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15 Gennaio 2005 Secondigliano (NA). Uccisa Carmela Attrice, madre di uno scissionista, non aveva voluto subire lo sfratto della camorra rivale. PDF Stampa

Articolo di La Repubblica del 17 Gennaio 2005

Napoli, presi i killer della donna

di Irene De Arcangelis

NAPOLI - Questa volta qualcuno ha parlato. Dopo il delitto ha raccontato tutto ai carabinieri. Nel giro di dodici ore ha fatto arrestare sei dei sette presunti killer di Carmela Attrice, 47 anni, ammazzata sabato mattina a Secondigliano con dieci colpi al volto. Indagati tra i 22 e i 28 anni, ma c' è anche un ragazzo di sedici anni. Aprono una crepa nel muro dell' omertà mafiosa due testimoni (ora sotto protezione) decisi a punire gli assassini di una persona che era loro molto vicina. «Se, come ci auguriamo, crescerà la collaborazione dei cittadini - commenta la vicenda il ministro dell' Interno Giuseppe Pisanu - Napoli si libererà prima del previsto dallo sfruttamento sanguinario della camorra. Posso assicurare che camorristi e mafiosi di ogni estrazione vivranno giorni sempre più difficili». Con gli arresti dei carabinieri vengono svelati i retroscena del delitto. Carmela è stata uccisa perché, madre di uno scissionista, non aveva voluto subire lo sfratto della camorra rivale. Perché a differenza di tanti vicini viveva blindata in casa pur di non finire in mezzo alla strada. La mala sgombera gli alloggi popolari, li occupa come meglio crede, ammazza chi non ubbidisce.

Si serve di sicari giovani e tracotanti che, dopo il delitto, si siedono sotto la statua di San Pio, al centro del fortino delle "Case celesti", a Secondigliano, per godersi la scena della disperazione dei parenti e l' arrivo affannato degli investigatori. Dettagli riferiti dagli stessi testimoni perché, secondo i pm dell' Antimafia Giovanni Corona e Luigi Cannavale, quello di Carmela Attrice è stato un "omicidio sbagliato". Perché si trattava di una donna (intoccabile, stando ai vecchi codici d' onore) e perché non aveva un ruolo attivo nella faida tra il clan Di Lauro e gli scissionisti che ha fatto 45 morti ammazzati in dodici mesi. «Sono rimasti lì dopo l' omicidio, erano alle vostre spalle a ridacchiare e a darsi le gomitate - racconta uno dei testimoni ai carabinieri del colonnello Luigi Sementa - avevano ancora le pistole addosso, tanto erano sicuri di sé». Circostanza confermata dalle riprese delle telecamere. I killer, dopo aver ucciso, si erano seduti sotto la statua di San Pio, proprio di fronte alle finestre della vittima, le occhiate beffarde alla figlia di Carmela. Dodici ore dopo erano in caserma. Si tratta di Michele Tavassi, 22 anni; Salvatore Starace, 26 anni e il tristo soprannome di "bin Laden", due dei tre sicari. Le vedette Gennaro Esposito, 28 anni; Salvatore Zimbetti e Salvatore Esposito di 27. E poi il sedicenne, Pasquale R., postino del clan con il compito di consegnare messaggi di minacce alla vittima. Sabato mattina era stato lui a citofonare per far scendere di casa Carmela con la scusa di una comunicazione da parte del clan di Paolo Di Lauro. E lei si era fidata. Racconti dettagliati dei testimoni, riconosciuti gli uomini del commando che hanno agito a volto scoperto. Che hanno sparato in tre contro Carmela mentre le vedette bloccavano gli ingressi al rione delle "Case celesti". Ma anche intercettazioni ambientali che hanno registrato, tra l' altro, una lite tra i presunti assassini subito dopo il delitto. Perché uno di loro aveva rischiato di morire sotto i colpi: i complici si erano distratti con  la mira.

 

 

 

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