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13 Gennaio 2011 S. Giorgio a Cremano (NA). Ucciso Vincenzo Liguori mentre era a lavorare nella sua officina, inconsapevole testimone di un agguato. PDF Stampa

Foto e Articolo del 15 Gennaio 2011 da  ilmattino.it

Io, cronista e vittima oggi scrivo per papà
Chi sa parli, ci aiuti a fare giustizia

di Mary Liguori

NAPOLI (15 gennaio) - Scrivo questo articolo perché me lo ha chiesto mia madre che in questo momento, forse più di me, crede nel potere dei mezzi di comunicazione. Mia madre spera che un appello possa smuovere le coscienze di testimoni che hanno visto il marito morire da innocente. «Chi sa parli, collabori con i carabinieri, ci aiuti a fare giustizia», dice mia madre. Faccio mio quest’appello e non da giornalista, ma da figlia. La figlia di un uomo che ha cominciato a fare il meccanico ad appena otto anni ed è morto mentre lavorava. Quando i killer sono entrati nell’officina, per scovare l’uomo che cercavano e trucidarlo, mio padre stava cambiando l’olio ad un motorino. È morto lavorando, mio padre. Ed è morto per errore, perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era un uomo onesto, che amava vivere in disparte, stare lontano dai riflettori.

Oggi si ritrova sui giornali, vittima inconsapevole di una violenza inaudita e noi non possiamo che sperare che un giorno si trovino i suoi assassini, che la giustizia possa prevalere sull’omertà. Quante volte, da giornalista, ho raccolto appelli del genere: familiari di gente ammazzata che si aggrappano alla speranza della giustizia, pur sapendo che nulla farà tornare in vita il proprio caro.
Oggi tocca a me e alla mia famiglia fare i conti con questo sentimento. Posso solo dire che sto vivendo un incubo, il peggiore degli incubi. Per anni i cronisti come me coltivano il sogno della firma in prima pagina, oggi mi è toccato finirci nel modo più orrendo, quello che mai avrei voluto e nemmeno lontanamente immaginato.

Sento intorno a me tanta solidarietà: i colleghi giornalisti, i fotografi, i rappresentanti delle forze dell’ordine. Il Prefetto di Napoli mi ha inviato un telegramma, che mi ha molto colpito. Ripenso a quello che mi diceva sempre mio padre: «Non importa il lavoro che fai né quanto ti pagano, l’importante è che ti piaccia davvero». So di non essere sola, ma so anche di essere molto più debole senza di lui.

Spesso, dinanzi alla prospettiva di andare via da qui, mi sono risposta: che andassero via gli altri, quelli violenti, quelli che hanno reso questa città invivibile! Perché dovrei essere io ad abbandonare il campo? Io faccio la giornalista anche per cercare di cambiare le cose, per migliorarle. Oggi ci credo un po’ meno, mi chiedo se vale ancora la pena lottare. Ma un secondo dopo mi rispondo che sì, vale la pena. Devo farlo per mio padre, per mio marito che il suo papà l’ha perso appena un anno fa, per i miei fratelli. E per mia madre che, tramite me, vi dice: «Chi ha visto, parli».

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Articolo del 13 Gennaio 2012 da dallapartedellevittime.blogspot.com

LA SERA DEL 13 GENNAIO 2011, DUE KILLER AMMAZZANO VINCENZO LIGUORI.
L'APPELLO DELLA FIGLIA "CHI HA VISTO PARLI" ANCORA SENZA RISPOSTA

