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9 Gennaio 1991 Taranto. Uccisa Valentina Guarino, bambina di 6 mesi, insieme al padre, vittima predestinata. PDF Stampa

Articolo di La Stampa del 10 Gennaio 1991

Taranto, i killer uccidono padre e figlia di 6 mesi

di Tonio Attino

Serata di sangue a Taranto, l'agguato ordinato da un clan per vendetta Uccisa dai killer a sei mesi Morto anche il padre che guidava l'auto

TARANTO.  Pur di uccidere un pregiudicato di 37 anni, vittima predestinata, non hanno esitato ad ammazzare anche la sua bambina di sei mesi che gli era accanto. E' anche in questo, in una ferocia che non si ferma davanti a nulla, neppure a una piccola innocente, la cruenta battaglia che i clan rivali della malavita si combattono a Taranto da ormai due anni e mezzo. Questa volta a morire è stata Valentina. Era tra le braccia della madre, seduta accanto al posto di guida di una Lancia Prisma. Al volante Cosimo Guarino. Il bersaglio dei sicari era lui: non un pregiudicato qualunque, ma il cognato di Gianfranco Modeo, un boss attualmente in carcere (dovrà scontare ventidue anni per omicidio) insieme con i fratelli Riccardo e Claudio, anch'essi reclusi, protagonista di una faida che soltanto l'anno scorso ha fatto trentuno morti. Il duplice omicidio è avvenuto poco dopo le 20, al quartiere Tamburi, una delle zone di Taranto maggiormente calde e spesso teatro di episodi di sangue. Guarino è stato affiancato dall'auto dei killer. Una sequela di colpi di pistola l'ha centrato in pieno, non risparmiando anche la piccola Valentina. Illesa la donna. Nessuno sembra aver visto nulla, niente testimoni come sempre. Un copione che si ripete spesso in simili frangenti.

Nei primi nove giorni del 1991 gli omicidi commessi sono stati quattro. Una media impressionante. Il primo delitto dell'anno il 2 gennaio, quando sotto il fuoco dei killer è caduto, a Sava, un comune della provincia, Paolo Cantarone, 33 anni. Era in un bar intento a giocare a flipper. Nessuna pietà, una serie di colpi l'ha ammazzato. Anche lui pregiudicato e legato ai fratelli Modeo, Catarone gravitava - secopndo gli inquirenti - nel giro del traffico di stupefacenti.

Ma è soprattutto il legame con i Modeo l'elemento che spiegherebbe tutto. E a questo stesso particolare è da ricondurre anche l'uccisione avvenuta martedì a San Marzano, di Geremia Felice, 29 anni, precedenti penali per estorsione. Viaggiava a bordo della sua Fiat Panda, da solo: tre colpi l'hanno centrato, uno gli ha spaccato il cuore. Avesse percorso altri duecento metri sarebbe riuscito a rifugiarsi nella sua abitazione. Ma il killer, a piedi, l'ha atteso sbarrandogli la strada. Felice era autista di un altro pregiudicato, Angelo Soloperto, attualmente sorvegliato speciale, cognato di Cantarone. I fatti dimostrano, insomma, che c'è un filo comune a unire questi delitti, un filo che parte dal settembre del 1988, quando a Taranto venne assassinato Francesco Basile, "Don Ciccio", boss stimato, con una dote riconosciuta da tutti: riuscire a tenere uniti i clan e a dominarli con il suo carisma. Dalla morte di Basile, l'inizio della guerra tra clan, due in particolare: quello che fa capo ai fratelli Modeo, l'altro al fratellastro Antonio, più noto come "messicano", nomignolo che gli appiopparono gli amici per una sua apparizione in un film western. Il "Messicano" è stato ucciso il 6 agosto scorso a Bisceglie. Sebbene latitante, girava liberamente con la sua famiglia, in bicicletta. Si sentiva sicuro, protetto: poi l'agguato, mentre tornava dal mare. Una punizione probabilmente decisa al di fuori dei confini di Taranto, forse in Calabria, dove il «Messicano» aveva solidi rapporti e robuste alleanze incrinatesi proprio poco prima dell'omicidio.

Ieri l'ennesimo delitto, il più ignobile di tutti. Un episodio simile accadde il 10 ottobre dell'anno scorso a SAn Giorgio Jonico, dove venne ucciso Cosimo Palombella. Appena uscito dall'auto, fu raggiunto da colpi di pistola. La figlioletta, che era tra le sue braccia, venne ferita a una mano; la moglie si salvò per miracolo. Sono le regole di questa guerra che non ha più regole. Combattuta per imporre il predominio sulle attività criminose, sul controllo del traffico di droga e anche sul racket delle estorsioni, attività portante del business della mala che negli ultimi mesi ha subito una battuta d'arresto: 11 persone sono in carcere, smascherate anche dalle denunce di commercianti. In quell'occasione il muro di omertà è caduto.. Ma è ancora troppo poco per salvare una città che scivola ogni giorno di più verso mafia e sopraffazione.

