piacevano le scorciatoie, poca fatica e tanti soldi". Una parola dietro l’altra, un brivido, una lacrima e poi quella rabbia, che fuoriesce da un inutile tentativo di resistere, perché "narrare è resistere" Joao Guimaraes Rosa. Ma quella rabbia forse non è inutile, quella rabbia, forse, è l’unico mezzo, ancora capace di non arrendersi, di farci restare aggrappati ai sogni, quei sogni che nessuno mai, potrà portarci via. E poi suoni, spari, mitragliette, la vita di tutti i giorni per chi, pur non avendolo scelto, ama ancora quel luogo che brucia.

"Nessuno può spegnere quell’incendio, è fuoco di camorra che brucia silenzioso a Scampia. E’ fuoco di chi brucia senza urlare, di chi non ha più gli occhi per guardare, non è un fuoco qualsiasi. E’ fuoco che uccide, che spaventa, che divora... fuoco di chi comanda."

E, tra quelle pagine, tra quelle parole semplici e dirette, quelle immagini che entrano nella testa lasciando un dolore anche per chi, questa vita, ha avuto la "fortuna o la sfortuna" di non doverla affrontare e arriva un momento, forse solo un istante, di pura speranza. Perché Scampia non è solo questo. Paura, dolore, crudeltà, morti ammazzati, innocenti senza via di scampo. No, non può e non deve essere solo questo. Così ti immergi ancora, ti getti con forza in questi racconti, questi squarci di realtà per avvicinarti a loro, a lui, a chi forse ha capito.

"Ha capito il giovane ventenne, meglio i tubi del cesso che una pallottola in petto. I soldi in tasca puzzano di morte, i sonni tranquilli sono finiti."

Urla, grida. Ogni pagina, ogni parola dà voce ad un silenzio troppo grande da poter accettare. Non per lui, non per loro, non per chi è cresciuto in un quartiere che ama e che la camorra continua a distruggere. Perché il silenzio è la loro legge, non la nostra.

"Nel cassetto dei suoi sogni, racchiuso in un angolino buio, in segreto, il desiderio di diventare pompiere."

 

 

Articolo del 23 Gennaio 2017 da corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Faida di Scampia, disabile ucciso per errore: 5 arresti dopo 13 anni

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Antonio Landieri, vittima innocente di camorra: venne freddato durante la guerra tra i clan del 2004. Fermati cinque Scissionisti



NAPOLI - Svolta nelle indagini sull’omicidio di Antonio Landieri, disabile, vittima innocente della camorra, ucciso per errore dai clan durante la faida di Scampia, il 6 novembre del 2004. La polizia ha eseguito 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dall’autorità giudiziaria a carico degli appartenenti al cartello camorristico degli Scissionisti. Le indagini della Dda sono state svolte dalla squadra mobile. Accuse a vario titolo per omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione armi.

La sparatoria davanti al calciobalilla

Nell’agguato, insieme con Landieri, furono coinvolte altre cinque persone che rimasero ferite mentre il vero obiettivo del raid riuscì a sfuggire all’agguato. I killer giunsero a bordo di due moto iniziando a sparare all’impazzata. Intorno al calciobalilla, posto sotto una struttura in lamiera utilizzata da un venditore di frutta e verdura in via Labriola, c’erano quattro persone mentre poco distante ce n’erano altre. La vittima di quella pioggia di fuoco, Antonio Landieri, tentò di ripararsi dirigendosi verso l’androne del palazzo dove abitava la famiglia ma qui stramazzò al suolo. Inutile il tentativo di trasporto in ospedale. Nelle fasi immediatamente successive all’omicidio, le indagini ipotizzarono che Landieri potesse essere l’obiettivo dei killer perché coinvolto nello spaccio di droga e solo ulteriori approfondimenti investigativi, e una strenua battaglia portata avanti dai suoi familiari, restituirono al ragazzo ucciso la sua dignità e il riconoscimento dello status di vittima innocente della camorra.