di Raffaele Sardo

Il raid la sera del 13 gennaio 2011, poco prima delle 19. I killer arrivano in sella ad una moto coperti da una casco integrale in via San Giorgio Vecchio, a San Giorgio a Cremano.  L’obiettivo è un pregiudicato, Luigi Formicola, 56 anni, titolare di un circolo ricreativo. La sede del circolo si trova a fianco ad una officina meccanica dove da anni Vincenzo Liguori, 57 anni, ripara moto, la sua passione da sempre. Il raid omicida si compie in pochi minuti. I killer abbattono con una raffica di colpi Luigi Formicola che tenta di sfuggire ai suoi assassini e cerca di ripararsi proprio nell’officina di Liguori. Dopo la missione di morte i due scappano a tutta velocità. Ma fanno pochi metri e tornano indietro. “Il meccanico ci ha visto. Può essere un testimone pericoloso”. Nonostante i caschi integrali, i killer non risparmiano nemmeno Vincenzo Liguori. Pochi colpi e per lui non c’è più nulla da fare.
La figlia di Vincenzo, Mary, che fa la corrispondente per il quotidiano “Il Mattino”, per la zona vesuviana, allertata dalla redazione, si avvia all’indirizzo che le hanno fornito per seguire l’ennesimo fatto di cronaca nera. E’ la strada dove ha l’officina meccanica il padre. Conosce bene la zona. Dalla redazione del “Mattino”, si rendono conto solo più tardi che una delle persone uccise è il padre di Mary. Tentano di richiamarla, ma è troppo tardi. La ragazza arriva in via San Giorgio Vecchio è scopre che uno delle persone uccise è  proprio suo padre Vincenzo, ucciso da un colpo al cuore.
Mary, due giorni giorno dopo, scriverà questa lettera che riportiamo, pubblicata sulle pagine del quotidiano “Il Mattino”, anche su consiglio della madre. Scrive per fare soprattutto un appello a chi è stato testimone del delitto di suo padre, affinché dica ciò che visto.
NAPOLI - 15 gennaio 2011 -  «Scrivo questo articolo perché me lo ha chiesto mia madre che in questo momento, forse più di me, crede nel potere dei mezzi di comunicazione. Mia madre spera che un appello possa smuovere le coscienze di testimoni che hanno visto il marito morire da innocente. Chi sa parli, collabori con i carabinieri, ci aiuti a fare giustizia», dice mia madre. Faccio mio quest’appello e non da giornalista, ma da figlia. La figlia di un uomo che ha cominciato a fare il meccanico ad appena otto anni ed è morto mentre lavorava. Quando i killer sono entrati nell’officina, per scovare l’uomo che cercavano e trucidarlo, mio padre stava cambiando l’olio ad un motorino. È morto lavorando, mio padre. Ed è morto per errore, perché si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Era un uomo onesto, che amava vivere in disparte, stare lontano dai riflettori.
Oggi si ritrova sui giornali, vittima inconsapevole di una violenza inaudita e noi non possiamo che sperare che un giorno si trovino i suoi assassini, che la giustizia possa prevalere sull’omertà. Quante volte, da giornalista, ho raccolto appelli del genere: familiari di gente ammazzata che si aggrappano alla speranza della giustizia, pur sapendo che nulla farà tornare in vita il proprio caro.
Oggi tocca a me e alla mia famiglia fare i conti con questo sentimento. Posso solo dire che sto vivendo un incubo, il peggiore degli incubi. Per anni i cronisti come me coltivano il sogno della firma in prima pagina, oggi mi è toccato finirci nel modo più orrendo, quello che mai avrei voluto e nemmeno lontanamente immaginato.
Sento intorno a me tanta solidarietà: i colleghi giornalisti, i fotografi, i rappresentanti delle forze dell’ordine. Il Prefetto di Napoli mi ha inviato un telegramma, che mi ha molto colpito. Ripenso a quello che mi diceva sempre mio padre: «Non importa il lavoro che fai né quanto ti pagano, l’importante è che ti piaccia davvero». So di non essere sola, ma so anche di essere molto più debole senza di lui.
Spesso, dinanzi alla prospettiva di andare via da qui, mi sono risposta: che andassero via gli altri, quelli violenti, quelli che hanno reso questa città invivibile! Perché dovrei essere io ad abbandonare il campo? Io faccio la giornalista anche per cercare di cambiare le cose, per migliorarle. Oggi ci credo un po’ meno, mi chiedo se vale ancora la pena lottare. Ma un secondo dopo mi rispondo che sì, vale la pena. Devo farlo per mio padre, per mio marito che il suo papà l’ha perso appena un anno fa, per i miei fratelli. E per mia madre che, tramite me, vi dice: «Chi ha visto, parli».
Le indagini sono ancora in corso. Dei killer  nessuna traccia.