 

 

 

Articolo da L'Unità del 13 Gennaio 1991

Uccisa a sei mesi col padre
È la guerra del racket

I proiettili dei killer mafiosi l'hanno colpita al viso uccidendola sul colpo. Valentina Guarino, di appena sei mesi, è stata assassinata ieri sera Tamburi,  un rione periferico di Taranto, insieme al padre Cosimo, di 38 anni. L'uomo sarebbe stato legato al clan dei fratelli Modeo. Un altro bimbo di quattro anni è in coma a Locri: ferito con il padre in una sparatoria.

TARANTO. Una pioggia di proiettili, sparati da un'auto  in corsa nel buio di una strada periferica. La piccola Valentina Guarino, di appena sei mesi, viaggiava accanto al padre Cosimo, 38 anni, il bersaglio scelto dal killer per l'agguato. Un colpo l'ha raggiunta al viso, uccidendola sul colpo. Il  padre non ha fatto neanche in tempo a cercare di coprirla con il suo corpo. I sicari l'hanno crivellato  di colpi, poi sono spariti nell'oscurità del rione Tamburi di Taranto. Cosimo e Valentina Guarino, sono stati trasportati dai soccorritori all'ospedale Santissima Annunziata, ma non c'era più nulla da fare.
Gli investigatori non hanno dubbi si tratta dell'ennesima vittima della guerra di mafia che sta insanguinando Taranto da due anni. Una guerra violenta,  in cui sparano fratelli contro fratelli. Per carabinieri e polizia questo tremendo duplice omicidio, in cui è stata coinvolta una bimba di sei mesi, è maturato nella faida tra i seguaci del «messicano», Antonio Modeo, ucciso nell'agosto del 1990, e gli altri fratelli Modeo, Claudio, Riccardo e Gianfranco. Guarino, un nome già noto agli inquirenti per storie di droga e di armi, era infatti legato a questi ultimi.
L'agguato è scattato nel buio del rione più popolare di Taranto, Tamburi, situato alla penferia occidentale della città, proprio a ridosso dello stabilimento llva. Cosimo Guarino passava con la sua macchina in via Lisippo, quando un'altra macchina l'ha affiancato. Dai finestrini i killer hanno sparato gli interi caricatori delle pistole. L'uomo ha avuto appena il tempo di scorgere i lampi nel buio e l'infrangere dei vetri dell'automobile. Nessuno ha visto fuggire killer che per la prima volta, in questa guerra di mafia , hanno ucciso una bimba cosi piccola.
In provincia di Taranto sono ora quattro i delitti nei primi nove giorni dell'anno. Prima del duplice omicldio di ieri sera nel rione Tamburi, i sicari mafiosi erano entrati in azione neanche 24 ore prima, alla periferia di San Marzano di San Giuseppe, uccidendo mentre passava sulla sua auto il trentenne Felice Geremia. Sei giorni prima sotto i colpi dei killer  era finilo il migliore amico di Felice Geremia davanti ad un bar di Sava, il due gennaio era stato crivellato di colpi Paolo Cantarone, «sorvegliato speciale di polizia». Il fratello di Paolo Cantarone, Elio, è - secondo gli inquirenti - legato al clan dei «fratelli Modeo» , cosi come un cognato, Antonio Stortino, sfuggito prima di Natale ad un agguato mafioso a Fragagnano, vicino a  Taranto.
E' sicuramente questa la fase più calda della faida tarantina. Si spara in tutta la provincia per il dominio sul racket delle estorsioni e sul controllo del traffico degli stupefacenti. La disputa è diventata più cruenta dopo l'uccisione del boss riconosciuto della mafia ionica, «il messicano», Antonio Modeo, ammazzato a Bisceglie il 17 agosto 1990. «Il messicano» aveva creato una rete di rapporti con i gruppi calabresi di Pasquale Palamara (ucciso sette giorni pnma di lui) e con gli uomini della Nuova camorra organizzata di Cutolo.
Un bambino di quattro anni, Giuseppe Marzano, è rimasto invece ferito ieri sera in modo gravissimo in un agguato fatto a Bovalino, un centro della locride. Nell'agguato è rimasto pure ferito, anch'egli in modo grave, il padre del bambino, Nicola , di 44 anni, elettricista. L'uomo e il figlio, al momento dell'agguafo. si trovavano nell'abitazione del fratello dell'elettricista, Antonio. Contro di loro sono stati sparati colpi di fucile caricati a pallettoni . Il bambino è stato ricoverato in stato di coma nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Locri, mentre il padre è ricoverato nel reparto di chirurgia.

 

 

 

 

 

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