Il cugino che ne ha difeso la memoria è diventato Cavaliere

In prima linea per difendere la memoria di Antonio Landieri, fin dall’inizio, c’è stato suo cugino, Rosario Esposito La Rossa, che, giovanissimo, a lui dedicò il libro «Al di là della neve, storie di Scampia», vincitore del Premio Siani 2008, poi trasformato in un reading teatrale curato da Mario Gelardi, con l’attrice Maddalena Stornaiuolo. In suo onore da tre anni si svolge a Scampia il Premio Internazionale di Poesia “Antonio Landieri”. La Rossa, 28 anni, anche lui nato e cresciuto a Scampia, lo scorso 12 novembre è stato uno dei 40 cittadini insigniti dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica italiana. Nel 2007 a Scampia è nata anche l’associazione Vo.di.Sca acronimo di Voci di Scampia, dedicata alla memoria di Antonio Landieri.


 


Articolo del 23 gennaio 2017 da  napoli.repubblica.it

Uccisero un innocente nel 2004, arrestati cinque "scissionisti"

Antonio Landieri detto E.T., disabile, fu colpito, per sbaglio, il 6 novembre 2004. Due proiettili gli trafissero la schiena, mentre si trovava al rione “Sette palazzi”, durante la prima faida di Scampia. La famiglia: "Ringraziamo le forze dell'ordine e le associazioni anti-camorra"

La polizia sta eseguendo cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse a carico di alcuni appartenenti al cartello camorristico degli Scissionisti, ritenuti responsabili dei reati di omicidio, tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, reati aggravati dal metodo mafioso. Le indagini della Direzione distrettuale antimafia, svolte dalla squadra mobile, hanno fatto piena luce sull'omicidio di Antonio Landieri, detto E.T., disabile, vittima innocente della criminalità organizzata ucciso a Scampia il 6 novembre 2004.

A Landieri venne anche intitolato lo stadio di Scampia . Aveva soltanto 25 anni quando fu ucciso, per sbaglio, il 6 novembre 2004. Due proiettili gli trafissero la schiena, mentre si trovava al rione “Sette palazzi”, durante la prima faida di  Scampia.

Era stato scambiato assieme ai suoi amici per uno spacciatore nemico al clan. Ma Antonio era innocente, non c’entrava nulla con la malavita. La sua difficoltà motoria, dovuta ad una disabilità, non gli permise di fuggire velocemente agli spari. I suoi compagni se la cavarono, lui spirò quel giorno. Morì per un errore di persona. Non solo, Antonio fu anche inizialmente dipinto come un criminale, sparato da altri criminali. Una beffa, oltre la morte.

"Apprendiamo questa mattina direttamente dai giornali - è il commento della famiglia Landieri - che sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di alcuni esponenti del clan degli Scissionisti, ritenuti responsabili della morte di Antonio Landieri. Con la presente sottolineiamo che niente di ufficiale è arrivato a noi tramite Questura, Prefettura o nostri legali. Al momento non conosciamo nomi e cognomi dei presunti assassini. Dopo 13 anni, lunghi e difficili, speriamo si possa far finalmente luce su questo efferato omicidio che ha visto la morte di un ragazzo disabile di 25 anni. Al di là degli arresti, al di là delle condanne, al di là della giustizia, noi la nostra battaglia l’abbiamo già vinta. Abbiamo vinto quanto lo Stato ha dichiarato Antonio Landieri vittima innocente della criminalità. Ricordiamo a tutti che Antonio è stato ucciso 2 volte, dal piombo dei clan e dal cattivo giornalismo, che il giorno dopo la sua morte lo definì uno spacciatore di livello internazionale che aveva contatti col cartello di Calì, in Colombia. La nostra battaglia lunga 10 anni e 2 mesi, ci ha portato a riqualificare, grazie al sostegno di moltissimi, la figura di Antonio. Aspettiamo con ansia dalle istituzioni
l’intitolazione dello stadio di Scampia, ad Antonio, come deliberato ormai circa un anno fa dal Comune di Napoli. Vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza alle forze dell’ordine, che nonostante il passare del tempo, hanno portato alla luce questa triste pagina di Scampia. Ringraziamo tutti i ragazzi in giro per l’Italia che hanno sostenuto la nostra battaglia, il Coordinamento dei Famigliari delle Vittime di Camorra, Libera e le istituzioni".





 

 

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