 


Articolo del 20 dicembre 2012 dallapartedellevittime.blogspot.it

PRESI GLI ASSASSINI DI VINCENZO LIGUORI, IL MECCANISO UCCISO A SAN GIORGIO A CREMANO IL 13 GENNAIO 2011

di Raffaele Sardo

Tre persone sono state arrestate dai carabinieri di Torre Annunziata con l’accusa di aver compiuto 4 omicidi,  tra cui anche quello di Vincenzo Liguori, il meccanico  ammazzato nella sua officinali 13 gennaio del 2011, papà di Mary, la cronista del “Mattino”.
Due sono del clan camorristico “Mazzarella”; il terzo è il capo del clan dei “Troia”. Il clan dei Mazzarella è attivo nella zona orientale di Napoli mentre il gruppo dei «Troia», nato da una scissione dal clan Abate, è attivo a San Giorgio a Cremano.

Vincenzo Liguori, vittima innocente, fu raggiunto da un proiettile vagante mentre era al lavoro davanti alla sua officina di San Giorgio a Cremano. I killer arrivarono nell’officina di Liguori poco prima delle 19, in sella ad una moto e coperti da un caso integrale. Il loro obiettivo di morte era Luigi Formicola, 56 anni, un pregiudicato titolare di un circolo ricreativo, la cui sede di trova proprio a fianco dell’officina di Vincenzo Liguori. Pochi minuti e i killer ammazzano Formicola che nel frattempo si era rifugiato proprio nell’officina meccanica. Mentre stanno andando via, i due assassini ci ripensano, tornano indietro e ammazzano anche Vincenzo Liguori.

Due giorni dopo l’omicidio, Mary Liguori scrive una lettera–appello a chi è stato testimone del delitto di suo padre, affinché dica ciò che visto. La lettera viene pubblicata sul quotidiano “Il Mattino”. Stamani la svolta.

I tre responsabili dei quattro omicidi sono stati individuati dai carabinieri nel corso di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Le accuse nei loro confronti sono di omicidio aggravato dall'avere agito per finalità mafiose.

 

 

 

Articolo del 12 marzo 2013 da sangiorgioepress.it


Il foyer del teatro del Centro Polifunzionale intitolato a Vincenzo Liguori, vittima innocente di camorra

San Giorgio a Cremano, 11 marzo 2013 – La Giunta Comunale, su proposta del sindaco Mimmo Giorgiano e dell’assessore alle Politiche Giovanili Michele Carbone, ha approvato all’unanimità l’intitolazione del foyer del teatro “Giancarlo Siani” del Centro Polifunzionale Giovanile di via Mazzini a Vincenzo Liguori, vittima innocente di camorra.

La cerimonia si svolgerà il 21 marzo prossimo, in occasione della diciottesima Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, promossa da Libera. Nell’occasione, i familiari di Vincenzo Liguori scopriranno una targa al termine di un dibattito sulla camorra tra i ragazzi delle scuole superiori cittadine e giornalisti.

Il 13 gennaio 2011 Vincenzo Liguori, meccanico molto conosciuto in città, era nella sua officina a lavorare. All’improvviso, un killer fece fuoco contro un pregiudicato della zona ed un proiettile colpì l’incolpevole Liguori strappandolo alla vita, prima vittima innocente della criminalità nella storia di San Giorgio a Cremano. I funerali furono celebrati pochi giorni dopo dal presidente nazionale di Libera don Luigi Ciotti, con la presenza sull’altare di numerosi sindaci e gonfaloni di Comuni dell’area vesuviana. La vicenda ebbe una vasta eco nazionale anche perché tra i primi ad arrivare sul luogo delitto ci fu la figlia del meccanico, Mary, giornalista del Mattino, che non sapeva ancora nulla dell’omicidio del padre.

“La nostra Città – spiegano Giorgiano e Carbone – è in debito con la famiglia Liguori. Vincenzo era un uomo che si trovava nella sua officina per lavorare, come disse don Ciotti durante le esequie, era nel posto giusto al momento giusto quando fu colpito a morte. Abbiamo il dovere della memoria, non possiamo dimenticare quanto è accaduto a lui e che potrebbe accadere ad altri domani. L’intitolazione a Vincenzo Liguori del foyer del teatro “Giancarlo Siani”, un’altra vittima innocente di camorra, rappresenta un collegamento ideale molto forte all’interno di un luogo destinato alle attività sociali e culturali dei giovani del nostro territorio.”

 

 

 

 

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